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#181 |
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E' un caso che Berlusconi si circondi di tante persone provenienti da Palermo?
Molto strano... li avrà conosciuti per caso quando va in villeggiatura. Casualmente vengono poi accusati di mafia, o escono fuori dai nomi di pentiti di mafia...
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#182 | |
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#183 |
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#184 |
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Il video è interessante, si parla di Dell'Utri, Berlusconi, Lega, magistrati che hanno portato avanti le inchieste,come Ingroia.
E si parla anche di Mangano, e di cavalli che vengono portati in albero
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#185 | |
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oltre al cognome hai altre cose in comune con vittorio?
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#186 | |
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#187 | |
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#188 | |
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Senior Member
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il titolo del 3D è "La Magistratura è un problema? E MAFIA e 'Ndrangheta?". Quindi mi pare più che scontato che l'interesse per il "problema" della magistratura vada confrontato con altri problemi italiani. Il mio intervendo non mi sembrava ot, anzi! Quindi ribadisco la mia domanda: è giusto accanirtsi sul problema della giustizia quando abbiamo criminalità e corruzione in abbondanza? Secondo me il problema della magistratura è che dovrebbe riuscire ad essere più incisiva in quel versante. Non è possibile che NESSUNO mai paghi per i crimini che commette. Processi troppo lunghi, giustizia lumaca e quindi prescrizioni facili del decorrenze dei tempi. Questo è uno dei problemi della magistratura. Ci vuole più organico, più informatizzazione, più efficienza da parte dei magistrati. Possiamo iniziare da li o dobbiamo per forza tagliare i fondi per la giustizia? E la MAFIA? E i criminali? E i corrotti? E gli amministratori pubblici che abbinistrano solo per il loro tornaconto? E le mazzette? Insomma, esiste solo un problema magistrati? Edit: o vuoi parlare solo di Berlusconi? Ultima modifica di John Cage : 22-07-2008 alle 21:37. |
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#189 | |
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Iscritto dal: Aug 2005
Messaggi: 58
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hai quotato solo una riga del mio post, glissando però sul nocciolo della questione, ovvero che si sta tentando di vestire ed arricchire di contenuti una operazione dettata da puro interesse personale e da uno spaventoso conflitto di interessi. Al nostro pdc ed al suo entuorage non è mai interessato legiferare in favore del popolo italiano, piuttosto solo ed esclusivamente per se. Non si tratta quindi di una riforma dettata da principi migliorativi ma per contro di un sistema, definitivo e tombale, per soggiogare e mettere sotto controllo della politica il potere giudiziario, garantendo l'impunità per l'imputato-presidente del consiglio. Siamo anzi dovremmo essere un paese civile, non una dittatura da paese delle banane...
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"...tutti ci amano, e tutti ci odiano."
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#190 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Jan 2004
Città: Firenze-Parigi
Messaggi: 442
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Il solito discorso di chi pensa di avere la soluzione per tutti i mali dell'italia in tasca. Ma il nostro paese è più complesso di come si vuole far credere e la magistratura non è l'unico male del paese. Mentre quelli come te rincorrono i loro obiettivi, giorno dopo giorno, legge dopo legge, il paese torna indietro. E' possibile che per ogni politico che conosco, dietro di lui c'è una schiera di protetti, di raccomandati e di fannulloni lunga un chilometro che mangiano a sbafo con i soldi pubblici? Credi che possiamo permetterci ancora per molto questo sistema? Pensi che quei cialtroni verranno sanzionati o licenziati? Non è una casta anche questa? Rispetto a questo problema, a mio avviso, ILLO non va affatto bene (abbiamo le prove per dimostrarlo, dato che si tratta di un personaggio chiaratamente inserito in questi schemi di mercanteggiamento del favore). Come vedi è solo una questione di punti di vista. Ultima modifica di John Cage : 22-07-2008 alle 23:32. |
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#191 | |
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Member
Iscritto dal: Jan 2004
Messaggi: 162
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A parte gli scherzi, riprioviamoci. Punto primo, concordo con il problema legalità, sono contro la legge sulle intercettazioni e mi fà girare i c....i il problema della mancanza di fondi (spero sia vero quanto detto sull'utilizzo di quanto sequestrao alla mafia,ma sono scettico..). Il secondo punto è la mia idea su una parte della magistratura, e su questo sai come la penso, e sai che non mi baso "solo" su cosa dice Berlusconi ma su ben altre fonti (opinabili ma non di parte). A questo punto ripeto quanto detto prima, diamo anche per scontato che il problema magistratura sia solo il 10% del problema vorrei capire come risolverlo, Borghi ha spiegato una sua idea ed a me piacerebbe sentire i vari pareri sull'argomento, pena ritrovare anche questo 3D come la copia speculare degli altri, in cui voi citate le vostre fonti io le mie e ripetiamo i concetti di sempre, ed a quel punto scusa ma diventerebbe noioso e poco costruttivo |
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#192 | |
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Member
Iscritto dal: Feb 2008
Città: Milano
Messaggi: 108
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http://www.hwupgrade.it/forum/showpo...3&postcount=88 E che in ogni caso, anche in caso di delirio finale della giudice noglobal finirebbe almeno in prescrizione in appello. Quindi l'argomento che il PdC cerca l'impunita' e' abbastanza debole... diciamo che semmai (forse) pensa di avere un conto da regolare per qualche "minimo" fastidio avuto in passato (PM Di Pietro... ehm... imparziale e senza tornaconti personali) e vuol far vedere che ce l'ha piu' duro. Dal mio punto di vista, ripeto, poco mi interessano le motivazioni personali, ma penso che l'obiettivo finale sia buono e giusto e quindi bene cosi'. |
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#193 |
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Senior Member
Iscritto dal: Jun 2006
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E certo, alla fine BAC
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#194 |
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Junior Member
Iscritto dal: Sep 2004
Messaggi: 28
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Nomina politica dei giudici da parte del Presidente del Consiglio, salvo voto contrario a maggioranza semplice delle due camere. L'incarico è previsto fino al compimento del 65° anno di età, fatto salvo la possibilità di espulsione dalla magistratura per gravi reati deciso a maggioranza semplice sempre dalle due camere. Non sarà possibile disporre o chiedere trasferimenti dal distretto al quale si sia stati assegnati.
Abolizione del CSM e sua sostituzione con una Corte Nazionale dei Giudici costituita da magistrati eletti nei vari distretti giudiziari. La Corte nazionale si occupa degli aspetti di dottrina, di indirizzo e di richieste dei fondi per l'amministrazione della Giustizia. Il potere disciplinare viene trasferito ai singoli tribunali, nei quali verrà eletto, sempre dai giudici, un giudice capo. Separazione della carriere. I PM saranno sottoposti ad elezione popolare. Viene eliminata l'obbligatorietà dell'azione penale. L'indirizzo della stessa verrà deciso dai singoli Presidenti delle Regioni. I Giudici di Pace verranno anch'essi nominati attraverso elezione popolare. Corte Costituzionale. I membri verranno nominati dal Presidente del Consiglio, salvo voto contrario a maggioranza semplice delle due camere. L'incarico è a vita. Proviamo così. |
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#195 |
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Iscritto dal: Feb 2008
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Caro Mashmangano, ovviamente noterai che il link che hai postato e' un fritto misto di cose gia' piu' di una volta rivelatesi balle spaziali come ad esempio la nota manipolazione dell'intervista a Borsellino che tanta fortuna porto' a Travaglio nonostante trattavasi appunto di balla.
Che fosse una balla il dialogo fra dell'utri e mangano a proposito di cavalli/droga si evince dalla trascrizione originale. A chi (non io) invece pensa facciano fede solo le sentenze ce n'e' una ben precisa sull'argomento che lo testimonia. (posto la sentenza totale in pdf cosi' non dicono che tagliocucio) http://www.paologuzzanti.it/wp-conte...3/sentenza.pdf In una cosa pero' e' utile il video, fa vedere l'intervista di Chiambretti che permette di mettere nel giusto contesto tante frasi di dell'Utri che vengono spesso quotate a vanvera. P.S. Dato che sei di Ragusa, i miei rispetti a Ciccio Sultano, uno dei piu' grandi cuochi del mondo. |
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#196 |
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Member
Iscritto dal: Feb 2008
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#197 |
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Junior Member
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#198 | |
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Iscritto dal: Aug 2005
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"...tutti ci amano, e tutti ci odiano."
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#199 | |
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Senior Member
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Intercettazioni del 14 febbraio 1980, ore 15.44 Il 14 febbraio 1980 la Criminalpol di Milano, che indaga sull’ex fattore di Arcore Vittorio Mangano per mafia e traffico di droga, intercetta una sua telefonata dalla sua camera all’Hotel Gran Duca di York con Marcello Dell’Utri, che risponde dall’abitazione di Filippo Alberto Rapisarda (all’epoca latitante in Venezuela presso il clan Cuntrera-Caruana), dove si è trasferito dopo aver perso il lavoro in seguito alla bancarotta della società da lui amministrata (Bresciano Costruzioni Sas) e all’arresto del gemello Alberto per il crac della Venchi Unica. Un mese dopo, Mangano verrà arrestato e resterà in carcere per 11 anni, condannato a 13 per mafia (processo Spatola), per droga (maxiprocesso a Cosa Nostra) e infine, in primo grado, a 2 ergastoli per triplice omicidio. DELL’UTRI-Pronto? MANGANO- Buonasera, il dottor DEL LUPI (errore di trascrizione della Polizia: si tratta di Marcello Dell’Utri, ndr)? DELL’UTRI-Oh, caro Mister! MANGANO-Minchia! Sempre occupato ‘sto telefono! DELL’UTRI-Si, e per forza. Perché senza ufficio, questa è diventata casa, ufficio, tutte cose. MANGANO-Ah, l’appartamento, lì è? DELL’UTRI-Si, a casa. MANGANO-Perbacco, allora mi dispiace averlo disturbato! DELL’UTRI-Chi mi disturba? Io stavo lavorando qua, per cui … Dov’è, dov’è? MANGANO-Sono in albergo. Ha telefonato Tony Tarantino? DELL’UTRI-Mah, ieri c’ho parlato. Avevo telefonato io, però. MANGANO-Oggi doveva telefonatre per darci l’appuntamento per me. DELL’UTRI-Esatto, mi disse che alle quattro mi chiamava. MANGANO-Alle 4. Io invece, siccome forse lui deve andare fuori, comunque … DELL’UTRI-Eh, eh MANGANO-Eh, ci dobbiamo vedere? DELL’UTRI-Come no? Con tanto piacere! MANGANO-perché io le devo parlare di una cosa … DELL’UTRI- Benissimo MANGANO- Anzitutto un affare. DELL’UTRI-Eh beh, questi sono bei discorsi. MANGANO-Il secondo affare che ho trovato per il suo cavallo … DELL’UTRI-Davvero? Ma per questo dobbiamo trovare i piccioli (i soldi, ndr). MANGANO-Eh va bè, questo è niente. DELL’UTRI-No, questo è importante MANGANO-Perché? Non ce ne hai? DELL’UTRI-Senza picciolii non se ne canta messa. MANGANO-Ne hai tanti di soldi. Non buttatevi indietro. DELL’UTRI-No, non, non scherzo! Sono veramente in condizioni di estremo bisogno. MANGANO-Vada dal suo principale! Silvio! DELL’UTRI-Quello ‘n sura (non suda, non sgancia, ndr), manco se… MANGANO-Non suda? Ma parola d’onore! DELL’UTRI-E veramente … no, le dico tutto. Ho dovuto pagare per mio fratello soltanto otto milioni solo per la perizia contabile, sto uscendo pazzo, poi ho bisogno di soldi per me per gli avvocati perché sono nei guai … perché sempre per il discorso del pazzo là. Ci dico veramente, io me la prendo a ridere, perché insomma ad un certo punto … MANGANO-Ah, va bè, si che si può fare? DELL’UTRI-Anche perché uno … la salute, guarda, è veramente la cosa più importante, per cui dico … sono miliardiario perché c’ho la salute! Purtroppo bisognerà affrontare anche le situazioni … MANGANO- E lui dov’è, sempre lì a Torino? DELL’UTRI-Alberto, mio fratello. Si, a Torino. Si,si, a Torino. MANGANO-A Torino. DELL’UTRI-Adesso spero che entro un mese ci levano ‘sta camurria … MANGANO-E rientra DELL’UTRI-E rientra, insomma si può muovere, comincerà a lavorare … sa, eh …. MANGANO-E l’ufficio? DELL’UTRI-L’ufficio non c’è più, l’ho levato. Dov’ero prima io, lei ci venne. MANGANO-Ho capito … DELL’UTRI-La società falluta, è venuto il Tribunale, curatori sigilli, eccetera, ed hanno chiuso, tutto … e quindi sono in mezzo ad una strada. MANGANO- E Tonino (Cinà, altro mafioso palermitano che sarà condannato insieme a Dell’Utri, ndr)l’ha inteso? DELL’UTRI-Si, l’ho sentito. MANGANO-E le ha detto qualcosa di me? DELL’UTRI-No, niente. Mi ha detto che deve venire lui, a fine mese – inizio di Marzo. Si, m’ha detton che lei doveva venire, anche lui dice se vi sentite perché deve venire. Tutto qua, non mi ha detto altro. MANGANO-Va bene. A che ora ci vediamo? DELL’UTRI-Quando dice lei. MANGANO-No, va bene. DELL’UTRI-Dov’è lei. Al solito in Via Moneta? MANGANO-Eh, si. DELL’UTRI-Si? MANGANO-Si. DELL’UTRI-E allora si telefona a Tonino? Se mi telefona, aspettava la sua telefonata, oppure…? MANGANO-No, perché lui mi pare che alle 4 telefona. DELL’UTRI-Allora che fa? L’aspetto o non l’aspetto. MANGANO-Si. Meglio è. DELL’UTRI-Allora aspetto la telefonata di Tonino e ci dico alle 4 e mezza da lei. E’ giusto l’orario? MANGANO-Magari … DELL’UTRI-Magari 5? MANGANO-Ma lo sa lei che può fare, dottore? DELL’UTRI-Eh? MANGANO-Può venire qua e lo lascia detto al ragazzo. DELL’UTRI-No, perché sono solo. Non c’è nessuno. Qui non c’è nessuno. MANGANO-Perché lui passa qua alle 4. DELL’UTRI-Ah, passa lui? MANGANO-Perciò può venire direttamente qua e chiamarlo. DELL’UTRI-E allora lo fermasse e ci dici che sto arrivando. MANGANO-Eh, allora aspetto qua. DELL’UTRI-E’ logico. MANGANO-E’ ora che la sbrogliamo ‘sta cosa. DELL’UTRI-Va bene. MANGANO-Va bene. DELL’UTRI-OK MANGANO-Arrivederci
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dal blog di Marco Travaglio.
11 novembre 2007, in Diario Cosa nostra affari loro Gli incontri con i boss. I patti segreti. Le minacce. I pagamenti. Gli appoggi elettorali. Gli atti del processo disegnano le relazioni pericolose di Marcello Dell'Utri di Peter Gomez e Marco Travaglio L'Espresso, 26 dicembre 2004 Quando in tv gli hanno chiesto: «Dottor Dell'Utri, esiste la mafia?», lui ha detto: «Le risponderò con una frase di Luciano Liggio: se esiste l'antimafia esisterà anche la mafia». Era il 1999, alla conclusione del processo di Palermo e alla sua condanna a nove anni di reclusione per concorso esterno, mancavano ancora più di 200 udienze. Ma quella trasmissione, condotta da Michele Santoro, sarebbe stata l'unica interamente dedicata allo strano caso di un uomo a suo agio sia tra i libri antichi che tra capibastone e mammasantissima di ogni ordine e grado. Eppure davanti al tribunale che ha condannato l'ideatore di Forza Italia per essere stato il referente prima finanziario e poi politico di Cosa Nostra per anni, al contrario di quello che sostengono le difese, non si è discusso di pentiti, ma di fatti. Che emergono da intercettazioni, pedinamenti, filmati, documenti e testimonianze. Di rapporti con i boss ammessi persino dall'imputato. Ecco i principali. 5 marzo 1974 Marcello Dell'Utri si dimette dalla Sicilcassa per andare a lavorare a Milano da Silvio Berlusconi. Per lui si tratta di un ritorno. Negli anni '60 aveva già allenato una squadra di calcio sponsorizzata dal futuro Cavaliere. Adesso invece è il segretario particolare di Silvio. Cura la ristutturazione della villa di Arcore e fa assumere come fattore Vittorio Mangano. Come racconterà lui stesso, Mangano, che già conosceva, gli è stato consigliato da «l'amico di una vita» Gaetano Cinà: il proprietario di una lavanderia palermitana, imparentato attraverso la moglie con i boss Stefano Bontade e Mimmo Teresi. Secondo i pentiti, le intercettazioni ambientali e il tribunale che lo ha condannato a sette anni, Cinà fa parte della famiglia mafiosa di Malaspina. Mangano quando arriva a Milano è già stato tre volte in carcere. Nel 1967 era stato pure diffidato come «persona pericolosa», poi era finito sotto inchiesta per reati che vanno dalla ricettazione alla tentata estorsione e nel 1972 era stato fermato in auto con un mafioso trafficante di droga. Ad Arcore, Mangano porta a scuola i figli di Berlusconi e cura la sicurezza della villa, liberando ogni sera sei grossi mastini napoletani. Siamo negli anni dei sequestri di persona. I pentiti sostengono che la funzione di Mangano, mafioso della famiglia di Porta Nuova, era quella di garantire Berlusconi dai rapimenti. Lo stesso Berlusconi ammette di aver trasferito la famiglia in Spagna per qualche mese, in seguito a una serie di minacce e un attentato avvenuto nella villa milanese di via Rovani nel maggio del '75. Il boss Francesco Di Carlo, un padrino di casa nel bel mondo palermitano, dice di aver partecipato a un incontro tra Bontade, Teresi, Cinà, Dell'Utri e Berlusconi al termine del quale si parlò del ruolo di Mangano. Stando a un rapporto della Digos del 1984, Mangano restò ad Arcore due anni, durante i quali fu arrestato altre due volte per scontare condanne per truffa, porto di coltello e ricettazione. Da un foglio di dimissioni dal carcere risulta che Mangano, ancora il 6 dicembre 1975, eleggeva domicilio sempre ad Arcore, in via Villa San Martino 42. Ma nonostante gli arresti, nessuno lo licenziava. In un rapporto dei Carabinieri di Arcore del 30 dicembre 1974 si legge: «Dell'Utri (...) ha chiamato Mangano pur essendo perfettamente a conoscenza (...) del suo poco corretto passato». Mangano, interrogato in aula prima della morte, avvenuta nel 2000, dirà che spesso lui e la moglie cenavano con i Berlusconi. In quei mesi, secondo i pentiti, Berlusconi comincia a versare denaro a Cosa Nostra. Un ex socio di Dell'Utri, Filippo Alberto Rapisarda, sostiene che l'intervento di Marcello servì per ridurre le pretese della mafia. Dell'Utri ammetterà di averglielo detto, ma solo per vanteria. Non saprà spiegare però perché le minacce cessarono. 1976 Mangano lascia Arcore, ma continua a gravitare su Milano. Vive all'hotel Duca di York dal quale gestirà il traffico di droga per conto della mafia. Per questo verrà arrestato nel 1980 e poi condannato. 24 ottobre 1976 Il boss Antonino Calderone festeggia il compleanno al ristorante le Colline pistoiesi di Milano. Al suo tavolo ci sono Mangano, i boss Nino e Gaetano Grado e Dell'Utri. Lo ammetterà pure Dell'Utri, anche se dirà che Mangano non gli presentò i commensali. 1977, estate-autunno Dell'Utri pensa di prendere un anno sabbatico per studiare teologia. Berlusconi infatti non lo vuole promuovere: «Era perplesso sulle mie capacità manageriali». Così si dimette e va a lavorare da Rapisarda, un imprenditore buon conoscente dei vertici di Cosa Nostra dell'epoca e proprietario dell'Inim, in quegli anni considerato il secondo gruppo immobiliare Italiano. Già nel 1987 Rapisarda sosterrà di averlo assunto perché era sponsorizzato da Cinà «uno a cui non si poteva dire di no». Nello stesso interrogatorio Rapisarda accuserà Dell'Utri di aver poi riciclato soldi di Bontade e Teresi nella Fininvest. Nonostante le pesanti affermazioni non verrà denunciato per calunnia e invece, a partire da 1988, tornerà amico di Dell'Utri. Creerà con lui quattro società immobiliari e gli presterà 2 miliardi di lire. Dell'Utri nega la sponsorizzazione di Cinà, ma ammette di aver incontrato nel '77 Rapisarda assieme a Tanino. Un giornalista amico di Cinà testimonia però che la raccomandazione ci fu. 1978-79 Dell'Utri lavora all'Inim. Ma il gruppo va in bancarotta. Rapisarda fugge latitante in Venezuela, dove è ospite dei narcos mafiosi Caruana-Cuntrera. Poi vola a Parigi utilizzando un documento intestato ad Alberto Dell'Utri, il gemello di Marcello. Nel 1997-98 da intercettazioni telefoniche disposte contro ex dipendenti di Rapisarda emergerà come all'improvviso molti di loro, in prossimità della convocazione in Procura come testimoni, abbiano ottenuto abitazioni nella berlusconiana Milano 3 (in un caso) o contratti o promesse di contratti da Pagine Utili. Per i pm è un episodio di inquinamento probatorio. 14 febbraio 1980 In un'indagine di droga viene intercettata una conversazione tra Mangano e Dell'Utri. Mangano dice di avere «un affare» da proporre. Dell'Utri: «Questi sono bei discorsi». Poi Mangano parla di un secondo affare «per il suo cavallo». Ma Dell'Utri spiega di non avere soldi e al suggerimento di chiederli «al suo principale, Silvio», risponde: «Iddu non sura» (lui non sgancia). Infine si accordano per vedersi «al solito, in via Moneta». 19 aprile1980 Si sposa a Londra Jimmy Fauci, un pregiudicato che gestisce il narcotraffico dei Caruana. Alle nozze partecipano Di Carlo e Teresi, Cinà e Dell'Utri. È lui stesso a confermarlo sostenendo però di esserci stato portato per caso da Cinà. 1983 Secondo i pentiti, l'onorata società torna a perseguitare il Cavaliere con richieste di denaro sempre più pesanti del clan Pullarà. Berlusconi, reduce da una serie di affari immobiliari in Sardegna con il faccendiere legato alla mafia Flavio Carboni, richiama Dell'Utri alla Fininvest e, nonostante il disastro del gruppo Inim, lo promuove numero uno di Publitalia. Per i pm, non ha scelta: Dell'Utri, tramite Cinà, sigla una nuova tregua con Cosa Nostra. 1986 Stando ai pentiti, Toto Riina diventato capo dei capi dopo aver fatto fuori Bontade e i suoi uomini, scopre i rapporti dei Pullarà con Dell'Utri: indispettito per non essere stato informato, li mette da parte e affida a Cinà la gestione esclusiva di quel canale. Il suo obiettivo dicharato è agganciare Bettino Craxi e dare una lezione alla Dc, non più affidabile. Nell'87 in Sicilia si verificherà un travaso di voti. 28 novembre 1986 Scoppia un'altra bomba in via Rovani. Berlusconi chiama Dell'Utri (intercettato): «È stato Mangano... una cosa > rozzissima, ma fatta con molto rispetto, quasi con affetto...». Poi dice che gli dispiacerebbe «se i carabinieri, da questa roba qui, fanno una limitazione della libertà personale a lui (Mangano)». Due giorni dopo Dell'Utri riceve la visita di Cinà e, con Tanino al fianco, chiama Silvio per rassicurarlo: «Tanino mi ha detto che (Mangano) assolutamente è proprio da escludere. Poi ti parlerò di persona». Per i pentiti l'attentato faceva parte della strategia di riavvicinamento di Riina. Altre intercettazioni rivelano che Cinà da quel giorno è spesso a Milano e che per il Natale regala una cassata di 12 chili a Berlusconi. I buoni rapporti Fininvest-mafia sono poi confermati, per i pm, da un'agenda, sequestrata alla famiglia mafiosa di San Lorenzo, in cui i boss tenevano i conti. Accanto alla voce Canale 5 compare una cifra e la dicitura «regalo». La mafia però non si accontenta. Punta a Craxi, non ai soldi. 17 febbraio 1988 Berlusconi chiama l'immobiliarista Renato Della Valle (intercettato): «Devo mandare via i miei figli perché mi hanno fatto delle estorsioni in maniera brutta. Una cosa che mi è capitata altre volte, dieci anni fa (...) siccome mi han detto che, se entro una certa data, sei giorni, non faccio una roba, mi consegnano la testa di mio figlio ed espongono il corpo in piazza del Duomo, allora ho deciso: li mando in America». Che cosa doveva fare Berlusconi? Perché non denunciò l'accaduto? Impossibile saperlo: il premier in tribunale si avvarrà della facoltà di non rispondere. 1990, gennaio-febbraio Il gruppo torna nel mirino. A Catania avvengono una serie di attentati contro la Standa (Fininvest) e Rinascente (Fiat). La Fiat ammetterà di aver pagato per farli cessare. La Fininvest invece nega e non si costituirà parte civile al processo. Per i pm, il vero obiettivo è sempre avvicinare Craxi. Vari pentiti e un teste dicono che Dell'Utri incontrò i boss Salvatore Tuccio e Nitto Santapaola per accordarsi. E a partire da quel periodo Dell'Utri risulta volare spessissimo a Catania. 1991 Mangano esce di prigione. Vuole riprendere in esclusiva il legame con Dell'Utri. Ma Riina invia il boss Totò Cancemi a dirgli di farsi da parte. Dice Cancemi: «Dell'Utri inviava 200 milioni all'anno a Cinà, che tramite (i boss) Di Napoli e Ganci li dava a Riina, che li smistava alle famiglie». 1992, gennaio-febbraio Vincenzo Garraffa, senatore Pri e presidente della Pallacanestro Trapani, riceve la visita del capomafia Vincenzo Virga. «Mi manda Marcello», spiega Virga venuto a reclamare 700 milioni per conto di Dell'Utri. Nel maggio 2004 il fatto è stato accertato dal Tribunale di Milano. Dell'Utri e Virga sono stati condannati a due anni per tentata estorsione. 1992, maggio-giugno L'ex dc Ezio Cartotto (sentito come teste) è ingaggiato in segreto da Dell'Utri per studiare un'iniziativa politica in previsione del crollo dei partiti amici a causa di Tangentopoli. 15 gennaio 1993 Arresto di Riina. La mafia, coi vecchi referenti politici alle corde (compreso l'agognato Craxi), pensa di fondare il partito Sicilia Libera, con i cui esponenti (risulta da agende e tabulati telefonici) Dell'Utri è in contatto. 1993, estate Bernardo Provenzano, secondo il boss Nino Giuffrè, abbondona l'idea di Sicilia Libera e stringe un patto elettorale con Dell'Utri: fine delle stragi in cambio dell'alleggerimento delle indagini, del 41 bis, e di una nuova legge sui pentiti. 12 luglio 1993 Berlusconi, racconta l'ex condirettore de "il Giornale" Federico Orlando, faxa un decalogo con la "linea" da seguire. Uno dei punti forti è l'attacco ai pentiti e al reato di associazione mafiosa. 1993, novembre Mentre Berlusconi crea Forza Italia, Dell'Utri vede Mangano a Milano (risulta dalle agende del senatore). Con l'arresto di Riina l'ostracismo nei suoi confronti è caduto. Mangano anzi è stato promosso capofamiglia di Porta Nuova. Verrà presto riarrestato e condannato all'ergastolo per omicidio e mafia. 31 dicembre 1998 Dell'Utri viene filmato dalla Dia mentre incontra un collaboratore di giustizia messinese, Pino Chiofalo, organizzatore di un complotto per screditare i pentiti che accusano il senatore e i boss. Nel film lo si vede mentre gli consegna dei regali. Chiofalo, arrestato, confessa: «Dell'Utri promise di farmi ricco». 1999 Dell'Utri si candida alle europee. Una microspia capta la voce di uno stretto collaboratore di Provenzano, Carmelo Amato, mentre raccomanda più volte ai picciotti di votarlo. Per esempio il 22 maggio: «Ora a questo si deve portare in Europa: Dell'Utri. Sì, qua già si stanno preparando i cristiani (i mafiosi, ndr)». Anche Cinà, chiamato "zio Tano", viene intercettato. E addirittura ammette di essere un uomo d'onore: «Carmelo, vedi che io sono combinato (mafioso ndr) come te», dice. 13 maggio 2001 Dell'Utri viene rieletto. Nelle intercettazioni in casa del boss Giuseppe Guttadauro si sente il capomafia dire: «Con Dell'Utri bisogna parlare», anche se «alle elezioni del '99 ha preso degli impegni, e poi non s'è fatto più vedere». Poi Guttadauro aggiunge che Dell'Utri si era accordato di persona con Gioacchino Capizzi, l'anziano capomandamento della Guadagna, lo stesso clan di cui facevano un tempo parte Bontade, Teresi e i fratelli Pullarà. Per Dell'Utri è il passato che ritorna. Anzi che non se ne è mai andato. E' strano come ancora Marco Travaglio non sia morto in carcere per questa sua diffamazione continuata e aggravata nei confronti di tali soggetti. L'intervista nel video potrebbe anche essere una porcheria, ma non mi sembra che nel video si sia parlato solo di quello che tu hai criticato. Adesso è chiaro perchè il signor Berlusconi e la sua ciurma vietano le intercettazioni. Tu difendi questi signori? Saluti da MashMangano...
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