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Old 16-07-2008, 09:47   #41
dantes76
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Dipende, su che scala guardiamo il problema?
Per quanto riguarda la Germania, il problema mafioso è molto limitato, dal punto di vista economico probabilmente ha cmq una grossa incidenza, ma da quello personale è minimo.
]...]
Non chiamarlo problema è ridicolo, sa tanto di campagna elettorale...ma le elezioni le hanno già fatte!
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Old 16-07-2008, 09:51   #42
nathanx
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Old 16-07-2008, 09:53   #43
dantes76
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Intanto nessuno ti dà il permesso di quotare il mio messaggio e cambiarlo a tuo ridicolo piacimento...
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Old 16-07-2008, 09:54   #44
nathanx
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Old 16-07-2008, 09:55   #45
dantes76
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Noto con piacere la mancanza di argomentazioni.
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Old 16-07-2008, 11:06   #46
fracarro
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Dipende, su che scala guardiamo il problema?
Per quanto riguarda il Nord, il problema mafioso è molto limitato, dal punto di vista economico probabilmente ha cmq una grossa incidenza, ma da quello personale è minimo.
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Legnano, giustiziato dalle cosche reggine
Il boss di Guardavalle ucciso per gli affari in Lombardia. Anche al Nord la 'ndrangheta fa paura: testimoni muti
.....
Comunque se si è arrivati a far pagare il pizzo non più solo agli imprenditori del nord (intendo quelli con un sacco di soldi e ditte enormi) ma anche quello che deve mettere il ristorante o la tipografia, allora la frittata è fatta. Nel prossimo quinquennio il controllo del territorio italiano passerà nelle loro mani (anche perchè le fdo sono sempre più azzoppate dai tagli e più deboli).

Un po della situazione attuale viene raccontata qui. Qualcuno del luogo può confermare?

Da http://ricerca.repubblica.it/repubbl...gozi-clan.html

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Roghi in cantiere, pizzo nei negozi i clan all' assalto dell' economia

Repubblica — 13 luglio 2008 pagina 2 sezione: MILANO
Troppe auto che bruciano, capannoni in fiamme, lettere con proiettili e minacce di morte. Troppo anche per una regione come la Lombardia che da tempo è considerata, sì, "infiltrata" dalla criminalità organizzata ma tutto sommato sana, a parte sporadici episodi. Invece interi settori economici, intere aree geografiche sono in mano ai padrini. Di Buccinasco, la città-simbolo dell' infiltrazione malavitosa, ne esistono almeno venti, in Lombardia, dicono in procura. Venti comuni, sparsi tra le province di Milano, di Varese, di Como, di Bergamo, nei quali la penetrazione della 'ndrangheta nei cantieri assume gli stessi connotati inquietanti del «controllo del territorio» che ha assunto nel paese alle porte di Milano. Ma anche all' ombra della Madonnina le famiglie calabresi prosperano e taglieggiano. Dominano nella movimentazione terre e nell' edilizia, soprattutto. E strozzano i proprietari dei ristoranti e i gioiellieri, titolari di supermarket e tipografi.

<intrusi e confini& Leggere gli atti di alcune recenti inchieste della Direzione distrettuale antimafia per credere.Prima tra tutte, quella che ha portato in carcere, giovedì, le nuove leve del clan Papalia-Barbaro. Molti passaggi della richiesta di misura cautelare del pm Alessandra Dolci, chiariscono bene che cosa succeda agli imprenditori del movimento terra che osano sconfinare oltre le loro «zone di competenza». Il titolare di una ditta, calabrese ma attivo a Buccinasco, prova per esempio ad affacciarsi a Pero e a Rho: ed ecco che va a fuoco un «dieci», come si chiamano in gergo le pale meccaniche. Chiaro «avvertimento mafioso», è l' interpretazione della procura, il segno che nel regno della nuova fiera, nell' area che ospiterà Expo 2015, c' è un' altra famiglia che non vuole intrusi. Le stesse vittime dell' attentato riferiscono di aver parlato con gli uomini di un importante latitante calabrese. Che ha fatto sapere: «Qui a Rho dobbiamo lavorare noi».

<gli incendi& Così come Maurizio Luraghi, l' imprenditore milanese che si è associato ai Barbaro, prestando loro il suo volto rassicurante e la sua fedina penale pulita (da qualche giorno un po' meno): la notte dell' 11 dicembre del 2005 la sua escavatrice, in via Achille Papa, va in fiamme. La mattina dopo, la prima cosa che fa è avvisare Domenico Barbaro: «Mi hanno fatto un bel regalino», si duole. Il boss si attiva per capire, ma è evidente, è opera della «concorrenza» e c' è poco da baccagliare. Sempre a Milano, un cantiere, in via Parea, viene tormentato da furti di materiale. «Tutto questo - specifica alla Finanza il responsabile acquisti di un' azienda - è successo in un periodo in cui Barbaro non era in cantiere». Arriva lui e tutto torna tranquillo. «è stupefacente che da un mese non succeda nulla», si sorprende un altro colletto bianco. A introdurre a Milano Barbaro è Domenico Coraglia, ricordo della Duomo connection, da cui è uscito assolto. è lui che spalanca le porte degli studi che contano ai calabresi di Buccinasco.

<discariche e bazooka& Le cosche si spartiscono il territorio. Per sporcarlo. «Perché uno non ci pensa - dice Luraghi in un' intercettazione - ma se pensi che qua, così, abbiamo scaricato tanta di quella merda che avremmo dovuto pagare tanti di quei soldi in cava, a scaricare tutta questa roba qui. Uno magari ci pensa che anche quei quattro soldi che prendiamo, sono tutti soldi guadagnati...». è il «doppio guadagno» di cui parla il pm Dolci: i padroncini trasportavano il materiale e poi lo rivendevano per i riempimenti. E nel far questo, «spargevano dove capitava il materiale inquinante». La conferma arriva anche da un funzionario del comune di Buccinasco: «Era risaputo che tutte le movimentazioni terra dovevano passare da Barbaro, e i Barbaro scaricavano il materiale pericoloso in un terreno prima del ponte della tangenziale sulla sinistra». In quella stessa area, un giorno, spuntano due bazooka di fabbricazione jugoslava. Erano nascosti lì, proprio in cantiere. Barbaro spadroneggiava ma aveva qualche problema con il nuovo sindaco, il ds Maurizio Carbonera. «Quello lì, quello lì... ha una vocazione a diventare eroe - dice in un' intercettazione - Però lui non ha ancora capito che per diventare eroe (...) deve morire». Il primo cittadino non muore ma per tre volte la sua auto va in fiamme. Lui denuncia, sfida le cosche, utilizza i beni confiscati, decide di trasformare un covo di malavitosi in una «pizzeria sociale». Ma alla fine, anche la sua giunta è costretta a far lavorare i Barbaro che si occupano, per esempio, del completamento di una barriera antirumore e riempiono 145mila metri cubi di terra in via Guido Rossa. «I lavori in via Resistenza - racconta una funzionaria comunale - tutti sanno che li hanno realizzati i Barbaro. Ma nessuno parla o prende provvedimenti».

<l' uomo di lo piccolo& In un' altra inchiesta, quella della Dda sulle maxi estorsioni compiute a Milano e nel Bergamasco da Pepè Onorato, altro boss della 'ndrangheta, spunta il nome di Luigi Bonanno. è considerato il luogotenente dei Lo Piccolo in Lombardia. Uomo di mafia, legato alle cosche dei Fidanzati e dei Ciulla, Bonanno è incaricato dal re di Cosa nostra di uccidere Giovanni Nicchi. Nell' indagine del pm Celestina Gravina, è concorrente e alleato al tempo stesso di Onorato. Sarebbe lui l' uomo che manda a chiedere un «obolo» da un milione e mezzo di euro a un industriale della Bergamasca, Giancarlo Ongis. Il tramite sono due imprenditori, uno è un fornitore di metalli, l' altro un costruttore che opera tra Zingonia e Sesto San Giovanni e ha grossi cantieri anche a Milano e Lainate. Saranno loro a contattare Ongis, proprietario della holding Metal group, con sedi anche a Terni, in Cina, negli Usa e in Sudamerica. I due intermediari fanno arrivare l' ambasciata di Bonanno: Ongis «deve pagare». E per convincerlo parlano degli incendi e delle minacce che essi stessi hanno subito. Ongis se lo sentiva: qualche mese prima, in una delle sedi del gruppo, a Pontirolo, s' erano presentati in quattro. Erano arrivati fin sotto le telecamere che vigilano sul deposito e le avevano anche toccate. Poi avevano girato i tacchi, senza tentare di forzare gli ingressi. Un avvertimento.

<i killer& Specialità dei calabresi: inserirsi in complicate vicende di recupero crediti, trasformandole in estorsioni. Per sanare un debito di 350mila euro, al proprietario di un' azienda agricola viene consigliato di rivolgersi a un uomo che «tutti chiamano zio» e trascorre le sue giornate in un bar di via Porpora, a Milano. è lì che dopo minacce e preoccupanti riferimenti ai figli del titolare, si arriva a una transazione, ratificata poi in uno studio notarile. Ma il ritardo nella soluzione della controversia indispone gli uomini del clan che convocano dei killer dalla Calabria: a Milano alloggiano in un hotel a cinque stelle e al primo cenno sono pronti a ucciderlo. Ma alla fine si decide che è meglio di no.

<dall' hinterland a via verdi& Anche per aprire un ristorante a Mediglia bisogna «pagare un pizzo a un capomafia della zona, calabrese, che si mangiava i bambini», raccontano gli imprenditori. Il capomafia è sempre lui, il misterioso «zio». Che per farsi capire meglio fa bruciare il ristorante, prima ancora dell' inaugurazione e fa arrivare al padrone telefonate notturne di minacce, per lui e per i figli, sul fisso e sul cellulare. Alla fine il pizzo viene pagato ma con lo sconto: 125mila euro (in tre tranches) anziché 200mila. è ripartita tra Milano e Reggio Calabria, invece, la tangente da 130mila che Pietro Rosselli è costretto a versare in qualità di «socio occulto» nella catena di supermercati che utilizzano il franchising Standa. Il racket non risparmia neppure un' azienda grafica che produceva magliette della Juve, del Milan e dell' Inter, la Forte srl, a fuoco nel gennaio del 2005. Brucia anche il capannone di una tipografia a Gessate. Ma un gioielliere di via Verdi, a Milano, non ci sta: a dicembre del 2006 gli chiedono un regalo natalizio da ventimila euro. Lui, però, avvisa la polizia.
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Old 16-07-2008, 11:55   #47
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Old 16-07-2008, 12:10   #48
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Quello che cmq continuo a sostenere è il fatto che il cittadino comune non è colpito ne ha la percezione della presenza mafiosa sul territori, se non per casi appunto riportati sui giornali.
...
A giudicare dalle interviste fatte in quel famoso servizio del TG2 sia al sindaco che ai cittadini, sembrava di ascoltare gente del sud per quello che dicevano. Se non fosse stato per l'accento avrei pensato ai soliti episodi mafiosi del sud invece si parlava di milano e provincia. Qualcuno sa come recuperare quella puntata del TG2?
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Old 16-07-2008, 13:01   #49
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La Procura di Milano: costretti a combattere solo scippatori e clandestini
Appalti Expo, le mani della 'ndrangheta
Il giudice Salvini: le cosche hanno troppo potere. «Ma la Moratti ha bocciato la Commissione antimafia. Mncano mezzi e uomini»

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Misero gli occhi (e poi mani, aziende, camion, affari) nella Salerno-Reggio Calabria, quei 278 chilometri d'autostrada controllati, casello per casello, dalle famiglie della 'ndrangheta. Le grandi opere, alle cosche, piacciono. Non solo a casa loro. E non per altro: Milano, come ha detto la Direzione nazionale antimafia, «è la vera capitale della ndrangheta»; tra le attività dei calabresi ci sono bar, ristoranti e centri commerciali, e soprattutto imprese edili e di movimento terra; è partita la grande corsa alla costruzione in vista dell'Expo. Tre indizi. Che non fanno una prova. Ma che preoccupano: «Attenti alle infiltrazioni negli appalti dell'esposizione universale ».

Un messaggio per le istituzioni. Per il Comune. Per Letizia Moratti. Moratti la cui maggioranza, ricorda il gip Guido Salvini, «ha bocciato la proposta dell'opposizione di creare una locale commissione per vigilare sulle organizzazioni criminali. La bocciatura non è stato un buon segnale: è stato un favore concesso a chi vuole che le mafie procedano indisturbate». Indisturbate. Così tanto che ci son certi sindaci dell'hinterland, dove le cosche si tramandano malaffari di generazione in generazione — con gli storici capifamiglia in galera, magari all'ergastolo —, si diceva, ci sono certi sindaci che l'hanno sotto la finestra, la 'ndrangheta, e fanno finta di non vederla, nemmeno di sentirla. Indisturbate, le cosche. Anche perché, e citiamo di nuovo Salvini, «tra Milano e provincia, tra poliziotti, carabinieri e finanzieri ci sono soltanto 200 persone specializzate, preparate, addestrate apposta per combattere la 'ndrangheta». Pochi uomini. Pochi mezzi.

A proposito di numeri: i 200 sono meno della metà dei beni confiscati in Lombardia ai boss, 500. E di questi 500 una ridotta parte è stata riconvertita. In città, la Moratti s'è presa l'impegno di intervenire sugli immobili al palo, prigionieri della burocrazia. «Speriamo che alle promesse seguano i fatti». Se già su qualche annuncio di vendesi casa, prima del quartiere e della via mettono la parolina «Expo», a legittimare un prezzo esagerato per la zona in questione, figurarsi le cosche. Figurarsi quanto si stanno preparando. Figurarsi quanto vorranno mangiare. Nella scia d'un potere cui l'ultima relazione parlamentare antimafia, figlia della tenacia di Francesco Forgione (la relazione è diventata un libro, edito da Baldini Castoldi Dalai e presentato ieri alla Feltrinelli di piazza Duomo con Forgione, Salvini e il giornalista del Corriere Giuseppe Sarcina) ha dedicato pagine e pagine, la 'ndrangheta, a Milano, non spara e non ammazza.

O almeno: a marzo, in Brianza, hanno ucciso Rocco Cristello, 47 anni, referente per il Nord dei Mancuso, potente clan leader nel traffico di droga. Un caso isolato, si diceva. Forse. Ha detto Nicola Gratteri, magistrato in prima linea: «In Lombardia le cosche sono riuscite perfettamente a clonarsi. Saldando rapporti con esponenti del mondo bancario, finanziario e istituzionale». Un colosso, la 'ndrangheta. Eppure chi lancia allarmi è preso come un visionario, eppure in Procura «c'è la diffusa consapevolezza che la sicurezza sia ormai ridotta a scippi, microcriminalità, clandestini».
Andrea Galli
26 giugno 2008

http://www.corriere.it/vivimilano/cr...rangheta.shtml
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Old 17-07-2008, 01:45   #50
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Ha ragione, quotare in parte ci sta, stravolgere è molto scorretto.

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Ed ha ragione anche lui, dargli sostanzialmente del ridicolo non è ammissibile.

1 a 1 palla al centro e finitela qui sennò mi tocca segnare il rigore.

Ed in ogni caso è assolutamente da evitare di rimarcare di aver segnalato.
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Ultima modifica di StefAno Giammarco : 17-07-2008 alle 02:00.
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Old 17-07-2008, 10:41   #51
dantes76
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Old 21-07-2008, 11:55   #52
dantes76
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Milano, contro i clan pochi uomini e mezzi
Allarme del gip Salvini: «Solo 200 persone nella provincia». Critiche alla Moratti: «Commissione d'inchiesta bocciata»

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«Le grandi opere, alle cosche, piacciono. Non solo a casa loro». Commenta cosi', il gip milanese Guido Salvini, la notizia che le grandi famiglie della 'ndrangheta hanno allungato le mani anche sui lavori miliardari per la realizzazione di Expo 2015. Per il magistrato sono pochi gli uomini e i mezzi per contrastare le cosche calabresi: «A Milano e provincia, tra poliziotti, carabinieri e finanzieri, ci sono soltanto 200 persone specializzate, preparate, addestrate apposta per combattere la 'ndrangheta». Da Salvini giungono critiche al sindaco Moratti: «La sua maggioranza ha bocciato la proposta dell'opposizione di creare una locale commissione per vigilare sulle organizzazioni criminali. Non e' stato certo un buon segnale».
http://www.calabriaora.it/
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Old 21-07-2008, 12:46   #53
fracarro
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Stranamente quelli del nord non interevengono molto su questo thread che invece reputo interessantissimo perchè dimostra come il cancro (mafia) si stia impadronendo dell'intera penisola senza che nessuno lanci l'allarme come si dovrebbe. Le notizie riportate qui sotto sono agghiaccianti se si pensa che stiamo parlando del sud di milano.

Da: http://www.affaritaliani.it/milano/I...I18072008.html

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Milano/ Il viaggio di Affari a Buccinasco, il fortino della 'ndrangheta. Nel sud Milano i Papalia e i Barbaro comandano. Le carte giudiziarie
Lunedí 21.07.2008

Certi nomi, a Buccinasco, fanno ancora tremare. Gli imprenditori, di fronte a cognomi come Papalia, Sergi, Barbaro, Trimboli, sanno che devono essere prudenti. Gli amministratori, quando si trovano in ufficio uno "delle famiglie", non sanno cosa fare. Perché, e la realtà è dura da accettare, la 'ndrangheta nel sudovest milanese, è più viva che mai. Semplicemente ha cambiato strategia: dalle pallottole alle srl, dalle estorsioni al movimento terra, ai cantieri, alle costruzioni. Affari ha ricostruito le vicende mafiose di uno dei comuni con più alta infiltrazione grazie all'ordinanza firmata dal gip Piero Gamacchio che ha portato in carcere i nuovi boss della mala della periferia milanese.

I PADRI E I FIGLI - L'ordinanza del gip parte con un lungo excursus storico di Buccinasco. Qui, nel paesone cresciuto troppo rapidamente, negli anni '70, si stabiliscono le famiglie di Platì. Qui la 'ndrangheta attecchisce, per poi dare l'assalto al capoluogo milanese, una pallottola dopo l'altra. A raccontare tutto ai magistrati, nel 1992, è Salvatore Morabito. Detenuto nel carcere di Bergamo dal 1990, Morabito "canta". E spiega come a Corsico, Buccinasco, Cesano Boscone, il dominio della 'ndrangheta fosse completo. Dopo "mister calibro 9", come era chiamato, parlano anche il fratello e l'amico Mario Inzaghi. "Queste collaborazioni rendevano possibile - scrive il gip - ricostruire gravi episodi delittuosi tra cui omicidi, sequestri di persona a scopo di estorsione, rapine, violazione della legge sulle armi e numerosissimi episodi di narcotraffico". In quel momento la Procura di Milano inizia a sentir parlare dei Papalia e dei Barbaro. Le due famiglie vengono decimate. I sindaci, dopo l'operazione Nord-Sud, che fa scoprire aderenze strettissime tra i calabresi e la politica, pensano che sia tutto passato. Si torna a costruire, a movimentare terra. Passano gli anni e viene eletto Maurizio Carbonera. L'ex direttore del Centro Servizi Lavoro del Sud Ovest, diessino, ritorna a parlare di 'ndrangheta. La sua auto viene bruciata, riceve dei proiettili in una busta chiusa. Inoltre, viene investito dalle critiche di chi pensa che quei tempi siano definitivamente finiti. Invece no. E infatti, dall'ordinanza del gip, si scopre che il boss dei boss del sud ovest è Domenico Barbaro. Rocco Papalia è il suocero di Salvatore Barbaro, finito in carcere nell'ambito dell'operazione. Tra gli altri indagati, Pasquale Papalia, figlio del boss Antonio Papalia.

PAURA NEGLI UFFICI - Il Palazzo comunale di Buccinasco è una grande struttura. Arcigna, alta, massiccia, pare una fortezza. Dovrebbe rappresentare il potere dello Stato sul territorio. E invece è la riserva di caccia degli affiliati alla 'ndrangheta. Negli uffici si muovono come padroni. Si fanno pagare lavori mai svolti, terrorizzano i dirigenti comunali. Molti di quelli che hanno parlato agli inquirenti sono ancora là, a lavorare nel Palazzo. Hanno vuotato il sacco davanti agli inquirenti, ma hanno paura. Tanta quanta ne avevano quando capitava loro di fronte un Barbaro. "Che la vicenda del cantiere di via Guido Rossa a Buccinasco rappresenti un esempio topico dell'agire del sodalizio criminoso che ne occupa è reso evidente dalle significative dichiarazioni rese l'8 febbraio 2007" da un tecnico comunale di Buccinasco, scrive il gip. "Dichiarava dunque la persona informata dei fatti: "nella zona di Buccinasco, Assago, e Corsico l'attività di movimento terra è monopolio di alcune famiglie calabresi quali i Barbaro, i Papalia, i Sergi, e i Trimboli (i platioti). Anche quando il subappalto viene dato formalmente a ditte del luogo, i lavori di fatto sono eseguiti da questi padroncini calabresi. Posso citare ad esempio il più grosso cantiere aperto in Buccinasco, via Guido Rossa, nel quale i lavori sono formalmente appaltati nella zona di Rho, di fatto, nonostante tutte le assicurazioni dei committenti, i lavori di movimento terra sono stati eseguiti dai calabresi".

Insomma, formalmente non c'è nessun problema, nessuna infiltrazione. In effetti però, i soldi finiscono sempre nelle mani dei calabresi. E quando qualcuno prova a protestare, sono guai. "Non so spiegare le ragioni in forza delle quali il Barbaro pretendeva di effettuare i lavori - continua il tecnico comunale - Io comunque presi tempo e poi incaricai un'altra ditta. Ricordo che in quella riunione comunque chiesi a Barbaro la ragione della sua pretesa, ed egli si innervosì molto, mi aggredì verbalmente senza dare alcuna risposta. Il titolare dell'altra ditta andò in cantiere ma dopo poche ore venne in comune molto spaventato e mi disse che si era presentato Barbaro Salvatore e gli aveva detto di andarsene perché quello era un suo lavoro. Si tirò subito indietro perché non voleva avere problemi. Barbaro Salvatore tornò da me pretendendo la somma di trentamila euro". Le cose vanno così, a Buccinasco. In Comune lo sanno tutti. Tanto che piuttosto di avere guai si cede alla tentazione della tranquillità. E si paga, con i soldi dei contribuenti. "Inizialmente chiese una cifra esagerata pari a ottantamila euro, ed io gli spiegai che avremmo potuto procedere ad affidamento diretto solo qualora non si fosse superato il limite di ventimila euro - spiega il tecnico - Poiché il lavoro era di quarantamila euro furono emesse due determine uguali. Barbaro fece i lavori e la somma gli venne liquidata..." In barba a qualunque legge.

IL BARBARO MINACCIOSO - Addirittura nelle deposizioni davanti agli inquirenti, i testimoni cercano di "sfumare" l'atteggiamento dei clan. "Non ebbi mai a subire delle minacce da Barbaro Salvatore anche se in occasione della riunione in Comune che ho menzionato quando gli chiesi conto della sua presenza ebbe un atteggiamento aggressivo", premette il dirigente. Ma poi sottolinea: "Barbaro disse che con la precedente amministrazione non avevano mai avuto problemi e che noi invece ne creavamo e che se non lo volevo più vedere in giro glielo dovevo dire in faccia. Io capii con chi avevo a che fare quando venne da me T., bianco in faccia, dicendomi che Salvatore gli aveva intimato di lasciare il cantiere. So che la sua famiglia è molto temuta, posso evidenziare che per quanto è a mia conoscenza queste famiglie di calabresi neanche lo cercano il lavoro perché sono gli imprenditori stessi che glielo offrono".

Non solo gli imprenditori, però. Anche il Comune ci mette del suo. Scrive il gip: "Il comune di Buccinasco ha affidato alle società dei Barbaro svariate commesse. Tra queste la realizzazione della Barriera antirumore in località Rovido. Una dirigente spiega: "Barbaro nel 2003 ha fatto il completamento di una barriera antirumore. Segnalo che tuttora ci sono pezzi di prefabbricato sul lato tangenziale... Non si vedono e nessuno, probabilmente, si è lamentato... Hanno interrato una roggia con grave imperizia e negligenza... Sui lavori fatti da Barbaro a Buccinasco nessuno dice niente... Come i lavori in via Resistenza, dove tutti sanno che li hanno realizzati i Barbaro ma nessuno parla o prende provvedimenti". Un "giovane" tecnico, invece, appena arrivato si trova di fronte al potere assoluto della 'ndrangheta. Il giovane sta parlando con un superiore. "Lui mi rispose: stai attento a via Cadorna per le movimentazioni terra perché c'è qualcosa sotto... Da sbarbato associai il discorso all'eternit ma poi successivamente capii che si riferiva ai Barbaro... in Comune era risaputo che tutte le movimentazioni terra che avvenivano a Buccinasco dovevano passare da Barbaro ed i Barbaro scaricavano tale materiale pericoloso in un appezzamento di terra sito prima del ponte della tangenziale".

SULL'ATTENTI - Racconta un imprenditore che "ad un certo punto Luraghi (uno degli indagati, ndr) mi chiese di dividere il subappalto, conferendo una parte dell'in carcio alla ditta individuale di Barbaro Rosario. Io quando vidi sulla mia scrivani la bozza del nuovo contratto mi allarmai perché il nome Barbaro incuteva un certo timore ed allarme, so infatti per averlo appreso dai giornali che si tratta di famiglia calabrese coinvolta in questioni di criminalità organizzata. Io mi rivolsi al legale dell'azienda... anche perché temevo comunque ripercussioni a livello di immagine".
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Old 21-07-2008, 12:49   #54
rip82
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Stranamente quelli del nord non interevengono molto su questo thread che invece reputo interessantissimo perchè dimostra come il cancro (mafia) si stia impadronendo dell'intera penisola senza che nessuno lanci l'allarme come si dovrebbe. Le notizie riportate qui sotto sono agghiaccianti se si pensa che stiamo parlando del sud di milano.

Da: http://www.affaritaliani.it/milano/I...I18072008.html
Qui si preferisce fingere che non sia vero, dato che non ci si spara per strada e' anche abbastanza facile, qui gli affari si fanno in silenzio, e non da ieri, basta pensare alla banca Rasini...
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Old 24-07-2008, 14:22   #55
dantes76
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Calabria, 18 arresti hanno decimato i vertici delle cosche Piromalli e Molè
Contro il 41 bis i boss della 'ndrangheta cercarono di avvicinare anche Mastella
Incontri segreti e voti promessi
il pressing dei clan su Dell'Utri

dal nostro inviato ATTILIO BOLZONI

Incontri segreti e voti promessi il pressing dei clan su Dell'Utri


Il porto di Gioia Tauro
REGGIO CALABRIA - È la trama della 'ndrangheta che vuole liberarsi dalle catene del 41 bis. Una ragnatela che dalla piana di Gioia Tauro si spande a Roma, si infiltra nei ministeri, raggiunge i bracci delle sezioni speciali delle carceri italiane. Promesse di voti, mosse e contromosse per convincere quei deputati o senatori che "possono fare qualcosa", ricatti, maneggi per ottenere immunità diplomatiche, spiate di magistrati.

Non si fermano davanti a niente e a nessuno i capi della 'ndrangheta pur di diventare dei detenuti come tutti gli altri. I personaggi di questo intrigo sono i Piromalli e i Molè, forse i "capibastone" più potenti della Calabria. In una retata che da queste parti ha pochi precedenti per "portata" investigativa - è anche la prima grande operazione firmata dal nuovo procurarore di Reggio Giuseppe Pignatone - la squadra mobile e i ros dei carabinieri hanno decimato con 18 fermi i vertici di due cosche che erano state solo sfiorate dalle investigazioni negli anni passati. Le "famiglie" che soffocano il porto di Gioia Tauro, quelle che come dice uno dei boss catturati "hanno insieme cent'anni di storia".

Sono loro, i Piromalli soprattutto, che in giro per l'Italia hanno sguinzagliato avvocati e compari e consigliori per agganciare il senatore Marcello Dell'Utri e l'ex ministro della Giustizia Clemente Mastella. Il primo ha ricevuto quei "calabresi" in almeno in due occasioni (alla vigilia delle ultime elezioni politiche), il secondo ha chiuso ogni contatto con loro dopo la prima telefonata. "Maledetto 41 bis, sto tentando di tutto, voglio percorrere una strada segretissima anche al Vaticano", sibila uno di loro al telefono. E poi dice: "Ho cercato anche con la massoneria, per quanto riguarda eventualmente l'intervento di un giudice molto importante".

È alla fine dell'anno scorso che i Piromalli decidono di muovere tutte le loro pedine. È il 3 dicembre del 2007 quando dalla Calabria organizzano per Antonio Piromalli e per il suo amico Gioacchino Arcidiaco (entrambi arrestati nella retata di martedì scorso) un incontro con Marcello Dell'Utri. Dal senatore di Forza Italia vogliono procurare una sorta di immunità attraverso il conferimento di una funzione consolare. Una qualsiasi. Vogliono mettere al sicuro Antonio, il rampollo della "famiglia" con un passaporto diplomatico. In cambio offrono voti e si mettono a disposizione per i "circoli" del senatore nel territorio di Gioia Tauro. Prima di contattare Dell'Utri Arcidiaco chiede ad Aldo Micciché, un ex dc della Piana riparato in Venezuela per sfuggire a grossi guai giudiziari in Italia: "Come mi devo proporre a lui?".

Gli risponde Micciché da Caracas: "La Piana è cosa nostra facci capisciri (fagli capire, ndr), il porto di Gioia Tauro l'abbiamo fatto noi. Fagli capire che in Aspromonte e tutto quello che succede là sopra è successo tramite noi". E ancora: "Ricordati che la politica si deve saper fare. Ora fagli capire che in Calabria o si muove sulla Tirrenica o si muove sulla Ionica o si muove al centro, ha bisogno di noi. Hai capito il discorso? E quando dico noi, intendo dire Gioacchino e Antonio (Piromalli, ndr), mi sono spiegato? Spiegagli chi siamo, che cosa rappresentiamo per la Calabria... io gli ho già detto tante cose". Gli ribatte l'altro: "Gli dico: ho avuto autorizzazione di dire che possiamo garantire per Calabria e Sicilia".

Dopo un primo incontro il 3 dicembre a Milano fra Gioacchino Arcidiaco e Marcello Dell'Utri (c'è con loro l'avvocato di Genova Francesco Lima), ce n'è un secondo a Roma tre giorni prima delle elezioni politiche del 13 aprile. L'inchiesta sta ancora scavando fra i retroscena di quei faccia a faccia, il senatore Dell'Utri sarà ascoltato come testimone.

Gli emissari della 'ndrangheta si sono mossi anche su altri fronti per provare ad avere uno "sconto" sul carcere duro. Contattano una persona - "un mio compare", dice Micciché - vicina al senatore Emilio Colombo, vengono costantemente informati che molti dei loro telefoni sono intercettati - "c'è tutta la rete sotto controllo" - , fanno cenno "a un amico a Palazzo dei Marescialli", ricevono soffiate da due famosi magistrati in pensione di Reggio. Incontrano. Parlano.
Garantiscono.

È sempre Aldo Micciché che informa i Piromalli. Una volta racconta che il deputato dell'Udc Mario Tassone si sarebbe "messo a vostra completissima disposizione" e "che tira aria di elezioni e diventerà il segretario del partito al posto di Lorenzo Cesa", un'altra volta ricorda che anche "il consigliere regionale Gianni Nucera li aspetta a braccia aperte per tutto quello che avete bisogno". Poi si agita per Veltroni che in comizio ha detto di non volere i voti di mafia: "Avete capito il discorso? Quelli hanno respinto ogni forma, ogni cosa".

Il vecchio Giuseppe Piromalli nonostante le tante "amicizie" è però sempre in una cella, isolato nel carcere di Tolmezzo. È a quel punto che Aldo Micciché tenta di "avvicinare" il Guardasigilli Mastella. Il ministro riceve una telefonata sul suo radiomobile il 7 dicembre 2007, in un primo momento non risponde a quel numero sconosciuto ma poi richiama. Sente una voce, quella di Micciché: "Clemente mio, meno male. sto cercando di fare il possibile per aiutarti. Vediamo se recuperiamo sul Lazio e su Roma. ti mando Francesco Tunzi, già hai conosciuto anche altri amici. Noi e nostri". Appena riconosce l'interlocutore che accenna a possibili aiuti elettorali, il ministro interrompe la comunicazione. Ma i boss della già da mesi si aggiravano intorno al ministero della Giustizia.

Cercavano un varco. È sempre la condizione carceraria di Giuseppe Piromalli a impensierirli. Riferiscono al figlio Antonio: "Tuo padre è esasperato, e lo diventa ancora di più quando gli vengono toccate le cose di cui necessita di più, cioè la corrispondenza... gli stanno controllando pure i peli".

È ancora Aldo Micciché che comunica al figlio del boss: "Sia Antonella Pulo, sia la Zerbetto e sia Francesco Borromeo mi hanno fatto capire che tenteranno di fare quello che. sottobanco devono farlo, perché tu sai che c'è stato un irrigidimento dopo gli avvenimenti che tu sai". La prima - Antonella Appulo - è stata identificata come un'esponente del movimento giovanile dell'Udeur. La seconda - Adriana Zerbetto - era la segretaria del ministro della Giustizia. Il terzo - Francesco Borgomeo - era a capo della sua segreteria. Millanterie dell'uomo di Caracas? È un altro dei filoni investigativi ancora in corso di approfondimento.

Comunque è lo stesso Micciché che urla un giorno al telefono: "Sto cazzo di ministro non si può muovere in nessun modo. Devo fare un'altra strada perché è già quasi arrivato il giorno. Sennò siamo fottuti". Il giorno che avrebbero dovuto confermare il 41 bis a Giuseppe Piromalli. I boss parlano a ruota libero, tranquilli, forti del loro "servizio informativo" È Arcidiaco che per una volta avverte Aldo Micciché: "Praticamente ieri ci hanno chiamato e ci hanno detto che due settimane fa hanno tappezzato la macchina di mio cugino Antonio dell'ira di Dio".

Pensano di poter dire tutto su altri telefoni, si sentono "protetti". Aldo Micciché si lascia sfuggire: "Ho ricevuto una telefonata da Reggio da persone che nemmeno ti immagini, molto, molto in alto. Dobbiamo stare molto attenti. Lo sai chi è Peppe T. o Peppe V., sai chi sono questi, sono gente legata a mani piedi culo e poi c'è l'altro personaggio importantissimo". Tutti magistrati. Amici di altri magistrati. Amici dei boss della 'ndrangheta.

(24 luglio 2008)
http://www.repubblica.it/2008/07/sez...i-bolzoni.html
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Ultima modifica di dantes76 : 24-07-2008 alle 14:25.
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Old 26-07-2008, 15:15   #56
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Le garanzie occulte delle 'ndrine
Milano, il sostituto procuratore Barbaini: nuove tecniche di riciclaggio
«Il riciclaggio non e' piu' individuabile nella consegna di ingenti capitali in banca, ma nella restituzione dei soldi. Uomini della mala riescono ad avere capitali in prestito e, alla restituzione, riciclano denaro sporco». Lo rivela il sostituto procuratore generale presso la Corte d'appello, Barbaini

http://www.calabriaora.it/
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Old 26-07-2008, 15:19   #57
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Old 11-07-2009, 13:30   #58
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fiuuuuu!!!! per fortuna che silvio c'e!!!
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Old 03-01-2010, 21:05   #59
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Old 03-01-2010, 21:46   #60
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Qui si preferisce fingere che non sia vero, dato che non ci si spara per strada e' anche abbastanza facile, qui gli affari si fanno in silenzio, e non da ieri, basta pensare alla banca Rasini...
Infatti. Addirittura c'è chi sostiene apertamente che dove vive lui non c'è proprio.
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Dio dice: "Prendi ciò che vuoi e pagane il prezzo"
Attento a ciò che desideri: potresti ottenerlo.
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