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#61 | |
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Bannato
Iscritto dal: Aug 2006
Città: Paris
Messaggi: 537
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Cosa che a quanto pare a certi personaggi sembra deprecabile.... Sti pezzenti che lavorano per comprarsi da mangiare In secondo luogo la qualità di certo non aumenta se diminuisci il servizio, le ore di istruzione e di attività didattica. |
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#62 |
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Bannato
Iscritto dal: Aug 2006
Città: Paris
Messaggi: 537
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Se parti dall'idea che il problema della scuola sia che gli insegnanti sono di scarso livello (principio discutibile e superficiale), bloccare il turnover, non serve assolutamente a NULLA per rimediare questo problema...
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#63 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Sep 2001
Città: Sardinia - TrollKillah user
Messaggi: 3773
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"Il silenzio è la più perfetta espressione del disprezzo." - « Tancas serradas a muru Fattas a s'afferra afferra Si su chelu fit in terra L'aiant serradu puru » - vedere avvinazzati darsi arie da sommelier non ha prezzo -
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#64 |
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Senior Member
Iscritto dal: Feb 2007
Città: Modena
Messaggi: 4904
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ma Washakie et similia, secondo voi davvero possono diminuire i professori?
sai da quanti studenti sono composte certe classi ora come ora? Un maestro per 38 studenti?!? Ma poveretto! E poi di sicuro gli studendi imparano qualcosa.. E poi, ci sono molti altri settori in cui si potrebbero fare dei tagli! E toh, vanno a farli proprio alla scuola pubblica -.-' |
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#65 | |
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Bannato
Iscritto dal: Jan 2007
Città: Verona... finchè non mi buttano fuori :D
Messaggi: 3224
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chi fa il tempo continuato è solo una frazione di chi fa la mattina. esageriamo pure e diciamo che siano i 2/3 della classe. accorpando le classi (e mischiando i marmocchi, cosa che schifo non fa; io ricordo che era la cosa più bella del doposcuola) significa che con 5 insegnanti copri 3 classi. (3 per la mattina, due per il pomeriggio). al momento ce ne vogliono 9. considerato che la formula attuale non è certo stata voluta per aumentare il livello qualitativo della scuola ma per creare "lavori socialmente utili", magari si corre il rischio di migliorare il servizio... |
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#66 | |
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Bannato
Iscritto dal: Aug 2006
Città: Paris
Messaggi: 537
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La scuola anche al pomeriggio non nasce per riempire i buchi, ma per fornire la scuola ai figli dei genitori che lavorano. E a quel punto è meglio fare attività didattica invece che "doposcuola ricreativo". Se per voi la strada per migliorare l'istruzione è quella di fare meno, insegnare meno cose, e fare meno attività, fate pure. ma fate ridere. |
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#67 | ||
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Senior Member
Iscritto dal: Aug 2006
Città: Riviera del Brenta
Messaggi: 2057
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FONTE http://www.pubblica.istruzione.it/mp...ti/risorse.pdf ![]()
Ultima modifica di GmG : 25-06-2008 alle 18:32. |
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#68 | |
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Bannato
Iscritto dal: Jan 2007
Città: Verona... finchè non mi buttano fuori :D
Messaggi: 3224
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non mi pare di avere scritto da nessuna parte che il doposcuola "è un tappabuco"; che le mutate esigenze familiari lo rendano una necessità è talmente palese che non vale quasi la pena di perdere tempo a dichiararsi d'accordo. dico semplicemente che 3 insegnanti per ogni classe (la cui numerosità è per altro ormai più bassa di quelle "gestite" da un'unico docente) è una follia bella e buona. è come dire facciamo fare un'operazione a due chirurghi "perchè così riesce meglio". |
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#69 |
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Bannato
Iscritto dal: Aug 2006
Città: Paris
Messaggi: 537
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Tagli all’Istruzione? Emblematiche le cifre raccolte in merito rispetto alla media europea. Dal dato sulla spesa pubblica riservata alle istituzioni scolastiche in rapporto al Pil, l'Italia con il suo 4,8% si pone - al disotto della media dei Paesi Ocse che spendono mediamente il 6,1% del loro Pil, e in particolare, al di sotto di Francia, 5,6%, Austria, 5,5% e Danimarca, 6,8%.
[i]+ PIL PER LA SCUOLA In Italia si spende sempre meno per l’istruzione. Un punto di Pil per avvicinarsi al 5,6 della Francia. Oggi un punto percentuale del prodotto interno lordo dell'Italia vale circa 15,5 miliardi. Il "Sole 24ore" stima in circa 100 miliardi di euro gli impegni di spesa elettorale dei principali gruppi politici che si stanno confrontando in vista delle elezioni del 13 aprile. A parte la considerazione, non secondaria, che fanno molti economisti sul come coprire questa spesa promessa, immaginiamo cosa accadrebbe se all'istruzione venisse assicurata effettivamente una consistente quota di essa. Parliamo di 10/11 miliardi che porterebbero l'incidenza percentuale degli impegni per l'istruzione, all'interno della spesa pubblica, ad avvicinarsi ai valori del 1990. Il rapporto tra spesa per l'istruzione e PIL in Italia passerebbe dal 4,5% del 2006 al 5,0%, restando ancora lontano dalla media Ocse (6,1%) negli investimenti per l'istruzione in rapporto alla ricchezza del Paese e avvicinandosi alla Francia (5,6%). L'andamento degli ultimi anni in Italia, secondo i più recenti dati Istat, non è confortante: 4,6% tra il 2000 e il 2002, picco del 4,8% nel 2003, ritorno al 4,6% nel 2005 e scivolata al 4,5% nel 2006. Nel 1990 il rapporto tra spesa per l'istruzione e prodotto interno lordo era del 5,5%. Oggi per raggiungere la Francia occorrerebbe un punto di PIL in più per l'istruzione (20 miliardi di euro); per collocarsi sulla media dei Paesi Ocse occorrerebbero 28 miliardi di euro.[/I] http://www.samnotizie.it/pagcollhome/piu_pil.htm Gli economisti hanno da tempo dimostrato che la spesa per l’istruzione ha natura di investimento, e che il ritorno sull’investimento è assai elevato: un anno addizionale di istruzione della popolazione adulta, per esempio, assicurerebbe una crescita del Pil tra il 3 e il 6%. Eppure l’Italia spende sempre meno per l’istruzione: l’incidenza della spesa per l’istruzione sulla spesa pubblica totale si è ridotta nel 2006 all’8,8%, mentre nel 1990 era al 10,3%. Poi, anno dopo anno, i maggiori investimenti pubblici sono stati riservati ad altri settori, riducendo l’impegno verso la scuola e la formazione di un punto e mezzo in 16 anni. Per essere davvero credibili sul fronte della politica scolastica i partiti in competizione dovrebbero partire da questo dato, che mostra come l’istruzione sia uno dei settori che ha pagato di più in questi anni per il risanamento dei conti pubblici. Ma nei programmi elettorali delle principali forze politiche lo spazio dedicato all’istruzione è poco, ed è fatto soprattutto di slogan, parole a effetto, piuttosto che di proposte concrete e misurabili. Dopo la crisi del governo Prodi, e in vista della campagna elettorale, la rivista “Tuttoscuola” aveva avanzato una proposta, con l’auspicio che venisse raccolta da tutte forze politiche, quella di prendere un impegno preciso: riportare l’incidenza della spesa per l’istruzione al 10,3% della spesa pubblica entro la fine della prossima legislatura (2013), e al 9,5% già nel 2009, con la prossima Finanziaria. In termini di rapporto tra spesa per l’istruzione e Pil, ciò vorrebbe dire elevare entro il 2013 l’attuale 4,5% al 5%, che sarebbe comunque meno del 5,6% di oggi della Francia e del 6,1% della media dei Paesi Ocse. Dunque un impegno minimo per rendere non velleitari i programmi elettorali sulla scuola. Ma al di là di qualche vaga affermazione di principio, non risulta che nessuna forza politica abbia preso un formale e credibile impegno in tale direzione. Almeno finora. Eppure non si trattava di proposte irrealistiche. E da tempo si stava manifestando una convergente pressione dell’opinione pubblica e di alcuni importanti soggetti istituzionali - Banca d’Italia e Presidenza della Repubblica - affinché la questione del rilancio del nostro sistema educativo e formativo diventasse una grande questione nazionale, e un terreno di dialogo, anziché di scontro, tra le principali forze politiche del Paese, al di là della loro collocazione nella dialettica parlamentare. Come si spiegano, allora, le cautele e i silenzi su questo tema? La campagna elettorale è in pieno svolgimento, e per il momento si occupa d’altro. Ma sarebbe auspicabile che sulla questione delle risorse finanziarie da mettere a disposizione della scuola le principali forze politiche in campo - soprattutto quelle più rappresentative, “a vocazione maggioritaria” - trovassero un punto di convergenza e di impegno prima del voto, impegnandosi poi a sostenerlo in Parlamento a prescindere dalla loro collocazione, al governo o all’opposizione. L’alternativa è quella di proseguire nel trend degli ultimi 16 anni: ridurre, o al massimo confermare, la quota delle risorse destinate all’istruzione, e osservare i nostri studenti scivolare sempre più in fondo nelle prossime classifiche internazionali. C’è una corrispondenza evidente tra la diminuzione della spesa e il peggioramento delle performance dei nostri studenti. È indispensabile che il nostro Paese inverta questa tendenza, con il concorso di tutte le forze politiche e sociali. Orazio Niceforo Il divario, ancora una volta, è alto e, come accaduto alcuni mesi fa con i dati Ocse-Pisa 2006, ci colloca in una posizione poco difendibile: in Italia nel 2005 l’incidenza della spesa in istruzione e formazione sul Pil è stata infatti pari al 4,4%, ampiamente al di sotto della media europea che era del 5,1% nel 2004. News: I DATI ISTAT: in 15 anni spesa pubblica raddoppiata - Calano gli investimenti nella scuola ROMA. In quindici anni la spesa pubblica in Italia è quasi raddoppiata in valori assoluti, ma è scesa di 4,8 punti sul prodotto interno lordo. Continuano a crescere le uscite per «protezione sociale » che ormai pesano sul totale della spesa delle amministrazioni pubbliche più di un terzo. Sono alcuni dei dati riguardanti la «spesa delle amministrazioni pubbliche per funzione», dal 1990 al 2005, diffusi dall’Istat. Dai 373.503 milioni di euro del 1990 si è passati ad una spesa pubblica complessiva nel 2005 di 687.291 milioni, con una crescita in valori nominali dell’84%. Nei 15 anni la crescita è stata costante (con un’unica eccezione dal ’96 al ’97). Scende però il peso della spesa sul prodotto interno lordo: se nel 1990 era al 53,3%, nel 2005 è scesa al 48,5%. In questo caso però si può osservare un andamento altalenante, tanto che il minimo storico sul Pil è stato toccato nel 2000 (il peso della spesa era al 46,2%). La prima voce di spesa resta quella legata al welfare («protezione sociale») che pesa sul totale per il 37,4%; segue la spesa per «servizi generali» (18,1%); la sanità e al terzo posto (14,1% sulla spesa totale). La spesa per pensioni e assistenza sociale risulta in costante crescita: dal 16,1% sul Pil del 1990 si è passati al 18,1% (in termini assoluti nel 2005 sono usciti per questa «funzione » 257.143 milioni di euro). Calano in quindici anni gli investimenti nella scuola: se nel 1990 la spesa per istruzione pesava il 5,5% del Pil, ora pesa per il 4,7%. Non raggiunge invece neanche l’1% la spesa per la tutela dell’ambiente o quella per abitazioni e assetto del territorio. Per l’Ocse, intanto, l’Italia potrebbe aver chiuso il 2006 con una crescita superiore alle previsioni, e il prodotto interno lordo sta accelerando mentre nel resto dei paesi industrializzati rallenta. Ma non bisogna abbassare la guardia sul fronte dei conti pubblici, anche perché il debito resta elevato. Postato il Venerdì, 23 febbraio 2007 |
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#70 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Feb 2001
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voglio capire. Quindi se questa è l'unica ragione di esistenza della scuola pomeridiana il dipendente pubblico/privato è autorizzato ad uscire dal lavoro alle 13 per andare a prendere i figli a scuola? Ah no, cosi facendo diventa "fannullone". Però potrebbe andarli a prendere, posarli a casa e lasciarli ad una tata. Ah no, perchè non ha probabilmente i soldi per una tata a tempo pieno e anche perchè le uniche tate straniere (e quindi meno esose) ammesse (fonte: ministro Mara Carfagna) saranno quelle relative all'accudimento di invalidi. Però potrebbe insegnare ai suoi figli dai 6 anni in su a prendere l'autobus e a tornare a casa da soli e a starci finchè papino e mammina non staccano alle 17/18. Ah no, cosi sarebbe un genitore degenere: codice penale se succede qualcosa al bambino (senza contare ovviamente che può farsi male). Non va bene come soluzione perchè il PdL ha a cuore la famiglia. Però potrebbe avere a disposizione nella propria amministrazione/azienda di un apposito spazio/nido valido anche per i bambini più grandicelli (fino ai 10 anni) atto allo scopo. Ah no! Bisogna risparmiare!! E basta, tra l'altro, con i privilegi. Ma allora, che cavolo deve fare un genitore? La do io la risposta: deve rimanere al lavoro, pagare un autista per suo figlio, una tata e mandare il conto ad arcore firmato direttamente dall'impronta del pollice sinistro del bambino, e se il capo del governo non rifonde le spese per legge verrà costretto ad adottare automaticamente il pargolo. |
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#71 | |
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Bannato
Iscritto dal: Aug 2006
Città: Paris
Messaggi: 537
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Ma piu che altro, non sai leggere le statistiche. Quei numeri sono la percentuale sulla spesa totale per istruzione, dedicata alla varia tipologia di scuola. Ovvero Se l'Italia spende il 4,5% del PIL in istruzione, di questo il 29% va alla scuola secondaria. In Francia, che spende il 5,8 per l'Istruzione, di questo il 33% va alla scuola secondaria. E cosi via. P.S. Per quanto riguarda il numero degli insegnanti vanno fatte alcune considerazioni. 1) L'Italia è l'unico dei paesi ad avere insegnanti di religione contabilizzati come docenti pubblici. 300'000 insegnanti (o quanti sono) che alzano la media . 2) gli insegnati di sostegno sono contabilizzati come docenti. In Francia (e lo so per certo) sono contabilizzati come assistenti sociali |
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#72 | |
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Bannato
Iscritto dal: Aug 2006
Città: Paris
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Sul confronto tra tempo pieno classico vs modulo, potrei anche essere d'accordo.... Però guarda che il cosiddetto modulo in genere è fatto con il modello di 3 insegnanti su 2 classi, quindi meno dispendioso del tempo pieno classico. Alcune scuole hanno abusato facendo una sola classe con tre insegnanti... E abolirlo mi sta anche bene. Ma qua non si parla di questo. Il progetto della Gelmini è di tornare dappertutto a solo 1 insegnante per classe, con meno ore, il vecchio tempo normale. Ultima modifica di Fritz! : 25-06-2008 alle 18:34. |
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#73 | ||
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Senior Member
Iscritto dal: Aug 2006
Città: Riviera del Brenta
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comunque riguardo al grafico 1.1.2 nel documento si legge: Quote:
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#74 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Feb 2007
Città: Modena
Messaggi: 4904
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sono mezzo tedesco, e l'anno scorso mi sono fatto un mese di scuola da un mio amico in germania... e òì è davvero tutta un'altra cosa! Un insegnante per materia "importante", classi enormi per 20 ragazzi, e poi corsi "aggiuntivi" a scelta (bisogna farne un minimo a testa) in cui le classi possono aumentare anche fino a 30-40 ragazzi (tanto per fare disegno, ginnastica (in cui si uniscono le classi), musica, teatro eccetera non servono tanti insegnatnti..) Scuola pubblica........ E mi ha stupito anche come facevano le lezioni (cavolo, gli insegnati erano supercontenti, il primo giorno hanno tutti parlato delle vacanze, ecc ecc) e il fatto che fossero sempre di buon umore. Ma a parte questo (la germania è federale, e magari l'organizzazione scolastica cambia da città a città..), sai perchè ti dico con fermezza che quei dati mancano di qualcosa? Mia nonna, ex insegnante tedesca, si prende come pensione la modica cifra di 8000€ al mese Ultima modifica di leolas : 25-06-2008 alle 18:51. |
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#75 | |
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Bannato
Iscritto dal: Aug 2006
Città: Paris
Messaggi: 537
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Rispetto alla spesa, l'Italia ha una percentuale maggiore comparata agli altri paesi che va al sistema di istruzione primario. Si tratta di valori RELATIVI. Il fatto che la percentuale sia maggiore non significa che in assoluto le risorse siano maggiori, perchè come ho dimostrato, la base di partenza (la quota del PIL dedicata) è di 1/3 inferiore rispetto alla media degli altri paesi Se metti assieme il valore assoluto della spesa, che è molto piu basso della media europea,e la destinazione relativa, il risultato evidenzia che L'italia spende pochissimo in istruzione secondaria ed universitaria. Quei numeri dicono che l'Italia dovrebbe trovare risorsa da dedicare soprattutto all'istruzione secondaria e a quella universitaria. Il governo invece ha deciso di togliere risorse a quella primaria, in modo da far sprofondare uniformemente tutto il sistema dell'istruzione pubblico. Bisogna anche notare che nei test internazionali (PISA) il livello dell'istruzione primaria italiana è generalmente buono e i risultati sono nella media. Risultati che invece sprofondano quando si passa ai livelli superiori. E questa è un altra dimostrazione del fatto che per avere la qualità bisogna investire. Tagliando così massicciamente sull'istruzione primaria, il risultato sarà solo l'abbassamento del livello qualitativo, che si allineerà sui valori catastrofici di quelli superiori. E tenendo conto che le lacune si accumulano, il livello globale scenderà ulteriormente. |
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#76 | |
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Bannato
Iscritto dal: Aug 2006
Città: Paris
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I numeri non sono sbagliati è l'interpretazione di GMG che è sballata. Per come la mette lui sembra che l'Italia dedichi il 56% del PIL alla scuola |
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#77 |
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Senior Member
Iscritto dal: May 2003
Città: localhost (MILANO)
Messaggi: 4152
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In molti paesi sviluppati, dagli Stati Uniti alla Germania, è in corso un dibattito profondo sul futuro della scuola. In Italia, invece, si parla molto di alcune vicende specifiche, come i buoni per la scuola privata decisi da alcune Regioni, ma manca un dibattito a tutto campo su come vogliamo che l’istruzione evolva nei prossimi decenni …
Miti e realtà della scuola italiana di Andrea Prat - 27 giugno 2005 da LaVoce.Info E’ tempo di rientro. Milioni di bambini e adolescenti tornano a scuola. Ma qual è la situazione dell’istruzione in Italia? Le statistiche internazionali dipingono un quadro deprimente: i risultati dei nostri studenti sono tra i peggiori in Europa. Eppure in teoria non mancano le risorse perche’ la spesa per studente e’ ai massimi mondiali. Forse il problema di fondo e’ che abbiamo un numero enorme di insegnanti ma non facciamo praticamente nulla per valutarli. [ … I risultati dell’indagine Pisa 2003, pubblicati dall’Ocse in Learning for Tomorrow’s World – First Results from Pisa 2003", confermano quanto già era emerso - e analizzato da alcuni contributi su lavoce.info - dall’indagine condotta nel 2000: il livello di competenze degli studenti delle scuole secondarie italiane è (molto) più basso rispetto alla media dei paesi Ocse … Le valutazioni di Pisa sulle competenze dei quindicenni vengono misurate tramite un punteggio, con riferimento a una media convenzionale Ocse di 500 punti, e per livelli di competenza … Nel 2003 il focus specifico dell’indagine era la matematica. Nell’ambito Ocse l’Italia si è posizionata al venticinquesimo posto in termini di punteggio medio (466), al pari del Portogallo e appena prima della Grecia (445). Gli studenti con capacità matematiche tali da risolvere problemi complessi sono in media il 34 per cento nell’Ocse, in Italia solo il 20 per cento … ] I miti da sfatare In questo intervento vorrei fare un confronto, molto rozzo, tra la scuola italiana e quella di altri paesi sviluppati e non. Cominciamo sfatando alcuni miti: I miti da sfatare: tutto sommato, la scuola italiana non è male. Un confronto internazionale tra sistemi scolastici è svolto dal Programme for International Student Assessment dell’Ocse. Invito i lettori de lavoce.info a consultare i rapporti del 2000 e del 2003, disponibili sul sito Pisa. Tali rapporti, basati su test svolti da 4.500/10mila quindicenni per paese, indicano senza ombra di dubbio che gli italiani hanno risultati peggiori dei loro coetanei degli altri paesi dell’Europa occidentale (con la possibile eccezione, ma solo in alcuni casi, della Grecia e del Portogallo). Questo vale per tutte e tre le aree considerate: scienze, lettura e matematica. I nostri risultati sono peggiori anche di quelli di paesi con un Pil pro capite più basso del nostro, come Spagna, Corea del Sud e molti paesi dell’Europa dell’Est. (1) (1) Il rapporto Pisa mostra come, a parità di scuola, i risultati del singolo studente dipendano dalla situazione socio-economica della sua famiglia. Quindi gli studenti italiani potrebbero andare peggio di quelli tedeschi perché in media le famiglie italiane sono meno ricche ed istruite di quelle tedesche. Però, questo ragionamento non spiega perché gli studenti italiani vadano peggio di tutta una serie di paesi con condizioni socio-economiche meno avanzate. Su lavoce.info Salvatore Modica nell’articolo L’educazione di Zu’ Vice ha messo in evidenza un’importante differenza tra i risultati dei ragazzi del Nord e di quelli del Sud. Sarebbe interessante capire quanta parte di questo divario è dovuta all’eterogeneità delle condizioni socio-economiche piuttosto che a differenze nel sistema scolastico. I miti da sfatare: il problema è che mancano le risorse. Al contrario, l’Italia è uno dei paesi al mondo con la spesa per studente più alta (vedi Tabella 1). Solo l’Austria, la Svizzera e gli Stati Uniti spendono di più. Spendiamo il 50 per cento in più della Germania, che ci batte sistematicamente in tutte le materie. (2) (2) Non è neanche vero che gli insegnanti italiani siano necessariamente sottopagati. È vero che alcuni paesi, come la Germania e la Svizzera offrono stipendi nettamente più alti. Però i dati Ocse (2002) mostrano che un insegnante di secondaria superiore italiano di prima nomina guadagna come il suo collega francese o inglese (circa 25mila dollari all’anno). Tabella 1, Spesa cumulativa per studente (dai 6 ai 15 anni) in dollari Stati Uniti: 79 716 Svizzera: 79 691 Austria: 77 255 Italia: 75 693 Norvegia: 74 040 Danimarca: 72 934 Islanda: 65 977 Belgio: 63 571 Francia: 62 731 Svezia: 60 130 Giappone: 60 004 Canada: 59 810 Australia: 58 480 Olanda: 55 416 Finlandia: 54 373 Germania: 49 145 Portogallo: 48 811 Spagna: 46 774 Irlanda: 41 845 Corea: 41 802 Grecia: 32 990 R. Ceca: 26 000 Ungheria: 25 631 Polonia: 23 387 Messico: 15 312 Slovacchia: 14 874 I fatti E adesso passiamo ai tre fatti. In Italia ci sono tanti insegnanti. Secondo dati Ocse 2002, il numero di studenti per insegnante in Italia è ai minimi mondiali. La Tabella 2 riporta i dati per le quattro maggiori nazioni europee. Questo spiega perché in Italia la spesa per studente è così alta. Tabella 2, studenti per insegnante Primaria: Italia 10,6 / Germania 18,9 / Francia 19,4 / GB 19,9 Secondaria inferiore: Italia 9,9 / Francia 13,7 / Germania 15,7 / GB 17,6 Secondaria superiore: Italia 10,3 / Francia 10,6 / GB 12,5 / Germania 13,7 Manca un meccanismo di valutazione esterna degli studenti. Le commissioni esaminatrici ai vari livelli sono composte unicamente o in maggioranza da membri interni. Questa situazione è stata peggiorata dal ministro attuale, ma esisteva già prima. Nella maggior parte degli altri paesi europei esistono meccanismi di valutazione esterni, che cercano di offrire un giudizio imparziale e standardizzato. (3) (3) Anche negli Stati Uniti manca, per tradizione, un sistema nazionale di valutazione. Per un’analisi del costo di introdurre tale sistema si veda Caroline Hoxby, The cost of accountability. Manca un meccanismo di valutazione esterna degli insegnanti e delle scuole. La valutazione esterna degli studenti non serve solo per valutare gli studenti, ma permette anche di formare un’opinione, seppure imperfetta, sulla qualità dei singoli insegnanti e delle singole scuole. In Italia, ciò è impossibile. L’esperienza di altri paesi – soprattutto della Gran Bretagna e degli Stati Uniti – dimostra che quando ci si rende conto che un sistema scolastico non funziona non esistono soluzioni facili, e soprattutto non esistono soluzioni rapide. I sistemi di valutazione presentano problemi enormi e in alcuni casi possono essere controproducenti. (4) (4) Si veda ad esempio il lavoro di Jacob e Levitt, Catching Cheating Teachers: The Results of an Unusual Experiment in Implementing Theory. Altre opzioni, come l’autonomia scolastica, gli incentivi per gli insegnanti o la libertà di scelta della scuola da parte dei genitori, sono controverse. Non esiste consenso su quale sia il sistema ideale. Però non possiamo continuare a nascondere la testa sotto la sabbia. La scuola italiana è in crisi. E non possiamo dire che non ci sono i soldi o che è tutta colpa di questo Governo. I mali della nostra scuola hanno radici profonde. È ora di aprire un dibattito a tutto campo, senza escludere a priori alcuna alternativa. Preso da http://new-italy.net/scuola-quo-vadi...uola-italiana/ Razionalizzare le risorse, assolutamente basta con gli sprechi ingiustificati e che non portano assolutamente risultati.
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Do ut des
Ultima modifica di Red_Star : 25-06-2008 alle 21:46. |
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#78 |
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Senior Member
Iscritto dal: Feb 2007
Città: Modena
Messaggi: 4904
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ma ora che ci penso, lo stato non da dei soldi anche alle scuole private?
credo che investigherò, perchè temo sia così... e se è così |
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#79 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Jul 2002
Città: Reggio Calabria -> London
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Ma la cosa veramente che mi fa sbellicare è che lo stesso individuo dice che il suo elettore medio è un ragazzo di seconda media che nemmeno siede al primo banco, e i nostro paese è pieno di persone che gli danno il voto e ne vanno anche fieri Sinceramente se qualcuno osasse fare a me un paragone del genere si potrebbe dimenticare il mio voto in secula seculorum. Invece vedo che è pieno di italiani che si rispecchiano pienamente nelle parole di Ilvio
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#80 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Jul 2002
Città: Reggio Calabria -> London
Messaggi: 12112
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E anzichè eliminare quei finanziamenti SCANDALOSI si preferisce tagliare sull'istruzione pubblica...
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