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#21 | |
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Iscritto dal: Oct 2003
Città: Pisa/Cosenza
Messaggi: 1364
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NB: non mi hai risposto... un tuo parere sulla p2?
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#22 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Mar 2001
Città: PV Milano Nord
Messaggi: 3851
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ma tu guarda dove siamo arrivati
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"W la foca, che dio la benedoca"
poteva risolvere tutto la sinistra negli anni in cui ha governato e non l'ha fatto. O sono incapaci o sta bene anche a "loro" cosi. L'una o l'altra inutile scandalizzarsi.[plutus] |
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#23 |
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Senior Member
Iscritto dal: Mar 2001
Città: PV Milano Nord
Messaggi: 3851
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un mio parere sincero? (anche se non ti farà piacere?????)
CHISSENEFREGA
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"W la foca, che dio la benedoca"
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#24 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Oct 2003
Città: Pisa/Cosenza
Messaggi: 1364
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1)Cosa ne pensi della p2 2)Se fra 10 anni la destra cade in mano ad un terrorista pazzo tu la voti comunque?
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#25 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Mar 2001
Città: PV Milano Nord
Messaggi: 3851
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2) ma ti sembra davvero una domanda sensata?
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#26 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Oct 2003
Città: Pisa/Cosenza
Messaggi: 1364
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#27 |
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Senior Member
Iscritto dal: Dec 2003
Città: Trento
Messaggi: 14897
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ah, come , non è già così ??
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#28 | |
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Bannato
Iscritto dal: Sep 2002
Città: LA CITTA' PLURI-CAMPIONE D'ITALIA!
Messaggi: 5903
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Cioè,andando oltre il discorso berlusconi;tu sei soddisfatto come uomo di destra di questa destra ? Inoltre,non ti da fastidio pensare che all'estero tutti pensano che l'attuale dx in Italia sia rappresentata in Berlusconi con tutti gli effetti negativi del caso ?? Io personalmente se fossi un uomo di dx sarei incazzato il doppio rispetto ad un qualunque elettore della sinistra....un manipolo di persone hanno occupato un credo politico (essere di dx) e lo hanno trasfortmato e distrutto...anche xchè sarai d'accordo con me che questa dx italiana non c'entra niente con un vero movimento di destra. |
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#29 |
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Senior Member
Iscritto dal: Oct 2003
Città: Pisa/Cosenza
Messaggi: 1364
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Si mi sembra sensata perchè attualmente la destra è in mano a tutto tranne che ad un uomo onesto... e tu la devi votare perché sei un uomo di destra. Se no il comunismo ci mangerà
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#30 |
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Senior Member
Iscritto dal: Oct 2003
Città: Pisa/Cosenza
Messaggi: 1364
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#31 |
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Senior Member
Iscritto dal: Dec 2002
Città: AnTuDo ---------- Messaggi Totali: 10196
Messaggi: 1521
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vai nel suo blog, e chiedigli a quale corrente politica appartiene, e a quale corrente politica apparteneva il fratello,
sai berlusconi ha un demerito: quello che molti nonostante avessero idee didestra , o sono costretti a stare esiliati in altri lidi, o non votano completamente e un merito, sta convincendo gli indecisi, cioe' quelli che non vogliono votare, ad andare a votare..contro di lui
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“ Fiat iustitia, et pereat mundus”-המעז מנצח -
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#32 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Aug 2002
Città: Napoli
Messaggi: 432
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La media degli italiani è un ragazzo di seconda media, è a loro che devo parlare. (Berlusconi, 10.12.04) Ultima modifica di gourmet : 10-04-2008 alle 18:46. |
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#33 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Oct 2003
Città: Pisa/Cosenza
Messaggi: 1364
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#34 |
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Senior Member
Iscritto dal: Dec 2002
Città: AnTuDo ---------- Messaggi Totali: 10196
Messaggi: 1521
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infatti E' un OSSIMORO dire : Sono di destra, e dopo voto berlusconi...
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#35 |
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Member
Iscritto dal: Mar 2003
Città: München
Messaggi: 127
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Come non quotare Ser21: Berlusconi con la destra non c´entra una cippa. Se ci fosse in Italia una vera destra, non avrei votato CSX dal ´96
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#36 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Sep 2007
Città: Naples
Messaggi: 523
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Se per un fantasilione di volte rispondi,a chi te lo domanda,come sopra,compà mi sa che voti destra perchè è la mano con la quale sposti il mouse che te la fa preferire
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Codice:
DELL'UTRI CONDANNATO A 7 ANNI IN APPELLO ►LA STAMPA ESTERA SU BERLUSCONI BLU NOTTE: Berlusconi,Dell'Utri,Mangano e la Mafia in politica [dal min 13.52] (2°parte) ►Il magistrato A.Ingroia su Berlusconi ►Craxi salva le tv dell'amico Silvio ►Berlusconi difende spudoratamente l'amico Dell'Utri (Chi è?) ►Incontro con il senatore Marcello Dell'Utri ►Berlusconi e Mafia |
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#37 | |
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Iscritto dal: Jan 2007
Messaggi: 41
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No,qui si tratta di scegliere chi legittimare. Se uno come Di Pietro che cerca di combattere l'illegalita' o uno come Berlusconi con condanne e amnistie a carico che elogia un Vittorio Mangano. Non importa di che parte tu o io siamo. Qui,si tratta di coscienza,di onesta' intelettuale. Nessuno e dico nessuno ha osato tanto nela storia del Nostro Paese. E' un dovere morale e etico votare contro Berlusconi,il colore politico non c'entra qui. Come diceva Montanelli (un conservatore) "Finche' Berlusconi sara' in politica non ci sara' piu' un dialogo ne' alternativa". Nessuno di destra puo' ritrovarsi in questa destra rappresentata da Berlusconi. Meglio votare allora Storace o Fiore. Berlusconi no,ripeto e' un fatto di coscienza. |
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#38 | |
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Member
Iscritto dal: Jan 2007
Messaggi: 41
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Quote:
Ti segnalo a proposito questa intervista di Travaglio,un uomo di destra: Marco Travaglio ad Affari: "Sono un antiberlusconiano di destra" Parliamo un pò di tv. Non crede che la crescita di Sky e delle altre tv satellitari, il digitale terrestre, la diffusione della tv via internet finiranno per indebolire di molto il duopolio Rai-Mediaset, aumentando il pluralismo? "Forse questo sarà vero tra venti anni. Non credo prima. Il satellite non ha ancora un pubblico sufficientemente vasto e fino ad ora non ho visto esempi di informazione scomoda sulle reti di Murdoch. Quanto al Dtt sarà in grado di sfruttarne le potenzialità chi oggi ha i mezzi per sperimentare, ossia Rai e Mediaset". Ma non c’è niente che salva in Rai e in Mediaset? "C’è stata una fase, negli anni ’80, in cui le reti Fininvest hanno contribuito a rinnovare la tv. La Rai era ancora ingessata e paludata, mentre Fininvest trasformava il linguaggio del varietà, avvicinava la tv agli strati popolari, portava sugli schermi il sesso. L’innovazione è terminata quando il modello Fininvest è diventato unico e totalizzante, anche in Rai". Che futuro auspica per la Rai? "Credo che si debbano svincolare le nomine dalla politica. Penso a nomine di durata decennale, fatte da un’autorità indipendente dai partiti e con una cadenza temporale diversa da quella delle elezioni politiche. Le scelte in Rai devono essere fatte da artisti, registi, produttori e uomini di cultura". E' contrario a privatizzare la Rai? "Oggi sì. Anche perché la Rai è già controllata da organizzazioni private come i partiti. Solo dopo aver approvato una legge che impedisca a qualunque soggetto privato di controllare più di una rete generalista e dopo aver stabilito che chi è proprietario di tv non può fare politica, si potrà ridurre la Rai a due reti, una finanziata dal canone e l’altra dalla pubblicità". Nel suo ultimo libro “Intoccabili” parla di mafia. Secondo lei negli ultimi anni la criminalità organizzata è cambiata, ha maturato strategie nuove? "C’è stato un salto di qualità. Se prima la mafia cercava un’alleanza con il potere, oggi la mafia si è fatta potere e siede in Parlamento". (Affari Italiani 13.06.2005) E: Il paradosso Montanelli Questo articolo è tratto dal numero 84 (luglio-agosto 2004) di Reset Che una certa destra sia finita a votare a sinistra è una delle anomalie dell'Italia degli ultimi dieci anni. Ma perché la destra di governo non rivendica l'esperienza di Indro Montanelli, uno dei più importanti simboli dell'anticomunismo e del conservatorismo italiano del dopoguerra? Lo abbiamo chiesto a Marco Travaglio, che al suo maestro di giornalismo ha dedicato l'ultimo libro, Montanelli e il Cavaliere. Storia di un grande e di un piccolo uomo (Garzanti, 2004, euro 14,50). Quella tra Montanelli e Berlusconi, lei ha scritto, è stata la storia di "un divorzio senza matrimonio". Che vuol dire? Che Montanelli non ha mai "sposato" Berlusconi. C'è stato un matrimonio di interessi reciproci: il primo aveva bisogno di un editore solido e il secondo di un fiore all'occhiello, di un biglietto da visita per il salotto buono, perché in quel momento era un palazzinaro poco addentro alla Milano che conta. Ma si è capito subito che il Cavaliere era in difficoltà non appena ha manifestato, volente o nolente, interessi politici. Nell'83, Craxi era Presidente del Consiglio, e nelle telefonate che sono state intercettate si lamentava con Berlusconi, perché il suo giornale lo attaccava. Craxi gli diceva: "questo Montanelli è una 'merdolina', mi fa la guerra, c'è solo l'Unità che è peggio". Berlusconi, che era in difficoltà perché aveva fatto un patto di non interferenza, ha tentato di bypassare Montanelli chiamando il condirettore, utilizzando la redazione romana per cercare di neutralizzare o attutire i pezzi fortemente anticraxiani del direttore. Le sue interferenze politiche sono state stoppate finché è stato possibile, finché non ha preteso che il suo giornale diventasse un giornale di partito. In realtà non c'è mai stato un matrimonio vero, perché i due sono troppo diversi. Il periodo abbastanza lungo che va dalla fondazione del "Giornale" nel '74 fino a buona parte degli anni '80 non fu conflittuale. Berlusconi e Confalonieri parlavano di Montanelli con il rispetto che si deve al monumento di un vecchio tipo di giornalismo, che a loro non piaceva più tanto. La cosa che incuriosisce è che uno come lei, che arriva nell'87 al "Giornale", trova un vecchio quotidiano, dalla logica un po' ammuffita anche nella grafica. Ma lei lì era a suo agio? Ero un ragazzino di 23 anni, innamorato degli articoli di Montanelli. Decisi che dovevo fare il giornalista quando cominciai a leggerli, più o meno a 12-13 anni. Ero affascinato dal suo modo di scrivere più che dalle sue idee, che in quel momento non ero neanche in grado di capire. Io d'altronde sono sempre stato abbastanza conservatore, finché c'erano i comunisti ero anticomunista. Quindi mi trovavo a mio agio. È ovvio che i berluscones, abituati alle televisioni culi-e-tette, ai giornali- panino-di pubblicità, ai sorrisi-e-canzoni, soffrissero quel tipo di quotidiano che non attirava pubblicità, era antipatizzante, non piacione come tutto il resto dei loro prodotti editoriali. Pensavano di infilarci dentro promozioni e oggettistica varia. Montanelli, invece, si opponeva fieramente, e nel farlo ci si divertiva anche. Come mai un vero conservatore come Montanelli, il giornalista campione dell'anticomunismo, di una visione atlantica del mondo, della cultura della conventio ad excludendum contro i comunisti, non è stato e non viene oggi rivendicato dalla destra? Perché Montanelli era tutte le cose che avete detto, ma da posizioni liberaldemocratiche. Dal '37 è antifascista, riceve la condanna a morte. Non frequenta i circoli golpisti e reazionari degli anni '60 e '70. Non lo trovi nella P2, sebbene ci sia il suo editore. Non frequenta il famoso convegno del 1965 dell'Istituto Pollio, dove quasi si stabiliscono le strategie della tensione. Appoggia la 'maggioranza silenziosa' di Massimo De Carolis, e poi lancia l'idea dei cento nomi (tra cui ci sono anche Scalfaro, Mario Segni e Bartolo Ciccardini): fa un po' da levatrice di una parte non catto-progressista della Dc, contraria al compromesso storico. Montanelli è molto meno a destra dei suoi lettori. Certo, nell'ambito della sua collocazione nella guerra fredda, a volte prende anche lui delle cantonate, come con De Carolis, o sulla mafia. O anche sul Vajont. A me però quello che ha affascinato è che quando finisce la guerra fredda e nel 1989 cade il nemico, Montanelli smette completamente l'anticomunismo. Oggi tutti i montanelliani rimasti ne "Il Giornale", o comunque in quell'area, dicono ancora le stesse cose che dicevano trent'anni fa, come se il muro non fosse caduto. Lui invece a ottant'anni puliti dice "non sparo sui morti", "quando i comunisti erano vivi non c'era nessuno qua intorno, adesso arrivano gli anticomunisti senza comunismo". È impressionante la sua freschezza mentale nell'abbandonare completamente quei panni e nell'occuparsi di cose attuali, come i nuovi pericoli che arrivavano per la democrazia italiana e che erano dovuti proprio all'affarismo berlusconiano e all'azienda che si faceva Stato. È per questo che la destra di oggi non lo rivendica. Montanelli era un conservatore. Sì, certamente. Si ricollegava al Risorgimento, ai liberali, a De Gasperi, ma dirà di non esser mai stato un reazionario, uno che apprezzava che si sparasse sulla folla, uno contrario alle riforme sociali. Il suo ideale è Giolitti, non Salandra, sebbene avesse molti salandrini a "Il Giornale" e moltissimi tra i lettori. Ecco perché dico che è sempre stato più a sinistra dei suoi lettori: quando è andato a "La Voce" tutti quelli che erano alla sua destra non l'hanno seguito, ed erano la maggioranza. Staglieno, nel suo volume Montanelli, novant'anni controcorrente (Mondadori), ha riconosciuto però che il "Corriere della Sera" che faceva Spadolini (e con il quale Montanelli si trovava bene) era terribilmente conservatore, distante in maniera astrale dai giovani. Quando arriva Ottone è una liberazione, inizia una storia diversa, perché da lì nascerà "la Repubblica" e per "Il Giornale" stesso ci sarà un processo evolutivo, liberatorio per l'opinione pubblica italiana. Questo lo pensa anche lei? Sì, quel "Corriere" era un giornale insopportabile, però Montanelli non ha mai scritto un editoriale politico prima della nascita de "Il Giornale". Il problema non era che non poteva attaccare i comunisti sul "Corriere" da quando c'era Ottone, ma che quel "Corriere" stava diventando un'altra cosa, in cui i vari Montanelli e Bettiza non erano più centrali (poi anche lì pesò molto il fattore umano e caratteriale, perché Ottone era il simbolo della borghesia chic che lui detestava). Di fatto Spadolini non gli piaceva tanto per il giornale che faceva, quanto perché gli lasciava fare tutto quello che voleva: lì era la firma numero uno, il grande inviato, e poteva fare campagne come quella contro Gronchi o contro le malversazioni. Montanelli non era il trombone del giornale trombonesco, anzi era l'aspetto imprevedibile e la parte più brillante del giornale trombonesco. Poi avvertì che stava cambiando qualcosa nei suoi confronti, che veniva considerato il "fascista" (in quel momento il liberalconservatore e il fascista erano la stessa cosa). E c'è l'aspetto sgradevole di Ottone, che va a dirgli "non c'è più spazio per te nel Corriere". Quello era il periodo in cui sul resto della stampa italiana Calabresi era un "fascista" e "il commissario finestra", in cui i grandi intellettuali (anche persone stimabilissime) si fanno prendere dall'ubriacatura e firmano quegli infami appelli contro Calabresi "torturatore". Sulle Br solo Montanelli e Pansa, tra i grandi giornalisti, dicevano "guardate che sono Br davvero, non sono tutti fascisti travestiti". Ancora una volta contava molto il suo spirito di "Bastian contrario": Montanelli diceva di non capire niente di politica, ma detestava il correre verso il carro di quelli che sembravano essere i vincitori (che poi per la verità non hanno mai vinto). Mentre negli altri che lasciavano il "Corriere" c'era molta ideologia, Montanelli ha sempre portato avanti la sua etica e la sua estetica personale, molto più che la politica. Gian Antonio Stella, sul "Corriere della Sera", ha parlato molto bene del suo libro. Però non si trova affatto d'accordo con lei, quando scrive che, se fosse vivo, oggi Montanelli non scriverebbe su questo "Corriere terzista". Che cosa replica? Resto della mia idea. È ovvio che Montanelli, essendo tornato al "Corriere" nel '95, oggi ci scriverebbe. Il problema è diverso. Se "La Voce" chiudesse oggi, il "Corriere" si riprenderebbe Montanelli? E gli darebbe lo spazio che gli diede nel '95? Oggi non si legge più quello che si scriveva sul "Corriere" nel '95, la durezza estrema con cui Montanelli combatteva Berlusconi anche durante l'ultima campagna elettorale, tutti i giorni sulla pagina delle lettere, prendendo a sberle lui e i lettori berlusconiani. Montanelli parlava di "regime" non nel 2001, ma nel '94. Anche su un giornale libero come il "Corriere" si fanno delle critiche, ma senza usare toni così forti. C'è una tendenza a edulcorare, al terzismo, che esce dal "Corriere" e che arriva anche in molta stampa vicina al centrosinistra. La nostra categoria non si è distinta in battaglie in difesa di Biagi e di tutti gli altri. Io sono convinto che Montanelli avrebbe oggi dei problemi ad avere lo spazio che aveva soltanto due anni fa, e non perché penso che il "Corriere" sia il giornale "di Berlusconi", ma perché è passata questa linea che non sei riformista se dici certe cose, che sei massimalista, demonizzatore, ossessionato. Un montanelliano in Italia è destinato a votare a sinistra finché c'è Berlusconi, o magari anche dopo? Finché c'è Berlusconi è sicuro. Dopo bisognerà vedere che cosa c'è, perché credo che Montanelli avesse ragione quando diceva: "Io ce l'ho con questi qua molto più di quanto ce l'abbia uno di sinistra, perché in Italia dopo il passaggio di Berlusconi in politica per cinquant'anni bisognerà lavarsi la bocca ogni volta che si parla di destra". E con due destre importanti dell'Occidente di oggi, come quella francese di Chirac e Sarkozy e quella americana di Bush, come si troverebbe? Credo che gli piacerebbe molto la destra di De Villepin, una destra elegante, colta, non ideologica, ma in qualche modo etica. Nel libro troverete le cose durissime che Montanelli ha detto a proposito dei primi passi di Bush junior alla Presidenza americana: lui che ha sempre sostenuto i Repubblicani disse che se avesse potuto avrebbe votato Al Gore. C'è una liberazione totale dopo il crollo del muro di Berlino, c'è il crollo di tutti i vecchi punti di riferimento, per cui Montanelli diventa non di sinistra, ma imprevedibile. Anche in persone che stanno dall'altra parte vede incarnare i suoi ideali di politica moderata, senza fughe in avanti, riformatrice. Da quella destra lì è veramente l'unico che ha il coraggio di staccarsi subito. Poi arriveranno i Sartori, i Dini, ma all'inizio è veramente lui e basta, tanto che viene molto comodo dire che è "rincoglionito", che ha ceduto alla sindrome di Stoccolma o che è diventato comunista. E la sua posizione nella guerra fredda? Negli anni Settanta incontra in segreto Enrico Berlinguer, perché secondo la sua etica gli sembra una persona da conoscere. Anche il suo rapporto con Fortebraccio è un indizio del fatto che Montanelli stava sì in uno dei due schieramenti, ma ci stava già a modo suo, anche se spesso non traspariva dal giornale che faceva, che a volte sembrava scritto per colonnelli in pensione. Ma Montanelli ha svolto anche un compito, ha tenuto ferma una destra che avrebbe potuto dilagare in tutti quei movimenti golpistici che serpeggiavano negli anni Settanta. Per esempio non ha mai votato Msi, mai ha avuto alcun tipo di rapporto con Almirante, mentre molti dei suoi lettori erano proprio fascisti. Quando va in Ungheria e fa quei bellissimi reportage rompe il suo rapporto con Longanesi, perché non racconta la storia che vogliono sentirsi raccontare gli anticomunisti italiani, cioè che si trattava di una rivolta liberaldemocratica contro il comunismo. Spiega che la rivolta d'Ungheria è tutta interna, che gli ungheresi non vogliono gli americani, ma un comunismo diverso. Tutto questo dimostra il suo modo personalizzato, originale, di stare nella guerra fredda. Montanelli era un uomo dall'orgoglio fortissimo, al punto che forse si può dire sia stato più spesso ispirato dal temperamento che dal ragionamento freddo. Era uno che la giurava, come altri la giuravano a lui. Montanelli non è mai stato mosso da rancore, piuttosto da orgoglio, da puntiglio personale. Nelle sue battaglie si sente tutto l'aspetto umano e antropologico, che secondo me per lui conta molto più che non l'aspetto politico: c'è anche il lato estetico, il lato caratteriale del Bastian contrario che vede tutti andare a sinistra e quindi rimane orgogliosamente a destra. Ma non era rancoroso, era orgoglioso. Una somiglianza da maestro ad allievo: si può parlare di Montanelli come di un suo maestro? Sì, certamente. Lui mi diceva "datti una calmata". Ma aggiungeva "perché sennò quelli ti segano le gambe", non perché non fosse giusto. Io non so se il mio essere sia più mosso da orgoglio o da spirito "rompicoglioni". Da questo punto di vista lui era più "sereno". Non ha fatto "La Voce" per rancori personali, ma perché credeva giusto fare un nuovo giornale, così come pensava fosse giusto fare il vero "Corriere", e così come nel '94 riteneva giusto fare il vero "Giornale", cioè evitare che si potesse dire che la destra era Berlusconi, far vedere che ci può essere anche una destra liberaldemocratica, che prende il conflitto d'interessi come punto di non-ritorno, come cosa massimamente inaccettabile per una democrazia. Che non fosse rancoroso lo dimostra inoltre il fatto che quando Berlusconi crolla la prima volta, Montanelli smette di sparargli addosso. Poi, quando nel 2000, dai primi sondaggi si capisce che Berlusconi sta ritornando alla grande, allora ricomincia ad attaccarlo, mai con rancore, ma perché si rende conto del pericolo che sta emergendo. È sempre stata una cosa abbastanza ragionata, ancora una volta partendo dall'aspetto umano, perché lui conosceva Berlusconi e conosceva gli italiani, ed era più preoccupato degli italiani che non di Berlusconi, perché vedeva che c'era una certa Italia che sembrava fatta apposta per Berlusconi. Montanelli cita la frase di Mussolini: "Come si fa a non diventare dittatori in un paese di servi?". Sa che c'è un'Italia pronta a inginocchiarsi per i tipi da balcone. Gli italiani da balcone lo preoccupavano molto più di Berlusconi al balcone. Daniele Castellani Perelli |
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#39 |
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Senior Member
Iscritto dal: Dec 2003
Città: Trento, Pisa... ultimamente il mio studio...
Messaggi: 4389
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Questo e' davvero troppo.
3 giorni quoto...
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"Expedit esse deos, et, ut expedit, esse putemus" (Ovidio) Il mio "TESSORO": SuperMicro 733TQ, SuperMicro X8DAI I5520, 2x Xeon Quad E5620 Westmere, 12x Kingston 4GB DDR3 1333MHz, 4x WD 1Tb 32MB 7.2krpm
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