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#21 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Sep 2002
Città: Vercelli
Messaggi: 1874
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Quote:
Ergo, il problema di qui si parla qui, ovvero del condannato in primo grado che fa appello solo per far prescrivere il reato, non lo avrebbe minimamente risolto. Ricordiamoci che è sempre l'imputato a cercare di allungare il processo, nella speranza che intervenga la prescrizione. Il P.M., al contrario, ha tutto l'interesse a sveltire il più possibile, per lo stesso motivo. Quindi, togliere la possibilità di appello all'accusa, non serve affatto a defatigare i tribunali (gli appelli chiesti dall'accusa sono una minima parte, e quasi sempre ben fondati) o a sveltire i processi. Serve solo a impedire che un eventuale assolto ingiustamente in primo grado, non possa più essere giustamente condannato in appello.
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"Personalmente non ho nulla contro chi crede in un Dio, non importa quale. Sono contrario a chi pretende che il suo Dio sia l’autorità che gli permette di imporre delle restrizioni allo sviluppo e alla gioia dell’umanità" (Alexander S. Neill, «Summerhill», 1960). |
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#22 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Aug 2001
Città: GROSSETO
Messaggi: 1633
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La c.d. legge Pecorella non è stata bocciata dalla Corte Costituzionale perché ritenuta una legge ad personam come tu continui erroneamente a sostenere ma perché incostituzionale. Avevo già postato la sentenza ma evidentemente non hai voglia di leggerla.
La parità delle parti processuali è un principio fondamentale che non esiste solo nel nostro ordinamento. È davvero ridicolo pensare che di debba modificare la nostra Costituzione in senso contrario, per alterare la posizione delle parti a tutto vantaggio della difesa senza risolvere gli annosi problemi dei tempi della giustizia. La "ragionevole durata del processo" non si ottiene attraverso la totale soppressione di rilevanti facoltà processuali di una sola delle parti. Come qualcuno già ti ha fatto notare la legge impediva al pubblico ministero di appellarsi contro le sentenze di proscioglimento senza porre limiti alla facoltà dell'imputato di appellarsi contro una sentenza di condanna. Per ridurre i tempi della giustizia non è necessario modificare addirittura la Costituzione, per permettere l'approvazione di leggi come la Pecorella ma, come da tempo sostiene il sostituto procuratore di Reggio Calabria Nicola Gratteri, da vent'anni in prima fila contro la 'ndrangheta, è sufficiente con legge ordinaria modificare le norme e le procedure esistenti senza stravolgimenti e correggendo gli errori legislativi fatti negli ultimi vent'anni che hanno indebolito la giustizia a tutto vantaggio della criminalità. L'organizzazione giudiziaria va poi riformata rendendola più efficiente e garantendo i mezzi e le risorse necessarie. Le condizioni di certe procure e tribunali sono da terzo mondo (si vedano i servizi di Iacona e di Report). Quello che serve soprattutto è una classe politica che abbia veramente intenzione di far funzionare la macchina della Giustizia e che non approvi leggi come l'indulto, la ex-cirielli (un'amnistia mascherata), la Cirami, l'introduzione del patteggiamento allargato, in generale leggi che hanno tutt'altri fini rispetto a quello di velocizzare i tempi della giustizia. Quote:
Per favore attieniti all'argomento della discussione, grazie. Quanto al garantismo ormai si fa sempre più spesso un uso inappropriato del termine. Quella non era una legge garantista, ma incostituzionale. |
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#23 |
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Bannato
Iscritto dal: Sep 2002
Città: LA CITTA' PLURI-CAMPIONE D'ITALIA!
Messaggi: 5903
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Igor,sei fenomenale.Quoto ogni tua singola parola.
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