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Old 14-12-2007, 19:07   #101
rikyxxx
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Io non ce l'ho con te, nemmeno ti conosco, ma quello che scrivi mi fa rabbrividire. Parli di "concenzione profonda" ma poi metti tutto a livello meramente fisico e biologico...

Per me è PADRE o MADRE chi vuole, ama e cresce un bambino. Chi se ne frega del seme, dell''ovulo o dell'utero di chissà chi...

Ho un cugino adottato: mi dici chi deve considerare suoi genitori???
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Old 14-12-2007, 19:23   #102
ania
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Originariamente inviato da rikyxxx Guarda i messaggi
Io non ce l'ho con te, nemmeno ti conosco, ma quello che scrivi mi fa rabbrividire. Parli di "concenzione profonda" ma poi metti tutto a livello meramente fisico e biologico...

Per me è PADRE o MADRE chi vuole, ama e cresce un bambino. Chi se ne frega del seme, dell''ovulo o dell'utero di chissà chi...

Ho un cugino adottato: mi dici chi deve considerare suoi genitori???
"Rabbrividisci" perchè hai frainteso, distorto e non compreso quello che volevo dire, e perchè -erroneamente- credi che io voglia imporre ad altri quello che trovo giusto per me.

Ritengo di essere stata più che chiara, e se non riesco a farmi comprendere, rinuncio a definire meglio qualcosa che ritengo di avere espresso in modo comprensibile.

A volte bisogna anche imparare a lasciar perdere.


Ania

Ultima modifica di ania : 14-12-2007 alle 19:36.
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Old 14-12-2007, 20:26   #103
Senza Fili
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Originariamente inviato da rikyxxx Guarda i messaggi

Per me è PADRE o MADRE chi vuole, ama e cresce un bambino. Chi se ne frega del seme, dell''ovulo o dell'utero di chissà chi...

Ho un cugino adottato: mi dici chi deve considerare suoi genitori???
Quoto.
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Old 15-12-2007, 12:34   #104
Lucrezio
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Città: Trento, Pisa... ultimamente il mio studio...
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Signori, siamo vicini al punto di non ritorno.
La discussione si sta scaldando un po' troppo, vediamo di tornare sui binari
__________________
"Expedit esse deos, et, ut expedit, esse putemus" (Ovidio)
Il mio "TESSORO": SuperMicro 733TQ, SuperMicro X8DAI I5520, 2x Xeon Quad E5620 Westmere, 12x Kingston 4GB DDR3 1333MHz, 4x WD 1Tb 32MB 7.2krpm
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Old 15-12-2007, 16:16   #105
ania
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Messaggi: 1886
Quote:
Originariamente inviato da Senza Fili Guarda i messaggi
Non è che ad un single serva un aereo privato per recarsi pochi km al di fuori dei nostri confini nazionali, per potersi avvalaere della fecondazione assistita in un paese più civile, basta un qualunque volo a/r che costa poche centinaia di euro, comunque hai ragione, siamo proprio a discorsi da elementari, nemmeno ci sarebbe da spiegare che, se proprio si volesse evitare la fecondazione assistita, una single potrebbe benissimo introdurre da sola il seme di un amico donatore nella propria vagina e rimanere incinta...5 minuti di tempo, ed una siringa dal valore di 1 euro et voilà.
Quote:
Originariamente inviato da ania Guarda i messaggi
Qualche paese in Europa che forse consente la fecondazione assistita ad una donna single, probabilmente ci sarà pure.

Sinceramente non ho sotto mano i dati, se ho tempo, dopo li cerco.
Ecco i dati che ti avevo promesso :

Quote:
Le leggi sulla fecondazione assistita negli altri paesi

La legge sulla fecondazione assistita approvata nel 2004 alla Camera, alla quale si riferiscono i quesiti referendari è arrivata molto in ritardo rispetto alle norme stabilite da tempo negli altri paesi europei.
I primi ad occuparsi della materia sono stati gli spagnoli, nel 1987, seguiti dagli svedesi, nel 1988.
La Gran Bretagna è il paese che disciplina la materia con un organismo indipendente.
Ecco in sintesi le leggi in vigore all'estero.


AUSTRIA.
Secondo la legge del 1992, è ammessa sia la fecondazione artificiale tra coppie sposate o conviventi sia quella eterologa, ma non per le donne sole.
Non sono consentiti l'inseminazione post mortem e l'utero in affitto.
E' inoltre ammesso l'accesso ai dati del donatore.


GERMANIA.
La è stata approvata nel 1990 ammette l'inseminazione omologa e eterologa solo per le coppie sposate.
La fecondazione in vitro è ammessa solo se omologa.
L'articolo uno della legge vieta di trasferire nel corpo di una donna più di tre embrioni per un ciclo di inseminazione.
Non sono ammessi l'inseminazione post mortem, conservazione, congelamento e donazione di embrioni e l'utero in affitto.


GRAN BRETAGNA.
La legge del 1990 consente sia l'inseminazione omologa che eterologa a coppie sposate o conviventi e a donne singole.
E' ammesso l'utero in affitto, purché non sia fatto in cambio di pagamento.
Gli embrioni congelati possono essere utilizzati solo se entrambi i potenziali genitori sono d'accordo.
Due è il numero massimo di embrioni che si possono trasferire durante la fecondazione in vitro, ma questi casi sono valutati singolarmente.
La Gran Bretagna è l'unico paese europeo ad avere un organismo indipendente che sovrintende alla materia: "The fertilizatioon and embryo authority".


SPAGNA.
L'accesso all'inseminazione artificiale, sia omologa che eterologa, è consentita alle coppie sposate, conviventi, nonché singole purché vi acconsentano in modo libero e cosciente.
E' possibile l'uso scientifico degli embrioni ma i genitori dovranno autorizzare per iscritto questo uso.
La prima legge che regola la materia è del 1987.


SVEZIA.
La legge varata nel 1988 ammette l'inseminazione omologa ed eterologa per le coppie sposate o conviventi, ma è vietato il ricorso al seme
di donatori anonimi.
Non è ammessa per la donna sola
.
La fecondazione in vitro è consentita solo con il seme della coppia, che deve essere sposata o convivente.
Non è ammesso l'utero in affitto.


NORVEGIA.
La legge è del 1987, stabilisce che possono accedere all'inseminazione artificiale solo le coppie sposate o conviventi in maniera stabile.
L'inseminazione eterologa e' ammessa solo quando il marito o il convivente della donna sia sterile o se si è in presenza di una malattia ereditaria.



FRANCIA.
la legge del 1994 stabilisce che solo le coppie sposate o conviventi da almeno due anni possono accedere all'inseminazione artificiale.
Non è ammesso l'utero in affitto.
I componenti la coppia inoltre devono essere entrambi in vita.
E' ammessa l'inseminazione artificale con donatore solo quando la procreazione assistita all'interno della coppia non abbia avuto successo.


BELGIO.
Manca ancora una legislazione specifica e ciò consente larga autonomia ai centri di procreazione assistita.
L'accesso alla fecondazione assistita, sia omologa che eterologa, è consentito a tutte le tipologie di coppie (sposate e non, eterosessuali o omosessuali) e alle donne single.

Permessa la pratica della crioconservazione degli embrioni e la diagnosi preimpianto.
Vietata per legge la clonazione riproduttiva.
I medici belgi hanno recentemente adottato una autoregolamentazione, in base alla quale si impegnano a non trasferire più di un embrione per ciclo di fecondazione in vitro, congelando gli altri per i tentativi successivi.
Si tratta della tecnica del "golden embryo", selezionato per le sue caratteristiche vitali grazie agli esami di laboratorio.
Questa tecnica permette di aumentare le chance di successo e di limitare le gravidanze gemellari.


STATI UNITI.
Ciascun stato americano regola in modo diverso le norme per la fecondazione artificiale o assistita.
Generalmente, però, è ammessa sia la fecondazione omologa che l'eterologa.
Molto diffusa è anche la maternità surrogata e la locazione dell'utero è possibile in California.
George W. Bush ha più volte sottolineato la necessità di difendere una «cultura della vita» anche nelle ricerche scientifiche, condannando chi uccide embrioni, ma la comunità scientifica avversa il giro di vite del presidente.


http://www.molecularlab.it/dossier/p...one_estera.asp


Ania

Ultima modifica di ania : 15-12-2007 alle 18:17.
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Old 15-12-2007, 23:27   #106
Senza Fili
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Ottimo
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Old 25-01-2008, 13:25   #107
ania
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http://www.corriere.it/cronache/08_g...ba99c667.shtml
Quote:
Uteri in affitto all'estero per far nascere bimbi italiani
Preferiti gli Usa.
Pacchetti «tutto compreso»


Francesca ha perso suo figlio all'ottavo mese di gravidanza a causa di una predisposizione, non diagnosticata, alla trombofilia. Il piccolo è nato morto e una grave emorragia le ha portato via anche l'utero. Barbara, invece, imputa la sua disgrazia a un errore medico in sala parto. «Se il cesareo fosse stato fatto subito — racconta — oggi Tommaso sarebbe ancora vivo». Anche lei, con l'intervento, ha perso per sempre la possibilità di costruirsi una famiglia in modo naturale. Diverso il caso di Sabina: rimasta incinta sette volte, non è mai andata oltre la dodicesima settimana. Sono loro le tipiche surromamme, quelle che per diventare madri hanno un'unica possibilità: ricorrere all'aiuto di un'altra donna che porti avanti la gravidanza al loro posto. Un percorso complicato, illegale in Italia ancor prima della legge 40, ma possibile all'estero dove fioriscono le agenzie che offrono pacchetti «tutto compreso», dall'assistenza legale alla ricerca della portatrice, come viene spesso chiamata la madre surrogata. E non sono poche le coppie italiane, eterosessuali e omosessuali, che si fanno tentare. «Il fenomeno è in crescita esponenziale — spiega Gail Taylor, 39 anni, fondatrice di Growing Generations, l'agenzia californiana nata nel 1996 e dedicata esclusivamente alla comunità gay —. Riceviamo richieste da tutto il mondo. Anche dal vostro Paese. Finora avremo aiutato decine di coppie omosessuali italiane. Per quelle etero, invece, abbiamo fondato nel 2002 Fertility Futures e anche lì i clienti non mancano».


Il costo però è quasi proibitivo: «Per uno straniero — spiega Taylor — si aggira tra i 150mila e i 170mila dollari. Il primo appuntamento è gratuito e senza lista d'attesa qui negli States. Altrimenti possiamo venire noi in Italia ma in quel caso bisogna aspettare». Di problemi legali non ce ne sono. Gli accordi tra le parti vengono studiati nei minimi dettagli e in molti Stati americani, dalla California all'Illinois, è possibile stabilire ancor prima del parto la paternità e maternità dei genitori riceventi. Il nome della portatrice non appare sul certificato di nascita. Il che rende possibile tornare in Italia con un figlio proprio a tutti gli effetti. E senza nemmeno passare dal consolato. «Il bambino quando nasce ha la cittadinanza americana — spiega Richard B. Vaughn, avvocato al National Fertility Law Center di Los Angeles —, dopo dieci giorni si può chiedere il passaporto e lasciare il Paese. Più delicato il caso delle coppie gay. Qui in California è possibile registrare allo stato civile due padri ma per i Paesi che non lo permettono, consigliamo ai nostri clienti di far apparire la madre surrogata sul certificato di nascita, previa rinuncia alla patria potestà, oppure di lasciare solo il nome del padre. Entrambi i casi sono stati accettati in Italia». L'avvocato Ezio Menzione ha lo studio a Pisa e si occupa da anni di garantire le coppie dai trabocchetti giuridici: «È importante — spiega — l'aiuto di un legale per avere i documenti in regola per la trascrizione dell'atto di nascita in Italia. A volte gli stati civili pongono dei problemi perché hanno paura che ci sia sotto un'adozione. Proprio ieri sono dovuto intervenire presso lo stato civile di Roma ma ho risolto la cosa per telefono. L'importante è che il certificato di nascita abbia una validità internazionale, in termini legali si definisce apostille. Con questo documento non bisogna nemmeno passare dal consolato».

Qualche complicazione in più se la coppia è omosessuale: «Nella maggior parte dei casi risulta una madre che ha rinunciato ai diritti genitoriali e che poi non comparirà nello stato civile. A meno che il padre non lo desideri». Il percorso, comunque, è ormai collaudato per le nascite negli Stati Uniti e in Canada, un Paese che offre gli stessi standard americani a un prezzo minore: dai 40mila ai 50mila dollari. «So di coppie — aggiunge Menzione — che sono andate in Ucraina o in Russia. Anche lì è legalmente possibile. Ma io non me ne sono mai occupato. Bisogna conoscere molto bene il diritto del Paese in cui si opera per evitare che la piccola o il piccolo venga trattenuto alla frontiera una volta nato». Alcuni italiani, per stare più tranquilli e anche per risparmiare, reclutano una parente. Stefania, per esempio, è tornata da Kiev proprio in que sti giorni. Sarà la sorella a portare in grembo il suo bambino che sarà partorito in Ucraina. Il costo è di circa 10mila euro (25mila se la portatrice è fornita dalla clinica). «In questo caso — spiega Menzione — non dovrebbero esserci problemi perché sul certificato di nascita comparirà il nome della madre biologica, che ha donato gli ovuli, e non di quella surrogata».

Lo stesso discorso vale per la Russia dove si pagano circa 42mila euro. Molto delicata è la scelta della portatrice. Affidarsi a Internet per risparmiare non è mai una buona idea. Il rischio di una truffa o di un ripensamento è troppo alto. Le agenzie più serie sottopongono le loro candidate a uno screening psicologico molto attento. Due i requisiti base: avere già avuto un figlio ed essere indipendente economicamente. È importante anche che la famiglia della donna sia d'accordo. E che la gravidanza sia gestazionale cioè che la surrogata sia inseminata con l'ovulo della madre ricevente o di un'altra donatrice. In questo modo il bambino che nascerà non sarà biologicamente suo e l'attaccamento psicologico sarà minore. Ma cosa spinge le portatrici a candidarsi? «La maggior parte — spiega Gail Taylor — lo fa per amore, perché gli piace essere incinta e aiutare gli altri. Poi, ovviamente, c'è anche il lato economico».

Monica Ricci Sargentini
25 gennaio 2008

http://www.corriere.it/cronache/08_g...ba99c667.shtml

Quote:
Anna, due papà e un album con tante foto
«Le racconteremo come è nata»
Tobia e Marco, insegnanti romani, spiegano la loro decisione di avere un figlio


ROMA — Tobia sognava da sempre di diventare padre. Marco, invece, non ci aveva mai pensato. «Quando sei gay e adolescente negli anni '80 — dice ridendo — quello che potevi immaginarti era di passare la vita nei parchi, tra incontri occasionali». Ma oggi è diverso. Così, nel 2008, alla fine di quattro piani senza ascensore, la coppia apre la porta di casa ai cronisti tenendo in braccio Anna, capelli castani e due occhi nerissimi, due anni fra qualche settimana. Una bimba con due papà («Pa-tò e Papà-co» come li chiama lei), nata grazie all'aiuto di due donne, una donatrice (che ha dato i propri ovuli) e una portatrice che l'ha cresciuta in grembo in California dove anche le coppie omosessuali possono ricorrere alla maternità surrogata. La pratica in Italia è illegale e parlarne apertamente è ancora un tabù. Per questo i due uomini, entrambi insegnanti, socialmente impegnati, uno di loro è scrittore e conduttore radiofonico, preferiscono raccontare la loro storia rimanendo nell'anonimato. «Lo facciamo per proteggere Anna — spiegano —. Non vogliamo che sia al centro dell'attenzione».

L'appartamento, tre stanze e soggiorno, a ridosso delle mura aureliane, è di quelli senza pretese. Pochi mobili e un'infinità di libri, stipati negli scaffali. Per terra, sparsi un po' ovunque, i giochi della bambina. «Ho dovuto faticare un po' a convincere Marco — racconta Tobia, 43 anni, un viso da bambino invecchiato dai capelli bianchi —. Abbiamo cominciato a parlarne dopo 4 o 5 anni di rapporto, verso il '98-'99». «Maggio 99», puntualizza subito l'altro, 42 anni, capelli neri e carnagione mediterranea. «All'inizio — spiega — la reazione era di perplessità. Quando abbiamo scelto la strada delle agenzie americane il dubbio maggiore era l'idea di avere un bambino passando attraverso una transazione economica ». «Per me — interviene Tobia — è stato importante il fatto che venisse comprato un servizio, non un figlio. Paghi anche se, per qualunque motivo, il bambino non nasce». Il costo è alto. Centoventimila dollari. La priorità per entrambi è evitare di sfruttare un'altra persona. «Sapevamo che non ci avrebbero proposto donne senza figli o in una situazione di bisogno. Abbiamo compilato questionari molto molto complicati, con quello che cercavamo, le nostre esigenze, le nostre opinioni e convinzioni».

La prima candidata viene scartata. Poi l'incontro con Jane, 38 anni, quattro figli e il desiderio di aiutare una coppia gay. «Quando le abbiamo parlato la prima volta ci è subito piaciuta, era con il suo compagno e per tutto il tempo è stata sostenuta dalla sua famiglia. Con i soldi della surrogacy ha seguito un corso di specializzazione per avanzare nel suo lavoro di infermiera professionale». Per la donatrice, che nessuno dei due ha incontrato, ci si è affidati un po' all'istinto. «Abbiamo scelto su un catalogo in base alla simpatia che ci ispirava... e poi l'italianità. La faccia che fosse più mediterranea». Marco: «Ci è piaciuto che lei parlasse di politica. E poi la disponibilità a incontrare Anna se un giorno vorrà scoprire la sua storia». Il padre biologico è Tobia — quegli occhi non ingannano — ma la decisione è stata meditata. «All'inizio — dice — abbiamo fatto un po' Oreste e Pilade: "fallo tu, no fallo tu"». «A un certo punto — interviene Marco — siamo arrivati ai fogliettini». Cioè? «Cartoncini con su scritto "Marco" o "Tobia": e poi l'estrazione a sorte. Non serviva a scegliere, ma a vedere chi ci rimaneva più male. Alla fine era Tobia. L'agenzia permette anche di mischiare lo sperma, per non sapere chi sia il padre, ma per una forma di chiarezza abbiamo rifiutato ». «E poi — conclude Tobia — penso che non ci rendessimo conto di quanto sarebbe stata figlia di tutti e due». Certo, in Italia, Marco resterà sempre un estraneo per Anna di fronte alla legge. Solo in California, grazie a una sentenza del tribunale di San Diego, entrambi risultano come padri. «Se un giorno morissi — scherza Tobia — Marco potrebbe scappare in America».

Il rapporto con la madre surrogata e con la sua famiglia è stato molto profondo e continua ancora oggi. Quando è Jane è rimasta incinta, nel 2005, la coppia era in California e ci è tornata a Natale per l'ecografia. «Per i mesi della gravidanza — aggiunge Tobia — avevamo preparato delle cassette con le nostre voci, che Anna poteva sentire quando era ancora nell'utero. A marzo siamo tornati per il parto e in sala c'eravamo noi, la madre e la cognata. Abbiamo tagliato il cordone ombelicale e siamo stati i primi a prenderla in braccio». «Lei — dice Tobia — non l'ha allattata, è uscita quasi subito dall'ospedale, noi siamo rimasti lì due notti in una stanza con Anna». Dopo 18 giorni un aereo intercontinentale, l'arrivo a Roma e la registrazione allo stato civile. Sul certificato di nascita americano ci sono i nomi di Tobia e di Jane, anche se lei ha rinunciato a ogni diritto sulla bambina. Oggi la vita di entrambi ruota intorno alle esigenze della piccola. Tobia insegna in un corso serale, Marco al mattino. Mai presa una baby sitter. Una routine da famiglia «normale », perfettamente accettata dagli altri. «Ai nostri genitori — dice Tobia — non l'abbiamo detto finché non è stato tutto pronto. E sono stati entusiasti». «Anche i vicini — aggiunge Marco —, quelli con cui i rapporti erano un po' più freddi, si sono inteneriti». Quando sarà più grande, Anna saprà come è nata. «Le diremo — spiega Tobia — che ci sono delle signore che ci hanno aiutato ad averla. E stiamo preparando un quadernone ad anelli con la sua storia e le foto (lei nell'ecografia, Jane incinta). Se poi ci contesterà ben venga. Siamo entrambi insegnanti e sappiamo come funziona l'adolescenza».

Monica Ricci Sargentini

25 gennaio 2008
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