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#41 |
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Iscritto dal: Jan 2007
Messaggi: 41
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Per chi nega l'evidenza:
Ultima intervista di Borsellino: http://scudit.net/mdfalconeinter.htm http://it.youtube.com/watch?v=H3dUAs...el-ated&search http://it.youtube.com/watch?v=YVQ1kmOOBrw T R I B U N A L E D I C A L T A N I S S E T T A UFFICIO DEL GIUDICE PER LE INDAGINI PRELIMINARI DECRETO DI ARCHIVIAZIONE (artt.409 e 411 c.p.p.) Il Giudice, dott. Giovanbattista Tona, nel procedimento nei confronti di: • BERLUSCONI Silvio, nato a Milano il 29 settembre 1936; • DELL’UTRI Marcello, nato a Palermo l’1 settembre 1941; in relazione al reato di cui agli artt.110-422 c.p., 7 d.l. 13 maggio 1991, n.152 (conv. in l. n.203/91) (c.d. aggravante della finalità mafiosa), 1 d.l. 15 dicembre 1979 n.625 (conv. in l.n.15/80) (c.d. aggravante della finalità di terrorismo). http://www.cuntrastamu.org/mafia/documenti_sen.htm http://www.archivio900.it/it/download/file.aspx?id=135 |
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#42 |
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Registered User
Iscritto dal: Sep 2002
Messaggi: 1025
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è vero non ha fatto neanche un giorno di galera... ma pensi forse non sia colpevole?
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#43 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Dec 2000
Città: prov. di Alessandria
Messaggi: 5621
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Addio Pierpo, motociclista. |
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#44 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Dec 2000
Città: prov. di Alessandria
Messaggi: 5621
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Per me è già colpevole così. Ma non è lui la causa di tutti i mali, come non lo è il berlusca e come non lo sono i comunisti o leghisti o i dipendenti statali. Ce lo vogliono far credere. Ci riescono.
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Addio Pierpo, motociclista. |
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#45 | ||
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Senior Member
Iscritto dal: Nov 2002
Città: Mission world: Napoles, Milan, Madrid, Paris, London, Now AMSTERDAM!!!!! yahoooo!!! Next stop: California, Tnx TNS-NIPO!!
Messaggi: 2150
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Ok hai ragione i pentiti non sono affidabili MA I GIUDICI NEMMENO?!?!??!?! su cavolo basta possibile che neghi l'evidenza... e i pentiti non sono affidabili e i giudici non sono affidabili e chicchessia non é affidabile, lo é solo berlusconi allora a sto punto ti faccio mettere una bomba sotto casa e chiunque dica qualcosa non é affidabile perché in tanto avró fondato il mio partito e saró diventato primo ministro...
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La libertá sopratutto di parola é un lusso che non ci si puo' permettere in italia, per la strada come su internet. |
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#46 |
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Member
Iscritto dal: Jan 2007
Messaggi: 41
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#47 | |
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Registered User
Iscritto dal: Sep 2002
Messaggi: 1025
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Pessimo invece che tu ci prova. |
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#48 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Dec 2000
Città: prov. di Alessandria
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Ho mai scritto che berlusconi è affidabile?no, l'hai scritto tu per poterti appigliare a qualcosa. te la canti e te la suoni...io che ci posso fare?!
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Addio Pierpo, motociclista. |
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#49 |
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Member
Iscritto dal: Jan 2007
Messaggi: 41
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Marco Travaglio: la vera storia di Berlusconi e Dell'Utri_1
http://it.youtube.com/watch?v=iXJin-dYraY Marco Travaglio: la vera storia di Berlusconi e Dell'Utri_2 http://it.youtube.com/watch?v=eoue61XDw6k Telefonata di Berlusconi a Dell'Utri intercettata http://it.youtube.com/watch?v=ZqjAuF-eyxU Berlusconi Dell'Utri-Lapsus-E' chiaro che io essendo mafioso http://it.youtube.com/watch?v=t7QsxTeYEKo Sentenza Dell'Utri - Berlusconi http://it.youtube.com/watch?v=hUYDy7SZAgI "La mafia non esiste", Marcello Dell'Utri http://it.youtube.com/watch?v=TO9ut_G8BNo |
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#50 | ||
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Senior Member
Iscritto dal: Aug 2001
Città: GROSSETO
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http://www.democrazialegalita.it/mot...ti=15ott04.htm Quote:
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#51 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Dec 2000
Città: prov. di Alessandria
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Addio Pierpo, motociclista. |
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#52 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Aug 2001
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La decisione della Corte d’Appello di Palermo è stata definitivamente ed irrevocabilmente confermata dalla Corte di Cassazione con sentenza pronunziata il 15 ottobre 2004 e depositata il 28 dicembre 2004. A ricorrere in Cassazione fu lo stesso Andreotti (se lo avevano assolto come affermò certa stampa, doveva essere proprio un suicida per ricorrere contro la propria assoluzione). La Cassazione ha confermato la sentenza di appello di Palermo e ha condannato Andreotti a pagare le spese processuali. |
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#53 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Dec 2000
Città: prov. di Alessandria
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quando il reato (primo) è andato in prescrizione si era già alla Cassazione o no!?!? qui ci sono fior fior di avvocati che non mi hanno ancora risposto!!
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Addio Pierpo, motociclista. |
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#54 |
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Senior Member
Iscritto dal: Dec 2000
Città: prov. di Alessandria
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ma chi?!andreotti o berlusconi?!?!?
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Addio Pierpo, motociclista. |
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#55 |
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Senior Member
Iscritto dal: Dec 2000
Città: prov. di Alessandria
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si? e dove hai colto questo abile stratagemma?mi spieghi il punto preciso da cui hai dedotto "AHAAAAAAAAAAAAAAAA BECCATO!ferste giustifica la Mafia al governo!!!"che c'è la Mafia ORA al governo lo sostieni tu!!!io non ho detto niente
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Addio Pierpo, motociclista. |
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#56 | |
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Registered User
Iscritto dal: Sep 2002
Messaggi: 1025
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il tuo comportamento mi sta facendo venire l'orticaria. Ti consiglierei di andare un giorno al 41bis per vedere cosa vuol dire mafia. Cosi magari ti passa la voglia di difenderla. Adesso io vado. |
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#57 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Aug 2001
Città: GROSSETO
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Il limite della data del 1980 è la data dell'ultimo incontro che Andreotti ha avuto con Bontade. Questo è l'ultimo incontro che i giudici ritengono accertato. Poi ci sono altri incontri successivi con mafiosi, ma non si ritiene che siano sufficienti a stabilire che Andreotti era ancora organicamente legato alla mafia dopo l'‘80, anche perché poi Bontade venne ucciso dai corleonesi e perché cambiarono tutti gli equilibri. Non so dove vuoi arrivare, ma spingersi sino a negare l'evidenza non lo trovo molto sensato. In ogni caso siamo già fin troppo OT. Per ogni altro dubbio su Andreotti, potresti aprire un nuovo thread. |
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#58 |
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Senior Member
Iscritto dal: Aug 2001
Città: GROSSETO
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Falcone e Borsellino e la mafia non perdona
Il sacrificio di due eroi «normali» di Sergio Zavoli Giovedì scorso, 19 luglio, a Palazzo Madama si è ricordato l'anniversario della strage di via d'Amelio, a Palermo, dove nel luglio del '92 venne fatta saltare in aria la macchina in cui erano Paolo Borsellino e la sua scorta. La testimonianza più accorata, e dura, è stata quella del senatore Di Lello, che fece parte, con Falcone e Borsellino, del pool antimafia creato dall'allora consigliere istruttore Antonino Caponnetto. Vorrei riportare qui per i lettori di questo giornale, uno stralcio delle interviste che amo di più tra quelle dedicate alla ricostruzione di quei fatti. Comincio proprio da Caponnetto, un uomo semplice, forte, coerente, il cui spessore etico mi ricorda quello di Vittorio Foa: «Borsellino mi stava accompagnando all'aeroporto, dopo i funerali di Giovanni Falcone, insieme con il figlio Manfredi, e prima che andassi all'imbarco ci salutammo. Gli dissi: i "Allora, Paolo, arrivederci presto!" Non è facile descrivere, e dimenticare, lo sguardo che mi dette. Già sapeva di essere nel mirino: "Ma sei sicuro che ci rivedremo?" Cercai di mascherare il mio turbamento con un tono scherzoso. Mi abbracciò, ma con una forza che mi fece male: mi strinse - non se ne rendeva conto - come se non volesse più distaccarsi, come avvinto a qualcosa di caro, che non voleva perdere. Allora ho sentito che era il suo addio». Poi, volli parlare con Rita Borsellino, la dolce, dolente, consapevole sorella dell'amatissimo fratello: «Paolo parlava della sua morte con grande naturalezza, per lui era quasi un fatto scontato. Paolo non diceva "se un giorno mi ammazzeranno", diceva "quando un giorno mi ammazzeranno". Era così che lui e Giovanni parlavano del loro futuro. Dopo queste morti, tante parole, tante celebrazioni, tanti ricordi anche da parte di quanti, durante la loro vita, non avevano parlato di Paolo e di Giovanni in termini lusinghieri! Ora, Paolo e Giovanni sono per tutti degli eroi: io non accetto questo termine, che non piacerebbe neppure a loro. Io dico che Paolo e Giovanni erano forse gli eroi della normalità, gli eroi di ogni giorno, perché ci vuole grande eroismo per questo! Sì, per questo forse sì! E' una cosa triste, ma io credo che Paolo e Giovanni lavorassero proprio perché la normalità non avesse bisogno di eroi». Dal Lavoro di quegli uomini coraggiosi, e dal loro sacrificio, scaturì una sequela di pentimenti. Un nuovo coraggio, una maggiore fiducia nello Stato, forse un soprassalto di orrore per quanto era appena successo indussero una quantità di uomini, non solo della manovalanza, a collaborare con la giustizia. Ecco due pentimenti storici; un lascito, per così dire, della morte di Falcone e di Borsellino. Questa intervista si è svolta nella più assoluta segretezza. Antonino Calderone non si era fatto vivo dalle sue parti. Solo una circostanza speciale lo aveva riportato nei vecchi luoghi, e potei avvicinarlo per un lungo colloquio. - Lei, Calderone, è il pentito cui la giustizia, dopo Buscetta, deve di più; ma anche quello che l’ha più provocata. C'è una macchia che più di ogni altra sporca la sua storia: è l'omicidio di quattro ragazzi colpevoli di avere scippato la madre dì Nitto Santapaola, e uno di loro aveva appena dodici anni. «Così piccolo - sono parole sue - da scomparire nel sedile della macchina». Furono strangolati e buttati in un fosso... «Sì... è una macchia orribile, me la porterò sempre dietro... Guardi, sono stato due giorni e una notte a convincerli di non farlo, ma Santapaola mi disse che se non lo facevamo noi, li avrebbe scannati lui. E' una cosa che non si può cancellare...» - Ma poi, per dieci anni, si è tenuto questo peso sulla coscienza... «Sì, e non è stato facile dirlo al giudice Falcone. Quando gli ho confessato questa atrocità è come se avessi rivisto tutto un'altra volta...» - In dieci anni di collaborazione, dai tempi di Falcone e di Borsellino, è cambiata la lotta a Cosa Nostra? «Ora di Cosa Nostra si sa quasi tutto. E' stato Giovanni Falcone, seguito da Borsellino, ad aprire questa grande autostrada per poter arrivare dove si è arrivati». - Quando fuggì in Francia, inseguito dagli uomini di Nitto Santapaola che volevano ucciderla, lei portò con sé la famiglia, moglie e bambini. Qual è stato, poi, il rapporto con i suoi bambini? «Dopo il mio arresto, hanno saputo tutta la mia storia e la più piccola mi ha detto: papà, se tu non facevi questo, di parlare, di raccontare, noialtri non ti avremmo più guardato in faccia. E questo è stato il premio per il mio pentimento». Antonino Calderone vive in America, ha il volto rifatto e un altro nome. E questa è l'intervista a Vincenzo Scarantino, condannato a 18 anni per la partecipazione alla strage di via D'Amelio. I vertici di Cosa Nostra, Scarantino, le avevano ordinato di rubare la 126 usata per la strage. Mi racconti quella domenica... «Uno portava la 126, tre facevano la staffetta, con tre macchine. La "macchina imbottita" era nel mezzo. A un certo punto quei tre mi hanno fatto segno di lasciare la macchina, e io e altre due macchine siamo andati via mentre loro posteggiavano quella "buona" in via D'Amelio...» - Dopo avere consegnato la macchina imbottita d'esplosivo lei, in un bar, salutò suo cognato, oggi all'ergastolo proprio per la strage di via D'Amelio, con queste parole: "Tutto a posto!". «Non si pensa a niente, in quei momenti, si pensa solo a uccidere e basta...». Quante persone ha ucciso, lei? «Il Bonanno, Amato, Lombardo, i fratelli Lucera... in tutto una decina... e se ero fuori, sa quanti poveretti avrei ammazzato...» - Ha mai rivisto in televisione le immagini della strage? «C'era una ragazza... un braccio gliel'hanno trovato sopra un albero, mezzo corpo da una parte, le gambe da un'altra... Stavo male, però non è che io facevo capire niente...» - Un giorno decide di pentirsi. Fu una decisione libera, spontanea, oppure fece il calcolo di potersela cavare con qualche vantaggio? «Ho riflettuto tante volte, poi ho deciso di collaborare e ho detto: "Io dirò, e mi toglierò tutto il male di cui sono a conoscenza"». - E adesso si aspetta la vendetta mafiosa, o no? «Si, si... Mi cercheranno in tutto il mondo per ammazzarmi!» - Le capita mai di immaginare chi sarà incaricato di ucciderla? «E' Pietro Aglieri, che se mi acchiappa non fa trovare più niente di me! E' come un cane da caccia, va cercando sempre... lui le cose le fa con il suo tempo!» - Vuole dire che è paziente? «Sì, troppo, troppo paziente, troppo...» - E lei ha paura di questa pazienza? «Sì! Però se mi ammazza morirò con la coscienza pulita, perché ho fatto prendere tutti quelli della strage di via d'Amelio, che volevano la morte del dottor Borsellino...» - Ritiene di avere pagato il conto? «Sì». - Che cosa succederà, Scarantino, quando si avranno le sentenze? «La mafia non perdona a nessuno, a nessuno perdona. Più ne ammazza, più ne vuole ammazzare. Per farcela pagare a tutti, perché è assatanata di sangue.... una volta ha fatto strangolare una persona per una parola sbagliata!» - Lei ebbe una parte in quella uccisione? «Io l'ho afferrato da dietro, gli hanno messo la corda al collo, lo hanno strangolato, uno gli ha messo il piede sulla nuca, gli ha schiacciato la faccia per terra. Poi l'abbiamo legato, messo in due sacchi della spazzatura e l'abbiamo bruciato, come fosse una bambola...». Via via che i collaboratori dì giustizia diventavano più numerosi, ci si è domandato se inchieste, processi, e quindi la sorte stessa degli imputati, non dipendessero troppo o pressoché interamente, dalle accuse di criminali recidivi, compensati con le riduzioni di pena e i vantaggi, anche economici, previsti dai programmi di protezione. Si faceva osservare, da una parte, che la precarietà della loro posizione li poteva indurre ad affermare davanti agli inquirenti ciò che supponevano ci si aspettasse da loro; anche a costo, date le circostanze, di mescolare verità, invenzioni, calunnie. Rinunciarvi, si rispondeva dall'altra parte, è un regalo ai capi mafia, che potranno intimidire, persuadere, corrompere testimoni e imputati perché non si presentino al dibattimento a confermare dichiarazioni e accuse rendendole, così, mille. Ci fu chi sottolineò il rischio di "banalizzare" la mafia trattandola alla stregua di una criminalità qualunque. Ma forse si voleva proprio questo: tenere sotto tiro investigatori e pentiti. Non a caso la mafia stava già studiando uno storico cambio di strategia: si sarebbe confusa nella società, avrebbe costruito affari, creato complicità e spinto all'obbedienza con le minacce, i ricatti, le punizioni affidate ai più diversi clan criminali. "Hanno abolito la mafia per legge", si disse allora. Ne era nata un'altra. Quotidiano Nazionale 23-07-2007 |
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#59 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Apr 2002
Città: PD
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Solo un colpevole può essere PRESCRITTO , infatti la prescrizione scatta solo in caso di COLPEVOLEZZA ACCERTATA , non solo , ma la prescrizione è pregiudiziale , vuol dire che anche se non fai nessun giorno di galera sulla fedina penale resta scritto che sei colpevole e potresti averne dei danni ( ad esempio uno prescritto non può entrare nelle forze dell' ordine ) . Se sei innocente vieni ASSOLTO , non prescritto , non c' è prescrizione per un innocente . In secondo grado Androtti è stato assolto con formula piena ( "per non aver commesso il fatto" ) per l' imputazione successiva al 1980 e prescritto per i fatti precedenti . La procura ha fatto ricorso contro l' assoluzione per il primo capo d' imputazione , Andreotti ha fatto ricorso per la prescrizione del secondo . La Cassazione ha parzialmente riformato l' assoluzione che è diventata più debole ( "per insufficenza di prove" ) , mentre ha confermato la prescrizione e ha condannato il senatore a pagare le spese processuali .
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Certe persone non le digerisco |
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#60 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Dec 2000
Città: prov. di Alessandria
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Andare al 41 bis? è l'indirizzo di Riina? se io difendo la mafia tu sogni....o inventi....o tutti e due....non sono sorpreso!
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Addio Pierpo, motociclista. |
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