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Città: LA CITTA' PLURI-CAMPIONE D'ITALIA!
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Originariamente inviato da melomanu
Embè?
Pensi che, per il processino della pisella, sarebbero servite a qualcosa certe dichiarazioni?No: ormai le sentenze erano già richieste e scritte prima ancora della fine del processo.
Ora invece la cosa cambia, e di molto: far saltare fuori robe del genere ( con la speranza che vengano provate e dimostrate) farebbe un chiasso, ma talmente forte, che molte persone che ora fanno i galletti, si tramuterebbero in struzzi.
Oltretutto, ora si vuol spostare la cosa sul penale, e non più sul solo lato sportivo, per cui avrebbero un peso ben maggiore.
Infine, il fatto che si riferisca a Facchetti, è purtroppo semplice conseguenza del fatto che lui aveva un determinato ruolo nell'Itner: l'avesse avuto Branca, o pincopallino, si parlerebbe di loro.
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Questi sono i FATTI dell'inchiesta sulla cupola di Moggi and Co.Ciò su cui i PM indagano,cose REALI e non FITTIZIE o di PARTE come le dichiarazioni di De Santis,SENZA PROVE.
Rileggetevele e ricordatevi che voi Juventini NON AVETE DIRITTO a criticare un'altra società per comportamenti illeciti INESISTENTI quando per 10 anni la serie A è stata palesemente falsata.Anche per voi come per altri,vale il voto clericale a San Prescrizione...
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Ma non era una bufala?
E' passato un anno. Il 22 aprile le prime indiscrezioni, il 3 maggio le intercettazioni della Procura di Torino, il 12 maggio i verbali della Procura di Napoli. Lo definimmo un disastro nucleare, perché, scrivemmo, "per togliersi la radioattività ci vogliono anni". E il calcio oggi sa bene che cosa volessimo dire.
Ricordate l'estate 2006 dei processi sportivi? Una prima ondata di indignazione generale, ma subito dopo ecco nascere i due partiti che quei processi accompagnarono. I colpevolisti-giustizialisti da una parte, gli innocentisti-garantisti dall'altra. Quelli del "è tutto vero" contro quelli, taluni invero autorevoli, del "è tutta una montatura»" Tra Caf, Corte Federale e Arbitrato del Coni uscirono fuori tre gradi di giudizio, molto distanti tra loro. Prima la condanna a morte, poi l'ergastolo, infine la detenzione più o meno prolungata. Un progressivo affievolimento della pena buono per alimentare le polemiche.
In realtà, una ragionevole mediazione di fronte ad eventi sportivi senza precedenti: se oggi la Juventus dovesse ancora fare i conti con la sentenza di primo grado (serie B e 30 punti di penalizzazione, anziché i superstiti 9 dell'ultimo verdetto) ritornare subito in A sarebbe impossibile. Ciascuno, a fronte di quelle decisioni della giustizia sportiva e di una inchiesta penale che aveva esaurito la sua prima fase limitandosi (si fa per dire) a mostrare una montagna di intercettazioni, ha potuto tenersi stretta la propria tesi. E le vicende della Telecom e i percorsi del professor Guido Rossi hanno magari contribuito a rafforzare gli opposti estremismi.
Oggi l'elemento utenze riservate, nella sua vasta dimensione, rafforza lo scenario in modo sostanziale. E merita di vedere ri-raccontata tutta questa storia sotto la lente d'ingrandimento delle novità e delle documentazioni sopraggiunte. Non si tratta più "soltanto" di aver regalato un cellulare a Bergamo e/o a Pairetto. La squadra dei procuratori napoletani Beatrice e Narducci, basta leggere le carte, ha sviluppato un lavoro di ricerca mostruoso. Un po' come accettare la sfida di comporre un puzzle di un milione di pezzi. È presto per dire se ci sono riusciti per intero o no, e altre sedi, ben più competenti di questa, stabiliranno fino a dove la ricostruzione dei fatti si mostrerà attendibile.
Un teorema accusatorio che in qualche misura presentava delle falle (gli arbitri dove sono?), oggi sembra però mostrare una tenuta stagna: le utenze riservate c'erano, il sistema di una vera e propria rete di comunicazione parallela e clandestina pure. Gli arbitri al centro di tutto, anche e soprattutto. E il punto di partenza, o se preferite il terminale, era sempre lui. Luciano Moggi. Il grande officiante era anche il grande dispensatore di utenze riservate. Ci sono due persone direttamente informate dei fatti che lo affermano. Confutare le loro testimonianze è molto, molto difficile.
Sì, Moggiopoli è il nome giusto. Qualche utenza riservata in più da attribuire al legittimo proprietario, qualche testimone eccellente: l'impressione è che questa storia non abbia ancora finito di riservare colpi di scena. È per questo che riprendiamo a raccontarvela. Mettendo ordine nel passato, remoto e prossimo, e nel presente. Aspettando, inquieti, di vedere che cosa ci riserva ancora il futuro.
Ruggiero Palombo
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La serie A al telefono Risponde Moggi
Le schede svizzere venivano attivate sempre nell'imminenza di sorteggi e partite del campionato 2004/2005. Tre casi emblematici per capire il sistema
MILANO - Una montagna di partite sospette, un groviglio inestricabile di telefonate, 48 persone indagate, schede straniere ancora senza "proprietario". La seconda parte dell'inchiesta di Moggiopoli non è meno inquietante della prima. E conferma i sospetti avuti dagli inquirenti un anno fa quando nulla era ancora trapelato all'esterno: esisteva una "associazione per delinquere" formata da dirigenti di società e personaggi del mondo arbitrale che si tenevano costantemente in contatto su canali riservati (le schede svizzere) per indirizzare secondo i propri desideri le partite della stagione 2004-05.
INCROCI Nell'inchiesta dei magistrati Beatrice e Narducci figurano 107 partite attorno alle quali ci sono state tante, troppe telefonate. Anzi, in realtà gli incontri sospetti sono 106, perché negli atti viene ripetuta per due volte Siena-Brescia 2-3. Quindi: 78 di serie A, 22 di B e 6 di coppa Italia. Sulle 31 utenze straniere monitorate attraverso l'analisi dei tabulati (21 delle quali associate "verosimilmente" a Moggi, al dirigente del Messina Fabiani, ai designatori Bergamo e Pairetto, a otto arbitri e un guardalinee) c'è stato un via vai spaventoso di chiamate, soprattutto a ridosso dei sorteggi arbitrali e delle partite. Ne abbiamo prese tre rappresentative del funzionamento del sistema: Juventus- Milan valida per lo scudetto, Messina-Fiorentina importante per la retrocessione e la contestatissima Roma-Juventus, che portò allo scontro (registrato e finito agli atti) tra l'allora presidente federale Franco Carraro e il designatore Paolo Bergamo.
TELEFONATE Avvertenza: nella "nota tecnica" allegata agli atti i carabinieri segnalano che i grafici con il numero delle telefonate effettuate o ricevute dai vari personaggi coinvolti sono "una rappresentazione di sintesi immediatamente intelleggibile e che possono talvolta presentare delle incoerenze in relazione al numero dei contatti realmente effettuati". Nei dati forniti dagli operatori telefonici, infatti, ci potrebbero essere dei doppioni.
Le 21 schede telefoniche
Ecco le conclusioni dei magistrati sulla seconda fase dell'inchiesta di Napoli.
LA RETE "L'aver trovato una sorta di rete telefonica parallela, riservata a un gruppo ristretto di persone, è la conferma dell'esistenza di un'associazione per delinquere che avevamo già ipotizzato nella prima fase dell'inchiesta". Nulla di ufficiale, ma in Procura a Napoli è questa la voce che si diffonde anche a risposta delle molte obiezioni già preparate dalla difesa. "Non si guarda alle gare, si lavora sul complesso dei contatti", è la conclusione del discorso.
21 SCHEDE I carabinieri di via in Selci a Roma hanno lavorato sulle schede telefoniche straniere di cui già si parla nelle prime tre informative del 2006. Il maggiore Attilio Auricchio, prima di lasciare la seconda sezione, ha completato il lavoro iniziato tracciando una mappatura delle utenze riservate che venivano effettuate con schede della Switzerland Mobile Sunrise, di un operatore sloveno e di un altro del Liechtenstein. "Cinque schede sono in uso a Moggi Luciano, 2 a Bergamo Paolo, 2 a Pairetto Pierluigi...", comincia così il capitolo dell' informativa 554/100 - 1 del 28 marzo di quest'anno che riguarda le 21 schede telefoniche "tracciate" e il relativo traffico emerso dai tabulati. In allegato i riscontri con le utenze telefoniche degli arbitri Paparesta, Pieri, Cassarà, Dattilo, Racalbuto, Bertini, Gabriele, De Santis e dell'assistente Ambrosino, che sono servite a dare la conferma dell'assegnazione di quelle schede proprio agli stessi arbitri.
INTRECCI I carabinieri fanno anche un dettagliato esame della distribuzione delle schede e così emerge che tutti gli arbitri hanno una sola scheda ad eccezione di Racalbuto che ne ha due come i due ex designatori e il direttore sportivo Mariano Fabiani. Ma come funzionavano le telefonate all'interno del gruppo? Gli investigatori hanno stabilito che Moggi era l'unico a parlare sia con i designatori che con gli arbitri, mentre Fabiani teneva i contatti solo con i direttori di gara. Bergamo e Pairetto non utilizzavano le schede riservate per contattare gli arbitri.
CONFERME Ma il sistema che gestiva il potere all'interno della struttura federale è stato confermato ai magistrati anche da alcuni insospettabili testi. Nei documenti consegnati ai legali troviamo alcune conferme del sistema che aveva portato al doppio designatore. In premessa i magistrati ripercorrono la genesi con una cena a casa del presidente Carraro alla quale presero parte i presidenti delle sette principali società, le "sette sorelle" che non trovarono l'accordo su un nome unico e decisero per la doppia figura. Ma non sono novità, lo stesso Carraro lo aveva detto agli organi di giustizia sportiva durante le sue audizioni. Forse le vere novità riguardano alcune "incongruenze" che i testi hanno segnalato ai magistrati relativamente alla gestione della giustizia sportiva. In particolare su segnalazioni precise, i carabinieri hanno acquisito documentazione relativa ai verbali del caso dei calciatori Boudianski e Zetulayev, prima inseriti, poi spariti e in seguito reinseriti in altro comunicato.
Maurizio Galdi
"Per tenere Carraro
si deve fare il massimo"
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La telefonata tra Giraudo e Moggi del settembre 2004 svela parte della strategia degli ex dirigenti della Juventus: "Con i suoi difetti, è uno che ci ascolta"
Franco Carraro, 67 anni, ex presidente della Federcalcio. AnsaMILANO - Le schede telefoniche svizzere per manovrare gli arbitri. Le sim italiane per tramare, dispensare regalie, condizionare il nostro calcio. Il sistema Moggi era binario, compartimentato. Doppio designatore arbitrale, doppi cellulari. Ore 10.21 del 15 settembre 2004, telefonata tra Luigi Pairetto e Luciano Moggi.
Moggi: "Pronto?"
Pairetto: "Ehi, puoi accendere?"
Moggi: "Sì".
Pairetto: "E' urgente".
Moggi: "Uhm".
Pairetto: "Ok".
Nella sua essenzialità è la conversazione chiave di Moggiopoli perché dimostra che c'erano due piani di comunicazione. Uno schermato, non intercettabile. L' altro nostrano, non protetto, con folcloristici tentativi di depistaggio, tipo Bergamo ribattezzato Atalanta e Pairetto nome in codice Pinochet: materiale raccolto dalla Procura di Torino (che per prima nel 2004 s'imbattè in Moggiopoli) e ricomposto poi dai carabinieri del comando provinciale di Roma, per conto dei pm di Napoli, Beatrice e Narducci, nell'ambito dell' inchiesta "Offside".
CITAZIONI Ci sono intercettazioni che nella primavera 2006 non ebbero risalto o non vennero alla luce. Per esempio una saporita telefonata tra Luigi Pairetto e il vicepresidente federale Innocenzo Mazzini, l'omone toscano con barba e capigliatura risorgimentale. Siamo nel settembre 2004 e la combriccola moggiana è alle prese col caso Maria Grazia Fazi, nostra signora degli arbitri, fresca di estromissione dalla segreteria della Can, ruolo che le consentiva di conoscere vita, morte e miracoli di ogni fischietto di A e B. La Fazi, detta la Bionda, non vuole andarsene, minaccia di fare rivelazioni ai giornali. Dalla sua parte ha Paolo Bergamo, designatore in tandem con Pairetto. Moggi, Giraudo e gli altri sono furiosi: come risolvere la grana? Il 22 settembre chiamata tra Pairetto e Mazzini.
Pairetto: "(...) però ho sentito voci che potrebbe andare anche alla pallavolo (soggetto sottinteso la Fazi, ndr)?"
Mazzini: "Allora, ieri gli ho spiegato come fare. Gli ho detto, guardate che dovete adattare e adottare il vecchio detto latino "deprimo veatur.... ut... veatur".
Pairetto: "Removeatur, esattamente ".
Sì, come no. Promoveatur ut amoveatur, promuovere per rimuovere: questa è la corretta citazione. Deprimo veatur... Roba da far arrossire il latinista Lotito.
LUSSI Bergamo si convince che la Fazi non può più lavorare alla Can. E in un dialogo con Pairetto spiega perché: "Nel momento in cui scoppia un bubbone, dobbiamo capire come rimediare allo scoppio del bubbone! Perché non voglio guastare i rapporti con te né i rapporti con gli amici che tu sai! Che per cinque anni mi hanno aiutato a fare una cosa che a me mi ha dato soddisfazioni, trasparenza personale, lusso. Sarò sempre grato, che discorsi sono!". La Fazi, per la cronaca, sarà sistemata all' ufficio per Euro 2012 e visto come è andata, con l'Europeo assegnato a Polonia e Ucraina...
INCONVENIENTI Moggi fermava gli aerei, nel senso che se un'amica era bloccata nel traffico lui chiamava il caposcalo dell' aeroporto e faceva ritardare il volo. Di fronte ai guasti, però, nulla poteva.
Bergamo: "Ma dove sei?".
Moggi: "Io sono a Torino, sono arrivato questa mattina alle 5 perché si è rotto l' aereo".
Bergamo: "Ho capito, ma che cosa è successo?".
Moggi: "Eh, si sono accese tutte le spie prima di decollare e quindi siamo rimasti lì fino alle quattro".
DEPRESSIONI Settembre 2004, il presidente federale Franco Carraro è giù di tono e non si capisce bene perché.
Moggi lo chiama: "Sto a Roma. Ci facciamo una chiacchierata, dai! Ti metto un po' in allegria".
Risposta di Carraro: "No, io, guarda... Ormai di parlare di calcio non me ne frega niente".
Carraro sì che aveva capito tutto. Il problema però si ripropone più avanti, colloquio tra Mazzini e Moggi.
Mazzini: "Antonio (Giraudo, ndr) mi ha detto che era in depressione!". Moggi: "Chi è in depressione?"
Mazzini: "Il presidente! (Carraro, ndr)".
Moggi: "No, l'ho caricato io, dai!".
Mazzini: "Meno male!".
Moggi: "Sono uscito adesso!".
Mazzini: "Allora?".
Moggi: "E allora tutto a posto!".
Mazzini: "Ma è tutto a posto alla Moggi o è tutto a posto davvero?".
OXFORD Tra Carraro e Bergamo i rapporti sono pessimi, i due si detestano. Il 17 settembre 2004 lunga telefonata sul tema tra Moggi e Bergamo, che a un dato momento si lascia andare a un'oxfordiana invettiva: "Luciano, a me il signor Carraro mi fa una s... a due mani, perché io ho il mio lavoro, ho la mia agenzia, ho la mia indipendenza e gli vado nel c..., eh!".
CAFFE' L'osservatore arbitrale Sergio De Marchi racconta a Pairetto cosa è successo, dopo Samp-Juve 0-3 del 22 settembre 2004, nello spogliatoio dell'arbitro Dondarini: "Finita la partita, c'era fuori un poco di casino, ci siamo seduti lì tranquilli, abbiamo bevuto il caffé, abbiamo chiacchierato un poco, è venuto a trovarci Moggi, è stato lì un bel quarto d'ora anche lui... e basta".
Pairetto: "Va bene, guarda che Moggi ha detto: "siccome in trasferta facciamo sempre tre a zero quando ci sei tu, avvertirò Pierluigi di mandarti sempre!".
ZEMAN Colloquio tra Francesco Ghirelli, ex d.g. federcalcio, e Antonio Giraudo della Juve. Oggetto: un'intervista di Zdenek Zeman sul quotidiano Il Romanista.
Giraudo: "E' un discorso di lealtà, questo deve piantarla, questo gli dai 5 mesi. (...) Dobbiamo essere severi, deve pigliarsi 5 mesi. Rompe anche i coglioni, deve piantarla lì. (...) Mi raccomando, Zeman stavolta bisogna dargli dei mesi e lui non può neanche allenare quando è così, non solo non andare in panchina".
Ghirelli: "Non c'è alcun dubbio".
OROLOGI E COMMISSIONI Fine estate 2004, Mino Raiola, procuratore di Zlatan Ibrahimovic, compra orologi di lusso in una gioielleria di Amsterdam. Sono regali per Moggi e Giraudo.
Moggi avvisa Giraudo: "Stasera avrai una bella sorpresa".
Giraudo: "Di che metallo? Quale è il metallo?"
Moggi: "No, no, è eccellente, vai tranquillo, è uno dei migliori".
Giraudo: "Tipo?"
Moggi: "Alla grande".
Il giorno dopo Moggi telefona a Raiola: "Poi c'è un problema. (...) Giraudo, quell'orologio di uguale ce l'ha la moglie...".
Raiola: "Mi ha già chiamato urgente, mi ha detto che vuole un altro orologio".
Moggi: "Eh, ascolta... E poi fammi portare il mio, eh".
Raiola: "Tranquillo, Luciano... Non ti preoccupare... Tu parli con... (...) Però tu metti via a posto la commissione di Zlatan, eh Luciano".
Moggi: "La commissione di Zlatan... Ora non parliamo per telefono... E' già bello e detto, dai su...".
OMINICCHI La Juve corteggia Mancini della Roma. A luglio del 2004 il brasiliano della Roma è stato ospite di Emerson a Torino, ma non c'è stato verso di convincerlo a firmare per la Juve. A settembre Mino Raiola dice a Moggi: "(...) Ma lui ( Mancini, ndr) non se la sentiva di venire a Torino, ha paura, non si sente pronto, e tutte queste cose qui, quindi non è roba nostra, non è uomo". Poi, più avanti: "Luciano senti, ma meglio così, ma ce ne abbiamo uno meglio su quella fascia lì, non ti preoccupare. Mo' adesso comincio a fare casino a Mido, non ti preoccupare, te la distruggo io la Roma!".
Moggi: "Va bono...".
TENIAMOCELO STRETTO Franco Carraro tende alla depressione (dicunt), ma resta un uomo potente. Ecco lo stralcio di una telefonata tra Moggi e Giraudo.
Giraudo: "Sì, lui (Carraro, ndr) è un po' giù di morale, quindi bisogna cercare di dargli pochi problemi... (...) Perché con tutti i suoi difetti tutto sommato è uno che quando lo chiami a noi ci ascolta, no?".
Moggi: "Ma porcaccio di un cane! Noi dobbiamo fare il massimo per tenerlo fermo lì".
Giraudo: "Eh, però bisogna gestirlo bene... (...) Sappi che allora bisogna cercare di dargli un po' di entusiasmo, hai capito? Qualsiasi argomento che viene fuori, no? Non dirgli: quello è un grande problema...".
POTERE Giulio Pazzanese, dirigente della Figc, viene escluso dalla lista dei delegati Uefa. Mazzini e Moggi, "protettori" di Pazzanese, leggono la decisione come un attacco alle loro persone da parte di alcuni funzionari della federcalcio.
Mazzini: "Mamma mia! Però, sai, siccome si potrebbe perdere il potere, io voglio lottare fino in fondo".
Moggi: "Qua non si perde niente perché gli si fa il c... prima di perdere! Ma guarda a questi...".
I TALEBANI DI BISCARDI Pietro Franza, presidente del Messina, è ospite del Processo di Biscardi e a trasmissione finita chiama Moggi. Franza: "Luciano! Minchia, oh, sono uscito dal Processo di Biscardi, Ma quelli sono matti! Quelli sono dei talebani, sono pazzi! Comunque guarda che sono proprio organizzati a colpire, hai capito?".
Moggi: "Sì, ma infatti a sproposito parlano, a destra, a sinistra, pur di...". Franza: "Ma proprio in mala fede, è tutto organizzato".
Moggi: "E' una cosa organizzata, dai".
Franza: "Tutto organizzato, dalla A alla zeta".
Beata innocenza di Franza, uno dei pochi a ignorare che era Luciano Moggi a dettare la linea del moviolone del Processo e a orientare i dibattiti in studio.
Sebastiano Vernazza
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