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Old 21-03-2006, 14:43   #201
STELEO
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Allora, fondamentale per la confessione è da una parte il pentimento e dall'altra l'intezione di non cadere più nel peccato. Fatto sta che l'uomo ha i suoi limiti per cui è naturale ricadere nel peccato, l'importante è che non lo si faccia "apposta", nel senso che si vada a confessare con l'intenzione esplicita poi di rifarlo ancora.
Ma c'è una fondamentale differenza tra l'essere cattolici e peccare -cosa che fanno tutti- e il dirsi cattolici e non praticare per principio.
Beh scusami ma a me sembra una barzelletta.
Guarda di tutti gli evasori fiscali ( e qui intendo chi non paga le tasse sul 740 ma anche chi non paga il canone Rai etc etc) chi si pente realmente ce ne sarà si e no l'1% quindi presumo gli altri non possono ritenersi cattolici? Oltretutto secondo me non lo confessano neanche in quanto non lo considerano un peccato.

Essere cattolico è imho attenersi alle leggi della chiesa. Giusto??? Un conto è peccare (rubare, bestemmiare non andare a messa, addirittura uccidere) uno si può realmente pentire, un altro è non seguire i dettami della chiesa e quindi ripeto come faccio io che mi separo dalla moglie far sesso con un'altra?
Automaticamente non sono più cattolico in quanto commetto giornalmente adulterio e se mi confesso come faccio a essere pentito? o sbaglio?

Quindi parlami dei divorziati visto che di quello non hai risposto.

Ciao e grazie per le risposte.
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Old 21-03-2006, 17:09   #202
gpc
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Originariamente inviato da Onisem
Cioè basta andare a messa?
Se tu credi che l'unica cosa a cui è tenuto un cattolico sia andare a messa, senza dubbio


(a scanso di equivoci, più esplicitamente: ovviamente no. Ma il cattolicesimo non è la religione dei "perfetti", è quella dei peccatori, senza esclusioni).
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Old 21-03-2006, 17:12   #203
gpc
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Originariamente inviato da STELEO
Beh scusami ma a me sembra una barzelletta.
Guarda di tutti gli evasori fiscali ( e qui intendo chi non paga le tasse sul 740 ma anche chi non paga il canone Rai etc etc) chi si pente realmente ce ne sarà si e no l'1% quindi presumo gli altri non possono ritenersi cattolici? Oltretutto secondo me non lo confessano neanche in quanto non lo considerano un peccato.

Essere cattolico è imho attenersi alle leggi della chiesa. Giusto??? Un conto è peccare (rubare, bestemmiare non andare a messa, addirittura uccidere) uno si può realmente pentire, un altro è non seguire i dettami della chiesa e quindi ripeto come faccio io che mi separo dalla moglie far sesso con un'altra?
Automaticamente non sono più cattolico in quanto commetto giornalmente adulterio e se mi confesso come faccio a essere pentito? o sbaglio?

Quindi parlami dei divorziati visto che di quello non hai risposto.

Ciao e grazie per le risposte.
Non ho risposto perchè non l'ho proprio visto, inoltre sono al lavoro e non è che abbia tutto 'sto tempo...
Il discorso è complicato e ridurlo a schemini ed esempi non è chiaramente facile, e anzi è riduttivo, tuttavia ti ripeto che il cattolico che è cosciente che qualcosa non vada fatta MA cade nel peccato è semplicemente un essere umano; un cattolico che decida per principio di definirsi tale ma di non fare nulla di ciò che prevede la religione come aspetto "attivo", non è cattolico in quanto per il cattolicesimo le due cose sono integrate.
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Old 21-03-2006, 17:14   #204
Onisem
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Originariamente inviato da gpc
Se tu credi che l'unica cosa a cui è tenuto un cattolico sia andare a messa, senza dubbio


(a scanso di equivoci, più esplicitamente: ovviamente no. Ma il cattolicesimo non è la religione dei "perfetti", è quella dei peccatori, senza esclusioni).
Ho capito, ma per essere "buoni cattolici" è sufficiente essere praticanti pur non attenendosi a determinati comportamenti? L'esempio classico, detto e ridetto, è quello dei divorziati: sono buoni cattolici i divorziati? Sì o Nò, senza tanti teologismi.
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Tanto poco un uomo si interessa dell'altro, che persino il cristianesimo raccomanda di fare il bene per amore di Dio. (Cesare Pavese)
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Old 21-03-2006, 17:23   #205
gpc
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Originariamente inviato da Onisem
Ho capito, ma per essere "buoni cattolici" è sufficiente essere praticanti pur non attenendosi a determinati comportamenti? L'esempio classico, detto e ridetto, è quello dei divorziati: sono buoni cattolici i divorziati? Sì o Nò, senza tanti teologismi.
Eh no, purtroppo è un tema molto complesso a cui non si può materialmente rispondere con sì o no. Il fatto è che c'è gente divorziata non per scelta (o colpa) sua, e lì come fai a dire chi si comporta bene o meno? Per fortuna il cardine della religione cattolica non è la colpevolezza del peccato ma il perdono di Dio, per cui il problema è più umano che altro
Attento a non pensare che il cristianesimo sia solo un seguire una serie di regolette codificate, perchè non è questo... ma per questo tema, interpellate qualche teologo che io non ho nè tempo nè voglia :menelavolemani:
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Old 29-03-2006, 23:16   #206
Ewigen
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I VESCOVI E IL PAESE
Il Segretario generale della Conferenza episcopale italiana ha illustrato le posizioni emerse durante l’assemblea sui maggiori problemi del Paese

«Cattolici in politica a titolo personale»

Betori: nessun coinvolgimento partitico ma attenzione ai valori fondamentaliLe priorità: rispetto della vita, sostegno alla famiglia e preoccupazione per l’economia

Da Roma Mimmo Muolo

I vescovi italiani «sono schierati sui contenuti, non sulle coalizioni». La conferenza stampa sui lavori del Consiglio permanente della Cei è appena finita. Ma il segretario generale della Cei, monsignor Giuseppe Betori, si ferma mentre è quasi sulla porta della Sala "Marconi" della Radio Vaticana, si gira verso i giornalisti e riassume con un'ultima frase il senso complessivo delle risposte alle diverse, specifiche domande poste dai giornalisti. «Schierati sui contenuti». Il che significa da un lato ribadire «la decisione come Chiesa, e quindi come clero e come organismi ecclesiali, di non coinvolgersi in scelte di schieramento politico o partitico». Dall'altro attirare l'attenzione sui problemi principali del Paese. Ad esempio, come è scritto nel comunicato finale dei lavori distribuito durante l'incontro con i media, sottolineare il «rispetto della vita umana dal concepimento al suo termine naturale», il «sostegno alla famiglia legittima fondata sul matrimonio» e la «preoccupazione per la difficile situazione economica del Paese». E raccomandare, infine, un «impegno forte e condiviso particolarmente nei confronti del problema dell'occupazione, specie al Sud», oltre che una soluzione del «complesso fenomeno dell'immigrazione».
Sono del resto i temi sui quali si è concentrato il fuoco di fila delle domande. E alle quali il vescovo ha risposto con modi pacati, ma anche con estrema chiarezza. In merito all'allarme criminalità organizzata in alcune regione del Mezzogiorno, ad esempio, ha fatto notare che il recente attentato contro una cooperativa agricola di Locri non colpisce solo la diocesi calabrese. Quell'impresa, infatti, come altre iniziative finalizzate a promuovere il lavoro giovanile al Sud, si colloca all'interno del "Progetto Policoro", che ha il sostegno attivo della Conferenza episcopale italiana. «Si può dire, quindi, - ha aggiunto il presule - che ci troviamo esposti noi vescovi in prima linea. I nostri uffici, infatti, stanno seguendo attent amente la situazione di Locri, insieme con monsignor Bregantini». Inoltre, ha detto ancora il segretario generale della Cei, in molte occasioni «abbiamo indicato l'emergenza criminalità organizzata come una delle cause che impedisce al Sud di riprendere il suo sviluppo».
A chi poi gli chiedeva in base a quali indicatori il Consiglio permanente avesse espresso la propria «preoccupazione per la difficile situazione economica del Paese», auspicando un «impegno forte e condiviso» su questo versante, Betori ha risposto: «Non abbiamo indicatori specifici, se non la sensibilità dei vescovi che fa emergere come la situazione di difficoltà delle famiglie non sia un fenomeno passeggero, ma sia diventata una costante soprattutto negli ultimi mesi».
A questi e ad altri problemi, dunque, dovrà por mano il Parlamento che uscirà dalle urne del 9 e 10 aprile. Quanto ai candidati cattolici presenti nei diversi schieramenti, monsignor Betori ha ribadito che essi «si impegnano a titolo puramente personale per una scelta libera, che ci auguriamo - ha auspicato - possa portarli a continuare a comportarsi con quella coscienza illuminata con cui hanno finora assolto i loro compiti ecclesiali».
Non c'è da stupirsi di questo passaggio alla politica attiva, ha fatto notare il presule rispondendo a una specifica domanda, perché si tratta di «un fenomeno che è sempre esistito nella storia della Chiesa italiana dell'ultimo secolo». La novità è piuttosto il fatto che «non c'è più il riferimento del partito unico, e dunque i cattolici vanno a collocarsi nelle appartenenze partitiche che loro stessi scelgono». L'auspicio è comunque quello che i cattolici impegnati politicamente «si facciano testimoni di valori umani e cristiani attorno a cui aggregare non solo i credenti, ma tutti i cittadini».
Una domanda è stata proposta anche sull'invio alle parrocchie e alle associazioni ecclesiali di materiale pubblicitario da parte di esponenti del centrodestra. «Non è certo una novità l'invio di mater iale pubblicitario da parte dei partiti, durante la campagna elettorale - ha risposto il segretario generale della Cei - . Ma come non ci coinvolgiamo in alcuna scelta di schieramento politico o partitico, non ci pronunciamo nemmeno su questo materiale.>>[Avvenire]


La CEI sostiene le riforme e chiede un’effettiva parità scolastica

CITTA’ DEL VATICANO, mercoledì, 29 marzo 2006 (ZENIT.org).- In un documento elaborato e diffuso questo mercoledì dal Consiglio Nazionale della Scuola Cattolica, la Conferenza Episcopale Italiana (CEI) valuta positivamente la riforma del sistema educativo e chiede un’“effettiva parità scolastica” per “l’esercizio pieno della libertà educativa delle persone e delle famiglie”.

In un contesto europeo in cui il rinnovamento e la qualità dell’istruzione e della formazione professionale giocano un ruolo decisivo, i Vescovi valutano positivamente il disegno contenuto nel D.P.R. 275/99 e nella legge 30/00 e confermato dalla legge 53/03, soprattutto per “l’apertura a una prospettiva personalistica dell’educazione” e per “la valorizzazione del ruolo della famiglia, del rispetto delle sue scelte educative” che promuove una cooperazione “tra scuola e i genitori e ribadisce inoltre la primaria responsabilità educativa dei genitori”.

In sintonia con le indicazioni dell’UE e dell’OCSE, il documento dei Vescovi ritiene che “si debbano consolidare presenze e attività nelle aree segnalate come più carenti”, e cioè “attività formative per fasce giovanili poste a rischio di emarginazione personale e sociale” e “attività e iniziative atte a rispondere positivamente alle nuove sfide derivanti dalla presenza dei figli di immigrati, ormai presenti sia nelle istituzioni scolastiche che formative ai diversi gradi e livelli”.

A questo proposito, i presuli sono preoccupati per un’impostazione che vorrebbe relegare i Centri di Formazione Professionale al solo ruolo di supporto all’istruzione.

I Vescovi si dicono pertanto “decisamente contrari all’introduzione di un obbligo scolastico che si realizzi esclusivamente nelle istituzioni scolastiche”, perché “tale impostazione non sembra rispettosa del diritto-dovere degli allievi e delle famiglie a scegliere liberamente il percorso scolastico o formativo”.

Il documento del Consiglio Nazionale della Scuola Cattolica sostiene con forza “la necessità di un pluralismo istituzionale e culturale, rappresentato da una pluralità di soggetti statali e non statali operanti nei rispettivi territori”, ovvero “l’attuazione di politiche nazionali e regionali che consentano l’esercizio pieno della libertà educativa delle persone e delle famiglie, che in Italia continua ad essere gravemente disattesa, pur essendo un diritto di tutti e non un privilegio di una minoranza”.

In particolare, il Consiglio Nazionale ribadisce che “tutte le scuole del servizio educativo pubblico, indipendentemente dalla natura giuridica della gestione, devono poter essere rese accessibili considerando che sono gli stessi alunni titolari, con i genitori, del diritto all’istruzione”.

“L’esercizio di tale diritto costituzionale richiede, in specie, che sia superata ogni discriminazione economica tra gli alunni di scuole statali e paritarie allo scopo di renderne possibile l’esercizio senza condizionamenti di sorta”.

I Vescovi sottolineano che “nel sistema nazionale pubblico di educazione il diritto-dovere all’istruzione e alla formazione deve essere gratuito per tutti”, e per questo motivo “il denaro erogato dallo Stato e dagli Enti locali alle scuole paritarie, cattoliche e laiche, non è sottratto alla scuola pubblica statale, ma serve per realizzare le finalità generali delle politiche educative del nostro Paese”.

Dopo aver ricordato che “il contributo complessivo dello Stato alle scuole paritarie è pari all’1.4% della spesa pubblica dello Stato” e che “dal 2001 al 2005 è rimasto sostanzialmente invariato”, il documento della CEI precisa che “il contributo alle scuole secondarie di 1° e di 2° grado paritarie è di appena 16 milioni di euro, cioè una vera miseria”, e che “anche per le scuole dell’infanzia e primarie paritarie non è certo sufficiente per coprire i costi”.

Il documento dei Vescovi italiani si conclude con l’auspicio che “sul disegno complessivo di riforma si trovi un terreno utile a un’intesa che vada oltre gli schieramenti ideologici e si ponga l’obiettivo di un sistema educativo veramente di qualità”.


Complice d'omicidio chi vota i nemici dell'embrione»
Jean Marie Le Mené, della Pontificia accademia, bolla chi elegge politici favorevoli alla manipolazione genetica: «Resistiamo al genocidio»
di Andrea Tornielli - (C) Il Giornale - 1° marzo 2006

Inviato da Mascellaro

Votare il politico che non rispetta l'embrione rappresenta «una complicità nell'omicidio». Lunedì Papa Benedetto XVI, nel suo intervento al convegno della Pontificia accademia per la vita, aveva detto che Dio non fa differenza tra l'essere umano appena concepito, il bambino e l'adulto, ma non aveva parlato esplicitamente di «omicidio» né tantomeno si era pronunciato sul voto ai candidati che ammettono la manipolazione degli embrioni. Lo ha fatto, invece, ieri - e con parole forti - Jean-Marie Le Mené, membro della Pontificia accademia della vita, intervenuto alla tavola rotonda che ha concluso il convegno internazionale svoltosi a Roma. Il tema trattato dal giurista francese, consigliere di Stato, era quello della tutela giuridica del concepito. Le Mené ha parlato, senza mezzi termini, di omicidio. Ha definito quello degli embrioni un «genocidio» e ha bollato come «complicità» il voto ai politici che non rispettano la dignità dell'essere umano appena concepito. Invitando inoltre i cattolici impegnati in politica a non essere passivi sull'argomento, ma a proporre iniziative per la tutela degli esseri umani appena concepiti.




«Votare a favore di un candidato le cui convinzioni non sono rispettose dell'embrione - ha detto lo studioso francese - costituisce una complicità con l'omicidio di quest'embrione, e quindi una grave mancanza di carità».

Le Mené si è soffermato sul «dovere» di «proteggere per legge l'embrione nella fase preimpianto», prima cioè che esso si annidi nell'utero, e ha proposto di «creare, in ogni diocesi, una struttura strategica specializzata nel rispetto della vita, distinta dalla cura pastorale per la famiglia, composta di esperti convinti dell'umanità e della personalità dell'embrione», in modo da diffondere «una resistenza attiva al genocidio programmato dell'embrione nella fase del preimpianto, anticamera della clonazione umana». Di qui, ha continuato lo studioso francese, la necessità di «imporre a tutti coloro che hanno una funzione di insegnamento o una responsabilità pastorale nella Chiesa, a livello parrocchiale, il dovere di esprimersi sistematicamente prima di ogni consultazione elettorale, ed almeno una volta all'anno», sui temi della vita. Una grande mobilitazione delle strutture di base della Chiesa cattolica, dunque, quella auspicata dall'autorevole membro della Pontificia accademia della vita, le cui posizioni sono state rilanciate dal «Sir», l'agenzia dei settimanali cattolici della Conferenza episcopale italiana. Secondo Le Mené, i politici cristiani, in particolare, «non dovrebbero accontentarsi di non fare» ma al contrario «hanno l'obbligo di fare proposte positive e innovative per proteggere l'embrione».

La reazione non si è fatta attendere, Emma Bonino, leader della Rosa nel pugno ha invocato un pronto intervento da sinistra: «Spero che almeno questa volta si reagisca contro questa dichiarazione assurda da parte della Chiesa... Che volete che dica? Sono senza parole. A questo punto io ribadisco: aboliamo il Concordato. Ci mancava solo che dicessero "Brucerete all'inferno!"... È mai possibile che si possa dire una cosa del genere? Se neanche di fronte a queste dichiarazioni la sinistra si alza in piedi per ribadire che c'è una libera Chiesa in libero Stato allora davvero non resta che ribadire "Viva l'abolizione del Concordato!"».

Benedetto XVI aveva ribadito «il carattere sacro e inviolabile di ogni vita umana, dal suo concepimento alla sua fine naturale». «Questo giudizio morale - aveva aggiunto - vale già agli inizi della vita di un embrione, prima ancora che si sia impiantato nel seno materno, che lo custodirà e nutrirà per nove mesi fino al momento della nascita». Lo scorso dicembre, in un messaggio ai vescovi latinoamericani, il Pontefice era già intervenuto su questo argomento: «Si facilita l'eliminazione dell'embrione - aveva detto - o il suo uso arbitrario sugli altari del progresso della scienza, che, non riconoscendo i suoi limiti... si converte in una minaccia per lo stesso genere umano, ridotto a mero strumento».




Monsignor Negri: "I cattolici votino per chi difende la vita"
Di Paolo Luigi Rodari
“Votare per un candidato che non rispetta l’embrione - spiega monsignor Negri - significa compiere un atto moralmente gravissimo”. A parlare al Velino è monsignor Luigi Negri, arcivescovo di San Marino-Montefeltro, già docente presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano di introduzione alla teologia. Chi lo fa si rende complice di un omicidio, come ha detto ieri Jean-Marie Le Menè, membro della Pontificia accademia per la vita? “Non arriverei a dire questo – continua monsignor Negri -. Secondo me l’atto però rimane grave. Io ritengo che sia importante che i cattolici votino chi sostiene la vita e, di più, quei candidati che fanno esplicita professione di fede”. Gli interventi della Chiesa causano polemiche anche perché arrivano a un mese dalle elezioni politiche. “La Chiesa fa bene a parlare anche perché, a mio avviso, soltanto lei difende esplicitamente una cultura della vita contro una cultura della morte. Chi è lontano dalle posizioni della Chiesa in merito alla vita spesso propone una cultura che va a ledere i diritti fondamentali della persona. Difendere la vita è un valore fondamentale e come tale va difeso anche nell’ambito politico”.
© Il Velino 1 marzo 2006
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Old 29-03-2006, 23:31   #207
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Olanda, eutanasia e "caso Giovanardi": "L'intolleranza laicista nell'Unione"
di Massimo Introvigne (il Giornale, 19 marzo 2006)

Il cosiddetto «caso Giovanardi» costituisce un episodio gravissimo di intolleranza laicista e un remake del «caso Buttiglione» del 2004 quando il Parlamento Europeo - con un decisivo contributo sia degli olandesi, sia di membri italiani di partiti dell'attuale Unione - non confermò la nomina del filosofo e ministro italiano a commissario europeo a causa delle sue opinioni contrarie al matrimonio tra omosessuali. All'epoca non solo L'Osservatore Romano ma anche la grande stampa americana fece notare come si fosse superato un punto di non ritorno nell'intolleranza laicista europea: ai cristiani impegnati in politica diventava ufficialmente vietato esprimere opinioni cristiane.

Nessuno si è accorto che, richiamando il precedente nazista per le leggi sull'eutanasia in Olanda, Giovanardi si è limitato a ripetere quanto era stato scritto a chiare lettere in un documento della Pontificia Accademia per la Vita del 2004, dal titolo «L'eutanasia in Olanda: anche per i bambini!», tuttora disponibile sul sito Internet che raccoglie i testi ufficiali vaticani. In quel testo si evoca addirittura il processo di Norimberga e il fatto che l'Olanda stesse rinnegando il consenso che sembrava raggiunto dall'Europa sul fatto che l'eutanasia praticata dal nazismo fosse un crimine particolarmente ripugnante.

Nel 2000 l'eutanasia era stata introdotta in Olanda per gli infermi maggiorenni capaci di farne richiesta, e nel 2002 estesa anche agli adolescenti sopra i dodici anni che aggiungessero la loro richiesta a quella dei genitori. Infine nel 2004 - secondo le parole del documento vaticano - anche «l'ultimo limite è stato varcato» in Olanda, e si è estesa l'eutanasia ai bambini sotto i dodici anni, «liberati dal dolore» con l'assenso dei medici e dei genitori. Il documento nota una «legge del piano inclinato per cui, una volta ammessa la legittimità della morte inflitta per pietà sull'adulto cosciente che ne faccia richiesta esplicita, poi si passa anche ad allargarne l'applicazione ai giovani, agli adolescenti, e infine ai bambini e ai neonati, ovviamente senza il loro consenso. È facile anche prevedere che lo scivolamento sul piano inclinato dell'eutanasia continuerà nei prossimi anni fino a includere i pazienti adulti ritenuti incapaci di chiedere il consenso». È esattamente quanto sta discutendo il Parlamento olandese in questi giorni in tema di malati di mente incurabili, ed è contro questa deriva che ha protestato Giovanardi.

L'Olanda, come già nel caso Buttiglione, pensa che non sia lecito a un politico cattolico esprimere la sua adesione pubblica al magistero della Chiesa su punti che toccano la nozione stessa di civiltà. Il problema potrebbe riguardare solo il declino inarrestabile della moralità di una certa classe politica olandese. Ma c'è anche un problema italiano: un fronte di partiti, singoli esponenti politici e giornali che sostengono l'Unione, si è scatenato contro Giovanardi. È emerso così con chiarezza che nell'Unione ci sono partiti e candidati che auspicano per l'Italia in tema di eutanasia un futuro all'olandese. È l'Unione allora che deve scusarsi con gli italiani (cattolici e no) d'accordo con la Chiesa sul fatto che l'eutanasia all'olandese sia una forma di barbarie. Naturalmente Prodi ci dirà che si tratta di «posizioni personali» di singoli candidati delle sue liste.

Ma sono «posizioni personali» che, se dovesse vincere l'Unione, staranno e si faranno sentire all'interno della maggioranza in Parlamento.





Cmq non che a dx la Prestigaicomo,Fini,... meglio (vedi referendum),purtroppo.
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Old 30-03-2006, 00:22   #208
coldd
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Originariamente inviato da Morkar Karamat
LOL

Se alcune opinioni per quanto cristiane sono illiberali, offensive e ledono i diritti di alcuni cittadini ovviamente vengono additate. Qualcuno dovrebbe mettersi in testa che le cose che afferma un cristiano non sono automaticamente giuste e condivisibili per volere di Dio...
eppure non è tanto difficile da capire
anche xche se il papa è il loro esempio, non mi stupisce il comportamento di certi cristiani
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