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Old 29-03-2006, 20:06   #1
indelebile
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Messaggi: 297
La morte di Papa GP II fu' una sorta di eutanasia?

Lasciatemi andare alla Casa del Padre". Ad un anno dalla sua scomparsa, le ultime parole pronunciate da Giovanni Paolo II diventano un libro e riaprono il controverso dibattito sull'eutanasia

"Lasciatemi andare alla Casa del Padre". Papa Giovanni Paolo II sussurro' queste parole a una suora polacca, Tobiana, che lo assisteva sul letto di morte. Una frase emblematica, divenuta il titolo di un libro uscito da pochi giorni (edizioni San Paolo) che raccoglie le testimonianze di chi fu vicino al papa negli ultimi giorni della sua vita, dal suo segretario don Stanislao al medico Buzzonetti.

Domenica prossima ricorre il primo anniversario della morte di Wojtyla, e inevitabilmente i media torneranno, oltre che sulla vita straordinaria del primo papa polacco, su quelle drammatiche ore che si conclusero alle 21.37 del 2 aprile 2005. E proprio partendo da quella che, stando ai testimoni, e' l'ultima frase intelligibile del pontefice, ci sembra giusto tornare su un tema che fu sfiorato nei giorni successivi alla morte, per poi essere seppellito dal mare di celebrazioni e di commozione che travolse tutti, destra e sinistra, credenti, laici e agnostici. Il tema dell'eutanasia, della "buona morte", il diritto del paziente a essere lasciato morire (o "andare nella Casa del Padre") senza quell'accanimento terapeutico che gia' di per se' e' un termine controverso e discusso. Karol Wojtyla e' stato un uomo tartassato da problemi fisici, a partire dall'attentato di Ali Agca nell'81, passando per un tumore al colon e poi alle problematiche legate al morbo di Parkinson. Fu ricoverato nove volte al Policlinico Gemelli, che scherzosamente chiamava "Vaticano Terzo".

Ma il decimo ricovero non ci fu mai. Una breve nota della Santa Sede di venerdi' 1 aprile, di mattina presto, informava che il papa, malgrado l'aggravarsi delle sue condizioni di salute, aveva chiesto di restare nel suo appartamento, e che gli venisse evitato un nuovo ricovero. Al Gemelli, ormai da anni, era pronta un'ala solo per lui, che lo aveva ospitato non piu' tardi di un mese prima. Con apparecchi per la rianimazione, la respirazione artificiale, la stimolazione cardiaca: tutto quello che serve a un paziente gravissimo. Il papa aveva la febbre alta, dovuta a un'infezione alle vie urinarie. Respirava a fatica, non si nutriva piu' autonomamente, non parlava. Il medico Buzzonetti, per ovvie ragioni di rispetto e di prudenza, non ha mai dato una risposta esplicita alla domanda se il papa avrebbe tratto o no giovamento da un eventuale ricovero gia' la sera del 30 marzo.

Di certo non lo ha mai negato.
Fatto sta che Wojtyla rimase in agonia per quasi tre giorni, assistito da apparecchiature mediche elementari (stando ai racconti, semplicemente una bombola ad ossigeno e una flebo). Lo aveva chiesto lui? Se davvero ha pronunciato la frase "Lasciatemi andare", sembra di si'.

Si puo' definire "eutanasia passiva"? Cioe' una pietosa cessazione di attivita' terapeutiche atte solo a prolungare un'agonia? Probabilmente si'. Eppure, la dottrina della Chiesa, pur con alcuni distinguo che vedremo, non ammette l'eutanasia, neanche quella passiva. "L'eutanasia deve dirsi una falsa pieta' – scriveva Wojtyla nel '95, enciclica Evangelium Vitae – anzi una preoccupante perversione di essa: la vera compassione, infatti, rende solidale col dolore altrui".

E ancora: "Nessuno ha il diritto di sopprimere la vita di un paziente a causa della sofferenza. La sofferenza e' sempre una chiamata a praticare l'amore misericordioso. Chi soffre non sia mai lasciato solo" (Giornata del Malato, 2004). È il sottile crinale tra accettazione del dolore e pieta' cristiana verso un uomo gia' condannato che incrina le certezze della Chiesa: nel Catechismo ufficiale, si accetta che "puo' essere legittima l'interruzione di procedure mediche onerose, pericolose, straordinarie o sproporzionate ai risultati sperati. In questo modo non si vuole provocare la morte; si accetta il fatto di non poterla impedire."

Nessuno sa se queste erano davvero le condizioni del paziente Wojtyla. Le cure al Gemelli sarebbero state "onerose, pericolose, straordinarie o sproporzionate"? O avrebbero tenuto in vita, magari artificialmente, il pontefice infermo per mesi o anni? Il tema e' complesso e delicato, ma sembra quasi fatidico che proprio il corpo del massimo difensore della "sacralita' della vita", quel Wojtyla che ha combattuto per tutto il pontificato aborto, fecondazione assistita, eutanasia, ricerca sugli embrioni, sia stato al centro del doloroso e per nulla concluso dibattito. "Lasciatemi andare", aveva sussurrato tra le lacrime degli astanti. E se avesse potuto dirlo anche Terri Schiavo? A lei, questa possibilita' la malattia non l'aveva concessa. E negli stessi giorni dell'agonia del papa (altro scherzo del destino) l'America e il mondo assistevano alla terribile eutanasia praticata sul suo corpo inerme, spentosi infine il 31 marzo, 48 ore prima di Giovanni Paolo II, dopo anni di vita da vegetale. Dal Vaticano arrivarono dure parole di condanna: il dibattito venne troncato da mons.

Elio Sgreccia, presidente della Pontificia Accademia della Vita, che defini' "artificiose" le distinzioni tra eutanasia attiva (iniettare del veleno, tanto per intenderci) o passiva (staccare la spina, o magari non ricoverare un paziente grave). E la dichiarazione "De Eutanasia Iura et Bona" della congregazione per la Dottrina della Fede (anno 1980), scrive chiaramente che "Ciascuno ha il dovere di curarsi e di farsi curare. Coloro che hanno in cura gli ammalati devono prestare la loro opera con ogni diligenza e somministrare quei rimedi che riterranno necessari o utili."

Ma anche allora, si distingueva tra mezzi "proporzionati" e "sproporzionati": se un paziente e' moribondo, in sostanza, e' inutile accanirsi. Il papa sapeva con certezza che non avrebbe vissuto neanche un giorno in piu' quando chiese di lasciarlo andare? O la sua era una struggente, umanissima invocazione a porre fine alle sofferenze di un corpo gia' martoriato da anni di malattia? Resta il fatto che nelle stanze Vaticane, in quelle ore drammatiche, si decise per la certezza della morte a breve, e si tralascio' l'estremo tentativo di rianimazione in una struttura specializzata. Un gesto di pieta' umana, che forse dovrebbe far riflettere gli estensori dei severissimi documenti che esaltano il dolore e condannano ogni tentativo di accorciarlo.

http://www.aprileonline.it)
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Old 29-03-2006, 20:12   #2
Alien
Senior Member
 
L'Avatar di Alien
 
Iscritto dal: Aug 1999
Città: Como
Messaggi: 1509
Ma te lo immagini un Papa infermo in un letto tenuto in vita da un respiratore artificiale per giorni, forse settimane o anche più
E nel frattempo la chiesa cosa avrebbe fatto?
Avrebbero dovuto "dimetterlo"? (non conosco bene la prassi)
E con che coraggio si sarebbe presentato un nuovo Papa mentre quello vecchio ancora sopravviveva?
Come lo avrebbe accolto la gente?
__________________
il forum italiano delle torce www.cpfitaliforum.it
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Old 29-03-2006, 20:45   #3
Lucio Virzì
Bannato
 
Iscritto dal: Aug 2004
Città: Roma Status:Superutente Messaggi totali:38335 Auto:Fiat Stilo 1.9 MJT Moto:Ducati Sport 900 IE
Messaggi: 1524
Ipotesi bislacca e alquanto peregrina, IMHO.
Si può anche morire, ad un certo punto, naturalmente.
Ogni tanto capiterà!

LuVi
Lucio Virzì è offline   Rispondi citando il messaggio o parte di esso
Old 29-03-2006, 22:16   #4
Fratello Cadfael
Member
 
L'Avatar di Fratello Cadfael
 
Iscritto dal: Jan 2003
Città: Roma Status:Coglione
Messaggi: 134
Boh, forse con l'ausilio di qualche apparecchiatura avrebbe potuto vivere qualche giorno di più.
Tutte le funzioni vitali erano compromesse.
No, no, niente eutanasia, forse la fine di un accanimento terapeutico.
L'agonia delle ultime ore sarebbe soltanto stata dilatata in un coma di qualche giorno.
IMHO, ovviamente.
__________________
La mia firma aveva un senso quando la maggior parte dei miei post erano nelle sezioni OT. Ora ne dovrei pensare un'altra. Comunque me la sono messa da una parte con la speranza di poterla ripristinare...
Fratello Cadfael è offline   Rispondi citando il messaggio o parte di esso
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