Twitter-X sotto indagine per evasione fiscale: contestato mancato versamento IVA per 12,5 milioni
La Procura di Milano ha aperto un’indagine basata su una contestazione simile a quella dell’inchiesta che ha coinvolto Meta: Twitter-X è attualmente in dialogo con l’Agenzia delle Entrate per definire la propria posizione
di Rosario Grasso pubblicata il 26 Febbraio 2025, alle 11:41 nel canale WebTwitterX
La Guardia di Finanza ha portato a termine una verifica fiscale su Twitter-X, piattaforma precedentemente nota come Twitter prima dell’acquisizione da parte di Elon Musk. L’indagine ha riguardato il periodo tra il 2016 e il 2022 e ha portato alla luce un mancato versamento dell’IVA pari a 12,5 milioni di euro. L’inchiesta, coordinata dal pubblico ministero Giovanni Polizzi, si inserisce in un contesto di approfondimenti fiscali che ha già coinvolto altre aziende del settore tecnologico, come si apprende da Ansa.it.
Secondo le autorità, il modello di business di Twitter-X prevedeva la fornitura di servizi digitali agli utenti italiani in cambio della raccolta e gestione di dati personali per finalità commerciali. Questo scambio è stato equiparato a una transazione economica e, di conseguenza, ritenuto soggetto all’applicazione dell’IVA. Il nucleo di polizia economico-finanziaria della GdF di Milano ha redatto un verbale di constatazione, documento che formalizza le irregolarità riscontrate e avvia il confronto con l’Agenzia delle Entrate.
Il caso di Twitter-X segue un’indagine simile che ha coinvolto Meta, la società di Mark Zuckerberg. Lo scorso dicembre, la Procura di Milano ha chiuso un’inchiesta che ha contestato a Meta un’evasione IVA per oltre 877 milioni di euro tra il 2015 e il 2021. Anche in quel caso, il tema centrale è stato il valore economico dei dati personali raccolti e utilizzati per la profilazione pubblicitaria.
Attualmente, Twitter-X sta dialogando con l’Agenzia delle Entrate per chiarire la propria posizione e valutare possibili soluzioni alle contestazioni mosse. Nel frattempo, l’indagine sulla società continua e potrebbe avere ripercussioni anche in altri Paesi, considerando che il principio fiscale alla base dell’accertamento italiano potrebbe essere adottato da altre giurisdizioni europee. Le autorità italiane sottolineano che la natura non gratuita dei servizi offerti dalle piattaforme digitali è già stata riconosciuta da diverse istituzioni, tra cui l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato e il TAR del Lazio. Le recenti disposizioni delle istituzioni, infatti, puntano a evidenziare il valore economico dei dati e delle informazioni personali dei cittadini.
Attraverso l'analisi dei dati, le imprese possono personalizzare offerte, migliorare prodotti e servizi, ottimizzare strategie di marketing e prevedere tendenze di consumo. Inoltre, il mercato dei dati alimenta industrie come il digital advertising e l'intelligenza artificiale, generando enormi profitti. Questo valore economico ha portato alla nascita di un’economia dei dati, dove le informazioni personali vengono raccolte, elaborate e spesso vendute a terzi, anche se non sempre tutto questo viene riconosciuto a livello legale.
L’evoluzione del caso sarà cruciale per definire il trattamento fiscale delle piattaforme social e per comprendere l’impatto delle nuove interpretazioni normative sui giganti del web.










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2 Commenti
Gli autori dei commenti, e non la redazione, sono responsabili dei contenuti da loro inseriti - infoI ladri di stato trovano sempre nuovi stratagemmi per derubare chi produce e lavora.
Finalmente.
Le big tech fatturano miliardi attraverso la raccolta di dati, quindi è giusto che debbano pagare le tasse.
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