Musica generata con l'IA: Sony lavora a una tecnologia capace di smascherare l'uso di brani originali?

Musica generata con l'IA: Sony lavora a una tecnologia capace di smascherare l'uso di brani originali?

Sony starebbe sviluppando una tecnologia capace di identificare brani protetti all'interno della musica generata dall'intelligenza artificiale e di stimare quanto abbiano influito sul risultato finale. Il sistema punta ad aumentare la trasparenza e compensare gli artisti proporzionalmente al loro contributo

di pubblicata il , alle 18:22 nel canale Web
Sony
 

Sony adotta un approccio "semplice" e diretto al problema dell'utilizzo di musica coperta da copyright nei sistemi di intelligenza artificiale generativa. Secondo quanto riportato da Nikkei Asia, il gruppo avrebbe sviluppato una tecnologia in grado di identificare brani originali protetti all'interno di tracce create dall'AI e di misurare il "livello di influenza" esercitato da ciascuna opera sul risultato finale.

L'obiettivo è stabilire se un determinato brano sia stato impiegato per l'addestramento di un modello e quantificare quanto del materiale originale emerga nella nuova composizione.

Il sistema Sony opera secondo due modalità distinte. Nel caso in cui gli sviluppatori dei modelli collaborino, la tecnologia può analizzare direttamente i dati di addestramento del modello AI, individuando quali brani protetti siano stati inclusi nel dataset.

Se invece i dettagli sull'addestramento non vengono condivisi, il sistema effettua un controllo incrociato tra i risultati generati dal modello e i cataloghi musicali esistenti per stimare le probabili fonti e il grado di influenza di ciascun brano. Questo approccio consente di individuare potenziali criticità legate al copyright anche quando i processi di training risultano opachi.

La soluzione si basa su tecniche di neural fingerprinting e training-data attribution, strumenti progettati per tracciare il modo in cui i modelli generativi apprendono dai contenuti esistenti. Attraverso queste metodologie diventa possibile collegare una composizione generata a specifici file audio che ne hanno influenzato la struttura, anche in assenza di una copia diretta.

In parallelo, collaborazioni industriali hanno già esplorato strumenti simili. Sony Music e Universal Music Group hanno lavorato con il laboratorio di ricerca SoundPatrol per implementare sistemi capaci di rilevare l'impronta dei brani originali nei contenuti generati dall'AI.

La finalità non si limita all'individuazione delle violazioni. Sony valuta la tecnologia come base per accordi di revenue sharing, con i quali gli artisti riceverebbero un compenso proporzionale al contributo effettivo delle loro opere nelle tracce sintetiche. Uno strumento di attribuzione quantitativa potrebbe inoltre supportare negoziazioni per le licenze o essere integrato direttamente nelle piattaforme di generazione musicale.

Negli ultimi due anni il rapporto tra aziende AI e industria discografica si è irrigidito. Le accuse riguardano l'uso di brani protetti senza autorizzazione per addestrare modelli generativi, con conseguenti azioni legali e richieste di rimozione di migliaia di tracce AI che imitano artisti noti.

Nel frattempo, i contenuti generati dall'intelligenza artificiale compaiono già nelle classifiche musicali, segnale di un fenomeno ormai consolidato. Caso emblematico è quello dei Velvet Sundown, un gruppo musicale costruito ad arte non solo dal punto di vista sonoro, ma anche visivo, con un profilo Instagram sul quale vengono pubblicate regolarmente foto dei componenti del gruppo, anch'essi generati con l'IA.

La sfida ora riguarda l'adozione su larga scala: gli sviluppatori di questi sistemi dovranno collaborare con piattaforme di streaming, librerie digitali e progettisti di modelli generativi basati sull'IA per garantire trasparenza e tutela degli artisti.

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