Meta e TikTok vincono la sfida legale contro le tariffe di vigilanza UE
Meta e TikTok hanno vinto una battaglia legale con l'UE: è stata bocciata la tariffa di vigilanza del DSA che andrà riscritta rispettando dei parametri nuovi
di Francesco Messina pubblicata il 11 Settembre 2025, alle 14:21 nel canale WebTikTokMeta
Le grandi piattaforme social hanno ottenuto un piccolo ma significativo successo legale in Europa. Meta e TikTok hanno infatti vinto una causa contro la Commissione Europea, contestando la cosiddetta supervisory fee, la tariffa di vigilanza prevista dal Digital Services Act (DSA).
La tariffa, introdotta nel 2022 come parte del pacchetto normativo del DSA, era stata concepita per finanziare l'attività di controllo e applicazione delle regole da parte delle autorità europee. L'ammontare era calcolato come lo 0,05% del fatturato netto mondiale annuo delle piattaforme. In teoria, l'obiettivo era garantire che fossero le stesse big tech a sostenere i costi della supervisione normativa che le riguarda.
Tuttavia, il sistema presentava alcune criticità. La tassa non teneva conto del numero di utenti attivi, che rappresenta un indicatore più realistico del carico di lavoro richiesto ai regolatori. In pratica, una piattaforma con moltissimi utenti ma in perdita economica non avrebbe dovuto pagare nulla, mentre un'azienda più piccola ma profittevole si sarebbe trovata a contribuire in maniera sproporzionata.

Meta e TikTok: la disputa legale con l'UE si basa su un punto specifico
Su questo punto sopracitato si è basata la contestazione di Meta e TikTok. Il Tribunale Generale dell'Unione Europea, con sede in Lussemburgo, ha dato loro ragione, sottolineando che la metodologia usata dalla Commissione per determinare la tariffa era stata adottata attraverso decisioni di esecuzione invece che tramite un atto delegato, come previsto dal DSA. In sostanza, il processo seguito non rispettava la procedura corretta.
La vittoria non significa però che le piattaforme siano ormai libere da queste spese. La Commissione dovrà semplicemente sviluppare un nuovo meccanismo di calcolo, più coerente con i criteri stabiliti e con la logica del DSA.
Per le big tech si tratta dunque di una vittoria parziale, più che altro un colpo di freno temporaneo all'ennesimo onere economico imposto dal regolatore europeo.










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