Instagram cambia rotta: basta lavoro ibrido, si torna alla scrivania 5 giorni su 5

Instagram cambia rotta: basta lavoro ibrido, si torna alla scrivania 5 giorni su 5

Dal 2 febbraio 2026 Instagram imporrà ai dipendenti statunitensi il ritorno in ufficio cinque giorni a settimana. Adam Mosseri ha annunciato il cambiamento in un memo interno, anticipando un anno difficile. Previsti anche tagli alle riunioni ricorrenti e processi decisionali più rapidi

di pubblicata il , alle 10:21 nel canale Web
Instagram
 

Instagram si prepara a un cambiamento radicale nella propria organizzazione del lavoro: dal 2 febbraio 2026, tutti i dipendenti statunitensi dotati di una scrivania assegnata dovranno tornare in ufficio 5 giorni su 5. La decisione è stata comunicata dal responsabile di Instagram, Adam Mosseri, in un memo interno reso pubblico tramite la newsletter Sources di Alex Heath.

La comunicazione è stata diretta e senza fronzoli: Mosseri ha affermato che l'azienda "deve evolvere" e ha concluso con un avvertimento non troppo incoraggiante, dichiarando che il 2026 sarà un anno difficile.

Il nuovo mandato rappresenta un passo deciso rispetto alle politiche introdotte negli anni successivi alla pandemia di COVID-19, quando molte aziende tech avevano adottato modelli di lavoro ibridi. Nel 2023, ad esempio, Meta aveva stabilito l'obbligo di presenza in ufficio tre giorni a settimana, mantenendo comunque qualche margine di flessibilità per i dipendenti. Il ritorno completo alla presenza in ufficio segna quindi un cambio di direzione più rigido rispetto alle tendenze recenti del settore.

Il lavoro da remoto, in Instagram, non verrà eliminato completamente

La nota interna non elimina completamente la possibilità di lavorare da remoto, ma introduce criteri molto vaghi. I dipendenti potranno "lavorare da remoto quando necessario", ma sono invitati a "usare il proprio giudizio" per determinare quando farlo. L'assenza di linee guida più precise lascia dunque ai team e ai singoli la responsabilità di interpretare correttamente la policy, elemento che potrebbe generare incertezza o disomogeneità nell'applicazione.

Il ritorno forzato in ufficio potrebbe non essere accolto con entusiasmo, considerando che molti lavoratori del settore tech hanno più volte espresso resistenza ai modelli di lavoro tradizionali. Tuttavia, Mosseri ha accompagnato l'annuncio con altre iniziative pensate per rendere l'azienda "più agile e creativa". Tra queste, una delle più apprezzabili è la riduzione delle riunioni ricorrenti: tutti i meeting periodici verranno automaticamente cancellati ogni sei mesi, a meno che non siano considerati "assolutamente necessarie".

Inoltre, Instagram punta a modificare il modo in cui vengono presentati e sviluppati i progetti. Mosseri ha anticipato un maggiore uso di prototipi concreti al posto dei classici deck di presentazione e un processo più rapido per affrontare ostacoli e prendere decisioni. L'obiettivo è favorire una cultura operativa più dinamica, in cui le idee possano essere testate e iterate velocemente.

32 Commenti
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mozzarello02 Dicembre 2025, 12:17 #1
Mi chiedo sempre come mai

Partendo dal presupposto che non ci sia calo di produttività nel lavoro ibrido, l'azienda dovrebbe risparmiare soldi (in corrente come minimo, probabilmente in riscaldamento/aria condizionata, mantenzione, pulizia) e pure le istituzioni dovrebbero favorirlo, dato che meno gente gira, meno inquinamento cittadino c'è, che se non è quello che distruggerà il pianeta, è quello che ha i costi maggiori per la sanità pubblica.

Posso capire aziende che campano sui lavoratori fuori da casa, come mense e benzinai, non il datore di lavoro stesso.
Rubberick02 Dicembre 2025, 12:18 #2
oramai non c'è più motivo per non permettere lo smart working tutto il tempo.

qualunque azienda oggi ha team dislocati in tutto il mondo
Unrue02 Dicembre 2025, 15:16 #3
Originariamente inviato da: mozzarello
Mi chiedo sempre come mai

Partendo dal presupposto che non ci sia calo di produttività nel lavoro ibrido, l'azienda dovrebbe risparmiare soldi (in corrente come minimo, probabilmente in riscaldamento/aria condizionata, mantenzione, pulizia) e pure le istituzioni dovrebbero favorirlo, dato che meno gente gira, meno inquinamento cittadino c'è, che se non è quello che distruggerà il pianeta, è quello che ha i costi maggiori per la sanità pubblica.

Posso capire aziende che campano sui lavoratori fuori da casa, come mense e benzinai, non il datore di lavoro stesso.


Semplice, perché li controlli di meno. Se un dirigente perde il controllo dei suoi sottoposti/schiavi si sente detronizzato. Sia mai.
ferste02 Dicembre 2025, 15:23 #4
Originariamente inviato da: mozzarello
Mi chiedo sempre come mai


Possibilità 1:
Perchè sono masochisti e gli piace perdere produttività e soldi solo per vedere delle brutte facce in ufficio

Possibilità 2:
Forse la produttività non cresce così tanto, anzi.
mozzarello02 Dicembre 2025, 15:32 #5
Originariamente inviato da: Unrue
Semplice, perché li controlli di meno. Se un dirigente perde il controllo dei suoi sottoposti/schiavi si sente detronizzato. Sia mai.


E che cambia essere in ufficio o no?
L'unica differenza reale è per neo assunti che magari è preferibile che abbiano contatto diretto con le persone che li devono istruire.
Per il resto io sono dell'idea che dai un lavoro da fare in un determinato tempo, poi valuti, che controllo devi avere? Avrà anche il datore di lavoro del lavoro da fare no?

Originariamente inviato da: ferste
Possibilità 1:
Perchè sono masochisti e gli piace perdere produttività e soldi solo per vedere delle brutte facce in ufficio

Possibilità 2:
Forse la produttività non cresce così tanto, anzi.


Infatti ho scritto a parità di produttività.
Se la produttività cala, per me cala uguale in azienda o a casa. A meno che in azienda non metti uno alle spalle di ogni lavoratore a vedere quel che fa. E in quel caso sarebbe comunque meno produttivo.

E' psicologia spicciola
ferste02 Dicembre 2025, 15:39 #6
Originariamente inviato da: mozzarello
Infatti ho scritto a parità di produttività.
Se la produttività cala, per me cala uguale in azienda o a casa. A meno che in azienda non metti uno alle spalle di ogni lavoratore a vedere quel che fa. E in quel caso sarebbe comunque meno produttivo.

E' psicologia spicciola


Potrebbe essere che il presupposto sia sbagliato? la produttività è calata?
Unrue02 Dicembre 2025, 15:43 #7
Originariamente inviato da: mozzarello
E che cambia essere in ufficio o no?
L'unica differenza reale è per neo assunti che magari è preferibile che abbiano contatto diretto con le persone che li devono istruire.
Per il resto io sono dell'idea che dai un lavoro da fare in un determinato tempo, poi valuti, che controllo devi avere? Avrà anche il datore di lavoro del lavoro da fare no?


Tipo che gli puoi passare dietro e guardargli lo schermo? O comunque lo osservi. Certi capi hanno un controllo ossessivo, non ti fanno respirare.
ferste02 Dicembre 2025, 17:10 #8
Originariamente inviato da: Unrue
Tipo che gli puoi passare dietro e guardargli lo schermo? O comunque lo osservi. Certi capi hanno un controllo ossessivo, non ti fanno respirare.


Vero, ma sappiamo che la regola non scritta è "se il dipendente vuole prenderti per il culo puoi stare anche seduto sulla sua spalla per 8 ore e lo farà"
WarDuck02 Dicembre 2025, 17:58 #9
Per me non è un discorso di controllo, quanto semplicemente di socialità e condivisione.

Qualsiasi progetto grande ha bisogno di persone che siano *presenti*, anche fisicamente, sul lavoro.

Il problema è questa tendenza malsana all'atomizzazione degli individui, cosa che purtroppo sta prendendo anche il lavoro in presenza. Il COVID su questo c'ha rovinato pesantemente.
mozzarello02 Dicembre 2025, 17:58 #10
Ma infatti bisogna semplicemente dare lavori e tempistiche massime, poi vedi. Se non ce la fa o cazzeggia o non è capace, partendo dal presupposto che dai lavori e tempistiche umane.

Non starci attaccato, non esiste nessuno al mondo che sta 4 + 4 ore tutti i giorni sul pezzo, io a volte finisco dei lavori nel weekend (a gratis) e a volte durante l'orario fatico perché sono mentalmente stanco.

Io boh, manco nei lager nazisti

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