UE pronta allo stop totale per Huawei e ZTE: verso una legge che vieta i fornitori cinesi nelle reti 5G e fibra
La Commissione Europea prepara una stretta senza precedenti contro i fornitori cinesi di infrastrutture di rete. Huawei e ZTE, già considerate "ad alto rischio", potrebbero essere escluse non solo dal 5G, ma anche dai nuovi progetti in fibra ottica in tutta l'Unione
di Rosario Grasso pubblicata il 11 Novembre 2025, alle 09:07 nel canale TelefoniaHuaweiZTE
Bruxelles si prepara a trasformare in legge ciò che fino a oggi era solo una raccomandazione. Dopo anni di discussioni e avvertimenti sulla sicurezza delle reti di nuova generazione, la Commissione Europea starebbe lavorando a un divieto formale per Huawei e ZTE all'interno dei sistemi di comunicazione degli Stati membri. L'obiettivo è ridurre al minimo il coinvolgimento di fornitori ritenuti "ad alto rischio", in particolare quelli soggetti a pressioni governative da Paesi extra UE.
Il dibattito nasce dal "5G cybersecurity toolbox", un insieme di linee guida pubblicate nel 2020 per aiutare gli operatori a gestire i rischi legati alle nuove infrastrutture mobili. Quel documento, allora solo consultivo, aveva già indicato i due colossi cinesi come potenziali vettori di minacce alla sicurezza. Ora, secondo indiscrezioni riportate da Bloomberg, la vicepresidente della Commissione Henna Virkkunen punta a trasformare le raccomandazioni in obblighi vincolanti.
Le nuove norme non si limiterebbero al 5G: nel mirino ci sarebbero anche le reti in fibra ottica, sempre più strategiche per i piani di connettività europei. L'esecutivo UE starebbe valutando anche un meccanismo per escludere Huawei e ZTE dai progetti finanziati attraverso il programma Global Gateway: questo ridurrebbe il rischio di dipendenza tecnologica nei Paesi partner.
La situazione in Italia
In Italia, a differenza di Paesi come Svezia o Germania, non esiste un divieto esplicito nei confronti di Huawei o ZTE. Il governo ha scelto una strategia più flessibile basata su un sistema di controllo preventivo chiamato "golden power", che consente all'esecutivo di intervenire caso per caso quando sono in gioco interessi strategici nazionali.
Il meccanismo, introdotto nel 2012 e poi ampliato negli anni, permette alla Presidenza del Consiglio di bloccare o imporre condizioni particolari ai contratti che coinvolgono infrastrutture critiche, tra cui le reti di telecomunicazioni 5G e fibra ottica. In pratica, quando un operatore italiano (come TIM, Vodafone, WindTre o Iliad) intende utilizzare apparecchiature di fornitori extra UE, è obbligato a notificare l'accordo al governo. La Presidenza del Consiglio, insieme ai ministeri competenti e ai servizi di sicurezza, valuta il rischio per la sicurezza nazionale e decide se autorizzare, modificare o bloccare l'intesa.
Questo approccio ha portato negli anni a una serie di interventi diretti sulle forniture di Huawei e ZTE. In diversi casi, il governo ha approvato i contratti ma imposto vincoli tecnici stringenti, come l'esclusione dei fornitori cinesi dalle componenti più sensibili della rete (in particolare il core 5G, cioè il "cuore" dell'infrastruttura che gestisce i dati e la sicurezza delle comunicazioni).
Nei fatti, quindi, Huawei non è bandita dall’Italia, ma la sua presenza è limitata alle sezioni meno critiche delle reti, come la parte di accesso radio o la distribuzione della fibra. Le decisioni vengono prese caso per caso, in base ai singoli progetti e alla valutazione del rischio geopolitico.
Se la Commissione Europea dovesse approvare un divieto vincolante a livello comunitario, l'Italia sarebbe costretta ad adeguarsi e rimuovere progressivamente i componenti cinesi dalle proprie reti, come già stabilito in Germania. In tal caso, gli operatori dovrebbero affrontare costi di sostituzione potenzialmente molto elevati, oltre a possibili ritardi nei piani di espansione della rete.
Quali sono le alternative a Huawei e ZTE?
In Europa, le alternative sono Nokia e Ericsson, le quali garantiscono standard elevati ma faticano a competere sui costi. Huawei e ZTE beneficiano da anni di linee di credito agevolate e supporto finanziario da parte dello Stato cinese, fattori che hanno permesso loro di offrire prezzi molto inferiori rispetto ai concorrenti occidentali. Una concorrenza che Bruxelles ora intende riequilibrare con strumenti politici e normativi.
La nuova proposta, se approvata, ridefinirebbe il panorama europeo delle telecomunicazioni e imporrebbe agli operatori di aggiornare le proprie infrastrutture e accelerare la transizione verso una maggiore autonomia tecnologica. Un passaggio che, oltre a questioni economiche, porta con sé riflessioni più ampie su sicurezza, sovranità digitale e rapporti con la Cina.










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