Dell: il passaggio da Windows 10 a Windows 11 è più lento del previsto
Dell prevede un 2026 con vendite PC stabili a causa di un passaggio più lento del previsto da Windows 10 a Windows 11. L'azienda, infatti, cresce soprattutto grazie ai server AI, con ordini record e forte richiesta di sistemi più densi. Tuttavia, bisognerà affrontare l'aumento dei prezzi per RAM e NAND
di Vittorio Rienzo pubblicata il 26 Novembre 2025, alle 15:14 nel canale SistemiDell
Dell ha delineato un quadro chiaro per i prossimi dodici mesi: il mercato PC resterà sostanzialmente stabile, nonostante la spinta degli AI PC e il graduale passaggio a Windows 11. Durante la call finanziaria del Q3, il COO Jeffrey Clarke ha spiegato che la transizione non procede al ritmo del precedente cambio di sistema operativo. Si stimano 500 milioni di PC non compatibili con Windows 11, mentre altrettanti non necessitano di un aggiornamento, un dato quest'ultimo che frena la sostituzione del parco macchine.
Dell interpreta questo scenario come un periodo che non genererà crescita significativa nel segmento consumer, pur avendo registrato vendite in aumento a singola cifra nel corso dell'ultimo anno. La vera accelerazione arriva dal settore enterprise e, in particolare, dalle infrastrutture per l'intelligenza artificiale.

Nel trimestre concluso il 31 ottobre, l'azienda ha contabilizzato 12,3 miliardi di dollari di ordini per server AI, con 5,6 miliardi già spediti. Il comparto server e networking ha raggiunto 10,1 miliardi di dollari, pari a un aumento del 37% su base annua. Dell segnala una pipeline su cinque trimestri in espansione costante, sostenuta da richieste provenienti da neo–cloud, enti governativi e aziende private.
La domanda è vivace anche per i server tradizionali, spesso richiesti per consolidare le flotte già esistenti con un'infrastruttura più densa, dotata di quantità superiori di memoria e storage. Tuttavia, come abbiamo appreso ormai da un po' di tempo, anche in questo caso emerge una criticità: l'aumento spropositato del costo per memoria RAM e NAND che potrebbe frenare la crescita.

"Il nostro modello ci offre un'enorme flessibilità, sia per quanto riguarda la ridefinizione dei prezzi, sia per quanto riguarda il modo in cui definiamo i preventivi, sia per quanto riguarda la riconfigurazione, il reindirizzamento verso prodotti diversi, la possibilità di determinare per quanto tempo il prezzo rimarrà in vigore, di capire dove intendiamo indirizzare la domanda e modificare i nostri strumenti di generazione della domanda per gestirla" ha spiegato Clarke.
Clarke ha spiegato che Dell proverà in tutti i modi possibili a contenere l'impatto degli aumenti sui clienti. Secondo il dirigente, il contesto pandemico e l'esperienza maturata negli ultimi anni consentirà a Dell di mantenere un'offerta competitiva e ottimizzare la catena di approvvigionamento.
Il trimestre si è chiuso con 27 miliardi di dollari di ricavi, +11% anno su anno. Le proiezioni parlano di 31,5 miliardi nel Q4 e 111,7 miliardi complessivi per l'anno fiscale 2026. Dell attribuisce parte di questa previsione al rinnovo delle infrastrutture: il 70% dei clienti utilizza ancora server di 14a generazione o precedenti, mentre le attuali macchine di 17a generazione possono sostituire da tre a sette sistemi più vecchi, ovviamente con un prezzo medio superiore per via della dotazione di memoria e storage più elevata.
Insomma, è evidente che Dell dovrà affrontare non poche sfide nei prossimi 12 mesi e, nel settore consumer, replicare i risultati dell'ultimo anno fiscale appare già come un buon risultato.
La crescita dovrebbe arrivare dal settore enterprise: la domanda in aumento per l'IA rappresenta indubbiamente una premessa positiva, ma l'innalzamento dei costi potrebbe spingere molte aziende a rivalutare con maggiore attenzione i propri investimenti.










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3 Commenti
Gli autori dei commenti, e non la redazione, sono responsabili dei contenuti da loro inseriti - infoA parte l'indolenza delle persone alla benchè minima novità, qui si tratta di buttare pc che svolgono ancora il loro compito in favore di una qualche promessa del tutto irrealistica da parte di microsoft.
Sicuramente l'utenza non sente il bisogno di windows11 e sicuramente MS non è in grado di indurre neanche qualche bisogno indotto. Da qui la poca voglia di spendere.
Conseguenza logica dell'autogol che si è fatta la M$ ... forse finalmente un po' di gente si è svegliata dalla smania di consumismo che pervade la nostra epoca e non intende farsi ulteriormente assoggettare dalle scelte di qualche multinazionale ... forse c'è ancora speranza per il genere umano.
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