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Old 24-05-2005, 18:14   #1
Marlex
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Il vero MALATO d'Europa... l'Italia



L'Economist ha dedicato la copertina settimanale all'Italia... ovvero "il MALATO d'Europa"...

riporto l'articolo per intero segnalato sul Blog di Beppe Grillo:

Quote:
Il vero malato d'Europa.
"L'economia italiana è stagnante, il business depresso e le
riforme moribonde"
.

Lo zar Nicola I di Russia creò la frase: "Il malato d'Europa" per
descrivere l'impero Ottomano. Da allora molti altri stati sono
stati definiti "il malato d'Europa". Negli anni '60 e '70 una Gran
Bretagna dominata dagli scioperi e con una bassa crescita era la
favorita. Negli anni '90 il titolo passò alla Germania. Ora è
emerso un nuovo paziente: l'Italia.

Per un certo periodo, la malattia dell'Italia è sembrata essere
comune anche a Germania e Francia, che insieme all’Italia
producono il 70% del GDP della zona euro. Tutti e tre gli stati
soffrono degli usuali problemi dell’Europa: eccesso di forza
lavoro, rigidità del mercato della produzione, spesa pubblica
eccessiva, tasse elevate ed eccesso di regolamentazioni. Le
notizie della scorsa settimana sull’Italia in recessione nel primo
quarto del 2005, con Francia e Germania in miglioramento,
suggeriscono che l’Italia ha problemi più seri delle altre due
nazioni.

Problemi diffusi nel’economia, nel business e nella politica. Come
riportato ancora una volta dal rapporto di questa settimana
dell’OECD, la lenta crescita economica dell’Italia riflette le sue
debolezze strutturali. Il “miracolo economico” degli anni ’50 e
’60 creò un’economia dipendente in gran parte da piccole aziende
manifatturiere, concentrate per la maggior parte al nord e in aree
specializzate come il tessile, i mobili, macchine utensili,
processi alimentari ed elettrodomestici. Società che avevano
bisogno di bassi costi per poter competere; nei tempi di
inflazione, questa condizione era assicurata dalla svalutazione
della lira. Questa misura non è più possibile dall’adozione
dell’euro.

Inoltre queste aziende sono le più vulnerabili non solo dalla
competizione europea, ma, sempre più da quella asiatica, in
particolare cinese. Non sorprende che le aziende tessili italiane
siano in prima linea per chiedere a Bruxelles nuove protezioni
contro le esportazioni cinesi. Produttori di mobili e di
elettrodomestici versano nelle stesse difficoltà. E le aziende
italiane stanno perdendo quote di mercato rispetto ai rivali
cinesi non solo in Europa, ma anche nel resto del mondo.
Non desta sorpresa quindi che gli uomini di affari in Italia siano
pessimisti. Anche se combattono con una economia sonnolenta,
devono comunque affrontare una serie di eventi che hanno diminuito
la loro confidenza, oltre a quella degli investitori stranieri.

Le cose cominciarono a peggiorare visibilmente due anni fa, quando i
problemi (ancora irrisolti) esplosero in Fiat, la società
costruttrice di auto di bandiera, e quando le banche italiane si
arrogarono il diritto di vendere bond ad alto rischio ai loro
clienti come se fossero immuni da rischi. I bond furono rilasciati
dall’Argentina e da due società italiane, Cirio e Parmalat.
L’Argentina entrò in crisi, mentre le due società alimentari
fallirono. La frode che fece fallire la Parmalat dimostrò che il
sistema di corporate governance delle società era marcio. La
risposta a livello di nuovi regolamenti, sebbene veloce
all’inizio, rallentò allorchè i politici pensarono che una crisi
fosse alle porte.

Sebbene la Parmalat sia stata salvata, i procedimenti giudiziari
contro coloro che arrivarono quasi a distruggerla non hanno
brillato per zelo.
La corporate governance continua a soffrire grossi rovesci, ma
nessuno più evidente del licenziamento da parte del governo di
Vittorio Mincato, amministratore dell’Eni, la sesta compagnia
modiale gas-petrolifera. Non soltanto questo brillante e apolitico
amministratore è stato rimpiazzato da una persona con nessuna
conoscenza specifica(Paolo Scaroni, amministratore dell’Enel, la
compagnia elettrica italiana); ma questa ignoranza è ora condivisa
dall’intero consiglio dell’Eni. La natura politica della nomina di
Scaroni suggerisce che il governo considera ogni società in cui
detiene la maggioranza come di totale proprietà dello stato e
quindi suscettibile di indirizzi politici. Questo atteggiamento
inverte una situazione in cui lentamente le aziende si sono rese
indipendenti dalla prevaricazione e dalla protezione della
politica che costrinse in passato l’Italia a pagare interessi
elevati per ottenere prestiti internazionali. Scaroni ha oggi
l’opportunità di dimostrare che può respingere le interferenze
politiche, così come fece Mincato. Ma gli azionisti dell’Eni
osserveranno con nervosismo come la società si comporterà sotto la
guida del nuovo management. Allo stesso modo, gli investitori
stranieri stanno aspettando di vedere se la straordinaria saga dei
due tentativi di scalata di banche italiane da parte di banche
estere abbia un lieto fine (cioè che le banche estere vincano) o
finisca in una farsa. A questo punto, il risultato è confuso, ma
la Banca d’Italia e la Consob, che regolano il mercato borsistico
italiano, hanno fino ad ora dimostrato una miscela irritante di
protezionismo e di indolenza.

Dov’è il governo?

Gli scarsi risultati dell’Italia non hanno danneggiato solo il
business; hanno anche minato gli standard di vita degli italiani.
Questa è la principale ragione per cui gli italiani si sono
allontanati dalla coalizione di centro-destra capeggiata da Silvio
Berlusconi in carica dal 2001. Sebbene Berlusconi abbia avuto
buone notizie dalle elezioni siciliane questa [la scorsa, ndr]
settimana, altre recenti elezioni hanno confermato che il suo
governo è oggi profondamente impopolare.

L’Economist non fece mistero delle sue valutazioni su Berlusconi
nel 2001; argomentammo che era inadatto a diventare primo ministro
italiano. La nostra valutazione si basava sulla sua lunga storia
di grovigli giudiziari, oltre agli stridenti conflitti di interessi che doveva
affrontare come capo del governo (e quindi, indirettamente, la sua
televisione pubblica), mentre controllava quasi tutte le stazioni televisive private.
Ma sperammo in una possibilità: che l’uomo d’affari trasformatosi
in politico introducesse le riforme economiche necessarie in Italia e mettesse
mano alle finanze pubbliche.

Quattro anni dopo, il governo Berlusconi non è riuscito a fare
nemmeno questo. Distratto da faccende legali e dipendente dai suoi
partner di coalizione, Berlusconi ha prodotto troppe poche
riforme (sebbene i suoi personali interessi di business abbiano
prosperato). I suoi rimedi per le finanze pubbliche italiane sono
stati prevalentemente misure una tantum, come i condoni fiscali;
il debito pubblico sta di nuovo aumentando. E’ riuscito a ridurre
di poco le tasse, ma non quanto promise. Ha operato dei
cambiamenti nelle pensioni e nella sicurezza sociale, ma in
generale le sue riforme hanno prodotto troppo poco e troppo tardi.

E la notizia veramente negativa è che, se Berlusconi perdesse le
elezioni politiche della primavera del 2006, l’opposizione di
centro-sinistra, guidata da Romano Prodi, in precedenza primo
ministro ed ex presidente della Commissione Europea, non ha in
apparenza politiche economiche innovative e riforme da offrire. Il
nuovo titolo dell’Italia (malata d’Europa, ndr) può rimanere senza
sfidanti per un lungo periodo.

(traduzione dall’articolo di copertina: “The real sick man of
Europe” dell’Economist del 21-27 maggio 2005)
.
__________________
“Oggi ci vogliono due qualità: l’onestà e il coraggio. Quindi l’appello che faccio ai giovani è questo: cercate di essere onesti prima di tutto. La politica dev’essere fatta con le mani pulite! Se c’è qualche scandalo, se c’è qualcuno che dà scandalo, se c’è qualche uomo politico che approfitta della politica per fare i suoi sporchi interessi, deve essere denunciato” ... Sandro Pertini.
Marlex è offline   Rispondi citando il messaggio o parte di esso
Old 24-05-2005, 18:18   #2
Enel
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L'Avatar di Enel
 
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La Sardegna non fa parte dell'Italia secondo "l'economist" ???
Enel è offline   Rispondi citando il messaggio o parte di esso
Old 24-05-2005, 18:20   #3
sempreio
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già mi immagino il prossimo thread che aprite, con una foto di una rivoltella carica con cui dite "ITALIANI è L' ULTIMA VOSTRA POSSIBILITà, SPARATEVI!!!!"
sempreio è offline   Rispondi citando il messaggio o parte di esso
Old 24-05-2005, 18:21   #4
Onisem
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L'ho trovato interessante.
__________________
Tanto poco un uomo si interessa dell'altro, che persino il cristianesimo raccomanda di fare il bene per amore di Dio. (Cesare Pavese)
"Sono un liberale di destra, come potrei votare uno come Berlusconi?"
Marcello Dell'Utri, fondatore del partito Forza Italia, è stato condannato per mafia.
Onisem è offline   Rispondi citando il messaggio o parte di esso
Old 24-05-2005, 18:23   #5
sempreio
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Iscritto dal: Sep 2003
Città: spero ancora per poco in italia
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Quote:
Originariamente inviato da Enel
La Sardegna non fa parte dell'Italia secondo "l'economist" ???
infatti la sardegna è di briatore, che ormai è cittadino inglese
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Old 24-05-2005, 18:32   #6
thotgor
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L'Avatar di thotgor
 
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Città: Treviso
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interessante, e sopratutto, non lascia scampo. Dalla crisi non si esce in tempi brevi, e praticamente nessuno può fare niente. E' un problema strutturale dell'economia italiana.
__________________
Non ho niente altro da offrire alle altre persone, se non la mia stessa confusione
something cold is creepin' around, blue ghost is got me, I feel myself sinkin' down
L'arte non insegna niente, tranne il senso della vita
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Old 24-05-2005, 20:22   #7
franklar
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Città: Prov. Bari
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se nel 2006 ri-vince Berlusconi, si dovesse ripetere l'ora del dilettante per dirla con Biagi, allora emigro e risolvo il problema ( per me )

se vince... come si chiama adesso ? FED GAD Unione ? non lo so manco io che voto a sinistra... passeranno mesi solo a decidere sulle poltrone da dare a mastella, a litigare perchè la margherita in parlamento voterà più insieme al centrodestra che al centrosinistra... insomma uno scenario che lascia poche speranze. Spero sinceramente che ci siano altri scenari che non ho ponderato
__________________
Слава Україні!
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Old 24-05-2005, 20:42   #8
dupa
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Città: Napoli
Messaggi: 1727
faccio una rapida semplificazione del problema.
nei decenni adel dopoguerra fino alla fine degli anni '60 tutto andava più o meno bene, c'era di mezzo la ricostruzione, il boom industriale e gli aiuti americani.
Negli anni '70 la crisi petrolifera inizio a tagliarci le gambe..
E i governi italiani risposero facendo girare l'economia buttando un sacco di soldi e portando il debito pubblico al 120%.

Ormai non abbiamo più il paracadute del debito pubblico da alzare a dismisura.
Ormai non abbiamo più il paracadute della lira da svalutare a dismisura.

Le soluzioni sono due:

Tagliare tutti i vari privilegi, sprechi e schifezze varie.. insomma tagliare lo stato sociale che si è creato in questi 50 anni.

Mantenere uno stato sociale tagliandone solo la parte "marcia", insomma avere uno stato sociale bello e efficiente come quello degli scandinavi. Il piccolo problema è che in questo secondo caso, bisognerebbe cambiare anche la mentalità del popolo italiano.

Visto che la seconda ipotesi la ritengo inattuabile (per la mentalità degli italiani), l'unica via per la salvezza che ci resta IMHO è la prima.

ciao
dupa è offline   Rispondi citando il messaggio o parte di esso
Old 24-05-2005, 20:46   #9
Red_Star
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L'Avatar di Red_Star
 
Iscritto dal: May 2003
Città: localhost (MILANO)
Messaggi: 4152
io incomincerei a guardare la questione con più maturità, ho letto sia il rapporto dell'OCSE sia quello dell'economist e mi sembra che ci sia poco da scherzare, sopratutto smetterei di vedere la questione in toni solamente politici, sia a destra che a sinistra mi sbrigherei per trovare una soluzione perchè siamo tutti sulla stessa barca.
__________________
Do ut des
Red_Star è offline   Rispondi citando il messaggio o parte di esso
Old 24-05-2005, 21:09   #10
Onisem
Senior Member
 
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Messaggi: 821
Quote:
Originariamente inviato da dupa
faccio una rapida semplificazione del problema.
nei decenni adel dopoguerra fino alla fine degli anni '60 tutto andava più o meno bene, c'era di mezzo la ricostruzione, il boom industriale e gli aiuti americani.
Negli anni '70 la crisi petrolifera inizio a tagliarci le gambe..
E i governi italiani risposero facendo girare l'economia buttando un sacco di soldi e portando il debito pubblico al 120%.

Ormai non abbiamo più il paracadute del debito pubblico da alzare a dismisura.
Ormai non abbiamo più il paracadute della lira da svalutare a dismisura.

Le soluzioni sono due:

Tagliare tutti i vari privilegi, sprechi e schifezze varie.. insomma tagliare lo stato sociale che si è creato in questi 50 anni.

Mantenere uno stato sociale tagliandone solo la parte "marcia", insomma avere uno stato sociale bello e efficiente come quello degli scandinavi. Il piccolo problema è che in questo secondo caso, bisognerebbe cambiare anche la mentalità del popolo italiano.

Visto che la seconda ipotesi la ritengo inattuabile (per la mentalità degli italiani), l'unica via per la salvezza che ci resta IMHO è la prima.

ciao
Faccio solamente presente che "Stato sociale" e "privilegi" non sono sinonimi.
__________________
Tanto poco un uomo si interessa dell'altro, che persino il cristianesimo raccomanda di fare il bene per amore di Dio. (Cesare Pavese)
"Sono un liberale di destra, come potrei votare uno come Berlusconi?"
Marcello Dell'Utri, fondatore del partito Forza Italia, è stato condannato per mafia.
Onisem è offline   Rispondi citando il messaggio o parte di esso
Old 24-05-2005, 21:12   #11
sempreio
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Iscritto dal: Sep 2003
Città: spero ancora per poco in italia
Messaggi: 1491
Quote:
Originariamente inviato da dupa
faccio una rapida semplificazione del problema.
nei decenni adel dopoguerra fino alla fine degli anni '60 tutto andava più o meno bene, c'era di mezzo la ricostruzione, il boom industriale e gli aiuti americani.
Negli anni '70 la crisi petrolifera inizio a tagliarci le gambe..
E i governi italiani risposero facendo girare l'economia buttando un sacco di soldi e portando il debito pubblico al 120%.

Ormai non abbiamo più il paracadute del debito pubblico da alzare a dismisura.
Ormai non abbiamo più il paracadute della lira da svalutare a dismisura.

Le soluzioni sono due:

Tagliare tutti i vari privilegi, sprechi e schifezze varie.. insomma tagliare lo stato sociale che si è creato in questi 50 anni.

Mantenere uno stato sociale tagliandone solo la parte "marcia", insomma avere uno stato sociale bello e efficiente come quello degli scandinavi. Il piccolo problema è che in questo secondo caso, bisognerebbe cambiare anche la mentalità del popolo italiano.

Visto che la seconda ipotesi la ritengo inattuabile (per la mentalità degli italiani), l'unica via per la salvezza che ci resta IMHO è la prima.

ciao

condivido in pieno
sempreio è offline   Rispondi citando il messaggio o parte di esso
Old 24-05-2005, 21:12   #12
dupa
Senior Member
 
L'Avatar di dupa
 
Iscritto dal: Jan 2002
Città: Napoli
Messaggi: 1727
Quote:
Originariamente inviato da Onisem
Faccio solamente presente che "Stato sociale" e "privilegi" non sono sinonimi.
In Italia purtroppo: stato sociale = sprechi & privilegi
Negli Stati seri, invece può esserci uno stato sociale, con sprechi quasi nulli.
dupa è offline   Rispondi citando il messaggio o parte di esso
Old 24-05-2005, 21:25   #13
Topomoto
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Messaggi: 1229
Quote:
Originariamente inviato da Red_Star
io incomincerei a guardare la questione con più maturità, ho letto sia il rapporto dell'OCSE sia quello dell'economist e mi sembra che ci sia poco da scherzare, sopratutto smetterei di vedere la questione in toni solamente politici, sia a destra che a sinistra mi sbrigherei per trovare una soluzione perchè siamo tutti sulla stessa barca.
Beh, se dai un'occhiata ai toni e ai contenuti della maggior parte dei thread di questa sezione....converrai che OGNI cosa viene vista SOLO in termini politici.
E' triste ma è così...solo battute e slogan...si salvano veramente in pochi.
Topomoto è offline   Rispondi citando il messaggio o parte di esso
Old 24-05-2005, 21:39   #14
Lucio Virzì
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Originariamente inviato da dupa
faccio una rapida semplificazione del problema.
...
Tagliare tutti i vari privilegi, sprechi e schifezze varie.. insomma tagliare lo stato sociale che si è creato in questi 50 anni.
Si, veramente un po troppo rapida e superficiale....

LuVi
Lucio Virzì è offline   Rispondi citando il messaggio o parte di esso
Old 24-05-2005, 22:04   #15
majin mixxi
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Old 24-05-2005, 22:22   #16
thotgor
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Originariamente inviato da majin mixxi
beh non è che l'Economist sia la Bibbia

beh, si, ma ci si avvicina
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Old 25-05-2005, 10:36   #17
Login
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Su internet ho trovato questa analisi sulla crisi italiana, a mio avviso è la migliore che ho trovato in rete, vi consiglio di darci una letta.
http://www.vascellocr.it/whatsnew.htm
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Old 25-05-2005, 10:40   #18
sempreio
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Originariamente inviato da Login
Su internet ho trovato questa analisi sulla crisi italiana, a mio avviso è la migliore che ho trovato in rete, vi consiglio di darci una letta.
http://www.vascellocr.it/whatsnew.htm


confermo
sempreio è offline   Rispondi citando il messaggio o parte di esso
Old 25-05-2005, 10:41   #19
Blue Spirit
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Originariamente inviato da dupa
faccio una rapida semplificazione del problema.
nei decenni adel dopoguerra fino alla fine degli anni '60 tutto andava più o meno bene, c'era di mezzo la ricostruzione, il boom industriale e gli aiuti americani.
Negli anni '70 la crisi petrolifera inizio a tagliarci le gambe..
E i governi italiani risposero facendo girare l'economia buttando un sacco di soldi e portando il debito pubblico al 120%.

Ormai non abbiamo più il paracadute del debito pubblico da alzare a dismisura.
Ormai non abbiamo più il paracadute della lira da svalutare a dismisura.

Le soluzioni sono due:

Tagliare tutti i vari privilegi, sprechi e schifezze varie.. insomma tagliare lo stato sociale che si è creato in questi 50 anni.

Mantenere uno stato sociale tagliandone solo la parte "marcia", insomma avere uno stato sociale bello e efficiente come quello degli scandinavi. Il piccolo problema è che in questo secondo caso, bisognerebbe cambiare anche la mentalità del popolo italiano.

Visto che la seconda ipotesi la ritengo inattuabile (per la mentalità degli italiani), l'unica via per la salvezza che ci resta IMHO è la prima.

ciao
io propongo di tassare i malati, i disoccupati e i pensionati, anzi, meglio ancora mandarli ai lavori forzati, gratis si intende

__________________
«Sono cristiano con Copernico, Descartes, Newton, Leibniz, Pascal, Eulero, Gerdil, con tutti i grandi astronomi e fisici del passato. E se mi si chiedessero le mie ragioni sarei felice di esporle» (Cauchy) /// I shall fear no evil, for Thou art with me /// CLIO COMMUNITY /// AF inside /// Sehnsucht
Blue Spirit è offline   Rispondi citando il messaggio o parte di esso
Old 25-05-2005, 11:03   #20
flisi71
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Originariamente inviato da dupa

Tagliare tutti i vari privilegi, sprechi e schifezze varie.. insomma tagliare lo stato sociale che si è creato in questi 50 anni.
Come ti hanno fatto notare privilegi e stato sociale non sono affatto sinonimi.


Quote:
...
Mantenere uno stato sociale tagliandone solo la parte "marcia", insomma avere uno stato sociale bello e efficiente come quello degli scandinavi. Il piccolo problema è che in questo secondo caso, bisognerebbe cambiare anche la mentalità del popolo italiano.

Visto che la seconda ipotesi la ritengo inattuabile (per la mentalità degli italiani), l'unica via per la salvezza che ci resta IMHO è la prima.
Purtroppo cogli con lucidità parte del problema (la nostra mentalità) e forse è proprio questo che porta al pessimismo diffuso.


Ciao

Federico
__________________

FORZA GAIA !!
flisi71 è offline   Rispondi citando il messaggio o parte di esso
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