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Old 24-03-2004, 11:46   #1
jumpermax
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scandalo tangenti "oil for food"

Sono senza parole... se questa cosa è vera davvero sono senza parole
Quote:
http://www.wittgenstein.it/cr/oilforwhat.html

New York. Oil for food, petrolio in cambio di cibo, è stato il più grande programma di aiuti umanitari mai gestito dalle Nazioni Unite, ma è già il più grande scandalo della sua storia, nonostante la scarsa attenzione dei giornali che continuano a preferire i pettegolezzi sui trascorsi rapporti tra gli uomini di Bush e il mondo dei petrolieri.
Tra il 1996 e la liberazione di Baghdad del 2003, l'Onu ha consentito a Saddam Hussein, con la risoluzione 986, di vendere 100 miliardi di dollari di petrolio, prevalentemente a Francia e Russia, per scopi umanitari, cioè per comprare cibo e mezzi di sostentamento per la sua popolazione. Saddam ha incassato e tenuto alla fame i suoi, ma questa è un'altra storia. La storia adesso è questa: il nuovo governo iracheno, il Wall Street Journal e il General Accounting Office americano, in tempi e modi diversi, hanno scoperto che mancano all'appello almeno dieci miliardi di dollari, rubati da Saddam per arricchire il bottino personale e per pagare tangenti e mazzette a politici e personaggi vari del mondo arabo e occidentale. La notizia è stata accolta più come un'amena curiosità che come una cosa seria, anche perché molti dei beneficiari dei cadeux petroliferi di Saddam hanno subito smentito. Nella lista trovata nei palazzi saddamiti, c'erano Scott Ritter, l'ex ispettore Onu poi diventato uno dei fantocci del regime (400 mila dollari), il deputato pacifista inglese George Galloway (585 mila dollari) e anche qualche italiano, tra cui Roberto Formigoni e quel padre Benjamin che frequentava i salotti televisivi italiani per spiegare quanto fosse equa e libera la vita sotto la dittatura di Saddam. Ma questi sono spiccioli, in realtà della maggior parte di questi dieci miliardi non c'è ancora traccia. Il Consiglio governativo iracheno ha chiesto alla società di revisione Kpmg e agli avvocati tedeschi Freshfields, Bruckhaus e Deringer di indagare e scoprire se davvero quei soldi sottratti agli iracheni abbiano riempito le tasche di politici e funzionari dell'Onu. La Heritage Foundation, prestigioso centro studi americano, ha accertato che gli abusi del programma "Oil for food" sono il risultato dell'impressionante fallimento gestionale delle Nazioni Unite: "In realtà _ si legge nel rapporto della Heritage _ il programma era più che un bazar aperto per tangenti, favoritismi e mazzette. La serietà di queste accuse merita un'indagine del Congresso e una Commissione indipendente del Consiglio di sicurezza". Il Congresso, dopo aver ascoltato la relazione del General Accounting Office, ha già deciso che se ne occuperà ad aprile con una serie di audizioni alla commissione Esteri della Camera guidata dal senatore repubblicano Henry Hyde. Gli americani vogliono andare fino in fondo e l'interesse è doppio: quei soldi servono perché la ricostruzione dell'Iraq pesa sulle loro spalle, così come grava sulle tasche dei contribuenti americani quasi un quarto dei conti delle Nazioni Unite.

Francia e Germania contrarie all'inchiesta
Colin Powell ha chiesto a Kofi Annan di indagare sullo scandalo, nonostante Annan per mesi abbia fatto finta di niente. Il segretario generale, l'altro giorno, ha ammesso che effettivamente qualcosa è andato storto e ha comunicato al Consiglio di sicurezza che questa settimana nominerà una commissione di inchiesta. Francia e Germania, i due paesi più beneficiati dai contratti petroliferi con l'Iraq, sono contrarie, ha scritto ieri il New York Times.
Gli iracheni si aspettano che finalmente l'Onu metta a disposizione le ricevute dei conti della banca francese Paribas, attraverso i quali l'Onu ha gestito i pagamenti a Saddam. Annan sembra costretto a farlo ma certo, in generale, non è aiutato dal fatto che suo figlio Kojo sia stato uno dei manager di Cotecna Inspection fino a pochi giorni prima che la società svizzera firmasse il contratto Onu per controllare la correttezza dell'esecuzione di "Oil for food".
Annan era anche il responsabile del programma e aveva l'obbligo di controllare ogni sei mesi che "Oil for food" procedesse secondo i piani. Il direttore esecutivo del programma "Oil for food", nonché uomo di fiducia di Kofi Annan, era il cipriota Benon Sevan, oggi accusato di aver preso tangenti petrolifere da Saddam. Sevan ha smentito, ma a Baghdad e a Washington si accumulano le diffidenze tanto che Kofi Annan lo ha mandato in ferie fino ad aprile, mese in cui Sevan maturerà la pensione. Annan due giorni fa ha ammesso che "è altamente probabile che siano state fatte molte cose sbagliate, ma abbiamo bisogno di indagare per scoprire i responsabili". Una volta accertati sarà interessante scoprire perché Saddam pagasse francesi e funzionari Onu con il denaro del petrolio: in cambio di cosa? Oil for what?
Allucinante...
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Old 24-03-2004, 11:47   #2
Hanamichi
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Re: scandalo tangenti "oil for food"

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Originariamente inviato da jumpermax
Sono senza parole... se questa cosa è vera davvero sono senza parole


Allucinante...
mi potresti riassumere?
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Old 24-03-2004, 11:48   #3
jumpermax
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Re: Re: scandalo tangenti "oil for food"

Quote:
Originariamente inviato da Hanamichi
mi potresti riassumere?
i fondi per il programma oil for food che doveva servire per finanziare aiuti umanitari al popolo irakeno sono stati usati da Saddam per pagare politici e funzionari occidentali.
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Old 24-03-2004, 11:49   #4
Hanamichi
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Re: Re: Re: scandalo tangenti "oil for food"

Quote:
Originariamente inviato da jumpermax
i fondi per il programma oil for food che doveva servire per finanziare aiuti umanitari al popolo irakeno sono stati usati da Saddam per pagare politici e funzionari occidentali.
assolutamente schockante! nn ci credo...!
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Old 24-03-2004, 11:49   #5
Quincy_it
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Old 24-03-2004, 12:29   #6
jumpermax
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quanto interesse... forse avrei dovuto intitolarla scandalo tangenti USA ai governi alleati per avere partecipazione....
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Old 24-03-2004, 12:34   #7
crespo80
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l'ONU è una delle poche istituzioni in cui ancora ripongo un briciolo di speranza (nel senso, speranza che conti di più e faccia di più) ma a leggere certe cose davvero si perdono i pochi appigli a cui questa speranza cerca di aggrapparsi
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Old 24-03-2004, 12:35   #8
Quincy_it
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Originariamente inviato da jumpermax
quanto interesse... forse avrei dovuto intitolarla scandalo tangenti USA ai governi alleati per avere partecipazione....
In effetti strano che i "rossi" non siano ancora arrivati..
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Old 24-03-2004, 12:44   #9
jumpermax
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Quote:
Originariamente inviato da crespo80
l'ONU è una delle poche istituzioni in cui ancora ripongo un briciolo di speranza (nel senso, speranza che conti di più e faccia di più) ma a leggere certe cose davvero si perdono i pochi appigli a cui questa speranza cerca di aggrapparsi
più che l'ONU trovo che sarebbe gravissimo, sempre che la cosa venga provata, il convolgimento di Formigoni, che tra l'altro si è sempre dichiarato vicino ad Aziz.... di padre Benjamin non commento...
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Old 24-03-2004, 12:52   #10
jumpermax
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questa va più nel dettaglio...
Quote:
http://itaca.netfirms.com/printer_1076.shtml
Che il regime di Saddam Hussein avesse trovato il modo di aggirare embargo e sanzioni era noto a tutti. In particolare si sapeva che, nonostante tutti i controlli dell'Onu, il programma «Oil for Food» era un vero e proprio colabrodo e che il regime se ne serviva per stornare fondi e foraggiare gli amici. Non solo quelli iracheni ma anche quelli nel resto del mondo. E per questo che qualche settimana fa membri del Consiglio governativo iracheno hanno voluto scandagliare gli archivi del ministero del Petrolio alla ricerca di dati o documenti che provassero L’esistenza di contratti di favore a beneficio di personalità estere. Il risultato è un rapporto con circa 266 nomi di 52 Paesi diversi. Sono individui o società a cui, a partire dal '98, risulta che il regime abbia assegnato centinaia di milioni di barili di petrolio senza che i responsabili del programma «Oil for Food» ne sapessero niente. Il rapporto doveva rimanere segreto ma una copia è finita nelle mani di un quotidiano di sinistra iracheno che ha deciso di pubblicarlo. Nel rapporto i nomi sono ovviamente scritti in arabo, e la conversione in alfabeto latino non può che esser fatta su base sonora (a complicare le cose c'è il fatto che in arabo non esistono vocali). Ma alcuni nomi importanti sono già stati tradotti e “decifrati'.
Tra i nomi ci sono, ad esempio, quello dell'attuale primo ministro libico, dell'ex ministro francese Charles Pasqua e di Patrick Maugein, controverso uomo d'affari francese, più volte associato al presidente Jacques Chirac, a cui risultano esser stati assegnati 25 milioni di barili attraverso la società Trafigura. Il 17' Paese elencato nel rapporto è l'Italia, con nove nomi di individui e società. In testa a questa lista c'è un nome che suona come Roberto Formigoni. Accanto ci sono le cifre delle quote che dalle carte degli archivi del ministero risulterebbero essere state a lui assegnate nel corso delle varie fasi del programma Oil for Food. Per un totale di 24 milioni e mezzo di barili, pari ad almeno una ventina di petroliere. A seguire c'è il nome di un broker petrolifero, il siciliano Salvatore Nicotra che risulta aver avuto assegnazioni per 15 milioni e mezzo di barili. Il terzo nome, con un totale di 6,5 milioni di barili, è leggibile come “signor Folloni". Il quarto è Padre Benjamin, con 4 milioni e mezzo di barili.
Quando «Il Sole-24 Ore» ha chiesto se il presidente della regione Lombardia abbia mai ricevuto assegnazioni o in qualche modo abbia trattato partite di petrolio iracheno, il suo portavoce ha risposto che Formigoni «non ha mai ricevuto una lira dall’Iraq», aggiungendo: «Abbiamo sempre cercato di aiutare le aziende italiane nei confronti dell'Irak, anche all'interno del programma Oil for Food, e abbiamo organizzato, a nostre spese, missioni umanitarie». Salvatore Nicotra ha in vece apertamente ammesso di aver ricevuto, in qualità di broker e di amico dell' Irak, assegnazioni per circa 15 milioni di barili. E così anche l'ex senatore democristiano oggi membro della giunta Esteri della Margherita, Gian Guido Folloni, che ha riconosciuto di aver ricevuto due assegnazioni in qualità di presidente dell'Associazione Italia-Irak. «Due volte nel giro di un anno e mezzo mi furono assegnate delle quote che io poi passai ad aziende italiane. Mi era stato detto che si potevano fare queste segnalazioni nell'ambito del programma Oil for Food. Era un modo per l'Associazione di aiutare aziende che le erano legate». Quali aziende avete aiutato? «Mi pare che la seconda volta contattammo Nicotra». E che cosa avete ottenuto in cambio? «Le aziende dettero dei contributi all 'Associazione». Il segretario dell'Associazione Italia lrek Antuniu Luhc aggiunge ulteriori dettagli: «La seconda società che segnalammo fu effettivamente quella di Nicotra. L'altra non era italiana. Il nome ci era stato dato da un nostro socio a Baghdad». In pratica avete fatto da broker? «Noi siamo un ente non a fini di lucro e quindi non possiamo fare business. Abbiamo semplicemente fatto delle segnalazioni a società che poi ci hanno dato un contributo», spiega Loche. (…)
Che il regime di Saddam avesse architettato un sistema per aiutare amici del regime aggirando il programma Oil for Food, «Il Sole-24 ore» lo ha comunque accertato. Ecco come funzionava: con cadenza semestrale, da New York, l'Onu determinava il quantitativo di greggio che l'lrak era autorizzato a esportare in una determinata fase del programma Oil for Food. Simultaneamente a Baghdad, il regime individuava nomi di personaggi stranieri per un motivo o per un altro "meritori', ai quali assegnare informalmente partite di greggio da vendere ai trader ufficiali registrati all'Onu. Semestralmente gli assegnatari, che potevano essere singoli individui oppure società (perlopiù di facciata) venivano informati dell'ammontare concesso e del prezzo (spesso scontato rispetto al cosiddetto Official seller price, il prezzo del Brent sul mercato). Di solito questa comunicazione avveniva telefonicamente attraverso un contatto che l'assegnatario aveva direttamente all'interno del ministero del Petrolio oppure nella sezione commerciale del ministero degli Esteri. Gli assegnatari intavolavano poi una trattativa con i trader, offrendo la loro assegnazione al miglior offerente. Il margine di guadagno era determinato dalle oscillazioni del mercato e dallo sconto concesso dalla Somo. Variava perciò a seconda del momento e del contratto, ma a detta di funzionari iracheni interpellati oscillava solitamente tra i 2 e i 10 centesimi, con punte di 20 centesimi a barile. In altre parole 25 milioni di barili potevano rendere all'assegnatario dai 5OO mila ai 5 milioni di dollari. (…)
Che a ricevere contratti dalla Somo, accanto a giganti del settore come Agip, Elf, Total e colossi petroliferi russi e cinesi, fossero anche minuscole società apparse dai nulla era da tempo noto agli addetti ai lavori. «C'erano moltissime società di comodo che per un motivo o un altro venivano favorite dal regime con grossi contratti. Ed erano spesso società neppure in grado di fare il lifting, cioè di caricare la petroliera, e che quindi giravano subito il contratto ad altri, incluso le società petrolifere anglo-americane a cui Saddam aveva dato ordine di non vendere petrolio direttamente» , spiega un addetto ai lavori che preferisce mantenere l'anonimato. «In effetti si sapeva che dietro ci potessero essere degli amici del regime. Ma io pensavo che fossero partner commerciali di grossi papaveri iracheni». Un altro trader va però oltre: «Le assegnazioni potevano andare anche a persone non del settore che si erano impegnate a favore dell'Irak. Gente che si batteva per togliere l'embargo per esempio Era una forma di ringraziamento. Un omaggio per le attività e l'impegno dimostrato». E c'erano anche uomini politici italiani? «Effettivamente nei nostri ambienti si sapeva che tra gli assegnatari c'erano dei politici. Circolavano dei nomi. Ma preferisco non farli. Posso solo aggiungere una curiosità è: essendo estranei al settore, e quindi incompetenti, provavano spesso cifre esorbitanti, anche 50 centesimi o addirittura un dollaro al barile. Ma nessuno pagava quelle cifre per un'assegnazione».
Da fonti sia in Iraq che negli Stati Uniti, «Il Sole-24 Ore» ha saputo che il programma di supporto finanziario a personaggi stranieri attraverso l'assegnazione di quote di greggio veniva in buona parte gestito o comunque coordinato dal ministro Tarek Aziz. E non si può non notare che, a parte il trader, gli italiani citati dal rapporto avevano una conoscenza personale con l'ex vice primo ministro e ministro degli Esteri di Saddam e hanno tutti e tre partecipato alla missione di pace compiuta da Aziz nel febbraio scorso a Roma nel tentativo in extremis di evitare la guerra. A ideare e realizzare quell'operazione fu padre Benjamin «I1 13 gennaio 2003 scrissi una lettera al sottosegretario di Stato, l'allora vescovo e adesso cardinale Jean-Louis Tauran, chiedendogli se era disposto a sollecitare la disponibilità del Santo Padre a incontrare Tarek Aziz nel caso io lo avessi invitato in Italia. Due giorni dopo, il 15 gennaio, ebbi un fax dalla segreteria di Stato con cui ottenni il pieno appoggio all'iniziativa», spiega padre Benjamm. «Contattai così Tarek Aziz, che conoscevo dal dicembre del '98, dicendogli che ci dovevamo vedere. Lui mi invitò a Baghdad, dove gli spiegai la mia idea. Lui mi disse che ne avrebbe informato il rais, ma che non vedeva problemi».
Il 12 febbraio Padre Benjamin non mancò di andare a ricevere Tarek Aziz all'aeroporto di Fiumicino. Ma rimase con lui in una saletta Vip dell'aeroporto appena una ventina di minuti. Dopodiché, anziché prendere insieme la strada per Roma, Aziz andò direttamente in un ristorante sul mare a incontrare un uomo politico italiano che conosceva dal '90: Roberto Formigoni. «Formigoni lo voleva vedere subito al suo arrivo ricorda padre Benjamm —. Andarono a pranzo insieme, verso Ostia credo, dove si erano dati appuntamento». Una volta a Roma, Aziz fu poi invitato a Via Ennio Quirino Visconti, vicino Piazza Cavour dove, in qualità di presidente dell'Associazione Italia-Irak, lo aspettava Gian Guido Folloni.
jumpermax è offline   Rispondi citando il messaggio o parte di esso
Old 24-03-2004, 12:58   #11
sempreio
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nulla di nuovo lo si sapeva ormai da anni, se non leggeste sempre e solo giornali comunisti......
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Old 24-03-2004, 13:04   #12
jumpermax
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Originariamente inviato da sempreio
nulla di nuovo lo si sapeva ormai da anni, se non leggeste sempre e solo giornali comunisti......
veramente no, qualcosa di nuovo c'è, qua c'è un'indagine ufficiale in corso e non sono più solo semplici voci. Per mesi hanno gridato che gli USA andavano in Iraq per il petrolio e ora viene fuori che tra quelli che gridavano c'era chi non voleva che ci andassero perché il petrolio se lo accaparravano loro...
jumpermax è offline   Rispondi citando il messaggio o parte di esso
Old 24-03-2004, 13:09   #13
GioFX
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a parte che la fonte non mi sembra tanto attendibile... cmq, non vedo questo grande scandalo, si sapeva che non funzionava il programma, e poteva essere usato come desiderava il regime iracheno... io piuttosto mi chiedo perchè mai non sono stati bloccati i fondi esteri del regime...

cmq jumper, fin'ora quelli che stanno controllando le risorse petrolifere sono solo gli americani, halliburton in testa. L'amministrazione Bremer ha il controllo sullo sfruttamento delle risorse attualmente. Con questo come la mettiamo?
__________________
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GioFX è offline   Rispondi citando il messaggio o parte di esso
Old 24-03-2004, 13:14   #14
sempreio
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Originariamente inviato da GioFX
a parte che la fonte non mi sembra tanto attendibile... cmq, non vedo questo grande scandalo, si sapeva che non funzionava il programma, e poteva essere usato come desiderava il regime iracheno... io piuttosto mi chiedo perchè mai non sono stati bloccati i fondi esteri del regime...

cmq jumper, fin'ora quelli che stanno controllando le risorse petrolifere sono solo gli americani, halliburton in testa. L'amministrazione Bremer ha il controllo sullo sfruttamento delle risorse attualmente. Con questo come la mettiamo?

si ma adesso è un po meglio, prima veniva sfruttato dagli europei e russi senza che il popolo ne avesse il ben che minimo vantaggio, adesso lo sfruttano gli usa ma anche ricostruiscono, il petrolio preso serve per coprire le spese di guerra degli americani e per la ricostruzione







"gli unici che ci rimettono son sempre i più deboli "
sempreio è offline   Rispondi citando il messaggio o parte di esso
Old 24-03-2004, 13:15   #15
jumpermax
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Originariamente inviato da GioFX
a parte che la fonte non mi sembra tanto attendibile... cmq, non vedo questo grande scandalo, si sapeva che non funzionava il programma, e poteva essere usato come desiderava il regime iracheno... io piuttosto mi chiedo perchè mai non sono stati bloccati i fondi esteri del regime...

cmq jumper, fin'ora quelli che stanno controllando le risorse petrolifere sono solo gli americani, halliburton in testa. L'amministrazione Bremer ha il controllo sullo sfruttamento delle risorse attualmente. Con questo come la mettiamo?
La mettiamo che sicuramente meglio oggi di prima. E che se davvero certa gente ha speso belle parole contro l'intervento militare mentre guadagnava sulla pelle degli irakeni dovrebbe minimo tapparsi la bocca.
Poi non vedi questo grande scandalo? Il programma "oil for food" in realtà era oil for mazzette e affini e non c'è scandalo? Quanta gente sapeva? Quanti se ne sono fregati delle conseguenze sulla popolazione? Per favore dai...
jumpermax è offline   Rispondi citando il messaggio o parte di esso
Old 24-03-2004, 13:42   #16
yossarian
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niente di nuovo; sono cose, purtroppo già note. Personalmente ho sempre parlato di finto pacifismo interessato da parte di Francia, Russia e anche Germania (se non nel petrolio, comunque era la nazione che, durante l'embargo, aveva più industrie interessate a traffici illeciti con L'Iraq).
D'altra parte sia chi ha deciso di fare la guerra che chi era contraria a farla era mosso dalle stesse motivazioni.
La cosa psitiva è che c'è un'inchiesta in corso che spero possa fare un po' di pulizia nel marciume in cui rischia di annegare la nostra società (anche se ci credo poco)

Ultima modifica di yossarian : 24-03-2004 alle 13:57.
yossarian è offline   Rispondi citando il messaggio o parte di esso
Old 24-03-2004, 13:55   #17
Iolao
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aldilà dell'attendibilità o meno della notizia (da quanto leggo nei vostri commenti sembra tuttavia che ci sia del vero) questi "scandali" esplodono sempre in momenti strategici... non è una critica, è solo un'osservazione sulla dialettica politica.
__________________
Democracy is two wolves and a lamb voting on what to have for lunch. Benjamin Franklin
Iolao è offline   Rispondi citando il messaggio o parte di esso
Old 24-03-2004, 14:01   #18
parax
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Quote:
Originariamente inviato da sempreio
nulla di nuovo lo si sapeva ormai da anni, se non leggeste sempre e solo giornali comunisti......


ovviamente per chi non lo sapesse l'ONU ha sostituito l'Internazionale Socialista.
che gente
parax è offline   Rispondi citando il messaggio o parte di esso
Old 24-03-2004, 14:02   #19
yossarian
Senior Member
 
Iscritto dal: Mar 2001
Messaggi: 5390
Quote:
Originariamente inviato da Iolao
aldilà dell'attendibilità o meno della notizia (da quanto leggo nei vostri commenti sembra tuttavia che ci sia del vero) questi "scandali" esplodono sempre in momenti strategici... non è una critica, è solo un'osservazione sulla dialettica politica.

ci ho pensato anch'io; è anche vero che però, se ogni volta che viene fuori uno scandalo si andasse fino in fondo e si facesse realmente pulizia, si starebbe tutti meglio. Se poi gli scandali, come spesso accade, servono solo a distogliere l'attenzione da un fatto per farla concentrare su un altro, allora la cosa cambia aspetto e si ridimensiona notevolmente
yossarian è offline   Rispondi citando il messaggio o parte di esso
Old 24-03-2004, 14:05   #20
Bet
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L'Avatar di Bet
 
Iscritto dal: Apr 2000
Messaggi: 433
azz... averlo saputo, mi facevo dare qualcosa anch'io
__________________
http://www.cipoo.net Musica corale di pubblico dominio - spartiti-MID-MP3
Chi cerca conferme le trova sempre. (Popper)
Bet è offline   Rispondi citando il messaggio o parte di esso
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