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Il Mose avanza e dà lavoro a tremila persone
Le ruspe lavorano incessantemente e sotto il sole di giugno i cantieri del Mose sembrano ancora più imponenti: abbaglia il bianco della pietra e il grigio del cemento in mezzo alla laguna. Alle tre bocche di porto di Venezia (Lido, Malamocco e Chioggia) si stanno costruendo gli enormi cassoni del sistema di paratoie mobili che dovrà mettere all'asciutto la città dalle acqua alte. Adesso che l'avanzamento dei lavori è al 63% il neo governatore del Veneto Luca Zaia ha deciso di organizzare una visita ufficiale a quello che ha definito «il primo committente della Regione Veneto», visto che il sistema Mose dà lavoro – direttamente o indirettamente – a tremila persone.
E continuerà a darlo, tenendo conto che dopo la costruzione ci sarà la fase della gestione e della manutenzione di quest'opera di macroingegneria che non ha precedenti al mondo. Solo basandosi sulle dimensioni, quello del Mose è attualmente il più grande cantiere esistente al mondo, il volto che l'Italia ha presentato all'Expo 2010 in corso a Shanghai. Nei tre cantieri in cui il Consorzio Venezia Nuova (concessionario del Ministero delle Infrastrutture e Trasporti) sta costruendo il sistema, sono in via di realizzazione i 35 cassoni in calcestruzzo che andranno collocati alle bocche di porto lagunari e che accoglieranno le 78 paratoie mobili a scomparsa realizzate in acciaio e destinate ad alzarsi al bisogno grazie all'iniezione al loro interno di aria compressa al posto dell'acqua. Secondo il principio di Archimede. Le modifiche all'ambiente lagunare – Costruire questa specie di palazzo a nove piani disteso sott'acqua, pronto ad alzarsi del tutto o in parte a seconda delle necessità, ha richiesto una profonda modifica dell'ambiente lagunare. Ma che servisse il Mose per salvare la città lagunare è diventata anche la convinzione del neo Presidente Zaia, che ha posto la sua firma su uno dei casseri del cantiere. Del resto, ha ricordato, tutti sanno quanto la Serenissima abbia modificato l'ambiente lagunare per la salvezza della città. Un esempio sta ancora lì, perfettamente efficiente: sono i Murazzi, gli argini in pietra d'Istria costruiti nel Settecento per difendere la laguna sud dall'erosione del mare. Il Mose però è qualcosa di ben più imponente: te ne rendi conto sorvolando in elicottero la zona perché i cambiamenti saltano all'occhio. Al largo di Chioggia e Malamocco ecco le grandi dighe foranee costruite per smorzare il moto ondoso, alle quali presto se ne aggiungerà un'altra al largo del Lido. Attorno a queste barriere di scogli, che prima non esistevano, la fauna acquatica ha già trovato un suo ambiente ideale. Poi le conche di navigazione e i porti rifugio costruiti in ciascuna delle bocche di porto, per consentire alle navi di entrare in laguna anche quando le paratoie saranno chiuse. A Malamocco c'è quella più grande, destinata al passaggio delle grandi navi: è lunga 371 metri per 50 di larghezza. Al centro della bocca di porto del Lido spunta poi la nuova isola artificiale destinata ad accogliere l'area impiantistica principale del Mose. A quest'isoletta di circa 8 ettari si aggancerà da un lato la schiera di paratoie che arriverà fino a San Nicolò e dall'altro quella che arriverà a Treporti. Tempi e costi - Secondo l'attuale crono-programma, i cassoni di alloggiamento delle paratoie dovrebbero essere posati sui fondali di Malamocco, Chioggia e Lido entro la metà del 2011. Quindi si passerà alla fase di realizzazione delle paratoie, incardinate su quelle specialissime cerniere ideate e prodotte dalla Fip Industriale di Selvazzano Dentro (PD) che sono state presentate un paio di mesi fa. Il costo complessivo del Mose è di circa 4.678 milioni di euro, di cui 3.244 già assegnati. La fine dei lavori, prevista per il 2014, potrebbe essere rispettata, a patto però che i finanziamenti arrivino dal governo con la stessa regolarità con cui sono arrivati fino ad oggi. Il Presidente del Magistrato alle Acque, Patrizio Cuccioletta, su questo è ottimista. Come è ottimista sul fatto che il Mose, una volta ultimato, verrà sollevato ogni volta che ce ne sarà bisogno, (poco importa se la quota minima sarà 95 oppure 110 centimetri sul medio mare), perché è un sistema estremamente duttile e una volta messo in opera starà agli amministratori decidere che utilizzo farne. Quello che è certo è che l'opera risponde in primo luogo all'esigenza di difendere Venezia da eventi catastrofici: per questo le paratoie possono fronteggiare una marea massima fino a 2 metri e 70 centimetri. Quanto al resto, la salvaguardia di Venezia deve passare anche attraverso tutta un'altra serie di interventi che vanno dall'escavo dei rii all'innalzamento del suolo al rifacimento delle rive: operazioni che senza il rifinanziamento della Legge Speciale per Venezia sono ormai impossibili da cantierare. Galleria foto Il Sole 24 Ore |
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Bannato
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Zaia in passerella al MoSE
Data di pubblicazione: 10.06.2010 Autore: Gasparetto, Cristiano Un riepilogo, le più preoccupanti novità e un caldo invito a non peggiorare il danno, a proposito dell’ecomostro veneziano. Carta n.20, 11 giugno 2010 Dall'alluvione del novembre 1966 che, con una marea di 1,92 centimetri sul livello medio del mare, ha rischiato di sommergere Venezia, è passato un tempo lungo e molti e diversi sono stati i convincimenti dai quali decidere quali interventi fossero i più opportuni per evitare una catastrofe che si sarebbe poi potuto dire solo annunciata. Al fine è prevalsa la coscienza che a quell'evento distruttivo, certamente eccezionale ed imprevedibile nella sua dimensione naturale, molto avevano contribuito l'incuria manutentoria delle difese a terra e a mare della laguna e le rilevantissime modificazioni che da metà ottocento vi si erano succedute, riducendone di fatto di un terzo l'invaso e modificandone in maniera significativa l'accesso dell'acqua marina (le attuali tre bocche di porto), scavando canali interni e modificando la morfologia stessa dei suoi fondali. A questo saggio convincimento, raggiunto – va detto – a fatica, si devono le tre buone Leggi Speciali per Venezia (tutt'ora vigenti anche se molto disattese) che stabilivano anche le modalità di intervento su un ecosistema naturale giustamente considerato fortemente antropizzato nella sua millenaria storia: eventuali opere di regolazione delle maree (dighe) venivano subordinate alla verifica di un adeguato avanzamento della realizzazione di tutti gli altri interventi diffusi nella laguna, aventi come scopo il ripristino della morfologia lagunare, l’arresto dei processi di degrado e inquinamento, l’esclusione del traffico petrolifero e la riapertura delle valli da pesca (che erano state separate dal corpo vivo della laguna e privatizzate). Un primo concorso per la costruzione di tre sbarramenti fissi alle bocche di porto (progettone), è andato senza esito, anche per un'opposizione ambientalmente sensibile che ha saputo farsi valere culturalmente e politicamente. Successivamente però sono state pure totalmente disattese le Leggi Speciali che consideravano eventuali sbarramenti dal mare possibili solo dopo aver verificata l'insufficienza di interventi diversi. Tali sbarramenti comunque avrebbero dovuto essere sperimentali e reversibili. Il partito trasversale del profitto è riuscito, già allora, a ottenere una legge che consentisse e costituisse un concessionario unico per lo studio, la proposta e la realizzazione di dighe mobili di separazione della laguna dal mare come unica soluzione al fenomeno delle alte maree lagunari (acque alte) senza minimamente analizzare e rimuovere le cause che nell'ultimo secolo e mezzo avevano fatto aumentare il fenomeno in frequenza e dimensione. Un'opposizione caparbia ha coinvolto anche il Comune e la Provincia di Venezia e ha saputo far anche emergere studi e progetti alternativi, nel frattempo predisposti, per una reale politica dei SI (scegliere, dopo confronto, la soluzione migliore e più efficiente): il Comune ha fatto analizzare tutti i progetti alternativi da una apposita commissione tecnico-scientifica che nella graduatoria valutativa finale ha, significativamente, collocato il MoSE al penultimo posto. Nell'occasione si è potuto pure valorizzare uno studio (Pirazzoli-Umgiesser,CNR francese e italiano) che rileva che, con opportuni rialzi dei fondali alle tre bocche di porto, differenziati in relazione al loro uso diverso, è possibile una riduzione di tutte le maree fino a 22 cm. risolvendo così al 95% il fenomeno delle acque alte. Il 22 novembre 2006 il Governo Berlusconi (a seguito di pari politica di Prodi) ha dato il via alla realizzazione del sistema MoSE. Il progetto, bocciato da una Valutazione d'Impatto Ambientale negativa, illegittimo per violazione di norme e leggi urbanistiche regionali, nazionali ed europee, in assenza di un progetto esecutivo complessivo, con l'opposizione del Comune di Venezia, è stato approvato con il solo voto politico governativo che ha fatto strame di ogni procedura democratica. La stessa Commissione Europea, alla quale il Comune di Venezia e varie Associazioni Ambientaliste si erano rivolte, dopo una prima perplessa messa in mora dell'Italia, ha accettato una così detta compensazione ambientale che proprio in questi giorni rischia di artificializzare ulteriormente la laguna e di eludere ogni controllo democratico. I costi di realizzazione, a forfait chiuso, senza possibilità alcuna di aumenti -veniva detto- erano di 4.271 milioni ma oggi sono già aumentati a 4.678. Dal 2006 ad oggi molto si realizzato del sistema MoSE (l'insieme cioè di tutte le opere) distruggendo preziosi ambiti lagunari e di costa per dar spazio ai cantieri, modificando strutture foranee, formando nuove dighe marine (lunate) e un'isola artificiale, strutturando conche di navigazione e porti rifugio: le correnti all'interno della laguna si sono già fortemente modificate, ma il MoSE, con le migliaia di pali di fondazioni sotto i fondali, i suoi cassoni di contenimento tecnologico e di alloggio per i 79 portelloni mobili, l'affidamento in appalto dei connettori e cerniere preposti alla rotazione dei portelloni, non è ancora cominciato. Ma altri avvenimenti inquietanti si sono realizzati in questi 4 anni. La Corte dei Conti, con propria deliberazione del 20 febbraio 2009 ha pesantemente criticato l'intera operazione sia sotto l'aspetto contabile che procedurale, ma il Governo cui era essenzialmente indirizzata la delibera non ha minimamente provveduto ad effettuare modifiche. Nel congresso del CIESM del 12.5.2010 tenutosi al Lido di Venezia, il direttore dell'Ismar del CNR nazionale Fabio Tricardi ha confermato tutti i dubbi che da mesi scienziati e ambientalisti stanno avanzando sull'efficacia del sistema di dighe mobili di fronte all'innalzamento del livello medio del mare in alto Adriatico per i cambiamenti climatici. Nelle riunioni del 2 e 8 novembre 2006 presso la Presidenza del Consiglio, il Comune di Venezia aveva manifestato ancora rilievi critici, osservazioni e raccomandazioni sul sistema MoSE. Prendendo atto che, con la successiva approvazione solo politica, non ne era stato minimamente tenuto conto, per garantire alla comunità veneziana, ma potremmo dire al mondo intero, almeno il corretto funzionamento delle barriere e il dimensionamento strutturale dei suoi componenti, ha incaricato la società Principia, leader mondiale nel campo della modellistica, di verifica e di una comparazione del MoSE (dighe a galleggiamento) con uno dei sistemi alternativi (dighe a gravità). Dallo studio presentato emerge che le paratoie - con particolari condizioni di mare (altezza d'onda di 2,2metri e periodo di picco 8 secondi), condizioni non rare e verificatesi già 4 volte negli ultimi 4 anni – manifestano un comportamento caratterizzato da instabilità dinamica che comporta una risposta caotica con irregolare amplificazione dell'angolo di oscillazione della singola paratoia. Oltre il linguaggio tecnico (per il quale si rimanda alla relazione nel sito del Comune) ciò significa essenzialmente due pronunciamenti di estrema gravità che si possono verificare in certe condizioni mareali e meteorologiche non infrequenti : - la tenuta della marea al di fuori della laguna da parte delle dighe mobili risulta assolutamente vanificata perché i varchi esistenti tra portellone e portellone, previsti nel progetto, con la grande oscillazione angolare dei portelloni stessi incernierati sul fondo, non correttamente prevista in progetto, lasciano entrare tanta acqua da far aumentare il livello lagunare in poco tempo anche di 20 e più cm. (a cosa serve, quindi, il MoSE?) - le grandi oscillazioni dei singoli portelloni (risposta caotica con elevata amplificazione dinamica) non consentono, con gli elementi di analisi esistenti normalmente impiegati nella progettazioni delle opere marine una valutazione affidabile delle stesse oscillazioni e dei carichi di progetto. In altre parole, allo stato delle conoscenze scientifiche odierne, non è possibile progettare con sicurezza né le cerniere né il connettore che le tiene avvinte sul fondo ed l'intero sistema è a rischio di collasso. Per di più non è neppure possibile, come afferma il Magistrato alle Acque, basarsi su esperimenti fatti appositamente in vasca su modelli ridotti, per la viscosità non calcolabile dell'acqua. Alla luce di questi fatti appare irresponsabile non tanto e solo il comunicato di ieri del governatore regionale Zaia che, con l'ing. Cuccioletta presidente del Magistrato alle Acque di Venezia e l'ing. Mazzacurati presidente del Consorzio Venezia Nuova, annuncia la sua prima visita al MoSE domani mattina con un “vogliamo aprire alla stampa nazionale e internazionale le porte del più grande cantiere di ingegneria idraulica del mondo”, ma la continuazione dei lavori dell'intero sistema. Ancora oggi questi si possono bloccare con il recupero ad altri fini possibili ed utili delle opere finora realizzate. E' necessario che un panel internazionale di alto profilo scientifico, terzo rispetto agli enormi interessi in campo, valuti scientificamente lo studio degli esperti di Principia, la loro successiva risposta ad altre richieste del Comune di Venezia, la risposta che dà loro il Magistrato alle Acque, e la nuova replica di Principia. Il rischio è troppo grande per non valutare seriamente la situazione e, qualora fosse necessario, modificare al meglio l'intervento. Primo passo di democrazia reale è la pubblicazione di tutti questi materiali scientifici sul sito del Comune di Venezia a completamento del già inserito studio Principia come è stato pochi giorni or sono richiesto nella Consulta per l'Ambiente comunale dai movimenti lì rappresentati. Nell'occasione gli scienziati potranno pronunciarsi anche sul più pericoloso fenomeno, in conseguenza anche del MoSE, che minaccia l'intera laguna di Venezia: la perdita continua di sedimenti sottili che si riversano in mare con l'uscita delle maree , impoverendone e svuotandone i fondali e trasformandola di fatto in un braccio di mare senza variazioni morfologiche, biologicamente morto. http://eddyburg.it/article/articleview/15283/0/178/ |
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Bannato
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In Olanda, che di maree e acqua alta se ne intendono, hanno scartato le difese tipo mose per più efficienti ed economiche strutture di altro tipo.
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#7 |
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Senior Member
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Non hai capito come funziona. Se fai una cosa che costa poco allora sarà sicuramente scadente, per fare una grande opera bisogna spendere, spendere, spendere.
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#8 |
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Senior Member
Iscritto dal: Dec 2006
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Considerando che hanno cominciato BEN PRIMA il punto non è "chi ha ragione" quanto piuttosto se la strada italiana spunta da qualche parte.
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#9 |
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Iscritto dal: Feb 2009
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Si ma la situazione ambientale in Olanda è diversa,la se non ci fossero le dighe di contenimento mezzo paese verrebe sommerso,qui invece si devono fronteggaire delle maree con intensità e caratteristiche diverse,quindi potrebbero risultare più convenienti altre soluzioni ingegneristiche come quelle che sono state adottate.
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#10 | |
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Iscritto dal: Mar 2004
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#11 | |
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Bannato
Iscritto dal: Sep 2001
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http://www.holland.nl/uk/holland/sig...lta-works.html Costa 1/10 e la manutenzione è tutta fuori dell'acqua. La parola magica che fa la differenza è "Impregilo". |
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#12 | |
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Iscritto dal: Feb 2009
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#13 | |
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"The four great estuaries in the south-western Netherlands should be closed with dams. These closings must be done in a special order because of the tidal movements The shipping and fishing would also have to be ensures for economical reasons. Because of this the Deltawerken, Deltaworks, is a very complicated collection of locks, sluices, channels, bridges, slides and gates working together. In time these ideas spread to the north where new dikes were built and old ones restored and re-enforced along all shores and rivers. Today all estuaries has been closed, except the New Waterway and the Western Scheldt, which remain open to allow shipping access to the ports of Rotterdam and Antwerp in Belgium. One of the latest improvements of the Delta plan was the storm surge barrier in the New Waterway near Hoek van Holland built in 1997. It consists of two enormous doors mounted on swing arms that can be used to close the estuary if storm and high water requires in order to protect the country." ovvero, tradotto con google per mancanza di tempo "I quattro grandi estuari, nei Paesi Bassi del sud-ovest dovrebbe essere chiuso con dighe. Queste chiusure deve essere fatto in un ordine speciale a causa delle maree La navigazione e la pesca dovrebbe anche essere assicura per ragioni economiche. A causa di questo il Deltawerken, Deltaworks, è una collezione molto complicato di serrature, chiuse, canali, ponti, scivoli e cancelli a lavorare insieme. Con il tempo queste idee si sviluppa a nord dove sono state costruite dighe nuove e quelle vecchie ristrutturate e rinforzato lungo tutte le spiagge e fiumi. Oggi tutti gli estuari è stato chiuso, ad eccezione della nuova idrovia e la Schelda occidentale, che resta aperto per consentire l'accesso al trasporto marittimo nei porti di Rotterdam e di Anversa in Belgio. Uno degli ultimi miglioramenti del piano di Delta è stata la barriera onda di tempesta nella nuova idrovia vicino a Hoek van Holland costruito nel 1997. Si compone di due enormi porte montate su bracci mobili che possono essere utilizzati per chiudere l'estuario se tempesta e acqua alta richiede, al fine di proteggere il paese." Poi lo dici tu agli ambientalisti che abbiamo chiuso la laguna? E di grazia, quali estuari avremmo dovuto chiudere? Il mose è stato pensato per impattare il meno possibile sul delicato ecosistema lagunare e anche così è stato molto criticato, e te mi dici che dovremmo riempire Venezia di "dighe, chiuse, canali, ponti, scivoli e cancelli"? La differenza non è Impregilo, è che a Rotterdam (che, tra l'altro, sorge su un fiume e non in una laguna, quindi non si capisce come possa avere la stessa situazione di Venezia) non hanno un fico secco da preservare visto che è stata ricostruita quasi integralmente negli anni successivi alla seconda guerra mondiale, che Rotterdam non sorge sopra l'acqua ma nei pressi dell'acqua e che Rotterdam non si trova nell'Adriatico ma alla foce di un fiume sul Mare del Nord...
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Ritengo che non ci sia nulla di più fastidioso dell'immagine nitida di un concetto sfocato - A. Adams |
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#14 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Dec 2006
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No, guarda, voleva dire che il traffico marittimo di Rotterdam è molto maggiore rispetto a quello di Venezia, e che quindi se và bene a loro non dovrebbe dar problemi a Venezia.
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#17 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Oct 2001
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il mose non servirà a una cippa .. e poi se si rompe .. riparare gli agganci sul fondo del mare costa molto di + che quelli in superfice ...
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#18 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Apr 2003
Messaggi: 2151
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Rotterdam e' il primo porto d'europa e tra i primi al mondo. Venezia non e' neanche tra i primi in italia.
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#19 | ||
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Bannato
Iscritto dal: Sep 2001
Messaggi: 3918
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EDIT : da Report Quote:
Ultima modifica di sider : 10-06-2010 alle 15:43. |
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Bannato
Iscritto dal: Sep 2001
Messaggi: 3918
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E ancora:
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Costa 3 volte tanto sulla carta , poi sappiamo come andrà a finire coi costi. Se costerà 40 milioni all'anno sarà già un successo. |
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