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Old 08-05-2009, 08:32   #1
Wesker
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L'Avatar di Wesker
 
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Messaggi: 349
In America Crociata Anti jeans: Sciatti, ipocrtiti e di sinistra

http://www.repubblica.it/2009/05/sez...tml?ref=hpspr1

Quote:
WASHINGTON - Nella Kulturkampf, nella guerra culturale che i conservatori instancabilmente combattono per salvarci l'anima senza esserne richiesti, si alza un nuovo straccio infernale che distruggerà l'Occidente: il blue jeans.

Le ubique, insidiose brache di ruvida tela blu con borchie di rame hanno "minato lo spirito nazionale", ha avvertito il Wall Street Journal, subito seguito da un famoso opinionista del Washington Post, e vanno fermate.

Umile surrogato della logora "Grande Guerra al Terrore" bushista, il pantalone nato dalla tela francese de Nimes, da cui la parola denim, e tinto con l'indigo - il blue di Genoa, da cui jean, per i marinai - è la nuova al-Qaeda con la lampo e le borchie, l'uniforme transgenerazionale che sgretola l'America e segnala il suo collasso verso "la sciatteria terminale", è tuonato dal Washington Post George Will, uno dei più amabili, ma severi brontoloni della destra. Il "Demon Denim", come lo chiama lui, non è soltanto sciatto e ideologico, ma "ipocrita", come le ricche signore che vanno a far spesa nei supermercati biologici al volante dei loro Suv tracanna benzina.

A vita alta o a vita bassa, scoloriti o logorati dal fabbricante per creare la falsa impressione del consumo da fatica, sbracati con il cavallo all'altezza delle ginocchia o tesi come una mano di vernice passata sul sedere, i blue jeans sono il simbolo della resa collettiva della società al banale e all'immaturo. Will rabbrividisce alla vista della famigliacce che circolano indossandolo invariabilmente, padre, madre, figli, come un'"uniforme del nulla". Credendosi politically correct, pacifisti e progressisti se li infilano come lontana eco della "controcultura" sessantottina, ringhiava lo scrittore Daniel Ask sul Wall Street Journal, perché dimenticano che le brache di denim - indossate anche da Garibaldi nelle sue imprese - sono figlie della guerra, della necessità di trovare un calzone pratico per i marinai delle flotte.

Che un indumento così umile ed economico (sui 30 dollari in media, poco più di 20 euro) possa suscitare tanta furia perbenista e culturale, si spiega con il fastidio per la massificazione del costume che turba individualisti, conservatori e snob. E che di massa si tratti - per questi calzoni portati in America da una famiglia di ebrei tedeschi, i Levi Strauss, all'inizio dell'Ottocento e poi divenuti l'indumento standard di contadini, cercatori d'oro e vaccari - lo dicono le cifre delle vendite annuali, vicine ai 15 miliardi di dollari (50 dollari a testa per ogni abitante) e i guardaroba: negli armadi delle donne americane ce ne sono in media 14 paia, ormai accettabili anche nel ristorante più spocchioso. A differenza di quanto accadde a Bing Crosby, che negli anni '50 fu respinto da un maitre di Los Angeles perché in jeans. E si vendicò tornandoci con un completo, giacca, gilè e calzoni in tela denim, cucito espressamente per lui dalla Levi's.

I custodi della moralità sartoriale non esitano a definirlo "una pestilenza nazionale" (Will), "un sintomo di infantilismo nostalgico per un passato agrario che si traduce nella corsa a quelle casette di lontano sobborgo oggi avviate verso l'abisso dei mutui non pagati", quasi che siano stati i jeans a provocare il collasso della finanza.

Ormai un vizio nazionale, secondo il Wall Street Journal, i jeans andrebbero trattati come le sigarette e tassati a sangue dalla presidenza Obama. Questo residuato della ribellione giovanilista, questa bandiera dei Marlon Brando, dei James Dean, dei rivoluzionari senza una causa che persino Elvis Presley non voleva indossare perché, da uomo del sud, lo vedeva come un simbolo di miseria, oggi veste miliardari come Bill Gates e Steve Jobs e tutti i baroni delle stock options a Silicon Valley, apice definitivo dell'ipocrisia e della immaturità di questi eterni Peter Pan.

E' assai improbabile che la campagna contro "il terrore in blue jeans" possa incrinare il regno di un indumento che risponde al criterio fondamentale americano della convenience, della praticità, e ricorda ironicamente la vana battaglia combattuta per anni dal Cremlino contro questo simbolo delizioso dell'America. La diabolica braca è ormai entrata anche negli uffici delle banche di Wall Street, dove il "casual Friday", il venerdì casual, è un'istituzione, mentre le madri di famiglia affannate non rinunceranno facilmente a infilare ai figli l'indistruttibile calzone. La campagna dei guerrieri culturali somiglia a tante altre malinconiche battaglie perdute, dalla minigonna al telefonino, dal rock'n roll ai videogame. Se l'America andrà all'inferno, come loro profetizzano, ci andrà in jeans.
Oddio...
Wesker è offline   Rispondi citando il messaggio o parte di esso
Old 08-05-2009, 08:37   #2
Fil9998
Senior Member
 
L'Avatar di Fil9998
 
Iscritto dal: Sep 2004
Città: Padova
Messaggi: 11777
è effettivamente il più grosso problema della società occidentale...


quello risolvibile almeno.
__________________
mac user = hai soldi da buttare; linux user = hai tempo da buttare; windows user = hai soldi e tempo da buttare
Fil9998 è offline   Rispondi citando il messaggio o parte di esso
Old 08-05-2009, 08:39   #3
dave4mame
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Città: Verona... finchè non mi buttano fuori :D
Messaggi: 3224
umph... siamo entrati nel quinquiennio di abbasso il jeans?

vabbeh. ne prendo atto....
dave4mame è offline   Rispondi citando il messaggio o parte di esso
Old 08-05-2009, 08:40   #4
ConteZero
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Città: Trapani (TP)
Messaggi: 3098
I jeans sono un icona dell'America.
Dopo i radical-chic ora spuntano i con-chic.
__________________
A casa ho almeno sette PC, in firma non ci stanno
ConteZero è offline   Rispondi citando il messaggio o parte di esso
Old 08-05-2009, 08:41   #5
lowenz
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L'Avatar di lowenz
 
Iscritto dal: Aug 2001
Città: Berghem Haven
Messaggi: 13528
Sartotecnicamente (sono figlio di una sarta) hanno ragione, però fanno una figura penosa attaccandosi a queste cose
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Old 08-05-2009, 08:58   #6
redsith
Bannato
 
L'Avatar di redsith
 
Iscritto dal: Jan 2003
Città: London
Messaggi: 870
Ma che si fottano
Una delle poche cose buone ammerregane...
redsith è offline   Rispondi citando il messaggio o parte di esso
Old 08-05-2009, 09:02   #7
23_Alby23
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L'Avatar di 23_Alby23
 
Iscritto dal: Jul 2004
Messaggi: 1364
Senza considerare che i jeans giusti sanno modellare un bel paio di chiappe
23_Alby23 è offline   Rispondi citando il messaggio o parte di esso
Old 08-05-2009, 09:02   #8
Quetzal
Senior Member
 
Iscritto dal: Aug 2001
Città: Tra le nebbie pavesi
Messaggi: 528
IMHO, argomento spinoso... i jeans sono un simbolo de facto della working class e dei rednecks... in pratica, lo zoccolo duro dell' elettorato repubblicano.
Incidentalmente, non so se siano errori di traduzione, ma ci sono un paio di castronerie e contraddizioni...


Quote:
Originariamente inviato da Corsera
Credendosi politically correct, pacifisti e progressisti se li infilano come lontana eco della "controcultura" sessantottina, ringhiava lo scrittore Daniel Ask sul Wall Street Journal, perché dimenticano che le brache di denim - indossate anche da Garibaldi nelle sue imprese - sono figlie della guerra, della necessità di trovare un calzone pratico per i marinai delle flotte.

A differenza di quanto accadde a Bing Crosby, che negli anni '50 fu respinto da un maitre di Los Angeles perché in jeans. E si vendicò tornandoci con un completo, giacca, gilè e calzoni in tela denim, cucito espressamente per lui dalla Levi's.
E' un indumento sessantottino o degli anni '50 ? Jackie Kennedy, allora first lady USA, si fece fotografare in jeans nel 1961 o 62... è un indumento sessantottino ??


Quote:
E che di massa si tratti - per questi calzoni portati in America da una famiglia di ebrei tedeschi, i Levi Strauss, all'inizio dell'Ottocento e poi divenuti l'indumento standard di contadini, cercatori d'oro e vaccari - lo dicono le cifre delle vendite annuali,
Levi Strauss portò la tela denim in California durante la corsa all' oro del 1848. Inizialmente pensava di realizzarci tende da acmpo, ma subito si accorse che i pantaloni erano più richiesti




Quote:
Ormai un vizio nazionale, secondo il Wall Street Journal, i jeans andrebbero trattati come le sigarette e tassati a sangue dalla presidenza Obama. Questo residuato della ribellione giovanilista, questa bandiera dei Marlon Brando, dei James Dean, dei rivoluzionari senza una causa che persino Elvis Presley non voleva indossare perché, da uomo del sud, lo vedeva come un simbolo di miseria, oggi veste miliardari come Bill Gates e Steve Jobs e tutti i baroni delle stock options a Silicon Valley, apice definitivo dell'ipocrisia e della immaturità di questi eterni Peter Pan.
O forse, il vecchio Elvis, da arricchito dal nulla, non voleva mettersi i pantaloni da contadino.
James Dean è schaiattato molto prima del '68...



Quote:
La campagna dei guerrieri culturali somiglia a tante altre malinconiche battaglie perdute, dalla minigonna al telefonino, dal rock'n roll ai videogame. Se l'America andrà all'inferno, come loro profetizzano, ci andrà in jeans.[
L' unica parte di articolo che mi sento di quotare.
__________________
"la portata storica della mamma di Berlusconi è sicuramente superiore a quella di Lenin e Marx" (Frankytop 1/12/09)
La sola differenza tra gli adulti e i bambini è il prezzo dei rispettivi giocattoli.
Addio, Zero

Ultima modifica di Quetzal : 08-05-2009 alle 09:02. Motivo: Si scrive working, non worjing...
Quetzal è offline   Rispondi citando il messaggio o parte di esso
Old 08-05-2009, 10:25   #9
gabi.2437
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L'Avatar di gabi.2437
 
Iscritto dal: Sep 2006
Messaggi: 7030
Vai vai, manco la libertà di vestire avremo presto
__________________
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Old 08-05-2009, 11:17   #10
marcolinuz
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L'Avatar di marcolinuz
 
Iscritto dal: Jul 2007
Messaggi: 1441
Classica, disperata ed infima tattica per distrarre l'opinione pubblica dai gravi problemi che guardacaso proprio i Repubblicani hanno contribuito a creare con i disastrosi 8 anni di governo Bush.
E non si vergognano neanche un po'.
marcolinuz è offline   Rispondi citando il messaggio o parte di esso
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