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Junior Member
Iscritto dal: Jul 2007
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Alcune considerazioni sul caso Peppermint
Dopo i primi entusiasmi occorre fare alcune riflessioni e non tutte sono gradevoli al palato.
Innanzi tutto occorre ribadire ancora una volta e con forza che scaricare i file protetti dal diritto d'autore anche senza distribuirli era ed è considerato reato; e non solo dalla legge italiana. Ciò indipendentemente dal fatto che ci piaccia o no, sia che lo riteniamo giusto o ingiusto, utile o vessatorio, furto legalizzato o premio alla creatività, schiaffo ai principi costituzionali o tutela dell'economia di mercato e quant'altro possa venire in mente per qualificare l'esistente normativa. La seconda considerazione è che per rimediare a leggi che riteniamo sbagliate ci sono due soli modi e la disobbedienza civile non è fra questi. Il primo è un referendum abrogativo, che potrebbe essere utilmente portato avanti dalle organizzazioni a tutela dei diritti dei consumatori, quanto meno in tema di depenalizzazione; l'altro è il rimedio sovrano in democrazia, che consiste nel ricordarsi delle cose quando si va a votare e magari chiedersi il perché tizio e caio non siano più stati candidati da questo o quel partito politico. Passando al lato pratico, riguardo al contenuto dell'Ordinanza del Tribunale romano viene da osservare che la vertenza nelle premesse e nei contenuti non si discosta significativamente da quella che l'ha preceduta e che ha visto prevalere le ragioni di Peppermint in sede di ricorso. Occhio perciò a quello che si fa e a come lo si fa, consci per altro che ora come ora è meglio viaggiare con il codice sotto il braccio piuttosto che con l'avvocato in tasca; almeno finché la questione non sia positivamente risolta in modo definitivo nelle opportune sedi parlamentari o giudiziarie. |
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