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Old 22-03-2007, 19:59   #1
d@vid
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[Napoli] Camorristi nella capa

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CRONACA InviaStampaViaggio fra i giovani della città, dai quartieri del centro alla periferia
gli antichi vizi e le nuove abitudini di una generazione smarrita
Napoli, tra i ragazzi che dicono
"Siamo camorristi nella capa"
Dagli schiaffi ai passanti al lancio di arance rinforzate con le lamette
dalle scorribande alle prove di forza nelle strade o nelle discoteche

di GIUSEPPE D'AVANZO

NAPOLI - Pariare. Dalla Sanità a Melito, dal cuore greco della città alla periferia di case e monnezza, monnezza e case, il verbo "pariare" è come un mantra misterioso. A dieci o a trenta anni, quel verbo lo ripetono in ogni frase, lo inzuppano in ogni smozzicato discorso e io non so che cosa significa, purtroppo. Me ne sto qui, come un babbeo, non so dire nemmeno dove, davanti un disco-pub in un angolo della periferia nord di Napoli e semplicemente non capisco che cosa mi stanno dicendo. Nel dialetto napoletano dell'altro ieri, "pariare" aveva un solo significato: digerire.

Oggi quell'unico, indiscutibile significato si è smarrito nell'impura neolingua della Napoli lazzara, che soltanto per il 12 per cento parla in italiano e per il resto impasta gerghi - il gergo della malavita e delle canzoni neomelodiche, soprattutto - storce il dialetto melodioso dei Salvatore Di Giacomo, degli Eduardo, dei Domenico Rea per farne uno slang che annega significati, scolora esperienza, scioglie nell'acido muriatico la memoria.

Pariare ora significa, apparentemente, divertirsi, ma parla di un curioso divertimento.

Più che una parola con un nuovo significato è il significato di un nuovo modo di stare al mondo, di sopravvivere a Napoli nel perenne, penoso conflitto con gli altri, tutti gli altri. "Bisogna pur pariare un po', se non vuoi morire di noia; se vuoi mettere tra te e la difficoltà di vivere uno spazio, uno stacco senza pensieri; se vuoi stordirti subito, oggi, ora, per non pensare a quello che ti aspetta domani".

Questo capisco sta dicendo, più o meno, S. che non vuole il suo nome sul giornale e preferisce essere chiamato "Roberto o Loris o Papiluccio, tanto per te è lo stesso, no? Che cambia?". Si può "pariare con gli amici" (organizzare una serata, uno scherzo) o "pariare" (pomiciare) una vrenzola (ragazza). Si può "pariare in cuollo a uno", a danno di uno o di molti. Si può "pariare in modo esagerato", pippare cocaina, impasticcarsi fino ad andare fuori di testa, fino "a fare intorno a te il coprifuoco". "Pariare" è una formula multiuso che, però, definisce quasi sempre un atteggiamento aggressivo o autodistruttivo. "Pareano" i merdilli - adolescenti tra i dieci e i tredici anni - che per Carnevale lanciano, fuori di una scuola, non la farina o le uova (abitudine nazionale già di per sé assai censurabile) ma arance "rinforzate" con lamette da barba. Finisce che arrivano i vigili urbani e cercano di bloccare i "merdilli". Quelli fuggono e chiamano fratelli e genitori che, inviperiti, malmenano i vigili urbani: i bambini stavano soltanto pariando, no?

Pareano quei tipi che, lungo via Toledo, si danno battaglia colpendosi reciprocamente con i sacchetti dell'immondizia, e centrando gli sventurati passanti o assalendoli direttamente con buste gonfie di piscio. "Parea" soltanto quella banda di giovanissimi disperati in motorino che, alla salita dell'Ospedale militare, blocca il traffico già lento, monta sul marciapiede, si esibisce su una sola ruota o schiaffeggia a ripetizione e senza motivo chiunque abbia la sventura di essere nel posto sbagliato al momento sbagliato. "Pariare" diventa allora un'abitudine giovanile diffusa in alto e in basso e ormai vissuta come un fenomeno naturale, come se fosse pioggia o vento. Meritevole di un suo hit "neomelodico". Lo gorgheggia dallo schermo di Televolla un bambino di nove anni che non ho capito come si chiama. Canta più o meno così: "Io me ne vado con gli amici alla Ferrovia/ simm 'a banda dei malamente/ ma non simm' delinquenti/ sfuttimm' solo a brava gente". "Pariare" significa soprattutto infastidire, dunque, sfottere, deridere e, a quanto pare, nessuno si chiama fuori dal gioco.

Sono qui per cercare di capire perché un ragazzino di sedici anni, nel pieno della sua vita, se ne va in giro con un coltello in tasca e alla prima, o seconda, occasione lo estrae, spezza una vita, mutila un'altra, sfregia la sua. Quale senso o immagine della vita, pur deforme, convince quel ragazzo ad armarsi?

Quelli con cui parlo non capiscono nemmeno il problema. Dice Roberto o Papiluccio: "Il coltello è tranquillo". Come dire, è logico, è evidente che devi portartelo dietro, che ne hai bisogno. Come fai a non capirlo?

"Il coltello è tranquillo e quasi tutti se lo portano dietro, mica soltanto il fetente o il criminale, nemmeno parlo del camorrista perché lo sai che quelli hanno sempre la pistola infilata nella cintura dietro la schiena. Ti spiego, allora. Tu sei con la tua ragazza. Lei è tutta in tiro. È bella. Lo sai e lo sanno anche gli altri. Se vuoi startene senza problemi, ti scegli in discoteca o al disco-pub una serata di hip-hop. Vai sul sicuro, quella musica la danno il venerdì. È un giorno calmo, il venerdì, e non ci sono problemi. Se invece vuoi pariare in modo esagerato, ed è sabato, te ne vai a sentire house-music. Sai di che parlo, vero? Allora stai a sentire. Sei in discoteca con lei e sai che, prima o poi, ci saranno anche quelli che arriveranno lì soltanto per pariare.

Non hanno ragazze con loro, non voglio averne con loro quella sera. Sono lì - e sono cinque o magari dieci - soltanto per pariare, prendere di mira qualcuno, mettere su una tarantella. Sì, una tarantella: un litigio, una rissa, un pestaggio. Così per passare la nottata... Non c'è chi di tanto in tanto non se ne vada in giro in questo modo, in gruppo, solo maschi, per pariare un po'. Non lo so perché. Forse perché è divertente? Ora, ascolta, tu hai il coltello, ti senti sicuro. Se le cose si mettono male, sai di poter cercare di cavartela, ma naturalmente fai di tutto per non arrivare a quel punto. Allora è molto importante lo sguardo.

Al primo sguardo devi saper valutare quanto è davvero malamente (cattivo) quello che ti sta pariando in cuollo. Se sei responsabile, e tutti qui cerchiamo di esserlo, appena ti accorgi che l'altro è più 'bbuono di te - sì, più 'bbuono, più fetente, più tosto, più determinato, più coraggioso - devi buttare giù il boccone schifoso e trovare un modo per andartene senza danni, e non tutti lo fanno. Ma dovrebbero farlo e fidarsi dello sguardo. A Napoli lo sguardo è tutto.

Appena ti fermi al semaforo - faccio un esempio - stai certo che qualcuno ti guarderà fisso. Non sai che vuole. Vuole pariare soltanto o magari dietro di te, e tu non lo sai, non te ne sei ancora accordo, quello ha un amico e ti vogliono provocare per prenderti la macchina o il motorino o il cellulare o l'orologio o soltanto darti un po' di mazzate. Non sai dirlo. Puoi far finta di niente e guardare le mani sul volante o sul manubrio o guardarlo a tua volta e dirgli: "Che fai guardi? Stai guardando?".

La stessa cosa fai in discoteca con quelli che pareano. Li metti alla prova, per così dire. Quello guarda la tua ragazza e tu gli fai: stai guardando? Dalla risposta capisci se è uno 'bbuono, quanto è 'bbuono, o se si atteggia o se un malamente, in questo caso sei già nei guai. Però, c'è molta gente che si atteggia... Guarda quello lì...".

Non so dire se "quello lì" è uno che si atteggia. Mi sembrano tutti uguali, in verità. Hanno stessa faccia cotta dalle lampade solari, gli stessi occhi vuoti, gli stessi volti inespressivi, le stesse scarpe (Silver Nike), gli stessi crani rasati o capelli fonati e scolpiti, le stesse basette, le stesse maglie di Zara e gli stessi cappellini a visiera, gli stessi anellini d'oro ai lobi delle orecchie con la sola differenza per la grandezza del brillante (più è grande, più sei 'bbuono). Parlano la stessa incomprensibile lingua. Allo stesso modo gesticolano e gridano (ma per loro è soltanto "parlare"). Hanno le stesse teste rincitrullite dalla televisione, non dal reality che già basterebbe, ma dalle tv dei neomelodici che in quanti abbiamo scambiano per rappers in rivolta salvo poi scoprire che sono il veicolo dell'infezione plebeo-criminale.

Non so neanche che se possa soccorrermi Pier Paolo Pasolini per afferrare almeno qualche filo. Quel Pasolini che scriveva dei giovani italiani, già trenta anni fa: "Orribili pelami, capigliature caricaturali, carnagioni pallide, occhi spenti. Sono maschere di una integrazione diligente e incosciente, che non fa pietà. Nei casi peggiori, sono dei veri e propri criminali. In realtà, potrebbero esserlo quasi tutti. Non hanno nessuna luce negli occhi: i lineamenti sono lineamenti contraffatti di automi, senza che niente di personale li caratterizzi da dentro. La stereotipia li rende infidi. Il loro silenzio può precedere una trepida domanda di aiuto o può precedere una coltellata".

La scena ora sembra peggiore e peggiori gli attori. I ragazzi di Pasolini ancora erano parte di un sistema comunitario. Giusto o ingiusto, progresso o sviluppo, che fosse, era qualcosa. Questi che ho di fronte sono come precipitati in un vuoto assoluto di socialità. Nelle loro vite, l'egemone sottocultura criminale ha scavato a fondo lasciando in movimento soltanto il simulacro della loro mediocre, feroce e impaurita individualità, che appare loro principio e fine di ogni cosa. Per questi disgraziati figli della Napoli conquistata dal lazzarismo - più che una condizione economica, un atteggiamento psicologico, uno spirito morale - c'è soltanto (come per i camorristi) l'affermazione di sé.

Ogni rapporto - amicizia, amore - è possesso e misura del dominio. È potere sugli altri, l'unica cosa - a quanto pare - per cui valga la pena vivere (o morire). Ne è la conseguenza il pavoneggiarsi perenne, l'esibirsi sempre e comunque, il rumoreggiare, il vociare, il prevaricare, l'aggredire anche senza motivo. Pariare in modo esagerato in cuollo a uno non è esibire se stessi contro l'altro, dominando l'altro, possedendolo? Questa nuova condizione (o la si può chiamare ideologia?) scaccia la sopravvivenza antica di un modo di vita della plebe, ragione di molti problemi irrisolti ma di qualche non disprezzabile peculiarità.

Nell'intrico dei vicoli, lungo le grandi tangenziali, nei quartieri delle periferia non c'è più traccia di quella plebe che pure fu, come sempre ha sostenuto Raffaele La Capria, immaginazione, fantasia, vitalità, "humus fertilizzante" capace di custodire le radici della città, la sua memoria, la sua cultura, il passato da cui è venuto fuori il carattere dei napoletani, con i loro vizi e le loro virtù. Il nuovo plebeismo violento di oggi non sa da dove viene, non sa dove vuole andare, non ha nulla da ricordare, non ha nulla da custodire. Riconosce nell'orizzonte vuoto, un solo senso: il potere come principio di tutti i rapporti. È questa appare la più disastrosa vittoria della camorra. È una vittoria che afferri anche là dove questo processo di deculturazione dovrebbe e potrebbe essere contenuto.

Raccontano che alcuni ragazzi del liceo Umberto I di via Carducci, che è come dire il Berchet a Milano o il Mamiani a Roma, hanno stretto un rapporto di scambio con certo tamarri (diciamo, zotici) con orecchini dai grossi "brillanti". Il tamarro se lo sogna di mettere piede nelle discoteche più esclusive di Chiaia o di Posillipo. Ci pensa il chiattillo. Fa in modo, con il buttafuori, che possa entrare. In cambio il tamarro gli darà un mano se avrà problemi: un nemico personale da picchiare; un gruppo che "parea" da intimorire o, più semplicemente, l'ex della sua morosa che non vuole arrendersi e che quindi merita di essere indommato di mazzate, massacrato di botte.

Per Roberto o Papiluccio questa appartenenza a una sottocultura criminale è così evidente da non potere essere nascosta a se stessi. Dice: "Siamo tutti camorristi. Lo penso anch'io. "Camorristi" nella capa. Io me ne rendo conto. Studio, mi sento un tipo responsabile, considerato i tempi e queste strade. Sono istintivo. Ho la tendenza a prendere fuoco e so che è sbagliato, so che è pericoloso, so che uno scatto d'umore nel momento sbagliato può costare caro. Cerco di stare lontano dai guai.

Sono capace di abbassare lo sguardo e venire via quando incontro un "malamente" epperò mi accorgo, nei momenti di maggiore lucidità, di avere la stessa aggressività di quelli là. Mi muovo in ogni cosa che mi tocca fare come in una sfida continua. Mi accorgo di guardare a lungo quel tipo fermo accanto a me nel traffico. Mi sorprendo a voler sopra di ogni altra cosa che abbassi lo sguardo. È una cosa senza senso, è vero, lo so. Perché lo faccio? Perché mi piace. Mi fa sentire bene".
fonte


questo articolo mi ha colpito... come dire, ha "colto nel segno"

faccio un'unica premessa: discutiamone in modo calmo e sereno
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Old 22-03-2007, 20:24   #2
Pucceddu
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Riflessione spicciola prima di fermarmi a commentare il tutto:

Quote:
Nell'intrico dei vicoli, lungo le grandi tangenziali, nei quartieri delle periferia non c'è più traccia di quella plebe che pure fu, come sempre ha sostenuto Raffaele La Capria, immaginazione, fantasia, vitalità, "humus fertilizzante" capace di custodire le radici della città, la sua memoria, la sua cultura, il passato da cui è venuto fuori il carattere dei napoletani, con i loro vizi e le loro virtù. Il nuovo plebeismo violento di oggi non sa da dove viene, non sa dove vuole andare, non ha nulla da ricordare, non ha nulla da custodire. Riconosce nell'orizzonte vuoto, un solo senso: il potere come principio di tutti i rapporti. È questa appare la più disastrosa vittoria della camorra. È una vittoria che afferri anche là dove questo processo di deculturazione dovrebbe e potrebbe essere contenuto.
Questo è davvero solo a Napoli?A me pare più un problema generazionale dove c'entra più merdiaset e raischifo tv che la camorra...

Questa mi pare una gran minchiata
Quote:

Raccontano che alcuni ragazzi del liceo Umberto I di via Carducci, che è come dire il Berchet a Milano o il Mamiani a Roma, hanno stretto un rapporto di scambio con certo tamarri (diciamo, zotici) con orecchini dai grossi "brillanti". Il tamarro se lo sogna di mettere piede nelle discoteche più esclusive di Chiaia o di Posillipo. Ci pensa il chiattillo. Fa in modo, con il buttafuori, che possa entrare. In cambio il tamarro gli darà un mano se avrà problemi: un nemico personale da picchiare; un gruppo che "parea" da intimorire o, più semplicemente, l'ex della sua morosa che non vuole arrendersi e che quindi merita di essere indommato di mazzate, massacrato di botte.
Questa poi ha del paradossale
Quote:
"Il coltello è tranquillo e quasi tutti se lo portano dietro, mica soltanto il fetente o il criminale, nemmeno parlo del camorrista perché lo sai che quelli hanno sempre la pistola infilata nella cintura dietro la schiena. Ti spiego, allora. Tu sei con la tua ragazza. Lei è tutta in tiro. È bella. Lo sai e lo sanno anche gli altri. Se vuoi startene senza problemi, ti scegli in discoteca o al disco-pub una serata di hip-hop. Vai sul sicuro, quella musica la danno il venerdì. È un giorno calmo, il venerdì, e non ci sono problemi. Se invece vuoi pariare in modo esagerato, ed è sabato, te ne vai a sentire house-music. Sai di che parlo, vero? Allora stai a sentire. Sei in discoteca con lei e sai che, prima o poi, ci saranno anche quelli che arriveranno lì soltanto per pariare.

Non hanno ragazze con loro, non voglio averne con loro quella sera. Sono lì - e sono cinque o magari dieci - soltanto per pariare, prendere di mira qualcuno, mettere su una tarantella. Sì, una tarantella: un litigio, una rissa, un pestaggio. Così per passare la nottata... Non c'è chi di tanto in tanto non se ne vada in giro in questo modo, in gruppo, solo maschi, per pariare un po'. Non lo so perché. Forse perché è divertente? Ora, ascolta, tu hai il coltello, ti senti sicuro. Se le cose si mettono male, sai di poter cercare di cavartela, ma naturalmente fai di tutto per non arrivare a quel punto. Allora è molto importante lo sguardo.

Al primo sguardo devi saper valutare quanto è davvero malamente (cattivo) quello che ti sta pariando in cuollo. Se sei responsabile, e tutti qui cerchiamo di esserlo, appena ti accorgi che l'altro è più 'bbuono di te - sì, più 'bbuono, più fetente, più tosto, più determinato, più coraggioso - devi buttare giù il boccone schifoso e trovare un modo per andartene senza danni, e non tutti lo fanno. Ma dovrebbero farlo e fidarsi dello sguardo. A Napoli lo sguardo è tutto.

Appena ti fermi al semaforo - faccio un esempio - stai certo che qualcuno ti guarderà fisso. Non sai che vuole. Vuole pariare soltanto o magari dietro di te, e tu non lo sai, non te ne sei ancora accordo, quello ha un amico e ti vogliono provocare per prenderti la macchina o il motorino o il cellulare o l'orologio o soltanto darti un po' di mazzate. Non sai dirlo. Puoi far finta di niente e guardare le mani sul volante o sul manubrio o guardarlo a tua volta e dirgli: "Che fai guardi? Stai guardando?".

La stessa cosa fai in discoteca con quelli che pareano. Li metti alla prova, per così dire. Quello guarda la tua ragazza e tu gli fai: stai guardando? Dalla risposta capisci se è uno 'bbuono, quanto è 'bbuono, o se si atteggia o se un malamente, in questo caso sei già nei guai. Però, c'è molta gente che si atteggia... Guarda quello lì...".
Tralasciando le esperienze personali, sopratutto l'ultima è davvero una leggenda...

Per il resto, effettivamente una parte di queste nuove generazioni è senza senno.
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Ultima modifica di Pucceddu : 22-03-2007 alle 20:33.
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Old 22-03-2007, 21:49   #3
gigio2005
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l'articolo e' olderrimo cmq a napoli e' precisamente cosi' (checche' ne dica pucceddu)
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Old 22-03-2007, 22:13   #4
d@vid
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Questo è davvero solo a Napoli?A me pare più un problema generazionale dove c'entra più merdiaset e raischifo tv che la camorra...
d'accordo, qui non è solo napoli
Quote:
Questa mi pare una gran minchiata
non ho esperienze personali, quindi concedo che possa essere "poesia giornalistica"
Quote:
Questa poi ha del paradossale

Tralasciando le esperienze personali, sopratutto l'ultima è davvero una leggenda...

Per il resto, effettivamente una parte di queste nuove generazioni è senza senno.
è prorpio qui la questione imho: quanta parte delle nuove generazioni è arrivata a questo punto (e il fatto del coltello nei sempre + giovani non è fantasia)
Quote:
Originariamente inviato da gigio2005 Guarda i messaggi
l'articolo e' olderrimo cmq a napoli e' precisamente cosi' (checche' ne dica pucceddu)
è per questo che mi ha colpito (sì, novembre 2006)
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Old 22-03-2007, 22:16   #5
ozeta
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non tutti girano con i coltelli in tasca ma più o meno il senso dell'articolo è buono, ma ne abbiamo già discusso però...
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Old 22-03-2007, 23:02   #6
Pucceddu
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l'articolo e' olderrimo cmq a napoli e' precisamente cosi' (checche' ne dica pucceddu)
eh, vabbè, precisamente così, ma quando mai.
Mannaggia e pure devo fare un video di due giorni a napoli e vedere se mi tocca abbassare la telecamera o se la rubano
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Old 22-03-2007, 23:48   #7
d@vid
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non tutti girano con i coltelli in tasca ma più o meno il senso dell'articolo è buono, ma ne abbiamo già discusso però...
pardon
non è che hai il link?
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Old 23-03-2007, 00:54   #8
ozeta
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ehm, non sono solito salvare i link delle discussioni...
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Old 23-03-2007, 01:20   #9
easyand
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Ho conosciuto dei napoletani ques't estate, e i loro racconti più o meno coincidono con l'articolo, io personalmente da "nordista" non ci potrei mai vivere (l'ho vista una volta ma solo di passaggio), troppo incasinata per i miei gusti, penso comunque che difficilmente chi non ci è nato possa viverci "bene"
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Old 23-03-2007, 09:43   #10
Feric Jaggar
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E' un pezzo che "devo" andare a Piazza Garibaldi a pigliare i Verbatim... e poi "dovrei" fare un giro per dare un'occhiata a dell'altra roba... ma non so perchè, sto rinviando sempre... è un pezzo che sto trovando delle scuse con me stesso per non andarci. Adesso pensandoci bene il motivo mi è chiaro. Non è per questo articolo, o per quello che scrive Siano (che secondo me molta roba è di seconda o terza bocca o è proprio inventata), è che a Napoli è troppo facile finire male senza un motivo, ad Aversa bene o male in fondo ci si conosce tutti, stai attento te ma stanno attenti anche loro perchè non lo sanno di chi sei parente... Per assurdo il guaio è che a Napoli la gente è fondamentalmente troppo onesta, se ne combini una sei tranquillo che al 99% la vittima è una brava persona. Nell'Agro, con 1200 416 bis che girano su 30.000 abitanti come dice Siano, un mariuolo ha da sta accuort...

COMUNQUE E' VERO CHE TELEVOLLA E' IL FESTIVALBAR DELLA CAMORRA
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Se c'è rimedio, perché ti disperi? Se non c'è rimedio, perché ti disperi?

Ultima modifica di Feric Jaggar : 23-03-2007 alle 10:00.
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Old 23-03-2007, 10:05   #11
sider
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Avevamo già discusso questo vecchio articolo
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Old 24-03-2007, 14:12   #12
francoisk
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Messaggi: 2399
non c'è speranza per napoli e molti paesi limitrofi.purtroppo oltre il gran numero di gente di m...ci si scontra con le istituzioni in generale che non vogliono fare nulla per cambiare le cose,ogni giorno al tg si parla di un morto,tutti a dire che c'è bisogno dei militari,che bisogna inasprire le pene etc etc ma poi in fin dei conti non si fa nulla di concreto e cosi si tira avanti
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Old 24-03-2007, 15:12   #13
Wolfgang Grimmer
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Originariamente inviato da Feric Jaggar Guarda i messaggi
E' un pezzo che "devo" andare a Piazza Garibaldi a pigliare i Verbatim... e poi "dovrei" fare un giro per dare un'occhiata a dell'altra roba... ma non so perchè, sto rinviando sempre... è un pezzo che sto trovando delle scuse con me stesso per non andarci. Adesso pensandoci bene il motivo mi è chiaro. Non è per questo articolo, o per quello che scrive Siano (che secondo me molta roba è di seconda o terza bocca o è proprio inventata), è che a Napoli è troppo facile finire male senza un motivo, ad Aversa bene o male in fondo ci si conosce tutti, stai attento te ma stanno attenti anche loro perchè non lo sanno di chi sei parente... Per assurdo il guaio è che a Napoli la gente è fondamentalmente troppo onesta, se ne combini una sei tranquillo che al 99% la vittima è una brava persona. Nell'Agro, con 1200 416 bis che girano su 30.000 abitanti come dice Siano, un mariuolo ha da sta accuort...

COMUNQUE E' VERO CHE TELEVOLLA E' IL FESTIVALBAR DELLA CAMORRA
Anche io ho paura di andare a Napoli °_°
Una volta hanno rapinato me e tre miei amici nel treno (io avevo i soldi nei calzini e quindi 0 perdite )
L'altra vicino a piazza municipio un ragazzo minacciò me e un altro mio amico intimandoci di dargli i soldi altrimenti avrebbe chiamato gli amici con le mazze (anche se forse era solo un bluff).
Poi una volta uscito da un ristorante cinese sul rettifilo (era sera) vedo passare sul marciapiede due ragazzi in motorino che danno un calcio ad una ragazza e poi fuggono ridendo O_O Se non ci fosse stata la ragazza avrebbero puntato me >_>
E un'altra volta ancora, a piazza garibaldi di sera, un tipo ha iniziato a pedinarci... Per fortuna è una zona che più o meno conosco e ci siamo buttati in un vicolo (se avessimo acchiappato guai anche li ora non penso che starei scrivendo questo XD) seminandolo.
E queste cose solo a napoli.
A Torre, dove abito, mi presero a schiaffi senza ragione, gente che neanche conoscevo
Il carnevale scorso lanciarono pietre e uova tanto che quest'anno era vietata la vendita di queste ultime ai ragazzi e tutto è filato liscio (rispetto agli altri carnevali almeno).
E altre cose minori.
Anche se devo ammettere che qui da me le cose si sono tranquillizzate, tutti (ragazzi compresi) sono presi dallo spaccio e salvo essere nel posto sbagliato al momento sbagliato nessuno ti corre più dietro per romperti i coglioni.
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LastFM Gregoriano 500-600 700 900 800 sucks
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Old 24-03-2007, 16:17   #14
sempreio
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Anche se devo ammettere che qui da me le cose si sono tranquillizzate, tutti (ragazzi compresi) sono presi dallo spaccio e salvo essere nel posto sbagliato al momento sbagliato nessuno ti corre più dietro per romperti i coglioni.
e ti sembra una cosa normale? stanno letteralmente innondando l' europa di droghe a bassissimo costo, vedrete fra poco che succederà
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Old 24-03-2007, 16:45   #15
d@vid
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io gli effetti già li vedo, e non da poco tempo...
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Old 24-03-2007, 17:12   #16
sempreio
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io gli effetti già li vedo, e non da poco tempo...
preso da wikepedia:

Tuttavia la fortissima richiesta fece sorgere un po' dovunque laboratori clandestini in cui l'eroina veniva prodotta a partire dall'oppio e dalla morfina in esso contenuta: uno dei più grandi aveva sede a Marsiglia negli anni '60: sintetizzava eroina bianca sfruttando come materia prima l'oppio proveniente dalla Turchia, e riforniva principalmente il nordamerica. Una vasta operazione di polizia concordata fra i paesi interessati distrusse i laboratori e smantellò la rete di traffico ad essi collegata, ma subito dopo si aprì una nuova rotta clandestina che portava l'oppio da Birmania, Thailandia e dagli altri paesi del cosiddetto Triangolo d'oro ad Amsterdam, dove veniva trasformato in eroina. Da questi nuovi laboratori nacque la variante brown sugar, chiamata così perché aveva l'aspetto del caramello o dello zucchero di canna a seconda della purezza. Negli anni dal 1971 al 1973 l'eroina viene lanciata sul mercato italiano delle droghe con una vera e propria operazione di marketing: vennero fatte sparire tutte le altre e fu offerta al loro posto eroina a prezzi molto bassi. Poco dopo, quando i consumatori erano passati alla nuova droga e ne erano divenuti dipendenti, il prezzo salì alle stelle.

Attualmente i paesi del triangolo d'oro, con l'eccezione dell'Afghanistan a causa delle recenti guerre, hanno acquisito il know-how chimico necessario e non esportano più oppio da raffinare ma direttamente eroina pronta all'uso.


vedi ora le organizzazioni criminali stanno faceno la stessa cosa con la cocaina, pensa che costa anche meno del fumo e gli spacciatori dicono che hanno solo quella! gli spacciatori gli diranno a sti imbecilli di marmocchi che gli fanno un prezzo stracciato perchè non hanno più fumo e intanto mettono le besa per una rendità pressochè certa fino alla morte, è il ragazzo ma soprattutto le ragazze ci cascano credendo di aver fatto un affare, ma nel giro di pochi anni si ritroveranno a battere il marciapiede, quando faranno risalire il prezzo alle stelle

Ultima modifica di sempreio : 24-03-2007 alle 17:16.
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Old 24-03-2007, 17:33   #17
sempreio
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la tv ne parla?????????!!!!!!!!!!!!!!!!!!


20/3/2007 (8:8) - VERONA, DIECI EURO UNA DOSE
Cocaina in saldo per tredicenni

Una madre s'improvvisa detective dopo aver visto la figlia in un video si Internet
ANNA SANDRI
VERONA
C'è voluta tutta la rabbia di una madre per sgretolare il muro dell'omertà e dell'indifferenza: ha seguito la figlia, ha pedinato spacciatori, ha fotografato festini a luci rosse per soli minorenni, ha documentato il passaggio della baby cocaina, dosi a basso principio attivo buone per agganciare i giovanissimi senza farli sballare troppo. Ha sfidato altri genitori, che la mandavano a quel paese e davano della sgualdrina a sua figlia; alla fine ha portato tutto sul tavolo dei carabinieri e il gioco è venuto allo scoperto. Una decina di minorenni della Verona bene sono finiti in cura al Sert, un gruppo di sedicenni romeni si è scoperto affetto da Hiv e sifilide. Un bubbone spaventoso nascosto nella quotidianità perbene e produttiva di una città di alta cultura dove, se un figlio ragazzino ti chiede la casa libera per dare una festa il sabato sera, tutto puoi pensare tranne che il tuo salotto servirà da set per girare filmini hard da spedire su Internet cosicché le giovani protagoniste possano pagarsi la baby cocaina.

E' uno dei casi trattati dall'Osservatorio Regionale Veneto per le Dipendenze. Il dottor Giovanni Serpelloni, che lo dirige, ha la pratica tra le mani e commenta amaro: «Ormai non mi stupisco più di niente». Comincia tutto con un ragazzino che si chiude in camera a guardare filmati su Internet. Il padre gli arriva in silenzio alle spalle, vede che si tratta di scene hard e riconosce, nella protagonista seminuda, la figlia di una coppia di amici. Il padre fa il proprio dovere, e mette sull'avviso la mamma della ragazza: che cerca, naviga e smanetta con il mouse finché vede, inorridita, quello stesso filmato.

Troppo facile mettere la figlia tredicenne con le spalle al muro: no, lei vuole sapere per chi e soprattutto perché. Le tornano davanti i suoi recenti, invalicabili silenzi; le troppe uscite, le tante festine, i musi lunghi che nemmeno l'adolescenza giustifica. La pedina per quanto può, e chiede anche l'aiuto di un investigatore.

La vede acquistare droga, entrare in case di coetanei conosciuti per festini ai quali arrivano anche ragazzi più grandi e mai visti prima. Vede un veronese che passa bustine ai ragazzini, fa seguire anche lui e scopre che si rifornisce da un albanese. Fotografa davanti a scuola un gruppo di sedicenni romeni che agganciano i tredicenni veronesi, gli danno la cocaina. Quando ha abbastanza documenti, va dagli altri genitori: le sbattono la porta in faccia, le dicono che è pazza, che i loro figli sono ragazzi a posto. Ma la breccia ormai è scavata, qualche madre ci ripensa e si unisce nella ricerca della verità: alla fine i carabinieri di Verona riescono a sgominare una vera e propria banda, specializzata nella droga per i giovanissimi, pagata anche con filmini da inviare sul web. Cocaina con principio attivo al 12 per cento anziché al 60, costo alla dose 10 euro anziché 50. In qualche caso, per farla arrivare all'obiettivo, veniva sciolta nelle bevande a tasso alcolico contenuto che scorrono a fiumi nei festini dei più giovani, tanto sembrano succhi di frutta.

I romeni, venuti in Italia per prostituirsi e poi costretti a spacciare, sono risultati tutti contagiati da virus Hiv e molti anche da sifilide; una decina di giovanissimi veronesi, ormai assuefatti alla droga, sono finiti in cura al Sert. «Su cento ragazzi, sono il 25 per cento risponde con un no senza appello all'offerta di droga - spiega il dottor Serpelloni -. Tra gli altri il 30 per cento è decisamente portato a provare: non è solo questione di curiosità, è un fattore organico e neurologico. Gli altri sono ondivaghi, possono dire sì o no a seconda delle compagnie che frequentano, del controllo esercitato in famiglia, dei freni inibitori e del contesto sociale.

Certo è che nessun genitore deve sentirsi del tutto al sicuro: circola troppa droga, e troppi sono i canali attraverso i quali può arrivare ai ragazzi, in età sempre più giovane. La baby cocaina è alla portata economica di tutti, crea assuefazione al pari della droga a principio attivo elevato, solo che non crea effetti immediati forti. Questo è ancora più grave, perché tranquillizza il consumatore mentre lo ghermisce». Per guarire e disintossicarsi del tutto, dicono gli esperti, ci vogliono anni e anni. I migliori della vita, probabilmente, finiti nella polvere.
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Old 24-03-2007, 17:45   #18
Marilson
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vorrei fare una piccola battuta, premetto che è solo per ridere un po'
mio padre è stato a lavorare in arabia saudita a gennaio, eravamo tutti preoccupati a casa ma comunque abbastanza rassicurati da tutte le precauzioni del caso (tra ditta, ambasciata a ryad e farnesina ecc). Comunque alla fine tutto apposto, lui torna venerdi e domenica sera senza dirmi niente (viviamo lontani) se ne va a napoli a una fiera . La sera lo chiamo stra incazzato gli faccio "ho capito ryad ma napoli??"
oh, stavo preoccupato
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Old 24-03-2007, 18:27   #19
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dichiarazioni del sindaco oggi sul giornale: "nove morti in dieci giorni. è come un anno fa"

e come sarà sempre
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Old 24-03-2007, 18:52   #20
ozeta
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vorrei fare una piccola battuta, premetto che è solo per ridere un po'
mio padre è stato a lavorare in arabia saudita a gennaio, eravamo tutti preoccupati a casa ma comunque abbastanza rassicurati da tutte le precauzioni del caso (tra ditta, ambasciata a ryad e farnesina ecc). Comunque alla fine tutto apposto, lui torna venerdi e domenica sera senza dirmi niente (viviamo lontani) se ne va a napoli a una fiera . La sera lo chiamo stra incazzato gli faccio "ho capito ryad ma napoli??"
oh, stavo preoccupato




pensa se lo rapinavano che beffa incredibile sarebbe stata....
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