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Indonesia:finalmente una buona notizia
3 Novembre 2005
Indonesia, Abu Bakar Bashir non avrà riduzione di pena Il Paese per tradizione riduce la pena dei detenuti che tengono una buona condotta per festeggiare la fine del mese di Ramadan. Nessuna riduzione per il presunto ispiratore delle bombe di Bali del 2002. Jakarta (AsiaNews/Agenzie) - Abu Bakar Bashir, presunto capo spirituale di un gruppo terrorista indonesiano collegato ad al-Qaeda, non avrà la riduzione di pena che si accorda ai detenuti per la fine di Ramadan. Lo hanno detto oggi i membri del suo gruppo. Bashir è un religioso musulmano sospettato di aver avuto un ruolo chiave nei bombardamenti di Bali del 2002. Per tradizione l’Indonesia, durante le feste nazionali, accorcia anche di molti mesi la prigionia dei detenuti che tengono una buona condotta. Solo i condannati a morte o all’ergastolo sono esclusi dal beneficio. Alle autorità del Paese era stato chiesto di ridurre di 1 mese la prigionia di Bashir, ma i membri del suo gruppo, i Majeslis Mujahidin Indonesia, confermano che la richiesta è stata negata.
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... e un'altra di cattiva
4 Novembre 2005 INDONESIA Jakarta in allerta: fuggito da Bagram uno dei capi di al Qaeda nel sudest asiatico Al Farouq è ritenuto tra i luogotenenti di bin Laden in Indonesia e Filippine. Presidente indonesiano: serio pericolo per il Paese, urgenti le contromisure di sicurezza. L’incidente, tenuto nascosto finora, risale a luglio. Jakarta (AsiaNews) – Allarme tra i servizi di sicurezza indonesiani per la notizia dell’evasione di un presunto terrorista islamico dal carcere americano di Bagram, in Afghanistan, con altri 2 detenuti. Il kuwaitiano al Farouq è ritenuto dagli Usa uno dei maggiori leader di al Qaeda nel sudest asiatico. L’incidente risale al luglio scorso, ma solo 2 giorni fa è stato rivelato dalla stampa. La circostanza è emersa in un processo militare in Texas a un sergente accusato di torture ed è stata confermata dal Pentagono. Secondo l’intelligence americana, il fuggitivo, Omar al Farouq, è tra i principali luogotenenti di Osama bin Laden in Indonesia e nelle Filippine. Le autorità indonesiane lo hanno catturato nel 2002 e consegnato agli americani; questi lo hanno trasferito nel carcere di massima sicurezza, nella base vicino a Kabul, dove sono detenuti 500 presunti terroristi e seguaci dei Talebani. Ieri sera dalla sua residenza privata a West Java, il presidente Susilo Bambang Yudhoyono (SBY) ha rilasciato un comunicato, con il quale chiede urgenti contromisure di intelligence per prevenire possibili attacchi terroristici in Indonesia. “Dobbiamo fare qualcosa subito – ha dichiarato SBY – al Farouq in libertà è un pericolo per il Paese”. Nel settembre 2002, il settimanale Time dedicò la copertina ad al Farouq, svelando i contenuti dei suoi interrogatori e l'estensione della rete realizzata da al Qaeda nel sudest asiatico. Secondo quanto riportato, il terrorista aveva pianificato attentati contro la ex presidente indonesiana, Megawati Soekarnoputri, nel 1999 e nel 2001. Le circostanze dell'evasione sono emerse nel corso del processo in Texas al sergente Alan Driver, un riservista accusato di abusi su detenuti a Bagram, di cui al Farouq sarebbe stato una vittima. Il difensore di Driver ha chiesto che al Farouq - kuwaitiano di genitori iracheni - fosse chiamato a testimoniare e le autorità militari hanno dovuto render nota la fuga. Fonti ufficiali indonesiane dichiarano di non avere avuto da Washington conferma ufficiale dell’evasione e criticano gli Usa per l’incidente. Un funzionario del ministero della Sicurezza, l’ispettore generale Ansyaad Mbai, ha detto: “Per noi è evidente che al Farouq è un terrorista molto pericoloso”. Accuse agli Stati Uniti arrivano anche dall’avvocato del terrorista Abu Bakar Bashir, il religioso musulmano accusato di “complicità” nell’attentato di Bali del 2002. Mohammad Assegaf si chiede come possa essere avvenuta la fuga e denuncia: “L’identità di al Farouq è ancora un mistero, non è chiaro se egli sia un membro della CIA o di al Qaeda”. L’Indonesia ritiene che l’attività del fuggitivo kuwaitiano sia legata al detenuto Bashir.
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9 Novembre 2005
INDONESIA Morto Azahari bin Husin “uno dei 5 terroristi più pericolosi del Sud-Est asiatico” La conferma data dal capo della polizia indonesiana. L’uomo si sarebbe affogato per sfuggire alla squadra anti-terrorismo. Era ritenuto implicato in tutti i più gravi attentanti suicidi in Indonesia. Jakarta (AsiaNews) – Il capo della pubblica sicurezza indonesiana, gen. Sutanto, ha confermato oggi che il terrorista malaysiano Azahari bin Husin è morto. “Al 99,9 % è certo – ha detto dopo una riunione di emergenza – che una delle vittime della sparatoria di Batu è da identificarsi come Azahari”. L’uomo si sarebbe fatto esplodere da solo per sfuggire ad un’operazione di 2 ore condotta nel pomeriggio dalla squadra speciale anti-terrorismo a Batu, zona montuosa di Malang, a circa 90 chilometri a sud di Surabaya (la capitale della provincia di Est Java). La conferma è stata data da Iswandi, un sospetto terrorista fermato dalla polizia subito dopo la fine della sparatoria, ma “la certezza assoluta – ha detto Sutanto alla televisione nazionale – verrà solo dopo gli esami del dna che verranno effettuati domani”. Azahari, 43 anni, era ritenuto uno dei membri chiave della Jemaah Islamiyah, organizzazione terrorista collegata ad al-Qaeda. Insieme a Noordin Mohamed Top, era ritenuto direttamente implicato in 5 attacchi terroristi avvenuti in Indonesia fra cui le bombe di Bali che, nel 2002, hanno ucciso 202 persone e il triplo attacco suicida dello scorso mese che, sempre a Bali, hanno fatto 20 vittime. Secondo fonti della polizia Azahari si era unito alla Jemaah Islamiyah nei primi anni ’90 ed era stato addestrato in un campo di al-Qaeda a Kandahar, in Afghanistan. L’uomo era ritenuto un esperto nel campo degli esplosivi: aveva studiato ingegneria in Australia e conseguito un dottorato in Inghilterra. Per sfuggire alle ricerche della pubblica sicurezza aveva viaggiato in Malaysia e Thailandia per poi stabilirsi in Indonesia. Secondo Ken Conboy, autore di uno dei più approfonditi studi sulla Jemaah Islamiyah, l’uomo era “uno dei 5 terroristi più pericolosi del Sud-Est asiatico”.
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11 novembre 2005 13.05
TERRORISMO INDONESIA: ATTENTATI BALI,VIDEO-CONFESSIONE DEI 3 KAMIKAZE (Avvenire) La polizia ha trovato un video in cui compaiono i tre attentatori suicidi considerati gli autori degli attacchi in tre diversi ristoranti a Bali, lo scorso primo ottobre, in cui persero la vita 20 persone. Le autorità hanno scoperto la registrazione nel presunto covo del terrorista malese Noordin Mohammad Top, a Semarang, ritenuto un esponente di spicco dell'organizzazione terroristica della Jemaah Islamiyah, dopo l'uccisione del suo complice Azahari Husin, conosciuto anche come 'Demolition man', nel corso di un blitz della polizia mercoledì scorso. "Il video contiene una dichiarazione dei tre attenatori prima di compiere l'attacco suicida", ha detto il capo della polizia polizia indonesiana, il generale Sutanto, in un'intervista alla radio locale 'El Shinta'. "Nella loro testimonianza affermano che volevano combattere l'ingiustizia, ritenendo che il loro gesto fosse necessario per una nobile causa, e che gli è stato promesso il paradiso", ha detto Sutanto. "Il filmato mostra chiaramente il volto dei tre terroristi, e al momento resta da identificare solo uno dei tre", ha spiegato il capo della polizia, aggiungendo che "gli obiettivi dell'attentato non sono citati nella loro confessione, ma sono indicati in dei documenti scritti scoperti dalla polizia".
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Non ti senti solo?
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Evidentemente i suoi topic scardinano le convinzioni di alcuni utenti che preferiscono mettere la testa sotto la sabbia come gli struzzi piuttosto di intaccare ciò che la loro ideologia impone.
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La mia config: Asus Z170 Pro gaming, Intel i5 6600k @4.5Ghz, cooler master 212x, corsair vengeance 8Gb ddr4 2133, SSD sandisk ultra II 480Gb, Gainward GTX960 4Gb, Soundblaster Z, DVD-RW, ali Corsair CX750M, Case Thermaltake Suppressor F31 |
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“ Fiat iustitia, et pereat mundus”-המעז מנצח -
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tempo fa aprii un thread su tale cosa: http://www.hwupgrade.it/forum/showthread.php?t=1047298
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28 Novembre 2005
INDONESIA Molucche, scoperto un altro campo di addestramento per terroristi di Benteng Reges Gli abitanti di Haya, un villaggio di montagna delle Molucche, hanno dato fuoco ad un centro dove risiedevano presunti terroristi. Il capo della polizia: "Era evidente che gli ospiti della struttura venivano addestrati per lo jihad". Jakarta (AsiaNews) - E' alta l'allerta nel villaggio di Haya, situato nelle montagne nei pressi di Tehoru, nelle Molucche centrali: sabato scorso gli abitanti hanno dato fuoco alla pensione Mujahidin pesatren, un centro che ospitava studenti islamici. La folla ha dato fuoco all'istituto dopo che la polizia ha dichiarato Ustad Batar, capo della struttura, come un sospetto terrorista. La polizia ha reso noto che nel centro non si studiava semplicemente il pengajian (attività islamiche come la preghiera), ma era anche una base di allenamento per lo jihad. Ha detto inoltre che gli studenti non erano di Haya. "L'incendio e la distruzione del pesatren - ha dichiarato Abidin Manakule, un abitante di Haya - è stato portato avanti da quasi tutti gli abitanti, nessuno avrebbe potuto fermare la rivolta. La gente era unita - continua - perchè da molto tempo era stanca che queste persone continuassero le loro attività poco chiare". Gli abitanti del villaggio hanno inoltre invitato gli studenti del pesatren ha lasciare il villaggio. Il generale Adityawarman, capo della polizia delle Molucche, conferma che da molto tempo ci sono tensioni fra gli abitanti di Haya e i membri del Mujahidin pesatren. "Era evidente che i componenti del pesatren oltre al pengajian si allenavano per la jihad". La polizia ha deciso inoltre di fermare Ustad Ahzam, braccio destro di Ustad Batar, che è ancora in libertà. "Non abbiamo prove a sufficienza per arrestarlo - ha dichiarato il generale - ma abbastanza per un fermo e per poterlo quindi interrogare". Ahzam aveva una carta d'identità falsa. La polizia ha inoltre arrestato un'altra persona, Mambang Wiyono, per "il suo possibile coinvolgimento in attività terroristiche". Nei giorni scorsi la polizia ha effettuato una serie di indagini. Haya è ritenuta una possibile base terroristica dove avrebbero trovato rifugio il noto terrorista malaysiano Azahari bin Husin assieme a Imam Samudra e Amrozi, 2 dei terroristi che hanno organizzato gli attentati a Bali del 2002 e che sono stati condannati a morte. "La polizia - ha dichiarato il generale Adityawarman - ha informazioni che provano la presenza di Imam Samudra qui ad Haya nel 2001". Un abitante di Haya, che ha chiesto di non essere nominato, conferma che Azahari bin Husin ha vissuto ad Haya e ha raccontato la sua esperienza in un campo di addestramento. "Quando frequentavo la scuola media - ha dichiarato - io e i miei compagni siamo stati addestrati per esercizi militari. Ogni mattina ci veniva detto di fare esercizi sulla spiaggia o in montagna. Eravamo educati sia per la preghiera che per l'addestramento militare".
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Stretta dell’Indonesia sull’Irian Jaya
Asia-Pacifico/Generale Scritto da Fabio Pireddu venerdì, 09 dicembre 2005 11:30 L’esercito indonesiano ha in programma di mandare una divisione Kostrad nella turbolenta regione dell’Irian Jaya, nella parte occidentale dell’isola di Papua. Da sempre la zona è teatro di scontri tra l’esercito ed i movimenti nazionalisti, i quali lottano da lungo tempo per separarsi dall’Indonesia. Riferisce Tempo Interactive che secondo il governo una divisione Kostrad di stanza nell’isola servirà a contrastare le operazioni di guerriglia da parte dei nazionalisti. Per questo corpo d’elite dell’esercito indonesiano sarebbe un ritorno alle origini, visto che nacque nel contesto dell’occupazione dell’Irian Jaya tra il 1961 ed il 1963. Attualmente comprende due divisioni di stanza nell’isola di Giava, per un totale di circa quarantamila unità, entrambe con truppe aviomunite e di terra. Il Generale Hadi Waluyo afferma che l’operazione fa parte di un programma a lungo termine messo a punto dall’esercito, che prevede di operare con queste unità da combattimento per almeno cinque anni. Waluyo teme infatti un incremento delle azioni dei ribelli nella regione, sottolineando anche i timori del governo in merito ai presunti effetti nocivi della globalizzazione nel campo ideologico, politico, sociale ed economico. L’Irian Jaya - l’ex Nuova Guinea Olandese o Nuova Guinea Occidentale - rimase sotto controllo olandese anche dopo l’indipendenza delle altre isole dell’arcipelago nel 1949, che si unificarono sotto il nome di Indonesia. Nel 1961 quest’ultima occupò militarmente la regione durante l’Operazione Trikora. Una serie di pressioni internazionali portarono poi l’Olanda a trasferirne la sovranità all’UNTEA (United Nations Temporary Executive Authority). Nel frattempo era stato dichiarato un cessate il fuoco tra olandesi ed indonesiani. Nel 1963 tutta l’amministrazione passò all’Indonesia. Attraverso il cosiddetto Act of Free Choice nel 1969 l’Irian Jaya divenne a tutti gli effetti una provincia occidentale dell’Indonesia, in un processo appoggiato anche dalle Nazioni Unite ma osteggiato da molti isolani. In quegli stessi anni nacque il movimento per l’indipendenza guidato dall’Organisasi Papua Merdeka (OPM). Nel 1977 l’esercito indonesiano lanciò una grande offensiva contro la guerriglia papuana, a causa anche delle incursioni da questi compiute contro una miniera d’oro e d’argento di proprietà statunitense. La tensione nella regione aumentò negli anni ottanta in seguito al trasferimento nell’Irian Jaya di un alto numero di giavanesi provenienti dall’ormai sovrappopolata isola dominante. Negli anni novanta l’OPM compì numerose operazioni contro obiettivi occidentali, prendendo in ostaggio i dipendenti di aziende soprattutto statunitensi. All’Irian Jaya venne concessa una speciale autonomia dal governo centrale all’inizio degli anni duemila, con l’intento di soddisfare alcune richieste degli indipendentisti e tentare di fare ammenda per gli errori del passato. Nonostante questo in molte occasioni il governo ha agito senza consultare gli organi amministrativi locali, come quando divise arbitrariamente la regione in due province causando numerose proteste tra i rappresentanti del Papuan People’s Council. Oltretutto l’Indonesia non ha mai fermato le operazioni militari, anche quelle clandestine. Esempio di questo è l’uccisione di uno dei principali capi del movimento indipendentista Theys Eluay nel 2001. Il primo dicembre del 2003 un gruppo di circa cinquecento separatisti dichiarò l’indipendenza della provincia dall’Indonesia, mai riconosciuta però dal governo centrale. L’Indonesia, secondo numerose organizzazioni per i diritti umani, si sarebbe macchiata di diversi crimini nella lotta contro il movimento indipendentista, prime fra tutte numerose esecuzioni extragiudiziali di notabili papuani. La regione è considerata di notevole importanza dall’Indonesia, perché ricca di risorse naturali come oro, argento, rame, petrolio e gas naturale. Dopo aver perso Timor Est il governo indonesiano non vuole, evidentemente, subire ulteriori perdite. C’è da sperare che la situazione non degeneri proprio a causa di questo atto di forza.(warnews)
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Indonesia: attentati alle compagnie americane
martedì, 21 marzo 2006 11:53 Si fa sempre più incandescente la situazione in Indonesia. Le attività gestite da compagnie occidentali, soprattutto americane, sono dietro il mirino delle proteste degli ultimi giorni. Secondo il sito Bloomberg.com il ministro della difesa Juwono Sudarsono ha dichiarato che gli attacchi giorni scorsi sembrano essere coordinati. Obiettivo dei ribelli sono state la Newmont Mining corp., la Freeport-McMoRan’s Grasberg mine e la Exxon Mobile. La Freeport possiede la più grande miniera d’oro al mondo e la seconda più grande di rame. La settimana scorsa una violenta protesta per la chiusura della miniera d’oro ha coinvolto numerosi studenti universitari che hanno barbaramente ucciso quattro poliziotti. La Exxon ha recentemente firmato un accordo per sfruttare un giacimento di petrolio insieme alla compagnia di stato PT Pertamina, accordo che non è visto di buon occhio dagli indipendentisti, perché aumenterebbe l’influenza straniera nello sfruttamento delle risorse locali. Qualche giorno fa la polizia ha impedito a 1500 membri di un gruppo di giovani islamici di marciare verso la Cepu Oil Project a Blora, che dovrebbe essere coinvolta nell’operazione. La Newmont è la seconda miniera d’oro più grande al mondo. Nella provincia indonesiana di Sumbawa possiede anche una miniera di rame. È in questa località che si è verificato l’ultimo attentato. Nella giornata di domenica alcuni assalitori hanno incendiato un campo che serviva per le operazioni di esplorazione e di ricerca di nuovi giacimenti, nel distretto di Elang. Fortunatamente nessuno è rimasto ferito, anche se le difficoltà nella convivenza tra popolazione locale e stranieri si accentuano sempre più. Un responsabile locale della Newmont ha affermato che la «violenta e illegale azione» ha costretto la società a chiudere il campo e a sospendere le attività di esplorazione in tutta l’area. «La Newmont – continua – è dispiaciuta del fatto che gli atti illegali compiuti da un piccolo gruppo di persone abbiano causato problemi a tutta la comunità. Molte persone, a causa di questi gesti, perderanno il proprio lavoro». La missione di esplorazione era partita dalla miniera di Batu Hijau, che si trova a circa 60 chilometri dalla zona dell’incendio. Sempre il ministro della difesa Juwono Sudarono ha dichiarato: «Secondo i nostri sospetti, ci sono numerosi gruppi che vorrebbero vedere violazioni dei diritti umani da parte dell’apparato di sicurezza, in modo che Papua (l’Irian Jaya) possa essere messo sotto l’egida internazionale». Il ministro della difesa non ha fatto nomi, ma si dice certo che dietro questi attacchi ci sia qualche gruppo straniero. Certo l’alleanza con i gruppi economici americani copre le spalle al governo indonesiano, anche nei confronti dell’ONU. Però le spinte indipendentiste che provengono dall’Irian Jaya sembrano andare verso un’autonomia sostenuta da alcune parti della comunità internazionale, anche se l’esperienza di Timor Est preoccupa molto gli osservatori.[Warnews]
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3 Maggio 2006
INDONESIA Rinvenuta una bomba simile a quella dell'attentato di Bali 2005 di Benteng Reges L’ordigno trovato durante un raid della polizia nella casa di un militante islamico. Si indaga su possibili kamikaze già reclutati e nuovi grandi attentati. Jakarta (AsiaNews) – La polizia indonesiana ha rinvenuto un ordigno della stessa potenza di quelli esplosi a Bali nel 2005. La scoperta alimenta i timori di nuovi grandi attentati nel Paese. La bomba si trovava in una casa affittata da un militante islamico, collegato con l’attentato del 2004 all’ambasciata australiana di Jakarta. L’uomo in questione, Jabir, era uno dei due terroristi rimasti uccisi durante il raid della polizia a Java est, da cui il 29 aprile è riuscito a scampare il super ricercato Noordin Moh Top. Top è ritenuto ai vertici della rete terroristica Jemaah Islamiah, probabilmente vicina ad al-Qaeda. La polizia ha sequestrato la bomba durante un’operazione condotta ieri a Temanggung (Java est). Alla conferenza stampa il vice portavoce della polizia, Anton Bachrul Alam, ha detto che “si sta investigando sui possibili obiettivi contro cui doveva essere usato l’ordigno”. “La bomba artigianale requisita – ha spiegato Anton Bachrul Alam – è un ordigno molto potente. La capacità di distruzione è più o meno la stessa di quelle usate a Bali l’anno scorso”. Gli attentati del 1° ottobre 2005 alle località di Jimbaran e Kuta hanno ucciso 22 persone. Si indaga anche sulla possibilità che i terroristi avessero già reclutato kamikaze per il loro prossimo attacco. “Nella casa – rende noto il portavoce della polizia – abbiamo rinvenuto anche due pistole, computer portatili, 9 cellulari e detonatori, più un video in cui si spiega come fabbricare una bomba”. Nessuna informazione, invece, sulla direzione seguita dalla polizia nella caccia a Noordin Moh Top.
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6 Maggio 2006
INDONESIA Molucche e Kalimantan rischiano nuovi conflitti L’avvertimento di alcuni esperti ad un incontro internazionale sulla pace nella zona: per evitare la minaccia il governo affronti i problemi irrisolti di discriminazione e povertà crescente. Ambon (AsiaNews/Jp) – I conflitti tra le comunità etniche e religiose nelle province indonesiane di Molucche e Kalimantan potrebbero riaccendersi se il governo non affronta il problema dell’ingiustizia sociale e delle tensioni presenti nella zona. L’avvertimento arriva da un esperto: Thung Ju Lan dell’Indonesian Institute of Sciences (Lipi). Lo studioso ha partecipato la scorsa settimana ad un incontro internazionale sul tema della pace in queste province. Secondo Thung, dietro la relativa calma nelle Molucche e Kalimantan, la situazione è ancora agitata: le cause che hanno acceso i conflitti rimangono ancora problemi irrisolti. “Il conflitto tra cristiani e musulmani nelle Molucche ha avuto le sue radici principali – spiega – in un governo debole, nell’ingiustizia sociale e nel divario crescente tra ricchi e poveri”. Thung ritiene che il gap economico tra gli abitanti locali e i migranti potrebbe alimentare nuovi scontri nelle Molucche. Il divario è legato al costante sfruttamento delle foreste e delle risorse minerarie e alla distinzione tra musulmani e non musulmani. Christianity, un’altra partecipante all’incontro, proveniente da Ambon, ha detto che qui “la distinzione tra le due comunità è spesso causa di incomprensioni. Le elezioni locali hanno più volte acceso conflitti quando i politici cercavano di accaparrarsi i voti tra comunità diverse per religione ed etnia”. La donna ha sottolineato che la recente autonomia regionale ha portato qualche cambiamento significativo nelle amministrazioni locali. “Jakarta ha speso molti soldi per le province – dichiara – ma i poveri rimangono poveri e ricchi continuano ad arricchirsi”. Thung, che ha svolto ricerche sui conflitti nelle Molucche e a Kalimantan ovest dal 2002 al 2004, delinea per quest’ultima provincia la stessa situazione. Qui il governo locale ha ignorato i problemi principali, che hanno infiammato il conflitto interetnico tra gli indigeni dayak, i gruppi di etnia malay e gli emigrati maduresi da Java. “Dayak e malay - racconta Thung - hanno attaccato i maduresi, perché questi provavano a controllare il settore degli affari locali, quando altri settori sono già nelle mani di burocrati, forze di sicurezza e compagnie estere”. Le violenze a Kalimantan ovest sono esplose tra il 1996 e il 1997 e poi ancora nel 1999. Gli incidenti più gravi si sono verificati nel febbraio 2001, quando almeno 500 maduresi sono stati uccisi nella città di Sampit a Kalimantan centrale. Secondo Thung, bisogna riformare governo e burocrazia per impedire che queste province chiedano l’indipendenza in futuro. “Le due province – aggiunge – hanno bisogno di leader integri, che trattino la popolazione senza distinzioni di etnia, razza e religione. La riforma burocratica deve essere condotta reclutante le personalità migliori. Le discriminazioni devono finire. Bisogna mantenere la legalità e le forze di sicurezza agire con neutralità”.
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9 Maggio 2006
INDONESIA Indonesia: arrestati 5 sospetti terroristi, avevano 4500 detonatori di Benteng Reges La polizia ritiene siano membri della Jemaah Islamiyah, legati al super ricercato Noordin Top. Due di loro sono responsabili dell’assassinio della donna pastore a Palu nel 2004. Jakarta (AsiaNews) – Continua a stringersi il cerchio intorno all’uomo più ricercato in Indonesia, il malaysiano Noordin Moh Top, ritenuto ai vertici della rete terrorista della Jemaah Islamiyah (Ji). Seguendo le sue tracce, la polizia ha arrestato alcuni sospetti terroristi e confiscato armi e 4500 detonatori. Ieri, 8 maggio, a Toli-Toli - Sulawesi centrali - la squadra speciale Densus 88 ha catturato 5 presunti terroristi che si nascondevano in una casa in affitto. Si tratta di Aprianto, Arman, Asrudin, Nano e Abdul Muis. Oltre ai detonatori la polizia ha confiscato munizioni per pistole, video e libri sul jihad e attività terroristiche. Gli abitanti locali, “scioccati” dall’arresto, dichiarano che i 5 erano persone “normali, ma non si sapeva che tipo di lavoro svolgessero nella zona”. Salma, moglie di Asrudin, ha criticato l’arresto sostenendo che il marito non è coinvolto in nessuna attività terroristica. La donna ha comunque confermato di aver vissuto con lui prima a Poso e poi a Palu. Nel pomeriggio di ieri, il vice portavoce della polizia indonesiana, Anton Bachrul Alam, ha reso noto che due dei 5 uomini sono stati identificati come responsabili della morte della cristiana Susianti Tinulele, la donna pastore uccisa a Palu nel luglio 2004. Gli agenti ritengono che i cinque siano membri del terzo mantiqi della Ji. Questo network, legato ad al Qaeda, si divide in tre gruppi, mantiqi appunto; il terzo è quello che si occupa dell’addestramento dei militanti e opera tra Sulawesi, Kalimantan e Filippine del sud. La polizia di Toli-Toli non ha fornito dettagli sugli arrestati, limitandosi a specificare che “le indagini sono condotte dalla polizia nazionale a Jakarta”, dove presto arriveranno i cinque. Secondo analisti locali, questo significa che il caso è molto sensibile ed è collegato a Top. Da tempo la polizia dà la caccia a questo terrorista, ritenuto coinvolto in attentati come quello al Marriott Hotel di Jakarta nel 2003, all’ambasciata australiana nel 2004 e a Bali l’anno scorso. Alcuni esperti di terrorismo avvertono però che anche dopo un’eventuale cattura del super ricercato malaysiano, sarà difficile sgominare la vasta rete di seguaci che dal 2004 si è costruito nel sud est asiatico.
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6 Giugno 2006
INDONESIA Indonesia: presto libero Abu Bakar Bashir Riduzione di pena per il religioso islamico accusato di “complicità” nelle bombe di Bali del 2002; verrà liberato la prossima settimana dopo 26 mesi di carcere. Tornerà ad insegnare nella famigerata scuola islamica di Ngruki, fucina di terroristi. Jakarta (AsiaNews/Agenzie) – Il leader religioso islamico Abu Bakar Bashir, detenuto per complicità nelle bombe a Bali del 2002, verrà rilasciato la prossima settimana per buona condotta e tornerà ad insegnare nella famigerata scuola islamica di Ngruki. A riferirlo è il suo avvocato Mahendradata. Bashir, che ha sempre negato il suo coinvolgimento negli attentati, verrà scarcerato il 14 giugno dopo 26 mesi di detenzione; la Corte distrettuale e poi quella Suprema di Jakarta lo avevano condannato a 30 mesi di reclusione. La pena è stata ridotta di alcuni mesi per buona condotta. Secondo la sentenza che lo aveva condannato l’anno scorso, “l’imputato sapeva che gli esecutori delle bombe a Bali erano persone istruite nella fabbricazione di ordigni in Pakistan e Afghanistan…abbiamo trovato le condizioni della complicità”. L’accusa aveva chiesto 8 anni. In precedenza Bashir era stato accusato di guidare il gruppo terrorista della Jemaah Islamiah (JI), diffuso nel sudest asiatico e legato alla rete di al-Qaeda. L’accusa era stata cancellata per mancanza di prove. Il religioso islamico è stato, più di 30 anni fa, tra i fondatori della scuola Ngruki, nei pressi di Solo, frequentata da numerosi terroristi indonesiani. Mahendradata si è detto fiducioso che il governo non ceda a pressioni esterne per trovare una scusa e tenere ancora in carcere il suo cliente. L’assistente di Bashir, Hasym, ha più volte accusato Australia e Stati Uniti di aver giocato un ruolo chiave nell’arresto e poi nella detenzione del religioso islamico. Nel 2002, a Bali, l’Australia ha perso 88 dei suoi cittadini; il bilancio dell’attentato fu di 202 morti. La Ji è ritenuta responsabile dei maggiori attacchi terroristici in Indonesia, tra cui quelli del 2003 e del 2004 al Marriott Hotel e all’ambasciata australiana a Jakarta e delle ultime bombe a Bali, che l’anno scorso hanno ucciso 20 persone.
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INDONESIA 14/6/2006 10.27
TORNA IN LIBERTÀ CONTROVERSO CAPO RELIGIOSO Abu Bakar Ba’asyr, l’ulema condannato in relazione all’attentato di Bali del 2002 in cui morirono 202 persone, è tornato oggi in libertà dopo aver trascorso 26 mesi in prigione. Alla sua uscita dal carcere di Cipinang, a Giakarta, l’anziano leader religioso è stato accolto come un eroe da centinaia di suoi sostenitori festanti, che il quotidiano ‘Jakarta post’ descrive come appartenenti a diversi gruppi radicali islamici incluso quello fondato da Ba’asyr, Indonesian Mujahidin Council (Mmi). L’uomo, che da anni è sospettato dall’intelligence indonesiana di essere il fondatore e il capo spirituale della rete terroristica asiatica ‘Jemaah Islamiyah’ (Ji), era stato incriminato sulla base della confessione di uno dei principali artefici dell’attentato di Bali, Amrozi, che disse di aver messo al corrente Ba’asyr del piano ma che in seguito ritrattò. Arrestato una settimana dopo l’attentato, l’ulema non era stato mai incriminato direttamente per la sua presunta appartenenza alla Ji, accusata della strage sull’isola. L’anno successivo ai capi di accusa si aggiunsero quelli di un suo coinvolgimento negli atti terroristici nel Natale 2000 contro chiese cristiane e di aver organizzato un presunto attentato alla vita di Megawati Sukarnoputri, ex presidente indonesiano, come parte di un complotto finalizzato a imporre in Indonesia uno Stato islamico. Fu prosciolto dalle incriminazioni più gravi per mancanza di prove e condannato a quattro anni di reclusione per generici ‘atti di tradimento’ e per aver violato le leggi sull’immigrazione; la pena fu in seguito ridotta a 18 mesi. Nell’aprile 2004, all’uscita dal carcere, Ba’asyr fu nuovamente arrestato e nel marzo 2005 condannato a 30 mesi di carcere per “aver partecipato a una malvagia cospirazione” intendendo con questo un ruolo indiretto negli attentati; alcuni osservatori, in particolare l’Australia che contò il maggior numero di vittime nell’attentato nella località turistica, giudicarono la pena imposta troppo lieve. L’ulema Ba’asyr ha detto che si recherà al più presto nella sua città natale Surakarta, a Giava Centrale, dover riprenderà a insegnare nella scuola islamica da lui fondata.
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14 Giugno 2006
INDONESIA Indonesia: Abu Bakar Bashir è libero e giura di combattere per la sharia Scarcerato oggi dopo la riduzione di pena il religioso musulmano complice delle bombe del 2002 a Bali, assicura il suo sostegno all’applicazione della legge islamica. Aumentano i timori per l’islamizzazione del Paese: 56 parlamentari chiedono l’intervento del presidente. Jakarta (AsiaNews) – Il leader religioso islamico Abu Bakar Bashir, condannato in relazione alle bombe del 2002 a Bali, ha lasciato oggi il carcere di Jakarta giurando di continuare la sua battaglia a sostegno della sharia (legge islamica, ndr). Intanto aumentano i timori per la strisciante islamizzazione del Paese: proprio oggi 56 parlamentari indonesiani hanno chiesto l’abolizione di leggi locali ispirate alla sharia, perché “incostituzionali”. Bashir ha scontato in carcere 26 dei 30 mesi ai quali era stato condannato come “complice” degli attentati che nell’ottobre 2002 nell’isola indonesiana uccisero 202 persone. Oggi, centinaia di sostenitori lo hanno accolto fuori dalla prigione Cipinang nella capitale al grido di “Allah Akbar” (Dio è grande). “Continuerò a battermi per l’applicazione della sharia - sono state tra le prime parole dell’ex detenuto - ringrazio Dio onnipotente per la mia libertà oggi…e i miei avvocati”. Sorridente, Abu Bakar Bashir, è salito su un’auto che si è poi allontanata. Il religioso musulmano – ritenuto dall’intelligence indonesiana e Usa il leader spirituale della Jemaah Islamiyah (Ji), rete terroristica del sudest asiatico collegata ad al Qaeda – dovrebbe fare ritorno a Solo, Java centrale, dove intende riprendere ad insegnare presso la famigerata scuola islamica di Ngruki. Preoccupati della strisciante islamizzazione dell’Indonesia, 56 parlamentari hanno chiesto al presidente di abolire alcune leggi di carattere locale basate sulla sharia; una petizione firmata anche da membri di partiti politici nazionalisti musulmani, definisce “anticostituzionali” queste leggi e invita con forza il capo di Stato Susilo Bambang Yudhoyono ad annullarle, pena la “disintegrazione del Paese”. L’iniziativa è la prima campagna trasversale contro la promulgazione di norme di ispirazione islamica. Al momento 22 reggenze e municipalità hanno applicato leggi influenzate dalla sharia: alcune criminalizzano comportamenti proibiti dalla legge islamica come adulterio, prostituzione e alcolismo e restringono le libertà delle donne.
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15 Giugno 2006
INDONESIA Leggi ispirate alla sharia, Jakarta rimanda il problema ai governi locali Dopo l’appello di 56 parlamentari, che chiedevano al presidente la revoca di ordinanze locali ispirate alla legge islamica, il ministero degli Interni risponde passando la palla ai 33 governatori. Decideranno loro sull’incostituzionalità delle norme contestate. Jakarta (Jp) – Sul problema dell’incostituzionalità di leggi locali ispirate alla sharia (legge islamica, ndr) il governo indonesiano respinge la richiesta di intervenire e rimanda ai singoli governatori il compito di giudicare. È questa, in sostanza, la risposta del ministro degli Interni, Muhammad Ma’ruf, alla petizione di 56 parlamentari, che il 13 giugno scorso, hanno chiesto al presidente Susilo Bambang Yudhoyono di cancellare tali norme, perché “pericolose” per la stessa unità del Paese. L’iniziativa trasversale era stata dettata dai timori per la “strisciante” islamizzazione dell’Indonesia, il più grande Paese musulmano al mondo. Ma Jakarta non sembra altrettanto preoccupata. Ma’ruf ha spiegato ieri che saranno i 33 governatori a decidere se le leggi locali contraddicono la Costituzione oppure no. Le eventuali normative ritenute anticostituzionali dovranno essere inviate al governo centrale per ulteriori discussioni. Il ministro ha poi aggiunto che ogni legge giudicata incostituzionale o violante i cinque principi della Pancasilia sarà revocata. La legge del 2004 sul governo regionale conferisce al ministro degli Interni l’autorità di abrogare ogni regolamentazione locale, che violi le leggi provinciali o nazionali. Secondo la stessa legge, il ministro ha la facoltà di impedire ai governi locali di far passare legislazioni, che egli giudica controverse. Chi vuole discutere la validità di ordinanze locali, può chiederne una revisione alla Corte Suprema. In seguito all’entrata in vigore dell’autonomia regionale, 22 reggenze e municipalità hanno adottato leggi influenzate dalla sharia: alcune criminalizzano comportamenti proibiti dalla legge islamica come adulterio, prostituzione, gioco d’azzardo, alcolismo e restringono le libertà delle donne. L’appello per eliminare tali leggi è sostenuto anche da numerosi intellettuali musulmani. Secondo lo studioso Muhammad Syafii Ma’arif, Jakarta non deve esitare nel ritirare le ordinanze d’ispirazione islamica, “la cui applicazione creerà solo divisione sociale”. Dal canto suo, Widodo Adisucipto, ministro per gli Affari politici, legali e della sicurezza, ha annunciato che il governo ha intenzione di rivedere tutte le leggi locali ritenute problematiche. Secondo quanto dichiarato dal ministro stesso, più dell’85% delle ordinanze locali sono piene di contraddizioni e molte frenano gli investimenti dall’estero.
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16 Giugno 2006
INDONESIA Bashir: le bombe a Bali erano volere di Dio Appena scarcerato, il predicatore islamico, complice delle bombe del 2002, rilascia commenti che preoccupano Usa e Australia. Ma la polizia indonesiana non lo sorveglierà: violerebbe i suoi diritti umani. E qualcuno ricorda i casi di cristiani condannati con processi iniqui. Jakarta (AsiaNews) – È stato Dio a volere gli attentati di Bali nel 2002 e a condurli sono stati dei “combattenti santi”. Sono parole del predicatore islamico Abu Bakar Bashir, appena scarcerato per “buona condotta” dopo 26 mesi di detenzione come complice negli attacchi ai nightclub dell’isola indonesiana. Bashir, cui è stata ridotta di 4 mesi la pena, ha inoltre criticato ieri il presidente statunitense George W. Bush e il premier australiano John Howard per aver sferrato una guerra contro i musulmani in Iraq e Afghanistan e ha invitato entrambi a “convertirsi all’Islam”. Ieri Howard ha inviato una lettera al presidente indonesiano Susilo Bambang Yudhoyono in cui esprime preoccupazione e “angoscia” per la liberazione del religioso islamico e invita Jakarta a tenerne sotto controllo le attività. Ma il governo non sembra della stessa opinione. Il capo della polizia indonesiana Sutanto ha detto che sorvegliare costantemente Bashir sarebbe una violazione dei suoi diritti umani. Il 14 giugno, giorno della scarcerazione, la polizia aveva assicurato il suo controllo su ogni discorso “incendiario” del predicatore. Howard, che incontrerà Susilo a fine mese, ha avvertito che la scarcerazione del presunto capo spirituale della Jemaah Islamiyah (JI) - rete terroristica del sudest asiatico collegata ad al Qaeda - potrebbe ripercuotersi sulle relazioni tra i due Paesi. Dal canto suo il presidente indonesiano ha ribadito l’impegno nella lotta al terrorismo: “Gli sforzi nazionali per combattere il terrorismo non si misurano in base alla decisione di liberare Bashir”. La JI è ritenuta responsabile dei maggiori attacchi terroristici in Indonesia, tra i quali quelli del 2003 e del 2004 al Marriott Hotel e all’ambasciata australiana a Jakarta e delle ultime bombe a Bali, che l’anno scorso hanno ucciso 20 persone. Negli attacchi del 2002 a Bali morirono 202 persone, 88 delle quali australiani. Il religioso, che si è sempre dichiarato innocente, ieri ha definito “guerrieri santi” i kamikaze che uccidono in nome dell’Islam, ma ha criticato l’uso di bombe in un Paese non in guerra: “Pregare è sufficiente”, ha detto. Ai familiari delle vittime di Bali, invece, ha spiegato che gli attentati erano “volere di Dio” e i sopravvissuti devono “convertirsi all’Islam” per alleviare il loro dolore. La scarcerazione di Bashir suscita disapprovazione anche nella società civile; attivisti per i diritti umani nel Paese sottolineano che “il complice di una attentato, che ha ucciso centinaia di innocenti viene liberato dopo due anni, mentre tre insegnanti cristiane ingiustamente accusate di ‘proselitismo’ stanno scontando tre anni di detenzione e altri tre cattolici, dopo un processo iniquo influenzato dalle pressioni di fondamentalisti islamici, aspettano addirittura di essere giustiziati”.
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