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La nostra intelligence... zerozerosettete all'amatriciana...
Più che intelligence.... direi... deficence.....
http://www.repubblica.it/2005/j/sezi.../sismicia.html Certo che abbiamo imparato a fare le cose migliori, dagli ammerigani.... L'INCHIESTA. Fabbricate a Roma in maniera goffa e artigianale le prove su Saddam. Storia del falso dossier uranio che il Sismi spedì alla Cia Doppiogiochisti e dilettanti tutti gli italiani del Nigergate L'ammissione di Martino alla stampa inglese: "Americani e italiani hanno lavorato insieme. E' stata un'operazione di disinformazione" di CARLO BONINI e GIUSEPPE D'AVANZO ROMA - L'intervento militare in Iraq è stato giustificato da due rivelazioni: Saddam Hussein ha tentato di procurarsi uranio grezzo (yellowcake) in Niger (1) per arricchirlo con centrifughe costruite con tubi di alluminio importati dall'Europa (2). Alla costruzione delle due "bufale" (non si troverà traccia in Iraq né di uranio grezzo né di centrifughe), collaborano il governo italiano e la sua intelligence militare. Repubblica ha cercato di ricostruire chi, come, dove e quando ha lavorato e "disseminato" alle intelligence inglese e americana il falso dossier che è valso una guerra. Sono le stesse "bufale" che Judith Miller, la reporter che "ha tradito il suo giornale", pubblica (con Michael Gordon) l'8 settembre 2002. In una lunga inchiesta sul New York Times, Miller racconta dei tubi di alluminio con cui Saddam avrebbe potuto realizzare l'arma atomica. E' l'argomento che i "falchi" dell'Amministrazione Bush attendono. La "danza di guerra", che segue allo scoop di Judith Miller, appare a un attento media watcher come Roberto Reale ("Ultime notizie") "uno spettacolo preparato con cura". Condoleezza Rice, allora consigliere per la Sicurezza nazionale alla Casa Bianca, dice: "Non vogliamo che la pistola fumante abbia l'aspetto di una nube a forma di fungo" (Cnn). Un minaccioso Dick Cheney rincara la dose a Meet the press: "Sappiamo, con assoluta certezza, che Saddam sta usando le sue strutture tecniche e commerciali per acquistare il materiale necessario ad arricchire l'uranio per costruire l'arma nucleare". E' l'inizio di un'escalation di paura. 26 settembre 2002. Colin Powell avverte il Senato: "Il tentativo iracheno di ottenere l'uranio è la prova delle sue ambizioni nucleari". 19 dicembre 2002. L'informazione sul Niger e l'uranio è inclusa nelle tre pagine del President daily brief che ogni giorno Cia e Dipartimento di Stato preparano per George W. Bush. L'ambasciatore alle Nazioni Unite, John Negroponte, ci mette il sigillo: "Perché l'Iraq nasconde l'acquisto di uranio nigerino?". 28 gennaio 2003. George W. Bush scandisce le 16 parole che sono una dichiarazione di guerra: "Il governo inglese ha appreso che Saddam Hussein ha recentemente cercato di acquisire significative quantità di uranio dall'Africa". La farina di questo sacco è romana. Il coinvolgimento italiano negli eventi che precedono l'invasione dell'Iraq ha, sin qui, trovato nella distrazione generale un solitario e grottesco protagonista in un tale che si chiama Rocco Martino, "di Raffaele e America Ventrici, nato a Tropea (Catanzaro) il 20 settembre 1938". Smascherato dalla stampa inglese (Financial Times, Sunday Times) nell'estate del 2004, Rocco Martino vuota il sacco: "E' vero, c'è la mia mano nella disseminazione di quei documenti (sull'uranio nigerino), ma io sono stato ingannato. Dietro questa storia ci sono, insieme, americani e italiani. Si è trattato di un'operazione di disinformazione". Confessione non lontana dalla verità, ma incompleta. Nasconde gli architetti dell'"operazione". Rocco Martino è a occhio nudo soltanto una pedina. Come i suoi compari. Chi tira i fili delle loro mediocri avventure? Per saperlo bisogna, in ogni caso, cominciare da quel buffo tipo venuto a Roma da Tropea. Rocco Martino è un carabiniere fallito. Uno spione disonesto. Intorno a lui si avverte l'aura del briccone anche se non si conosce la sua pasticciata storia. Capitano nell'intelligence politico-militare tra il '76 e il '77 "allontanato per difetti di comportamento". Nell'85 arrestato per estorsione in Italia. Nel '93 arrestato in Germania con assegni rubati. E tuttavia, a sentire i funzionari del ministero della Difesa, "fino al 1999" collabora ancora con il Sismi. E' un doppiogiochista. Prende dimora in Lussemburgo al 3 di Rue Hoehl, Sandweiler. Lavora a stipendio fisso per l'intelligence francese protetto da un'agenzia di consulenza, "Security development organization office". O, meglio lavora anche per i francesi. Servo di due padroni, Rocco si arrabatta. Vende ai francesi notizie sugli italiani e agli italiani notizie raccolte dai i francesi. "Il mio mestiere è questo. Io vendo informazioni". Nel 1999, il gaudente Rocco è a corto di quattrini. Come gli capita quando è "a secco", ne escogita una delle sue. La pensata gli sembra brillante e priva di rischi. La scintilla che lo illumina è la difficoltà dei francesi in Niger. Per farla breve. I francesi, tra il 1999 e il 2000, si accorgono che c'è chi si è rimesso al lavoro nelle miniere dismesse per avviare un prospero commercio clandestino di uranio. A quali Paesi i contrabbandieri lo stanno vendendo? I francesi cercano le risposte. Rocco Martino annusa l'affare. Chiede aiuto a un suo vecchio amico del Sismi. Antonio Nucera. Carabiniere come Rocco, Antonio è il vicecapo del centro Sismi di viale Pasteur, a Roma. Fa capo alla 1^ e 8^ divisione (contrasto al traffico d'armi e tecnologie; controspionaggio sulla proliferazione delle armi di distruzione di massa "nel quadrante africano e mediorientale"). E' una sezione che si è data molto da fare alla fine degli anni '80 mettendo il sale sulla coda ai tanti spioni che Saddam ha sguinzagliato per il mondo prima dell'invasione del Kuwait. "Con qualche successo", a sentire un alto funzionario dell'intelligence italiana che, all'epoca, lavorava per quella divisione. L'agente ricorda: "Ci riuscì di mettere le mani sui cifrari nigerini e su un telex dell'ambasciatore Adamou Chékou che annunciava al ministero degli esteri di Niamey (è la capitale del Niger) la missione di Wissam Al Zahawie, ambasciatore iracheno presso la Santa Sede, "in qualità di rappresentante di Saddam Hussein". Non fu l'unica operazione. Nel porto di Trieste riuscimmo, per dire, a sequestrare dell'acciaio marangin (garantisce un'ottima resistenza anche a temperature oltre i 1000 gradi). Secondo noi era destinato alla costruzione della cascata di centrifughe necessaria a separare i costituenti dell'uranio. Le informazioni sulla proliferazione nucleare irachena venivano scambiate, già alla fine degli anni '80, soprattutto con gli inglesi dell'MI6, i migliori. Lì lavorava, un sincero amico dell'Italia come Hamilton Mac Millan, peraltro, l'agente segreto che ha iniziato Francesco Cossiga ai misteri dello spionaggio quando era il "residente" inglese a Roma". Nucera decide di dare una mano al suo amico Rocco. Quello gliela mette giù facile. Non c'è nulla che mi puoi dare, un'informazione, un contatto buono con i nigerini? Basta qualsiasi cosa. I francesi sono assetati come viandanti nel deserto. Vogliono sapere chi sta comprando sotto banco il "loro" uranio. Sono disposti a pagare bene, per saperlo. Nell'archivio della divisione del Sismi, come abbiamo visto, ci sono documenti utili a cucinare la frittata, guadagnando qualche soldo. C'è il telex dell'ambasciatore e qualcos'altro si può sempre rimediare nell'ambasciata nigerina a Roma di via Baiamonti 10. Riconosce, con Repubblica, il direttore del Sismi, Nicolò Pollari: "Nucera vuole aiutare l'amico. Invita così una Fonte del Servizio - niente di che, capiamoci; al libro paga sì, ma ormai improduttiva - a dare una mano a Martino". La Fonte del Servizio lavora all'ambasciata del Niger a Roma. E' messa male. Vivacchia nel retrobottega del controspionaggio. Non ha un fisso mensile dall'intelligence italiana. E' a cottimo, per così dire. Qui l'informazione, qui il denaro. Comunque poca cosa, pochi centoni. Anche quelli, nel 2000, sono in pericolo. Da qualche tempo, che comincia ad essere sciaguratamente lungo, non ha nulla da spiare e dunque nulla da vendere. Chiamiamo la fonte "la Signora". Ora dovreste vederla, "la Signora". Sessant'anni, di più e non di meno. Una faccia che deve essere stata bella e ora è un foglio spiegazzato. La si può dire factotum dell'ambasciata nigerina. Aspetto da vecchia zia paziente. Accento francese. Occhi ammiccanti e complici. Parla sempre sottovoce. Anche se dice "buongiorno", lo soffia come un piccolo fiato misterioso che sembra doverti rivelare innominabili verità. Anche "la Signora" ha bisogno di denaro. Nucera combina l'incontro. Rocco e "la Signora" non ci mettono molto ad accordarsi. Qualcosa si può fare. Quel Nucera non è forse il suo "contatto" ufficiale al Sismi? E allora perché "la Signora" non deve pensare che sia il Servizio a volere che faccia questa cosa? Che insomma questa cosa sia utile alla Ditta? Rocco e "la Signora", astuti vendifumo, con la benedizione di Nucera, trovano l'accordo. Qualche carta da prendere e vendere c'è. Occorre però la collaborazione di un nigerino. La Signora indica l'uomo giusto. E' il primo consigliere di ambasciata Zakaria Yaou Maiga. Come rivela Pollari, "quel Maiga spende sei volte quel che guadagna". La combriccola di garbuglioni gaudenti a corto di spiccioli è pronta all'azione. Rocco Martino, la Signora, Zakaria Yaou Maiga. Nucera, lo vediamo appena un passo indietro nell'ombra. Maiga si organizza così. Attende che l'ambasciata chiuda i battenti per il Capodanno del 2001. Finge un'intrusione con furto. Quando il 2 gennaio 2001, di buon mattino, il secondo segretario per gli affari amministrativi Arfou Mounkaila denuncia il furto ai carabinieri della stazione Trionfale, ammette a labbra strette che quei ladri sono stati molto fiacchi. Tanto rumore, e fatica, per nulla. Mounkaila tace quel che non può dire. Mancano carte intestate, timbri ufficiali, questa è la verità che è opportuno tacere. E' materiale buono nelle mani della "squadretta" di vendifumo per confezionare uno strampalato dossier. Vi si raccolgono vecchi documenti sottratti all'archivio della divisione del Sismi come i cifrari (Nucera vicecapocentro) più carta intestata che viene trasformata in lettere, contratti e in un "protocollo d'intesa" tra i governi del Niger e dell'Iraq "relativo alla fornitura di uranio siglato il 5 e 6 luglio 2000 a Niamey". Il protocollo ha un allegato di due pagine dal titolo "Accord". Rocco consegna il "pacco" ai francesi della Direction Générale de la Sécurité Extérieure (Dgse). Ne ricava qualche bigliettone che spende felice a Nizza. Rocco adora la Costa Azzurra. Fin qui siamo a una truffa degna di Totò, Peppino e la Malafemmina. A suo modo innocua perché i francesi prendono quelle carte e le gettano nel cestino. Dice un agente del Dgse: "Il Niger è un paese francofono che conosciamo bene. Mai nessuno avrebbe preso la cantonata di confondere un ministro con un altro, come accade in quelle cartacce". Partita chiusa, dunque? No, l'imbroglio burlesco si rianima diventando una faccenda terribilmente seria perché arriva l'11 settembre e Bush da subito comincia a pensare all'Iraq, a chiedere prove dei coinvolgimento di Saddam. Il Sismi richiama in campo la "squadretta" di via Baiamonti. A Forte Braschi è arrivato un nuovo direttore, Nicolò Pollari. Come nuovo è il responsabile delle "Armi di distruzione di massa", il colonnello Alberto Manenti. "Un ufficiale preparato, ma assolutamente incapace di dire "no" a un capo", dice un alto funzionario del Sismi che con lui ha lavorato. Il colonnello Manenti conosce bene Nucera per averlo avuto nel suo staff, per molto tempo. E' Manenti, con Nucera prossimo alla pensione, che gli chiede di restare come "collaboratore". Il Sismi ha voglia di fare. Ha mano libera come mai l'ha avuta l'intelligence nel nostro Paese. Berlusconi chiede a Pollari un protagonismo nella scena internazionale che consenta all'Italia di sedere in prima fila accanto all'alleato americano. Le stesse sollecitazioni arrivano dal capo della Cia a Roma, Jeff Castelli. Occorono notizie, informazioni, utili brandelli di intelligence. Ora, subito. Washington cerca prove contro Saddam. La Casa Bianca (Cheney, soprattutto) stressa la Cia perché saltino fuori. "L'assenza delle prove non è la prova dell'assenza" filosofeggia Rumsfeld al Pentagono. In questo clima, con il loro dossier fasullo, i vendifumo di via Baiamonti (Rocco Martino e Antonio Nucera) possono tornare utili. Che cosa fanno in quell'autunno del 2001? Rocco Martino la mette così: "Alla fine del 2001, il Sismi trasmette il dossier yellowcake agli inglesi del MI6. Lo "passa" senza alcuna valutazione. Sostiene soltanto che è stato ricevuto da "fonte attendibile"". Poi l'aggiusta ancora un po': "Il Sismi voleva che disseminassi alle intelligence alleate i documenti del dossier nigerino, ma, allo stesso tempo, non voleva che si sapesse del suo coinvolgimento nell'operazione". Sono accuse che Palazzo Chigi respinge con sdegno. Il governo ci mette la faccia. Dopo che la guerra ha svelato l'imbroglio delle armi di distruzione di massa, giura che "nessun dossier sull'uranio né direttamente né in forma mediata, è stato consegnato o fatto consegnare ad alcuno". La mossa è prevedibile. Governo e Sismi devono scavare un fossato tra Forte Braschi e i passi della "squadretta" di via Baiamonti. Ma la smentita non regge alla verifica. E' un fatto che nell'autunno del 2001 il Sismi controlla a Londra le mosse di Rocco Martino. Lo conferma a Repubblica il direttore del Sismi Pollari: "Seguivamo Martino e avevamo anche le foto dei suoi incontri a Londra. Volete vederle?". E dunque perché Roma non sbugiarda subito quel suo ex-agente vendifumo? Di più perché addirittura le notizie contenute in quel dossier vengono accreditate da Pollari a Jeff Castelli, il capo della Cia a Roma? E' un fatto che un report sul farlocco dossier made in Rome finisce sul tavolo dello State Department's Bureau of Intelligence, l'intelligence del Dipartimento di Stato. Lo riceve l'Ufficio per gli affari strategici, militari e di proliferazione delle armi di distruzione di massa. Affari strategici non è un grande ufficio. Vi lavorano in quel periodo 16 analisti diretti da Greg Thielmann. Che racconta a Repubblica: "Ricevo il report nell'autunno del 2001. E' una sintesi che Langley ha ricevuto dal suo field officer in Italia. L'"agente in campo" informa di aver avuto visione dall'intelligence italiana di alcune carte che documentano il tentativo dell 'Iraq di acquistare oltre 500 tonnellate di uranio puro dal Niger". Dunque, il Sismi affida quelle informazioni, che sa essere false, alla Cia. C'è una seconda conferma. A Langley l'ambasciatore Joseph C. Wilson riceve l'incarico di verificare la storia "italiana" delle 500 tonnellate di uranio nigerino. Racconta Wilson: "Il rapporto non è molto dettagliato. Non è chiaro se l'agente che firma il rapporto ha materialmente visto i documenti di vendita o ne ha avuto notizia da altra fonte". Bisogna ora fermare la prima immagine di questa storia. Autunno 2001. Il Sismi di Pollari ha in mano il farlocco dossier costruito da Rocco Martino e Antonio Nucera. Lo mostra alla Cia mentre Rocco Martino lo consegna a Londra al MI6 di sir Richard Dearlove. E' solo l'inizio del Grande Inganno italiano. (1 continua) (24 ottobre 2005) Mi vergogno di questa gente. Mi vergogno che sia considerata cittadino Italiano. Sembra una barzelletta, un film di Totò e Peppino ma, malauguratamente, in Iraq sono morte decine di migliaia di persone, fra soldati, guerriglieri e civili. ANCHE per questo "dossier" di cartapesta. LuVi Ultima modifica di Lucio Virzì : 24-10-2005 alle 08:35. |
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#2 |
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Senior Member
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Mica per niente gli americani si saranno rivolti ai nostri servizi. Deviati, spargitori di veleni e creatori di misteri come i nostri servizi non ce n'è di eguali al mondo.
Penoso poi, ma questo già lo si sapeva, l'atteggiamento prono e supino del nostro governo nei confronti del forte alleato. Chissà che antidolorifici prendono per la schiena, sti quà. |
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#3 |
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Senior Member
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Ma ci sono prove di tutto questo giro ?
I creatori del dossier che fine hanno fatto ? Mi sembra tutto molto fumoso...
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#4 | |
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LuVi |
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#5 | |
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Senior Member
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Se questi tizi che hanno creato il dossier fasullo sono così idioti non si capisce come hanno fatto a fare tanto...se sono furbi allora non si capisce come mai abbiano fatto questa serie di cazzate... Insomma tutto il racconto è davvero poco credibile, almeno come è scritto. Il fatto che viene poi da un giornale smaccatamente di parte lo rende ancor meno credibile.
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#6 | |
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Senior Member
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Documenti sbandierati ai quattro venti come la prova inoppugnabile del segreto potere bellico di Saddam Hussein & Co. Ovviamente l' ammissione di colpa e' avvenuta a giochi fatti. La cosa brutta e' che nessuno si e' veramente indignato per quella storia. Non che mi aspettassi nulla di che dall' Italia e dagli italiani, facciamo buon visto anche al peggiore dei giochi. Ma in Europa speravo ci fosse qualcuno un pelo piu' intelligente e capace di esporsi tipo, che so, la Francia... Ma ovviamente gli interessi economici internazionali vanno oltre una bugia dalle gambe corte ed un paese del quale non frega una mazza a nessuno. [sarcasmo] Se non ci fossero le riserve di petrolio ci si potrebbe anche fare un enorme campo da golf... [/sarcasmo]
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#7 |
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Bannato
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Non dimentichiamo il dossier presentato da Blahir, senza neppure un copia-incolla, e scritto da uno studente universitario, spacciato per documento dell'intelligence....
LuVi |
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#8 | |
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Senior Member
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Scenetta in casa Blair: "Papaaaaaa, hai visto in giro la mia ricerca per scuola?" Blair: "Chi io? No, no..." "Ciao, scappo che devo andare in parlamento di corsa! "
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La mia config: Asus Z170 Pro gaming, Intel i5 6600k @4.5Ghz, cooler master 212x, corsair vengeance 8Gb ddr4 2133, SSD sandisk ultra II 480Gb, Gainward GTX960 4Gb, Soundblaster Z, DVD-RW, ali Corsair CX750M, Case Thermaltake Suppressor F31 |
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#9 | |
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Senior Member
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#10 |
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Senior Member
Iscritto dal: May 2003
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L'ammissione di Martino alla stampa inglese: "Americani e italiani hanno
lavorato insieme. E' stata un'operazione di disinformazione" Ma se Martino ha detto testualmente quelle cose alla stampa, o è vero, o si è fumato qualcosa, o l'argomento è fumoso. scegliete |
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#11 |
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Senior Member
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Più che disdegnare le persone che fanno parte dell'intelligence io disdegnerei coloro che hanno dato l'ordine...
Vorrrei ricordare che nonostante tutto questa gente lavora ogni giorno per la nostra difesa e che in un recente comunicato Pisanu ha affermato che nonostante i pochi fondi il nostro apparato di intelligence (congiunti con altri servizi segreti esteri) ha già fermato numerorsi preparativi di attacchi al nostro paese...
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#12 |
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Seconda parte
http://www.repubblica.it/2005/j/sezi...bodv/bodv.html L'INCHIESTA/ La missione del direttore del Sismi negli States per accreditare l'acquisto di materiale nucleare da parte di Saddam "Pollari andò alla Casa Bianca per offrire la sua verità sull'Iraq" Il dossier sull'uranio dal Niger non coinvolgeva la Cia ROMA - Per Nicolò Pollari, direttore del Sismi, le regole del suo mestiere sono inequivoche. Dice a Repubblica: "Sono il direttore dell'intelligence e il mio solo interlocutore istituzionale, dopo l'11 settembre, è stato a Washington il direttore della Cia, George Tenet. Come è ovvio, io parlo soltanto con lui...". Ma è proprio vero che le nostre barbefinte hanno lavorato soltanto con la Cia? Oppure hanno sostenuto anche gli sforzi clandestini dell'intelligence parallela creata da Dick Cheney e Paul Wolfowitz con il "gruppo Iraq", l'Office for Special plans del Pentagono, l'ufficio del consigliere per la Sicurezza nazionale, determinatissimi a trovare le prove utili per il "cambio di regime" a Bagdad? È un fatto che, alla vigilia della guerra in Iraq e con la supervisione del consigliere diplomatico di Palazzo Chigi, Gianni Castellaneta (oggi ambasciatore negli Usa), il direttore del Sismi organizza a Washington la sua agenda con lo staff di Condoleezza Rice, in quegli anni consigliere per la Sicurezza nazionale alla Casa Bianca. Repubblica è in grado di documentare questo doppio binario del governo e dell'intelligence italiana. Almeno uno degli incontri "molto poco istituzionali" di Pollari e, come dicono gli agenti segreti, la "realizzazione di un sistema" che tiene insieme Governo - Intelligence - Informazione. Breve riepilogo. Il Sismi di Nicolò Pollari vuole accreditare l'acquisto iracheno di uranio grezzo per fabbricare una bomba nucleare. Lo schema del gioco è alquanto trasparente. Le carte "autentiche" su un tentativo di acquisto in Niger (vecchia "intelligence" italiana degli anni Ottanta) le porta in dote il vicecapo del Centro Sismi di Roma (Antonio Nucera). Vengono affastellate con altra cartaccia costruita alla bell'e meglio con un furto simulato nell'ambasciata del Niger (se ne ricavano carta intestata e timbri). I documenti vengono mostrati dagli uomini di Pollari agli agenti della stazione Cia di Roma mentre un "postino" del Sismi, un tale di nome Rocco Martino, li consegna a Londra al MI6 di sir Richard Dearlove. È la prima istantanea. Torna utile per raccontare il secondo capitolo del Grande Inganno organizzato in Italia per costruire la necessità di un intervento militare in Iraq. Lo abbiamo già visto. Greg Thielmann, ex direttore del bureau di intelligence del Dipartimento di Stato, si ritrova sul tavolo il report "italiano" sull'uranio. Non ricorda la data esatta. Parla genericamente di autunno del 2001. Però il giorno esatto può essere rilevante. È il 15 ottobre del 2001. In quel giorno si annodano, con una sorprendente coincidenza, tre avvenimenti. Nicolò Pollari, nominato dal governo il 27 settembre, assume la direzione del Sismi dopo essere stato il numero due al Cesis (organismo di coordinamento dell'intelligence a Palazzo Chigi). Silvio Berlusconi viene finalmente ricevuto a Washington da George W. Bush. Porta quella data, 15 ottobre, il primo rapporto della Cia sulle evidenze in possesso degli italiani. Nulla si può dire di questa coincidenza se non prendere atto di una circostanza: gli italiani hanno una dannata voglia di darsi da fare. Berlusconi ha avuto difficoltà, dopo l'infelice sortita sullo "scontro tra civiltà", a farsi ricevere da una Casa Bianca alle prese con i regimi arabi moderati. Pollari ha l'ambizione di mettersi subito in sintonia con il premier e il nuovo corso. Il fresco capo dell'unità sulle "Armi di Distruzione di Massa" al Sismi, il colonnello Alberto Manenti (superiore gerarchico di Antonio Nucera) ha voglia di mettersi in sintonia con il nuovo direttore. È un fatto che mentre Bush mostra a Berlusconi il giardino delle rose della West Wing, la Cia prende atto, come scrive Russ Hoyle (per un anno ha analizzato le conclusioni delle commissioni di inchiesta del parlamento americano) che l'intelligence italiana ha una notizia con i fiocchi: "Negoziati (Niamey/Bagdad) circa l'acquisto di uranio sono in corso a partire dall'inizio del '99 e che la vendita è stata autorizzata dalla Corte di Stato del Niger nel 2000". Non viene citata alcuna prova documentale in grado di dimostrare che la spedizione di uranio effettivamente sia avvenuta. Gli analisti della Cia considerano questo primo rapporto "assai limitato" e "privo di dettagli necessari". Analisti dell'INR (Intelligence and Research) del Dipartimento di Stato qualificano le informazioni "altamente sospette". Il primo impatto con la comunità dell'intelligence americana non è per Pollari gratificante, per così dire, e tuttavia è utilissimo. Il direttore del Sismi, che non è un fesso, fa presto a ricostruire geografia e primattori del sordo conflitto in corso nell'amministrazione americana tra chi (Dipartimento di Stato, Cia) invoca prudenza e pragmatismo e chi (Cheney, Pentagono) chiede soltanto l'opportunità per dare il via a una guerra già pianificata. D'altronde, al rientro in Italia il direttore del Sismi verifica che anche a Roma è rappresentato quel conflitto. Gianni Castellaneta gli consiglia di guardare anche "in altre direzioni", mentre il ministro della Difesa Antonio Martino lo invita a ricevere "un vecchio amico dell'Italia". L'amico americano è Michael A. Ledeen, una vecchia volpe dell'intelligence "parallela" Usa, già dichiarato dal nostro Paese "indesiderabile" negli anni Ottanta. Ledeen è a Roma per conto dell'Office for Special Plans, creato al Pentagono da Paul Wolfowitz per raccogliere intelligence che sostenga l'intervento militare in Iraq. Racconta a Repubblica una fonte di Forte Braschi: "Pollari, per quelle informazioni sull'uranio, ottiene dal capo della stazione Cia di Roma, Jeff Castelli, soltanto freddezza. Castelli, apparentemente, lascia cadere la storia. Pollari capisce l'antifona e ne parla con Michael Ledeen...". Non si sa che cosa mosse Michael Ledeen a Washington. Ma, all'inizio del 2002, Paul Wolfowitz convince Dick Cheney che la pista dell'uranio intercettata dagli italiani va esplorata fino in fondo. Il vicepresidente, come racconta il Senate Selected Committee on intelligence, chiede ancora una volta alla Cia "con molta decisione" di saperne di più del "possibile acquisto di uranio nigerino". In quel meeting, Dick Cheney dice esplicitamente che questo brandello di intelligence è a disposizione di "un servizio straniero". È stata l'intelligence parallela del Pentagono a distribuire le "nuove informazioni", secondo le quali "esiste un accordo del Niger con l'Iraq per la vendita di 500 tonnellate di uranio all'anno". I tecnici del Dipartimento sorridono dell'informazione. 500 tonnellate di uranio. Una quantità iperbolica. La notizia è palesemente priva di qualsiasi attendibilità. Tutti i report indipendenti, sollecitati dopo la "nota italiana", avvertono che le due miniere nigerine di Arlit e Akouta non sono in grado di estrarre più di 300 tonnellate l'anno. Ma i tempi sono quelli che sono. George Tenet, azzoppato dai buchi di intelligence dell'11 settembre, fa buon viso a cattivo gioco e diventa addirittura sordo quando l'intelligence del Dipartimento di Stato, come racconta a Repubblica Greg Thielmann, gli oppone che "le informazioni raccolte in Italia sono inconsistenti. Che la storia dell'uranio nigerino è falsa. Che un mucchio di cose che ci sono state riferite sono fasulle". "Pollari è furbissimo - dicono ancora a Forte Braschi - capisce che, per spingere la storia dell'uranio, non può affidarsi soltanto alla Cia. Deve lavorare, come indicano Palazzo Chigi e Difesa, con il Pentagono e con il consigliere per la Sicurezza nazionale, Rice". L'affermazione potrebbe essere soltanto maligna (il mondo delle spie spesso lo è), ma conferme del "canale alternativo" che Pollari crea a Washington si possono afferrare con un'immagine e un incontro. L'immagine è questa. Pollari è a Washington. Incontra George Tenet e, come spesso capita, le presentazioni vengono santificate nella sala riservata di un hotel nei pressi di Langley. Chi ha assistito al convinvio racconta a Repubblica: "Pollari non deve fidarsi troppo del suo inglese perché sistema tra lui e il direttore della Cia una signora che gli fa da interprete. Con qualche esito imbarazzante. George, per familiarizzare, rivela alcune informazioni su Al Qaeda e l'Italia che l'Agenzia ha raccolto tra i prigionieri di Guantanamo. Tenet si attende perlomeno un sorriso, se non un grazie. Ne ricava soltanto una faccia di pietra. Se ne dispiace, prima. Ne diffida, poi. Ma quel che colpisce tutti, intorno a quel tavolo, è l'assoluta marginalità in cui Pollari tiene il suo capocentro a Washington". Questa estraneità è interessante. In quel 2002, il capocentro Sismi a Washington è l'ammiraglio Giuseppe Grignolo. Ha un'esperienza importante nella proliferazione delle armi di distruzione di massa, rapporti eccellenti con la Cia e soprattutto la stima del n. 2 dell'Agenzia, Jim Pavitt. Ricorda una fonte di Forte Braschi: "In realtà, noi vogliamo tener fuori la Cia dal nostro lavoro e Pollari non si fida di Grignolo, lo giudica troppo vicino a Langley. Così gli tace ogni mossa. Lo costringe, per dire, a occuparsi inutilmente della fedina penale dei nuovi assunti al Servizio che hanno magari trascorso qualche anno negli States... I contatti più significativi, in quei mesi, passano altrove. Attraverso Gianni Castellaneta con Condi Rice e, attraverso Ledeen, con l'Office for Special plans di Paul Wolfowitz e Doug Feith. È Castellaneta che fissa l'incontro di Pollari negli uffici del consigliere per la sicurezza nazionale della Casa Bianca". Quando, e di che cosa parlano? "Di che cosa volete che parlino nell'estate del 2002? Di armi di distruzione di massa". La data dell'incontro? "Questa la tengo per me... e comunque basta controllare nei registri del Cai i piani di volo Ciampino-Washington". A Roma difficile ottenere quei piani di volo. Maggiore fortuna si ha a Washington. Un funzionario dell'Amministrazione dice a Repubblica: "Posso confermare che il 9 settembre del 2002, il generale Nicolò Pollari incontrò Stephen Hadley, il vice dell'allora consigliere per la Sicurezza nazionale, Condoleezza Rice". Come il 15 ottobre del 2001, anche il 9 settembre del 2002 è una data che propone qualche coincidenza. In quelle ore, è in chiusura il numero di Panorama che sarà in edicola con la data 12/19 settembre 2002. È una consuetudine, nell'"affaire yellowcake", ricordare che il "postino" del Sismi, Rocco Martino, contatta in ottobre una giornalista del settimanale - diretto allora da Carlo Rossella - per venderle i documenti dell'imbroglio. Nessuno ricorda che, nel numero 12/19 settembre 2002, in coincidenza dunque dell'incontro segreto di Pollari con Hadley, Panorama trova uno scoop planetario. Titolo: "La guerra? È già cominciata". Racconta di "un carico di mezza tonnellata di uranio". Si legge nell'articolo: "Gli uomini del Mukhabarat, il servizio segreto iracheno, lo hanno acquistato attraverso una società di intermediazione giordana nella lontana Nigeria, dove alcuni mercanti lo avevano contrabbandato dopo averlo trafugato dal deposito nucleare di una repubblica dell'ex Urss. I 500 chili di uranio sono poi approdati ad Amman, e da qui, via terra, dopo sette ore di viaggio, hanno raggiunto la destinazione: un impianto a 20 chilometri a nord di Bagdad, denominato Al Rashidiyah, noto per la produzione e il trattamento del materiale fissile". E più avanti: "... L'allerta riguarda la Germania, dove negli anni passati l'Iraq ha cercato di acquistare dalla società "Leycochem" tecnologia e componenti industriali... e anche i richiestissimi tubi di alluminio per le centrifughe a gas". Anche se in un contesto inesatto (Nigeria e non Niger, un lapsus calami?) e in qualche tratto favolistico (contrabbando dall'ex-Urss all'Africa con camion), quel che conta osservare è che, nelle rivelazioni di Panorama, la ricetta, per dir così, ha già tutti gli ingredienti giusti che poi porteranno alla guerra: 500 tonnellate di uranio che dall'Africa raggiungono Bagdad; tubi di alluminio per centrifughe nucleari. Sembra di poter ragionevolmente osservare che lo schema che si vede al lavoro in Italia è sovrapponibile senza sbavature al modulo che sostiene negli Usa l'affare Cia-gate/New York Times. Il governo chiede. L'intelligence dà. I media diffondono. Il governo conferma. È una tecnica di disinformazione vecchia come la Guerra Fredda. Esagerare la pericolosità del nemico. Terrorizzare e convincerne l'opinione pubblica. Con un'aggravante in casa nostra. Il magazine che diffonde le notizie avvelenate è di proprietà del presidente del Consiglio che governa l'intelligence e vuole essere e apparire il miglior alleato di George W. Bush, ansioso di andare in guerra. Si può ora dire che, preparato così il terreno, Pollari può concentrarsi su un altro aspetto essenziale della manovra. Promuovere il Sismi e se stesso, incassando i ricavi dell'oscuro lavoro di un anno. Accecare il Parlamento con notizie prudentemente manipolate e con rivelazioni che richiederebbero finalmente una ricostruzione attendibile, documentata, e non il muro del segreto di Stato (che sarà opposto da Gianni Letta il 16 luglio del 2003). Al ritorno dall'incontro segreto con Hadley, Pollari viene ascoltato dal comitato parlamentare di controllo sui servizi segreti. Le audizioni sono due. Nella prima, il direttore del Sismi sostiene: "Non abbiamo prove documentali, ma informazioni che un Paese centro-africano ha venduto uranio puro a Bagdad". Trenta giorni dopo, Pollari dice: "Abbiamo le prove documentali dell'acquisto di uranio naturale da parte dell'Iraq in una repubblica centro-africana. Ci risulta anche il tentativo iracheno di acquistare centrifughe per l'arricchimento dell'uranio da industrie tedesche e forse italiane". Uscito dal Parlamento, Pollari ha ancora il problema di veicolare verso Washington, senza lasciare alcuna impronta digitale, il documento farlocco. Gli viene incontro una circostanza molto fortunata. Il "postino" del Sismi Rocco Martino, che ha già bussato alla porta dell'MI6, contatta l'inviata di Panorama Elisabetta Burba e tenta di venderle il dossier. È un'idea del vendifumo o una sollecitazione di Antonio Nucera o di chi? La Burba, correttamente, controlla l'informazione in Niger. Si inventa un'inchiesta di copertura sui dinosauri, dall'Oranosaurus nigeriensis all'Afrovenator abakensis. Nel frattempo avvicina qualche attendibile fonte. Elisabetta fa quel che deve con rigore e tenacia. Conclude che quella storia non sta in piedi e non pubblica una riga. Ma tutto, in realtà, è già accaduto, perché il direttore del settimanale, Carlo Rossella, entusiasta di aver forse trovato, come dice al suo staff, la "smoking gun", l'ha spedita a consegnare quelle carte all'ambasciata americana, scelta come "la più alta fonte di verifica". Pollari avverte il giornale del presidente del Consiglio, fresco dello scoop sull'uranio, che quella roba è robaccia? A quanto pare, no. Così, Jeff Castelli e la Cia si ritrovano nelle mani la frittata malfatta che, già da un anno, si rifiutano di assaggiare. Sono carte così truffaldine che possono essere soltanto nascoste, se non si vogliono mortificare le attese di Dick Cheney. L'arrivo delle carte a Washington viene come "silenziato". Sono distribuite il 16 ottobre 2002 alle diverse agenzie di intelligence da funzionari del Dipartimento di Stato durante uno dei regolari meeting cui prendono parte quattro funzionari della Cia. Nessuno di loro è in grado di ricordare se le avesse o meno ottenute. Misteriosamente, a Langley, le "carte italiane" si "perdono" per tre mesi e, soltanto dopo un'indagine interna dell'Ispettorato generale, se ne ritrova una copia nella cassaforte dell'Unità Controproliferazione. È il primo affondo italiano. La "bufala" dell'uranio raddoppia con la frottola dei tubi di alluminio. Ma questa è un'altra storia. (2. continua) (25 ottobre 2005) Ragazzi, non è un romanzo di Ludlum o Clancy! LuVi |
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#13 | |
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La libertá sopratutto di parola é un lusso che non ci si puo' permettere in italia, per la strada come su internet. |
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#14 |
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Bah, sti giochetti li fanno tutti i servizi del mondo da millenni, è il loro lavoro agire occultamente, poi qualche pirla divulga tutto e si fanno le frittate
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#15 | |
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#16 | |
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#17 | |
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BEN VENGANO le fonti e le indiscrezioni su questa gente che interpreta in senso DEVIATO e sbagliato il concetto di "intelligence". Il concetto non è: "facciano porcate, purchè non si venga a sapere perchè ne va della sicurezza nazionale". LuVi |
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#18 |
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#19 |
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Palazzo Chigi smentisce... strano.... Martino aveva confermato...
http://www.repubblica.it/2005/j/sezi...cisazione.html Nigergate, smentita di Palazzo Chigi "Governo e Sismi non c'entrano" ROMA - Palazzo Chigi definisce "infondate" e "inesatte"le notizie riferite dalla Repubblica sul cosiddetto Nigergate: "I fatti narrati ed i loro contenuti, così come gli elementi circostanziali di tempo, di luogo, di modo e di persone - si afferma in una nota - non solo non corrispondono a verità, ma, piuttosto, sono smentiti da riferimenti puntuali e certi e, quel che più conta, tutti inoppugnabilmente documentati. Palazzo Chigi - informa la nota - sta responsabilmente valutando ogni prospettiva per la tutela di beni giuridicamente protetti". La nota del Palazzo Chigi ribadisce "in maniera categorica la totale estraneità del Governo e del SISMI (il servizio segreto militare, ndr), rispetto a qualsiasi ipotesi di coinvolgimento diretto o indiretto nel confezionamento e nella veicolazione del falso dossier sull'uranio nigeriano. Indubbiamente avvincente nel racconto e carica di evocazioni suggestive - prosegue la nota di Palazzo Chigi - l'inchiestà sconta però un pesante limite, l'infondatezza e l'inesattezza delle notizie riferite, che non possono acquistare attendibilità solo perché ben scritte". (2005-10-26 17:09:12) Continua la disinformazione governativa... LuVi |
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