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#21 |
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Senior Member
Iscritto dal: May 2001
Città: Milano Tokyo , purtroppo Utente con le palle fracassate
Messaggi: 2371
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ma allora il racconto che mi ha fatto un conoscente,di avere per sbaglio portato la matita a casa dopo il voto e i carabinieri che sono andati a casa sua a riprenderla puo' considerarsi plausibile?
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Kotoshi mo yoroshiku onegai-itashimasu |
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#22 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Jan 2005
Messaggi: 821
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Quote:
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Tanto poco un uomo si interessa dell'altro, che persino il cristianesimo raccomanda di fare il bene per amore di Dio. (Cesare Pavese) "Sono un liberale di destra, come potrei votare uno come Berlusconi?" Marcello Dell'Utri, fondatore del partito Forza Italia, è stato condannato per mafia. |
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#23 |
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Bannato
Iscritto dal: Sep 2001
Città: Milano città
Messaggi: 3161
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Comunque se mi dite che all'atto pratico non è possibile fare una cosa del genere... ok.
Ho sollevato una questione, non depositato una sentenza, proprio perchè non sono il Messìa Luca |
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#24 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Dec 2001
Messaggi: 1009
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#25 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Jan 2005
Messaggi: 821
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Tanto poco un uomo si interessa dell'altro, che persino il cristianesimo raccomanda di fare il bene per amore di Dio. (Cesare Pavese) "Sono un liberale di destra, come potrei votare uno come Berlusconi?" Marcello Dell'Utri, fondatore del partito Forza Italia, è stato condannato per mafia. |
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#26 | |
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Bannato
Iscritto dal: Sep 2001
Città: Milano città
Messaggi: 3161
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Io ovviamente non ho commesso alcun reato nè ho visto irregolarità quindi non mi sono costituito Che dire era il 1999 non proprio l'altro ieri Luca |
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#27 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Jan 2005
Messaggi: 821
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Quote:
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Tanto poco un uomo si interessa dell'altro, che persino il cristianesimo raccomanda di fare il bene per amore di Dio. (Cesare Pavese) "Sono un liberale di destra, come potrei votare uno come Berlusconi?" Marcello Dell'Utri, fondatore del partito Forza Italia, è stato condannato per mafia. |
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#28 | |
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Bannato
Iscritto dal: Sep 2001
Città: Milano città
Messaggi: 3161
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A 19 anni può essere che l'aria innocente possa aver fatto scattare la "concessione" all'aiuto da parte degli scrutatori e presidente. Luca |
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#29 |
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Senior Member
Iscritto dal: Aug 2005
Città: Mestre
Messaggi: 375
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In piu 'di 50 anni di vita democratica del paese non avevo mai visto una cosa del genere.Sono BASITO.
E ancora se lo portano in palmo di mano,specialmente qui nel "ricco" nord-est.
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- 2012:Ultimatum alla terra! - |
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#30 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Nov 1999
Messaggi: 31896
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Quote:
Se non ci sono tutte le matite a fine elezione, il presidente si becca una multa che ti passa la voglia di farlo!
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Epilogo... Se non ti rispondo... potresti essere tra quelli che ho messo in ignore list! Thread ufficiale Asus ZenWiFi AX - XT8 |
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#31 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Dec 2002
Città: AnTuDo ---------- Messaggi Totali: 10196
Messaggi: 1521
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Quote:
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“ Fiat iustitia, et pereat mundus”-המעז מנצח -
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#32 |
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Senior Member
Iscritto dal: Dec 2001
Messaggi: 1009
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Da Europa, a firma di Orlando:
Ma De Gasperi non spigolò tra schede nulle di FEDERICO ORLANDO Nella vittoria senza gioia dell’Unione di Romano Prodi per 25 mila voti, nessuno ha ricordato (tranne un ascoltatore di Prima Pagina, ieri mattina, al conduttore Massimo Franco) la gioia senza vittoria del centrismo di Alcide De Gasperi nel 1953 quando il premio di maggioranza voluto dal padre della ricostruzione non scattò per soli 57mila voti, ma i social-comunisti e le destre monarchica e fascista rimasero egualmente confinati all’opposizione, il centrismo continuò a governare per l’intera legislatura sia pure con soli 8 seggi di maggioranza, e si evolse progressivamente verso la collaborazione di centrosinistra coi socialisti, poi maturata negli anni Sessanta. Il vice di De Gasperi, Saragat, parlò allora di destino «cinico e baro». Quel destino oggi si befferebbe di entrambi gli esperimenti di legge proporzionale con premio di maggioranza, fatti in Italia: il primo nelle elezioni del 7-8 giugno 1953 per volontà del declinante centrismo di De Gasperi; il secondo il 9-10 aprile scorso per volontà della declinante destra di Berlusconi. Entrambe le esperienze – finite con la sconfitta dei proponenti – alla fine si sono trovate a fare i conti con poche decine di migliaia di voti. La legge del 1953 dava ai partiti coalizzati che avessero raggiunto il quorum del 50,01 per cento dei voti, un premio pari ai due terzi dei seggi della camera: 380 su 589. La legge di domenica scorsa non prevede quorum, ma dà un più modesto premio di governabilità (340 seggi contro 270) alla coalizione che prende un voto più dell’altra. Entrambe le leggi, applicabili alla sola camera dei deputati, rientrano nella categoria delle “proporzionali corrette dal premio di maggioranza”; entrambe incentivano la formazione di coalizioni e quindi hanno (di fatto o potenzialmente) effetto bipolarizzante; entrambe consentono ai partiti coalizzati di presentarsi agli elettori col proprio simbolo, chiedere i voti per sé e sommarli nella coalizione; entrambe sono state volute dalla maggioranza uscente. In tutti e due i casi, la maggioranza non è stata premiata. Nel 1953 il centrismo non superò la soglia del 50,01 per cento, come s’è detto, per soli 57mila voti, e il premio non scattò per nessuno. La legge del 2006 non prevede alcun quorum, è sufficiente un solo voto in più dell’avversario per attribuirsi il premio: e ce l’ha fatta il centrosinistra per 24mila voti. Il premio in seggi è più che sufficiente per governare, ma non così alto come quello previsto nel 1953, che avrebbe consentito al vincitore di prendersi i due terzi di Montecitorio e fare da solo anche riforme della Costituzione, senza il successivo referendum. Perciò fu chiamata “legge truffa”. Ma di quelle lontane vicende, le lezioni che oggi interessa ricordare sono due. La prima è che il risultato dichiarato dal ministro dell’Interno al termine degli scrutini è quello definitivo, per quanto minimo sia il distacco tra vincitori e vinti e altissimo il numero delle schede nulle. La seconda è che – anche in Italia come in tutte le democrazie occidentali – si può governare con un voto in più nel paese e un seggio in più in parlamento. Ieri la Repubblica ricordava che Kennedy nel 1960 vinse su Nixon con lo 0,2 per cento; che nel 1969 Brandt diventò cancelliere con 6 deputati in più; che nel 1981 Begin fu confermato (e governò Israele per tre anni) con 47 deputati contro i 46 laburisti; che dal 1951 al 1955 Churchill aveva governato la Gran Bretagna con 2 deputati in più e diceva che uno era di troppo; infine che George W. Bush diventò presidente degli Stati Uniti nel 2000 con 537 voti “presidenziali” pescati chi sa come in Florida e avendo avuto complessivamente oltre mezzo milione di voti popolari in meno di Al Gore. Così gli 8 seggi di maggioranza coi quali il centrismo degasperiano tornò in parlamento la sera dell’8 giugno 1953, senza lo scatto della “legge truffa”, consentirono cinque anni di governi centristi (Pella, Scelba, Segni e Zoli) durante i quali vennero assunte decisioni storiche come i Trattati di Roma: atto di nascita della Comunità europea. Numericamente deboli ma politicamente coesi, quei governi avevano respinto fin dall’inizio l’avance di Nenni di appoggiare un più forte governo “di apertura a sinistra”. Un ante litteramrispetto al governo di grande coalizione che oggi Berlusconi offre a Prodi, pur di restare in gioco. Non è l’unica similitudine. Berlusconi dice di non riconoscere la vittoria di Prodi finché non saranno state revisionate le 40mila schede contestate della camera e del senato. Nessuno crede che occorreranno i guastatori o i parà per sloggiare Berlusconi dal bunker di palazzo Chigi, ma sarebbe bene che qualcuno dei consiglieri che conservano la ragione (a cominciare da Pisanu) gli rileggesse le pagine del 1953, quando gli spiriti bollenti della coalizione centrista spingevano De Gasperi a ricercare nel milione e trecentomila schede nulle (400mila bianche, 900mila annullate) i 57mila voti ch’erano mancati la sera dell’8 giugno al raggiungimento del quorum. Tanto più che allora fra le principali cause di annullamento c’erano le preferenze, che domenica scorsa non erano previste. Nel citatissimo libro di Maria Romana De Gasperi sul padre, scritto 40 anni fa, si legge: «Forse con un lavoro rigoroso di ricerca tra le schede contestate sarebbero usciti fuori i voti sufficienti per lo scatto», ma ci fu «un attimo di incertezza che verrà poi imputato a mio padre come grave errore». L’imputazione venne innanzitutto dal francese Maurice Vaussard, autore di una Storia della Democrazia cristiana: «Commise indubbiamente in quel momento l’errore tattico più grave della sua carriera, accettando apparentemente con disinvoltura una disfatta che non c’era». Ma sono considerazioni di non politici. I politici (il vice presidente Piccioni, il sottosegretario Andreotti, il ministro dell’Interno Scelba) ragionavano tenendo in mano il polso del paese: e Scelba s’affrettò la sera stessa dell’8 giugno a dichiarare che alla camera il 50,01 non era stato raggiunto. Per un soffio. E nonostante che i dati del senato avessero attribuito al centrismo il 50,02. «Alcuni – scrisse Andreotti nell’Intervista su De Gasperi – rimproverarono Scelba per la fretta. In realtà fece bene, perché un parlamento che molto difficilmente espelle un singolo deputato che vi è già entrato, ancora meno avrebbe sopportato una situazione d’incertezza nella quale c’erano diecine di deputati che dovevano uscire e diecine di altri che dovevano sostituirli». È esattamente la situazione che si creerebbe oggi, con i 340 deputati dell’Unione eletti: se il quadro venisse rovesciato dalla revisione delle schede, cioè i 340 diventassero 270 e viceversa, il terremoto non si limiterebbe al cratere di Montecitorio. De Gasperi e i suoi collaboratori conoscevano queste leggi della sismica politica, sapevano – come ribadì trent’anni dopo Andreotti – che recuperare nella revisione qualche voto in più e produrne effetti sul risultato elettorale «poteva essere oltremodo rischioso e motivo di maggior tensione nel paese». Certo, erano uomini politici, non avventuristi, e Pisanu, Letta e qualche altro sono bene in grado di apprezzare la differenza. Farebbero bene a parlarne nel bunker, se già non l’hanno fatto. |
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