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Old 09-10-2005, 23:41   #1
IpseDixit
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9 ottobre 1963

La frana che si staccò alle ore 22.39 dalle pendici settentrionali del monte Toc precipitando nel bacino artificiale sottostante aveva dimensioni gigantesche. Una massa compatta di oltre 270 milioni di metri cubi di rocce e detriti furono trasportati a valle in un attimo, accompagnati da un'enorme boato. Tutta la costa del Toc, larga quasi tre chilometri, costituita da boschi, campi coltivati ed abitazioni, affondò nel bacino sottostante, provocando una gran scossa di terremoto. Il lago sembrò sparire, e al suo posto comparve una enorme nuvola bianca, una massa d'acqua dinamica alta più di 100 metri, contenente massi dal peso di diverse tonnellate. Gli elettrodotti austriaci, in corto-circuito, prima di esser divelti dai tralicci illuminarono a giorno la valle e quindi lasciarono nella più completa oscurità i paesi vicini.

La forza d'urto della massa franata creò due ondate. La prima, a monte, fu spinta ad est verso il centro della vallata del Vajont che in quel punto si allarga. Questo consentì all'onda di abbassare il suo livello e di risparmiare, per pochi metri, l'abitato di Erto. Purtroppo spazzò via le frazioni più basse lungo le rive del lago, quali Frasègn, Le Spesse, Cristo, Pineda, Ceva, Prada, Marzana e San Martino.

La seconda ondata si riversò verso valle superando lo sbarramento artificiale, innalzandosi sopra di esso fino ad investire, ma senza grosse conseguenze, le case più basse del paese di Casso. Il collegamento viario eseguito sul coronamento della diga venne divelto, così come la palazzina di cemento, a due piani, della centrale di controllo ed il cantiere degli operai. L'ondata, forte di più di 50 milioni di metri cubi, scavalcò la diga precipitando a piombo nella vallata sottostante con una velocità impressionante. La stretta gola del Vajont la compresse ulteriormente, facendole acquisire maggior energia.

Allo sbocco della valle l'onda era alta 70 metri e produsse un vento sempre più intenso, che portava con se, in leggera sospensione, una nuvola nebulizzata di goccioline. Tra un crescendo di rumori e sensazioni che diventavano certezze terribili, le persone si resero conto di ciò che stava per accadere, ma non poterono più scappare. Il greto del Piave fu raschiato dall'onda che si abbatté con inaudita violenza su Longarone. Case, chiese, porticati, alberghi, osterie, monumenti, statue, piazze e strade furono sommerse dall'acqua, che le sradicò fino alle fondamenta. Della stazione ferroviaria non rimasero che lunghi tratti di binari piegati come fuscelli. Quando l'onda perse il suo slancio andandosi ad infrangere contro la montagna, iniziò un lento riflusso verso valle: una azione non meno distruttiva, che scavò in senso opposto alla direzione di spinta.

Altre frazioni del circondario furono distrutte, totalmente o parzialmente: Rivalta, Pirago, Faè e Villanova nel comune di Longarone, Codissago nel comune di Castellavazzo. A Pirago restò miracolosamente in piedi solo il campanile della chiesa; la villa Malcolm venne spazzata via con le sue segherie. Il Piave, diventato una enorme massa d'acqua silenziosa, tornò al suo flusso normale solo dopo una decina di ore.

Alle prime luci dell'alba l'incubo, che aveva ossessionato da parecchi anni la gente del posto, divenne realtà. Gli occhi dei sopravvissuti poterono contemplare quanto l'imprevedibilità della natura, unita alla piccolezza umana, seppe produrre. La perdita di quasi duemila vittime stabilì un nefasto primato nella storia italiana e mondiale........... si era consumata una tragedia tra le più grandi che l'umanità potrà mai ricordare.


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Old 09-10-2005, 23:56   #2
Zebiwe
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L'Avatar di Zebiwe
 
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Città: Bergamo
Messaggi: 3204




Per chi non conoscesse la tragedia del Vajont consiglio l'ottimo monologo di Paolini IL RACCONTO DEL VAJONT
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Old 10-10-2005, 00:00   #3
Lucio Virzì
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Imprevedibilità della natura un par de ciufoli; sapevano e non vollero fare nulla

LuVi
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Old 10-10-2005, 00:33   #4
LittleLux
Senior Member
 
L'Avatar di LittleLux
 
Iscritto dal: Dec 2001
Messaggi: 1009
Bè, io direi quasi che quello fu un crimine premeditato, nel senso che sapevano bene, sin dalla fase di progettazione, quel che sarebbe prima o poi accaduto. Per dire, i valligiani avevano soprannominato il Toc come il monte savòn, proprio perchè aveva la caratteristica di franare in continuazione. Io sono andato a vederla, la diga. Bè, è impressionante. Dentro all'invaso si è formata una collina creata dalla frana e, nel versante di fronte a quello dal quale si staccò, impressiona vedere le case dei comuni di Erto e Casso inframmezzate da macigni enormi depositati lì dall'ondata che si è sollevata sin quasi a ghermirli.

Ugualmente impressione fa vedere la cresta della diga la quale sembra stata azzannata da una bestia enorme. Tranciata di netto la sommità, eppure nel complesso ha resistito. E solo guardando il canion, strettissimo e profondissimo, che dalla diga scende verso Longherone, si può immaginare la velocità che l'acqua acquistò nella sua folle discesa a valle.

A parlarne mi vengono tutt'ora i brividi.
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