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#21 |
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Senior Member
Iscritto dal: Oct 2008
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all'ascolto cieco l'ascoltatore non dovrà essere in grado di distinguere il computer dall'uomo.
per ora è stato più facile simulare la composizione rispetto all'esecuzione, ma un sintetizzatore puo' essere programmato per generare errori random, non c'è nulla di irrealizzabile, ovvio che è più facile che oggi un computer con la necessaria potenza computazionale sia disponibile ad un grande maestro rispetto che ad un utonto.. ma tra una manciata di anni non è detto che un midi non possa generare qualcosa di indistinguibile da una esecuzione umana. Ultima modifica di Gnubbolo : 20-01-2011 alle 19:39. |
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#22 | |
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Senior Member
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vieni a riparlarne quando questo accadra. per il resto siamo off topic in maniera incredibile.
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#23 |
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Senior Member
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no io non credo che sia OT perchè il conservatorio è l'istituto che garantisce la conservazione della cultura musicale ma è anche un laboratorio che dovrebbe garantire e formare sia il compositore o esecutore del futuro e ciò comporta saper utilizzare ogni strumento possibile ed aiutare anche le software house a progettarli.
negli anni 50 e 60 i veri grandi compositori, quelli che hanno davvero innovato, stavano più tempo tra relè e valvole che con le loro orchestre. quindi un compositore coi controcazzi del 2010 deve sapere tutto di teoria, e deve sapere pure saper scriptare in qualche linguaggio di programmazione per dirne una.. tu non devi pensare che io non rispetti Hilary Hahn o altre.. ma per me sono come professoresse di filosofia o italiano, sanno tutto ovviamente, sono brave nell'esposizione, ma non è che aggiungono qualcosa alla materia. |
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#24 |
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Junior Member
Iscritto dal: Apr 2009
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questo non è affatto vero, per quanto marsalis sia effettivamente uno dei musicisti più in vista e probabilmente più pagati del jazz recente di sicuro la sua non è stata una mossa strategica, Marsalis è nato come musicista jazz da una famiglia di musicisti jazz
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#25 | |
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#26 |
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Junior Member
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ahahaha, ma perchè mai? Cioè basterebbe anche conoscere il suo rapporto col suo mentore stanley crouch o leggere le tante interviste per capire che può essere senza dubbio considerato un tradizionalista, molte sue opinioni possono essere considerate discutibili, ma certamente non un musicista classico che da freddo opportunista è saltato sul carro che offriva più possibilità (piuttosto è uno che ha coltivato parallelamente entrambe le cose). Marsalis è uno che crede nel jazz fino al fanatismo, e va calcolato pure che se è vero che lui ha avuto un successo come nessuno della sua generazione, va detto che appunto quando lui è venuto fuori il jazz era dato per spacciato soprattutto come fenomeno commerciale, poi gli ha detto bene ma fosse stata solo una mossa strategica sarebbe stata illogica ai limiti davvero dell'assurdo...
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#27 | |
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#28 | |
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#29 |
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Senior Member
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ellington ha scritto pezzi memorabili, marsalis ?
ecco per parlarci chiaro.. marsalis è lo zio tom moderno del jazz anche se è per skill il trumpeter migliore ( e sfido chiunque a dire che non lo sia ) è apprezzato perchè reincarna il negro buono che non è culturalmente pericoloso. la sua critica allo smooth jazz è condivisibile.. ma la critica alla fusion è sciocca, non capisco cosa ci possa essere di criticabile in negativo nel fondere elementi diversi, raga rock ritmi latini etc se parliamo della musica da ascensore sono d'accordo ma non è il caso di marsalis, che critica tutto cio' che supera gli anni 60.. per me è un totale imbecille. |
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#30 | |
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Senior Member
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gnubbolo per tagliare la testa al toro tu suoni qualcosa, sai mettere le mani su quelche strumento, hai composto qualcosa? sono curioso di ascoltare qualcosa di tuo sia dal punto di vista esecutivo che compositivo
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#31 | |
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Junior Member
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Diciamo che in buona parte il jazz rock si è trasformato molto in fretta in un fenomeno commerciale, con musica molto più accessibile fatta da molti (con le dovute eccezioni) nella speranza di far soldi vabbè totale imbecille è un po' ingeneroso, ha dei gusti conservatori ma un disco come live at the house of tribes per esempio è un signor disco (sul youtube si trova per esempio un video tratto dal disco della sua gran versione di green chimneys). Come compositore anche a me quello che ho sentito ha sempre lasciato freddino, mi pare uno che non abbia un'identità vera e cerca di copiare i vari Shorter ed Ellington, cosa che fa con diligenza ma senza il genio dei modelli, però non ho mai approfondito più di tanto la sua discografia |
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#32 | |
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Senior Member
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Città: Lazio Età: 52 ex mod
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E da tempo che sto seguendo questa discussione, finora non ho postato per motivi di tempo.
A me sembra che dal terzo post in poi il discorso si sia incentrato troppo su un aspetto in questa sede marginale, la creativita musicale della donna ed il confronto musicale uomo-donna. Visto che è intervenuto più di un musicista, io chiedo a tutti (anche a chi non suona): ma fareste studiare voi a vostro/a figlio/a la musica (conservatorio o scuola di musica) in quest'Italia del 2011 ? In quest'Italia dove la crisi non è solo politica ed economica, ma anche culturale, dove da sempre la vendita procapite sia dei dischi che degli strumenti musicali è tra le più basse dell'Europa occidentale ? Io no. E se qualcuno di voi riesce oggi a vivere dignitosamente con la musica, siete sicuri che in futuro vostro/a figlio/a sarà in grado di fare altrettanto ?. Lo chiedo anche perchè personalmente conosco parecchie persone che hanno definitivamente abbandonato da anni la professione di musicista. Dopo il conservatorio (o la scuola di musica) un futuro da disoccupati in Italia a meno di non trasferirsi stabilmente all'estero (come avviene per i laureati di molte facoltà universitarie) ? Non conosco la diffusione di ciascun strumento nelle varie nazioni, ma la Germania è la nazione col maggior numero sia di pianoforti pro capite al mondo, sempre in Germania si trovano quasi la metà dei teatri d'opera. E sul software e l'hardware musicale informatico la Germania è insieme a USA e Giappone leader mondiale. Questo anche se i maggiori compratori di dischi pro capite sono sempre stati i britannici. Una premessa, come chi sa chi mi conosce almeno forumisticamente, io seguo molto più la musica neroamericana che il rock o la musica classica. Cio non mi impedisce di far notare che l'Italia del dopoguerra ha espresso musicisti classici di fama mondiale (ad esempio Gazzelloni, Luigi Nono, Luciano Berio, Abbado ecc) mentre non ha espresso, a differenza di quasi tutte le nazioni dell'Europa occidentale, alcun jazzista di rilievo internazionale. A riprova di ciò, su molti libri di jazz americani ed europei non è citato neanche un musicista italiano; l'unico standard de facto italiano è 'Estate' di Bruno Martino, e l'unico musicista apparso su qualche Real Book come compositore è Enrico Pieranunzi. Eppure italostatunitensi come Tristano, Giuffre, De Franco, La Faro, Corea ed altri sono tra gli innovatori del jazz cosi come importanti anche diversi altri musicisti (Tony Scott, Joe Pass(alacqua), Rugolo, Wallington, Mariano, Rosolino, Fontana ecc). Innovatori del jazz sono stati anche ebreostatunitensi come Goodman, Rodney, Charles, Getz, Lacy, Brecker ecc Per non parlare poi dei grandi compositori della canzone popolare di Broadway dell'epoca di Tin Pan Alley (Gershwin, Berlin, Kern, Rodgers ecc; in maggioranza ebrei con l'eccezione di Cole Porter e pochi altri -Hoagy Carmichael, Johnny Mercer e Jimmy McHugh) ma anche altri compositori contemporanei non jazz tra loro molto diversi come Bacharach, Reich o Glass. Poi ci sono anche jazzisti italoebreostatunitensi come Mike Mainieri e Bob Berg (un genitore italiano, l'altro ebreo). Se poi andiamo sulla classica contemporanea molti grandi violinisti sono ebrei, cosi come pianisti e direttori d'orchestra. Eppure Israele da quando esiste (cioè dal 1948) non hai mai espresso, così come l'Italia, jazzisti di statura internazionale. E' pertanto evidente che italiani ed ebrei non sono inferiori ad altre etnie come predisposizione alla musica, ma che in Italia ed Israele c'è un ambiente culturale locale non favorevole al jazz. Almeno in Israele come non piccola attenuante hanno un servizio militare obbligatorio - anche per le donne - di tre anni. Ma in Italia ? Aggiungo: a differenza di altre nazioni europee, si contano sulle dita di una mano i grandi jazzisti americani che hanno vissuto stabilmente in Italia per più di qualche mese, al di fuori di coloro che dovevano incidere dischi per etichette italiane di jazz (a Milano di solito) o passare in televisione alla RAI (a Roma di solito). Chet Baker in galera a Lucca un anno e mezzo per droga, uno squattrinato Gato Barbieri a Roma ad inizio carriera, Tony Scott (italoamericano) a Roma dopo un girovagare per i continenti di decenni e Kenny Wheeler (mi pare a Bologna, non ne sono sicuro). Non mi sembra ce ne siano stati altri. Quote:
Gnubbolo, il discorso che fai sul ruolo delle donne non sarebbe neanche sbagliato. Concordo su Bach (tra i suoi più grandi interpreti c'è la Rosalyn Tureck) e su Jarrett. A proposito di ruoli, le ragazze borghesi americane di buona famiglia ( bianche, nere o creole che fossero) studiavano la lingua francese e il pianoforte; nelle orchestre jazz bianche degli anni 40 e 50 la cantante doveva essere (ed era) quasi inevitabilmente bionda. Sul rapporto numerico donne: uomini nella musica ti darei anche ragione, se anche in altre nazioni fosse come in Italia, tuttora uno dei paesi piu sessisti d'Occidente. Dove sbagli è nel non fare alcuna distinzione geografica. Gli Stati Uniti dal punto di vista etnico, religioso e culturale sono da più di un secolo il paese più eterogeneo del mondo. Una diversità culturale, spesso interdisciplinare, che in Italia è mancata. Ad esempio negli USA è frequente la figura del musicista-presentatore televisivo (o conduttore radiofonico): penso a Billy Taylor, a Ramsey Lewis, a Ben Sidran, a Marian McPartland ecc, così come negli anni 50 c'era Hazel Scott; con tutto il rispetto Renzo Arbore e Gegè Telesforo non sono proprio la stessa cosa.... Le donne non sono la maggioranza solo nel canto jazz, ma anche nell'arpa; inoltre sono molte le organiste, e non trascurabile numericamente anche la presenza delle pianiste (a proposito; negli USA quasi tutte le cantanti suonano anche uno strumento, per lo più il pianoforte, mentre le cantanti europee ed italiane in genere cantano e basta). Come arrangiatrice si è distinta sin dagli anni 50 Melba Liston, nella conduzione in decenni successivi hanno avuto grande successo Toshiko Akiyoshi, Carla Bley e Maria Schneider (ononima dell'attrice di 'ultimo tango a Parigi'). Per quanto riguarda le altre attività artistiche le donne sono presenti in muisura molto naggiore che nel jazz; nel cinema sono molte le registe (il più importante regista d'avanguardia degli anni 40 è una donna, Maya Deren, ma negli anni 30 c'era Lieni Riefenstahl, tra le mie preferite c'è la ceka Věra Chytilová, molto attiva negli anni 60, una dei maggiori esponenti della Nouvelle Vague è Agnes Varda): http://en.wikipedia.org/wiki/List_of_female_directors , molte lo fotografe famose sin dagli anni 30 (mi vengono in mente Tina Modotti e Diane Airbus): http://en.wikipedia.org/wiki/Women_in_photography , e parecchie le pittrici: www.theartofpainting.be/AOP-Female_Painters.htm Il discorso su Marsalis è molto complesso; di qui la disparità di opinione tra di voi. In genere ci si riferisce a Wynton, ma ha un padre (Ellis) e tre fratelli (Bradford, Delfeayo e Jason) attivi. E Bradford, il più noto degli altri tre fratelli, ha manifestato opinioni spesso antitetiche sul jazz e sulla musica rispetto a Wynton, suonando su molti dischi di Sting, ma anche con i Grateful Dead, Tina Turner, Crosby Still & Nash ecc Su Wynton Marsalis si sono scritti fiumi d'inchiostro negli USA in questi ultimi trent'anni; semplicemente impossibile seguire qui dall'Italia dove gli echi arrivano piuttosto smorzati e dove non c'è un'informazione jazzistica sufficiente e tempestiva. Wynton Marsalis va molto al di la del "ristretto" campo del jazz ; per il prestigio derivante dai suoi incarichi pubblici e privati, per la sua esposizione mediatica, è da anni, più di Quincy Jones, l'afroamericano più influente degli USA in assoluto a livello politico nel campo culturale (e tra le venti personalità piu influenti, bianchi compresi, questo secondo un noto periodico statunitense). Per la prima volta probabilmente nella storia del jazz è un critico (Stanley Crouch) a influenzare un musicista. E come fa notare Eric Nisenson nel suo libro su Coltrane 'Ascension', con i neocon degli anni 80 "per la prima volta il jazz è diventato una forma d'arte reazionaria anzichè rivoluzionaria". Tra l'altro Jarrett e Marsalis non si sopportano molto, eppure Jarrett (che ha polemizzato anche con Bradford) non rientra certo nel free jazz (a parte qualche influenza nei suoi dischi dei primi anni 70) e si è cimentato con la musica classica anche lui.
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Guida CDR - SACD/DVD-A links - Pal,Secam, Ntsc - Fonts - Radio online - Jazz -Soul&Funky - siti traduzioni lingue non rispondo a msg privati sui monitor Ultima modifica di Adric : 30-01-2011 alle 21:21. |
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#33 |
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Senior Member
Iscritto dal: Jan 2004
Città: Reggio Nell'Emilia
Messaggi: 447
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Io frequento il conservatorio da 2 anni,ma vedo che avete le idee più chiare delle mie!
Mia figlia se gli piacesse suonare la manderei al conservatorio,io mi trovo bene. Io,ho cominciato a lavorare a 15 anni,e adesso che né ho 32 voglio riscattarmi con me stesso. Ho cominciato a suonare la chiarina dritta a 13 anni e a 21 anni mi sono iscritto al Boito di Parma poi ho conosciuto mia moglie ed ho mollato tutto! Mi sono riscritto a 30 anni al Peri di Reggio Emilia Io non sono un talento ma mi applico moltissimo,amo la musica, fa parte della mia vita.
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Ultima modifica di simbar78 : 30-01-2011 alle 21:29. |
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#34 | |||
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Junior Member
Iscritto dal: Apr 2009
Messaggi: 20
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il mio commento sarà ancora clamorosamente off topic, per cui scusate
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Va detto pure che anche ci fosse stato un compositore jazz notevole (Gaslini da noi è probabilmente il personaggio più in vista in tal senso) il passaggio a "standard" è dettato anche dalla popolarità, e un pezzo jazz che non è popolare in america difficilmente credo possa diventare tale. Non so come sia andata ma ho il sospetto che senza Joao Gilberto neanche estate sarebbe diventato un brano da repertorio (e peraltro pure compositori stratosferici e complessi come Andrew Hill e Herbie Nichols forse non hanno manco un pezzo che venga considerato standard, forse proprio perchè pur vivendo in america e componendo pezzi notevolissimi non se li filava nessuno). Argomento molto molto interessante per me, anche se parecchio ot. Comunque sarò ignorante io ma ho il sospetto che pure Francia, Spagna, Germania e le altre nazioni europee abbiano tirato fuori poco o nulla in fatto di standard. Forse gli inglesi stanno leggerissimamente meglio, non so. Quote:
Quote:
L'argomento conservatorismo nel jazz è lo stesso interessante, ma anche lì il discorso è abbastanza ampio e complesso, e va al di là del genere jazz ma riguarda anche la classica, le avanguardie artistiche e una coscienza diversa che forse sta mettendo le cose in prospettiva e sta anche ridiscutendo il ruolo dell'innovazione a tutti i costi (anche coscientemente e volutamente a scapito dell'espressività, cosa che ha portato pure a notevoli mostruosità) che per gran parte del novecento a differenza dei secoli precedenti ha avuto un ruolo preponderante. Altra nota a margine, lo stesso Crouch che viene liquidato da molti come semplice conservatore è in realtà uno che sul jazz la sa lunghissima e che conosce molto bene pure il free e la cosiddetta avanguardia jazzistica, basti dire che è stato allievo di Sunny Murray, che idolatra Billy Higgins e Don Moye, che ammira Ayler, Sun Ra, Coleman, Art ensemble, Don Cherry, Hill e che ha suonato pure sui dischi di David Murray, ma quelli per cui crouch è solo un reazionario conservatore sparacazzate questa parte la omettono sempre Ultima modifica di Danny Morali : 30-01-2011 alle 22:20. |
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#35 |
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Senior Member
Iscritto dal: Feb 2001
Città: sassari
Messaggi: 1528
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io mi son diplomato in un conservatorio e a 33 anni posso solo ringraziato i miei insegnanti di avermi trasemsso delle conoscenze che ora sono fondamentali per il mio lavoro...ebbene si io lavoro con la musica.
ma nella musica non si finisce mai di imparare, a giugno acquisirò la mia seconda laurea...si avete capito bene laurea, le cose son cambiate. il conservatorio come lo intendete voi non estiste più dal 1999, non iscriveremo più i nostri figli al conservatorio, al conservatorio ci si iscriveranno i vostri figli perche lo vogliono loro, non esiste più il conservatorio nel quale si entra alle medie...quel mondo è finito nel 1999, ora ci sono solo le ceneri di quello che voi conoscete come conservatorio. ora l'sitruzione musicale ha altri due canali, le scuole medie ad indirizzo musicalem di orientamento musicale (sapete per caso di cosa si tratta? se esprimete pareri cosi precisi sul consrvatorio, come minimo dovete conoscere a menadito quale sia il percorso di formazione che lo stato italiano risreva a chi vuol avvicnarsi al mondo della musica) ed il liceo musicale da poco nato (sarebbe dovuto nascere nel 1999). il conservatorio arriva dopo, presumibilemnte dopo la maturita classica. se si cerca di sovvertire questo ordine scolastico...bhe l'istruzione musicale italiana andra davvero alla deriva tra scuola private, scuole civiche e corsi di base ai conservatori che servono solo a rubare iscritti a quello che dovrebbe essere il reale bacino di utenza del conservatorio...il liceo musicale. sò che sembra strano, ma la domanda cosa pensate del conservatorio allo stato attuale delle cose è una domanda inutile...è come dire cosa ne pensi dell'esame di quinta elementare che è stato eliminato anni addietro. tutto il resto della discussione scaturita qua dentro non ha davvero senso, io gia avevo parlato di off topic, non sono stato ascolatato.
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VENDO IBANEZ SA 36FM COME NUOVA PREZZO INTERESSANTE VENDUTA!!! Ultima modifica di aunktintaun : 30-01-2011 alle 22:26. |
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#36 | |
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Junior Member
Iscritto dal: Apr 2009
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Quote:
Sull'argomento comunque, fare il conservatorio o una scuola musicale in prospettiva lavorativa oggi in italia, è come ha scritto Adric un suicidio assoluto. Come passione è un altro discorso, anche se a me non piace per nulla il fatto per cui la scuola musicale metta così a margine la composizione, l'aspetto teorico, la ricerca, l'improvvisazione e produca più che altro strumentisti che suonano repertorio in gran parte vecchio di secoli. Non che ci sia nulla di sbagliato nella preservazione delle radici musicali, cosa buona e giusta, ma se di un pezzo di Mozart o Beethoven esistono centinaia di diverse versioni in cd forse non c'è più così bisogno di preservare, forse questo sistema è vecchio e andrebbe cambiato proprio la mentalità che sta dietro il concetto di scuola di musica |
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#37 |
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Senior Member
Iscritto dal: Feb 2001
Città: sassari
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il conservatorio a 9 anni??
e quando è mai esistito? forse erano eccezioni... ora quel mondo non esiste più dal 1999. come vi ho detto ora i percorsi scolastico/musicali sono profondamente cambiati. state parlando di un qualcosa che ora non c'è più...ora sarebbe come parlare di bambini all'università. ripeto io sono diplomato al conservatorio e lavoro in italia con la musica
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#38 | |
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Junior Member
Iscritto dal: Apr 2009
Messaggi: 20
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Quote:
non esisterà più, ma io per esempio ho preso la licenza di solfeggio da privatista dopo quella data, anche se adesso non ricordo l'anno, e assieme a ragazzi che facevano i corsi regolari di conservatorio di tutti gli strumenti |
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#39 |
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Senior Member
Iscritto dal: Feb 2001
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ora fare esami da privatisti è particamente impossibile...all'università non è consentito fare esami da privatisti.
visto che nessuno praticamente sa come funziona ora l'istruzione musicale pubblica in italia (poi ci concediamo anche di dare un giudizio su qualcosa che non si conosce minimamente) vi speigo per sommi capi come funziona oggi. chi vuole avvicinarsi allo studio dello strumento e della musica in generale i passi da effettuare ora sono 3: iscriversi in una scuola media ad indirizzo musicale; cosa è una scuola media ad indirizzo musicale? è una scuola media dove oltre alle 2 ore di educazione musicale si fanno anche 3 ore di strumento musicale, qindi avremo un insegnante per ed musicale ed un insegnante per lo specifico strumento, tutto questo rientra nel curricolo del ragazzo, non si tratta di laboratori, alla fine dell'anno scolastico il ragazzo avra anche un voto (che influira sull'andamento scolastico come le altre materie di studio); le scuole medie ad indirizzo musicale attivano una sezione nella quale è previsto lo studio dello strumento, ma non di tutti gli strumenti, solo di 4 che verranno decisi dal collegio dei docenti (che sò pianoforte, tromba, flauto e percussioni)...solo i 24 bambini iscritti nela sezione musicale potrano imparare uno di quei 4 strumenti a scelta. badate bene che alle scuole medie quel che conta è l'orientamento, quindi non è indispensabile che si diventi grandi struemntisti, è però necessario far fiorire nei ragazzi interesse per la musica a 360°, se uno che studia pianoforte poi finito il triennio vorraà procedere i suoi studi musicali con un altro strumento ben venga, l'obbiettivo dell'orientamento musicale sarà cmq centrato. dopo la scuola media ad indirizzo musicale chi vuole contionuare i propri studi musicali potra iscriversi al liceo...da questo anno scolastico esiste in italia il liceo musicale, assimilabile in tutto e per tutto ad un liceo classico però con le differenze riportate di seguito: si elimina il greco ed il latino si aggiunge lo studio dello strumento (con docente specifico per quello strumento) del solfeggio e teoria, della musica d'insieme, della composizione e dell'armonia. dopo il quinquennio di liceo musicale il ragazzo avra le competenze (si spera) pe potersi iscrivere al conservatorio che oggi gorno è equiparato all'universita con un corso di studi suddiviso in: triennio, nel quale si continua a studiare il proprio strumento e parallelamente si sostengono esami di livello universitario su materie riguardanti l'ambito musicale vi posto l'esempio del piano di studi di chi intraprende il triennio di pianoforte classico: Lettura cantata, intonazione e ritmica Ear training Semiografia musicale Fondamenti di composizione Fondamenti di composizione Analisi delle forme compositive Storia e storiografia della musica Storia e storiografia della musica Storia delle forme e dei repertori musicali Prassi esecutive e repertori I Prassi esecutive e repertori I Prassi esecutive e repertori I Tecniche di lettura estemporanea I Pratica dell'accompagnamento e della collaborazione al pianoforte I Pratica dell'accompagnamento e della collaborazione al pianoforte I Prassi esecutive e repertori d'insieme da camera Prassi esecutive e repertori d'insieme da camera Prassi esecutive e repertori d'insieme da camera Videoscrittura musicale ed editoria musicale informatizzata Tecniche di espressione consapevolezza corporea Strumenti e metodi della ricerca bibliografica Tesi e recital finale ovvaiemnte per conseguire il treinnio (laurea di I livello) bisognera sostenere questi esami. dopo il triennio ci sarà un biennio (lauera di II livello) superiore suddiviso in biennio superiore ad indirizzo solistico interpretativo, cameristico o didattico. per farvi capire meglio come il conservatorio non sia quello che pensate voi vi elenco quali strumenti si possono studiare nel triennio: Arpa BASSO ELETTRICO. BATTERIA E PERCUSSIONI JAZZ CANTO JAZZ CANTO CHITARRA JAZZ CHITARRA CLARINETTO JAZZ CLARINETTO CLAVICEMBALO E TASTIERE STORICHE Storiche COMPOSIZIONE CONTRABBASSO JAZZ CONTRABBASSO CORNO DIDATTICA_base DIDATTICA_strumentale DIREZIONE DI CORO E COMPOSIZIONE CORALE FAGOTTO FLAUTO MUSICA ELETTRONICA_compositivo MUSICA ELETTRONICA_regia e tecnologia del suono OBOE ORGANO PIANOFORTE JAZZ PIANOFORTE SAXOFONO JAZZ SAXOFONO STRUMENTI A PERCUSSIONE TASTIERE ELETTRONICHE TROMBA JAZZ TROMBA TROMBONE JAZZ TROMBONE VIOLA VIOLINO JAZZ VIOLINO VIOLONCELLO ora credo che sia palese che parlare di conservatorio nei termini da voi proposti si una cosa priva di alcun senso visto lo stato attuale delle cose
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#40 | |
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Junior Member
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per il resto il quadro che fai effettivamente è molto più interessante rispetto al vecchio concetto di conservatorio, certo viene da chiedersi al di là della facciata se la cosa funzioni. Detto questo, rimane il fatto che in prospettiva lavorativa rimane una scelta molto rischiosa. |
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