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Old 28-09-2007, 17:32   #1
Kars
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Parlamentari per un giorno, Basta per la pensione a vita!

Milano - Che la «casta» costi se ne sono accorti tutti, a prescindere dal meritorio libro-denuncia di Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo. Che i cittadini siano arrivati a un minimo livello di sopportazione rispetto ai privilegi dei politici è evidente, a prescindere dai «vaffa...» di Beppe Grillo. Ma quando il quotidiano Italia Oggi spulcia l’archivio e tira fuori questa storia da guinness dei primati del privilegio, c’è da fare un salto sulla sedia. Quattro ex parlamentari hanno lavorato un giorno, un giorno soltanto. Eppure percepiscono un assegno di 1.733 euro netti al mese come pensione. Vita natural durante per di più.

Tra gli anni 1976 e 1987 si svolgono ben cinque elezioni politiche. Il Partito radicale ha un discreto successo: nel 1976 manda alla Camera 4 suoi uomini; nel 1979, 18 e 2 al Senato; nel 1983, 11 alla Camera e 1 al Senato; nel 1987, 13 alla Camera e 3 al Senato. In questi anni, per il gioco dei subentri, succede che Angelo Pezzana, Piero Craveri, Luca Boneschi e René Andreani, appena entrati in Parlamento, decidono di uscirne immediatamente: corrono, chi a Montecitorio e chi a Palazzo Madama (Piero Craveri il 9 luglio del 1987) e si dimettono. Un primo e ultimo giorno di scuola. Meritorio il non attaccamento alla poltrona. Peccato che a loro è stato sufficiente «lavorare» per pochi minuti (il tempo di dire addio agli onorevoli colleghi) per guadagnarsi una pensione quella sì più che onorevole: 1.733 euro netti al mese più adeguamenti vari.

Tutto regolare, tutto secondo la legge. Vigeva allora una norma che garantiva un’assicurazione contro lo scioglimento anticipato delle Camere. Qualcosa va storto e il povero parlamentare rimane a piedi? Ci penserà lo Stato-Pantalone a staccare un assegno per risarcire il politico. Per tutta la vita. Anche se ha faticato poco, pochissimo, solo qualche minuto come in questo caso limite. Oggi non funziona più così ma i diritti acquisiti non si toccano e i quattro ex onorevoli continuano a ricevere più di ventimila euro l’anno: cifra ben superiore a quella che porta a casa un operaio sudando sette camicie.

Milano - Che la «casta» costi se ne sono accorti tutti, a prescindere dal meritorio libro-denuncia di Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo. Che i cittadini siano arrivati a un minimo livello di sopportazione rispetto ai privilegi dei politici è evidente, a prescindere dai «vaffa...» di Beppe Grillo. Ma quando il quotidiano Italia Oggi spulcia l’archivio e tira fuori questa storia da guinness dei primati del privilegio, c’è da fare un salto sulla sedia. Quattro ex parlamentari hanno lavorato un giorno, un giorno soltanto. Eppure percepiscono un assegno di 1.733 euro netti al mese come pensione. Vita natural durante per di più.

Tra gli anni 1976 e 1987 si svolgono ben cinque elezioni politiche. Il Partito radicale ha un discreto successo: nel 1976 manda alla Camera 4 suoi uomini; nel 1979, 18 e 2 al Senato; nel 1983, 11 alla Camera e 1 al Senato; nel 1987, 13 alla Camera e 3 al Senato. In questi anni, per il gioco dei subentri, succede che Angelo Pezzana, Piero Craveri, Luca Boneschi e René Andreani, appena entrati in Parlamento, decidono di uscirne immediatamente: corrono, chi a Montecitorio e chi a Palazzo Madama (Piero Craveri il 9 luglio del 1987) e si dimettono. Un primo e ultimo giorno di scuola. Meritorio il non attaccamento alla poltrona. Peccato che a loro è stato sufficiente «lavorare» per pochi minuti (il tempo di dire addio agli onorevoli colleghi) per guadagnarsi una pensione quella sì più che onorevole: 1.733 euro netti al mese più adeguamenti vari.

Tutto regolare, tutto secondo la legge. Vigeva allora una norma che garantiva un’assicurazione contro lo scioglimento anticipato delle Camere. Qualcosa va storto e il povero parlamentare rimane a piedi? Ci penserà lo Stato-Pantalone a staccare un assegno per risarcire il politico. Per tutta la vita. Anche se ha faticato poco, pochissimo, solo qualche minuto come in questo caso limite. Oggi non funziona più così ma i diritti acquisiti non si toccano e i quattro ex onorevoli continuano a ricevere più di ventimila euro l’anno: cifra ben superiore a quella che porta a casa un operaio sudando sette camicie.

Angelo Pezzana, storico militante del partito di Pannella, era stato artefice dell’apertura al mondo omosessuale e al Fronte unitario omosessuale rivoluzionario italiano (Fuori). Già esponente dei verdi, Pezzana può contare anche sul vitalizio di consigliere regionale del Piemonte. Anche Piero Craveri sguazza da sempre in politica: docente universitario, è stato anche consigliere comunale a Napoli.

Il leader storico del partito radicale Marco Pannella fa trasparire un certo imbarazzo nella lettera al direttore di Italia Oggi, Franco Bechis: «Ringrazio molto, sinceramente, Italia Oggi... per le informazioni che avete dato, con giustissimo rilievo al fatto che quattro nostri compagni che avevano accettato con grande senso di responsabilità di dar corso alle elezioni previste ed auspicate dal Partito radicale, dimettendosi anziché restare a esercitare loro personalmente il mandato parlamentare. Posso assicurarti che di questa loro scelta e comportamento ero e la maggior parte di noi certissimamente eravamo, del tutto all’oscuro di quest’altro aspetto della questione da voi portata alla conoscenza dei vostri lettori e nostri». E poi i saluti cordiali: «Buon lavoro, quindi, e la speranza che vogliate continuare in questa specifica vostra attività di informazione, per la quale – lo ripeto – non possiamo che essertene grati».

Fonte: ilgiornale.it

Ultima modifica di Kars : 28-09-2007 alle 17:39.
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