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Old 07-12-2003, 19:45   #1
Miticuz
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Storia del vento che volle farsi bambino.

C'era una volta un vento profumato del Brasile, era un venticello allegro che amava giocare con le nuvole e le onde del mare, ma soprattutto si divertiva a sfrecciare velocissimo da un posto all'altro; ora accarezzava le fruscianti foglie della giungla, e un momento dopo scompigliava i capelli di una ragazza che ballava una samba per la via. Solo la sera si calmava, e andava ad accucciarsi tra i raggi di una stella. In quei momenti avrebbe tanto voluto essere un bambino, per scoprire com'è l'abbraccio di una mamma. Fu così che un giorno di marzo il Dio-vento divenne un bimbo paffuto e bellissimo di nome Ayrton, dai grandi occhi neri sgranati sul mondo. I genitori e la sorellina, che lo adoravano, si accorsero subito che aveva qualcosa di speciale: era come se nelle sue vene scorresse velocità alla stato puro. Anche senza accorgersene, Ayrton cercava le stesse emozioni di quando era un Dio del vento. La mamma non sapeva se ridere o arrabbiarsi per quel monello che, nel provarsi le scarpette, sceglieva sempre quelle che facevano la scivolata più lunga, e usava il suo carrettino giocattolo per buttarsi a rotta-di-collo nelle discese più ripide. Biciclette, automobiline, skate-board, era sempre la stessa storia: lui voleva andare più forte, ancora più forte... Nemmeno i ragazzi più grandi erano ormai capaci di tenergli testa, allora Ayrton si creò un amico invisibile da sfidare: il vento. Del resto i venti gli avevano sempre parlato, e in certi momenti lui si sentiva quasi uno di loro. E lo era, perbacco se lo era, una guizzante scintilla divina in cerca della sua strada. A un certo punto il padre comprese che le piste di go-kart, dove lo accompagnava per tutto il Sud America, non bastavano più ad Ayrton, ci voleva una magica pista che dal cuore del Brasile lo portasse agli estremi confini dell'universo. Così lo lasciò andare, lasciò che volasse in Inghilterra, per sbalordire il mondo con un'impressionante serie di vittorie nelle categorie minori e misurarsi poi nell'affascinante e insidiosa F.1. Può un vento essere imprigionato nell'abitacolo di una monoposto? No, se ne stava quieto prima del via, studiando quali fossero le traiettorie migliori per essere più veloce, e...vrooom... s'intrufolava subito nel motore trasmettendogli forza, potenza, voglia di vincere. Sembrava che al giovane Ayrton tutto riuscisse facile, quasi naturale, ma anche gli dei hanno le loro debolezze. L'importante era sacrificarsi, riuscendo a trasformarle in nuovi punti di forza. Nelle sue scorribande da Dio del vento, Ayrton amava il sole e la spuma del mare, raramente si divertiva ad accumulare nuvoloni neri con cui inzuppare la gente della terra fra tuoni e lampi. La pioggia era un elemento di disturbo per lui, perché rallentava la sua velocità. Continuò a pensarla così anche quando da umano correva sui kart, ma decise che niente al mondo avrebbe dovuto frenarlo. Così più diluviava, più lui si allenava, non sentiva né freddo, né stanchezza, pensava solo a domare quell'acqua, a trasformarla da nemica in magico scivolo su cui volare verso la vittoria. E la cosa che gli riuscì benissimo, tanto che un giorno i giudici dovettero fermare la gara per impedire che un ragazzo partito nelle retrovie, umiliasse tutti andando a vincere la gara sotto il nubifragio. Ma quel giorno il mondo s'inchinò ad Ayrton, incoronandolo "Magic", mago della pioggia. Un brivido nuovo percorse tutti, come un vento di felicità.Ne rimase scosso anche il Professore, perché intuì che non poteva certo dar lezioni di velocità a chi correva libero e scanzonato come il vento. Sarebbe stata dura imbrigliare quel ragazzo, ma se non ce l'avesse fatta da solo, avrebbe usato manovre sporche, come quel giorno. Il Professore correva per un team favoloso, con cui si sentiva invincibile, ma i limiti sono fatti per essere oltrepassati e questo era il giorno preferito di Ayrton. Più forte, sempre più forte... in breve Magic, entrato nello stesso team, divenne campione del mondo, e le bandiere verde e oro sventolarono festose nel cielo, come quando a gonfiarle era un giovane Dio del vento.
La ricchezza e la gloria possono cambiare il cuore di molti uomini, non quello puro di Ayrton, che attraverso la velocità cercava il Signore di tutti gli universi. L'aveva sfiorato mille volte nelle sue scorribande tra le nuvole, senza tuttavia incontrarlo veramente. Gli capitò un giorno, proprio quando era in testa all'ingresso di un tunnel. E gli costò la più superba delle vittorie, ma ne valse la pena. Cercò di dirlo a tutti, per portare gioia, speranza, come faceva da Dio del vento spargendo ovunque profumo della primavera. Questa volta però non tutti compresero, anzi alcuni si fecero beffa di lui. E una lacrima inumidì le ciglia del timido vento che non poteva più rifugiarsi tra le stelle. Più forte, sempre più forte, Ayrton correva in modo divino, facendo crepare d'invidia il Professore e i suoi fans. Il secondo titolo mondiale si avvicinava, sembrava il secondo di una serie infinita, e sarebbe stato bello conquistarlo in Giappone, una terra che venerava da sempre il coraggio, la lealtà e il valore degli eroi. Tuttavia neanche gli dei possono nulla contro la cattività degli uomini, e Ayrton subì un'ingiustizia clamorosa, che per un attimo gli fece venire voglia di mollare tutto, tramutarsi in tornado e spazzare via l'arrogante prepotenza del Professore e dei suoi amici. Si limitò a tornare dalla sua famiglia, tuffandosi nell'abbraccio azzurro del mare per placare la rabbia. Fu così che Dio-vento divenne umano anche nel profondo del cuore, pregustando un piacere mai conosciuto prima: il piacere della vendetta. Un anno dopo, nella stessa pista Giapponese, Magic restituì al Professore lo sgarbo subito, e fu chiaro a tutti che era giusto così. Giusto si, ma certamente poco divino, Ayrton non si sentiva più leggero e spensierato come quando sfrecciava per i sentieri del cielo. A restituirgli il sorriso giunse un Austriaco maestro di scherzi, che aveva preso il posto dell'inviperito Professore. Con lui in squadra Magic si sentì meno solo, e alla fine di un'emozionante cavalcata divenne per la terza volta campione del mondo. Nessun record sembrava più precluso, del resto chi può porre limiti al vento? Già, il vento... A volte Ayrton sentiva che gli mancava qualcosa, come se non fosse del tutto libero
di sprigionare la sua velocità. Altre macchine erano divenute migliori della sua, correre così era come affrontare un duello disarmato. Cambiare scuderia divenne indispensabile per tornare a vincere, a sentirsi vivo. E l'anno del quarto titolo sarebbe stato indimenticabile anche per la realizzazione di un vecchio sogno. Nella sua terra il Dio del vento aveva visto troppi bambini abbandonati, vestiti di stracci e raggi di sole, avrebbe voluto colmarli di regali, ma non aveva che piume colorate e un aquilone da donare, con un dolce fruscio di speranza. Ora invece Ayrton poteva aiutare certamente migliaia di quei meninos, e il simbolo del suo progetto era un monello tenero e scatenato come lui. Tutto sembrava dunque andare per il meglio, ma nessuno conosce le trame del Signore di tutti gli universi. La nuova macchina si rivelò per Magic molto più capricciosa del previsto, egli dovette lottare, e non poco, come quando tra le nuvole doveva battersi contro la furia di mille venti contrari. Venne la primavera, e in Italia accadde qualcosa d'inaspettato:
un ragazzo, un collega di Ayrton, morì nelle prove di qualificazione. Magic ne rimase sconvolto, cercò in tutti i modi di fermare la gara del giorno dopo, ma non vi riuscì, e non ebbe la forza di ribellarsi a quel mondo che già da tempo lo aveva deluso e disgustato. Pensò allora di vincere per sventolare all'arrivo la bandiera del compagno morto. Balzò subito avanti a tutti, più forte, ancora più forte... Un attimo, un piantone spezzato, e un'invisibile luce che saliva purissima fino al Signore di tutti gli universi. Fu così che Ayrton tornò a farsi vento, per sfrecciare libero e leggero tra le stelle, cieli immensi e arcobaleni. Più forte, ancora più forte... no, c'era troppo dolore sulla terra, troppo sgomento per l'Eroe che tutti credevano immortale. Si fermò lieve tra i capelli delle ragazze, sui cappellini dei bimbi, si fermò tra le lacrime di sua madre e di tutti i fans e a ciascuno sembrò quasi di sentire una carezza insieme a una dolce promessa:
"Sono il Dio del vento, non posso lasciarvi, sarò con voi per sempre, per sempre....".

Orietta Palmucci.



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Credo che ognuno di noi debba essere giudicato per ciò che ha fatto. Contano le azioni non le parole. Se dovessimo dar credito ai discorsi, saremmo tutti bravi e irreprensibili
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Old 07-12-2003, 21:26   #2
Mvzk
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Old 07-12-2003, 21:29   #3
Bardiel
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Thunderman
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