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Old 13-09-2003, 03:20   #101
jumpermax
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L'Avatar di jumpermax
 
Iscritto dal: Mar 2001
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Mi correggo... ero convinto che la discussione l'avessi aperta tu ed invece l'ha aperta Ghepeu. Senza il tuo intervento GioFx la discussione non avrebbe mai preso questa piega, il documento postato da Ghepeu credo sia perfetto per rievocare il giorno del colpe e l'assassinio di Allende.
Poi tu hai inserito per primo nel thread una discussione che con la commemorazione non c'entra un accidente, per cui è perfettamente inutile polemizzare adesso.
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Old 13-09-2003, 03:24   #102
jumpermax
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Originariamente inviato da ClauDeus
Guarda che nei casi di Cile, Nicaragua, ecc, non si tratta di avere idee, ma semplicemente di constatare i fatti.
Constatare cosa? Ma se si fanno processi anche solo per stabilire chi ha torto o ragione in un incidente stradale, pur partendo dagli stessi "fatti" credi che in vicende così complesse esista qualcuno depositario della "realtà dei fatti"? Credi che bastino 4 righe postate su di un forum anche solo per capirci qualcosa della vicenda cilena?
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Old 13-09-2003, 09:54   #103
-kurgan-
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L'Avatar di -kurgan-
 
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Messaggi: 744
leggendo questo thread davvero in alcuni casi non riuscivo a credere ai miei occhi.
quanto hanno fatto gli stati uniti in cile è una vergogna per la loro storia, è stata una emerita schifezza: c'è gente che è morta ammazzata, che è stata torturata e che poi è sparita.
che l'unione sovietica abbia fatto altre schifezze non vuol dire nulla, mi sembra il solito discorso della comparazione dei morti tra hitler e stalin, come se una cosa giustificasse l'altra.
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Old 13-09-2003, 10:12   #104
GioFX
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Originariamente inviato da jumpermax
Mi correggo... ero convinto che la discussione l'avessi aperta tu ed invece l'ha aperta Ghepeu. Senza il tuo intervento GioFx la discussione non avrebbe mai preso questa piega, il documento postato da Ghepeu credo sia perfetto per rievocare il giorno del colpe e l'assassinio di Allende.
Poi tu hai inserito per primo nel thread una discussione che con la commemorazione non c'entra un accidente, per cui è perfettamente inutile polemizzare adesso.
MI SPEGHI CHE DIFFERENZA C'E' TRA QUELLO CHE HO POSTATO IO E QUELLO CHE HA POSTATO GHEPEU, SOLO PERCHE' HO AGGIUNTO DEI FATTI CONFEREMATI?!?!?!

SEI SOLO TU CHE STAI FACENDO CONGETTURE E RIVISITANDO A MODO TUO QUEGLI AVVENTIMENTI.

DAI... DIMMI COSA HO DETTO DI NON VERO!

Vorresti giustificare quello che è avvenuto, quello che hanno orgnizzato i militari cileni con 'aiuto documentato della CIA e quello che è successo a causa del regime sanguinario di Pinochet? Perchè l'URSS aveva interesse alla situazione cilena questo autorizzava a rovesciare un governo democratico?!?

Tutto ciò è triste e sconvolgente.
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Old 13-09-2003, 10:43   #105
ni.jo
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Messaggi: 408
forse le risposte alla vostra diatriba le potete trovare in queste parole.

Quote:
di Manuel VÁZQUEZ MONTALBÁN
Forse ogni tanto bisognerebbe ritornare con tutta l'intensità della mente e del cuore agli 11 settembre meno stile colossal, quello dei catalani o quello di tutti i democratici del mondo ancora increduli di fronte al cadavere di Allende che occupava l'intero orizzonte del mondo. Ma si sappia, lo sappiamo, che quella trilogia degli undici settembre, Catalogna, Cile, New York, implica la Santissima Trinità della Storia in tutte le cause rimandate e soprattutto nella lotta contro una delle cospirazioni culturali più azzeccate della nuova destra: il discredito della memoria storica. Si tratta di costruire una storia senza colpevoli.

è difficile ricordare i morti tralasciando gli assassini.
__________________
Primo Officiante della Setta dei Logorroici - Arconte della prolissità - Crociato della Replica|Custode Di Lomaghiusa e Muffin|
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Old 13-09-2003, 13:44   #106
ClauDeus
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Città: Bg
Messaggi: 243
Quote:
Originariamente inviato da jumpermax
Credi che bastino 4 righe postate su di un forum anche solo per capirci qualcosa della vicenda cilena?

4 righe su un forum no, ma, ripeto, i documenti ufficiali declassificati del governo USA bastano e avanzano pure.

Mi pare fuor di dubbio che il golpe fu appoggiato da loro.
Così come in Nicaragua sovvenzionarono i Contras.

Questo non lo dico io ma, appunto, i documenti ufficiali statunitensi. Che non vengono mica nascosti, ma che pochissimi conoscono.

Ultima modifica di ClauDeus : 13-09-2003 alle 13:48.
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Old 13-09-2003, 15:26   #107
jumpermax
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L'Avatar di jumpermax
 
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Originariamente inviato da GioFX
MI SPEGHI CHE DIFFERENZA C'E' TRA QUELLO CHE HO POSTATO IO E QUELLO CHE HA POSTATO GHEPEU, SOLO PERCHE' HO AGGIUNTO DEI FATTI CONFEREMATI?!?!?!

SEI SOLO TU CHE STAI FACENDO CONGETTURE E RIVISITANDO A MODO TUO QUEGLI AVVENTIMENTI.

DAI... DIMMI COSA HO DETTO DI NON VERO!

Vorresti giustificare quello che è avvenuto, quello che hanno orgnizzato i militari cileni con 'aiuto documentato della CIA e quello che è successo a causa del regime sanguinario di Pinochet? Perchè l'URSS aveva interesse alla situazione cilena questo autorizzava a rovesciare un governo democratico?!?

Tutto ciò è triste e sconvolgente.
La differenza è che il testo postato da Ghepeu non è una ricostruzione storica ma la diretta voce di uno dei protagonisti, è una testimonianza drammatica di quel giorno uno dei 5 messaggi alla nazione di Allende (credo l'ultimo) prima di suicidarsi per evitare la cattura. Non avrei aggiunto nulla a quanto postato da Ghepeu forse solo un post vuoto, perché niente è più espressivo del silenzio in certe circostanze.
Se invece si inizia a parlare dei fatti allora il discorso cambia, la questione non mi è certo nuova, non ho certo fatto studi approfonditi in merito ma me ne sono interessato per un bel periodo. Non ho mai detto che tu abbia postato qualcosa di non vero, ma piuttosto che la ricostruzione fatta non era certo completa, non spiega ad esempio come buona parte dei cileni che non erano certo assassini sanguinari abbiano appoggiato il golpe, non basta certo l'influenza della CIA a giustificare tutto non credi? Che ci fosse un clima da guerra civile in Cile non è cosa inventata, nei 3 anni di governo Unidad Popolar si era creata parecchi nemici non solo all'estero ma anche nello stesso Cile. Visto che le mie parole sono state fraintese lascio parlare Luciano Aguzzi ecco un brano tratto dal suo libro Salvador Allende. L'uomo, il leader, il mito:
Quote:
Nella notte fra il 4 e il 5 settembre 1970, quando era ormai certo di avere conquistato la maggioranza relativa, poco dopo mezzanotte Allende parla al popolo che già da alcune ore aveva riempito le strade di Santiago. Da un balcone della sede della Federazione degli studenti del Cile egli afferma che la «vittoria apre un cammino nuovo per la patria, di cui il principale attore è il popolo del Cile». Io – prosegue Allende – «chiedo che il popolo comprenda che sono solamente un uomo, con tutte le debolezze e i difetti che ha un uomo», che accetto «questo trionfo che non ha nulla di personale e che devo all’unità dei partiti popolari, delle forze sociali che sono state con noi. Lo devo ai radicali, ai socialisti, comunisti, socialdemocratici, alla gente del Mapu e dell’Api, alle migliaia di indipendenti. Lo devo agli uomini anonimi e sacrificati della patria, lo devo alle umili donne della nostra terra. Lo devo, questo trionfo, al popolo del Cile che entrerà con me a La Moneda il 4 di novembre». Allende sa che le sue parole sono ascoltate da tutto il Cile e soppesate una a una dagli osservatori nazionali ed esteri. Mai prima di allora una elezione presidenziale cilena è stata tanto seguita in tutto il mondo. Egli alterna dichiarazioni rassicuranti sulle sue intenzioni democratiche alla ripetizione dei propositi rivoluzionari di attuare fino in fondo il programma. Dice: «dichiaro solennemente che rispetterò i diritti di tutti i cittadini cileni. Ma dichiaro anche, e chiedo che lo si sappia definitivamente, che nel giungere a La Moneda, con il popolo al governo, rispetteremo l’impegno storico che abbiamo contratto, di convertire in realtà il programma di Unidad Popular».

Nessun desiderio di vendetta ma anche nessun compromesso sul programma, che non è oggetto di commercio, perché è «la bandiera del primo governo autenticamente democratico, popolare, nazionale e rivoluzionario della storia del Cile». Allende riassume quel programma e gli impegni del «governo rivoluzionario», ripete che si tratta di fare una «rivoluzione». E non nasconde che «sarà difficile consolidare il trionfo e costruire la nuova società, la nuova convivenza sociale, la nuova morale e la nuova patria». Sarà difficile: e il popolo che diventa governo «avrà la responsabilità storica di realizzare ciò che il Cile anela per trasformare la patria in un paese vessillo del progresso, della giustizia sociale, dei diritti di tutti gli uomini, di tutte le donne, di tutti i giovani della nostra terra». Costruire, edificare, lavorare di più, produrre di più: riassume Allende con incitazioni che diventano pochi mesi dopo slogan del governo. Questo della notte del 5 settembre 1970 è un discorso sapiente. Improvvisato, ma ricco di frasi solenni, da antologia storica, di quelle che piacevano ad Allende. Caldo di emozioni e di passione, ma attento nel trasmettere messaggi rassicuranti. Allende sa che, se con la vittoria elettorale ha, almeno per il momento, superato la sua situazione di minoranza all’interno del suo partito e all’interno di Unidad Popular, resta in minoranza nel paese e nel Parlamento. Il 36,3 per cento dei voti non è sufficiente a conquistare il potere e, forse, nemmeno il governo. La partita, per arrivare alla conferma da parte del Congreso Pleno, è ancora tutta da giocare.


Allende presidente del Cile
Il 3 di novembre Allende assunse il potere e il giorno dopo iniziò a svolgere le funzioni effettive di presidente. Il 30 ottobre aveva già annunciato la formazione del suo gabinetto, composto da quattro socialisti (José Tohá agli Interni, Clodomiro Almeyda agli Esteri, Carlos Cortés al Ministero della Casa, Jaime Suárez Bastidas come Segretario generale del governo), tre comunisti (Américo Zorilla alle Finanze, Pascual Barraza alle Strade e Opere pubbliche, José Oyarce al Lavoro) e un indipendente marxista (Pedro Vúskovic all’Economia), tre radicali (Alejandro Ríos Valdivia alla Difesa nazionale, Mario Astorga all’Educazione, Orlando Cantuarias alle Miniere), due socialdemocratici (Oscar Jiménez Pinochet alla Sanità e Humberto Martones alle Terre e colonizzazione), un ministro del-l’Api (Lisandro Cruz Ponce alla Giustizia) e uno del Mapu (Jacques Chonchol all’Agricoltura). Per la prima volta nella storia del Cile quattro operai diventano ministri.

Il 5 novembre Unidad Popular tiene allo Stadio nazionale di Santiago una grande manifestazione inaugurale del governo popolare nella quale Allende svolge un discorso storico. Ma più che richiamare i passi in cui egli riassume per l’ennesima volta il programma di riforme che il governo si accingeva a varare, è interessante sottolineare il richiamo alla «tradizione repubblicana e democratica» della storia del Cile come «parte integrante della nostra personalità» che «penetra di sé la coscienza collettiva dei cileni». La sua lettura della storia del Cile non è solo un espediente retorico vuoto di significato, bensì l’evocazione di una linea storica dal preciso significato ideologico, di un «altro Cile» che si contrappone al Cile dei conservatori. Allende si richiama ai campioni della lotta contro l’invasione e il dominio coloniale spagnolo: a Lautaro (1534-1557) e a Caupolicán (ucciso nel 1558), che definisce fratelli di Cuauhtemoc (imperatore azteco ucciso nel 1525) e Tupac Amaru (indio peruviano ribelle ucciso nel 1781); quindi nomina O’Higgins e Manuel Rodríguez come eroi dell’indipendenza, poi Balmaceda, infine, passando al Novecento, il comunista Recabarren e gli operai vittime della repressione. Per affermare che la vittoria è «del popolo che ha sopportato per un secolo e mezzo» lo sfruttamento della classe dominante. Sarebbe facile dimostrare che questa visione storica è una costruzione errata in sede storiografica, ma il suo significato è del tutto ideologico e simbolico. Allende intende dire, nel modo più solenne, che il suo governo rappresenta un fatto storico che segna una nuova epoca nella storia del Cile, che vuole essere caratterizzata da una nuova indipendenza e da una nuova rinascita nazionale, con le classi lavoratrici come protagoniste.

La sua è una tensione utopica di grande forza, con una spiritualità non priva di un suo significato religioso, di una religione laica, più volte evocata nei suoi rapporti con la massoneria e con la concezione di un’«opera» che non si limiti a perseguire la perfezione spirituale ma passi anche alla costruzione di un mondo terreno e di una società perfetti. Più sopra abbiamo ricordato la sua affermazione che se Dio ha creato un mondo imperfetto i socialisti lo devono rendere perfetto. In un’altra occasione, a un giornalista che gli chiede quali riforme egli ammiri di più nella storia dell’umanità, Allende risponde: «Quelle prodotte dal cristianesimo primitivo e dal socialismo». Per Allende il socialismo è davvero una «rifondazione del mondo», un movimento di portata universale come il cristianesimo primitivo. E ci sarebbe da sottolineare e commentare quel riferimento non al cristianesimo in generale, ma a quello «primitivo», con tutto il suo significato di evocazione di uno «stato nascente» e di una purezza originaria, incorrotta, che sono sempre stati nell’immaginario dei movimenti ereticali e rivoluzionari.

Tuttavia, se ciò è importante per capire la personalità di Allende e alcuni aspetti del suo modo di agire, non è sufficiente per delineare il suo stile di governo che è soprattutto determinato da fattori più strettamente politici e contingenti. Innanzitutto vanno ricordate le continuità e le discontinuità rispetto alla precedente storia del Cile. Fra le prime si collocano le tradizionali tendenze a un esecutivo forte, poco o per nulla tollerante dei vincoli e dei limiti costituzionali, e a quello che abbiamo più sopra definito «giacobinismo di Stato», cioè un riformismo promosso dall’azione dello Stato che allarga i suoi poteri e la sua presenza e usa lo strumento della redistribuzione del reddito per integrare nuovi ceti sociali e creare nuovi equilibri di potere. Almeno fin dal 1920 con il primo governo di Arturo Alessandri, che gli avversari accusarono di essere il Lenin cileno – e si era nel 1920! – ogni spinta riformista si trasformò e concluse in un allargamento degli apparati dello Stato, con la creazione di enti pubblici, il controllo di settori sempre più ampi delle attività economiche, il crescere della burocrazia pubblica e dei vincoli legislativi. La risposta ai problemi posti dal paese non fu mai un ampliamento della libertà e della responsabilità degli individui intese come creazione di condizioni giuridiche e sociali che facilitassero e incentivassero l’iniziativa privata e l’autopromozione dei ceti subalterni, bensì si trattò sempre di risposte statalistiche e accentratrici, con le quali era lo Stato a farsi carico dei problemi dando vita a nuovi comparti di uno Stato sociale sempre più pesante. A questa ipertrofia statalistica sono strettamente da collegare l’altissimo costo degli apparati statali, l’inefficienza della spesa pubblica, l’alto livello di clientelismo e, in definitiva, la scarsa capacità dello Stato di far fronte a quei compiti in nome dei quali aveva giustificato il crescere dei suoi poteri.

A questa tendenza statalistica si contrappone e si alterna al potere e talvolta si mescola una tendenza liberistica sempre rigidamente preoccupata della difesa degli interessi dei ceti oligarchici. Nella tradizione storica del Cile non si trovano quasi mai esperienze di autentico liberalismo. Il governo di Allende non rompe con questa tradizione ma rappresenta il tentativo più intenso e più alto per il suo attivismo riformatore, più nobile per le sue intenzioni, più tragico per i suoi risultati, di eliminare ogni liberalismo individualistico e di dare ogni potere a uno Stato rimodellato come Stato popolare, come ente collettivo supremo e regolatore della pianificazione sociale ed economica, cioè di una conduzione «scientifica» della produzione e del consumo nell’ambito di un’organizzazione sociale ed economica basata sulla solidarietà, sulla fine dell’egoismo, sulla giustizia e sull’uguaglianza. La fine dello sfruttamento, dello spreco e dell’irrazionalità del libero mercato abbandonato a se stesso dovrebbero garantire le risorse necessarie per soddisfare i bisogni delle masse popolari e dare a tutti una piena dignità civile, politica e culturale.

Questo programma, nel momento in cui si traduce in provvedimenti legislativi e in azione di governo, si scontra con il fatto che Unidad Popular è in minoranza sia alla Camera che al Senato, il che fa riemergere la tradizionale tendenza dell’esecutivo a imporsi al legislativo e quindi allo scontro istituzionale continuo. Ma nelle modalità di conduzione dei rapporti con il paese e con le altre istituzioni il governo di Allende presenta delle discontinuità rispetto alla tradizione. Come ho già sottolineato sopra, in precedenza i conflitti costituzionali erano stati superati attraverso la trattativa e il compromesso. Ciò aveva dato al potere e alle tendenze autoritarie dei vari presidenti un carattere personalistico e insieme di trasformismo. Si iniziava il mandato con una maggioranza elettorale e un programma che in breve tempo cambiavano. Solo Frei, per il fatto di essere sostenuto da un unico e potente partito con una forte impronta ideologica, si era, ma solo in parte, sottratto a questo destino dei presidenti del Cile. Questa tradizione aveva favorito Allende nei due mesi tra le elezioni e la proclamazione a presidente, perché molti – e le dichiarazioni pubbliche in proposito sono tantissime – pur essendo con lui in disaccordo completo, non ne avevano ostacolato l’accesso alla presidenza aspettandosi che col tempo egli attenuasse il suo programma rivoluzionario. In sostanza, pochi avevano creduto davvero che Allende, in minoranza in Parlamento, personalità borghese dai gusti raffinati, massone, parlamentare di lungo corso, amico di tante personalità influenti in ogni settore e di ogni idea, volesse e fosse in grado di portare avanti il suo programma.

Allende, invece, si discosta dalla tradizione per almeno tre aspetti: 1) egli resta assolutamente fedele al programma concordato, senza cedimenti e trasformismi, preferendo, alla fine, il martirio, piuttosto che piegarsi a un compromesso che agli occhi dei suoi elettori sarebbe apparso un tradimento; 2) egli dimostra un attivismo sorprendente che coglie di sorpresa i suoi avversari. Non solo vuole realizzare il programma, ma vuole farlo in fretta, senza troppe cautele; 3) il suo non è e non vuole essere un governo personale ma il governo collettivo di Unidad Popular.

Questo terzo aspetto, gravido di conseguenze anche sul piano della prassi costituzionale, va ulteriormente chiarito. Già nel documento detto «Patto di unità popolare» firmato il 26 dicembre 1969 dai partiti della coalizione elettorale si diceva che quello di Unidad Popular non sarebbe stato un governo personale: «Non eleggeremo un monarca, bensì un rappresentante del popolo. Negli organi di direzione del governo saranno rappresentati tutti i partiti e i movimenti da cui nasce». Allende si attenne strettamente a questo principio e concordò sempre le decisioni di governo con i rappresentanti dei partiti che lo sostenevano. Gli avversari lo accusarono – e fu accusa insistentemente ripetuta e di notevole rilievo giuridico e propagandistico – di non essere e di non voler essere il presidente del Cile e dei cileni, ma il capo della delegazione di Up che formava il governo. Di non essere al di sopra delle parti e di mirare al bene del Cile, ma di essere il rappresentante, anzi lo strumento, di una sola parte e di non tener conto degli interessi di tutti i cileni. Di non unire, ma di dividere il Cile. In effetti, secondo la Costituzione e la prassi costituzionale cilena il presidente ha direttamente e personalmente la responsabilità morale e politica del governo. Una volta eletto, egli non è vincolato ai partiti che lo hanno eletto e non deve subordinare le sue azioni all’approvazione di essi. La Costituzione ha affidato il potere esecutivo al presidente e ha voluto un presidente forte, stabilendone la non immediata rieleggibilità, proprio per sottrarlo alle influenze dei partiti.

Al contrario, Allende realizza un governo di partiti in cui la volontà collegiale dei rappresentanti di Unidad Popular, pur non avendo nessun rilievo istituzionale e nessuna responsabilità giuridica, è il motore dell’azione di governo. Il consiglio di gabinetto viene declassato a organo meramente esecutivo e perde ogni potere deliberativo. Ciò risulta con evidenza da tutta la storia dei tre anni del governo Allende ed è comunemente ammesso dalla memorialistica e dalla storiografia. Osvaldo Puccio, ad esempio, scrive nelle sue memorie: «Quasi sempre Allende rispettava le decisioni dei partiti. Credo che durante i tre anni di governo ebbero luogo solo due o tre consigli di gabinetto. Però settimanalmente si tenevano due o tre riu-nioni dei capi di partito con Allende. I partiti cogovernavano con Allende». E altrove ripete: «Allende fin dal principio governò con i partiti. Per la prima volta i dirigenti di partito furono ammessi a governare. Durante i tre anni di governo non ci furono più di due o tre consigli di gabinetto, però una o due volte alla settimana si riu-nivano i capi dei partiti con il presidente della Repubblica e con alcuni ministri, secondo il rispettivo programma di lavoro. D’accordo con i problemi da trattare assistevano a queste riunioni i capi dei partiti e i ministri del settore».

Questa prassi, che era indubbiamente al di fuori della lettera e dello spirito della Costituzione, si presta a opposte considerazioni. La sinistra vi vedeva una garanzia contro le possibili degenerazioni in senso personalistico e trasformistico del governo e un tratto di quel «governo popolare» e di quel «nuovo Stato popolare» alternativo alla tradizione della «democrazia borghese». Va da sé che i capi di partito si consideravano i rappresentanti del popolo e che consideravano la loro partecipazione al governo una forma di partecipazione del popolo. L’opposizione vi vedeva invece la realizzazione di una forma odiosa e pericolosa di partitocrazia, sia nel senso politico e istituzionale della sostituzione dei partiti agli organi legittimi previsti dalla Costituzione e alla «sovietizzazione» del potere, sia nel senso della degenerazione clientelare con la lottizzazione praticata dai partiti al fine di controllare ogni settore della vita pubblica e favorire i propri sostenitori. Ma la conseguenza più grave, dal punto di vista della vitalità del governo di Allende, è probabilmente da vedere nel fatto che questa forma di partitocrazia porta all’interno del governo le divisioni e le divergenze esistenti tra i partiti e dentro gli stessi partiti, come è il caso del Partito socialista, paralizzandone o comunque ritardandone, spesso, le decisioni, anche alla presenza di problemi urgenti. Questa dinamica risulta, a lungo andare, gravemente nociva per la funzionalità del governo.

I tre elementi combinati insieme (la lealtà di Allende e il rifiuto di compromessi sul programma; la fretta di realizzare il programma; il governo dei partiti) costituiranno una rigida gabbia che non permetterà ad Allende la flessibilità necessaria, nella situazione cilena, per evitare che il conflitto istituzionale giunga alla rottura e quindi al colpo di Stato, adottando in tempo le misure necessarie, obbligatoriamente di compromesso con la maggioranza parlamentare. Vedremo in seguito perché e come ciò accadde. Qui, nel delineare lo «stile» del governo Allende, è utile invece aggiungere qualche altra osservazione generale.

Il governo, come si è visto, era in minoranza nel Parlamento e nel paese. Unidad Popular sostenne che il popolo aveva conquistato il governo, ma non il potere, riferendosi soprattutto al potere legislativo, al potere giudiziario e al controllo di altri importanti organi costituzionali e dell’apparato amministrativo dello Stato, e al potere economico e finanziario in mano alle banche private e alle grandi aziende monopolistiche. Il controllo del governo e la forza organizzata delle masse popolari dovevano essere le leve per arrivare gradualmente alla conquista dell’intero potere e alla trasformazione dello Stato. Ma ciò presupponeva la conquista della maggioranza del paese, la vittoria elettorale nelle elezioni amministrative e politiche e il controllo delle Forze armate. Questi obiettivi erano però in contrasto con la realizzazione del programma rivoluzionario che man mano che procedeva suscitava la reazione di forze politiche e popolari sempre più ampie. La vittoria elettorale di Allende si era basata sulla ripartizione tripolare degli schieramenti politici e, poi, la sua conferma a presidente, sull’appoggio o sulla neutralità del settore di centro (formato prevalentemente dalla Democrazia cristiana), della Chiesa, delle Forze armate e di molte influenti organizzazioni e associazioni della «società civile», fra le quali la massoneria.

La politica condotta dal governo Allende, anche con i suoi elementi di sfida e addirittura di provocazione contro i «momios», il capitalismo e l’imperialismo, produssero gradualmente, ma assai velocemente, uno spostamento a «destra» di tutte queste forze non pregiudizialmente ostili ad Allende e si arrivò a una polarizzazione che divise il Cile nettamente in due metà. Da una parte i sostenitori di Unidad Popular, dall’altra tutti gli altri. La fine dello schieramento tripolare e la sua sostituzione con uno schieramento bipolare tolse ad Allende il necessario terreno di manovra per sopravvivere, ponendolo, infine, di fronte all’alternativa brutale di rinunciare a parte del suo programma o di dimettersi o di affrontare uno scontro armato. La sinistra sottovalutò tutto questo e fornì un’analisi dei rapporti di forza che si rivelò poi del tutto errata.

Ma soprattutto sottovalutò, anzi, non volle nemmeno accorgersi della sua esistenza, un fenomeno di grande importanza. L’opposizione ad Allende non solo giunse a una unità politica e operativa ai suoi vertici, cioè a livello di partiti e di forze organizzate, ma anche alla sua base. Quella «civilizzazione culturale», come movimento che contiene nel suo seno molteplici movimenti e che tende a istituzionalizzarsi in un nuovo ordine sociale, di cui ho parlato a proposito dello sviluppo delle sinistre, in ritardo e in misura minore rispetto a Unidad Popular, interessò, dopo la vittoria di Allende, anche le forze di opposizione. Attorno a valori comuni della tradizione, quali la famiglia, la patria, la Chiesa, la proprietà privata, la libertà individuale, l’anti-comunismo, la difesa della Costituzione, le forze di opposizione si unificarono sempre più giungendo a un comune sentire di forte significato psicologico e simbolico. Al popolo della sinistra si contrappose un popolo del centro-destra che diede una base di massa alla politica dell’opposizione e che fu capace di dar vita a manifestazioni con oltre mezzo milione di partecipanti. Non si trattava, come Unidad Popolar volle credere, solo di borghesia dei quartieri alti, di piccola borghesia e di commercianti, di medi e piccoli proprietari terrieri, di «aristocrazia operaia» di qualche industria e di qualche miniera, schierati in difesa dei propri interessi di classe o sedotti dalla propaganda al soldo degli Stati Uniti, ma di masse più vaste e più compatte che raggiunsero anche settori dove tradizionalmente la sinistra aveva sempre prevalso, come in qualche fabbrica e in qualche miniera e in una parte importante di studenti e docenti universitari.

Anche questa opposizione, come la sinistra, produsse i suoi simboli e la sua cultura, nuovi leader popolari e giovani militanti disposti a rischiare la vita per motivi ideali, per combattere il comunismo e difendere la patria. Unidad Popular non diede credito alla consistenza e ai motivi ideali di questa opposizione, né alla sua spontaneità e autonomia e, da entrambe le parti, si arrivò alla demonizzazione dell’avversario e a una frattura culturale e psicologica più profonda e di più lunga durata di quella politica, perché alimentata dall’odio. Ciò ha dato al colpo di Stato di Pinochet quel consenso e quella base di massa che gli ha permesso di vincere facilmente. Perché, nonostante tutti i complotti e il peso dei finanziamenti e delle pressioni nordamericane, il governo di Allende non è caduto per l’intervento esterno ma solo quando i fattori di crisi al suo interno sono diventati prevalenti e l’hanno ridotto all’incapacità di reagire. Un testimone insospettabile, Joan Enrique Garcés, amico e consigliere ideologico di Allende, ammette: «Tuttavia, l’intervento americano appoggiato dalla destra cilena è stata la condizione necessaria ma non sufficiente per aprire le porte al terrore controrivoluzionario. È stato anche necessario che all’interno del governo di Unità popolare intervenissero una serie di fattori di perturbazione, tanto sul piano teorico quanto sul piano pratico, perché la violenza potesse colpire, senza risposta, i lavoratori. […] le manovre d’intervento degli Stati Uniti non hanno raggiunto, fino a una data determinata, lo scopo perseguito. Ciò significa che, malgrado tutta la loro importanza, i fattori esterni si sono dimostrati insufficienti. Di fronte a una realtà strutturale e coerente, essi hanno fallito nel loro progetto». Vedremo come la «realtà strutturale e coerente» di Unidad Popular venne progressivamente a mancare nel corso dei tre anni di governo trasformandosi in una situazione di paralisi e di caos.
A me personalmente questo brano mi ha fatto riflettere parecchio, certe analogie con altre situazioni ed altri paesi mi hanno fatto rabbrividire...
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Old 13-09-2003, 22:30   #108
Bet
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ok jumper... dopo aver finito di leggere tutto penso che lunedì prenotero' una visita oculistica

interessante cmq
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Old 16-09-2003, 10:12   #109
mrmic
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Riprendendo un attimo spunto dall'ultimo post, mi chiedevo allora come si può spiegare il fatto che alle ultime elezioni parziali Unidad Popular abbia preso quasi il 50% dei voti, 15 in più del 1970. Tutto questo malcontento sinceramente non lo vedo.

"I programmi sociali esasperano il grande capitale ma suscitano le speranze di folle che si allargano".

Pensa se Allende fosse riuscito ad accordarsi coi democristiani...
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Old 16-09-2003, 10:22   #110
Bet
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Originariamente inviato da mrmic
Riprendendo un attimo spunto dall'ultimo post, ...

quello della visita oculistica?
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Old 16-09-2003, 11:52   #111
jumpermax
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Riprendendo un attimo spunto dall'ultimo post, mi chiedevo allora come si può spiegare il fatto che alle ultime elezioni parziali Unidad Popular abbia preso quasi il 50% dei voti, 15 in più del 1970. Tutto questo malcontento sinceramente non lo vedo.

"I programmi sociali esasperano il grande capitale ma suscitano le speranze di folle che si allargano".

Pensa se Allende fosse riuscito ad accordarsi coi democristiani...
a quali elezioni stai facendo riferimento?
Il problema di Allende fu proprio il non riuscire ad accordarsi, il non voler scendere a compromessi, preso in una morsa tra chi voleva una vera e propria rivoluzione e chi invece non voleva cambiamenti. Quasi sempre questo tipo di cambiamenti radicali finiscono col distruggere la società in cui avvengono, anche se a lungo termine possono esserci fenomeni positivi se le idee su cui si basano sono valide nel breve periodo finiscono sempre e comunque col provocare catastrofi. Utopia sta bene giusto nel libro di More...
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Old 16-09-2003, 12:10   #112
Er Paulus
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a quali elezioni stai facendo riferimento?
Il problema di Allende fu proprio il non riuscire ad accordarsi, il non voler scendere a compromessi, preso in una morsa tra chi voleva una vera e propria rivoluzione e chi invece non voleva cambiamenti. Quasi sempre questo tipo di cambiamenti radicali finiscono col distruggere la società in cui avvengono, anche se a lungo termine possono esserci fenomeni positivi se le idee su cui si basano sono valide nel breve periodo finiscono sempre e comunque col provocare catastrofi. Utopia sta bene giusto nel libro di More...
Utopia?
ma se Allende stava realizzando quella forma di socialdemocrazia che sarebbe arrivata in Europa solo dopo vari anni.
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Non devo avere paura.La paura uccide la mente.La paura è la piccola morte che porta con sè l'annullamento. Guarderò in faccia la mia paura e la affronterò; e quando sarà passata non ci sarà più nulla.Soltanto io ci sarò. --->www.chebios.it <---
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Old 16-09-2003, 12:21   #113
jumpermax
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Utopia?
ma se Allende stava realizzando quella forma di socialdemocrazia che sarebbe arrivata in Europa solo dopo vari anni.
non mi sembra proprio che la tendenza delle socialdemocrazie europee sia così avversa al libero mercato e statalista, forse lo è stata nei decenni passati ma la direzione che l'europa sta prendendo è tutto tranne che statalista. Ed in ogni caso lo statalismo europeo non è stato imposto su un economia di libero mecato, quanto piuttosto affiancato o sviluppato in modo graduale. Utopia è pensare di prendere uno stato e stravolgerne in pochi anni l'ordinamento, utopia è pensare che i principi vengano prima della ragion di stato od il buon senso. Bastano i milioni di morti del secolo scorso per rendersene conto?
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Old 16-09-2003, 12:35   #114
-kurgan-
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utopia è pensare di far qualcosa contro l'interesse di qualcuno piu' forte di te.
bella mossa hanno fatto gli stati uniti.. e son pure giustificati dalla guerra fredda, eh già.
che bravi.
quando la finiremo di giustificare le schifezze degli usa o della russia a seconda che siano del nostro colore o meno?
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Old 16-09-2003, 12:40   #115
mrmic
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Originariamente inviato da jumpermax
a quali elezioni stai facendo riferimento?
4 settembre 1970 Unidad Popular prende il 36,6% (alleanza con DC e Allende Presidente)

5 aprile 1971 elezioni amministrative AP prende 50%

16 luglio 1971 elezioni complementari nella provincia di Coquimbo, eletta candidata di AP

4 marzo 1973 rinnovo del Parlamento, Alleanza Popular "scende" al 45%
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Old 16-09-2003, 13:08   #116
jumpermax
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Originariamente inviato da -kurgan-
utopia è pensare di far qualcosa contro l'interesse di qualcuno piu' forte di te.
bella mossa hanno fatto gli stati uniti.. e son pure giustificati dalla guerra fredda, eh già.
che bravi.
quando la finiremo di giustificare le schifezze degli usa o della russia a seconda che siano del nostro colore o meno?
utopia è pensare di riformare uno stato dall'alto senza tenere conto della realtà delle cose... Savonarola finì sul rogo perché aveva perso l'appoggio di Firenze o perché il vaticano gli era ostile? Per entrambe le cose probabilmente, certo è che chi governa non può permettersi il lusso di ignorare i rapporti di forza e la ragion di stato. Probabilmente la Cina non ha alcun diritto di occupare il Tibet, ma certo non gli dichiareremo guerra per questo...
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Old 16-09-2003, 13:22   #117
parax
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Originariamente inviato da jumpermax
utopia è pensare di riformare uno stato dall'alto senza tenere conto della realtà delle cose


(OT)
Fa molto USA in Iraq questa frase.
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Old 16-09-2003, 13:35   #118
jumpermax
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ecco un altro articolo interessante
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I 1.000 giorni di Allende


Cile, 5 settembre 1970: per soli 39.175 preferenze, alle elezioni presidenziali si afferma il cartello delle sinistre di Unidad Popular, che ottiene la maggioranza relativa. Il socialista Salvador Allende diventa il nuovo presidente della repubblica. In mente ha un ambizioso progetto; portare la rivoluzione nel paese senza uscire dai binari della legalità costituzionale. Ben presto, però, la fragilità della maggioranza e la crisi economica provocata dall'ostruzionismo degli Stati Uniti minano le basi del suo governo, che viene anche abbandonato dalla classe media. Dopo tre anni di lotte, nazionalizzazioni e scioperi, sarà l'esercito a far svanire il sogno cileno, con il colpo di stato di Augusto Pinochet. Gli stadi diventeranno lager e la tortura una pratica quotidiana



Alle 2. 50 del 5 settembre 1970 un terremoto politico investe l'America latina. Lo spoglio delle schede è finito: Salvador Allende, medico, socialista, candidato di Unidad Popular, al suo quarto tentativo, ha conquistato la maggioranza relativa alle elezioni presidenziali cilene. Su quello strano paese, lungo più di 4 mila chilometri ma largo non più di 200, si accendono i riflettori del mondo. Per la prima volta un marxista può diventare capo di un governo nell'emisfero Ovest grazie a una vittoria elettorale e non a una insurrezione armata. Da Roma e da Parigi, capitali del marxismo occidentale, arrivano a Santiago del Cile legioni di giornalisti, analisti politici, semplici militanti ansiosi di capire come reagirà il laboratorio all'inedita formula cilena.




E l'attenzione è tanto più giustificata se si guarda alle ambizioni di Salvador Allende Gossens, 61 anni, marxista e massone, figlio di un avvocato, dal '52 ostinatamente impegnato a cercare una "via cilena" al socialismo democratica e pacifica, ma non per questo meno radicale. "Caro Allende, tu con altri mezzi cerchi di ottenere la stessa cosa" gli ha scritto Che Guevara, dedicandogli una copia del suo libro "La guerra di guerriglia". E il Che ha ragione: anche Allende vuole la rivoluzione, la sovversione degli equilibri economici esistenti, la socializzazione dei mezzi di produzione, ma promette di realizzare queste trasformazioni nel rispetto della costituzione e della legalità. Non è cosa da poco e lui ne è cosciente al punto di dire che "il nostro esperimento non sarà meno importante della rivoluzione russa". Fantasie? Forse, ma ci credono in molti, anche a Washington.




Dieci giorni dopo il voto cileno, il 15 settembre, alla Casa Bianca si tiene una riunione a cui partecipano il presidente Richard Nixon e il direttore della Cia, Richard Helms. " Una possibilità su dieci - avrebbe detto il presidente secondo gli appunti di Helms ma liberiamo il Cile da quel figlio di puttana! Vale la pena di provarci; noi non saremo impegnati direttamente; nessun contatto con l'ambasciata (Nixon era fuori di sé perché i dispacci da Santiago avevano dato per sicura l'affermazione delle destre, n. d. r); dieci milioni di dollari a disposizione e anche di più se necessario; impiego a tempo pieno per i nostri agenti migliori; una strategia: strozzare l'economia; tempo 48 ore per pianificare l'azione". Un documento, reso pubblico a dicembre '98 dall'amministrazione Clinton, conferma l'autenticità degli appunti. "Il capo - si legge nel promemoria ha sottolineato che il progetto deve essere pronto per il 18 perché Henry Kissinger in persona vuole avere tutti i particolari della missione CIA".



L'azione degli Stati Uniti è certamente una delle cause che hanno portato alla fine tragica dell'esperienza cilena dopo mille giorni di governo. Ma questa considerazione non deve far trascurare il fatto che il sogno rivoluzionario di Allende nasce già debole in un paese diviso, sia da un punto di vista politico sia da quello delle condizioni sociali ed economiche. E questa fragilità accompagnerà sempre l'esperimento Allende. Tanto per cominciare il candidato delle sinistre non dispone della maggioranza assoluta. Per Allende, nel 1970, ha votato poco più di un milione di cittadini (1.070.334 voti), il 36,2% dell'elettorato, contro gli 821. 501 suffragi" (il 27,4 %) raccolti da Rodomiro Tomic, il candidato della Democrazia Cristiana che si è presentato agli elettori con un programma radicale che prevede espropri a vantaggio degli agricoltori e la nazionalizzazione delle miniere di rame. Soprattutto, però, l'alleanza delle sinistre (comunisti, socialisti, radicali e socialdemocratici) ha battuto di misura Jorge Alessandri, ex primo ministro sostituito nel '64 dal democristiano Eduardo Frei candidato dalla destra, che ha raccolto 1.031.159 voti, ovvero 39.175 in meno di Unidad Popular. Allende è in testa, insomma, ma di poco. E molti attribuiscono il sorpasso ai danni di Alessandri all'infelice conferenza tv del candidato di destra, apparso tanto vecchio da rasentare il rimbambimento ("Vedete che le mie mani non tremano!" disse lo stesso Alessandri davanti alle telecamere il giorno del voto, cercando con poco successo di rimediare alla magra figura). La grande rivoluzione nasce quindi da una vittoria elettorale risicata, tutt'altro che trionfale a un'analisi approfondita perché le sinistre oltre tutto non sono nemmeno in ascesa. Nelle elezioni del '70 le sinistre avevano ottenuto infatti, una percentuale di voti inferiore a quella raggiunta nel '64 (quando Allende ottenne il 38% abbondante nonostante i massicci aiuti della CIA al candidato democristiano) tra i nuovi elettori, nel '70, Unidad Popular ottiene solo il 13,3 % dei voti. La frana della democrazia cristiana, dopo le delusioni della rivoluzione nella libertà di Edoardo Frei, aveva portato quindi più consensi alla destra che non alla sinistra radicale. Nella stessa Democrazia cristiana, poi, buona parte dell'elettorato e del partito erano senz'altro a destra delle posizioni espresse da Tomic.



Unidad Popular, insomma, non rappresentava la maggioranza nel paese. Non solo: il presidente avrebbe dovuto scendere a patti con il parlamento, cui spettava il potere di ricusare il capo dello stato e i ministri, controllato dai democristiani e dalla destra. Ad Allende, infine, sfuggiva il controllo della Contraleria General de la Republica, cui spettava la supervisione sugli atti amministrativi dell'esecutivo, e della magistratura. Minoritario nel paese e nel parlamento, Allende non poteva contare nemmeno sulla compattezza di UNIDAD POPULAR .La via pacifica e parlamentare al socialismo era apertamente osteggiata a sinistra dal Mir; il Movimiento de Izquieerda Revolucionaria, convinto del primato della violenza; e il Mir, pur non facendo parte di UNIDAD POPULAR esercitava un forte richiamo. La stessa direzione del partito socialista, guidata da Carlos Altamirano, non escludeva la "via violenta" mentre Aniceto Rodrìguez, leader dell'ala riformista era in minoranza. L'alleato più fidato era il partito comunista di Luis Corvalàn, che sosteneva con decisione la "via cilena" di Allende, considerata l'unica strategia possibile in quel momento. Ma Corvalàn nutriva forti perplessità sulle qualità politiche del presidente: "dimostra un certo ristagno - disse durante la campagna elettorale - . Tende a ripetersi, cade nei luoghi comuni e in frasi fatte".



Anche il panorama economico non è dei più favorevoli. L'avvio della nazionalizzazione delle miniere di rame non ha portato i frutti sperati con i debiti del Cile che sono saliti oltre il livello di guardia, al punto che metà dell'export serve a pagare gli interessi. L'indipendenza economica, inoltre, resta un sogno, visto che il 60% dell'import è legato agli Stati Uniti, mentre la moderata crescita dei consumi della metà degli anni '60, la chiave del riformismo di Frei, si è tradotta in un esplosione inflazionistica. Intanto la violenza è già entrata di prepotenza nella vita politica cilena. Nel giugno '69 i servizi di sicurezza avevano scoperto un centro di addestramento alla guerriglia nei pressi di Santiago, in cui si trovano armi e munizioni del Mir. a Melipilla, non lontano dalla capitale, i contadini occupano 44 haciendas agricole e Alessandri, il candidato della destra, non riesce a raggiungere il sud del paese perché i minatori sbarrano la ferrovia al suo passaggio. Anche la destra fa le prime prove di saldatura tra gli interessi della grande borghesia e i ceti medi, ma la vera, ben più inquietante, novità è il maggiore attivismo di un nuovo protagonista, fino ad allora eccezione nel panorama latino-americano, assente dalla scena politica: l'esercito. Il 29 settembre 1969, un anno prima dell'elezione di Allende il reggimento di Yungai, punti di diamante dell'esercito, arriva in ritardo al Te Deum in onore del presidente della Repubblica. È un atto di insubordinazione (che costa il posto a sei ufficiali) presto imitato il generale Viaux, comandante del primo corpo d'armata, occupa una caserma di Santiago per protesta contro le paghe basse dell'esercito. Una rivendicazione sindacale destinata a rientrare, ma anche una inquietante spia d'allarme. È questo il Paese che Allende dovrà governare. Ma prima, poiché nessuno ha ottenuto la maggioranza assoluta, spetterà al congresso scegliere tra i due candidati che hanno riportato il maggior numero di suffragi.



La partita si gioca tra la metà di settembre e il 24 ottobre, data in cui il congresso si riunisce per l'elezione del presidente. E gli Stati Uniti non esitano a praticare, fin da subito, il gioco duro. "Deve sapere - scrive l'ambasciatore USA Korry al presidente. uscente Frei - che non lasceremo arrivare in Cile una sola vite o un solo dado, sotto Allende. Se Allende assumerà il potere faremo tutto il possibile per condannare il Cile e i cileni alle più dure privazioni e miserie. Non si faccia illusioni signor Frei".Proprio Eduerdo Frei era l'interprete necessario del piano uno: far eleggere Alessandri in parlamento, spingendo i democristiani, contro la consuetudine costituzionale, a favore del secondo arrivato. Alessandri si sarebbe dovuto dimettere subito dopo per indire nuove elezioni con Frei candidato unico contro le sinistre.

È un piano che il presidente uscente rifiuta seccamente, anche se non si fa illusioni sul futuro del paese."Frei - scrive Carlos Prats, il generale che parteciperà più avanti al governo Allende - ha riunito me, il generale dei carabineros e i comandanti delle forze armate per dirci che l'ascesa al potere di Allende ci farà cadere irreversibilmente nel marxismo". Ma almeno per ora, regge il filo della collaborazione democratica tra UNIDAD POPULAR e la Democrazia cristiana. Allende accetta un emendamento alla carta costituzionale in base a cui l'esecutivo garantisce espressamente libertà civili, libere elezioni e libertà di espressione e la DEMOCRAZIA CRISTIANA, pur tra contrasti interni, decide di schierarsi con il vincitore delle elezioni, anche perché, a convincere gli incerti, arriva l'esito, disastroso, di "Track II" il piano di riserva della CIA che prevede di sequestrare, con l'aiuto di un paio di gruppuscoli vicini alla destra cilena e alle forze armate, il comandante in capo dell'esercito René Scneider, vicino agli americani, ma colpevole di voler rispettare la tradizione di non intervento dei militari. Il rapimento di Schneider avrebbe dovuto suscitare l'indignazione dell'esercito, l'ammutinamento e la cacciata di Allende. L'operazione deve essere condotta da cileni, ma tutta la logistica è curata dall'addetto militare americano a Santiago Paul Wimert che organizza le riunioni, prepara il piano, fornisce la armi (di fabbricazione cilena, sottolineerà in seguito Kissinger, nel tentativo di sostenere l'estraneità Usa).



L'agguato a Schneider però non riesce. Il generale, quando una mazza sfonda il vetro della sua automobile, estrae la pistola per difendersi e gli assalitori sparano. Schneider morirà due giorni dopo, i cospiratori vengono ben presto individuati e il complotto sortisce l'esito opposto: Allende e Frei, assieme ai generali delle forze armate sfilano per le vie di Santiago alla testa di un corteo funebre. Il congresso, pochi giorni dopo elegge Allende alla massima carica della repubblica. È il 3 novembre 1970, davanti alla Moneda sfila un corteo impressionante di tv e reporter da tutto il globo. Il Cile, per la prima volta nella sua storia, non è periferia del mondo. E Pablo Neruda, il poeta comunista che ha ritirato la sua candidatura alle elezioni per dare spazio ad Allende può declamare: "Dai deserti di salnitro, dalle miniere sommerse di carbone, dalle alture terribili dove si trova il rame che le mani del mio popolo estraggono con fatica disumana è sorto un movimento liberatore di enormi proporzioni che ha portato alla presidenza del Cile un uomo chiamato Salvador Allende, perché realizzi atti di giustizia improrogabili".

E quell'improrogabile è un po' la nota che caratterizza il primo governo di Salvador Allende, una sorta di patchwork cucito con vecchi volpi parlamentari e volti nuovi. Per la prima volta quattro ministeri chiave (Finanze, Lavori pubblici, Case e Lavoro) vengono affidati a semplici operai. Allende ha fretta, non vuole sprecare la "luna di miele" con il paese. Il primo anno di UNIDAD POPULAR si trasforma così in una baldoria di conquiste quasi impossibili, "una festa e un dramma", come la definirà il sociologo Tomàs Moulian. Allende lancia, innanzi tutto, il programma dei 40 provvedimenti: primo fra tutti la distribuzione de mezzo litro di latte al giorno ai bambini cileni, che sembra un bel gesto finché non se ne conosce il costo enorme, cento milioni di dollari. Ma il presidente non si ferma. " I nostri proponimenti - replica agli scettici - potranno sembrare troppo semplici a coloro che preferiscono le grandi promesse, ma il popolo ha bisogno di alloggiare la famiglia in case decenti, di far istruire e figli in scuole che non siano solo per i poveri, di mangiare a sufficienza ogni giorno dell'anno; il popolo ha bisogno di lavoro, di protezione nella malattia e nella vecchiaia, di rispetto per la persona ". E sull'onda di queste parole nasce il "Treno della Salute", mentre l'istruzione primaria diventa gratuita e vengono ridotte le tasse per quella secondaria. Con una trovata degna di Evita Peròn si annuncia che i migliori alunni della scuola primaria trascorreranno l'estate nel palazzo presidenziale di Viña del Mar, assieme a Salvador. C'è spazio pure per il Palazzo del Matrimonio, in questa stagione di rivincite, culminata nella "Giornata della Dignità Nazionale", il 15 luglio del 1971, quando il congresso approva all'unanimità la nazionalizzazione del rame affidando ad Allende la questione degli indennizzi: le grandi compagnie americane non avranno un solo dollaro. Nel dicembre 1971 il numero di banche e industrie controllate dallo stato è già raddoppiato da 31 a 62, mentre altre 39 imprese risultano requisite in nome della legge che prevede l'intervento pubblico quando non vengano assicurati servizi essenziali alla comunità. Nelle campagne vengono espropriate 1300 proprietà fondiarie .

È una strategia che funziona, in un primo momento. Nell'aprile '71 UNIDAD POPULAR stravince le elezioni comunali, ottenendo la maggioranza assoluta, con il 50,86%. Mai, del resto, i cileni si sono sentiti cosi ricchi: grazie a forti stimoli all'economia il prodotto interno lordo cresce dell'8,6% mentre la disoccupazione si dimezza nel giro di pochi mesi e l'inflazione scende dal 34 al 22 per cento. Crescono i consumi e, di riflesso, le importazioni, ma grazie alle alte quotazioni del rame a fine anni '60, Allende si ritrova in cassa massicce riserve valutarie. Il teorema del ministro del Lavoro Pedro Vuskovic è di una semplicità disarmante: pompare nell'economia tutta la liquidità possibile (il circolante aumenta in un anno del 110%), accrescendo la spesa pubblica (+70%). L'aumento della domanda avrebbe prodotto un aumento della produzione e un parallelo calo della disoccupazione.

Il ciclo virtuoso sembra inattaccabile, ma la luna di miele finisce presto. Già nell'ottobre 1971 gli investimenti sono in caduta libera (-71,3%), nonostante la forte crescita dell'impiego statale. La caduta del prezzo del rame, a causa della congiuntura internazionale (e della pressione delle corporation USA) fa precipitare il valore delle esportazioni proprio quando crescono le importazioni dei beni essenziali: in un anno le riserve crollano da 343 a 32 milioni di dollari, le importazioni di macchinari industriali del 22%. Intanto gli USA sono di parola: grazie alle pressioni sulla Banca Mondiale e sul Banco Interamericano de Desarrollo i crediti passano dai 300 milioni di dollari all'anno dell'era Frei a meno di 30. Non ci sono soldi nemmeno per i pezzi di ricambio: nel 1972 un autobus su tre e un taxi su cinque è fuori uso. Il quadro economico peggiora, inoltre, per l'esodo di massa della borghesia. Nel solo settembre 1970, prima ancora dell'insediamento di Allende, scappano in 12 mila, presto seguiti da altri 17 mila. Negli stessi giorni lasciano le banche cilene 87 milioni di dollari. Semplice paranoia ? Non proprio se, come dirà più tardi un ministro di UNIDAD POPULAR , "l'uso improprio di termini, quale nemico di classe, potere totale, rivoluzione, contribuì a risvegliare reazioni emotive". Un modo elegante per ricordare le "prese di possesso" accompagnate dallo slogan "i poveri benvenuti, i ricchi nella merda" nelle campagne del sud del paese dove i vecchi proprietari si stanno dividendo tra i "tuvos" (coloro che avevano) e i "tienes" (coloro che hanno). I primi hanno già perso la terra e meditano vendetta, i secondi liquidano il seminato, svendono il bestiame e si armano. Guai quando questa rabbia si unirà a quella degli industriali e, soprattutto, della piccola borghesia. La riforma dovrebbe riguardare solo le grandi imprese ma, sotto la spinta dei lavoratori, vengono assorbite dalla sfera pubblica circa 200 imprese medie e piccole, creando una sorta di panico nell'imprenditoria privata, con pochi vantaggi, tra l'altro, per le casse pubbliche: a fine '72 il governo, infatti, si troverà a possedere 318 imprese di tutti i tipi, anche fabbriche di gelati e di bottoni che nessuno, estromessi i vecchi imprenditori, sa far funzionare.



Nel settembre del '72 un'inchiesta del settimanale Ercilla rivela che l'azione di governo è sentita come una minaccia dal 60% della popolazione e che il 77% della classe media dichiara di avere serie difficoltà ad acquistare beni di prima necessità. Pochi mesi prima, nei giorni di natale le donne dei ceti medi e alti erano scese in piazza organizzando la "marcia delle casseruole". Assai più insidiose sono le proteste dei '72: ad agosto i commercianti al dettaglio dichiarano lo sciopero generale poi tocca ai camionisti. La scintilla è "il sospetto dell'intenzione" di creare un apparato pubblico di trasporti nella provincia di Aysen, ma sotto cova la rabbia dei ceti medi. È una battaglia campale, quella che si apre sotto la direzione di Leòn Villarin, segretario del sindacato dei trasporti. Il paese viene spezzato in due. I commercianti abbassano le serrande, i sostenitori del governo assaltano i negozi chiusi. Medici, avvocati, scuole e università scendono in sciopero; gli imprenditori proclamano la serrata. Gli operai replicano con le occupazioni. Di notte nei quartieri alti echeggia il suono delle casseruole, mentre i camioneros c Patria y Libertad, un gruppuscolo di destra, disseminano le strade di bande chiodate. Il Cile è un paese in ginocchio, come volevano gli Usa; che ottengono il risultato con poca spesa grazie al cambio nero e alla svalutazione; è la CIA a finanziare gli scioperanti, i 10 mila camionisti, con oltre un milione di dollari.

"Vadano a Miami con le loro zie - recitava Pablo Neruda di fronte all'esodo dei borghesi - . Io rimango a cantare con gli operai in questa storia e geografia nuove". Occorrerebbe una forte disciplina rivoluzionaria capace di fornire un'arma al governo per raddrizzare, con una politica di austerità i conti con l'estero e riavviare gli investimenti. Invece si innesca una spirale di nuove rivendicazioni: nei primi due anni di UNIDAD POPULAR , gli scioperi aumentano del 170 per cento. Di fronte alla crisi ci vorrebbe una reazione decisa e chiara del governo. Ma qui esplodono le divisioni della coalizione tra riformisti e rivoluzionari e il dissenso insanabile tra il partito comunista e il Mir.

Il paese, intanto, sembra destinato a un assurdo muro contro muro. Nemmeno le elezioni offrono una via d'uscita: il voto per il parlamento del marzo '73 dà infatti alla coalizione di sinistra la stessa percentuale del '69. Non è abbastanza per ridare solidità al governo, ma è più che sufficiente per impedire che la destra (comunque in crescita del 4,4%) chieda la destituzione di Allende (per rimuovere il capo dello stato occorrono i voti di due terzi del congresso).

La vera novità della campagna elettorale del '73 è che essa si svolge sotto l'attenta supervisione delle forze armate. È dall'aprile '72 che un militare siede nella poltrona di ministro dell'interno. Lo ha deciso Allende di fronte ai conflitti della coalizione, paralizzata per i dissensi legati alla nomina di un ministro delle Miniere. "Qual è la situazione delle forze armate ?" chiede a bruciapelo ad Allende il presidente algerino Houari Boumedienne, durante la tappa del capo dello stato cileno verso Mosca. Lui risponde sottolineando la tradizionale neutralità politica dei generali cileni e spiega come li ha fatti entrare nel governo. Se non riuscirete ad estirpare radicalmente quanto vi è di reazionario nell'esercito - replica Boumedienne - non vedo un grande futuro per voi…".

Da maggio la situazione precipita. In una riunione a sostegno del governo di 800 ufficiali della guarnigione di Santiago, il generale Carlos Prats viene fischiato. Tra i pochi solidali con Prats c'è un generale destinato a diventare tristemente famoso: Augusto Pinochet Ugarte. Nello stesso mese Allende e costretto a dichiarare lo stato di emergenza per arginare gli scontri tra le opposte fazioni. Ma, con i militari fuori dal governo (per loro scelta) dopo il rimpasto di primavera l'autorità di Allende è oramai ai minimi. La Democrazia cristiana ha scelto il suo nuovo segretario. È Patricio Alwin, dell'ala destra intransigente. Anche la chiesa, contraria alla riforma scolastica, si schiera contro il governo.



Il 29 giugno si verifica il primo tentativo di golpe con il colonnello Souper che, a capo di un reggimento di blindati, intima la resa della guardia del palazzo della Moneda. Ma il putsch fallisce. Quando Allende arriva alla Moneda c'è solo qualche sparo isolato e, quel più conta, il numero dei generali fedeli è rassicurante. Tra loro c'è anche Augusto Pinochet che, nel suo libro, definisce questo colpo di stato una prova per esplorare la capacità di difesa del governo e lo schieramento delle forze all'interno dell'esercito. E per valutare anche quale fosse la vera popolarità del presidente che, nella stessa sera, venne fischiato dai militanti dell'estrema sinistra che vogliono chiudere il congresso.

Dopo aver formato il nuovo governo Allende assiste, il 22 agosto, alle dimissioni di Prats e di altri militari. Gli alti gradi della Marina e dell'Aviazione stanno intanto preparando il golpe. Sono loro a lanciare l'ultimatum al capo di stato maggiore dell'esercito, ovvero Pinochet: o con noi o contro. E Pinochet, scaltro, alla fine decide di impegnarsi. Quando l'11 settembre 1973 Allende prova a mettersi in contatto con Pinochet, non risponde nessuno. "Avranno già arrestato Augusto" pare che abbia esclamato. Pochi minuti dopo Salvador Allende Gossens di Valparaiso, dopo avere rifiutato di arrendersi e aver combattuto fino alla fine, si toglie la vita, proprio con quel fucile che gli era stato regalato da Fidel Castro, nel palazzo presidenziale che ha voluto difendere. "Restare qui - disse -, a la Moneda, ha un significato politico molto preciso. Sarebbe terribile se, dopo tutto quel che è successo, il presidente del Cile finisse per scappare come un topo, a morire su una strada o farsi trattare da codardo".


Fuori, intanto si consuma la tragedia delle torture, delle esecuzioni di massa, dell'esilio di un milione di persone (quasi un cileno su dieci), che brucia ancora oggi alla coscienza del mondo intero, come dimostra la recente richiesta di estradizione del giudice spagnolo Garzòn nei confronti di Pinochet con l'accusa di genocidio.

Ugo Bertone
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Old 16-09-2003, 13:43   #119
jumpermax
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Originariamente inviato da parax
(OT)
Fa molto USA in Iraq questa frase.
non hai tutti i torti, più che "nation building" l'Iraq ha bisogno di iracheni disposti a ricostruire il proprio paese. Una situazione diciamo analoga a quella dell'Italia del dopoguerra dove gli aiuti americani si innestarono su di un paese che aveva voglia di rimettersi in piedi. Parte dell'Iraq da questo punto di vista da garanzie, (vedi i Curdi) parte solleva grossi dubbi (popolazione sciita fortemente antiamericana e quindi refrattaria alla collaborazione) e parte invece è apertamente contraria (i membri del partito baath tuttora presenti in buona percentuale). A questi si aggiungono forze esterne al paese ma sicuramente contrarie ad una soluzione positiva della questione... (vedi al-queida ma anche Siria Iran e probabilmente anche Arabia Saudita)
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Old 16-09-2003, 13:45   #120
clemmy
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aiuto mi son perso!!

leggendo il 3d (e i vostri "attacchi" reciproci,che stranamente ho trovato costruttivi anche quando il tono diventava polemico)ho imparato un sacco di cose nuove,e mi son fatto una mia idea un po + precisa di prima sulla situazione cilena quando c'era Allende e sul golpe,e ho trovato un ottimo spunto su cui documentarmi e riflettere....ma ora non mi ricordo + assolutamente come fosse la situazione prima delle elezioni che han portato alla vittoria di UP..ero sicuro di averlo letto,ma rileggendo tutto il 3d non l'ho + trovato

avete voglia di farmene un breve riassunto di poche righe?

se nn avete voglia di sbattervi basta proprio un accenno e poi google lo so usare pure io,ma se magari avete già sottomano un link o un documento che avete già usato x i vostri interventi precedenti..

grazie



x quanto riguarda la commemorazione di quel tragico evento storico nn ci sono parole..l'unica cosa che avrei saputo postare a riguardo è la canzone dei nomadi,ma l'han già messa..
clemmy è offline   Rispondi citando il messaggio o parte di esso
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