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Old 16-02-2005, 10:42   #21
SaMu
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Non era un brigatista, era di Potere Operaio.

Non è una precisazione superflua: mentre i brigatisti sono finiti in carcere, quelli di Potere Operaio sono finiti nelle redazioni dei giornali più democratici, nelle televisioni, in parlamento.

Compresi quelli che in quegli anni dichiaravano solidarietà al compagno Lollo, festeggiavano l'assoluzione in primo grado, contribuirono a creare il clima che derubricò il reato da strage in "omicidio colposo".
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Old 16-02-2005, 10:45   #22
SaMu
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Un articolo del Riformista, è lungo ma ne vale la pena, vale la pena a capire chi siano alcuni di quelli che oggi sono i cosidetti -democratici-, cosa facessero cosa dicessero non 1 secolo ma soli 30 anni fa.



«Carissimo Lollo, resisti a questa persecuzione»

Così l'innocentismo democratico si fece complice
In un libro di trent’anni fa la controinchiesta di Potere Operaio, che cercava gli assassini tra gli «spazzini fascisti»


«Caro compagno Lollo, non ci conosciamo di persona e tuttavia consenti che io ti chiami compagno, perché nel campo della sinistra non di comodo riconosco le differenziazioni politiche anche profonde (e fra queste, quelle esistono fra noi due) ma non la discriminante che considera eresia l'errore eventuale; cioè comprendo, per principio, nel campo della sinistra tutti coloro che, anche con motivazioni diverse e con obiettivi intermedi differenziati, si battono concretamente per trasformare un sistema sociale di classe». La lettera è datata 15 gennaio 1974. La firma in calce è del leader del Psi Riccardo Lombardi. Il destinatario è Achille Lollo, all'epoca recluso a Rebibbia in attesa di giudizio per la morte di Virgilio e Stefano Mattei, 22 e 8 anni, morti la notte tra il 15 aprile e il 16 aprile dell'anno prima nel rogo dell'appartamento di famiglia a Primavalle, borgata alla periferia nord di Roma. Conclude Lombardi: «Compagno Lollo, questa mia lettera non può né poteva avere conclusioni. Incoraggiarti a resistere alla persecuzione, a tenere saldo e vigoroso l'animo mi pare superfluo, anche se questa esortazione ti viene da chi, in una lunga milizia, si è trovato a contare soprattutto sulla salvaguardia della sua costituzione morale e mentale».

Nel vermicaio. Il testo integrale della missiva di Lombardi si può leggere a prefazione di Primavalle: un incendio a porte chiuse, un libro edito da Savelli e firmato «Collettivo di Potere Operaio». Una «controinchiesta» realizzata anche col contributo - informa una nota dell'editore - di «un gruppo di giornalisti democratici». Lombardi non era certo il solo «democratico» a essere convinto dell'innocenza di Lollo&co. I giornalisti di cui parla Savelli sono Ruggero Guarini e Pasquale Prunas, all'epoca firme del Messaggero. Ma a coordinare la realizzazione del volume è Stefania Rossini, militante di PotOp, oggi giornalista dell'Espresso, con la collaborazione di Enzo Grillo, fratello di uno degli accusati, fine germanista, traduttore della Bibbia dell'Autonomia operaia, i Grundrisse di Karl Marx. Sono loro gli anonimi «autori» che firmano la nota introduttiva, in cui si spiega che «Primavalle è una trama costruita affannosamente, a “caldo” da polizia e magistratura, un modo di sfruttare un banale incidente o un oscuro episodio - nato e sviluppatosi nel vermicaio della sezione fascista del quartiere - in una occasione di rilancio degli opposti estremismi».

Giarabub. La controinchiesta si apre con la descrizione dello scenario, l'acquario dove i pesci rossi nuotano sicuri: «Dicono che Primavalle è un ghetto. Un aggregato di miserabili senza coscienza e senza speranza. Un mondo di reietti condannati o all'avvilimento o alla rassegnazione, o alla deviazione criminale. Un campo chiuso all'impegno politico, dove soprattutto la sinistra non può essere presente. Questa diagnosi è smentita dalla realtà. Primavalle non è un ghetto: è un quartiere rosso in cui la sinistra raccoglie il 60 per cento dei voti». Per i gruppettari Primavalle ha un solo problema: i fascisti: «In via Svampa 17, c'è la sezione Giarabub del Msi-Dn, una sede isolata e malvista dai proletari del quartiere che - forti di una solida tradizione comunista - non hanno mai lasciato spazio ai fascisti e alle loro attività».

Proletari. Mario Mattei, netturbino, 47 anni all'epoca dei fatti, è il segretario della sezione del Msi-Dn di via Svampa. Mattei, padre di Virgilio e Stefano, iscritto al partito dal 1951, è amico e seguace di corrente di Giorgio Almirante nonché pupillo di Alberto Rossi, ex pugile detto il «Bava», capo dei dei volontari nazionali del Msi. Con il segretario, in sezione c'è mezza famiglia Mattei. La moglie Anna Maria è responsabile dell'organizzazione femminile. Virgilio è segretario giovanile. L'antagonista di Mattei all'interno della sezione è un altro netturbino, Alessio Di Meo, 37 anni, «lo spazzino di Ordine nuovo», leader dell'ala dura e caposquadra di Franco Fidanza, compagno di cameratesche avventure. Siccome nei primi Settanta la sezione di via Svampa brucia una settimana sì e l'altra pure, responsabile della sicurezza è nei giorni della strage Marcello Schiaoncin, 42 anni, autista in un deposito di bibite, il quale è sposato con Anna Menna, 31, conosciuta in borgata come «Anna la fascista». Ma bisogna ricordare anche Angelo Lampis, emigrante sardo, ex manovale ed ex operaio, che dopo essere transitato per il dormitorio pubblico di Primavalle (anche la famiglia Mattei ci ha abitato per un po' di tempo) vive in un box con accesso dalla strada. Ultimo, ma non per importanza, Aldo Speranza (manco a dirlo: netturbino), iscritto alla sezione del Pri di Primavalle, buon amico dei compagni come dei camerati, che degli uni e degli altri raccoglie confidenze. E che ben presto diventa il Superteste.

Rivoluzionari. In Incendio a porte chiuse gli accusati quasi non sono citati, «perché - spiegano gli autori - il compito che a noi spettava è l'impostazione della difesa politica e questa si misura con lo smantellamento dell'istruttoria». Tutto lascia credere che, anche fossero stati citati, non sarebbero finiti in stampa come quelli dell'Arancia meccanica». Eppure, secondo il racconto dell'allora militante Stefano Lepri, figlio di Sergio, storico direttore dell'Ansa, e oggi giornalista della Stampa, era con questo appellativo che quelli di Primavalle erano noti nel partito. «Quelli dell'Arancia meccanica» sono: Achille Lollo, 21 anni, già leaderino del Castelnuovo, il rossissimo liceo di quartiere, notissimo attivista di PotOp, che un anno prima del rogo è stato accusato di vilipendio delle forze armate e apologia di reato dopo essere stato sorpreso ad affiggere manifesti: «Calabresi - c'era scritto sopra - è stato giustiziato. La condanna a morte è stata eseguita a Milano il 17 maggio». Della combriccola fanno parte anche Marino Clavo, 26 anni, e Manlio Grasso, 33, detto «il Roscio», che lavora al ministero della Pubblica istruzione. Provengono tutti da famiglie piccolo -borghesi. Saranno loro tre a essere processati e condannati per i fatti. Ma del gruppo, e secondo il Lollo versione 2005 anche del commando che ideò e realizzò l'attentato, fanno parte anche Diana Perrone, fidanzata di Clavo e soprattutto figlia di Ferdinando, direttore amministrativo ed editore del Messaggero, e nipote di Sandro, direttore del quotidiano, Elisabetta Lecco, dalla cui abitazione nei pressi di piazza Farnese sarebbe partita (sempre Lollo 2005) la 500 con i potopisti e la tanica assassina e infine Paolo Gaeta, rampollo di una famiglia di avvocati.

Quelle strane meches. Una cosa è certa: i dirigenti nazionali e romani di PotOp nulla sapevano dell'attentato a casa Mattei. Quando Lollo&co. finiscono al centro dell'inchiesta cercano subito di capire se «quelli dell'Arancia meccanica» c'entrano qualcosa. E a questo punto una cosa è altrettanto certa: PotOp scopre ben presto che gli accusati non la raccontano giusta. Vulgata vuole che la certezza arrivi grazie alla Walther Pkk di Valerio Morucci, debitamente silenziata e poggiata a vista davanti a Clavo, dopo che questi - datosi presto alla fuga - viene rintracciato dai suoi compagni in un rifugio vicino Firenze e sottoposto a interrogatorio. Incalzato da Morucci, Clavo racconta tutto per filo e per segno (anche la colpevolezza degli altre tre, si suppone). È Morucci steso a raccontarlo, in un libro di memorie di qualche anno fa. Ma è difficile credere che la segreteria romana del partito non abbia sospettato nulla qualche tempo prima dell'episodio di Firenze, quando Lollo e gli altri vengono convocati per un chiarimento e si presentano sfoggiando dei nuovi e fantasiosi look: Grillo si è fatto biondo; Clavo si è tagliato i baffi; Lollo si è fatto le meches. Denunciarli? Ucciderli? PotOp sceglie la strada del realismo: li difende, affidando il compito agli «innocentisti» e ai «sinceri democratici» di Incendio a porte chiuse, gli stessi che insieme ad Alberto Moravia, Enzo Siciliano, Elio Pecora, Dario Bellezza si ritroveranno in una villa di Fregene per festeggiare l'assoluzione degli imputati nel processo di primo grado. È il 1975.

A porte chiuse. Conclude la controinchiesta: «L'incendio di Primavalle si sviluppa in modo del tutto difforme da come hanno preteso - tra l'altro smentendosi a vicenda - periti e magistrati. Dimostreremo che l'incendio è scoppiato dentro l'appartamento del segretario missino e non sulla scala della sua abitazione, che la tanica era all'interno della casa, che sull'avvenimento pesa l'ombra di molti, troppi dubbi che circoscrivono sempre di più la responsabilità dell'inquieto ambiente missino di Primavalle. Questo è deducibile da una serie di precise testimonianze ed inconfutabili avvenimenti». Per gli autori della controinchiesta la casa di Mattei è stata incendiata per rappresaglia dai duri della sezione: «Dei contrasti nell'Msi di Primavalle c'è abbondante traccia anche negli atti ufficiali: Alessio Di Meo conferma di «rimproverare al Mattei una linea politica troppo remissiva». (...) Tutto il quartiere sapeva degli screzi tra il Di Meo ed il Mattei. Lo spazzino Aldo Speranza conferma che tra i due esisteva un vero e proprio astio e ammette che in quella sede non si verificavano soltanto “discussioni”: «Il Di Meo - dice Speranza sotto interrogatorio - mi raccontò che meno di un anno fa ci fu una grossa lite in sezione, nel corso della quale il Mattei, Schiaoncin, la moglie di questi e la moglie di Mattei e Di Meo ed altre persone delle due correnti contrapposte si picchiarono reciprocamente».

Andate e diffondete. Allegato al libro del collettivo c'è un opuscoletto: si intitola Un intervento di Potere operaio e contiene il «giudizio politico che rispecchia le posizioni del gruppo». E' scritto in un insostenibile politichese. Ma la conclusione è chiara: «Ora - dice ai militanti - potete andare nelle piazze e gridare: “Lollo è innocente”».
SaMu è offline   Rispondi citando il messaggio o parte di esso
Old 16-02-2005, 10:54   #23
Lucio Virzì
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Originariamente inviato da gor
http://ilgiorno.quotidiano.net/art/2005/02/15/5369644
rimozione del fatto e ricostruzione nella sua mente di una seconda verita?in fondo a avuto 30 anni per rimuginarci sopra.
Mah, certo che o si è visto troppi film o è fuori di testa...

LuVi
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Old 16-02-2005, 10:57   #24
Onisem
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Originariamente inviato da SaMu
Non era un brigatista, era di Potere Operaio.

Non è una precisazione superflua: mentre i brigatisti sono finiti in carcere, quelli di Potere Operaio sono finiti nelle redazioni dei giornali più democratici, nelle televisioni, in parlamento.

Compresi quelli che in quegli anni dichiaravano solidarietà al compagno Lollo, festeggiavano l'assoluzione in primo grado, contribuirono a creare il clima che derubricò il reato da strage in "omicidio colposo".
C'avrei scommesso... Non ho detto che fosse un brigatista, ho scritto che sarebbe stato degno della più bassa manovalanza brigatista. E' più chiaro così?
__________________
Tanto poco un uomo si interessa dell'altro, che persino il cristianesimo raccomanda di fare il bene per amore di Dio. (Cesare Pavese)
"Sono un liberale di destra, come potrei votare uno come Berlusconi?"
Marcello Dell'Utri, fondatore del partito Forza Italia, è stato condannato per mafia.
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Old 16-02-2005, 11:16   #25
gor
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L'Avatar di gor
 
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Messaggi: 2363
stamane ho sentito alla radio l'ultimo pezzo di un intervista ad uno dei mattei(non o capito chi)e non mi sembrava molto contento della "ricostruzione"di lollo,stava dicendo che secondo lui con queste uscite ed interviste stà mandando messaggi ai suoi vecchi compari che ora avrebbero molto da perdere se comincia a parlare e scopre gli altarini,se qualcuno a sentito tutta l'intervista potrebbe per favore riassumerla?non vorrei aver sentito o capito male quel che a detto,ciao.
gor è offline   Rispondi citando il messaggio o parte di esso
Old 16-02-2005, 11:52   #26
Scoperchiatore
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L'Avatar di Scoperchiatore
 
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Città: Roma
Messaggi: 1944
Dopo 30 anni sarebbe possibile far qualcosa, ricostruire una verità? Purtroppo sia lui che noi ci dobbiamo rinunciare, fatto sta che lui voleva fare quel che ha fatto. E mi sembra talmente surreale pensare che persone che stavano rischiando la vita dicano "Eccoli, arrivano..."

Credo che si sia ricostruito la sua verità in testa per sopravvivere al rimorso.
__________________
"Oggi è una di quelle giornate in cui il sole sorge veramente per umiliarti" Chuck Palahniuk

Io c'ero
Scoperchiatore è offline   Rispondi citando il messaggio o parte di esso
Old 16-02-2005, 13:52   #27
aleraimondi
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L'Avatar di aleraimondi
 
Iscritto dal: Jul 2004
Città: Milano-provincia
Messaggi: 3099
il rogo di primavalle è forse l'esempio più conosciuto dell'impunità dei delitti comunisti di quegli anni, molto meno conosciuti sono i vari casi di ramelli ed altri, i roghi alle sedi dell'MSI, gli attentati agli esponenti del partito ecc. d'altronde la storia la scrivono i vincitori (come le foibe d'altronde, sconosciute fino a cinque dieci anni fa, e di cui nessun libro di storia aveva mai osato parlare)
vergogna, agli assassini e a coloro che hanno coperto.
__________________
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