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#61 | |
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Bannato
Iscritto dal: Aug 2004
Città: Roma Status:Superutente Messaggi totali:38335 Auto:Fiat Stilo 1.9 MJT Moto:Ducati Sport 900 IE
Messaggi: 1524
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#62 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Aug 2001
Città: Pieve a Nievole (PT), Granducato di Toscana
Messaggi: 7794
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Quel vizio che ti ucciderà non sarà fumare o bere, ma il qualcosa che ti porti dentro, cioè vivere - Twitter
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#63 | |
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Bannato
Iscritto dal: Aug 2001
Città: Berghem Haven
Messaggi: 13528
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Poi sono il primo ad affermare che non so essere pragmatico Domanda x Anakin: Tu acceteresti una coppia eterosessuale in cui uno dei due partner ha scelto volontariamente la sterilità completa (ad esempio una donna che si è fatta legare le trombe di falloppio, magari anni prima dell'incontro fra i due)? Ovviamente lo saprebbero solo i due partner, perchè non hanno l'obbligo legale di dirlo a nessuno, né a preti né a sindaci, quindi la società penserebbe che è tutto "normale" ma invece c'è un tacito accordo. Come la vedresti tu in questo caso? |
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#64 |
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Senior Member
Iscritto dal: May 2001
Messaggi: 992
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Bluelake ma per te oggi la sinistra cos'è?
Con tutto il rispetto, ma persino per uno come me a cui la sinistra non convince, non la si può ridurre solamente a chi è: -di rifondazione -sventola ancora falce e martello -omosessuale -si fa le canne -ha origini cubane -aspetta la fine del capitalismo da un momento all'altro -gioca il 53 sulla ruota di Venezia da 2 secoli |
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#65 | |
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Senior Member
Iscritto dal: May 2001
Messaggi: 636
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Però, va forte quest'auto! |
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#66 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Aug 2001
Città: Pieve a Nievole (PT), Granducato di Toscana
Messaggi: 7794
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Quel vizio che ti ucciderà non sarà fumare o bere, ma il qualcosa che ti porti dentro, cioè vivere - Twitter
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#67 | |
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Senior Member
Iscritto dal: May 2001
Messaggi: 992
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Tornando alla discussione comunque, quella sarà pur UNA sinistra possibile, probabilmente anche numericamente minoritaria, ma non dubito che molti probabilmente la maggior parte della gente che si definisce di sinistra si senta più vicino alle idee di un Prodi un Rutelli o un D'Alema che non a quelle. Del resto, il PCI è stato un partito operaio e chiaramente "etero" perlomeno fino agli anni '80, non so se avete presente il film in cui Pozzetto è un sindacalista del PCI e Ranieri l'omosessuale suo amico.. con i compagni che mandano il Gandhi in viaggio premio a Mosca per "guarirlo" dalla possibilità che gli piacciano i maschi.. Poi naturalmente come su molti altri temi è intervenuto il revisionismo storico e gli ex-comunisti sono diventati il partito della tolleranza e della liberalità.. così come sono sempre stati europeisti, concorrenziali, democratici e tutto il resto.. |
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#68 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Aug 2002
Città: Evangelical Ecumenical Empire
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The World Is My Parish John Wesley|NO Nazist Noglobal Communist Laicist Satanic Legalizations against life and alliances with their defenders..EVIL WILL NEVER BE GOOD! |
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#69 | |
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Senior Member
Iscritto dal: May 2001
Messaggi: 992
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#70 | |
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Senior Member
Iscritto dal: May 2003
Messaggi: 12349
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![]() scherzo, eh
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"Il potere non te lo dà un distintivo, o una pistola. Il potere te lo danno le bugie, grandi bugie e convincere il mondo a parteggiare per te. Se riesci a fare accettare a tutti di quello che in cuor loro sanno essere falso, li tieni per le palle..." |
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#71 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Apr 2000
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http://www.cipoo.net Musica corale di pubblico dominio - spartiti-MID-MP3 Chi cerca conferme le trova sempre. (Popper) |
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#72 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Mar 2001
Messaggi: 1912
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#73 |
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Senior Member
Iscritto dal: Mar 2001
Città: PV Milano Nord
Messaggi: 3851
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ehehehehe
io da bravo destrista.....l'ho giocato solo 2 volte |
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#74 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Mar 2001
Messaggi: 1912
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#75 | |
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Senior Member
Iscritto dal: May 2001
Messaggi: 992
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Errori del passato e riformismo LA SINISTRA CHE SI ASSOLVE di ERNESTO GALLI DELLA LOGGIA È senz’altro un merito importante di Francesco Rutelli, di Piero Fassino e di Walter Veltroni aver cercato negli ultimi tempi - in modi e con argomenti diversi - di ancorare la svolta riformista del loro schieramento al riesame critico (o meglio autocritico) di alcuni nodi irrisolti ereditati dalla storia. Si è trattato, come è noto, della natura della socialdemocrazia e della sua presunta attualità politica, della figura di Craxi non più visto come un nemico giurato, dell’opposizione alla guerra americana in Iraq, del finire con la tragedia delle foibe e il colpevole silenzio dell’Italia ufficiale intorno ad esse. Sarebbe fuor di dubbio una strumentalizzazione grossolana utilizzare questa coraggiosa critica del passato, che è in corso nella sinistra post-comunista e non, per liquidarne l’intera storia; la quale, come quasi tutte le storie, non è fatta certo solo di ombre: come dimenticare ad esempio il ruolo decisivo avuto da quella stessa sinistra nell’Italia repubblicana per difendere la dignità del mondo del lavoro, per ampliare la sfera dei diritti individuali, per far muro contro il terrorismo? Ma ciò non toglie che alla luce dell’oggi quella medesima storia ci appaia - per l’ammissione innanzitutto di tanti suoi eredi - come una sequela certo notevolissima di «errori», di cose decisive non capite, di abbagli e di fraintendimenti colossali. La totale sottomissione a Stalin e la conseguente cecità di fronte allo stalinismo; la lotta all’ultimo sangue contro il Patto Atlantico e gli Stati Uniti; la scommessa sull’impossibilità di sviluppo dell’economia italiana negli anni 50; l’ostilità radicale verso il centrosinistra e verso l’autonomismo socialista fino ad assecondare la scissione del Psiup; l’ostilità altrettanto tenace verso la nascita della Comunità Europea ed i suoi primi sviluppi; la cambiale in bianco rilasciata a tutti i terzomondismi, da Cuba ai khmer rossi, a Menghistu; il compromesso storico; il rifiuto prolungato dell’esistenza degli opposti estremismi; l’avallo dato a non importa quale estensione della spesa pubblica; il rifiuto dello Sme, cioè del primo passo verso la moneta unica europea; l’opposizione all’installazione da parte della Nato degli euromissili in risposta all’escalation della minaccia sovietica; la delegittimazione radicale (e sin dall’inizio) di Craxi e del suo progetto, dipinti come frutto di una «mutazione genetica» verso la destra; la difesa fino alla fine della proporzionale; la polemica prolungata contro il «sionismo»; perfino l’opposizione senza mezzi termini alla guerra per il Kuwait: credo che non ci sia uno solo di questi punti (ai quali se ne potrebbero aggiungere molti altri) a proposito dei quali tra i Ds non ci sia oggi una vasta maggioranza disposta a riconoscere gli errori passati. Ma se ciò è vero per gli esponenti politici di quel partito, sembra molto meno vero per i tanti intellettuali di ogni qualità e competenza che si sono riconosciuti e si riconoscono nella sua tradizione. A differenza del ceto politico gli ambienti intellettuali, infatti, non sembrano per nulla intenzionati a battersi perché il riformismo, una cultura riformista, si faccia strada e metta radici. Riconoscendo per esempio la non piccola parte avuta dalle idee e dalla cultura di cui essi erano innanzitutto i portatori e gli specialisti nel determinare i tanti errori sopra enumerati. Tanto è vero che, fatti salvi alcuni casi assolutamente sporadici, neppure una volta i fraintendimenti, gli abbagli e le scomuniche di cui si è detto furono mai contestati in modo significativo dagli addetti agli studi, dagli uomini e dalle donne della conoscenza e delle competenze; neppure una volta o quasi questi suscitarono alcun vero dibattito. Anzi furono molto spesso proprio loro, gli uomini e le donne delle conoscenze e delle competenze, a levare alta e agitare con più veemenza la bandiera dell’erro re: salvo, per l’appunto, fare mostra oggi di essersene dimenticati. Ma cos’è in fin dei conti che a sinistra ha favorito e favorisce questa duplice fenomenologia dell’abbaglio culturale prima e del rifiuto a riconoscerlo poi? Credo che siano qui all’opera due meccanismi, diversi ma dall’effetto concomitante. Il primo consiste in una evidente eredità del vecchio fondo storicista, proprio dell’ideologia principe della sinistra, cioè del marxismo. È quell’eredità storicista che porta a considerare la politica della sinistra medesima iscritta in una sorta di disegno provvidenz iale dall’immancabile esito positivo. In questa prospettiva anche gli errori più evidenti sono sentiti, e finiscono per apparire, come semplici incidenti di percorso, non in grado di arrestare la marcia verso il successo. Che specie su decisive questioni di analisi gli avversari possano aver radicalmente ragione è escluso dalla promessa di una determinata interpretazione della storia: a che pro dunque darsi pena e chiedersi il perché e magari fare autocritica per errori commessi se questi sono perfettament e riassorbibili e riassorbiti dal corso degli eventi? Da qui a pensare perfino che gli errori stessi possano essere addirittura provvidenziali, il passo è breve, e difatti non poche volte è stato, ed è, compiuto. Il secondo meccanismo culturalmente deresponsabilizzante in atto largamente a sinistra è costituito da quella che potremmo chiamare la ragionevole certezza, per esprimerci alla buona, di «non pagare mai pegno». Infatti la schiacciante sproporzione non solo quantitativa che è esistita e tuttora esiste in Italia nel campo dell’elaborazione delle idee dei suoi addetti tra la sinistra e gli altri, unita ad un forte legame di gruppo, hanno per conseguenza che difficilmente si sarà chiamati a rispondere in sedi culturalmente prestigiose (ciò è decisivo) delle leggerezze, delle analisi sballate, degli insulti gratuiti emessi a suo tempo a voce o per iscritto. Qui come sempre, insomma, la garanzia pressoché certa dell’impunità è premessa decisiva per abbassare la soglia dell’autocontrollo preventivo e per vanificare qualunque obbligo di riparazione successiva. Di fronte a questa abitudine all’assoluzione reciproca e all’impunità non si tratta certo di invocare autodafé da questo o da quello: oltretutto ignorando il peso dei contesti di volta in volta condizionanti nel corso dei decenni. La questione oggi da porre con forza è tutt’affatto un’altra: è quella del discorso pubblico della società italiana su se stessa, del ruolo che vi hanno gli uomini e le donne della cultura e della conoscenza, nonché dei meccanismi e delle responsabilità inerenti a tale ruolo. La questione che si pone, cioè, è quella della qualità della democrazia italiana. Di cui la sinistra è parte troppo importante politicamente perché non lo sia anche intellettualmente: in modo nuovo e spregiudicato anche rispetto al proprio passato. |
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#76 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Oct 2002
Città: Londra
Messaggi: 2470
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Ok ora ho capito meglio quello che intendevi, grazie mille della spiegazione
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Guarda....una medusa!!! |
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#77 |
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Bannato
Iscritto dal: Feb 2001
Città: outside italy
Messaggi: 1214
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Prodi ha espresso la sua posizione, e lo ha fatto senza lasciarsi andare a toni sconvenienti, lo ha fatto in maniera molto sobria e questo rende rispettabile (anche se non condivisibile) la sua esternazione.
Che fra parentesi mi trova anche piuttosto d'accordo... come sono d'accordo che sia piuttosto meglio riconoscere e dare un valore legale alle coppie di fatto, proprio per garantire loro i diritti |
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#78 | |
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Bannato
Iscritto dal: Sep 2001
Messaggi: 3918
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Così come la destra è diventata "americanista" ecc. ecc. i tempi cambiano per tutti non sapevi che hanno chiuso tutti i lager ed i gulag? |
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#79 | ||
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Bannato
Iscritto dal: Sep 2001
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#80 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Aug 2001
Città: Pieve a Nievole (PT), Granducato di Toscana
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