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#3522 | |
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#3523 | |
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#3524 | |
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#3525 | |
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Senior Member
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Sudan Costa d'Avorio Congo Haiti La solita manfrina mangiasoldi dell'ONU
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Addio Pierpo, motociclista. |
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#3526 | |
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Israele mirerà pure ad Hamas, ma finisce quasi sempre col freddare i bambini sparandogli in testa... |
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#3527 |
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Cosa vuole Hamas, tra Egitto e Turchia
Un interessante articolo, tratto da Arab Monitor.
Damasco, gennaio - L'alto esponente di Hamas che abbiamo davanti chiede di poter mantenere l'anonimato, perche' ci racconta cose delicate. Siamo a poche ore dall'assassinio di Saed Siyam nella striscia di Gaza e poche ore ci separano dal vertice arabo islamico straordinario convocato dall'Emiro del Qatar. Il nostro interlocutore ha dormito due ore la notte e i suoi occhi cerchiati e rossi lo gridano a tutti. Ci rivela che non e' l'Egitto che sta negoziando veramente per il cessate il fuoco a Gaza, ma la Turchia: almeno per quel che concerne le richieste del movimento di resistenza islamico. Veniamo cosi a sapere che gli ambasciatori di Hamas hanno ricevuto dall'Egitto non un piano per il cessate il fuoco, ma un diktat: una tregua iniziale di due settimane, per consentire l'ingresso di aiuti umanitari nella striscia, durante le due settimane poi si dovrebbe concordare la tregua di lunga durata. Il Cairo la vorrebbe addirittura di vent'anni, ma non meno di quindici, e pretende che la resistenza firmi una resa incondizionata, rinunciando alla lotta armata, all'addestramento militare dei suoi uomini, alla produzione e all'import di armi. Durante la calma di breve durata, quella di due settimane, non ci sarebbe alcuna apertura dei valichi e anche gli aiuti umanitari ammessi nella striscia sarebbero a discrezione di Egitto e Israele. "Li abbiamo ringraziati, ma abbiamo spiegato che non e' accettabile. Il generale Suleiman (il capo dell'intelligence egiziana) era furibondo, urlava 'Nessuno tra gli arabi puo' dire di no all'Egitto". A che gioco avesse giocato il Cairo a cominciare sin da prima dell'aggressione israeliana (iniziata il 27 dicembre scorso), il nostro interlocutore ci racconta che il 26 dicembre gli egiziani hanno chiesto a Hamas di "alzare bandiera bianca", arrendersi "e noi (egiziani) interverremo presso Israele per garantire la vostra sicurezza personale". Comunque in quello stesso colloquio, svoltosi con degli assistenti del generale Suleiman, gli interlocutori egiziani assicurarono i palestinesi di aver ricevuto da Israele garanzie che nessun attacco militare contro Gaza era all'ordine del giorno. "In queste tre settimane di guerra ci sono stati dei giorni che hanno impedito per periodi di 48 ore l'ingresso nella striscia, attraverso il valico di Rafah, persino delle bombole di gas necessarie per la sala chirurgica degli ospedali. Non solo, ma da una decina di giorni 400 uomini di Mohammed Dahlan (l'ex uomo forte di al Fatah, degli Usa e di Israele a Gaza) sono ospiti di un centro militare egiziano ad Al Arish (capoluogo del Sinai), dove ricevono addestramento dagli egiziani". Il progetto dei Quattrocento e' di rientrare nella striscia di Gaza se non sui carri armati israeliani, con il sostegno del Cairo. Nei giorni scorsi si e' rischiato grosso sulle rive del Nilo, perche' l'Egitto non ha gradito l'operato della delegazione turca presente che ha cercato di lavorare sul piano del cessate il fuoco. Il generale Suleiman ha impedito inizialmente persino che i turchi potessero incontrarsi con i rappresentanti di Hamas, pretendendo di fare lui da messaggero tra le due parti. Poi, Ahmet Davotouglu, il principale consigliere del premier turco Erdogan, ha perso la pazienza e la delegazione di Ankara e' stata autorizzata ad accedere ai palestinesi. "I turchi hanno mostrato un approccio molto pragmatico. Hanno fatto presente a Suleiman che la proposta egiziana e' realisticamente inaccettabile per noi e hanno avanzato delle idee che possono offrire garanzie sia a noi che a Israele. Per esempio, hanno suggerito la presenza di osservatori internazionali direttamente ai valichi assieme a forze palestinesi dell'autorita' di Gaza, che a Rafah, ma solo al valico di Rafah, potrebbero anche essere forze palestinesi miste, cioe' agenti dell'Autorita' nazionale e agenti nostri. Questa presenza internazionale sarebbe diversa da quella degli osservatori Ue a Rafah, anni fa, i quali praticamente prendevano ordini da Israele, che li controllava attraverso dei monitor. Questi agirebbero come un'autorita' autonoma. Sempre i turchi hanno indicato in un anno la possibile durata iniziale del cessate il fuoco. Per noi, queste sono idee accettabili. Consideriamo la Turchia il partner con cui negoziare, perche' ha mostrato molto realismo". Tra le richieste essenziali del movimento di resistenza islamico palestinese per una tregua figurano l'arresto completo e definitivo delle operazioni militari israeliane nella striscia di Gaza, il ritiro immediato delle truppe di invasione, "potrebbero andarsene in due ore", diluito eventualmente in un paio di giorni, la fine dell'assedio imposto all'area, l'apertura di tutti i passaggi di frontiera, primo fra tutti appunto Rafah verso l'Egitto. Chiediamo al nostro interlocutore una valutazione sull'operato di Abu Mazen in questa crisi ? "Vede poco dopo l'avvio dell'aggressione israeliana lo ha chiamato al telefono il segretario generale della Jihad islamica Ramadan Shallah (che vive in esilio in Siria), chiedendogli di fare il gesto e telefonare a Ismail Haniye a Gaza per sapere cosa sta succedendo. Abu Mazen si e' rifiutato. Sappiamo da fonti assolutamente sicure che ieri, quando hanno appreso alla Muqata (la sede di Abu Mazen a Ramallah) che Siyam e' stato ucciso, i dirigenti presenti, e c'era anche Abu Mazen, si sono congratulati tra loro e si sono scambiati dei dolci. Cosa dire a questo punto?". Il mandato presidenziale di Abu Mazen, come capo dell'Anp, e' scaduto il 9 gennaio scorso: "Si, ma nelle condizioni attuali non vogliamo creare un nuovo problema e consideriamo la questione congelata sino alla fine della guerra a Gaza, senza dimenticare che, a conflitto concluso, dovremo pensare alla ricostruzione di Gaza". Il nostro interlocutore ci racconta che l'anno scorso prima del vertice arabo di Damasco l'Egitto ha cercato in tutti i modi di convincere il presidente dell'Anp a boicottare l'incontro, ma Abu Mazen ha replicato "Se non ci vado, al mio posto si siedera' Khaled Meshal (il capo dell'Ufficio politico di Hamas)", presentandosi a Damasco (al vertice straordinario arabo-islamico di Doha, dove Abu Mazen e' stato assente, la poltrona di leader della rappresentanza palestinese e' stata occupata proprio da Meshal). Anche gli europei, che pubblicamente hanno sempre voluto mostrarsi "virtuosi" nell'evitare ogni contatto con Hamas, in queste ultime settimane hanno avuto piu' di un colloquio con il movimento di resistenza islamico palestinese. "Alcuni si sono fatti vivi dicendo che vogliono esprimere la propria posizione a riguardo del fatto che non abbiamo voluto rispettare la tregua. Quando abbiamo fatto presente che la tregua e' stata violata da Israele che non ha mai tolto l'assedio a Gaza, questi Paesi sono svaniti. Ma tre Paesi europei hanno mantenuto i canali aperti e siamo tuttora in contatto con loro. Questi si sono offerti per dare una mano per uscire dalla crisi. Non posso indicarle due Paesi, se non che si tratta di membri dell'Unione europea. Uno di questi e' una potenza, l'altro ha delle ambizioni. La Norvegia e' stato invece il terzo Paese a offrirsi". Pure sul fronte americano emergono dettagli interessanti. L'ex ambasciatore Usa in Israele Daniel Kurtzer, assai vicino al team di Barack Obama, ha avuto due incontri "come privato cittadino" con i dirigenti di Hamas. L'obiettivo degli incontri era "raccogliere delle idee". I due colloqui si sono svolti nella primavera del 2008 e nel novembre scorso, dopo la vittoria elettorale di Obama. Come non ricordare poi che l'ex presidente statunitense Jimmy Carter ha voluto vedere personalmente Khaled Meshal, e non solo lui della direzione di Hamas, sia ad aprile che nel novembre 2008. http://kelebek.splinder.com/post/19619013#more-19619013 |
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#3528 |
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Senior Member
Iscritto dal: Dec 2000
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se fosse confermato certo che stanno messi bene i Palestinesi..........o l'Egitto che si caga in mano solo a vedere la stella di David o la Turchia, alleato e partner militare di Israele..........
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Addio Pierpo, motociclista. |
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#3529 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Aug 2005
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Perche' quando ci sono attacchi, i bambini israeliani vengono mandati nei rifugi, quelli palestinesi vengono usati a mo' di sacchi di sabbia per fermare i proiettili israeliani.Sanno che "l'occidente" condanna queste cose.Vengono usati come arma psicologica.Percio' prima mettono i bambini in prima fila a prendersi proiettili ed esplosioni e poi te li mostrano come vittime degli attacchi di Israele. http://it.youtube.com/watch?v=vH0tEceCe9Y Ultima modifica di Doraneko : 20-01-2009 alle 17:14. |
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#3530 | |
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Bannato
Iscritto dal: Jun 2005
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Sottoponila all'Onu in Nome di Israele ( 22 giorni 1300 assassini 300 bimbi macellati). Vediamo se si può fare qualcosa. fg |
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#3531 | |
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Senior Member
Iscritto dal: May 2006
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Intifada Ribellione palestinese contro l’occupazione israeliana della Striscia di Gaza e della Cisgiordania. L’intifada (“rivolta”) iniziò nel dicembre 1987 nella Striscia di Gaza e si diffuse velocemente nella Cisgiordania; per le sue caratteristiche di partecipazione popolare e con la sua lunga durata, nonostante la dura repressione da parte dell’esercito israeliano, riuscì a riportare all’attenzione internazionale la questione palestinese e ad accelerare la ricerca di una soluzione all’annoso problema della creazione di uno stato arabo in Palestina. L’intifada esordì con massicci scioperi e con atti di disobbedienza civile. I principali protagonisti della rivolta furono i giovani, che contrastarono quotidianamente la presenza dell’esercito israeliano con lanci di pietre (da cui l’altro nome di “rivolta delle pietre” attribuito alla protesta). Inizialmente spontanea, l’intifada fu in seguito coordinata da un Comando nazionale unificato, in cui fu centrale il ruolo dell’Organizzazione per la liberazione della Palestina di Yasser Arafat (all’epoca in esilio in Tunisia), ma non meno importante quello dei nuovi movimenti ispirati al fondamentalismo islamico, quali Hamas (“Entusiasmo”) e Jihad al-islamiya (“Jihad islamico”). Israele rispose dapprima con una severissima repressione, che si rivelò tuttavia inadeguata a fermare la rivolta; in seguito avviò trattative segrete con l’OLP, che condussero agli accordi di Oslo (1993) tra Yasser Arafat e il primo ministro israeliano Yitzhak Rabin. Il bilancio dell’intifada fu pesantissimo, soprattutto per la popolazione palestinese, alla quale la protesta costò, oltre che una devastante crisi economica, più di 2000 morti e più di 20.000 feriti (tra cui centinaia di mutilati); ma anche gli israeliani ebbero molte vittime: i morti furono infatti più di 200 e alcune migliaia i feriti. Il fallimento del processo di pace e la ripresa degli insediamenti israeliani nei territori occupati portò alla fine di settembre del 2000 all’esplosione di una nuova rivolta, chiamata “seconda intifada” o “intifada al-Aqsa” (dal nome della moschea di Gerusalemme nei pressi della quale prese avvio). (Vedi anche Palestina e Israele). "Intifada," Microsoft® Encarta® Enciclopedia Online 2008 http://it.encarta.msn.com © 1997-2008 Microsoft Corporation. Tutti i diritti riservati. © 1993-2008 Microsoft Corporation. Tutti i diritti riservati http://it.encarta.msn.com/encycloped.../Intifada.html Con la Seconda Intifada vi fu una forte ripresa del fenomeno degli attentati suicidi da parte di kamikaze palestinesi, nelle principali città israeliane, in particolare contro luoghi di aggregazione civili come autobus e locali notturni. Questi atti terroristici erano stati già presenti negli anni precedenti ma non avevano ottenuto un significativo consenso politico da parte dell'opinione pubblica palestinese. Gli Israeliani, da parte loro, procedettero a a varie operazioni contro la popolazione civile come la demolizione di edifici e quartieri, nella striscia di Gaza sia in Cisgiordania, una politica di "omicidi mirati" a sfondo politico e battaglie sangiuinose come l'assedio di Jenin. Le cifre della Seconda Intifada, aggiornate al 15 febbraio 2006, parlano di un totale di 4.995 morti di cui 3.858 di parte palestinese e 1022 di parte israeliana. Al 28 settembre 2006, a sei anni esatti dall'inizio della Seconda Intifada, molti mezzi di comunicazione riportarono la cifra di 4312 morti palestinesi e di 1084 morti israeliani. A sette anni dall'inizio i morti palestinesi sono saliti, secondo il Centro Palestinese di Statistica, a 5000 unità. http://it.wikipedia.org/wiki/Seconda_intifada DAL SETTEMBRE 2000 Sono oltre 5.000 le vittime della seconda Intifada GERUSALEMME - La contabilità della morte. In quasi sei anni di Intifada, dalla fine di settembre del 2000, le vittime sono state 5.015, per la maggior parte palestinesi (quasi 4.000). «Questa numero avrà un profondo impatto sulle relazioni tra i due popoli - ha commentato il politologo israeliano Akiva Eldar alla France Presse, che ha calcolato la cifra -. Se moltiplicate cinquemila morti per il numero di parenti, amici e vicini, arrivate facilmente a 100.000 persone direttamente colpite. Gli accordi di Oslo avevano cominciato un processo di normalizzazione, ma a questo punto ciascuna delle due parti diffida dell' altra». «Le violenze, la perdita di dignità e speranza - ha spiegato Yasser Abed Rabbo, membro del comitato esecutivo dell' Olp - hanno portato Hamas al potere. Anche se i muri delle città sono coperti dai ritratti dei martiri, i palestinesi non si sono ancora rassegnati alla morte». Dal settembre del 2000 fino alla tregua del febbraio 2005, Hamas ha organizzato oltre 50 attacchi suicidi in Israele. (10 aprile 2006) - Corriere della Sera Il Servizio statale di informazione della città di Gaza ha riferito che il numero dei caduti per mano delle forze di occupazione israeliana dall’inizio dell’Intifada di Al-Aqsa il 28 settembre 2000, e fino al 31 gennaio 2007 ammonta a 5050. I feriti sono 49.760, di cui 4835 hanno ricevuto le cure sul posto. Il numero di morti tra i minori di età inferiore ai 18 anni sono 937. Quello degli omicidi mirati 481 http://www.forumpalestina.org/news/2...israeliana.htm Correggo, rapporto 5:1 Che ovviamente è stato ampliato notevolmente da questo massacro a Gaza. Ultima modifica di Kharonte85 : 20-01-2009 alle 17:33. |
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#3532 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Aug 2005
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Israeliani:"Se mi rompi le scatole ti sparo" Hamas:"Ok, aspetta che ti mando contro un po' di civili" Ultima modifica di Doraneko : 21-01-2009 alle 02:26. |
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#3533 | |
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Member
Iscritto dal: Feb 2006
Città: Venezia, Bananistan
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Anzi, a me sembra proprio il contrario. E per giunta, il fatto che le riprese durino pochissimi secondi e vengano interrotte senza mostrare il seguito mi puzza... Io ho visto un bambino che viene allontanato in direzione di altre persone adulte che se ne stanno tranquillamente ferme in piedi in disparte, un altro bambino, che sta vicino ad altri che stanno al riparo ed è più esposto di loro, che viene portato via di peso e fino a dove c'erano quelle persone, e chi lo trascina fino a lì, oltre a esseregrande più del doppio di lui, non si copre nemmeno parzialmente col bambino. Tutto fa sembrare che lo abbia portato al sicuro con le altre persone. Le armi poi messe in bella mostra da un esercito occupante dopo le sue operazioni militari contro obiettivi civili hanno la stessa credibilità che possono avere le molotov esibite a Genova o il materiale pedopornografico trovato a Noriega. Ultima modifica di pistacchio89 : 20-01-2009 alle 18:05. |
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#3534 | |
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Senior Member
Iscritto dal: May 2006
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azione violenta condotta da uno stato o da un altro centro di potere per reprimere movimenti di opposizione, di dissenso o di protesta. http://old.demauroparavia.it/92700 Continuiamo ad ignorare la storia e convinciamoci che Israele ha le mani pulite e sia solo una povera vittima. |
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#3535 |
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#3536 | |
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Ah, se ascolti cosa dice le voce sotto si capisce bene. Hamas non ha capito che se Israele deve sparare, bambini o non bambini, spara lo stesso senza problemi. Molti bambini palestinesi, inoltre, vengono equipaggiati con armi o con esplosivi se devono essere mandati a morire. Su Youtube e su Google trovi foto di bambini palestinesi armati di tutto punto e filmati di madri che dicono che sono felici che loro figlio muoia per Allah. Cercando, comunque, si trovano anche filmati di soldati israeliani che mandano avanti civili palestinesi a mo' di "sonda" quando devono setacciare palazzine e centri abitati. Ultima modifica di Doraneko : 20-01-2009 alle 18:52. |
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#3537 |
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Senior Member
Iscritto dal: Aug 2005
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#3538 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Jun 2001
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E per il loro massacro immagino, manco si sarebbero spese troppe parole come in questo caso Si sa che i morti non son tutti uguali vero? |
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#3539 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Jun 2004
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che strana concezione, se ti do uno schiaffo tu ti senti legittimato a prendermi a fucilate. il mondo intero critica la sproporzione dell'azione, tranne la cricca di neocon che aleggia in questa discussione. |
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#3540 | |
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Un po' come per l'iran e il programma nucleare: l'iran non ha ratificato l'accordo sulle ispezioni, quindi gli ispettori dell'aiea non hanno alcun diritto di entrare senza permesso e ci si deve attenere allo standard del tnp. Con buona pace degli usa che non possono accampare la scusa del nucleare per tentare di mettere le mani sul petrolio iraniano e di israele che non può toglersi di torno un vicino scomodo. Inoltre, poichè, come sappiamo tutti, dietro l'iran (e non solo) c'è la cina, sono da escludere anche azioni estemporanee tipo raid aerei e cazzate varie. Cosa ci si vuol fare: sono le convenzioni |
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