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#101 | |
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Senior Member
Iscritto dal: May 2002
Città: Pavia.. a volte Milano o Como...talora Buccinasco! Firenze fino al 15/7
Messaggi: 2143
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la PAsqua è foriera di grosse e inattese novità prendo atto con soddisfazione che la tua posizione è contraria all'esistenza di scuole confessionali private... ottimo ![]() allora è vero che anche a destra si pongono la questione della laicità!
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"Le masse sono abbagliate più facilmente da una grande bugia che da una piccola". (Adolf Hitler) "Se sei bello ti tirano le pietre, se sei brutto ti tirano le pietre. se sei al duomo ti tirano il duomo". (cit. un mio amico )
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#102 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Mar 2003
Messaggi: 744
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#103 | |||
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Senior Member
Iscritto dal: Aug 2003
Città: milano
Messaggi: 14072
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Raggruppo tutto in un solo intervento.
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Abbiamo capito che ti è antipatico e che per te è solo un profittatore che si è inventato l'estremismo islamico (facendone una professione), ma non per questo gli va negata la scorta, col rischio che finisca come Theo Van Gogh (pevbacco, un altro provocatove..davvevo disdicevole, un pò se l'è mevitato..).. No, di Allam c'è n'è uno solo (mi riferisco ai suoi articoli sul corriere)....non ha mai detto che l'Islam in toto è violento e fanatico, ha sempre detto che ci sono delle frange di estremisti che vogliono monopolizzare l'islam con la loro visione fanatica e radicale (velo obbligatorio, divieto di raffigurazioni umane, etc, etc.., giustificazione dei martiri-shahid suicidi, rifiuto di accettare Israele e via dicendo..)...postami un articolo in cui dice che l'Islam in toto è venato dal fanatismo e dalla violenza, altrimenti non ha molto senso discutere così.. Quote:
![]() i musulmani è bene che frequentino le scuole pubbliche, perchè sono quelli che più hanno bisogno di integrarsi e di superare i deficit culturali che si portano dietro.. ^_^ Piuttosto, come mai nel forum (a parte qualche eccezione) si scatta subito sull'attenti quando c'è di mezzo il Vaticano (vedi la Sapienza e la ridicola protesta dei professori a difesa di Galileo) e si chiudono entrambi gli occhi quando si parla di moschee estremiste in Italia? La scuola di Via Ventura (il comune ha cercato di bloccare l'apertura con delle tattiche dilatorie in campo amministrativo) è un progresso rispetto alla pseudomadrassa di via Quaranta, ma non vado come alcuni (che per equità, a mio avviso, finiranno con l'impiccarsi alla corda dei loro principi formali) a dire "evviva la libertà di insegnamento, gli islamici hanno la loro scuola in cui vivono e studiano solo con gli islamici" Quote:
)?Certo che lo è..ma il punto è che non tutto l'Islam persegue un'ermeneutica fondamentalista del Corano e non tutti gli islamici sono "fusei" violenti. Quindi, quale è il punto? (si o no, niente panegirici, che altrimenti mi fai venire il mal di testa )Allam spara cazzate, quando avverte che le moschee italiane sono infiltrate da fanatici? Allam si è inventato il terrorismo islamico? Allam è fissato con l'Ucoi, i Fratelli Musulmani, Yussuf Karadawi e via dicendo? Allam non merita la scorta, anche se ha subito minacce? Allam è un apostata, non è mai stato musulmano (secondo la silloge, frequentando una scuola cattolica uno non può essere musulmano) ed è un baciapile a tradimento? (questa è carina..) Ultima modifica di zerothehero : 24-03-2008 alle 13:08. |
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#104 |
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Bannato
Iscritto dal: Dec 2004
Città: Altrove
Messaggi: 6229
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be dai... per uno che entra ce n'è uno che esce(IO).
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#105 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Mar 2003
Messaggi: 744
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![]() ecco, facciamo in questo modo va.. |
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#106 | |
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Senior Member
Iscritto dal: May 2002
Città: Pavia.. a volte Milano o Como...talora Buccinasco! Firenze fino al 15/7
Messaggi: 2143
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Quote:
![]() sul tema dei diritti civili non si collocano molto più avanti dei talebani
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"Le masse sono abbagliate più facilmente da una grande bugia che da una piccola". (Adolf Hitler) "Se sei bello ti tirano le pietre, se sei brutto ti tirano le pietre. se sei al duomo ti tirano il duomo". (cit. un mio amico )
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#107 | |
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Bannato
Iscritto dal: Sep 2001
Messaggi: 3918
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Non ho mai negato l'esistenza dell'estremismo islamico , bensì sono sufficientemente sveglio ed intelligente da accorgermi di chi amplifica e strumentalizza certi fatti per favorire i propri interessi e quelli del proprio padrone, invece di fare il proprio lavoro,cioè informare nella maniera più obiettiva e fedele possibile dei fatti del mondo i propri lettori. Spero che sia l'ultima volta che utilizzi questo subdolo sistema per denigrare chi , qui nel forum, ha idee diverse dalle tue. Sul concetto della scorta non insisto oltre, il mio ragionamento non l'hai colto oppure hai fatto finta di non coglierlo, pazienza.Eppure mi sembrava semplice da capire. |
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#108 | |||
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Senior Member
Iscritto dal: Aug 2003
Città: milano
Messaggi: 14072
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![]() Quote:
![]() prendi atto che i vari ministri degli interni che sono succeduti in questi anni (per fortuna) la pensano diversamente da te.. Ultima modifica di zerothehero : 24-03-2008 alle 13:19. |
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#109 |
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Member
Iscritto dal: Nov 2004
Città: Vicenza
Messaggi: 297
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Sono contrario al matrimonio dei preti: se fanno figli, siamo finiti. (cit) |
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#110 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Jan 2002
Città: Pelican Bay
Messaggi: 5575
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Il punto è che un conto è discriminare sulle interpretazioni autentiche (visto che si parla di ermeneutica è da intendersi in tal senso il termine) un conto è minarne la fonte del senso. Ne risulterebbe non solo l'inautenticità (anche qui in senso ermeneutico) delle varie interpretazioni (violente o meno) ma pure del discorso moderato su di esse da un punto di vista interconfessionale. E io in questo panegirico ci vedo molto del concetto di Verità ratzingeriano. E non solo io, pure Magdi Allam, visto che lo dice lui stesso. E' questo che non mi piace non la condanna dei fondamentalismi peraltro ottenibile anche senza il discorso di sopra.
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"A pessimist is someone who is waiting for it to rain. But I'm already soaked to the skin." L. Cohen. |
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#111 | |
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Bannato
Iscritto dal: Sep 2001
Messaggi: 3918
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#112 |
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Bannato
Iscritto dal: Sep 2001
Messaggi: 3918
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Per chi ha tempo e voglia, consiglio la lettura del seguente:
Magdi Allam, il pinocchio d'egitto. Magdi Allam: il pinocchio d'egitto IL PINOCCHIO D'EGITTO di Valerio Evangelisti Diciamoci la verità. La Repubblica è nel giusto, quando va fiera della qualità dei suoi corrispondenti di guerra in Iraq. Non ci sono solo Bonini & D’Avanzo, capaci di descrivere in ogni dettaglio una serie di insurrezioni a Bassora che la gente del luogo non ha notato (forse perché distratta dalle bombe). C’è anche un intellettuale vero, per di più egiziano: Magdi Allam. Sociologo, scrittore, opinionista, una passione sfrenata per la verità. Cosa si vuole di più? Non è un caso se, ogni volta che un TG ha bisogno di un parere competente, interpella lui. Febbrile, emaciato (si capirà dopo perché metto in rilievo queste caratteristiche fisiche), è garanzia vivente di informazione sicura e di valutazione ponderata. Nessuno potrebbe scambiare Magdi Allam con uno di quegli scalzacani intenti a bombardarci con quelle che Stefano Benni (sul manifesto del 5 aprile) chiama le “bombe al panzanio”. Allam è autore di libri e saggi di notevole valore scientifico. L’ultimo, appena uscito, si intitola Saddam, storia segreta di un dittatore (Mondadori, 2003). Non voglio anticipare troppo di questo libro, che si legge con sbalordimento crescente via via che si procede. Magari gli dedicherò una recensione apposita. Però un breve commento si impone, per capire la coerenza dell’Allam saggista con l’Allam reporter. Anzitutto il libro ha una peculiarità che lo differenzia da tanti altri: la bibliografia (contenuta nelle note). E’ forse la più breve che la saggistica abbia mai conosciuto: due sole facciate, roba da Guinness dei primati. In tre capitoli su sette, poi, si fonda su un semplice articolo di giornale. Memorabile la base documentaria del secondo capitolo, che non ha che un’unica fonte: un pezzo su Gente intitolato Sono stata per trent’anni l’amante di Saddam. Mai avevo visto Gente divenire fonte di uno studio storico e psico-sociologico. Siamo di fronte a una vera svolta nella metodologia delle scienze sociali. Non provo nemmeno a riassumere il contenuto del libro. Dirò che tesi di fondo dell’autore è che Saddam Hussein sia diventato cattivo a causa del nome (che vorrebbe dire “disgrazia”) e per via della madre che lo maltrattava. Le dimensioni di questa cattiveria le scopriamo con orrore già a pagina 7: “Un suo ex compagno di scuola ha ricordato che Saddam rubava la merenda dei bambini. Se loro tentavano di riprendersela attaccandolo in più di uno, lui buttava il cibo per terra e lo calpestava con il piede”. Terribile. Il resto è un crescendo drammatico: Saddam che sorride in pubblico ma sta serio quando è solo, Saddam che detesta portare gli occhiali e che si tinge i capelli, Saddam che è un donnaiolo impenitente ecc. Non mancano i dati d’altro tipo, ma sempre accompagnati da un’insistita analisi fisionomica, e sorretti da pochi articoli di giornale. Magdi Allam opera così una felice sintesi tra la storiografia di Svetonio e la sociologia di Lombroso. Il risultato non servirà molto all’analisi di una dittatura, però non può essere tacciato di mancanza di coraggio: era da più di un secolo che non si leggeva roba del genere. Ma a questo punto è il Magdi Allam corrispondente dall’Iraq che aiuta a spiegare il Magdi Allam sociologo. Emerge infatti il motivo della sua passione per la fisionomica. Fin dal primo giorno di guerra, il suo problema è soprattutto uno: individuare sotto quali panni si nasconda effettivamente Diabolik… pardon, Saddam. Ecco dunque che subito ci avverte: “Dalla sua mente diabolica è nata l’idea di rimodellare chirurgicamente e psicologicamente tre uomini per farne dei sosia” (La Repubblica, 20 marzo 2003; d’ora in poi riporterò solo la data, perché il giornale resta lo stesso). Cavolo, un Frankenstein moderno! Da questo momento, ci si può aspettare davvero di tutto. Non bisogna attendere troppo. Passa un solo giorno e Saddam Hussein appare in Tv. Magdi Allam è lì che spia ogni suo tratto somatico: “Potrebbe essere proprio lui il vero Saddam Hussein. (…) Mostra i tratti appesantiti di chi fa una vita sedentaria nel chiuso della clandestinità a cui si è auto-relegato. Il volto gonfio e il corpo flaccido tradiscono l’uso costante del litio, che serve a regolare l’umore nei soggetti colpiti da crisi maniaco-depressive” (21 marzo 2003). Una frase del genere scatena istintivi sospetti circa il volto gonfio e il corpo flaccido di Luttwak o di Giuliano Ferrara. Così come una successiva li indirizza addirittura su Silvio Berlusconi, su Schifani e su metà del parlamento italiano. “Si sa che [Saddam] si tinge i capelli. Imitare la pettinatura di Saddam, la sua scriminatura a sinistra, è diventata una testimonianza di fedeltà al regime”. Mi figuro Magdi Allam intento a interrogare, dopo i farmacisti che vendono litio, barbieri e parrucchieri, per scoprire le perversioni del rais. Oppure a riguardarsi per ore, su uno schermo enorme, il filmato di Saddam che parla, fino a scoprire il dettaglio che nessuno aveva notato: “Ieri i baffi di Saddam tradivano dei tratti bianco-grigi che in altri tempi e altrove non compaiono”. Perbacco, questo sì che è fiuto. Un dettaglio veramente inquietante, in un uomo di 66 anni dalla peluria vistosamente tinta. Però Saddam Hussein, nelle immagini, portava gli occhiali, e dagli studi attenti di Magdi Allam sappiamo che detesta farlo. Come essere certi che fosse davvero lui? Per fortuna che c’è il litio rivelatore che lo gonfia. Che sia benedetto. Altrimenti la confusione sarebbe massima, con due sosia creati ad arte col bisturi e messi in giro. Sherlock Allam ne individua il primo in una riunione al vertice di poco successiva. “Questo primo sosia di Saddam è decisamente più giovane: esibisce la folta capigliatura nera, spiccano i folti baffi neri e non porta gli occhiali. Ma soprattutto sorride”. Perché mai non dovrebbe sorridere? La risposta di Magdi è immediata: “Si sa che durante l’infanzia Saddam ha maturato un profondo sentimento di solitudine e di diffidenza nei confronti del prossimo, al punto di fargli esclamare: ‘ero padre e madre di me stesso’!”. Argomento incontrovertibile, se non fosse che nel suo libro Allam dice che Saddam Hussein non sorride mai da solo, mentre sorride in compagnia. Però, in fondo, è una contraddizione minore. Allam avrà semplicemente saltato, mentre scriveva il suo saggio, la pagina di Gente che la spiegava. Capita anche ai migliori talenti. Sta di fatto che, posta la tripartizione dei Saddam, ne resta un terzo da individuare sotto la complicata chirurgia plastica. Fortuna che abbiamo Magdi Allam che ci guida alla verità: “(…) Ci pare più credibile il secondo sosia che è comparso nel corso della recente intervista a Dan Rather della Cbs. Questo terzo Saddam non sorride. E’ irascibile e scontroso. Sono tratti comportamentali che combaciano con quelli del vero Saddam. Ma basta mettere a confronto le due foto per rendersi conto che il Saddam di ieri è una persona diversa dal Saddam intervistato da Dan Rather. Quest’ultimo è inequivocabilmente più asciutto e più snello”. Mi metto nei panni dell’infelice secondo sosia di Saddam Hussein. Costretto per un colloquio di un’ora a imitarne la voce (ma forse la chirurgia di cui è stato vittima ha riguardato la laringe). Costretto per la stessa durata a enunciare i medesimi concetti che avrebbe esposto il rais. Non mi consola dalla pena il fatto che Magdi Allam, alcuni giorni dopo, riveli la verità: i cloni pronunciano discorsi già registrati in precedenza. Il compianto diventa anzi maggiore. Pensate al povero secondo sosia che deve apprendere a muovere le labbra in sintonia con la registrazione. Pensate agli sforzi per convincere Dan Rather a porre le domande nella successione giusta, salvo obbligare il sosia a movimenti labiali sfasati (che certo gli costerebbero la vita, o il pestaggio della merenda) oppure a risposte balorde. Mi fermo qua. Anticipo solo, della prossima puntata, che praticamente ogni reportage dall’Iraq e dintorni di Magdi Allam, sosia a parte, risulta smentito dai fatti addirittura poche ore dopo che l’ha scritto. Cosa importa? Quando si tratta di difendere una “Guerra Occidentale” con le maiuscole, sotto le apparenze di una falsa obiettività “pacifista”, La Repubblica non si discosta troppo da Libero e da altri giornalacci. Ben venga, dunque, il Pinocchio d’Egitto con le sue amenità lombrosiane. Come dicono gli odiati francesi? A la guerre comme à la guerre. IL PINOCCHIO D'EGITTO (Seconda parte: i boia) di Valerio Evangelisti Certo, dispiace un poco criticare (benevolmente, sia chiaro: come fa Striscia la notizia con Alda D’Eusanio) un intellettuale del livello di Magdi Allam. Dispiace perché si tratta di un perseguitato politico, ricercato da poteri forti e temibili. Lo narra lui stesso nella prefazione al suo libro davvero imperdibile, Saddam, storia segreta di un dittatore, alle pagine 4 e 5. E’ il 1990, e Allam fa uscire su La Repubblica un suo pezzo contro Saddam Hussein. Ciò che accade dopo è drammatico. Anzitutto il giornale riceve un fax minatorio con l’intestazione dell’ambasciata irachena. Non è firmato, e ciò significa, secondo Allam, che chi lo invia è lo stesso governo dell’Iraq. E’ l’inizio di una crisi di portata, se non mondiale, quanto meno regionale. Infatti, subito dopo il fax anonimo, l’ambasciata dell’Iraq convoca tutti gli ambasciatori a Roma dei paesi della Lega Araba per discutere il caso Magdi Allam. Miracolo, tutti quei diplomatici si affrettano ad abbandonare inutili incartamenti sui conflitti in corso e sulle guerre imminenti per accorrere all’ambasciata irachena. Ma miracolo ancora maggiore è che la centralità palese dell’emergenza Allam provochi l’immediato superamento dei dissidi all’interno della Lega Araba. Sauditi e palestinesi, libici e kuwaitiani, siriani e libanesi, per una volta uniti, pendono dalle labbra dell’ambasciatore dell’Iraq ed emettono la sentenza: Magdi Allam sarà d’ora in poi boicottato in ogni paese arabo. O almeno così lui racconta. Non vedo motivo per non credergli. E’ evidente come, scoppiata l’attuale guerra anglo-americana contro l’Iraq, La Repubblica invii da quelle parti (per la precisione in Kuwait) il giornalista che tredici anni prima, con un solo articolo, fu capace di suscitare reazioni più isteriche che Emile Zola col suo J’accuse. Ottima scelta. Come ho già scritto nella prima parte di questo articolo, Allam è l’unico che si sa districare tra la folla dei sosia di Saddam Hussein: ormai li distingue a fiuto l’uno dall’altro. Inoltre, possiede notizie che nessun altro ha, in nessuna parte del mondo. Lasciamo perdere l’incidente del 22 marzo (le date che indico d’ora in poi riguardano i numeri de La Repubblica), quando Allam annuncia la resa dell’intera 51^ divisione dell’esercito iracheno a Bassora, generale in testa. Si tratta di una bufala diffusa dal comando alleato, e largamente ripresa da tutta la stampa. E’ ben vero che Allam, avvezzo alla fisionomica lombrosiana, descrive l’ “atteggiamento dimesso” e gli “occhi persi” dei prigionieri, leggendovi lo scontento diffuso verso Saddam Hussein. Ammette onestamente di avere notato tutto ciò mentre guardava la Tv. Sappiamo già, dalle cronache di Bonini & D’Avanzo, che guardare bene la Tv è uno dei compiti fondamentali del corrispondente di guerra. Allam si limita a guardarla con più acume. Il vero Magdi Allam, quello che amo, emerge il giorno successivo. La televisione irachena ha mostrato le foto di cinque marines catturati, e di altri morti e accatastati. E’ a questi ultimi che si dedica Allam, con una descrizione di grande efficacia scenica: “Un’intenzionale esibizione di brutalità. I volti sfigurati, la fronte dilaniata dal colpo di grazia appena sparato, i corpi gettati sul pavimento in mezzo a pozze di sangue, il pantalone abbassato in segno di sfregio”. In effetti, le foto mostrano che alcuni dei marines hanno i calzoni semiabbassati, come se li avessero... tirati per i pantaloni. Infatti sono chiaramente stati accostati l’uno all’altro. Ma ciò ha poca importanza. Quel che conta è il “colpo di grazia”. Bisogna attendere il 27 perché Magdi Allam ci spieghi la dinamica dei fatti, in un articolo intitolato I marines giustiziati dai plotoni della morte. La prima frase è già rivelatrice: “L’ordine di Saddam è perentorio: ‘Uccideteli!’”. In effetti è perentorio, però non è riferito ai marines prigionieri: è tratto da un discorso in cui Saddam Hussein incitava gli iracheni alla resistenza. Ma poco importa a Magdi Allam, che citando il New York Times, che a sua volta cita imprecisate fonti del Pentagono e della Casa Bianca, dice che “probabilmente quei soldati sono stati giustiziati di fronte a un plotone d’esecuzione improvvisato sul luogo della cattura. Un macabro spettacolo offerto alla cittadinanza come esempio da seguire e come monito a tutti coloro che dovessero nutrire simpatie per gli americani” (chiaramente una folla: siamo nel giorno successivo alla prima strage in un mercato di Baghdad). Si noti quel “probabilmente”: rende dubitativa la prima frase, ma la seconda è già assiomatica. Non parliamo della terza: “Si tratta del primo caso di giustizia sommaria ai danni degli americani in questa guerra”. Benissimo. Adesso il quadro è chiaro. Gli americani vengono allineati davanti a un plotone d’esecuzione, al cospetto della cittadinanza o di una sua significativa componente. Ai sopravvissuti alla fucilazione viene sparato in mezzo alla fronte, da distanza sufficiente a fare un foro senza spaccare il cranio. Poi ai morti vengono calate le brache, per il sollazzo generale. Ma qui i plotoni della morte devono avere davvero fretta, perché dimenticano di slacciare le cinture. Dalle foto si vede, infatti, che le vittime hanno ancora la cinghia. A quel punto i boia rinunciano a scoprire del tutto natiche e pudenda. Disperdono la folla, che ha già avuto la sua buona lezione, e fotografano i corpi. Assolutamente lineare. Nei giorni successivi, tuttavia, si rinuncerà a sostenere la tesi dei marines uccisi dopo la cattura (anzi, Lilli Gruber mostrerà la scena di alcuni marines che uccidono due iracheni prigionieri stesi al suolo, senza peraltro dare troppo peso alla faccenda). Anche perché interviene nel frattempo il caso di Jessica Lynch, che faceva parte dello stesso gruppo di marines uccisi o catturati. La si scopre viva in un ospedale, sottoposta a cure mediche. Certe Tv statunitensi sosterranno per un poco che l’ospedale era in realtà una camera di tortura (in effetti, ogni ospedale iracheno può oggi apparire tale), mentre la stampa scandalistica dirà che era stata tenuta in vita solo per essere violentata a ripetizione dalle “scimmie”. Anche questo, però, viene accantonato in fretta, per paura del ridicolo. Chi resiste impavido sul fronte della verità è il corrispondente più coraggioso: Magdi Allam. Non è un caso se l’intera Lega Araba lo odiava tanto. Prima di passare alle sue nuove rivelazioni, però, soffermiamoci ancora un istante sui plotoni della morte. Cosa siano, Allam lo descrive con tremenda efficacia, da uomo bene informato dei fatti: “A Baghdad, a Bassora e nei grandi centri urbani la Guardia Repubblicana ha costituito dei plotoni di esecuzione che giustiziano all’istante chiunque sia sospettato di tradimento. Senza nessun processo ma con tanti testimoni. Perché l’obiettivo non è tanto di uccidere il singolo ma terrorizzare la comunità. A sparare insieme ai militari deve esserci un parente della vittima prescelta”. Mio Dio, è orribile. Pensate alla scena atroce del padre, dello zio, del figlio, del cognato costretti a sparare sul congiunto. Pensate al tempo perso a rintracciare, come è d’obbligo, qualche parente della vittima. Pensate all’altro tempo sprecato per cercare di radunare un numero congruo di testimoni. Forse è per questo che non si è ancora avuta notizia di un solo episodio simile. La burocrazia di Saddam Hussein dev’essere tutta sguinzagliata nell’adempimento delle formalità previste dalle procedure di esecuzione. Magari suoi agenti sono attualmente negli Stati Uniti alla ricerca di parenti dei marines uccisi o da uccidere, da coinvolgere in qualche modo nel misfatto (e, visto che ci sono, forse ne approfittano per seminare antrace: tout se tient, direbbero i maledetti francesi). Ma il vero colpo di grazia Magdi Allam lo infligge ai suoi lettori con una frasetta finale del suo articolo, anticipatrice di una tesi su cui si soffermerà più volte nei giorni seguenti: secondo lui, Bush ha deciso “di non ingaggiare lo scontro militare dentro le città per evitare un bagno di sangue tra i civili”. Ehm, ci vuole un certo coraggio per scrivere una cosa simile lo stesso giorno della prima strage al mercato di Baghdad. Seguiranno le bombe a frammentazione (fatte apposta per salvaguardare i civili), l’abbattimento di interi quartieri popolari, l’eccidio di bambini a Hilla, fino all’assassinio di alcuni giornalisti. Commuove, in mezzo a tanto sangue, l’impegno sostanzialmente umanitario di George W. Bush. Manca poco che Magdi Allam proponga per lui il premio Livio Tempesta della bontà. E manca poco che allo stesso Allam tocchi il premio I Figli di Geppetto per l’informazione onesta e obiettiva. Il bello però deve ancora venire. Lo si leggerà nella terza e ultima puntata. Preparatevi a ridere. IL PINOCCHIO D'EGITTO (Terza parte: San Remo) di Valerio Evangelisti Devo scusarmi con i quattro lettori di Carmilla On Line. Avevo promesso uno studio su Magdi Allam limitato a tre puntate. Purtroppo la materia mi è esplosa tra le mani e devo estendere gli episodi a quattro. Ne sono desolato. Considerate, però, che le videocassette de Il giornalino di Giamburrasca, con Rita Pavone, sono altrettante. Non mi direte che Magdi Allam non merita uno spazio pari a Rita Pavone, o a Giamburrasca. Se non altro, è molto più divertente. Mi permetto di ribadirlo per la terza volta. Non si comprende il Magdi Allam cronista di guerra se non si prendono le mosse dal Magdi Allam saggista, sociologo e frenologo, per usare un termine antiquato. Il primo potrebbe essere scambiato per un semplice contafrottole, solo molto più fantasioso dei colleghi. Il secondo ci permette invece di capire come quella che sembrerebbe pura menzogna spudorata e un po’ bislacca sia invece il frutto di un progetto culturale di ampio rilievo. Torniamo dunque all’impagabile opera di Magdi Allam, reperibile in qualsiasi libreria, intitolata Saddam. Storia segreta di un dittatore. Leggiamone un brano. E’ riferito alla madre di Saddam Hussein, Sobha, e alla sua sconfinata cattiveria, trasmessa al figlio: “Quando una delle sue figlie incinte fu colta da febbre alta, venne trasferita in una clinica privata diretta da un illustre professore. Sobha lo fermò nel corridoio e, davanti a tutti gli altri medici, gli urlò in faccia: ‘Figlio di puttana, se mia figlia muore, erigerò la forca fuori dell’ospedale e ti impiccherò!’ Il professore svenne sull’istante” (p. 18) L’episodio è inquietante perché dimostra, oltre alla perfidia di Sobha, la scarsa fibra dei chirurghi iracheni. Ma adesso mi rivolgo a chi conosce l’inglese, e lo prego di leggere questo brano: “When one of Subha’s married daughters had a problematic pregnancy and came down with a high fever, the daughter was taken to a private hospital for women in Baghdad, headed by a prominent gynaecologist. After the doctor had examined the woman, Subha stopped him in front of several members of the hospital staff standing in the corridor and screamed: ‘You son of a bitch, if my daughter dies, I will erect your gallows outside your hospital and hang you!’. The man fainted.” Qualcuno si chiederà se il prezioso studio di Magdi Allam sia stato già tradotto negli Stati Uniti o in Inghilterra. No, anche se sicuramente accadrà tra breve. Il secondo brano è leggibile a pag. 37 del volumetto di Judith Miller e Laurie Mylroie Saddam Hussein and the Crisis in the Gulf, Times Books-Random House, New York-Toronto, 1990. Plagio! diranno i maligni, specie dopo avere constatato che tutto il saggio di Magdi Allam è costellato di prestiti forzosi da quell’aureo libretto, non evidenziati né da virgolette, né da indicazioni del numero di pagina (salvo un caso che dirò). Invece i maligni si sbagliano. Prima di denunciare la loro malafede, è però bene chiarire la natura dell’opera di Judith Miller (una giornalista) e di Laurie Mylroie (una ricercatrice). Non si tratta di un testo con pretese scientifiche, bensì di un classico instant book partorito in fretta e furia mentre stava iniziando la prima guerra del Golfo. Utile perché riporta, in appendice, le denunce di Amnesty International contro le violazioni dei diritti umani commesse in Iraq; ma, per il resto, quasi inservibile poiché privo di indicazioni delle fonti che non siano a dir poco generiche: “un testimone racconta”, “secondo una segretaria di Saddam”, e così via. L’accusa a Magdi Allam di avere copiato interi paragrafi di un libro-bidone non sta in piedi perché, paragonando i due brani riportati, si nota facilmente che ha tolto dall’originale alcune frasi, mentre in altri casi ne aggiunge. Vale per lui la difesa dei cantanti che, a ogni festival di San Remo, sono accusati di plagio da Striscia la notizia: se l’ispirazione è comune, la limitatezza del fraseggio musicale obbliga a esprimersi nella stessa maniera. Allam è dunque salvo. Conferma la sua innocenza l’unico caso in cui, nel suo libro, Allam cita come fonte il pamphlet di Miller & Mylroie. Siamo alle pagine 17-18 del saggio di Allam (36-37 dell’altro libro). Vi si narra un episodio spaventoso. Hussein è già al potere. Un suo compaesano, il generale Omar Al-Hazzah, si intrattiene con un’amica senza sapere di essere spiato. Le confida di essere stato a letto con la madre di Saddam, la perfida e corrotta Sobha. Quando il dittatore ha in mano la registrazione, la reazione è inattesa. Raduna un’assemblea dei clan di Tikrit e fa ascoltare a tutti il nastro registrato (già allora ci teneva alla discrezione sulle beghe familiari, e alla tutela dell’onore della madre). Poi scoppia a piangere davanti a tutti e grida: “Che cosa pensate che meriti un uomo così?” Che cosa meriti lo sa benissimo. Ce lo spiega Magdi Allam (che, nel corso del suo saggio, tornerà altre due volte sull’episodio): “Il generale Al Hazzah e suo figlio, un ufficiale della Guardia Repubblicana, furono giustiziati. L’amante del generale fu impiccata e le loro case furono rase al suolo. La condanna a morte del figlio del generale rientra nell’ambito della ‘responsabilità oggettiva’ del crimine che contempla l’estensione della condanna ai familiari del colpevole.” A questo punto, Allam rinvia finalmente al volumetto di Miller & Mylroie. Dove peraltro, pur nell’ambito di una traduzione quasi letterale, l’ultima frase non figura. Ma ce ne sono altre, che Magdi Allam ha aggiunto di propria iniziativa, facendole un po’ arbitrariamente rientrare nella stessa fonte. Per esempio, le due autrici americane dicono che Shoba godeva di cattiva fama, rispetto ai costumi di Tikrit, perché pretendeva di essere l’unica moglie, rispetto alle quattro concesse al marito. Magdi Allam, forse giudicando (non a torto) insufficiente questa accusa di immoralità, aggiunge di suo pugno: “Di fatto la povera donna sbarcava il lunario prostituendosi”. E più sotto, quando Saddam Hussein fa ascoltare il nastro registrato ai clan di Tikrit e scoppia a piangere, ne spiega la ragione: “La verità sulla professione infamante della madre sconvolse Saddam profondamente”. Impariamo dunque che Saddam Hussein non aveva ascoltato prima il nastro che stava per fare udire a cani e porci. Sorprendente. Ma quello che emerge con sicurezza è che Magdi Allam considera Saddam Hussein un “figlio di puttana”, e vuole dimostrarlo oltre l’insulto, sul piano pratico. Be’, perché no? Anche Svetonio, storico repubblicano, inventava non importa cosa a danno degli imperatori che detestava. Che c’è di male, se la causa è giusta? E’ questo il tratto comune tra l’Allam corrispondente di guerra e l’Allam scienziato sociale: l’espressionismo. Nel senso che, quando il fatto in sé è scarno, viene arricchito di dettagli immaginari o dubbi, per lo più grotteschi o da incubo. E questo è un servizio reso alla verità, in quanto l’evento si trova così immerso in un’atmosfera che lo valorizza, superando la banalità monodimensionale della cronaca e della storia. Allam apre un varco all’emotività, e dunque a una storiografia profondamente umana, in cui gli stati d’animo hanno un ruolo prioritario rispetto al fatto, che a quel punto può anche essere totalmente fasullo. Allam, più che storico, è pittore. Ma torniamo alla precedente interpolazione di Magdi Allam, quella relativa alla “responsabilità oggettiva” del crimine che estende la punizione al parentado. Il giornalista canadese David Baran ha di recente messo in dubbio, proprio in nome di quella legge, che l’assassinio del generale Al-Hazza, di suo figlio, dell’amante del primo ecc. abbia mai avuto luogo (D. Baran, L’imagination débridée des experts en “irakologie”, in Le Monde Diplomatique, aprile 2003). Infatti i due nipoti di Al-Hazza mantennero i loro incarichi di governatore e di comandante dell’esercito. Io però sto dalla parte di Magdi Allam, che ai miei occhi ha avuto un torto solo: quello di credere che l'instant book a cui ha attinto con tanta generosità, introvabile nelle biblioteche, non fosse stato letto da nessuno. Senza considerare che un tizio – per ipotesi, il sottoscritto – avesse potuto vederlo nell’edicola di una stazione nel 1990 e, incuriosito, comperarlo. Per poi provare tredici anni dopo, nel leggere l’ultima fatica di Magdi Allam, una deliziosa sensazione di déjà vu. IL PINOCCHIO D'EGITTO (Quarta parte: Allam contro Allam) di Valerio Evangelisti Ci si sente sempre un po’ imbarazzati davanti a Magdi Allam. Quel diavolo d’un uomo sa sempre cose che nessun altro conosceva. E, generosamente, distilla le sue rivelazioni come se ce le sussurrasse all’orecchio, dopo che qualcun altro le ha bisbigliate a lui. Prendiamo La Repubblica del 17 aprile. Due giorni prima è stato arrestato a Baghdad Abu Abbas, leader del Fronte per la Liberazione della Palestina: il gruppo responsabile, nell’ottobre del 1985, del sequestro dell’Achille Lauro. Tutto, in teoria, era già stato detto; ma ecco che Magdi Allam ci stupisce con una verità in più, ignorata da ogni altro commentatore al mondo. “Quello che non è mai emerso dalle cronache è il legame segreto che c’è tra Saddam e l’Achille Lauro. Nel 1985 gli iraniani erano riusciti a occupare la penisola di Fao. La morsa dei Pasdaran di Khomeini tornava a stringersi attorno a Bassora e lungo la direttrice per Baghdad. Saddam aveva bisogno di creare una cortina fumogena che gli consentisse di riutilizzare le armi chimiche in modo massiccio. Il sequestro dell’Achille Lauro gli offrì il pretesto. Catturò l’interesse dell’opinione pubblica internazionale e Saddam poté gasare indisturbato decine di migliaia di soldati iracheni”. In effetti, tutto ciò non è mai emerso. Reticenza dei commentatori? Scarsa informazione? Di sicuro i rivali di Magdi Allam non sospettavano nemmeno un intrigo del genere. E, fino a qualche mese fa, forse non lo sospettava nemmeno Allam, che infatti nella sua opera capitale Saddam. Storia segreta di un dittatore così scrive: “Le cose cambiarono quando nell’aprile 1987 gli iraniani, dopo avere occupato nel febbraio 1986 la penisola di Fao, riuscirono ad arrivare fino a un solo chilometro da Bassora” (pag. 193). Errore di stampa? No. La fonte cui Magdi Allam attinge costantemente, attraverso riassunti o trascrizioni letterali, vale a dire il già citato instant book di Judith Miller e Laurie Mylroie, data anch’essa la conquista iraniana della penisola di Fao (un episodio cruciale nella guerra Iran-Iraq) al febbraio 1986 (pag. 121). Cinque mesi dopo il sequestro dell’Achille Lauro. Però Magdi Allam (quello che scrive su La Repubblica: è bene cominciare a distinguere, poi si vedrà perché), oltre ad anticipare all’anno precedente la presa della penisola, dice che il sequestro della nave servì a deviare l’attenzione dall’uso dei gas da parte dell’esercito iracheno. Ora, tale uso è comunemente fissato al 1988 (eccidio nella cittadina curda di Halabja: 16 marzo), con un solo possibile precedente nell’aprile 1987 (Shayk Wisan). Tutto ciò si legge a pagina 156 del libro di Magdi Allam. Ne consegue, volendo cercare una qualche coerenza in tutto ciò, che nel 1985 Abu Abbas sequestrò l’Achille Lauro per deviare l’attenzione da un uso dei gas che Saddam Hussein avrebbe fatto nel 1987-88, a seguito di una sconfitta subita nel 1986. Verrebbe da lodare la preveggenza di Abu Abbas, o la sua capacità di distrarre l’attenzione dell’opinione pubblica internazionale per tre anni consecutivi, col sequestro di una nave risolto in pochi giorni. Mm, ho idea che non regga tanto. A denti stretti, devo ammettere che se problema c’è, forse riguarda Magdi Allam e le sue “rivelazioni”, che hanno l’aria di essere un tantino incoerenti. Vengono in mente varie ipotesi esplicative: 1) Magdi Allam è un bugiardo spudorato, capace di distorcere qualsiasi evento pur di infangare il detestato Saddam Hussein, come se questi ne avesse ancora bisogno; 2) sotto uno stesso nome operano due personalità distinte, e una scrive il contrario di ciò che scrive l’altra; 3) Magdi Allam è un poeta e un artista, e come tale rimodella la realtà a piacere, a fini di godimento letterario. E’ chiaro che scarto con sdegno la prima ipotesi. Non si può trattare da spacciatore di vergognose patacche un intellettuale riverito da tutti i media italiani, e che scrive nientepopodimeno che su La Repubblica. Chi ha seguito pazientemente queste mie considerazioni sa che l’ipotesi che favorisco è la terza. Ora, però, mi vengono dei dubbi. Specie dopo avere visto, otto giorni fa, Magdi Allam parlare (con Carlo Panella, altro eccellente biografo di Saddam Hussein) in diretta dagli studi Rai di Roma, e avere letto lo stesso giorno, i giorni precedenti e quelli successivi sue corrispondenze provenienti da Kuwait City. Che di Magdi Allam ne esistano più d’uno? Che il nostro si serva di sosia, per sottrarsi alle minacce omicide di quella Lega Araba che, a suo dire, lo perseguita da un ventennio? Qui devo nuovamente scusarmi con il lettore. Le quattro puntate che avevo messo in preventivo diventano cinque. Abbiate pazienza: nella prossima si parlerà di paracadutisti cha saltano dall’orlo della vasca da bagno e di fumigazioni di massa. Più si esplora Magdi Allam, più si trovano argomenti succulenti. Dopo chiudo, lo prometto. IL PINOCCHIO D'EGITTO (Quinta parte: I parà) di Valerio Evangelisti Eccoci all’epilogo. E’ con un po’ di tristezza che mi congedo da Magdi Allam e dalle sue colorite fantasie, capaci di conferire alla guerra all’Iraq la stessa aura onirica e folle di cui Fellini sapeva rivestire, al cinema, la Rimini natale o la Roma antica. Abbiamo vissuto grazie ad Allam, sulle pagine de La Repubblica, un episodio bellico che poco aveva a che fare con quello autentico, ma molto più appassionante per intrighi e retroscena di fantasia, con Saddam Hussein assurto alle dimensioni di un Mangiafuoco dalle risorse infernali e dalla bocca smisurata (di qui il mio riferimento a Pinocchio; non certo inteso, come qualcuno ha maliziosamente arzigogolato, a dare a Magdi Allam del bugiardo matricolato o del vu cumprà della disinformazione a sfondo scandalistico). Naturalmente, nel tessere le lodi di questo artista, ho dovuto semplificare. Ho quindi risparmiato al lettore molte vicissitudini dei sosia di Saddam Hussein, prima identificati come tali e, a distanza di pochi giorni, negati a favore del Saddam autentico (per esempio, in due articoli dedicati all’ultimo “bagno di folla” del dittatore); certe rivelazioni un po’ contraddittorie, ma tutte egualmente sicure, sul suo nascondiglio (individuato in tv da Magdi Allam in certe gallerie sotto Baghdad, e il giorno seguente, sul suo giornale, nella natia Tikrit, dove il tiranno sarebbe tornato spinto dalla nostalgia; salvo poi scoprire dalle cronache che non si trovava in nessuno dei due luoghi); alcune considerazioni di grande acume sulla calda accoglienza fatta dal clero sciita agli anglo-americani, purtroppo smentite dalla banalità dei fatti; la giusta individuazione, nella comparsa di alcuni esuli iracheni in divise di fantasia, del fattore che avrebbe mutato le sorti del conflitto. Nessuno osi dire che Magdi Allam avanzava ipotesi infondate e vagamente deliranti. E’ solo che gli eventi non si sono poi conformati alle sue costruzioni liriche. Spesso l’artista e il mondo seguono due verità diverse, senza che si possa dire che quella poetica abbia minore autenticità. Il suo radicamento nella psiche dell’autore è concreto e non può essere messo in discussione. Prima di abbandonare Magdi Allam al suo destino, senza dubbio glorioso (O tempora! O mores! dicevano gli antichi), mi soffermerò su due ultimi dettagli delle cronache di guerra del nostro, nella speranza che altri capiscano il metodo e ne facciano tesoro. Il primo riguarda un rovello che ha assillato molti commentatori, nei primi giorni del conflitto. Perché mai le autorità irachene avevano fatto riempire di petrolio certe canalizzazioni attorno a Baghdad e dato loro fuoco, sollevando cortine di fumo nero e puzzolente? L’espediente, che ricordava molto il Michele Strogoff di Jules Verne, appariva obsoleto e di un’ingenuità disarmante. Come avrebbero potuto nuvoloni scuri e fetidi bloccare i missili o accecare la moderna strumentazione dei bombardieri? Qualcuno, è vero, avanzò l’ipotesi che gli iracheni temessero, ai fini della presa della città, l’impiego più degli elicotteri che degli aerei; nel qual caso la cortina di fumo oleoso sarebbe in effetti servita. Ma ciò non poteva soddisfare l’esuberanza immaginifica di Magdi Allam che, forte delle sue fonti esclusive, il 30 marzo strappa a una di queste (un anonimo funzionario del ministero dell’informazione del Kuwait) una spiegazione molto più convincente: “[Saddam Hussein] ha deciso di usare la sua gente come scudi umani per proteggersi dall’attacco americano. Ha fatto circondare Baghdad con una trincea colma di petrolio in fiamme e una recinzione di filo spinato elettrificato. Gli osservatori stranieri pensano che l’abbia fatto per impedire agli americani di entrare. La verità è che Saddam vuole impedire ai sei milioni di abitanti di uscire.” La chiave interpretativa è tanto plausibile che già il giorno dopo, 31 marzo, Allam la fa direttamente propria, senza più chiamare in causa fantomatici funzionari. In un articolo allarmante in cui postula l’avvenuta fusione tra i comandi di Al Quaeda e dell’esercito iracheno, sotto una “leadership a due teste” formata da Bin Laden e Saddam Hussein (poco importa che l’unico gruppo vincolato ad Al Quaeda sia poi stato scovato nella clandestinità garantita dalla no flight zone anglo-americana, e che alcuni detenuti liberati dalle carceri irachene abbiano più tardi detto di essere stati arrestati perché accusati di connivenza con Bin Laden), Allam enuncia e rafforza le perfide finalità di Saddam: “Ha cinto d’assedio sei milioni di abitanti di Baghdad, creando una trincea piena di petrolio che brucia e un reticolato di filo spinato elettrificato. La popolazione sarà lo scudo umano dietro il quale si proteggerà dall’attacco dell’esercito americano.” Qui, suppongo, alcuni spettatori della tv saranno rimasti perplessi. Erano se non quotidiane, quanto meno molto frequenti, le immagini di auto che entravano e uscivano da Baghdad, indifferenti alla fumana nera. Che si trattasse di uomini di regime, in possesso di speciali lasciapassare? Ehm, no. Infatti il 7 aprile i media del mondo intero annunciano che da quel giorno, dopo la prima incursione americana, il governo iracheno ha imposto il coprifuoco: non si può lasciare Baghdad dopo le 18 del pomeriggio. Fino a quell’ora gli “scudi umani” possono transitare in entrata e in uscita. A quel punto uno pensa che Magdi Allam, o l’anonimo funzionario che lo ispira, abbiano raccontato balle colossali e un tantino imbecilli. Ma no, ma no. In realtà Allam è sempre alla ricerca di quella che definirei una “verità psicologica”. Non è vero che Saddam Hussein abbia dato fuoco al petrolio per trattenere a forza i cittadini di Baghdad, che altrimenti sarebbero scappati tutti, però avrebbe potuto ben farlo. E magari non è vero (la mia è una pura ipotesi) che abbia ucciso un uomo a dieci anni di età, come si legge nella biografia del tiranno a firma Allam (in cui, se si fa caso alle date, l’infanzia del futuro dittatore si prolunga all’inverosimile), ma certo, alla luce del poi, ne sarebbe stato ben capace. Capito il concetto? Ecco ciò che pone Magdi Allam sempre un po’ più avanti rispetto a ogni altro commentatore della guerra irachena, incluso quello che più gli somiglia, Carlo Panella. Allam, unico tra tutti, trae i suoi dati da un piano differente del reale, dominato dalla sfera inconscia. Da questa dimensione segreta, cui in passato attinsero grandi nomi, da Paracelso a Giuseppe Balsamo, nasce l’estrema sicurezza con cui spara dati a ritmo incalzante, vanificando con foga degna di un profeta d’altri tempi ogni possibile obiezione. Prendiamo La Repubblica del 30 marzo. L’articolo di Allam in seconda pagina si apre già con un assioma, rivelatore di segrete conoscenze: “Da loro Saddam si attende molto”. Di chi si parla? Dei corpi speciali del suo esercito. Subito dopo Allam li passa in rassegna. Uno di essi, in particolare, colpisce per stranezza chi si sia accostato alla storia irachena recente: “La seconda unità è inserita nell’arma dell’Aeronautica. In entrambe queste unità gli aderenti vengono addestrati all’uso delle armi sofisticate, a paracadutarsi, a resistere alle condizioni ambientali estreme. Quando vanno in missione sanno che si tratta di operazioni suicide e che non torneranno indietro. Indossano la divisa mimetizzata tipica dei parà.” Qui uno non può fare a meno di grattarsi il cranio. Cavolo: è risaputo che da oltre un decennio l’Iraq non possiede alcuna aviazione. Quella che aveva è rimasta parcheggiata in Iran, sotto buona custodia. E’ vero che alcuni giornalisti australiani avrebbero fotografato alcuni Mig 25, ma, a parte il fatto che la notizia non ha trovato conferma, si tratta di caccia, non idonei ai lanci col paracadute. Escluso per lo stesso motivo anche qualche vecchio elicottero, da dove si sarebbero lanciati i terribili paracadutisti di Saddam? Dall’orlo della vasca da bagno? O il mondo mente, o Magdi Allam conta balle. Posto che la seconda ipotesi non è credibile, e che la prima rende dubitativi, la verità che si fa strada è una terza: quella della realtà psicologica. Chi ha mai detto che per essere paracadutisti e per appartenere all’aeronautica serva un aereo? Basta immaginarselo. Ed ecco allora che nella nostra fantasia si stagliano i parà di Saddam, i quali, a braccia larghe, imitando con la bocca il rombo di un aereo, corrono sui prati e saltellano di tanto in tanto, per mimare un lancio d’alta quota. Immagine che ha una sua bellezza quasi infantile, e dunque si radica in quell’angolo della nostra memoria di bambini (dunque ben reale, e forse più reale del reale) in cui gli aquiloni si intrecciano a un comico Paperino paracadutista. E’ d’obbligo essere grati a Magdi Allam di questa ondata di teneri ricordi. E a La Repubblica che, invece di ossessionarci con fredde cronache di guerra, ne ha affidato la trasfigurazione alla penna di un autentico poeta. Ultima modifica di sider : 24-03-2008 alle 23:00. |
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Poi ti conviene aggiungere un piccolo "imho" dopo "balle"...
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E con pochissima fiducia in ciò che dice. Alla fine i suoi discorsi da "conoscitore profondo" sembravano scritti da bossi: un pout pourri di discorsi da baretto infiocchettati con una impeccabile proprietà di linguaggio. |
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L'indignazione del mondo arabo contro la conversione di Magdi AllamLa stampa araba prende di mira il vicedirettore del Corriere della Sera e critica l’alto rilievo dedicato dal Vaticano alla vicenda Le immagini di Magdi Allam mentre viene battezzato dalle mani di Papa Benedetto XVI nella notte di Pasqua hanno fatto il giro del mondo e soprattutto hanno sollevato non poche polemiche nel mondo arabo. Il sito web della tv al-Arabiya ha dedicato molto spazio alla vicenda del vicedirettore del Corriere della Sera, definendolo come "uno dei più controversi giornalisti italiani", oltre ad essere un "dichiarato sostenitore di Israele". Il canale arabo ricorda la strenua difesa fatta da Allam al discorso di Ratisbona del Papa nel 2006, che molti musulmani interpretarono come un "ritratto dell'Islam come di una fede violenta". In coda è riportato il commento di Yaha Sergio Yahe Pallavicini, vice presidente della comunità religiosa islamica in Italia (Coreis): "Quello che mi stupisce - dice Pallavicini – è l'alto profilo che il Vaticano ha riservato alla conversione", con il battesimo impartito direttamente da Benedetto XVI durante la notte di Pasqua. Mentre il quotidiano arabo internazionale pubblicato a Londra “Al Quds al Arabi” se la prende con il Papa, titolando in prima pagina: "Il Papa provoca l'indignazione dei musulmani per aver battezzato un ex musulmano che appoggia Israele ed è noto per la sua avversione all' Islam". Al Cairo invece, il quotidiano “Al Masri El Yom” scrive del coinvolgimento di Allam nei servizi segreti italiani e mette in luce le sue origini modeste. Secondo il giornale arabo, il vicedirettore del Corriere della sera frequentava la moschea fino al 2004 e “allo stesso tempo ingiuriava e offendeva gli arabi e i musulmani. Un giorno, dopo le preghiere del venerdì, informò le autorità italiane che l'imam aveva incitato i fedeli ad aggredire gli italiani”. Dopo tale episodio, l'imam fu costretto da Roma a lasciare l'Italia entro 48 ore. 24/03/2008 15:50 http://www.unionesarda.it/DettaglioC...ontentId=19226 Ultima modifica di sider : 25-03-2008 alle 08:05. |
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