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Iscritto dal: Apr 2004
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Intervenendo sul tasso di sconto Ben Bernanke ha invertito la rotta, ha capito che l’indebolimento dell’economia nazionale in questo momento desta maggiori preoccupazioni del livello dell’inflazione». Lyle Gramley conosce a fondo il sistema della Federal Reserve, essendone stato uno dei governatori fra il 1980 e il 1985. Di fronte al cambio di rotta non cela un sospiro di sollievo.
Cosa ha pensato quando ha visto che il presidente della Federal Reserve, Bernanke, riduceva il tasso di sconto? «Ho pensato che è stata una svolta. Il testo del comunicato scritto diffuso dal Open Market Committee punta a incentivare la concessione di prestiti di denaro alle banche per far fronte alla crisi di mutui. Così Bernanke fa capire di essersi reso conto che i danni della crisi dei mutui rischiano di essere ben più importanti rispetto ai timori di un aumento dell’inflazione». Perché, secondo lei, Bernanke ha aspettato così a lungo? «Non conosco la risposta. Avrebbe certo potuto farlo prima, in molti premevano in questa direzione e Bernanke era sotto pressione. A difesa della Federal Reserve mi sento però di ricordare che i dati economici pubblicati lo scorso 7 agosto avevano testimoniato una tendenza all’aumento dei prezzi, rafforzando i timori dell’inflazione che restano la prima preoccupazione di chiunque si trovi alla guida della Banca Centrale americana. Dobbiamo tener presente che la crisi dei mutui si è manifestata nella sua dirompente potenza dopo il 7 agosto e dunque probabilmente la Federal Reserve ha avuto bisogno di tempo per ponderare l’equilibrio fra rischi per l’economia e timori di inflazione. Questa può essere la spiegazione, certo non una totale giustificazione». E ora quali possono essere i prossimi passi di Bernanke? «Molto dipenderà da come reagiranno l’economia e i mercati finanziari al taglio di mezzo punto del tasso di sconto. Al momento siamo in una situazione nella quale prevale il panico, la mossa della Fed vuole ripristinare un minimo di sicurezza. Se non avrà successo e il panico continuerà, l’altra carta che Bernanke ha in mano è la riduzione dei tassi di interesse. Se la situazione dovesse ulteriormente peggiorare potrebbe giocarla». Da dove nasce l’attuale crisi dei mutui americani? «La spiegazione più facile e comune chiama in causa il dilagare dei mutui subprime con gli indebitamenti a piramide che hanno provocato, ma se andiamo a chiedere alle società che si indebitavano con tanta facilità perché lo facevano ci sentiamo rispondere che ciò avveniva perché le famiglie facevano altrettanto per acquistare case e appartamenti. L’intera piramide dei mutui, da chi si indebita per comprare una casa fino alle società immobiliari che finanziano milioni di singoli mutui, mette in luce una minore prudenza collettiva». Di cosa si tratta? «È un fenomeno generalizzato: in Europa come in Giappone o negli Stati Uniti cittadini, banche e società immobiliari si comportano in maniera assai meno prudente rispetto a quanto avveniva dieci o venti anni fa». Da dove nasce questa maggiore propensione al rischio? «La gente si sente più sicura. Più sicura dei propri redditi e della tenuta dell’economia: sente di vivere in una cornice di maggiore stabilità rispetto alle generazioni precedenti. Dunque cede alla tentazione dei rischi negli investimenti». L’attuale crisi potrà generare degli anticorpi? «È troppo presto per dirlo. Di sicuro se la prudenza degli investitori continuerà a diminuire, non solo in America ma sui mercati di tutto il mondo, queste turbolenze sono destinate a ripetersi spesso». http://www.lastampa.it/redazione/cms...4875girata.asp |
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