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Old 14-03-2007, 15:51   #27641
Ser21
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...il milan grazie a loro non ha vinto nulla
il milan grazie a galiani e meani ha vinto molto,cos' come la juve grazie a moggi e giraudo ha vinto tanto...se questi sono i vostri modelli di successo....si capiscono tante cose...
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Old 14-03-2007, 15:54   #27642
juninho85
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il milan grazie a galiani e meani ha vinto molto,cos' come la juve grazie a moggi e giraudo ha vinto tanto...se questi sono i vostri modelli di successo....si capiscono tante cose...
già...scarso il milan dell'era dei tulipani,anzi scarsissimo
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Old 14-03-2007, 16:02   #27643
ALBIZZIE
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se avete pazienza di leggerlo:

di ROBERTA AMORUSO

E’ solo uno dei sintomi, quello più evidente, di un’industria che sta perdendo un’altra fetta importante di ricavi. E così, passando da Calciopoli alla pagina nera di Catania (e a dispetto della Coppa conquistata a Berlino), il calcio italiano sta per incassare un clamoroso autogol: cederà ai tedeschi della Bundeslinga il secondo posto nella Champions League dei ricavi. E d’ora in poi dovrà temere anche la marcatura della Spagna. Lo dice il bilancio provvisorio della stagione in corso. Gli stadi mezzi vuoti, sono tornati ai livelli da minimo storico del ’63-64. Più giù dell’Inghilterra dei primi anni ’90. Con un -40% nel consuntivo degli ultimi quindici anni. Gli sponsor non ci stanno più a puntare fiches importanti sulle maglie dei goleador. Infine, finiscono in zona ”sorvegliati speciali” anche i diritti tv: quest’anno rischiano solo qualche aggiustamento per l’effetto Calciopoli, ma una svalutazione è più di una possibilità per i veri azionisti del calcio. Almeno se non si cambia registro.
Ma è proprio qui, nel 55% del giro d’affari dell’industria, che il banco del calcio rischia di saltare. Lo sanno bene le società, che negli ultimi anni hanno ridimensionato gli ingaggi (scesi al 62% del fatturato), ma ora si trovano di colpo a fare milioni di investimenti per mettere a norma gli stadi (almeno 35 milioni secondo alcune stime). Grida vendetta il confronto con gli altri modelli europei, quello inglese in testa, che in dieci anni ha visto crescere del 60% le presenze medie dei tifosi. E lanciano l’allarme gli esperti di Calcio&Finanza. «La via d’uscita per il calcio italiano ha due nomi sostiene Dan Jones, partner dello sport team di Deloitte il passaggio della proprietà degli stadi alle società e la contrattazione collettiva dei diritti tv». Come dire che è d’obbligo trovare un nuovo equilibrio nel mix di ricavi. Non basta la ”pulizia“ nei bilanci. Nel frattempo, il verdetto amaro della classifica 2007 delle prime venti squadre europee sembra già scritto sulla carta. E parla chiaro: le big italiane, che quest’anno più che mai ne avevano scalato la vetta dei ricavi, scivoleranno in coda alla classifica (solo l’Inter si può salvare). Nello stesso round, le formazioni inglesi conquisteranno metà delle posizioni top. Parola di Dan Jones.
Spalti vuoti, bilanci a rischio. Non accadeva dal ’64 che la media di presenze per gara scendesse a quota 19.456 (sotto i 20.000 degli anni ’60), con oltre 350.000 tifosi lasciati per strada tra serie A e serie B solo nel girone d’andata. La temporanea blindatura degli impianti scattata dopo gli incidenti di Catania farà il resto. Aggravando il bilancio pesante degli ultimi 15 anni (con una media per gara passata da 34.200 a 19.456). E anche se è ancora presto per fare stime sulla chiusura forzata degli stadi, chi azzarda una previsione parla di una cifra che può superare i 10 milioni. Lo stesso presidente della Lega, Antonio Matarrese, ha ammesso la criticità dei conti. E di questo passo, i parametri per l’iscrizione al prossimo campionato potrebbero essere tutti da riscrivere.
Colpa delle tv, che strappano spettatori agli spalti, dice qualcuno. Ma questo non spiegherebbe perché proprio nel regno della pay tv, l’Inghilterra, il tutto esaurito è assicurato anche a prezzi da capogiro. Perché, allora, in Italia non va più di moda andare allo stadio? E’ il prezzo da pagare per delle strutture poco ospitali e inadeguate ad aprire le porte a nuovi business legati alle partite sul campo, sostengono gli esperti. Gli europei del 2012 potrebbero essere, dunque, l’ultima occasione per rimettere sui binari l’industria italiana, l’unica tra le cinque leghe europee a mantenere una media di ricavo per tifoso pari a quella del 2001.
Scoppia la bolla degli sponsor. Le sponsorizzazioni sono solo la terza voce di ricavo nell’industria del calcio. Qualche numero rende l’idea. Nella stagione 2005-2006 gli incassi da sponsor ufficiali della serie A sono stati 67,7 milioni, circa il 10% delle entrate (il 12% per la serie B). Anche sul più ampio capitolo degli incassi commerciali, però, l’Italia è ben lontana da Inghilterra e Germania. In Europa il palmares va alla Bundesliga tedesca, che ha sfruttato i mondiali di Berlino per spingere sulle sponsorizzazioni degli stadi. In Italia il business del “naming rights” è semplicemente fermo al palo. Eppure, le previsioni di Stage Up e Ipsos vedono negli sponsor degli impianti sportivi un potenziale di crescita del 138% di qui al 2012 (fino a 86 milioni). A patto, però, che la gestione degli stadi passi alle società. E che vengano fatti gli investimenti necessari.
Ma anche il mondo florido della sponsorizzazioni sulle maglie sta dando oggi forti segni di debolezza sotto il peso degli ultimi ”downdrade“ piovuti sul calcio. Così, si spiega perché una squadra come la Roma ha perso il contratto con la Mazda, si deve accontentare di qualche spazio maglia con Banca Italease e potrebbe presto rimanere orfana del contratto con Diadora (nel primo trimestre dell’anno i ricavi da sponsor erano 1,6, contro i 7,5, già dimezzati del 2005-2006). Si capisce, poi, perché ci sono squadre come il Messina, che strappano accordi solo per poche partite, com’è successo con la Mazda. Ma anche perché il Palermo ha ripiegato sul marchio “Mandi” (la catena di supermercati del patron Zamparini) per le maglie dei suoi giocatori. La Juventus, poi, ricorrerà a casa Fiat per sostituire (solo parte) del contratto con Tamoil. Poche le eccezioni. L’anno scorso la Lazio è riuscita a ritornare e a superare le sponsorizzazioni del 2004 grazie a Ina-Assitalia e Sky Italia. E il Milan ha superato il contratto con Opel.
Le big declassate in Europa. Se è certo, però, che gli sponsor sono solo una quota minore delle risorse del calcio, contribuiscono comunque a sostenere le big italiane nelle prime posizioni nella Champions League dei bilanci (la Football Money League di Deloitte). E così se l’effetto Calciopoli ha lasciato il segno sui ricavi commerciali (il 62% dei 371 milioni sono divisi tra Milan, Juventus, Inter, Roma e Lazio) a farne le spese sono soprattutto le grandi. La Juventus ha pagato il conto più salato. Il contratto del 2005 con Tamoil ha superato tutti i record, anche quelli europei. Quest’anno, poi, il divorzio con i libici peserà per 8 milioni, ammettono gli amministratori. Circa 7 milioni in meno sono legati alla rinegoziazione con Nike e H3G. Ma nel primo semestre (a dicembre 2006) l’effetto ”scandali“ è già costato ai bianconeri il dimezzamento dei ricavi da sponsor e pubblicità (a 15 milioni), da aggiungere ai 4 milioni in meno da gare (sui 7,5 milioni del 30 dicembre 2005) e all’effetto sui diritti tv (da 65,7 a 38,3 milioni). Il risultato? Dal terzo posto conquistato quest’anno tra le big europee la discesa si preannuncia ripida per la Juventus.
In caduta anche il Milan (ad oggi quinto). L’anno scorso ha pagato un calo dei ricavi da gare del 19%, le presenze medie nelle partite in casa di serie A sono scese di 5.000 spettatori e un nuovo colpo arriverà dalle perdite dei biglietti. Quanto ai ricavi commerciali, già l’anno scorso avevano registrato un taglio secco. Ma dopo aver perso il contratto da 9 milioni con la Opel, può contare ora sulla sponsorizzazione da 10 milioni con Betandwin. E un’ulteriore sorpresa può arrivare dalle prossime tappe della Champions League.
Delle tre big del Nord, l’Inter è quella che gode della salute migliore. Quest’anno proverà la scalata nella classifica europea per fatturato (oggi è settima) grazie al ricco contratto dei diritti tv. Potrà contare anche sulle sponsorizzazioni di Pirelli e Nike (6 e 8 milioni), che hanno spinto l’anno scorso i ricavi commerciali in salita del 23%. E anche se l’effetto stadio si farà sentire (già l’anno scorso la media di presenze in casa è scesa di 5.400 tifosi a gara) i nerazzurri si potranno rifare con i risultati sul campo.
La ”droga“ dei diritti tv. Se ci sono dei ricavi di cui però il campionato italiano non può davvero fare a meno sono quelli dei diritti tv, oltre il 41% del giro d’affari. Un piatto ricco (739 milioni nel 2004-2005) diviso tra i primi quattro club italiani, che devono a una fonte di ricavi ”non controllabile“ né prevedibile oltre il 60% dei loro incassi. Anche su questo fronte, la strada è ancora lunga per l’Italia. Ma un punto di partenza può essere il ritorno alla contrattazione collettiva dei diritti. Quanto basta per accorciare le distanza di una competizione sia sul terreno dei bilanci che su quello delle gare sul campo. Come cambierebbe lo scenario? Secondo una simulazione dell’Antitrust, applicando il meccanismo della Premiership inglese al nostro campionato 2001-2002 la Juventus, prima per ricavi, avrebbe incassato 20 milioni in meno (su 52), mentre l’ultima, il Piacenza ne avrebbe ottenuti 4 in più (in totale 16). Un sacrificio iniziale, assicurano gli esperti, finirebbe per portare vantaggi a tutto il sistema. E questo lo sanno anche le società.
Ma gli operatori televisivi che ne pensano della svalutazione del calcio? Non è certo un’opportunità di risparmio, fanno intendere da Sky a Mediaset fino a La7. Il rischio di un impoverimento del prodotto è serio. E un danno a cascata anche per le tv è più che una possibilità, se non si riparte almeno dagli stadi.
Perché in gioco, certo, c’è una montagna di milioni di euro. Ma povero calcio italiano se diventa povero anche di passione. Allora davvero, rugby, Moto Gp e basket avranno molto di più da raccontare?
(1- Continua)


http://www.ilmessaggero.it/view.php?...&type=STANDARD
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Old 14-03-2007, 16:05   #27644
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ROMA - Inghilterra-Italia, tre a zero. Sul campo del business non c’è partita. Per biglietti, merchandising e diritti tv, i numeri degli inglesi vincono a mani basse (2 miliardi di giro d’affari per la Premiership, contro circa 1,3 miliardi dell’Italia). Anche i tedeschi non scherzano, già quest’anno soffieranno all’Italia il secondo posto della Champions League dei ricavi. E la Spagna è subito alle spalle.
Proprio loro, gli inglesi che agli inizi degli anni ’90 sembravano destinati a un’agonia senza speranza, in tredici anni sono riusciti a portare le presenze medie per gara da 21 mila a quasi 34 mila. Ora sono secondi solo alla Germania (con 40,8 mila spettatori medi). E hanno allungato le distanze dagli italiani. Che se fino all’anno scorso tenevano testa ai francesi (con una media di 21.500), quest’anno finiscono ultimi in classifica. Merito degli investimenti negli stadi inglesi, rigorosamente privati, in cui la Premier League ha investito oltre 3 miliardi di euro in 13 anni, il 15% dei ricavi dei 92 club inglesi. Nei prossimi vent’anni potrebbero spendere altri 4,5 miliardi.
Il motto è lo stesso degli anni ’90: lo stadio deve intrattenere i clienti anche con negozi, cinema e ristoranti. E il risultato si legge nei numeri di riempimento delle arene che, seppure in leggero calo, rimane ben oltre il 90%. Praticamente un miraggio per l’Italia.
Così la Premiership conta quasi 13 milioni di presenze (nel 2005), contro meno di 10 milioni in Italia. La vera differenza, però, sta nei profitti: se una sola partita in Italia produce 0,59 milioni di ricavi, in Inghilterra ne frutta quasi tre volte tanto (1,61 milioni) pur avendo un ricavo medio per tifoso di 48 euro, frutto del caro biglietti. Si comporta meglio anche la Germania, che incassa 0,76 milioni a partita, con un prezzo medio dei biglietti di 20 euro (24 euro in Italia). Ma alla Bundesliga tedesca, che gode del primato per ricavi commerciali, va soprattutto il merito di aver saputo sfruttare al meglio le sponsorizzazioni degli stadi (con contratti che vanno da 1 a 10 milioni l’anno per gli stadi di squadre di massima serie).
Spetta ai bianco neri italiani, invece, il record storico mai raggiunto per il 68% dei ricavi concentrati nei diritti tv. Così si spiega perché in Inghilterra, con la contrattazione collettiva dei diritti, la prima in classifica può arrivare a incassare il doppio dell’ultima, mentre in Italia lo stesso rapporto sfiora le sette volte (il contratto del Milan valeva 6,6 quello del Siena).Con lo stesso sistema la Ligue 1 francese ha appena segnato il record di ricavi mediatici in Europa vendendo a prezzo d’oro il suo marchio alle tv.
Non è un caso, quindi, se il mercato inglese ha saputo attirare investitori come Abramovich (Chelsea) e Al-Fayed (Fulham) o americani come Glazer e Lerner (per il Manchester e l’Aston Villa). Investitori che hanno scommesso sulla distribuzione equilibrata dei ricavi (non sbilanciata sui diritti tv), sulla crescita degli introiti da partite, ma anche su una cultura più aperta ai cambi di proprietà. Senza dimenticare i profitti. I livelli di fatturato della Premiership assicurano anche un miglior controllo degli ingaggi. Stando così le cose, ci vorrebbe uno sprint eccezionale dell’Italia per colmare il gap con il resto d’Europa. E un assist da maestro potrebbe arrivare dagli europei 2012.
R.Amo.


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di ROBERTA AMORUSO

E’ solo uno dei sintomi, quello più evidente, di un’industria che sta perdendo un’altra fetta importante di ricavi. E così, passando da Calciopoli alla pagina nera di Catania (e a dispetto della Coppa conquistata a Berlino), il calcio italiano sta per incassare un clamoroso autogol: cederà ai tedeschi della Bundeslinga il secondo posto nella Champions League dei ricavi. E d’ora in poi dovrà temere anche la marcatura della Spagna. Lo dice il bilancio provvisorio della stagione in corso. Gli stadi mezzi vuoti, sono tornati ai livelli da minimo storico del ’63-64. Più giù dell’Inghilterra dei primi anni ’90. Con un -40% nel consuntivo degli ultimi quindici anni. Gli sponsor non ci stanno più a puntare fiches importanti sulle maglie dei goleador. Infine, finiscono in zona ”sorvegliati speciali” anche i diritti tv: quest’anno rischiano solo qualche aggiustamento per l’effetto Calciopoli, ma una svalutazione è più di una possibilità per i veri azionisti del calcio. Almeno se non si cambia registro.
Ma è proprio qui, nel 55% del giro d’affari dell’industria, che il banco del calcio rischia di saltare. Lo sanno bene le società, che negli ultimi anni hanno ridimensionato gli ingaggi (scesi al 62% del fatturato), ma ora si trovano di colpo a fare milioni di investimenti per mettere a norma gli stadi (almeno 35 milioni secondo alcune stime). Grida vendetta il confronto con gli altri modelli europei, quello inglese in testa, che in dieci anni ha visto crescere del 60% le presenze medie dei tifosi. E lanciano l’allarme gli esperti di Calcio&Finanza. «La via d’uscita per il calcio italiano ha due nomi sostiene Dan Jones, partner dello sport team di Deloitte il passaggio della proprietà degli stadi alle società e la contrattazione collettiva dei diritti tv». Come dire che è d’obbligo trovare un nuovo equilibrio nel mix di ricavi. Non basta la ”pulizia“ nei bilanci. Nel frattempo, il verdetto amaro della classifica 2007 delle prime venti squadre europee sembra già scritto sulla carta. E parla chiaro: le big italiane, che quest’anno più che mai ne avevano scalato la vetta dei ricavi, scivoleranno in coda alla classifica (solo l’Inter si può salvare). Nello stesso round, le formazioni inglesi conquisteranno metà delle posizioni top. Parola di Dan Jones.
Spalti vuoti, bilanci a rischio. Non accadeva dal ’64 che la media di presenze per gara scendesse a quota 19.456 (sotto i 20.000 degli anni ’60), con oltre 350.000 tifosi lasciati per strada tra serie A e serie B solo nel girone d’andata. La temporanea blindatura degli impianti scattata dopo gli incidenti di Catania farà il resto. Aggravando il bilancio pesante degli ultimi 15 anni (con una media per gara passata da 34.200 a 19.456). E anche se è ancora presto per fare stime sulla chiusura forzata degli stadi, chi azzarda una previsione parla di una cifra che può superare i 10 milioni. Lo stesso presidente della Lega, Antonio Matarrese, ha ammesso la criticità dei conti. E di questo passo, i parametri per l’iscrizione al prossimo campionato potrebbero essere tutti da riscrivere.
Colpa delle tv, che strappano spettatori agli spalti, dice qualcuno. Ma questo non spiegherebbe perché proprio nel regno della pay tv, l’Inghilterra, il tutto esaurito è assicurato anche a prezzi da capogiro. Perché, allora, in Italia non va più di moda andare allo stadio? E’ il prezzo da pagare per delle strutture poco ospitali e inadeguate ad aprire le porte a nuovi business legati alle partite sul campo, sostengono gli esperti. Gli europei del 2012 potrebbero essere, dunque, l’ultima occasione per rimettere sui binari l’industria italiana, l’unica tra le cinque leghe europee a mantenere una media di ricavo per tifoso pari a quella del 2001.
Scoppia la bolla degli sponsor. Le sponsorizzazioni sono solo la terza voce di ricavo nell’industria del calcio. Qualche numero rende l’idea. Nella stagione 2005-2006 gli incassi da sponsor ufficiali della serie A sono stati 67,7 milioni, circa il 10% delle entrate (il 12% per la serie B). Anche sul più ampio capitolo degli incassi commerciali, però, l’Italia è ben lontana da Inghilterra e Germania. In Europa il palmares va alla Bundesliga tedesca, che ha sfruttato i mondiali di Berlino per spingere sulle sponsorizzazioni degli stadi. In Italia il business del “naming rights” è semplicemente fermo al palo. Eppure, le previsioni di Stage Up e Ipsos vedono negli sponsor degli impianti sportivi un potenziale di crescita del 138% di qui al 2012 (fino a 86 milioni). A patto, però, che la gestione degli stadi passi alle società. E che vengano fatti gli investimenti necessari.
Ma anche il mondo florido della sponsorizzazioni sulle maglie sta dando oggi forti segni di debolezza sotto il peso degli ultimi ”downdrade“ piovuti sul calcio. Così, si spiega perché una squadra come la Roma ha perso il contratto con la Mazda, si deve accontentare di qualche spazio maglia con Banca Italease e potrebbe presto rimanere orfana del contratto con Diadora (nel primo trimestre dell’anno i ricavi da sponsor erano 1,6, contro i 7,5, già dimezzati del 2005-2006). Si capisce, poi, perché ci sono squadre come il Messina, che strappano accordi solo per poche partite, com’è successo con la Mazda. Ma anche perché il Palermo ha ripiegato sul marchio “Mandi” (la catena di supermercati del patron Zamparini) per le maglie dei suoi giocatori. La Juventus, poi, ricorrerà a casa Fiat per sostituire (solo parte) del contratto con Tamoil. Poche le eccezioni. L’anno scorso la Lazio è riuscita a ritornare e a superare le sponsorizzazioni del 2004 grazie a Ina-Assitalia e Sky Italia. E il Milan ha superato il contratto con Opel.
Le big declassate in Europa. Se è certo, però, che gli sponsor sono solo una quota minore delle risorse del calcio, contribuiscono comunque a sostenere le big italiane nelle prime posizioni nella Champions League dei bilanci (la Football Money League di Deloitte). E così se l’effetto Calciopoli ha lasciato il segno sui ricavi commerciali (il 62% dei 371 milioni sono divisi tra Milan, Juventus, Inter, Roma e Lazio) a farne le spese sono soprattutto le grandi. La Juventus ha pagato il conto più salato. Il contratto del 2005 con Tamoil ha superato tutti i record, anche quelli europei. Quest’anno, poi, il divorzio con i libici peserà per 8 milioni, ammettono gli amministratori. Circa 7 milioni in meno sono legati alla rinegoziazione con Nike e H3G. Ma nel primo semestre (a dicembre 2006) l’effetto ”scandali“ è già costato ai bianconeri il dimezzamento dei ricavi da sponsor e pubblicità (a 15 milioni), da aggiungere ai 4 milioni in meno da gare (sui 7,5 milioni del 30 dicembre 2005) e all’effetto sui diritti tv (da 65,7 a 38,3 milioni). Il risultato? Dal terzo posto conquistato quest’anno tra le big europee la discesa si preannuncia ripida per la Juventus.
In caduta anche il Milan (ad oggi quinto). L’anno scorso ha pagato un calo dei ricavi da gare del 19%, le presenze medie nelle partite in casa di serie A sono scese di 5.000 spettatori e un nuovo colpo arriverà dalle perdite dei biglietti. Quanto ai ricavi commerciali, già l’anno scorso avevano registrato un taglio secco. Ma dopo aver perso il contratto da 9 milioni con la Opel, può contare ora sulla sponsorizzazione da 10 milioni con Betandwin. E un’ulteriore sorpresa può arrivare dalle prossime tappe della Champions League.
Delle tre big del Nord, l’Inter è quella che gode della salute migliore. Quest’anno proverà la scalata nella classifica europea per fatturato (oggi è settima) grazie al ricco contratto dei diritti tv. Potrà contare anche sulle sponsorizzazioni di Pirelli e Nike (6 e 8 milioni), che hanno spinto l’anno scorso i ricavi commerciali in salita del 23%. E anche se l’effetto stadio si farà sentire (già l’anno scorso la media di presenze in casa è scesa di 5.400 tifosi a gara) i nerazzurri si potranno rifare con i risultati sul campo.
La ”droga“ dei diritti tv. Se ci sono dei ricavi di cui però il campionato italiano non può davvero fare a meno sono quelli dei diritti tv, oltre il 41% del giro d’affari. Un piatto ricco (739 milioni nel 2004-2005) diviso tra i primi quattro club italiani, che devono a una fonte di ricavi ”non controllabile“ né prevedibile oltre il 60% dei loro incassi. Anche su questo fronte, la strada è ancora lunga per l’Italia. Ma un punto di partenza può essere il ritorno alla contrattazione collettiva dei diritti. Quanto basta per accorciare le distanza di una competizione sia sul terreno dei bilanci che su quello delle gare sul campo. Come cambierebbe lo scenario? Secondo una simulazione dell’Antitrust, applicando il meccanismo della Premiership inglese al nostro campionato 2001-2002 la Juventus, prima per ricavi, avrebbe incassato 20 milioni in meno (su 52), mentre l’ultima, il Piacenza ne avrebbe ottenuti 4 in più (in totale 16). Un sacrificio iniziale, assicurano gli esperti, finirebbe per portare vantaggi a tutto il sistema. E questo lo sanno anche le società.
Ma gli operatori televisivi che ne pensano della svalutazione del calcio? Non è certo un’opportunità di risparmio, fanno intendere da Sky a Mediaset fino a La7. Il rischio di un impoverimento del prodotto è serio. E un danno a cascata anche per le tv è più che una possibilità, se non si riparte almeno dagli stadi.
Perché in gioco, certo, c’è una montagna di milioni di euro. Ma povero calcio italiano se diventa povero anche di passione. Allora davvero, rugby, Moto Gp e basket avranno molto di più da raccontare?
(1- Continua)


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ROMA - Inghilterra-Italia, tre a zero. Sul campo del business non c’è partita. Per biglietti, merchandising e diritti tv, i numeri degli inglesi vincono a mani basse (2 miliardi di giro d’affari per la Premiership, contro circa 1,3 miliardi dell’Italia). Anche i tedeschi non scherzano, già quest’anno soffieranno all’Italia il secondo posto della Champions League dei ricavi. E la Spagna è subito alle spalle.
Proprio loro, gli inglesi che agli inizi degli anni ’90 sembravano destinati a un’agonia senza speranza, in tredici anni sono riusciti a portare le presenze medie per gara da 21 mila a quasi 34 mila. Ora sono secondi solo alla Germania (con 40,8 mila spettatori medi). E hanno allungato le distanze dagli italiani. Che se fino all’anno scorso tenevano testa ai francesi (con una media di 21.500), quest’anno finiscono ultimi in classifica. Merito degli investimenti negli stadi inglesi, rigorosamente privati, in cui la Premier League ha investito oltre 3 miliardi di euro in 13 anni, il 15% dei ricavi dei 92 club inglesi. Nei prossimi vent’anni potrebbero spendere altri 4,5 miliardi.
Il motto è lo stesso degli anni ’90: lo stadio deve intrattenere i clienti anche con negozi, cinema e ristoranti. E il risultato si legge nei numeri di riempimento delle arene che, seppure in leggero calo, rimane ben oltre il 90%. Praticamente un miraggio per l’Italia.
Così la Premiership conta quasi 13 milioni di presenze (nel 2005), contro meno di 10 milioni in Italia. La vera differenza, però, sta nei profitti: se una sola partita in Italia produce 0,59 milioni di ricavi, in Inghilterra ne frutta quasi tre volte tanto (1,61 milioni) pur avendo un ricavo medio per tifoso di 48 euro, frutto del caro biglietti. Si comporta meglio anche la Germania, che incassa 0,76 milioni a partita, con un prezzo medio dei biglietti di 20 euro (24 euro in Italia). Ma alla Bundesliga tedesca, che gode del primato per ricavi commerciali, va soprattutto il merito di aver saputo sfruttare al meglio le sponsorizzazioni degli stadi (con contratti che vanno da 1 a 10 milioni l’anno per gli stadi di squadre di massima serie).
Spetta ai bianco neri italiani, invece, il record storico mai raggiunto per il 68% dei ricavi concentrati nei diritti tv. Così si spiega perché in Inghilterra, con la contrattazione collettiva dei diritti, la prima in classifica può arrivare a incassare il doppio dell’ultima, mentre in Italia lo stesso rapporto sfiora le sette volte (il contratto del Milan valeva 6,6 quello del Siena).Con lo stesso sistema la Ligue 1 francese ha appena segnato il record di ricavi mediatici in Europa vendendo a prezzo d’oro il suo marchio alle tv.
Non è un caso, quindi, se il mercato inglese ha saputo attirare investitori come Abramovich (Chelsea) e Al-Fayed (Fulham) o americani come Glazer e Lerner (per il Manchester e l’Aston Villa). Investitori che hanno scommesso sulla distribuzione equilibrata dei ricavi (non sbilanciata sui diritti tv), sulla crescita degli introiti da partite, ma anche su una cultura più aperta ai cambi di proprietà. Senza dimenticare i profitti. I livelli di fatturato della Premiership assicurano anche un miglior controllo degli ingaggi. Stando così le cose, ci vorrebbe uno sprint eccezionale dell’Italia per colmare il gap con il resto d’Europa. E un assist da maestro potrebbe arrivare dagli europei 2012.
R.Amo.


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ne tempo ne voglia un sunto da lei gentile Sig. Albizzie? grazzie
 
Old 14-03-2007, 16:10   #27646
ALBIZZIE
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niente.. bambole non c'è 'na lira.
o come direbbe qualcuno che ci legge, uccelli pe' diabetici.
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Old 14-03-2007, 16:13   #27647
Nerocielo
 
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niente.. bambole non c'è 'na lira.
o come direbbe qualcuno che ci legge, uccelli pe' diabetici.
-.-''' grazZie AlbizZie....esauriente e limpido
 
Old 14-03-2007, 16:14   #27648
Teliqalipukt
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-.-''' grazZie AlbizZie....esauriente e limpido
Presidè questo ti sfotte
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Old 14-03-2007, 16:19   #27649
ALBIZZIE
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pe rme, si s-fotte da solo...
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Old 14-03-2007, 16:26   #27650
Nerocielo
 
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no non mi permetterei mai

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pe rme, si s-fotte da solo...
no di solito lo fanno altre per me
 
Old 14-03-2007, 16:48   #27651
mt_iceman
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il milan grazie a galiani e meani ha vinto molto,cos' come la juve grazie a moggi e giraudo ha vinto tanto...se questi sono i vostri modelli di successo....si capiscono tante cose...
però dal momento in cui fai un accusa simile devi tirare fuori anche i singoli fatti che ci avrebbero permesso di vincere.
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Old 14-03-2007, 16:49   #27652
juninho85
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però dal momento in cui fai un accusa simile devi tirare fuori anche i singoli fatti che ci avrebbero permesso di vincere.
tirerà fuori le solite vicende di lentini e belgrado

ladri
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Old 14-03-2007, 16:50   #27653
Teliqalipukt
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tirerà fuori le solite vicende di lentini e belgrado

ladri
Ma te sbuchi sempre quando c'è da fare polemica?

Mai una volta che ti ho visto con una guantiera di pasterelle in mano dire "ecco, un dono per voi".
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Old 14-03-2007, 16:55   #27654
juninho85
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Ma te sbuchi sempre quando c'è da fare polemica?

Mai una volta che ti ho visto con una guantiera di pasterelle in mano dire "ecco, un dono per voi".
io il dono per voi ce l'avrei,ma non ve lo proposto finora perchè so che non vi sarebbe gradito

scusa eh,ma se devo fare un post per dire semplicemente "quoto" o "sono d'accordo" risparmio zuccheri considerando che la zizzania richiede un fabbisogno maggiore
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Old 14-03-2007, 16:57   #27655
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io il dono per voi ce l'avrei,ma non ve lo proposto finora perchè so che non vi sarebbe gradito

scusa eh,ma se devo fare un post per dire semplicemente "quoto" o "sono d'accordo" risparmio zuccheri considerando che la zizzania richiede un fabbisogno maggiore
Vabbuò non deviare l'argomento! Ste pastarelle le tieni? Un dolce cagliaritano, un prodotto tipico.

Oh, mi raccomando, niente pecorino
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Old 14-03-2007, 17:03   #27656
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Vabbuò non deviare l'argomento! Ste pastarelle le tieni? Un dolce cagliaritano, un prodotto tipico.

Oh, mi raccomando, niente pecorino
ti piacciono le sebadas?
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Old 14-03-2007, 17:04   #27657
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ti piacciono le sebadas?
Che è n'anagramma dello shampista?
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Old 14-03-2007, 17:07   #27658
juninho85
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Che è n'anagramma dello shampista?

fatti un pò di cultura và link...e ora non dirai che posto solo per mettere zizzania
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Old 14-03-2007, 17:09   #27659
ALBIZZIE
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ti piacciono le sebadas?
no.
avete di meglio.
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Old 14-03-2007, 17:10   #27660
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fatti un pò di cultura và link...e ora non dirai che posto solo per mettere zizzania
Si può fare. Per lo scudetto, visto che inzisti tanto, omaggiaci con un paio di chili di sadebas
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