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Iscritto dal: May 2001
Città: Milano Tokyo , purtroppo Utente con le palle fracassate
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Viva la RAI
Una lettera con affermazioni gravi "sia per il contenuto che per la mancanza di rispetto dei ruoli aziendali" del presidente e dello stesso direttore generale: così la presidente della Rai Lucia Annunziata ha definito la seconda di due lettere ricevute nei giorni scorsi da Bruno Vespa e trasmesse al direttore generale Flavio Cattaneo.
Nella lettera inviata il 21 aprile, sottolinea Annunziata, "Vespa fa affermazioni insinuanti e minacciose. Tutto questo meriterebbe - scrive rivolta a Cattaneo -, come immagini, più la risposta di un avvocato che di un Presidente. Tuttavia non credo che la Rai meriti una rissa di un tale livello e dunque passo tutto nelle tue mani in quanto gestore dell' Azienda". "Caro Direttore - scrive Annunziata a Cattaneo allegando la lettera di Vespa -, ti accludo la seconda parte della corrispondenza tra me e Bruno Vespa. Inutile sottolineare la gravità di alcune affermazioni sia per il contenuto che per la mancanza di rispetto dei ruoli aziendali. Del mio ruolo, quanto del tuo, in verità. Vespa fa affermazioni insinuanti e minacciose. Tutto questo meriterebbe, come immagini, più la risposta di un avvocato che di un Presidente. Tuttavia non credo che la Rai meriti una rissa di un tale livello e dunque passo tutto nelle tue mani in quanto gestore dell'Azienda". "Cara Presidente - è il testo della lettera di Vespa ad Annunziata del 21 aprile, - mi fa piacere che oltre a preoccuparti dei presunti danni che Porta a porta procura all' equilibrio aziendale, intendi assumerti le giuste responsabilità nei confronti dei dipendenti e dei collaboratori della Rai. E allora, se permetti, ecco alcuni punti sui quali mi piacerebbe essere garantito. 1. In quale azienda al mondo - chiede Vespa - ci si parla e ci critica attraverso le agenzie di stampa? Se tu trasmetti in tempo reale le tue lettere all' interno e all' esterno dell' azienda, evidentemente vuoi compiere un' operazione mediatica prima che aziendale. Liberissima di farlo, ma io non mi sento garantito da una presidente che mi attacca in pubblico invece di discutere nelle sedi proprie. 2. Ti sarei grato - continua - se svolgessi una severa indagine interna per sapere chi ha trasmesso all' esterno le notizie sul mio contratto e sulle tue osservazioni che ad esso si riferiscono. Se le osservazioni che ti vengono attribuite sono arbitrarie, ti sarei grato se le smentissi. Se ritieni che dopo un' indagine che hai tutti gli strumenti per svolgere scoprissi che guadagno meno di gente che ha una storia professionale e aziendale meno rilevante della mia e soprattutto risultati più modesti, ti sarei grato se lo dichiarassi. Trovo inaccettabile essere messo alla gogna per le famose trenta lire che a quanto leggo tanto ti hanno colpito quando non si parla dei miliardi versati per comprare il silenzio di un illustre professionista che in campagna elettorale ha fatto quel che ha fatto. Se mi comportassi come lui, avrei la tua solidarietà? 3. Se la 'garanzia' della tua presidenza vale anche per me - continua Vespa nella lettera ad Annunziata -, sfoglia per favore la collezione più recente di Europa e dell' Unità. In privato ricevo la solidarietà dei massimi dirigenti dei partiti di riferimento di quei due giornali, oltre che una certa protezione della Polizia per le minacce che questa campagna comporta. Ma visto che tu ami molto i media, perchè non dici pubblicamente se questa campagna diffamatoria e intimidatoria, che passa anche attraverso la pubblicità al mio contratto, ti trova in dissenso? La mia pazienza - sottolinea - è arrivata al limite. Non ho raccolto stasera la tua provocazione circa 'Vespa venuto finalmente fuori con una affiliazione che non capisco'. (Ansa, ore 17.46). Ma mi chiedo se è questa la garanzia che debbo aspettarmi dal mio presidente. Io continuerò a lavorare serenamente e a difendermi in ogni campo e con ogni mezzo. La vita mi ha insegnato che chiunque mi abbia fatto del male, alla fine non ne ha tratto benefici. So di avere dalla mia parte la correttezza del direttore generale. Mi piacerebbe ascoltare diversamente anche la tua voce". "Caro Vespa - era stata quel giorno la risposta di Annunziata, resa pubblica oggi - , risponderò a uno solo dei vari punti che hai sollevato, dal momento che non credo di riuscire a convincerti sugli altri. La 'storia' delle 30 lire è importante non perchè sia stata diffusa ma perchè è accaduta. Ed è un' offesa al Consiglio di Amministrazione non a te. La discussione infatti non è sull' entità del compenso, mai contestata, ma nel metodo che sminuisce i diritti/doveri del Consiglio. Per il resto, so bene che in questa Azienda Vespa rimane e i Presidenti e i Direttori Generali passano come ombre. Ma finchè sono qui farò il mio lavoro come penso di doverlo fare. Quanto agli altri punti - scriveva Annunziata -, severe indagini interne, silenzio comprato all' illustre professionista, etc., mi affido al Direttore Generale, a cui mando in copia anche questa lettera: se ne occuperà lui in quanto gestore dell' Azienda. Fiduciosa che questa possa essere una soluzione a te gradita, visto che sei convinto della sua correttezza e non della mia". "Infine devo ribadirti - conclude Annunziata -, anche se non siamo d' accordo, che tu hai un grande potere in questa Azienda: la Rai ne ricava molto ma ne subisce anche dei limiti. Un solo esempio della tua forza: tu scrivi 'la mia pazienza e' arrivata al limitè e 'la vita mi ha insegnato che chiunque mi abbia fatto del male, alla fine non ne ha tratto benefici'. In poche aziende sarebbe possibile rivolgersi al Presidente in questo modo".
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