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Old 23-10-2013, 09:33   #1
xcdegasp
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[news] Project Shield, uProxy e Digital Attack Map: il tris di Google per la libertà

Nel corso di un evento a New York City, Google ha presentato alcuni nuovi servizi ed iniziative con l'obiettivo di supportare il diritto d'espressione e di conoscenza, all'interno di una più grossa battaglia che Google affronta ormai da tempo in alcune aree geografiche del mondo in cui si vede battersi in prima persona per servizi come YouTube e Blogger.

Da sempre sensibile alle tematiche legate alla libertà d'espressione soprattutto tramite la rete, Google (il cui motto distintivo è "Don't Be Evil") si è spesso distinta per affrontare de visu governi e realtà repressive per difendere la libertà di parola e di pensiero online. L'azienda di Mountain View ha annunciato un'iniziativa che si prefigge di venire in soccorso dei proprietari di un sito web qualora esso cada vittima di un attacco di tipo DDoS, Distributed Denial of Service.

Questa tipologia di attacchi si basa su una rete distribuita (quindi delocalizzata) di sistemi, tradizionalmente botnet, che inviando numerose richieste di varia natura ad un sistema informatico ne esauriscono le risorse (potenza di calcolo, banda) a disposizione impedendo così l'erogazione del servizio a cui il sistema è adibito.

L'iniziativa annunciata da Google prende il nome di Project Shield e mira a proteggere quei piccoli siti web nel momento in cui dovesse cadere vittima di un attacco DDoS, impedendo la compromissione del servizio e assicurandone la continuità. Project Shield fa uso delle tecnologie di Google per la mitigazione degli attacchi DDoS in combinazione con Page Speed Service che consente alle piccole realtà di rendere accessibili i propri contenuti attraverso l'infrastruttura del colosso di Mountain View.

Il progetto fino ad ora è stato messo in atto per aiutare alcune piccole realtà che trattano di argomenti sensibili: Project Shield ha per esempio aiutato un blog Persiano, un sito web Siriano che si è occupato di fornire informazioni sugli attacchi missilistici ed un servizio di monitoraggio delle operazioni di elezione in Kenya. Attualmente il progetto è accessibile solo ad invito, con vari cicli di inviti che vengono distribuiti periodicamente.

Google ha inoltre svelato una nuova tecnologia chiamata uProxy, che permette ai cittadini di stati caratterizzati da governi repressivi di utilizzare un metodo per aggirare la censura e i software di sorveglianza durante le sessioni di navigazione sul web. Il software alla base di uProxy è stato sviluppato dall'Università di Washington e dalla società no-profit Brave New Software, ed è stato supportato solo economicamente dalla stessa Google. La promessa è quella di garantire la possibilità agli utenti di stati come la Cina di accedere ad internet così come è già possibile in qualsiasi paese libero del mondo.

Il software crea una connessione crittografata fra due utenti via peer-to-peer in modo simile a quanto avviene con una rete privata virtuale, un metodo già utilizzato dagli utenti cinesi più esperti per aggirare i controlli delle agenzie governative e per accedere ai social network più diffusi senza problemi, bloccati preventivamente nello stato asiatico e in molti altri paesi dittatoriali del mondo. uProxy sarà disponibile solamente per Chrome e Firefox, mentre non ne è stata ancora annunciata ufficialmente la compatibilità con Internet Explorer di Microsoft.

Il colosso di Mountain View ha infine presentato Digital Attack Map, un sito che monitora in tempo reale gli eventi DDoS che si verificano sulla rete. Il progetto è stato realizzato in collaborazione con Arbor Networks, realtà che opera nel campo delle tecnologie antagoniste agli attacchi DDoS e che annovera tra i propri clienti oltre 270 provider di servizi web, dai quali trae i dati per poter disegnare la mappa degli attacchi.

Sulla mappa mondiale vengono mostrati gli attacchi in ingresso e in uscita da un paese e l'eventuale attacco in corso tra due paesi quando noti origine e vittima. Ogni attacco è corredato da una serie di informazioni, tra cui la durata, la banda occupata e le porte su cui avviene l'attacco. E' comunque opportuno osservare che le informazioni potrebbero non essere accurate, dal momento che le rilevazioni si basano su dati che per loro natura non sono completi, senza considerare che l'origine di un attacco DDoS viene spesso fabbricata ad arte proprio per far perdere le tracce della "mano che ha premuto il bottone".




Fonte: hwfiles.it

Ultima modifica di xcdegasp : 23-10-2013 alle 09:48.
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Old 23-10-2013, 09:37   #2
xcdegasp
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