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Old 22-10-2009, 16:35   #1
dantes76
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Toccala la ndrangheta....

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Traffico internazionali di armi, materiali radioattivi e riciclaggio – Diventa un giallo internazionale il certificato di deposito di 870 milioni di dollari intestato a Sukarno sequestrato dalla Guardia di Finanza a Rosarno

Un normale controllo della Guardia di Finanza di Locri diventa un giallo finanziario internazionale.

Protagonisti: due pluripregiudicati del clan Fazzalari-Viola-Avignone di Taurianova, un certificato di deposito di quasi 900 milioni di dollari, intestato al defunto presidente indonesiano Sukarno e una vecchia indagine, la “Cheque to Cheque” che svelava traffici internazionali di armi, materiali radioattivi che vedeva coinvolti personaggi legati ai servizi segreti, alla CIA, Licio Gelli e altri insospettabili.

Nella notte del 29 settembre scorso i “baschi verdi” del colonnello Alberto Reda hanno messo a segno un importante sequestro. Un certificato di deposito emesso dal “Crédit Suisse”, importante banca svizzera, per un importo pari a 870 milioni di dollari USA.




certificato di deposito a nome di Soekarno sequestrato dalla Guardia di Finanza

Le pattuglie della compagnia di Locri, hanno fermato, allo svincolo autostradale di Rosarno, una macchina di grossa cilindrata con a bordo due persone. Durante il controllo i due finanzieri notano il fare nervoso dei due e scatta la perquisizione. Nel corso dell’operazione viene rinvenuto, all’interno di una ventiquattrore il titolo di deposito, aperto nel 1961 ed intestato a “mister Soekarno”. Soekarno o scritto all’occidentale “Sukarno”, non è un signore qualunche. È stato il primo presidente dell’Indonesia moderna, dopo l’indipendenza. Ma questo è solo l’inizio.

I due fermati, alla richiesta di giutificare il possesso del documento non danno risposte convincenti e i militari delle fiamme gialle sequestrano il titolo di deposito e denunciano i due (di cui si sanno solo le iniziali: N.A. e F.M.) per riciclaggio.

Il maggiore Raimondo Galletta conferma che sono state avviate le indagini dal procuratore Giuseppe Creazzo, capo della Procura di Palmi, che sta vagliando la documentazione rinvenuta, per ricostruire i passaggi di mano del certificato.

“Il primo passo – spiega Galletta – è verificare l’autenticità del titolo. A tal proposito sono in corso accertamenti in rogatoria internazionale presso l’autorità giudiziaria Svizzera. Attendiamo una risposta tra due settimane, al massimo un mese”.




presidente indonesiano Soekarno

Le ipotesi sono due, o la verifica dimostrerà che il titolo è un falso ed allora si tratterà di un tentativo da parte dei due uomini di una colossale truffa, o, nel caso in cui il documento fosse autentico si aprirebbe uno scenario inquietante: intrecci internazionali tra ‘ndrangheta, élite finanziaria e chissà quali altri. Argomento assai attuale, viste le vicende dell’affondamento delle “navi dei veleni” e i presunti traffici internazionali di rifiuti radioattivi che emergevano già dalle indagini del procuratore Francesco Neri. Le indagini ebbero origine nel 1994 da un esposto di Legambiente e, nonostante le molte certezze acquisita dal dottor Neri ed il suo pool di investigatori, tra cui il compianto capitano Natale De Grazia, furono archiviate nel 1996. A portare a galla la verità ci ha riprovato il procuratre di Paola, Bruno Giordano, maora dovrà fare chiarezza la dda di Catanzaro a cui Giordano ha trasmesso, per competenza, le indagini.




capitano Natale De Grazia morto mentre indagava sulla "nave dei veleni" Jolly Rosso

Ma ritorniamo al nome che compare sul certificato di deposito: Mister Soekarno. Il presidente indonesiano rimase al potere ininterrottamente dal ’45 fino al ’67, quando il generale Suharto, aiutato dall’esercito, lo rimosse. In oltre vent’anni di quasi dittatura, la famiglia Sukarno accumulò un ingente patrimonio. Sukarno morì nel ’71, alcuni dei suoitanti eredi intrapresero la carriera politica, mentre uno dei figli salì alla ribalta delle cronache per alcune spregiudicate operazioni finanziarie. Acquistò il celebre marchio automobilistico “Lotus” e tentò di comprare la casa automobilistica preferita dal padre, l’italica “Bugatti”. Ma il nome di Sukarno junior è legato anche ad un’inquietante inchiesta del ’96, l’operazione “Cheque to Cheque”, condotta dalla Procura di Torre Annunziata. All’epoca l’indagine ebbe molto risalto. L’agenzia ANSA riportava vari lanci zeppi di nomi eccellenti. Finirono in carcere una trentina di persone, italiani e stranieri, con l’accusa di associazione per delinquere, traffico di armi e di materiale radioattivo, oro e titoli di credito. I carabinieri inviarono una ventina di informazioni di garanzia. Tra i destinatari vi sarebbero il leader dei nazionalisti russi Vladimir Zhirinovski, l’arcivescovo di Barcellona Ricard Maria Charles, il notaio di Basilea Hans Keung, Licio Gelli ed il figlio Maurizio, nonché il presunto trafficante di armi Saud Omar Mugne, imprenditore di origine somala residente in Italia.




Miran Hrovatin e Ilaria Alpi

Quest’ultimo sarebbe ritenuto collegato con vicende che hanno portato all’omicidio della giornalista della Rai Ilaria Alpi ed alla strage di Lockerbie. Tra i destinatari degli avvisi di garanzia figurava anche il professore di diritto economico dell’Università di Barcellona, Ignazio Sala. Furono eseguite oltre 200 perquisizioni, tra cui le abitazioni di Gelli, le sedi della società “Scifco”, e della impresa “Edilter” di Bologna, collegate a Said Omar Mugne, ritenuto dagli inquirenti “vicino” a Bettino Craxi e titolare di società che operano nel settore della Cooperazione. Mugne, secondo quanto emerso dalle indagini, sarebbe collegato alla compravendita di armi tra Paesi dell’Est europeo, l’Italia e l’Africa sulla quale stava indagando Ilaria Alpi. Sulla stessa vicenda, a quanto si è appreso, avrebbero lavorato alcuni agenti dei servizi segreti di diversi paesi, uccisi in circostanze non ancora chiarite. Da alcuni elementi dell’indagine “Cheque to Cheque” emergerebbe l’interesse di Mugne per il traffico di armi tra l’America e l’Iran, al quale, secondo gli inquirenti, sarebbe collegata la strage di Lockerbie, nonché il suo coinvolgimento nell’acquisto da parte dei Contras del Nicaragua di materiale bellico.




Wladimir Zirinoski

Zirinowski era accusato di traffico di materiale radioattivo (mercurio rosso, osmio e plutonio), fornitigli da alcuni trafficanti della Bielorussia. L’arcivescovo di Barcellona era accusato di intermediazione valutaria abusiva, per la vendita di 100 milioni di dollari attraverso lo Ior, la banca vaticana, realizzata con l’intermediazione del professore Sala e del notaio Keung. Tra i destinatari delle ordinanze di custodia figura Rodolfo Meroni, socio dello studio Meroni-Muller-Lanter di Zurigo, legato all’agente della Cia Roger D’Onofrio, anche lui arrestato mesi prima nell’ambito della stessa inchiesta.




ingresso sede della CIA

Gli sviluppi dell’inchiesta “Cheque to Cheque” sono basati, in particolare, sulle rivelazioni di Francesco Elmo, un “faccendiere” arrestato nell’ottobre 1995, legato al Sismi e al colonnello Mario Ferraro. A far luce sulla vicenda è stata anche la collaborazione offerta dal maggiore dell’Esercito Pierangelo Quinti (coinvolto nell’inchiesta), da Riccardo Marocco e Enrico Urso . Questi sarebbero intermediari che il “ramo italiano” dell’organizzazione utilizzava per il riciclaggio e la vendita di oro e valuta. L’indagine ha svelato una “rete” di rapporti finanziari internazionali attraverso un meccanismo denominato “Roll Program”, un particolare contratto bancario internazionale che consente ad un venditore che ha a disposizione un’elevata liquidità, di cambiare la somma in valuta di un diverso Paese, con uno sconto compreso tra il 10 e il 15 per cento. In uno dei passaggi della relazione preliminare depositata dal perito della procura di Torre Annunziata, un commercialista professore di diritto bancario, nominato dai pm Paolo Fortuna e Giancarlo Novelli, si legge che: “Esiste un personaggio molto importante – definito “super Vip”- che attraverso una catena di intermediari prevalentemente orientali vende oro disponibile presso banche europee”. Non si conoscono i nomi del venditore e dell’acquirente , ma il perito aggiunge: “il fatto che per la vendita si parli di un “super vip”, fa ritenere credibile il nome che figura sui certificati di deposito di oro“. Il nome a cui si riferisce è quello di Mr. Soekarno, figlio dell’ex presidente indonesiano.

Nel corso della relazione, il perito ricostruisce anche le fasi dell’”operazione Indonesia”, cui sono interessati “un gruppo di intermediari nordamericani”. La transazione prevedeva “la consegna dei titoli dell’oro contro pagamento”. La consegna, a quanto risulta dagli atti, sarebbe stata fatta “presso la Royal Bank of Canada di Singapore, banca scelta sia dal venditore che dall’acquirente”. Complessivamente il tecnico ha esaminato oltre cento documenti sequestrati nel corso delle indagini. Si tratta in particolare di contratti bancari e di “preliminari di accordo” tra società e singoli personaggi. Alcuni atti sono “in codice”, ed è stato necessario decodificarli. Una zelante pattuglia di finanzieri, due picciotti di ‘ndrangheta e un nome: Soekarno e il passato ritorna a galla e il giallo si infittisce. Il procuratore Creazzo avrebbe già preso contatto con la procura di Torre Annunziata.

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articolo Calabria Ora 10 -10-09 prima pagina
articolo Calabria Ora 10-10-09


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