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[NEWS] Non c'è più il warez di una volta
mercoledì 16 gennaio 2008
Roma - Che fine ha fatto il warez? Questo il dirompente interrogativo che si pongono i redattori del celeberrimo 2600: The Hacker Quarterly, secondo cui nella scena underground la passione è stata sostituita dal profitto, e i craccatori sono per la gran parte passati al "lato oscuro" del business a scrocco. Il mondo del warez, temuto dall'industria del software come la peggiore minaccia alla vendita di prodotti originali e ben noto a quanti siano perennemente a caccia di "crack" e software sprotetti, sarebbe in realtà al tracollo a causa della perdita dello spirito originario, ovvero il cracking fatto per il puro piacere di farlo e per distribuire all'intera community il frutto del proprio operato. A dirlo non sono esperti di sicurezza troppo sicuri di sé, reporter informatici in cerca di scoop o editor privi di fantasia. A dirlo come accennato è una delle più celebri pubblicazioni della scena hacker: 2600: The Hacker Quarterly. "Il warez non è più quello di una volta" si afferma nel numero invernale del magazine americano appena distribuito nelle edicole. La pubblicazione, accanto alla trattazione di argomenti quali le darknet, mette in luce l'attuale struttura dei siti di accesso al materiale warez e ai codici "liberati" da protezioni e restrizioni alla copia, composta principalmente da amministratori di sistema e webmaster la cui unica passione è il denaro, e che non si fanno scrupolo di usare le donazioni degli utenti per il proprio tornaconto o per fare la bella vita. "C'è troppa quantità e troppa poca qualità warez in circolazione in questi giorni" riporta CrunchGear. 2600, nonostante sia esponente del movimento "Grey hat" che professa la neutralità dell'hacking rispetto a chi lo considera come una pratica di natura morale da usare per fare del bene (White hat) e a chi usa le proprie conoscenze "proibite" per motivazioni malvagie, personali o di mero profitto (Black hat), si lamenta del fatto che in sostanza oggi gli hacker siano diventati tutti, chi più chi meno, Black hat dal portafogli gonfi e dalla carriera piratesca dai rischi minimi. La denuncia del magazine non svela, a conti fatti, uno stato di cose poi così nuovo: l'uscita di scena del collettivo della celebre crew internazionale DrinkOrDie, falcidiata a colpi di processi e condanne da scontare in prigione, non ha fatto altro che accelerare il già avviato processo di trasformazione del settore. Da territorio inesplorato da attraversare con attenzione e procedendo a tentoni, il warez è diventato una vera e propria industria, in cui chi è disposto a pagare un modico prezzo può ottenere il tanto agognato software pirata e magari anche altro. È lo stesso processo degenerativo evolutivo che tra l'altro colpisce la scena dei virus writer, in cui l'approccio amatoriale ha lasciato il posto al business dei trojan, worm e botnet che sferzano la moderna rete telematica con tempeste periodiche e oltremodo dannose per utenti e aziende. Alfonso Maruccia fonte: Punto Informatico
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