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Old 19-08-2007, 14:52   #1
wolf64
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Messaggi: 242
Attori e registi americani, tra impegno e pacifismo(?)

Il link è ad un articolo del Corriere:
http://www.corriere.it/Primo_Piano/S...mericani.shtml

ve lo riporto sotto per comodità:

Quote:
Americani a Venezia tra impegno e pacifismo

De Palma, Haggis, Pitt e gli eroi «contro». Clooney: la mia denuncia anticorporation

LOS ANGELES — Una chiamata alle armi non solo contro Bush e la guerra in Iraq: i film americani per Venezia (al via il 29) parlano di un Paese che non sa più essere unito e che sente tradita la propria democrazia. Il nuovo cinema parapolitico di Hollywood e degli indipendenti sembra lanciare un appello per ritrovare tradizioni e valori. Persino i tre fratelli che non si parlavano in The Darjeeling Limited di Wes Anderson lasciano un Paese dove si sentono sempre più sradicati, specie dopo la morte del padre, per fare un viaggio spirituale in India ritrovando la capacità di esplorare affetti e verità perduti. La patria superpotenza è messa in discussione. E non solo da film pacifisti come In the Valley of Elah di Paul Haggis, che scava nel cronico disagio creato dai guasti della guerra o come in Redacted che punta il dito contro i crimini delle truppe Usa. Quest'ultimo, firmato da Brian De Palma, è già stato definito «una bomba» perché tratta la vicenda di un soldato americano giudicato colpevole di aver stuprato una ragazza irachena e di averla poi uccisa con a tutta la sua famiglia. Storia vera, per la quale sono sotto processo cinque soldati della 101ª divisione aviotrasportata. Michael Clayton di Tony Gilroy vede George Clooney nei panni di un faccendiere che lavora in uno dei più importanti studi legali di New York. Il suo compito è ridare credibilità ai facoltosi clienti o ai dirigenti delle corporation «ripulendo » la loro immagine dopo omissioni di soccorso, diffamazioni, furti e intrallazzi. «Il mio Clayton — spiega il divo — è un ex pubblico ministero, figlio di poliziotti, che prende ordini dal cofondatore di un prestigioso studio legale. Sono legato a doppio filo a questo sporco lavoro perché, come tanti americani, sono coperto di debiti per il divorzio, disavventure imprenditoriali e la mia dipendenza dal gioco d'azzardo. La storia a un certo punto chiama in causa anche una corporation del settore... Tutto si svolge a New York perché in termini di concentrazioni di capitali non c'è altra metropoli simile alla giungla urbana e monetaria di New York. Clayton e New York si assomigliano». Sydney Pollack, che con Clooney è tra i produttori del film: «Sì, quest'ultimo cinema americano sembra voler ritornare a quello degli anni Settanta della "nuova Hollywood", che osservava criticamente il Paese cercando ogni violazione dei principi democratici».

Bisogna poi scavare dietro le ragioni che vedono già ultimati tanti copioni sulle conseguenze dell'11 settembre e sulla guerra. Paul Haggis è esplicito: «Hollywood dimostrerà a Venezia il proprio impegno nella ricerca di un modo di influenzare il Paese. Si assiste a un'opposizione internazionale nei confronti del "potere americano" e, per certi aspetti, il cinema liberal dà corpo a ogni critica "contro", che serpeggia in Usa anche tra i conservatori. Sicuramente il cinema si sta impossessandosi del pacifismo, riempiendo un vuoto d'informazione dei media. Tommy Lee Jones in The Valley of Elah è un veterano dell'esercito che crede sopra ogni cosa alla devozione alla patria, ma quando suo figlio sparisce dopo essere rientrato dall'Iraq, decide di indagare da solo. Ne trova il cadavere bruciato vicino a una base militare e si scontra con il muro alzato dalle forze armate per nascondere la verità».

Di sicuro tutti questi film non hanno subito alcuna influenza o controllo del Pentagono, come spesso capitava in passato alle storie di guerra. E non è finita. Perché anche I'm not There di Todd Haynes, anomala biografia di Bob Dylan impersonato da sei attori diversi, traccia il ritratto di un'America controcorrente, con spezzoni anche in bianco e nero che rimandano alle canzoni di protesta del Menestrello, alle sue sparizioni dal pubblico. Dice Haynes: «Outsider enigmatico, Dylan ha dato voce, poesia e valori a un'America che aveva profondi afflati religiosi, ribellioni, ispirazioni, ed era capace di catarsi». Non si tira indietro nemmeno Andrei Dominick, il regista del film con Brad Pitt The Assassination of Jesse James by the coward Robert Ford: «Jesse James non è stato solo un bandito del vecchio West, ma anche un Robin Hood che ha dato corpo e leggende a uno spirito americano d'avventuriero in un tempo di fragilità delle istituzioni nato dalla crisi della Guerra civile. Le sue imprese possono benissimo essere interpretate come azioni di resistenza a un impero economico e sociale dove i treni stavano sostituendo i cavalieri come Jesse, bandito d'onore ed espropriatore degli espropriati secondo molte interpretazioni».

Giovanna Grassi

19 agosto 2007
Ci sono alcuni attori, registi, personaggi dello showbusiness americani che sono da tempo notoriamente a favore di impegni sociali, ambientali, pacifisti, ecc, però questa tendenza, che in questo periodo sembra coinvolgere una buona parte di loro, e che va contro molte delle politiche dell'amministrazione Bush, a vostro avviso è un segnale dell'opinione pubblica americana che sta sensibilizzandosi di più a certi temi o un semplice cavalcare l'onda di quelli che sono delle situazioni molto sentite da buona parte della popolazione mondiale e, di conseguenza, del popolo americano per fare più business?

Preciso che il fare business con iniziative volte a fini positivi non è che sia sbagliato a priori, se ad esempio un film sensibilizza una buona parte dell'opinione pubblica su di un certo problema non è che il suo incasso debba essere donato in beneficienza, però sarei curioso appunto di capire se questa è la spia di una maggior sensibilizzazione su certi temi da parte degli americani o meno...
__________________
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"La Verità è una terra senza sentieri" J. Krishnamurti
wolf64 è offline   Rispondi citando il messaggio o parte di esso
Old 19-08-2007, 17:44   #2
GianoM
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L'Avatar di GianoM
 
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Da ottimista penso che non sia una questione di "cavalcare l'onda" ma che il tema sia veramente sentito. Spero e credo che i film "sensibilizzatori" cresceranno di numero.
GianoM è offline   Rispondi citando il messaggio o parte di esso
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