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Old 12-07-2006, 15:11   #1
Leron
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14 Luglio 1978 - SLOI: il cuore nero di Trento

Ci scandalizziamo molto davanti a disastri come quello di Bhopal o di Chernobyl

oggi però vi voglio raccontare un'altra storia, una storia "di casa nostra" come ce ne sono tante, ma pericolosa come ce ne sono poche

Fra 2 giorni ricorre l'anniversario del più grande rischio corso da chi vive in Valle dell'Adige o comunque lungo il fiume.






quello che segue è un testo che ho rielaborato da uno di Odilia Zotta, pre renderlo più capibile a chi non abita da queste parti


Anche Trento e il Trentino hanno avuto la loro fabbrica della morte, la Sloi.



la SLOI è stata fondata nel 1939, era una fabbrica che produceva "piombo tetraetile"


questo composto era utilizzato come additivo antidetonante della benzina. era il "Super" delle nostre benzine


la SLOI di Trento era una delle fabbriche di PT più grandi d'Europa.


Fin da subito si conosce la pericolosità di questa fabbrica:
1. I contadini di Campotrentino si accorgono che i fumi distruggono i raccolti di ciliegie e fanno morire i bachi da seta. Nel 1942, 13 contadini vincono una causa civile e vengono risarciti.

E' impossibile dire quanti operai sono passati dalla Sloi. Il turn-over è altissimo; molte lavorazioni dentro la fabbrica sono appaltate a ditte esterne.

Il Piombo Tetraetile unisce le caratteristiche del piombo e dell'alcohol: provoca il cosiddetto "Saturnismo" e dona "un'aria sbronza"

in linea di massima si diventa SBRONZI e PAZZI.

Al punto che dalla fabbrica gli operai intossicati gravemente venivano portati al Manicomio di Pergine Valsugana

La fabbrica non aveva sistemi di sicurezza, scaricava lo scarto direttamente nelle rogge


i contadini usavano lo scarto di fabbrica per concimare i campi (i cavoli di campotrentino erano rinomati e famosi)


Fra il dicembre ’64 e il gennaio ’65, un lungo sciopero di due mesi contro il licenziamento di 40 operai per scarso rendimento -ma in realtà perché malati- fallisce per isolamento e per fame. In quell’occasione anche Aldo Moro da Roma aveva tentato inutilmente una mediazione.



Il clima interno alla fabbrica è sempre stato particolarmente pesante. Padron Randaccio, anche se il fascismo è finito da più di un ventennio, continua a farsi chiamare Herr Karl.



Il 30 ottobre ’69, in pieno “autunno caldo” (l’autunno cioè delle grandi manifestazioni operaie), un gruppo di operai Sloi si presenta in Regione e incontra l’assessore alla Sanità. Gli operai si presentano con questo slogan: “In ogni litro di benzina c’è un po’ della nostra salute” e lo stesso giorno distribuiscono in città un documento dov’è scritto: “Alla Sloi noi moriamo, perché siamo costretti a lavorare in un ambiente nocivo, lavorando il piombo che attraverso le esalazioni ci fa diventare vecchi e malati a trent’anni”.




Come risposta, le autorità si incontrano, scrivono documenti, spediscono telegrammi; ma in fabbrica tutto continua come prima.


Il 14 febbraio ’70 il medico di fabbrica Aldo Danieli viene costretto alle dimissioni e denuncia al Servizio Medico Regionale la gravissima situazione: tassi di piombo nel sangue trattati come numeri del lotto.


Pochi mesi dopo, il 10 novembre ’70, anche il nuovo medico di fabbrica Giuseppe De Venuto si dimette con una durissima lettera di denuncia.

Dopo le dimissioni di De Venuto, la Procura della Repubblica di Trento è costretta ad aprire un’inchiesta.

Uno studente di sociologia del periodo dice: “So di certo che un esperto militare straniero ha chiesto dati in vista di una eventuale utilizzazione del piombo tetraetile in caso di guerra chimica. La struttura aziendale è quella dei campi di concentramento, il disinteresse della popolazione è lo stesso che si aveva per i ghetti degli ebrei”.

Silvana Andreatta di Pinè, vedova di Giuliano Venturini. Ha 29 anni quando muore il marito, nel 1968, e resta sola con due bambini. Il marito era stato assunto alla Sloi da poco. Era stato licenziato per insubordinazione, perché, con un altro operaio, si era rifiutato di compiere un lavoro pericoloso (entrare nei fusti del piombo per pulirli manualmente). Ma lui aveva bisogno di lavorare. Ha chiesto scusa alla direzione, ottenendo l’annullamento del licenziamento. Dopo qualche mese viene ricoverato al manicomio di Pergine e in pochi giorni muore. Sul certificato di morte sta scritto “morto per etilismo”. Ma Giuliano era astemio.




il 2 luglio ’71, il Procuratore della Repubblica Agostini ordina la chiusura della fabbrica. Segue l’occupazione della fabbrica da parte di un gruppo di operai (che temono di perdere il lavoro) e impiegati venuti da Bologna, con l’assedio alla casa di Agostini.


Il fascicolo scotta. Agostini lo passa di mano.


Dopo qualche giorno, c’è già l’ordine di riapertura a titolo di prova per fare una superperizia: in realtà la produzione del piombo continua per anni ancora.



Ultimo atto: l’incidente del 14 luglio ’78.


E' un normale temporale estivo, e l’acqua di stravento entra in un capannone della Sloi dove sono depositati 300 quintali di sodio.


il Sodio con l'acqua si infiamma.

I bidoni di sodio cominciano a scoppiare come fuochi artificiali e dallo stabilimento esce una palla di fuoco coperta da una nube che avanza verso la città.

E’ notte e dalle case di Cristo Re la gente esce in pigiama e scappa. Se le fiamme raggiungono il piombo, è una catastrofe. se il piombo esce dalla fabbrica ha la potenzialità di uccidere tutta la popolazione di Trento e Rovereto (per non parlare dei paesi intorno) e inquinare tutto il bacino dell'Adige con danni per tutto il Triveneto.


I Pompieri vengono chiamati ma poi richiamati: non possono usare l'acqua sul sodio.


L'idea della salvezza arriva dal capo dei vigili del fuoco: a Trento c'è l'Italcementi

Vengono approntati alcuni autotreni e si versano 300 tonnellate di cemento sul sodio che si spegne



Lo Alto Adige (quotidiano trentino), il giorno dopo, titola: “Rischio nella notte: Trento un enorme cimitero per 100000 persone”


Il 18 luglio il sindaco Tononi ordina la chiusura definitiva della fabbrica.




La Sloi ha lasciato comunque in regalo alla città



Dal 1978 la fabbrica giace abbandonata.


La chiamano la Fabbrica della Morte, anche perchè in tutto il perimetro interno è pieno di una vegetazione bellissima (uno degli scarti di lavorazione erano Fosfati, concime) ma se vi entrate non vedrete nessun animale: niente topi, niente uccellini, niente zanzare. si guardano bene dall'entrare in quel posto, sentono il pericolo



il terreno sotto la sloi è mescolato con quasi 200 tonnellate di Piombo tetraetile uscito durante l'incendio.

Il terreno è inquinato per almeno 15 metri in profondità, e sotto di esso, separato solamente da uno strato di argilla di 20 centimetri, scorre la falda acquifera che alimenta l'Adige.


finora non si è fatto NIENTE. sono eseguiti carotaggi periodici da gente vestita con scafandri di plastica (solo così si può entrare, c'è il rischio che si apra qualche sacca dal terreno piena di piombo)

Esiste solo un progetto per la bonifica dell'area, che richiederebbe circa 200 milioni di euro (ma del quale esistono perplessità dato che finora bonifiche del genere hanno portato al peggioramento della situazione)





Volevo solamente rendervi partecipi di questo fatto "locale", dato che si parla spesso di Porto Marghera o di altre cose, ma la SLOI ha rischiato di provocare un incidente ben più grave, e rischia tutt'ora di inquinare irrimediabilmente tutto il bacino dell'Adige fino alla foce
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Old 12-07-2006, 16:18   #2
GianoM
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Inquietante, sotto i posti dove mangio abitualmente e a due passi da casa.

Ultima modifica di GianoM : 12-07-2006 alle 17:07.
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Old 12-07-2006, 17:04   #3
Freeride
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Azz, altro che incendio alla Menz&Gasser!!!
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Old 12-07-2006, 20:08   #4
Leron
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