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Old 15-05-2006, 00:00   #1
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Anche i Della Valle con le spalle al muro?

Moggi-Della Valle,
ecco le prove

di Riccardo Luna

C’è Diego Della Valle, che il clan di Moggi chiama «Il Buco», che chiede scusa per aver pensato di cambiare il sistema calcio; e c’è Andrea Della Valle, che invece chiamano «il buchino», che dice «il nostro progetto ora è farci i cazzi nostri». E ci sono Moggi e Giraudo che quando il patron viola li chiama per dirgli quanto gli vuole bene mettono la telefonata in viva voce e «ridono come delle puttane». Poi c’è il direttore generale della Fiorentina, ex uomo di Moggi in disgrazia, che continua a proporre al suo capo di comprarsi direttamente gli arbitri senza passare da Moggi, e chiede un sacco di soldi, ma Della Valle non ci sta e lo chiama «il furfante». «Mai comprare le partite», ammonisce Innocenzo Mazzini, il vero protagonista di questa storia, «sennò si fanno dei troiai. Se serve si manda un arbitro che ti dà il 50 per cento…». Lo dice a Sandro Mencucci, l’amministratore delegato viola, uomo di fiducia di Della Valle, che gli organizzerà il contatto segreto con Paolo Bergamo, uno dei due designatori degli arbitri. Questa è la storia che porterà in B anche la Fiorentina proprio perché in B non ci andò nel campionato 2004/5 grazie ai favori del clan Moggi.

E’mercoledì 20 aprile 2005, quando allo stadio "Franchi" l’arbitro Nucini si inventa sei minuti di recupero, nei quali caccia il difensore viola Maggio consentendo al Messina di pareggiare in extremis. Diego Della Valle si arrende: la Fiorentina è a un passo dalla B, lui è «alla rivoltella». Il segnale è stato ricevuto. «Devono perde’ un po’ di partite» diceva Moggi al suo clan qualche mese prima riferendosi al fatto che Della Valle andava punito per la sua «voglia di cambiare il calcio», candidando Giancarlo Abete al posto di Carraro in Figc e sfidando Galliani per la presidenza della Lega. Ma oramai la partita politica era finita con la riconferma dei due presidenti uscenti: la banda di Moggi aveva vinto e ora aspettava la resa formale del patron viola.

Le indagini condotte dai carabinieri di Roma dimostrano in maniera inequivocabile che la resa arriverà e sarà senza condizioni: nel volgere di pochi giorni Della Valle infatti stringe un "patto d’acciaio" con Luciano Moggi e in appena un mese la Fiorentina sarà pilotata verso la salvezza. L’uomo che si incarica di portare a termine il lavoro («quando c’è da mettere le mani nella cacca ci sono solo io…») è Innocenzo Mazzini, numero tre della Federcalcio, gran capo del centro federale di Coverciano dove gli arbitri si radunano prima del sorteggio del venerdì, e soprattutto vero alter ego del direttore generale della Juve che lui chiama confidenzialmente "amore mio". Il 21 aprile Andrea Della Valle, fratello di Diego e presidente della Fiorentina, chiama Mazzini: «Sono preoccupato – gli dice – non riesco a capire l’accanimento degli arbitri verso di noi, questi killer così professionali che ti fanno capire tutto…». Il problema, spiega Mazzini, è che quelli che comandano «non hanno nessuna simpatia per voi, volete fare la guerra ma non so come la potete fare. Dimmi cosa possa fare io».

IL CONTATTO E’ Diego Della Valle che in realtà deve fare qualcosa: il cosa Mazzini lo spiega in un successivo contatto con Mencucci: «Viene a Coverciano in una stanzina riservata e gli dice: "Caro Paolo Bergamo, guarda che noi forse abbiamo sbagliato, però siamo la Fiorentina, siamo i Della Valle, siamo persone perbene, da voi, noi vorremmo essere tutelati". Quando tu hai fatto questo basta e m’avanza, però se non lo fai, ti vanno nel culo. Io non ho da dirti altro…». Mencucci va dai Della Valle, gli riferisce del colloquio e torna da Mazzini con la risposta: «Siamo disposti a fare un patto d’onore che noi assolutamente non incideremo per cambiamenti nel mondo del calcio». La prima mossa in questo senso, sarà sconfessare il loro alleato Giancarlo Abete che proprio in quei giorni sta facendo una campagna stampa per mandare a casa i due designatori arbitrali: «ma chi lo conosce, ma chi l’ha mai visto…». Mazzini esulta: è ora che Diego Della Valle e Paolo Bergamo si parlino direttamente. Intanto al telefono: «Caro buco, gli dici al tuo capo, ti telefonerà tizio». Il 24 aprile c’è Bologna-Fiorentina: dal sorteggio esce Bertini: «Grande amico» lo presenta Mazzini a Mencucci. La gara finisce 0-0, la Fiorentina resta in corsa per salvarsi e Mazzini sfotte il suo contatto viola: «Vi cerca l’ufficio indagini».

IL TENTATIVO DI COMBINE In quei giorni scoppia il caso con Lotito. Il presidente laziale chiama Mazzini e gli dice che Della Valle gli ha proposto una combine per Lazio-Fiorentina e lui «l’ha mandato affanculo». Della Valle oggi smentisce e non esistono riscontri a questa vicenda se non la parola di Lotto che in quei giorni non viene creduto nemmeno dai suoi sodali. Dirà Mazzini a Giraudo: «Mi sono rotto di aiutare le teste di cazzo». Dirà Giraudo a Mazzini: «E’ stato utile in fase di elezione di Lega, ma adesso fuori dai coglioni». In quella conversazione emerge uno dei motivi che portano il sistema Moggi a salvare la Fiorentina: «Perderli come pagatori in serie A mi dispiacerebbe, questi c’hanno i soldi veri, pensaci tu Antonio a come fargliela pesare». Del tema Mazzini ne parla anche con Galliani: gli spiega «l’utilità che questi due finocchi stiano nel calcio, loro sono così cretini da non capire che non ci restano tramite Zamparini».

Nel frattempo la Fiorentina perde la gara casalinga contro il Milan (1-2), arbitro De Santis. In quella occasione ineccepibile: «Si è messo ad arbitrare bene» notano in casa rossonera. Ma la Juve è furibonda. Il 2 maggio Diego Della Valle chiama Moggi e il direttore generale bianconero lo fomenta: «L’arbitro vi ha fatto un culo, ma noi abbiamo fatto casino per voi». Della Valle sembra arrendevole: «Siamo sotto schiaffo, con certa gente più che prenderci un caffè che posso fare?». «Prendici un cappuccino, ti devi incazzare, una scrollatina a settimana». Della Valle accetta il consiglio: «Ma lo facciamo in privato no?». «Sì, ma pensiamo a salva’ la Fiorentina». La sera stessa, d’accordo con Mazzini, Della Valle chiama Bergamo: «Non l’ho mai chiamata prima, non conoscendola, perché non sapevo neanche che uno potesse alzare il telefono e chiamarla. Più di una volta abbiamo avuto la voglia di capire un po’ certe cose ma non l’ho mai fatto solo per quello, altrimenti avrei chiamato anche prima, insomma…». Decidono così di prendersi un caffè, che in realtà sarà un pranzo al quale parteciperanno anche Andrea Della Valle e Mazzini. L’effetto della telefonata si vede subito sull’arbitro di Chievo-Fiorentina: Dondarini. «Bel lavoro» commenta Mazzini. Finirà 2-1 per i viola con un gol regolare annullato al Chievo all’ultimo minuto: fallo di confusione. A fine gara il colloquio fra Mazzini e Mencucci dice tutto: «Ti lamenti ancora?». «Ho imparato, eccome se ho imparato». «Quando ci si affida a noi... diglielo ai tuoi amici». In serata il presidente degli arbitri Tullio Lanese a un giornalista amico dirà: «Hai visto? Il killer ha colpito a Verona».

IL PRANZO DELLA SVOLTA Il giorno dopo Della Valle chiama Giraudo e Moggi per comunicargli la sua "gioia". Alla telefonata è presente Mazzini che ride come un matto: «Questo non ha capito un cazzo, siamo contentissimi solo perché così gli portiamo via un po’ di quattrini». E arriva il giorno del vertice a quattro. Il 14 maggio, sabato, al ristorante Villa la Massa, a Bagno a Ripoli, una località appartata alle porte di Firenze. Il pranzo dura quasi tre ore. Al termine Mazzini dirà all’altro designatore, Pairetto: «Ero a lavorare per te, buffone!, per la nostra Fiorentina». Anche i Della Valle sembrano soddisfatti. «Alla grande – dirà Mencucci a Mazzini – meglio di così non si poteva fare». Poi conferma la svolta politica: «Lui di fare il paladino dei poveri s’è bell’e rotto i coglioni, te le dico io». Ma il più contento di tutti è Bergamo che pensa di essersi messo in tasca la riconferma come designatore: «Se sono vere il 50 per cento delle cose che mi ha promesso stiamo a cavallo» riferisce alla Fazi, la potente segretaria degli arbitri. Il giorno dopo la partita con l’Atalanta, arbitro Rodomonti, finisce in parità e la salvezza sembra lontanissima. Della Valle disperato chiama Moggi che lo rassicura: «Salvarsi è roba da dilettanti, io tifo per te» «Lo so Luciano, mi sembra che tra noi ci sia un rapporto eccellente».

IL TRADIMENTO Il 22 maggio c’è Lazio-Fiorentina, quella della presunta combine mancata. E stavolta la Fiorentina viene scippata. Finisce 1-1 ma un gol viola viene evitato sulla riga dalla mano di un difensore laziale. Per l’arbitro Rosetti, che si consulta con il guardalinee Pisacreta, è stato un colpo di testa. L’errore marchiano di Rosetti, che Bergamo attribuisce alla stanchezza per troppo lavoro, mette il panico nel sistema moggiano. Alla Fiorentina potrebbe non bastare vincere l’ultima partita in casa col Brescia. Mencucci protesta con Mazzini: «Ci sentiamo traditi». «Se retrocedono succede un casino» è il messaggio che il capo di Coverciano manda a tutta la banda. La cosa chiave è aggiustare il risultato di Lecce-Parma: impedire al Parma di vincere una partita contro un avversario che non ha motivazioni. Mencucci si incarica di contattare il direttore sportivo leccese Pantaleo Corvino, che i Della Valle hanno già preso per la prossima stagione al posto di Lucchesi: «Ci pensa Leo». Mazzini e Bergamo individuano l’arbitro giusto: Massimo De Santis. Diego Della Valle si raccomanda a Moggi: «Ci pensiamo noi a salvarti, dai che se lottiamo ce la facciamo». Il 29 maggio la Fiorentina travolge il Brescia 3-0 ma lo scandalo si consuma a Lecce. Pochi minuti prima della gara Bergamo chiama De Santis per sapere se è tutto a posto: sì, ha parlato con i guardalinee, «ci mettiamo in mezzo noi». Finisce 3-3, a Firenze si festeggia la salvezza quando Mazzini chiama Mencucci: «I cavalli boni vengono sempre fori eh? Le nostre pedine funzionano sempre, l’operazione chirurgica è stata perfetta». Poi chiama un amico: «Lo sapranno in dieci di questo capolavoro, ma me ne importa una sega, nel calcio vero conta sempre su di me». Quando le festa è finita anche i Della Valle ringraziano il loro salvatore: «Certi errori non li faremo più».

fonte ilromanista.it
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E’ un crimine caricare la propria tavola della carne degli animali, quando si ha un giardino che produce tutti i frutti della terra…. Ovidio, Metamorfosi, XV - MyTube
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Old 15-05-2006, 00:20   #2
CYRANO
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Messaggi: 20119
imho si sta preparando un bel botto.



Ciaozzz
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FINCHE' C'E' BIRRA C'E' SPERANZA !!!
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