|
|||||||
|
|
|
![]() |
|
|
Strumenti |
|
|
#21 |
|
Senior Member
Iscritto dal: Jan 2002
Città: Roma
Messaggi: 3295
|
Liberati gli ostaggi:
http://www.un.org/apps/news/story.as...&Cr=sudan&Cr1= Questa è la pagina ufficiale dell'UN sul Sudan: http://www.un.org/apps/news/infocusR...y=Sudan&Body1=
__________________
..soltanto quando è abbastanza buio si riescono a vedere le stelle.. |
|
|
|
|
|
#22 | |
|
Senior Member
Iscritto dal: Jan 2002
Città: Roma
Messaggi: 3295
|
SUDAN 4/9/2004 17:28
KHARTOUM: PRESSIONI INTERNAZIONALI Politics/Economy, Brief Mentre i colloqui di pace per il Darfur ripresi stamani in Nigeria stentano a dare segnali incoraggianti, continuano le pressioni internazionali nei confronti del governo sudanese, accusato di fare troppo poco per risolvere la crisi in corso nella regione occidentale del Paese da oltre un anno e mezzo. Il Fondo Monetario internazionale (Fmi) ha detto che un eventuale accordo di pace tra i protagonisti della crisi del Darfur, teatro di quella che l'Onu definisce la più grave crisi umanitaria del pianeta, potrebbe risolvere i problemi economici che il governo di Khartoum ha con l'istituto finanziario mondiale e aprire al governo le borse dell'aiuto dello Fmi. In un documento pubblicato ieri e in cui si fa un quadro degli arretrati dovuti al fondo dai Paesi membri, si sottolinea che quasi il 90% del totale mondiale (3 miliardi di dollari) è dovuto da Liberia, Somalia e Sudan, con la sola Khartoum debitrice per una percentuale superiore al 50. Quote:
Molto interessante quest'altro articolo, spero non lo legga solo io: http://www.warnews.it/index.php/content/view/1157/29/
__________________
..soltanto quando è abbastanza buio si riescono a vedere le stelle.. |
|
|
|
|
|
|
#23 |
|
Senior Member
Iscritto dal: Jan 2002
Città: Roma
Messaggi: 3295
|
DARFUR: "NON È IL MOMENTO DELLE SANZIONI" SECONDO ONU, COLLOQUI DI PACE BLOCCATI
Non è ancora arrivato il momento di imporre sanzioni internazionali al governo sudanese: lo ha detto l'inviato speciale dell'Onu in Sudan, Jan Pronk, durante una visita a Oslo, in Norvegia. L'ultimatum di 30 giorni - nel quale si minacciavano sanzioni economiche contro l'esecutivo qualora Khartoum non avesse dimostrato progressi sufficienti nella soluzione della crisi del Darfur - contenuto nella risoluzione approvata dall'Onu a fine luglio, è ormai scaduto da una settimana. "Le sanzioni dovrebbero sempre essere tenute come ultima carta da giocare e ritengo che il momento di usarle non sia ancora arrivato" ha detto Pronk incontrando i giornalisti al termine di un colloquio col ministro degli Esteri norvegese. Sia Pronk che il Segretario Generale dell'Onu Kofi Annan nei giorni scorsi hanno sottolineato che in Darfur “la situazione sul terreno non è cambiata poi tanto” nell’ultimo mese. Le liste con i nomi dei Janjaeed (i predoni arabi considerati principali responsabili delle violenze compiute nella regione) e il loro arresto, ha spiegato Pronk recentemente, erano una delle 4 condizioni poste a Khartoum per evitare il rischio di sanzioni internazionali; le altre riguardano il dispiegamento di forze dell’ordine e sicurezza nella regione a tutela dei civili, la collaborazione con le agenzie umanitarie che operano nella regione, e la volontà di proseguire nei colloqui di pace in corso ad Abuja, Nigeria. Proprio dalla capitale nigeriana arrivano notizie poco confortanti riguardo all'andamento dei negoziati organizzati dall'Unione Africana (Ua). Ieri è dovuto intervenire personalmente il presidente nigeriano Olusegun Obasanjo (anche presidente di turno dell'Ua) per cercare di sbloccare un "dialogo tra sordi" - usando le parole di alcuni mediatori - sulle questioni relative alla sicurezza e al disarmo. Ieri i mediatori dell'Ua hanno presentato alle parti una bozza di accordo e, nonostante lo stallo sembri completo, oggi governo sudanese e ribelli dovrebbero incontrarsi direttamente per valutare il documento e le rispettive modifiche. Nel febbraio del 2003, l’Esercito/movimento di liberazione del Sudan (Sla/m) e il movimento per la giustizia e l’uguaglianza (Jem) si sollevarono in armi contro le autorità di Khartoum, accusate di trascurare la regione non dando protezione alla popolazione locale, ma anche di appoggiare i Janjaweed. Secondo le stime dell’Onu, oltre un anno a mezzo di scontri e violenze hanno causato “la più grave crisi umanitaria del pianeta”, con un milione di sfollati, circa 200.000 profughi nel confinante Ciad e decine di migliaia di vittime - dalle 30.000 alle 50.000 - un dato, quest’ultimo, definito esagerato dal governo sudanese secondo cui sarebbero ‘solo’ 5.000.[MZ
__________________
..soltanto quando è abbastanza buio si riescono a vedere le stelle.. |
|
|
|
|
|
#24 |
|
Senior Member
Iscritto dal: Apr 2000
Messaggi: 433
|
pazzesco pensare che fino a pochissimo tempo fa (spero che ora non sia più così) il Sudan era membro della Commissione Onu per i diritti umani
__________________
http://www.cipoo.net Musica corale di pubblico dominio - spartiti-MID-MP3 Chi cerca conferme le trova sempre. (Popper) |
|
|
|
|
|
#25 |
|
Senior Member
Iscritto dal: Apr 2000
Messaggi: 433
|
da televideo
Quello che è successo nel Darfur, la regione occidentale del Sudan, teatro da tempo di una sanguinosa guerra civi- le, è un genocidio. Lo ha detto il segretario di Stato Usa. Powell ha aggiunto che la responsabili- tà è da attribuire alle milizie Janja- wid, alleate di fatto delle truppe regolari di Khartum. Il Consiglio di sicurezza Onu è però diviso sulla proposta americana di prevedere sanzioni petrolifere nei confronti del Sudan. Ad opporsi sono soprattutto Cina, Russia, Pakistan e Algeria. Le discussioni proseguono oggi.
__________________
http://www.cipoo.net Musica corale di pubblico dominio - spartiti-MID-MP3 Chi cerca conferme le trova sempre. (Popper) |
|
|
|
|
|
#26 |
|
Senior Member
Iscritto dal: Jan 2002
Città: Roma
Messaggi: 3295
|
Bush Declares Genocide in Sudan's Darfur
Thu Sep 9, 8:57 PM ET By Arshad Mohammed and Saul Hudson WASHINGTON (Reuters) - The United States declared on Thursday that the violence in Sudan's Darfur region amounted to genocide and urged the world to back an expanded African peacekeeping force to halt the bloodshed. But a senior Sudanese official rejected the genocide declaration as American "posturing" and several U.N. Security Council members raised objections to a draft resolution on Darfur circulated by Washington. "It is clear that only outside action can stop the killing," President Bush (news - web sites) said in a statement demanding that all sides to the conflict, including Darfur rebels, lay down their arms. "We have concluded that genocide has taken place in Darfur. We urge the international community to work with us to prevent and suppress acts of genocide," Bush said. His statement, issued after Secretary of State Colin Powell (news - web sites) made similar remarks to the U.S. Senate Foreign Relations Committee, noted that Washington was seeking a U.N. Security Council resolution to authorize an expanded African Union peacekeeping operation in Sudan. "We will also seek to ban flights by Sudanese military aircraft in Darfur," Bush said. "The world cannot ignore the suffering of more than 1 million people." Rebels began an uprising in Darfur in February 2003 after years of skirmishes between mainly African farmers and Arab nomads over land and water. The government turned to the Janjaweed militias to help suppress the rebels. The United Nations (news - web sites) has estimated some 1.2 million people have fled their homes and up to 50,000 people have died from direct violence, starvation or illness in what it describes as the world's worst humanitarian crisis. While the genocide finding has little legal import, analysts said it may influence Security Council debate on the U.S. resolution. The resolution threatens sanctions on Sudan's oil sector, which pumps about 320,000 barrels per day. Its customers include Security Council members China and Pakistan, who expressed opposition on Thursday to the draft resolution, as did council member Algeria. China's U.N. ambassador, Wang Guangya, raised the possibility of a veto. "Personally I would say if the draft stands as it is now, it would certainly be more than (an) abstention," he told reporters. Both the Pakistani and Algerian ambassadors said they would probably abstain unless the resolution was changed, objecting to sanctions threats in particular. They said several other council members agreed. A minimum of nine votes and no veto is needed for adoption in the 15-member council. U.S. Ambassador John Danforth, however, told reporters after a closed-door council meeting that he expected the draft to be adopted, perhaps next week and with some revisions. He said a larger African Union monitoring mission in Darfur was crucial. "The importance of getting an outside presence into Darfur to monitor the situation is something that is impossible to overstate," Danforth said. Angelo Beda, deputy speaker of Sudan's parliament, called the genocide declaration "posturing by America, possibly for the elections." Speaking to Reuters in Nairobi, he suggested the Bush administration made the charge to court black voters. "Where is this genocide, where is this rape they are talking about?" he said. The U.S. draft resolution demands Khartoum stop what U.S. officials say is a campaign of rape, murder and looting against African villagers carried out by the Janjaweed Arab militia. "The government of Sudan and the Janjaweed bear responsibility, and ... genocide may still be occurring," Powell said. Powell called on the U.N. to investigate the violence, which a U.N. spokesman said was the first time a nation had invoked Article VIII of the U.N. convention on genocide allowing nations to ask the world body to take "appropriate" action. Beda and two colleagues, touring African capitals to put Khartoum's position, said U.S. pressure would stir fresh separatist turmoil elsewhere in the country, complicate Darfur peace efforts and possibly torpedo peace moves in a separate 21-year conflict in the south. At peace talks in the Nigerian capital of Abuja, Darfur rebels said negotiations with the Sudan government were on the verge of collapse. The two sides have been far apart on key security issues, including disarmament. In Khartoum, Sudanese Justice Minister Ali Mohamed Osman Yassin told Reuters it would be unfair for the U.N. to impose sanctions and that Sudan would agree to expanding the mandate of AU monitors to allow them to document human rights abuses. The 53-nation AU has more than 80 observers in Darfur, but only to monitor a cease-fire between the government and rebels. Some 300 AU troops have been deployed to protect the monitors. (Additional reporting by Opheera McDoom in Khartoum, Tume Ahemba in Abuja, William Maclean in Nairobi, Evelyn Leopold at the United Nations)
__________________
..soltanto quando è abbastanza buio si riescono a vedere le stelle.. |
|
|
|
|
|
#27 |
|
Senior Member
Iscritto dal: Jan 2002
Città: Roma
Messaggi: 3295
|
SUDAN__9/9/2004_14:51
DARFUR: OGGI RIUNIONE CONSIGLIO DI SICUREZZA, AL VAGLIO NUOVA RISOLUZIONE USA Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite si riunirà oggi per discutere della situazione in Darfur, la regione occidentale sudanese teatro da oltre un anno e mezzo di scontri e violenze che hanno causato una grave crisi umanitaria. Lo riferiscono fonti dell'Onu a New York, precisando che l'incontro avviene a una settimana di distanza dai resoconti effettuati al Consiglio e all'Assemblea dell'Onu dal Segretario, Kofi Annan, e dal suo inviato in Sudan, Jan Pronk. Entrambi hanno sottolineato che, nonostante "alcuni progressi", la situazione in Darfur resta grave e Khartoum non ha risposto a parte delle richieste contenute nella risoluzione approvata dall'Onu a fine luglio e nella quale si minacciavano sanzioni qualora il Sudan non avesse dimostrato la propria volontà di risolvere la crisi. Uno dei punti principali ad essere stato disatteso sarebbe quello relativo al disarmo e all'arresto delle milizie di predoni arabi (note col nome di Janjaweed) ritenute le principali responsabili delle violenze che scuotono la regione e la conseguente crisi che coinvolge ormai oltre un milione e duecentomila persone tra sfollati, profughi e vittime. Sul tavolo del Consiglio di Sicurezza oggi potrebbe arrivare anche la bozza di risoluzione preparata dagli Stati Uniti e presentata ieri e che prevede il ricorso a sanzioni specifiche per il settore petrolifero. Attualmente il Sudan esporta circa 310.000 barili di greggio al giorno. Nel testo si fa anche riferimento alla necessità di ampliare numericamente la missione di osservazione inviata dall'Unione Africana (che per il momento vede il dispiegamento di circa 400 persone tra osservatori e militari incaricati della loro sicurezza); non è ancora chiaro se nella proposta figuri anche una modifica del mandato per dotare la forza dell'Ua delle competenze tipiche di una forza di pace. Un'ipotesi quest'ultima che non piace a Khartoum. La bozza di risoluzione Usa è stata realizzata col contributo del senatore John Danforth, responsabile del piano (noto appunto come 'Piano Danforth) che aprì la strada all'accordo per la spartizione del potere e dei proventi petroliferi tra Khartoum e i separatisti del Sud, impegnati per oltre vent'anni in una sanguinosa guerra. [MZ]
__________________
..soltanto quando è abbastanza buio si riescono a vedere le stelle.. |
|
|
|
|
|
#28 |
|
Senior Member
Iscritto dal: Aug 2003
Città: milano
Messaggi: 14094
|
forse l'unica cosa per bloccare la strage è quella di prenderli alla gola dal punto di vista economico..
tagliare gli aiuti e bloccare i finanziamenti del fondo monetario. Dato che l'unione europea da una buona fetta degli aiuti, forse può imporre al governo di Kartoum una pace con il ribelli del SPLA. Naturalmente andrebbero smantellate le milizie arabe e cancellata la legge coranica imposta al sud del paese.
__________________
We are the flame and darkness fears us ! |
|
|
|
|
|
#29 |
|
Senior Member
Iscritto dal: Apr 2000
Messaggi: 351
|
L'accusa di Colin Powell, segretario di Stato americano
Sudan: nel Darfur è in corso un genocidio Gli Usa hanno presentato al Consiglio di sicurezza dell'Onu un progetto di sanzioni. Italia cauta per uso parola «genocidio» WASHINGTON - Nel Darfur è in corso un genocidio. Anche il segretario di Stato americano, Colin Powell, durante una testimonianza davanti alla commissione Esteri del Congresso Usa a Washington, ha accusato il governo islamico del Sudan e le milizie arabe Janjaweed sotto il suo controllo di «genocidio». «Non possiamo più accontentarci di parole dal governo di Khartoum», ha detto Powell. Mercoledì gli Stati Uniti hanno presentato al Consiglio di sicurezza dell'Onu un nuovo progetto di risoluzione chiedendo l'ampliamento del mandato della forza di controllo dell'Unità Africana e minacciando sanzioni, in particolare nel settore petrolifero, contro il governo sudanese se non rispetterà le richieste della comunità internazionale. GENOCIDIO? ITALIA CAUTA - Per il sottosegretario agli Esteri Alfredo Mantica (An), l'Italia, come l'Unione europea, è cauta nell'utilizzo del termine «genocidio» per il Darfur. «È un termine che finora sia l’Ue che i rappresentanti del segretario delle Nazioni Unite hanno preferito non impiegare», ha detto Mantica. «Ciò non significa che non si debba sottolineare l’emergenza umanitaria e gli elementi di drammaticità, oltre a criticare pesantemente il governo sudanese per non aver garantito corridoi umanitari adeguati all’accesso ai campi profughi e la sicurezza degli operatori». Sulle sanzioni «ci allineeremo con le posizioni della presidenza Ue», dice il sottosegretario che però ricorda che le sanzioni «non hanno ottenuto mai nulla in concreto».
__________________
«La mia libertà finisce dove comincia la vostra.» MLK - "Io sto con Ronaldinho" facebook group |
|
|
|
|
|
#30 | |
|
Senior Member
Iscritto dal: Oct 2003
Città: Imola
Messaggi: 1126
|
Quote:
__________________
G.G. "Il tutto è falso" In letargo intermittente... Comunque vi si legge, ogni tanto ci si desta |
|
|
|
|
|
|
#31 |
|
Senior Member
Iscritto dal: Jan 2002
Città: Roma
Messaggi: 3295
|
Del 9 ma..
EU plays a strong role on Darfur [ 09-09-2004 | Speeches, articles, interviews | General Affairs and External Relations ] On 9 September the International Herald Tribune published an article by minister of foreign affairs, Bernard Bot, on EU policy towards Darfur, Sudan. By Bernard Bot_ THE HAGUE 'If the European Union talks to the rebels, we will declare a unilateral cease-fire," said Vice President Ali Osman Taha of Sudan after his meeting with a Dutch government delegation visiting Khartoum on Jan. 30. This was one of the first results of the EU's diplomatic involvement in the crisis in Darfur, an involvement that began long before the international media became interested in events there. Thursday in New York, the United Nations Security Council is discussing a report by its special representative for Sudan, Jan Pronk. In an earlier resolution, the council has already listed demands to the Sudanese government and stated that it would "consider further actions" if these were not met. Now is decision time. But before looking at the agenda that lies ahead for the UN and the EU, let us recap past events: After the January meeting in Khartoum, the EU kept its promise, contacting the two rebel movements in Darfur, one of which, the Sudanese Liberation Movement, maintains relations with the Sudanese People's Liberation Movement in the Christian-dominated south. And the Sudanese government, for its part, declared its cease-fire. Though imperfect, it has paved the way for direct negotiations between the rebels and the government. It has also made it possible to deploy a small African Union monitoring mission under the protection of Rwandan and Nigerian soldiers. With the cease-fire in place, humanitarian aid began to trickle through in June, though slowly and irregularly because of activities of both the rebels and of the Arab Janjaweed militias. The EU and its member states together have made available well over $350 million in assistance, which is more than the U.S. effort. Admittedly, words and humanitarian aid alone do not silence the guns, and an African Union observer mission cannot guarantee the right of return of the refugees now stranded along the border between Sudan and Chad. So what should be the next steps in the international effort? The immediate objectives are clear: We want the Sudanese government to stop the ethnic cleansing by the Janjaweed and the parties to the conflict to respect the cease-fire. The broader political aim should be to achieve a comprehensive peace in Sudan. This requires an end to both the 20-year north-south conflict and the violence in Darfur. Clearly, the Janjaweed have continued to terrorize the civilian population. The question is whether the Sudanese government is to be held responsible. If not, we will have to move forward on the assumption that the Sudanese government is still a partner in the peace process, however hard this may be to accept for those who feel morally repulsed by events. In that case, we should direct our efforts at expanding the monitoring mission, as suggested by UN Secretary General Kofi Annan, with the consent of the Sudanese government. Sudan must also make sure that Janjaweed leaders responsible for the most horrific crimes are brought to justice. If the Security Council finds that the Sudanese government is at fault, economic and diplomatic sanctions against Sudan must be introduced and the international arms embargo tightened. If Sudan fails to exercise its sovereign jurisdiction to try suspected Janjaweed leaders, the international community will have to find another way of ensuring that they are brought to justice. If the situation continues to deteriorate, and if the Sudanese government is to blame, the African Union's suggestion of deploying a peacekeeping force will inevitably gain wider support in the international community. Our legitimate focus on Darfur should not make us lose sight of the peace process in the north-south conflict. If we ignore it, we risk seeing war in both Darfur and the south. After 20 years of fighting, the two sides have worked out three protocols. We are now waiting for the Sudanese government to declare its willingness to sign an agreement and open the way for participation in the government by the Sudanese People's Liberation Movement. Such a government would have the credibility needed to convince the rebels in Darfur that peace is possible. A real solution for Darfur must also address root causes like the absence of local government and access to scarce water resources and arable lands. The stakes are high for Sudan, for the region and for Africa. The African Union and its international partners understand this. Let us hope that the government of Sudan understands this too. Bernard Bot is minister of foreign affairs of the Netherlands and the current president of the EU Council of Ministers. Ci vuole molto per capire l'appoggio del Governo alle milizie arabe? Basta andare a chiedere in giro di chi sono gli elicotteri che spostano "i miliziani a cavallo" da una parte all'altra del paese. UE sempre più sottoterra.
__________________
..soltanto quando è abbastanza buio si riescono a vedere le stelle.. |
|
|
|
|
|
#32 |
|
Member
Iscritto dal: Oct 1999
Messaggi: 186
|
uppettino!!!!
|
|
|
|
|
|
#33 |
|
Bannato
Iscritto dal: Aug 2004
Città: Roma Status:Superutente Messaggi totali:38335 Auto:Fiat Stilo 1.9 MJT Moto:Ducati Sport 900 IE
Messaggi: 1524
|
|
|
|
|
|
|
#34 | |
|
Senior Member
Iscritto dal: Jan 2002
Città: Roma
Messaggi: 3295
|
Quote:
Questi i punti principali della risoluzione: -Il riconoscimento dell’autorita’ dell’Unione Africana (UA) nel conflitto e il contemporaneo appello ai paesi membri a sostenerla nella sua attivita’ di monitoraggio e peace-enforcing. -Un ulteriore appello rivolto alla comunita’ internazionale a contribuire maggiormente all’assistenza umanitaria, accogliendo le accorate richieste di organizzazioni istituzionali e non-governative. -La minaccia di ulteriori provvedimenti nel caso in cui il governo sudanese non dovesse accogliere le richeste del Consiglio. La risoluzione fa un preciso riferimento ad azioni contro il settore petrolifero in base all’articolo 41 della Carta delle Nazioni Unite. Nel frattempo continua la grossa pressione mediatica degli Stati Uniti, che sebbene abbia indiscutiblimente degli interessi propri sulla regione, andrebbe a mio parere sostenuta se non altro perchè sta continuando a morire un sacco di gente innocente. E chi se ne frega se ti stanno antipatici o meno!!!! Interessante la posizione della Cina, contraria alla risoluzione, che sta portando avanti ormai da qualche mese, diversi contratti commerciali con numerosi paesi arabi, vedi Egitto.
__________________
..soltanto quando è abbastanza buio si riescono a vedere le stelle.. |
|
|
|
|
|
|
#35 | |
|
Senior Member
Iscritto dal: Mar 2001
Città: PV Milano Nord
Messaggi: 3851
|
Quote:
Esteri 24 set 06:05 Darfur: donazione di 680 milioni di dollari dal senato Usa WASHINGTON - La cifra di 680 milioni di dollari, pari a 554 milioni di euro, e' stata stanziata dal Senato degli Stati Uniti come donazione alla regione del Darfur, in Sudan. Parte della somma era stata in precedenza destinato alla ricostruzione dell'Iraq, ma era rimasta inutilizzata. Il conflitto nella regione africana ha provocato finora cinquantamila morti e 1,2 milioni di sfollati. (Agr) la decente sta diventando + decente... e si potrebbe aprire una centrale del latte alle ginocchia tanto ce n'è
__________________
"W la foca, che dio la benedoca"
poteva risolvere tutto la sinistra negli anni in cui ha governato e non l'ha fatto. O sono incapaci o sta bene anche a "loro" cosi. L'una o l'altra inutile scandalizzarsi.[plutus] |
|
|
|
|
|
|
#36 | |
|
Senior Member
Iscritto dal: Jan 2002
Città: Roma
Messaggi: 3295
|
Quote:
non ti ho capito, sorry
__________________
..soltanto quando è abbastanza buio si riescono a vedere le stelle.. |
|
|
|
|
|
|
#37 |
|
Senior Member
Iscritto dal: Jan 2002
Città: Roma
Messaggi: 3295
|
SUDAN__27/9/2004_17:47
DARFUR: PER COMMISSARIO ONU RESTA UNA ‘PRIGIONE SENZA MURI’ Il governo del Sudan sarebbe favorevole a un aumento delle truppe dell’Unione Africana (Ua) a protezione degli osservatori internazionali schierati nella regione del Darfur, teatro di una guerra e di una grave crisi umanitaria ormai da un anno e mezzo. Lo riferisce l’agenzia francese ‘Afp’, che riprende le dichiarazioni rilasciate a un quotidiano dal ministro dell’agricoltura Majzoub al-Khalia Ahmed, il quale avrebbe dichiarato che il governo ha già inviato due messaggi all’Ua e alle Nazioni Unite per l’invio di ulteriori militari. I dettagli verranno discussi con l’Ua, ha aggiunto il ministro, che è capo-delegazione del governo di Khartoum ai negoziati con i ribelli del Darfur, avviati ad Abuja (Nigeria) lo scorso mese di agosto e sospesi tre settimane dopo senza alcun risultato positivo. Gli osservatori dell’organismo panafricano stanno monitorando il cessate-il-fuoco sottoscritto ad aprile dai due principali gruppi ribelli del Darfur e dall’esecutivo di Khartoum, i quali si accusano a vicenda di violarlo. La situazione nella regione occidentale (in realtà il Darfur è composto da tre Stati) resta comunque molto grave. Al rientro da una missione nella zona, l’Alto commissario dell’Onu per i diritti umani Luise Arbour ha denunciato in un comunicato diffuso oggi da Ginevra (in realtà reca la data del 25 settembre da Khartoum) che in Darfur “1,45 milioni di persone che si stima siano sfollate vivono in una prigione senza muri”. Questo enorme numero di civili costretti ad abbandonare le proprie case per sfuggire alla violenza, ha aggiunto la Arbour, “continua a stare in un clima di paura, senza fiducia che le autorità possano garantire protezione dai continui abusi”. “Le storie che abbiamo ascoltato in tutti e tre gli Stati del Darfur trasmettono un forte senso di insicurezza. Gli sfollati non pensano di tornare a casa perché non credono che il governo del Sudan li protegga. Nella migliore delle ipotesi ritengono che le autorità non rispondano adeguatamente alle loro richieste, nel peggiore dei casi credono che le autorità siano colluse con chi perpetra gli abusi, inclusi i gruppi armati e le milizie generalmente definite come ‘Janjaweed’” ha detto ancora la responsabile Onu. Da Roma, l’organizzazione ‘Medici senza frontiere’ (Msf) ha diffuso i dati di un’indagine epidemiologica condotta dal proprio personale nel campo profughi di Kalma, vicino a Nyala, dove sono ospitate 66.000 persone; ne risulta che i tassi di mortalità infantile e di malnutrizione sono abbondantemente sopra la soglia dell’emergenza: il 23,6% dei bambini di età inferiore ai cinque anni è malnutrito. Secondo Msf, senza un aumento degli aiuti umanitari a favore degli sfollati la situazione potrebbe ulteriormente peggiorare.
__________________
..soltanto quando è abbastanza buio si riescono a vedere le stelle.. |
|
|
|
|
|
#38 |
|
Senior Member
Iscritto dal: Jan 2002
Città: Roma
Messaggi: 3295
|
Secondo al Bashir c'è stato un tentativo di colpo di Stato per mano di al Tourabi, che lo aiutò a salire al potere, sempre tramite un coup d'etat (si scrive così?
Tourabi pare sia vicino ai JEM, uno dei due principali gruppi ribelli che combatte e partecipa ai colloqui di pace, in Darfur http://allafrica.com/stories/200409270054.html
__________________
..soltanto quando è abbastanza buio si riescono a vedere le stelle.. |
|
|
|
|
|
#39 | |
|
Senior Member
Iscritto dal: Feb 2001
Città: Torino
Messaggi: 11769
|
Paracleto ha iniziato un altro thread con questa documentazione.
La riporto qui: Quote:
__________________
Eroi da non dimenticare: Nicola Calipari (04/03/2005) e Vittorio Arrigoni (14/04/2011) e Bradley Manning. Sono certo che anche i francesi si indignarono per il fatto che i tedeschi, piuttosto che veder dissolvere la loro nazione, preferirono il nazismo. Chi non impara la storia... |
|
|
|
|
|
|
#40 | |
|
Senior Member
Iscritto dal: Jan 2002
Città: Roma
Messaggi: 3295
|
Quote:
regalo una foto, poveri bimbi http://mrmic.altervista.org/immagini/forum/PICT0226.JPG
__________________
..soltanto quando è abbastanza buio si riescono a vedere le stelle.. |
|
|
|
|
|
| Strumenti | |
|
|
Tutti gli orari sono GMT +1. Ora sono le: 21:12.



















