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Old 21-11-2008, 18:08   #1
Fides Brasier
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Lavoro, la valanga dei posti in bilico

http://lastampa.it/redazione/cmsSezi...8387girata.asp

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21/11/2008 (6:58) - LA GRANDE CRISI- STIPENDI A RISCHIO
Lavoro, la valanga dei posti in bilico

La Cgil è preoccupata: «Colpite anche le Regioni più ricche»
ROBERTO GIOVANNINI
ROMA
Eccola, la «valanga» che rischia di sommergere l’economia produttiva in Italia. I dati, la statistica ancora non riescono a fotografare compiutamente un fenomeno che però tutti avvertono come pericoloso, preoccupante, potenzialmente devastante. Le cause sono molte, spiegano gli economisti. A livello «macro» c’è il ciclo, la crisi finanziaria, la frenata delle locomotive mondiali, la costante riorganizzazione del lavoro su scala planetaria. Poi ci sono i problemi «italiani»: un modello produttivo fragile, basato su produzioni di nicchia, poca innovazione, arretratezza finanziaria, una politica invasiva e inefficiente. Il risultato, tradotto in numeri. Le 153 milioni di ore di Cig già erogate nel 2008, +12% rispetto al 2007. Le 4.562 aziende fallite tra gennaio e giugno 2008 (erano 4.294, dice Unioncamere). Il calo della produzione industriale (-1% in settembre, per Bankitalia), dell’export, delle aspettative e del clima di fiducia di imprese e consumatori, delle vendite del commercio al dettaglio, dell’accumulazione di capitale (-0,2% nel secondo trimestre). Le 1108 imprese che hanno già fatto domanda al ministero per poter usufruire della Cig straordinaria. La caduta (in settembre del 5,68%, in termini reali chiarisce il Cerm, degli ordinativi delle imprese). I migliaia di posti perduti nelle piccole imprese che saltano. I migliaia di precari che vanno a casa per restarci.

L’onda della cassa integrazione
Al lavoratore in cassa integrazione spettano al netto circa 750 euro. Così dice la legge. Sono quasi 950 se «prima» guadagnava uno stipendio superiore a 1.500 netti. Provi, chi è curioso, a vedere come fa una famiglia ad andare avanti così. In Italia gli ammortizzatori sociali sono scarsi e mal congegnati. La cassa integrazione ordinaria, la «Cigo», serve a un’impresa in crisi «transitoria», che dura al massimo qualche mese. È quella più adoperata ora. Se la crisi è strutturale, c’è la Cig straordinaria, che può durare anche due o tre anni. Poi c’è la mobilità, ma il posto di lavoro non c’è più. Non tutti i lavoratori, non tutte le imprese, non tutti i settori produttivi godono di questa rete di protezione che assomiglia molto a un colabrodo. «Non i precari, non i contratti a termine, non gli interinali, non i co.co.pro, non i dipendenti (anche stabili) delle piccole aziende, ad esempio», ricorda il segretario confederale Cgil Susanna Camusso. Ovvero, la fetta (nettamente) maggioritaria del mondo del lavoro italiano. «Per adesso - spiega Giorgio Santini, segretario confederale della Cisl - noi registriamo solo un boom della Cig ordinaria, un’esplosione cominciata a giugno. Ci vogliono 6-7 mesi perché la Cigo si trasformi in qualcosa di peggio. Diciamo che verso febbraio, forse marzo arriverà la mareggiata della Cigs».

Gli anelli deboli saltano
Quando le cose cominciano ad andare male, a saltare per primi sono gli anelli deboli della catena. «I precari, i lavoratori con meno tutele e garanzie - spiega l’ex ministro del Lavoro Pd Cesare Damiano - quelli senza voce». È così tutto sommato anche per le imprese: i primi a pagare sono gli imprenditori dell’indotto, quelli che hanno meno possibiltà di muoversi e sono più fragili nei confronti delle banche. Seguono le aziende dei settori più colpiti dal taglio dei consumi: l’automobile, il frigorifero, il mobile? Acquisti che si possono rinviare in attesa di tempi migliori. L’edilizia, le costruzioni? Si aspetta. O quelli «voluttuari», come scarpe e abbigliamento. Ma va in crisi persino l’opulenta Emilia-Romagna, dice il presidente Vasco Errani, per colpa della «frenata della domanda interna e internazionale».

La mappa della crisi
Il colosso svedese del «bianco» Electrolux ha deciso di chiudere uno stabilimento a Scandicci e tagliare in Veneto. La Antonio Merloni di Fabriano è commissariata. A Torino la Motorola chiude il centro di ricerca. La farmaceutica (prima a sud di Roma, poi al Nord) è travolta dalla scadenza dei brevetti, con produzioni che si spostano in India e Cina. Gli alti costi dell’energia mettono in crisi la ceramica in Emilia e il piombo zinco e alluminio in Sardegna. Il distretto della sedia in Friuli boccheggia. L’edilizia è in frenata, strangolata - dicono i costruttori dell’Ance - dal patto di stabilità interno, che impedisce agli Enti locali persino di pagare le imprese per i lavori già conclusi.

L’auto? Si è fermata
L’automobile negli Usa vale 4 milioni di posti e il 4% del Pil; per Damiano (che come Santini e molti altri ritiene inevitabile un sostegno al comparto, sia pure mirato alle auto elettriche, a metano o ibride) «in Italia in proporzione l’auto pesa anche di più». Auto vuol dire Fiat, e la Fiat si è fermata. Di botto. A Torino si sono fermati (in Cig) 27mila lavoratori di 450 fabbriche metalmeccaniche, mentre 5.000 precari sono a casa senza un soldo. Si è fermata la Ergom a Termini Imerese, ma la crisi è planetaria, sono a rischio anche colossi come la Gm. È in pericolo quello che Antonio Sansone, segretario nazionale della Fim-Cisl, definisce «l’ampio comparto dell’indotto auto, che in Italia aveva cercato di uscire dalla dipendenza dalla sola Fiat». E nei guai non ci sono solo le «boite», ma anche «grandi» come la Brembo di Alberto Bombassei.

Moda, salotti: addio?
Valeria Fedeli, segretario generale dei tessili della Filtea-Cgil, snocciola dati angosciosi. 13mila lavoratori in Cigs: 66 da aziende che hanno chiuso i battenti, 18 lo stanno facendo, 95 hanno dichiarato la crisi, 14 sono in fallimento, 28 con contratti di solidarietà. La Cig ordinaria è aumentata del 20% nell’ultimo mese, poi ci sono le aziende piccole senza tutele. «Totale - afferma la sindacalista - stimiamo 30.000 posti a rischio nel 2008, che possono raddoppiare senza interventi nel 2009». E non sono le imprese marginali, ma i distretti «forti» del Made in Italy: Prato, la lana di Biella, la seta a Como, le calzature a Lecce e Fermo, la maglieria a Carpi, l’occhialeria nell’opulenta Belluno. Il suo collega della Fillea-Cgil, Walter Schiavella, ricorda la crisi gravissima della Natuzzi e dell’intero distretto del salotto in Puglia e Basilicata: oltre tremila in cassa integrazione, delle 500 aziende e 14.000 addetti di sei anni fa sono rimasti rispettivamente in 150 e 8.000.
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E' il tuo sguardo che mi fa capire cosa mi puoi fare E le tue labbra accese e accattivanti mi fanno barcollare e l'adrenalina sale! Vorrei un altro pianeta disperso per noi due è solo un modo per dirti cosa ti farei!! E' il tuo odore che mi fa impazzire ho questa strana voglia di renderti il mio cibo Ma non temere sono solo un tipo strano che vuole la tua carne in preda all'essere animale Vorrei un altro pianeta disperso per noi due e come un tuono nel cielo sparire come Dei..
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Old 21-11-2008, 18:21   #2
Onisem
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Agitare lo spaoracchio ai sindacati conviene molto.
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Tanto poco un uomo si interessa dell'altro, che persino il cristianesimo raccomanda di fare il bene per amore di Dio. (Cesare Pavese)
"Sono un liberale di destra, come potrei votare uno come Berlusconi?"
Marcello Dell'Utri, fondatore del partito Forza Italia, è stato condannato per mafia.
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Old 21-11-2008, 19:46   #3
giorno
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la crisi sara' peggio di quel che paventano secondo me.
Perche' se la produzione industriale calasse dell'8% come affermano,si potrebbe tirare un sospiro di sollievo visto la grandezza della crisi,ma il problema e' che dicono sara' di piu' dell'8%...
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''Chi lotta può perdere,chi non lotta ha già perso.''
''Se tu vieni,per esempio,tutti i pomeriggi alle quattro,dalle tre io comincerò ad essere felice.''
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Old 21-11-2008, 20:08   #4
cdimauro
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Agitare lo spaoracchio ai sindacati conviene molto.
Sarà, ma mio fratello che aveva un contratto a tempo indeterminato è finito in mobilità perché non c'è lavoro. E se non arriva entro 6 mesi è facile che lo licenzino (assieme ai tanti altri a cui è toccata la stessa sorte).
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Per iniziare a programmare c'è solo Python con questo o quest'altro (più avanzato) libro
@LinkedIn Non parlo in alcun modo a nome dell'azienda per la quale lavoro
Ho poco tempo per frequentare il forum; eventualmente, contattatemi in PVT o nel mio sito. Fanboys
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Old 21-11-2008, 20:31   #5
cocis
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e se ne sono accorti solo ora che la gente non arriva + a fine mese ????
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D
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Old 21-11-2008, 20:34   #6
LUVІ
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Sarà, ma mio fratello che aveva un contratto a tempo indeterminato è finito in mobilità perché non c'è lavoro. E se non arriva entro 6 mesi è facile che lo licenzino (assieme ai tanti altri a cui è toccata la stessa sorte).
E' così in molte aziende del mio settore, penso ad Italtel ed a Motorola.
Bene che vada CIG a zero ore, mal che vada a casa.

LuVi
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Old 21-11-2008, 20:39   #7
ferste
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Appena i sindacati avranno finito di occuparsi dell'integrazione di cibo macrobiotico alle mense dei lavoratori con 30 anni di anzianità di servizio inizieranno a pensare a chi resta senza lavoro............basta aver pazienza, cosa pretendete!?!?!?!?
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Old 21-11-2008, 20:56   #8
gor
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Appena i sindacati avranno finito di occuparsi dell'integrazione di cibo macrobiotico alle mense dei lavoratori con 30 anni di anzianità di servizio inizieranno a pensare a chi resta senza lavoro............basta aver pazienza, cosa pretendete!?!?!?!?
non e che c'è molto da riderci sopra,dove lavoro per recuperare sui costi si sta trattando per mandare in mobilita 60 dipendenti,certo scelti tra i piu vicini alla pensione ma decisamente e una mossa che preoccupa tutti nel "nostro"stabilimento
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Old 21-11-2008, 21:11   #9
ferste
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non e che c'è molto da riderci sopra,dove lavoro per recuperare sui costi si sta trattando per mandare in mobilita 60 dipendenti,certo scelti tra i piu vicini alla pensione ma decisamente e una mossa che preoccupa tutti nel "nostro"stabilimento
come dicevo in un 3d simile qualche giorno fa nella mia azienda hanno spedito tutti i precari e gli interinali, inoltre il 20% dei dipendenti a tempo indeterminato è stato spedito........pensi che abbia da ridere? La ns fiera RSU è in lotta con i proprietari perchè il premio produzione è stato troppo basso.
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Addio Pierpo, motociclista.
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Old 21-11-2008, 21:40   #10
cdimauro
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E' così in molte aziende del mio settore, penso ad Italtel ed a Motorola.
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LuVi
Esattamente. C'è poco da scherzare: la crisi c'è e si tocca con mano, purtroppo.
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Old 21-11-2008, 22:28   #11
gor
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Originariamente inviato da ferste Guarda i messaggi
come dicevo in un 3d simile qualche giorno fa nella mia azienda hanno spedito tutti i precari e gli interinali, inoltre il 20% dei dipendenti a tempo indeterminato è stato spedito........pensi che abbia da ridere? La ns fiera RSU è in lotta con i proprietari perchè il premio produzione è stato troppo basso.
capisco,si ride per non piangere.
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Old 21-11-2008, 22:42   #12
Wesker
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Messaggi: 349
Quote:
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E' così in molte aziende del mio settore, penso ad Italtel ed a Motorola.
Bene che vada CIG a zero ore, mal che vada a casa.

LuVi
Motorola non va in cassa. Io ero nel centro come consulente. Da un giorno all'altro i consulenti tornano in azienda (vale per le aziende che non si basavano solo su motorola), i precari motorola a casa, i dipendenti fino al 15 gennaio hanno lo stipendio, poi licenziati. A


Altro che spauracchio. Il tutto dall'oggi al domani.
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Old 02-12-2008, 16:19   #13
Fides Brasier
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Messaggi: 611
dopo la cgil, adesso anche la cisl:

http://www.lastampa.it/redazione/cms...8738girata.asp

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2/12/2008 (11:33) - EMERGENZA OCCUPAZIONE
Occupazione, l'allarme della Cisl:
"A rischio 900mila posti di lavoro"


Dal sindacato stime drammatiche.
E lo studio non comprende i precari

ROMA
È allarme occupazione nell’industria manifatturiera e nelle costruzioni: nei prossimi due anni sono a rischio circa 900.000 posti di lavoro. A segnalarlo è la Cisl nel "Rapporto industria", curato da Gianni Baratta e Silvano Scajola. Dati preoccupanti non solo per le previsioni future: attualmente quasi 180.000 lavoratori del settore industriale sono coinvolti in crisi e ristrutturazioni aziendali, molte delle quali sono maturate negli ultimi due mesi.

Lo studio fornisce infatti una lunga lista che ha raggiunto il numero di 179.552 lavoratori, contro i 20.000/25.000 che si stimavano a giugno a rischio occupazione. «Non sono compresi - spiega il rapporto - perchè di difficile stima, i lavoratori interinali e con contratto a termine, cui non è stato rinnovato il contratto». Per le aziende ci sono nomi importanti. «Oltre Fiat e Alitalia - spiega il segretario confederale, Gianni Baratta - la Guzzi, Lucchini, la Riello di Lecco, la Ratti di Como, Electrolux, Antonio Merloni, Pinin Farina e Carrozzerie Bertone, Granarolo, Campari, Unilever e Natuzzi. Diversi distretti industriali sono in difficoltà, come la lana a Prato e Biella, la seta a Como, il calzaturiero nelle Marche, il mobile in Puglia e Basilicata, l’orafo ad Arezzo».

Non solo: Baratta aggiunge che nelle ultime settimane si sono moltiplicati i segnali di difficoltà del sistema industriale che arrivano alle sedi sindacali, ben al di là delle ultime rilevazioni ufficiali, ferme ad agosto o settembre, prima che la crisi finanziaria manifestasse i suoi effetti sull’economia reale. «Un esempio, fra i tanti - aggiunge - è il quasi raddoppiato (+94%) a ottobre il numero dei lavoratori coinvolti da situazioni di crisi aziendale nell’industria meccanica della Lombardia, in appena tre mesi lavorativi». Secondo la Cisl, non è difficile prevedere che, «in assenza di correttivi rilevanti, la recessione provocherà una selezione di tipo darwiniano, all’insegna della sopravvivenza dei più forti».

I lavoratori vanno sostenuti in questo periodo difficile, ribadisce il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani: «Noi dobbiamo sottolineare che quello che ci vuole è un ruolo pubblico che dia ai lavoratori il senso, nell’ambito del possibile, di accompagnarli in questi mesi difficili, a non sentirsi solo a fronte di questa crisi». Per Epifani questo deve essere anche lo sforzo della Cgil «poichè quando usciremo dalla crisi non saremo gli stessi, e dobbiamo quindi offrire il massimo dell’attenzione ai problemi delle fabbriche che chiudono, ai precari, a chi perderà il lavoro e avrà problemi. Non sempre saremo in grado di dare risposte ma si deve sapere che noi ci siamo, che la Cgil c’è».
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