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Old 30-08-2003, 12:49   #21
HenryTheFirst
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Cerbert, puoi citare una fonte attendibile per quanto riguartda la rapida copertura dei costi di ricerca e sviluppo delle industrie farmaceutiche?
Secondo me il nodo è quello, oltre al fatto che scarsi guadagni impedirebbero la continuazione degli investimenti in ricerca.

Ma l'alternativa di destinare parte del PIL degli stati ricchi all'acquisto di medicinali da regalare agli stati poveri non è stata presa in considerazione?
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John Donuts
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Old 30-08-2003, 12:54   #22
BadMirror
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Originariamente inviato da SaMu

Scusate la lunghezza.. spero che qualcuno sia arrivato a leggere fino a qui.

Io si e ti ringrazio
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Old 30-08-2003, 12:57   #23
HenryTheFirst
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Caspio Samu! Concetti spiegati veramente con chiarezza! Mi trovi d'accordo in linea generale.
Vorrei però porre l'attenzione su una "sottigliezza", e cioè che se per equità tutti gli stati e non solo quelli che ospitano le industrie farmaceutiche devono impegnarsi ad acquistare i medicinali per inviarli ai paesi che ne hanno bisogno, questo "acquisto" va ponderato in maniera tale da non costituire un ingiustificato guadagno dei paesi produttori che si vedrebbero arrivare ingenti somme di denaro dai paesi "acquirenti"... cazzo, mi sa che ho fatto troppo casino, se hai capito cosa volevo dire riformula tu il tutto che scrivi meglio di me
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John Donuts
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Old 30-08-2003, 13:09   #24
Linux&Xunil
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Quote:
Originariamente inviato da SaMu
Ho già scritto nel thread linkato da Linux (ci diamo al cross posting è..) cosa penso dei brevetti in generale e di quelli farmaceutici in particolare.

Rispetto all'argomento specifico di questo thread, forse bisognerebbe fare chiarezza su alcuni punti.


Un brevetto è un titolo di proprietà su una proprietà intellettuale, così come un libretto di circolazione è il titolo di proprietà su un'auto e un contratto di acquisto è il titolo di proprietà su una casa.

Un brevetto è di proprietà di chi lo registra, ovviamente. Un brevetto per una casa farmaceutica è come un campo o un trattore per un agricoltore, come un tornio per un'azienda meccanica: è cioè un'immobilizzazione, una risorsa che cotituisce parte del valore stesso dell'impresa.

Imporre ad un'azienda farmaceutica di rinunciare ad un brevetto su un farmaco per esigenze umanitarie, equivale a fare beneficienza con i soldi degli altri. Potremmo a questo punto espropriare un trattatore ad ogni agricoltore italiano e inviarlo in Africa: non c'è bisogno solo di farmaci, ma anche di trattori laggiù. Perchè allora non fare così? Perchè non espropriare i trattori agli agricoltori italiani, oppure i granai ai contadini francesi, o il gasolio ai trasportatori tedeschi, al fine di inviarlo per esigenze umanitarie in Africa? Cosa lo impedisce?

Lo impediscono criteri di equità e razionalità. Equità, perchè non ha senso imporre alle aziende farmaceutiche di fare beneficienza forzata rinunciando ad un loro titolo di proprietà. O imporre agli stati che le ospitano, cioè in gran parte USA GB e Svizzera, di fare anch'esse indirettamente beneficienz forzata. Perchè le case farmaceutiche e non quelle automobilistiche? O perchè non Cerbert ed io come privati cittadini? Perchè USA GB e Svizzera e non Francia Germania e Italia?

L'assistenza e la solidarietà sono aspetti comunitari, ed in quanto tali vanno fatti -in comune-. In comune significa che se uno stato vuol fare assistenza umanitaria, può farla con i soldi raccolti in comune da tutti i suoi componenti -la tassazione ordinaria-.

Lo stato italiano, con i soldi raccolti da tutti i suoi componenti, può acquistare medicinali e destinarli ai paesi che ne hanno bisogno: questa è una beneficienza comune, nel senso che tutti gli italiani vi contribuiscono in relazione alle loro possibilità.

E' un concetto razionale ed equo, mentre quello di espropriare un trattore ad un contadino italiano, o un brevetto farmaceutico ad una società svizzera, sono decisamente irrazionali e diventano iniqui se invece di richieste, diventano imposizioni.



Ciononostante, nel caso dei brevetti per la loro natura di proprietà intellettuale una soluzione intermedia è possibile. Le proprietà intellettuali hanno come caratteristica che l'uso non ne limita la proprietà, pertanto per una società farmaceutica concedere gratuitamente un proprio brevetto a determinate condizioni non rappresenta un danno economico e quindi può essere fatto senza pregiudicare equità e razionalità.

Queste condizioni sono appunto ciò di cui si discute negli incontri citati da Linux. Le prima e più ovvia, è che un farmaco brevettato, ceduto ad un paese a prezzo di favore, sia effettivamente utilizzato a scopi umanitari e non riutilizzato a fini commerciali. Definire questa condizione è tutt'altro che semplice. Servono controlli ferrei.

Un carico di medicinali avanzati ceduto a prezzo di costo di produzione in Africa equivale ad una miniera d'oro per chi volesse farne un uso commerciale riutilizzandolo in altri paesi: tanto per dire, il contrabbando di questi medicinali sarebbe 10-100-1000 volte più redditizio del pur redditizio traffico di sigarette (dato l'alto valore dei medicinali). Vedendo quanto è forte l'incentivo a trafficare pacchetti di sigarette (valore commerciale 2 euro), immaginate la spinta al contrabbando per carichi di medicinali il cui valore in un paese senza emergenze sanitarie, con normale regime commerciale di vendita, è magari di 50-100-200 euro a confezione.

Quando un medicinale ceduto a prezzo di costo in un paese con emergenza sanitaria, viene contrabbandato in un paese con normale regime commerciale, il danno per la società farmaceutica che lo ha ceduto passa da virtuale a reale, e ci si ritrova nel caso di cui parlavo prima: imporre per legge ad una impresa ed al paese che la ospita, di fare beneficienza forzata in nome e per conto della collettività. Questo, come detto prima, è iniquo e irrazionale.. spero saremo tutti daccordo su questo punto.



Riassumendo:

-imporre -senza condizioni- ad un'azienda farmaceutica di rinunciare ai brevetti per esigenze umanitarie, equivale ad imporre a qualcuno di fare beneficienza per tutti. Non sarebbe diverso se per legge lo stato imponesse a chi si chiama Alessandro, e solo ad essi, una tassa di 100€ al mese per esigenze umanitarie.

-oltre all'essere chiaramente iniqua e irrazionale, una misura del genere non solo danneggerebbe le aziende farmaceutiche (e fin qui..) ma anche la collettività intera, perchè verrebbero meno gli incentivi che spingono qualcuno ad organizzare aziende farmaceutiche e quindi in futuro ve ne sarebbero meno e di peggiori: nell'esempio precedente, se ogni Alessandro deve pagare 100€ al mese di tassa, le mamme registreranno sempre meno bambini a nome Alessandro, fino al punto in cui morti gli ultimi Alessandro tra 100 anni non ci sarà più nessuno con quel nome..

-la cessione dei brevetti per esigenze umanitarie, trattandosi di un bene intellettuale, è comunque possibile: perchè sia razionale ed equa, sono fondamentali le condizioni a cui avviene: è ovvio che i cedenti, cioè chi farà beneficienza (le case farmaceutiche) debbano essere daccordo su queste condizioni, altrimenti si ritorna al punto di partenza e cioè si impone a qualcuno di fare beneficienza forzata



Scusate la lunghezza.. spero che qualcuno sia arrivato a leggere fino a qui.
Questo gia lo sapevamo , quello che mi chiedo è se non sarebbe meglio che gli stati finanziassero loro stessi la ricerca pubblica sul modello open source.
Tu cosa ne pensi?
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Old 30-08-2003, 13:13   #25
Linux&Xunil
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Farmaci ai paesi poveri Alla Wto firmato l'accordo

GINEVRA - Farmaci ai paesi poveri, via libera dalla Wto. Finalmente, dopo innumerevoli rinvii e colpi di scena, i 146 Paesi membri dell'Organizzazione mondiale del commercio hanno formalmente approvato a Ginevra l'accordo sui salvavita (per esempio contro Aids, malaria e tubercolosi). E ora, con l'intesa appena siglata, grazie a specifiche deroghe al diritto sui brevetti, saranno agevolate le importazioni da parte di quei paesi che sono privi di industrie nel settore di farmaci generici a buon mercato.

Grande la soddisfazione del direttore generale dell'organizzazione Supachai Panitchpakdi: "L'ultimo pezzo del puzzle è andato a posto. L'intesa costituisce una prova del fatto che la Wto può anche gestire questioni umanitarie e non solo commerciali. E' stato difficile. Il fatto che i membri della Wto abbiano raggiunto un compromesso su questa complessa questione è la prova della loro volontà. Siamo di fronte ad un accordo storico".

L'accordo arriva dopo giorni di complicate e serrate trattative. Con un finale-thrilling. Un'intesa di massima era stata infatti raggiunta nella notte del 28 agosto, ma a un passo dalla firma era clamorosamente saltata. Ora l'approvazione ufficiale del testo è una boccata di ossigeno per i paesi poveri, e un buon viatico per la conferenza ministeriale della Wto in programma a Cancun, in Messico, dal 10 al 14 settembre prossimi.

Linux&Xunil è offline   Rispondi citando il messaggio o parte di esso
Old 30-08-2003, 13:19   #26
HenryTheFirst
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Si sa quali i punti cardine di questo accordo?

Sulla possibilità del finanziamento statale sul modello opersource dei medicinali, io personalmente sono molto scettico, nonostante la sign.
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John Donuts
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Old 30-08-2003, 13:26   #27
Linux&Xunil
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Quote:
Originariamente inviato da HenryTheFirst
Si sa quali i punti cardine di questo accordo?

Sulla possibilità del finanziamento statale sul modello opersource dei medicinali, io personalmente sono molto scettico, nonostante la sign.
http://www.repubblica.it/2003/h/sezi...approvato.html
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Old 30-08-2003, 13:29   #28
-kurgan-
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posso capire il fatto che non ci si voglia privare di un proprio brevetto, ma come si giustifica il prezzo di certi medicinali in determinati stati? è giusto lucrare sulla morte del prossimo o sarebbe forse piu' giusto fare accordi internazionali tra stati per imporre un limite ai prezzi di determinati medicinali?
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Old 30-08-2003, 13:36   #29
SaMu
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Certo che si può fare.. l'importante è ribadire il criterio generale, e cioè che l'assistenza umanitaria è un'azione comunitaria (a livello di stato per i cittadini, a livello internazionale per gli stati), contro le scorciatoie malsane di chi, magari in buona fede e solo per una mancanza di informazioni, si trova a lottare per qualcosa che chiama -solidarietà- e che invece altro non è che -esproprio forzato-.

Ribadito il criterio generale.. l'applicazione pratica altrettanto equa di questi principi naturalmente va approfondita (immagino già lo sia, e ampiamente, in questi round).

I sistemi per trasferire prodotti a prezzo equo con utili ripartiti o senza utili, già ci sono.. sono applicati quotidianamente in tutto il mondo in quasi tutte le attività.

Una percentuale imposta del PIL è sicuramente un criterio equo e razionale per suddividere il carico della beneficienza tra stati.. probabilmente ne avranno studiati anche di più adatti e ragionati.. ma appunto, quel che interessa in questa discussione credo siano i principi.



Un principio importante da dire, o meglio un fatto, è una cosa che quasi nessuno dice.. perchè fa brutto.. e invece è meglio dirla.

Dev'essere chiaro a tutti che l'assistenza umanitaria, il sostegno ai paesi poveri, le medicine.. sono e saranno a carico nostro. Dove nostro significa genericamente "i paesi ricchi". Ma è bene specificarlo meglio: nostro siamo noi, noi cittadini italiani, Cerbert Henry BadMirror io etc.

Questa cosa dev'essere chiara.. e spesso non lo è.

Quando parliamo di "destinare parte del PIL ai medicinali dei paesi poveri" pensiamo a una qualche astratta riserva inutilizzata, da cui sarebbe invece il caso di attingere. A

l contrario, ben più prosaicamente, stiamo parlando di alzare la nostra tassazione ordinaria di 0,5% o 1% o quanto serve.. e destinare il ricavato a quello. Parliamo di un trasferimento netto di risorse dalle nostre tasche a questo tipo di attività. Pagare i medicinali ai paesi poveri significa che ognuno di noi, in relazione alle sue possibilità, pagherà 50 o 100 o quanti sono euro all'anno, in più rispetto a quanto paga adesso, e il ricavato sarà destinato a questa attività.

Spesso questo aspetto non è chiaro.. si parla di beneficienza in terza persona, come se esistessero scorciatoie.. come se fosse qualcun altro, oggi cattivo che bisogna convincere a diventare buono e far beneficienza.

E' chiaro che quando non si chiariscono queste cose, nascono miti mascherati.. e qualcuno pensa, in buona fede, che "beneficienza" voglia dire far diventare buone le case farmaceutiche.. e si ritrova a chiamare beneficienza l'esproprio forzato di una proprietà.

Bisogna chiarire alle persone che -la beneficienza- non sono risorse imprigionate da qualche cattivo in qualche forziere nascosto, ma sono risorse nette aggiuntive da raccogliere tra di noi così come lo sono i contributi previdenziali, l'IRPEF, l'ICI sulla casa e così via.



p.s.grazie a te Badmirror
SaMu è offline   Rispondi citando il messaggio o parte di esso
Old 30-08-2003, 20:14   #30
evelon
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Città: Roma
Messaggi: 661
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Originariamente inviato da -kurgan-
quindi è giusto per te che della gente schiatti perchè non ha soldi per pagarsi i medicinali dei paesi occidentali?
scusa se ti ho messo in bocca parole non tue, è quello che ho capito.

SaMu (come spesso accade) ha spiegato bene il concetto.

Sono contro all'esproprio "legalizzato" dei brevetti di un'azienda.

Brevetti che quest'azienda non ha trovato nel giardino ma se li è guadagnati con la ricerca e con gli €.

Sono contro, punto e basta.

Sulla tesi sostenuta da Cerbert (il brevetto si ripaga dopo 6 mesi) beh...che dire ?
vorrei sapere quale è la fonte e come sono state calcolate le spese.

Per quanto nè sò io nell'industria farmaceutica più organizzata (quindi poche in confronto al totale) solo 1 ricerca ogni 50 riesce a produrre qualcosa di utile e la strada "cieca" di una soluzione la si vede dopo anni di studi....
Questi costi sono stati considerati ?
Perchè se non è così quel dato è semplicemente INESATTO.

Se vuoi saperlo sono contro anche alla "beneficenza di stato" ovvero il già citato prelievo coatto sul PIL per comprare aiuti.
La beneficenza, se voglio farla, la faccio in privato ma non mi piace nè approvo che lo stato aumenti le tasse a tutti per aiutare qualcuno che dello stesso stato non è parte.

Il modello di ricerca "open source" statale mal si coniuga con le esigenze della ricerca moderna.
Tenendo presente che i risultati sono già condivisi tra i ricercatori di tutto il mondo attraverso le pubblicazioni specialistiche quello proposto mi sembra solo un altro modo di chiamare la ricerca tolta ai privati (come poi ??) e data agli stati.

Gli stati attualmente non possono permettersi i costi della ricerca (e quì ritorniamo all'assunto di Cerbert: se la ricerca non se la può permettere nemmeno un"ricco" stato occidentale siamo sicuri che si ammortizza in 6 mesi ? ) ed è per questo che gradualmente e naturalmente di essa se ne sono fatti carico i privati sempre di più da qualche decina di anni.

Questo non è valido solo nella farmaceutica ma in quasi tutte le discipline scientifico-tecnologiche che rendono la nostra vita attuale molto comoda...
__________________
I cattivi a volte si riposano, gli imbecilli mai
evelon è offline   Rispondi citando il messaggio o parte di esso
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