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Old 30-06-2009, 07:36   #1
c.m.g
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[NEWS] La Legge e il web 2.0

martedì 30 giugno 2009

Bologna - Le innovazioni collegate all'Internet sociale stanno procurando un vero e proprio terremoto, nei comportamenti individuali come nei modelli di business e persino nelle attività criminali. Da qui la necessità di una riforma profonda dell'attuale quadro normativo, per molti versi inadeguato rispetto alle esigenze correnti. Sul come fare, però, non esistono ancora ricette consolidate. È intorno a questi temi che si è dipanato l'incontro di studio intitolato "Le responsabilità giuridiche nel web 2.0", tenutosi presso l'Alma Graduate School dell'Università di Bologna la scorsa settimana.

Per sviscerare il problema, gli organizzatori hanno chiamato a parlare professionisti ed esperienze molto diverse: un dirigente della Polizia Postale come Antonio Apruzzese, due accademici con specializzazioni differenti - Marco Roccetti del dipartimento di Scienze dell'Informazione e Giusella Finocchiaro della facoltà di Diritto, entrambi presso l'Università di Bologna - e un manager di una grande azienda di telecomunicazioni come Vodafone, Corradino Corradi.

Quello che è emerso dal loro dialogo è un quadro ricco e sfaccettato, con molte questioni aperte e poche certezze. "La verità - spiega Giusella Finocchiaro - è che l'innovazione tecnologica ha contribuito a trasformare in profondità idee consolidate come quella di identità, di azione individuale, di autorialità. E risulta quindi evidente che il quadro normativo - penso in particolare alle parti che riguardano il copyright e la circolazione della conoscenza - non è più adeguato a affrontare la situazione corrente".

La relazione tra attività di creazione da parte degli individui, circolazione della conoscenza e vincoli normativi è stata al centro della trattazione dello stesso Roccetti. Secondo quest'ultimo, la libera diffusione della conoscenza non riguarda soltanto il benessere e l'interesse dei singoli, ma costituisce un bene collettivo che anche il Legislatore si deve preoccupare di preservare. "Quando si legifera su queste materie - sostiene Roccetti - non abbiamo a che fare con mere regole di comportamento, ma con la messa a disposizione e la circolazione di beni che forse sono beni in sé e che quindi la collettività deve in qualche modo tutelare".

Il riferimento dell'accademico va molto evidentemente a casi giudiziari recenti, come quelli che hanno visto protagonisti i responsabili di Pirate Bay.

Più orientato alle opportunità e problematiche operative l'intervento di Corradino Corradi, manager dell'area ICT Security di Vodafone. Corradi ha evidenziato come l'avvento del web sociale prefiguri scenari promettenti per le società di telefonia- davanti alle quali si dischiudono ampie possibilità in materia di accesso mobile e personalizzazione dei servizi. "Il nostro obiettivo - ha detto Corradi - è superare il web 2.0 attravero la personalizzazione. E questa prospettiva ci interessa in modo particolare perché siamo convinti che la personalizzazione si possa operare soltanto in ambiente mobile, quando sei legato ad una SIM più che quando sei legato ad una username generica".

Ma Corradi ha anche documentato la presenza di almeno tre grandi aree di criticità, sulle quali le telco starebbero attivamente lavorando. La prima è quella della libertà di circolazione dei contenuti, sulla quale non esistono ricette condivise ed anzi si registrano pressioni crescenti da parte dei detentori dei diritti e degli stessi ISP, nel senso della delimitazione e del filtraggio. La seconda è quella della protezione degli utenti, il cui bilanciamento con la libertà di espressione e accesso non è sempre semplice da conseguire. E da ultimo la privacy individuale, minacciata dalle policy di raccolta dati e dalle iniziative di personalizzazione della pubblicità.

Ancora differente il punto di vista portato da Antonio Apruzzese, dirigente della Polizia Postale responsabile per l'Emilia Romagna. Più che sulle problematiche squisitamente normative, il rappresentante di PolPost si è soffermato sulla crescita delle organizzazioni criminali che agiscono online e sulla necessità di individuare mezzi di contrasto migliorati per affrontarle. Nel tempo, spiega Apruzzese, i delinquenti del web hanno fatto un vero e proprio "salto di qualità" qualitativo e quantitativo.

Anzitutto nella maggior parte dei casi documentati a muoversi non sono più singoli hacker isolati, ma strutture organizzative composite con "manovali, quadri e dirigenti" dove l'azione del singolo risponde a strategie complessive più ampie. E poi si sono raffinati i metodi di lavoro, dai sistemi di arruolamento, alle tecniche di trafugamento fino a quelle di riciclaggio. "Spesso - spiega Apruzzese - i sistemi criminali provano ad arruolare, magari con innocenti mail, anche i comuni cittadini. Cui viene proposto magari di aprire dei conti online e operare delle transazioni - al buio - contro il pagamento di corrispettivi in denaro".

A fronte di tali sfide le forze dell'ordine si devono attrezzare rivedendo in senso "dinamico" il concetto di sicurezza, in modo da comprendere e abbracciare le trasformazioni tecnologiche e comportamentali, e promuovendo coordinamento e partecipazione tra tutti gli attori che si occupano di sicurezza. Apruzzese si è soffermato anche sulle funzioni del neonato CNAIPIC, il cui obiettivo è appunto il coordinamento degli sforzi per la security informatica tra strutture diverse: "Ogni rete ha già le proprie strutture di difesa. In questo senso noi puntiamo ad offrire un coordinamento, fungendo da filo di collegamento tra i diversi soggetti sensibili"

In conclusione di giornata, Giusella Finocchiaro ha provato a raccogliere le varie suggestioni emerse ed a "tirarne le fila" sotto il profilo propriamente normativo. Posta l'inadeguatezza del quadro legislativo corrente, ha spiegato la studiosa di diritto di Internet, la soluzione ottimale sarebbe senz'altro quella di una revisione "di sistema" delle leggi su copyright e privacy, da attuarsi a livello sovranazionale. "Ma nell'attuale congiuntura globale - ha chiosato - una riforma di questa portata appare altamente improbabile".

Ed è per questo, continua Finocchiaro, che le soluzioni di breve periodo vanno ricercate in innovazioni più circoscritte, da attuarsi magari sul piano delle licenze e dei contratti, in grado di tutelare gli interessi dei vari attori in gioco nel rispetto delle norme vigenti. L'esempio esplicito portato dalla ricercatrice è quello della licenza Creative Commons, creata nel 2001 da Lawrence Lessig, che consente di contemperare l'esigenza di circolazione della conoscenza con i diritti individuali dell'autore. "Questo tipo di soluzione - conclude Finocchiaro - consente una forma di deregulation rispettosa del quadro normativo vigente, ed appare in questo senso il modo più equilibrato per uscire l'attuale stallo tutelando gli interessi di tutti".

Giovanni Arata




Fonte: Punto Informatico
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