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Old 01-03-2009, 22:46   #1
Dream_River
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Zygmunt Bauman: Paura e Immigrazione

Riporto un intervista a Zygmunt Bauman, un pò datata, ma a mio avviso molto interessante, il relazione ad una delle sue opera più recenti intitolata "Paura Liquida"

Intervistatore:In Paura liquida lei scrive che la paura più temibile è quella diffusa, sparsa, indistinta. Come la si affronta? A cosa di concreto la si può ancorare per affrontarla e, possibilmente, "risolverla"?

Z. Bauman: A differenza delle paure di vecchio tipo, quelle contemporanee tendono a essere imprecise, mobili, elusive, modificabili, difficili da identificare e collocare con esattezza. Abbiamo paura senza sapere da dove viene la nostra ansia e quali siano esattamente i pericoli che la provocano. Possiamo affermare che i nostri timori vagano in cerca delle loro cause che noi vorremmo disperatamente trovare per poter essere in grado di fare qualcosa a riguardo o per chiedere che si faccia qualcosa. Le radici più profonde della paura contemporanea – la graduale eppure continua perdita della sicurezza esistenziale e la fragilità della posizione sociale – possono essere affrontate solo con difficoltà, poiché, in un mondo che si globalizza velocemente, gli agenti dell'azione politica non hanno sufficiente potere per sradicarle. E per questo le paure tendono a trasferirsi dalle cause principali su obiettivi accidentali, solo lontanamente collegati alle ragioni dell'ansia, oppure del tutto scollegati da esse e, quindi, ad essere scaricate su obiettivi vicini, visibili, a portata di mano, che sembrino facili da gestire. Queste battaglie sostitutive non faranno scomparire la nostra ansia perché le radici vere della paura resteranno intatte, in compenso otteniamo una certa consolazione dalla consapevolezza di non essere rimasti con le mani in mano, di aver fatto qualcosa e di esserci fatti vedere mentre lo facevamo.

Intervistatore: In Italia, ma non solo, cresce la paura dei "diversi". Da noi, in particolare, sono gli stranieri e i Rom a catalizzare questo senso di insicurezza generale. Ma qual è il meccanismo per il quale se non si riesce a pagare un mutuo, o se non si ha una casa o una scuola per i figli ce la si prende con questi soggetti deboli e non con le autorità politiche ed economiche preposte a risolvere tali problemi? Quali sono secondo lei le vere paure che si celano dietro queste dinamiche?

Z. Bauman: Il flusso dei migranti e, in particolare, di chi cerca rifugio dalle minacce di persecuzione e umiliazione è profondamente sconvolgente per i nativi: ricorda loro, con invadenza, la fragilità dell'esistenza umana, la debolezza che vorrebbero tanto nascondere e dimenticare ma che li tormenta, comunque, la maggior parte del tempo. Quei migranti hanno lasciato le loro case e si sono allontanati da quanto avevano di più caro e vicino perché le loro vite erano distrutte, il loro lavoro scomparso, le loro case bruciate, devastate, razziate nelle rivolte e nei tumulti; oppure sono stati costretti a partire perché indesiderati o incapaci di guadagnarsi da vivere nelle loro patrie. Essi, quindi, rappresentano – in effetti, incarnano – tutto ciò che i nativi temono e, specificamente, quelle tremende e misteriose "forze globali" che decidono le regole di un gioco di cui tutti noi, migranti e nativi allo stesso modo, siamo pedine. Quando respingono i migranti e li costringono a fare i bagagli e a tornarsene là da dove sono venuti, i nativi possono, almeno a livello simbolico, incenerire quelle forze temibili e tremende, ottenere una sorta di vittoria simbolica in una guerra che sanno di non poter vincere davvero. Considerare i migranti causa delle proprie miserie e paure può essere illogico, tuttavia poggia pur sempre su un tipo di logica perversa: un tempo c'era certezza nel lavoro e nelle prospettive di vita; questa certezza è stata oggi – proprio quando sono arrivati i migranti – sostituita dalla flessibilità dei mercati del lavoro e da impieghi a breve termine. È ovvio presumere che l'arrivo degli stranieri e l'attuale insicurezza siano connessi e che se si costringessero gli stranieri ad andare via tutto il resto tornerebbe di nuovo sicuro e confortevole, come era prima del loro arrivo. Allo stesso modo, Raymond Aron, il filosofo francese, spiegava le origini dell'antisemitismo moderno con la coincidenza tra l'uscita degli ebrei dal ghetto e l'avvento della modernizzazione, con le apprensioni e tensioni che le allora sconosciute pressioni modernizzanti – che distruggevano i modi di vita familiari e trasformavano le forme in cui ci si guadagnava da vivere – non potevano non produrre. La vita era molto più tranquilla e meno spaventosa quando gli ebrei erano invisibili, dietro le mura dei loro ghetti; è diventata terribilmente vacillante una volta che essi sono apparsi sulle strade. Se solo le mura dei ghetti potessero essere ricostruite e gli ebrei rinchiusi di nuovo al loro interno, tutti i problemi scomparirebbero e la vita tornerebbe alla normalità.

Intervistatore:Si dice che la società globalizzata sia per sua natura destinata a produrre insicurezza. È davvero così?

Z. Bauman: L'insicurezza di cui parliamo nasce dal divario tra la nostra interdipendenza planetaria e la portata solo locale e a breve raggio dei nostri strumenti di azione concertata e di controllo. I più grandi e spaventosi problemi che ci danno la caccia e ci schiacciano nella sensazione dell'insicurezza e incertezza ambientale sono nati nello spazio globale che è aldilà della portata di qualsiasi agenzia politica esistente. Eppure essi sono scaricati sulla dimensione locale – città, province, Stati – dove ci si aspetta che vengano risolti attraverso strumenti disponibili a livello, appunto, locale: un compito impossibile, per quanto duramente i Comuni o i governi possano tentare. L'inquinamento atmosferico e la carenza di acqua nascono nello "spazio globale", ma ad essere caricati del compito di gestirli sono i livelli politici locali. Lo stesso vale per le migrazioni, il traffico di droga e di armi, il terrorismo, la criminalità, il flusso libero dei capitali, l'instabilità e la flessibilità dei mercati del lavoro, l'aumento dei prezzi e così via. La politica locale è gravata di compiti per la risoluzione dei quali non ha sufficiente potere e troppe poche risorse. Questa condizione assai spaventosa continuerà fintanto che il divario tra la scala (globale) dei problemi e la portata (locale) dell'azione effettiva continuerà a esistere. Provvedimenti a livello locale possono mitigare solo temporaneamente l'impatto di problemi prodotti a livello globale, al massimo possono spostare le loro peggiori conseguenze verso altri luoghi, ma non costringeranno i problemi a svanire. Solo agenzie politiche e giuridiche globali (finora chiaramente assenti) possono addomesticare le forze globali, attualmente prive di regole, e raggiungere le radici dell'insicurezza globale.

Parliamo sempre delle nostre insicurezze e delle nostre paure, ma quali sono secondo lei le paure e le insicurezze degli "altri": gli stranieri, i clandestini, i migranti?

Z. Bauman: Come sostiene l'antopologo francese Michel Agier, i rifugiati, i clandestini sanspapiers, i migranti, coloro che cercano asilo sono hors du nomos, persone "al di fuori della legge", persone che non sanno cosa accadrà loro e quanto la loro condizione temporanea, provvisoria o sospesa, possa dimostrarsi lunga o, in effetti, permanente. Vivono, come afferma Marc Augé, in "non luoghi" o, nelle parole di Joel Garreau, nelle nowherevilles, assenti dalle mappe ufficiali della terra in cui essi si trovano. Le garanzie sociali di sopravvivenza,per non parlare dei diritti personali attribuiti ai cittadini dellanazione, vengono loro negati e, se concessi, possono essere ritirati in ogni momento. In realtà, essi sono pericolosamente vicini alla condizione – per citare Giorgio Agamben – degli homines sacri, non-persone a cui non si applicano né le leggi umane né quelle divine (nell'antico impero romano gli homines sacri potevano essere assassinati con impunità, ma non potevano essere utilizzati nei riti religiosi sacrificali). La loro condizione incarna l'incertezza, con al massimo una limitata prospettiva di miglioramento. La sospensione, nei fatti la negazione, dei loro diritti umani è stata per così dire ufficializzata recentemente dalla Commissione europea con una direttiva che deve ancora essere presa in considerazione dal Parlamento europeo. Si è trattato, a mio parere, di un pericoloso errore: in un pianeta globalizzato, universalmente interdipendente, qualsiasi negazione dei diritti umani degli altri rende i diritti umani di tutti fragili e incerti, e aggiunge ulteriore insicurezza. La sicurezza, infatti, non può essere conquistata e assicurata in un angolo del pianeta separato dal resto del mondo. Come ha osservato di recente Branko Milanovic, acuto analista delle conseguenze sociali della redistribuzione globale delle risorse, "persino un modesto aumento della migrazione farebbe di più per la riduzione della povertà globale che raddoppiare o addirittura triplicare l'attuale aiuto offerto ai paesi poveri".
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Old 01-03-2009, 22:52   #2
Senza Fili
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Una cara amica definirebbe il tutto con il termine "psicocazzate".

Imho la "paura" degli immigrati è nata solo da un motivo, purtroppo reale e tangibile: ovvero dal fatto che, non essendoci nessun controllo, oltre ad immigrati onesti arriva tanta, troppa feccia, e le cronache di tutti i giorni lo confermano.
Ciò purtroppo spinge molti ad essere prevenuti verso tutti gli immigrati, anche quelli onesti.
Senza Fili è offline   Rispondi citando il messaggio o parte di esso
Old 01-03-2009, 22:54   #3
fabio80
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Una cara amica definirebbe il tutto con il termine "psicocazzate".

Imho la "paura" degli immigrati è nata solo da un motivo, purtroppo reale e tangibile: ovvero dal fatto che, non essendoci nessun controllo, oltre ad immigrati onesti arriva tanta, troppa feccia, e le cronache di tutti i giorni lo confermano.
Ciò purtroppo spinge molti ad essere prevenuti verso tutti gli immigrati, anche quelli onesti.
e se lo dice uno di sinistra direi che il thread si è concluso al secondo post
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Old 01-03-2009, 23:07   #4
Dream_River
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e se lo dice uno di sinistra direi che il thread si è concluso al secondo post
Ma anche no, mi aspetterei una critica migliore di "Sono psicocazzate"
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Old 01-03-2009, 23:08   #5
fabio80
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Ma anche no, mi aspetterei una critica migliore di "Sono psicocazzate"
amo la sintesi. peraltro devo andare al lavoro domani, poi è un argomento così trito che non avrei altro da aggiungere a quanto ha detto gianni l'ottimista

ergo me ne vo e stateme bbbbene.
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Old 01-03-2009, 23:28   #6
_Magellano_
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Città: dire paesino sarebbe essere generosi :asd:
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Giusto per avantaggiarmi: ronde,bossi,lega,no global,massoni.
In ogni caso spero che questo 3d non sia l'occasione per dare giù a dei poveretti che cercano solo condizioni migliori per mantenere la propria famiglia,visto che fino a prova contraria cercare una condizione migliore per sè e per i propri cari non è reato.
Parlo di persone oneste e lavoratrici ovviamente,chi delinque per scelta di vita andrebbe mandato ai lavori forzati da ovunque venga o sia nato.
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Sampdoria o Lazio,ditemi voi chi ha bruciato di piu,la sconfitta diretta o la sconfitta morale?
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