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Old 21-01-2009, 07:21   #1
c.m.g
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[NEWS] Italia, prove di lotta alla pirateria

mercoledì 21 gennaio 2009

Roma - In un'atmosfera rilassata e distratta, è stata annunciata mercoledì scorso l'istituzione del primo Comitato tecnico contro la pirateria digitale multimediale presso la Presidenza del consiglio dei ministri. Il suo scopo: combattere la pirateria con iniziative, proposte di legge, armi segrete e quant'altro. Se ne parla da mesi, in verità. Se n'è parlato molto anche qui sulle pagine di Punto Informatico. Ma alla fine la vicenda si è risolta tutta in un freddo giorno romano di gennaio. Mantenendo tutti i presenti un profilo piuttosto basso, nei toni e nelle parole, come si conviene sempre con gli eventi di una certa sensibilità.

Tuttavia, giacché il sottosegretario Paolo Bonaiuti ha esordito gaiamente affermando che "oggi comincia una bella avventura", cerchiamo di capire chi saranno i nostri compagni di viaggio. Ovvero, chi dovrebbe nei prossimi mesi decidere delle sorti del web italiano e di una parte dei diritti degli italiani, quelli di autori e di navigatori. Innanzitutto ricapitoliamo i membri del comitato, aggiungendo qualche collegamento biografico per ciascuno:

1. Mauro Masi (segr. gen. della presidenza del consiglio dei ministro) - Coordinatore
2. Salvatore Nastasi (capo gabinetto ministero beni culturali) - Vice coordinatore
3. Giuseppe Procaccini (capo gabinetto ministero interni)
4. Alain Giorgio Maria Economides (capo gabinetto ministero affari esteri)
5. Alfonso Maria Rossi Brigante (capo gabinetto ministero sviluppo economico)
6. Settembrino Nebbioso (capo gabinetto ministero giustizia)
7. Francesco Tufarelli (capo gabinetto ministero delle politiche europee)
8. Luigi Bobbio (capo gabinetto ministero politiche giovanili)
9. Giorgio Assumma (pres. SIAE)
10. 2 rappresentanti della presidenza del consiglio dei ministri
11. 2 rappresentanti del ministero dei beni culturali
12. 2 "esperti" nominati dal presidente del consiglio di concerto col ministro dei beni culturali

Questi i nomi. Le persone. Le esperienze. Ma vale la pena spendere due parole anche per i sei nominativi ancora mancanti, visto che le voci di corridoio e la conferenza stampa hanno dato più di un elemento per intuirne la fattezze. I primi due saranno nominati direttamente su indicazione dello stesso Masi ("nostri funzionari"). Gli altri due saranno anch'essi "rappresentanti nostri", funzionari di gabinetto, in pratica. Infine, i due esperti indipendenti saranno nominati direttamente da Silvio e Sandro, e verranno con tutta probabilità pescati tra le file dell'ANICA (Associazione Nazionale Industrie Cinematografiche Audiovisive e Multimediali) e della FAPAV (Federazione Anti-Pirateria Audiovisiva). Facendo due conti perciò, le biografie dei membri si conoscono già tutte ora, i cognomi precisi hanno poca importanza.

In sostanza, attorno al tavolo niente provider (ovvero chi fornisce il mezzo su cui viaggiano le opere da proteggere). Niente esponenti indipendenti del mondo della cultura e dell'arte (chi quelle opere le crea). Niente esponenti degli utenti e di consumatori (chi quelle opere le compra). Niente esponenti della Rete e della comunicazione (chi conosce il mezzo tecnicamente, i suoi limiti, le dinamiche, i difetti). Soltanto esponenti di istituzioni, corporazioni o comunque soggetti propensi per storia personale a un approccio repressivo/conservatore riguardo la diffusione online del sapere. Stile Sarkozy, per intenderci. Ah, c'è anche una grandissima voglia di ascoltare tutti ed essere "aperti al mondo degli internauti". Purché non allunghino troppo le mani sudaticce del mouse. A dirla tutta, per essere un comitato tecnico ci si poteva attendere di meglio.

Tuttavia se, come sembra, sulla questione pirateria è lo stile Sarkozy ad affascinare le istituzioni del belpaese (lo stesso Masi mercoledì le ha definite politiche "di grandissimo interesse"), c'è da chiedersi perché non s'imita le President anche per quanto concerne la diffusione e l'accessibilità online del proprio patrimonio culturale dalla nazione. Per esempio - zitto zitto - metà delle risorse della più grande enciclopedia europea, Europeana, l'ha elargita proprio il "cattivo" Sarkò. Stesso approccio ha assunto, da anni, la Germania, finanziando Wikipedia e regalandole migliaia di riproduzioni di opere pubbliche, in barba alle diatribe sul copyright e a vantaggio del turismo e del consolidamento delle proprie radici nella UE.

Ciò significa, semplicemente, attuare politiche di investimento per diffondere la propria cultura nazionale. Diffondere la propria cultura per proteggerla. E probabilmente è proprio questa la chiave del futuro: diffondere per difendere. E non rinchiudersi tra le mura di un piccolo paese, tra le mura di una piccola legge sul diritto d'autore e di un piccolo ordinamento. Gradualmente lo si sta capendo in Europa. Forse.

Sia chiaro. La pirateria è un tema che va affrontato seriamente. Così com'è sacrosanto che i patrimoni culturale ed artistico di un popolo vadano sostenuti e protetti costantemente e con ogni mezzo. Ma proprio con questo scopo, si debbono elaborare progetti di investimento, con defiscalizzazioni e crediti d'imposta, promuovendo serie forme di sostentamento alternative al supporto fisico, elaborando e testando altre tipologie di copyright e introducendo massivamente le nuove tecnologie e l'accessibilità, anziché reprimerle con sistemi post-medioevali come in parte si suggerisce d'oltralpe e si inizia a proporre anche in Italia.

Un approccio ingessato, leguleio, solamente normativo, è quello meno adatto per occuparsi di un tema così delicato. Quelli dell'innovazione e della lotta alla pirateria sono temi che coinvolgono le infrastrutture, i provider, le associazioni dei consumatori, la scuola: il politico, prim'ancora che il mero legislatore. E devono essere affrontati di pari passo. Sono temi che dovrebbero coinvolgere profondamente i soggetti interessati: dandogli ruoli decisionali. Non di semplice audizione come si propone in questo Comitato. Perché è inutile fare diversamente in democrazia. È semplicemente inutile quando si vuol ottenere qualcosa, anche nei processi aziendali.

Tuttavia, per onor di cronaca, questi sono discorsi nemmeno apparsi in ectoplasma nel dibattito di presentazione del comitato antipirateria. Pareva quasi di trovarsi di fronte a vergini informatiche. Nessun progetto preciso e nemmeno un'embrionale discussione sul diritto estero da imitare o le direttrici cui ispirarsi. Già, c'è tempo, si dirà.

Intanto avremo un indirizzo email dal quale dire la nostra via web; "porte aperte" per le "tante audizioni" delle associazioni; dibattiti; nuove normative; e per tirare fuori qualcosa dal cappello: tempo due mesi e mezzo (che sommati al tempo trascorso dal decreto istitutivo fanno già sei). Ma poi, non appena qualcuno accenna un argomento minimamente inerente con gli scopi del comitato, come fatto da Gabriele Niola sulla questione Sarkozy, il palco restituisce un flemmatico "boh, dobbiamo discutere". Delle due l'una: 1. la decisione in merito sarà comunque presa dall'alto. 2. non abbiamo la più pallida opinione in materia.

E così, il resto della conferenza si è snocciolato in un clima da "volemose bene" e "parlamose tanto". All'insegna dei buoni propositi, insomma. Con l'obiettivo primario annunciato da Masi, di mettere in piedi "una serie di audizioni di tutte le associazioni e di tutte le categorie interessate al settore, che saranno sentite. Ognuna di loro sarà in grado, se vorrà, di fare delle proposte". Associazioni e categorie che, non facendo parte del comitato, non avranno il benché minimo potere decisionale.

E così nei prossimi mesi assisteremo al solito balletto italiano di associazioni che chiedono audizione per avere salvo il proprio santino in paradiso presso un Comitato che probabilmente non le ascolterà e che se anche lo facesse avrà probabilmente poco potere decisionale per incidere a livello parlamentare. Le vere leggi in tema di spettacolo, web e cultura dal governo, quindi, passeranno ancora dagli uffici legislativi o da certi parlamentari particolarmente frequenti a questi temi (Carlucci, Barbareschi, ed altri), magari sotto il pungolo delle corporazioni più rumorose.

Eppure in fondo, la maggioranza governativa per puntare su progetti di riforma ci sarebbe, senza far ricorso a soluzioni tampone, comitati, e decreti. Tuttavia oltre alla forza ci vogliono la volontà, e la capacità.

In Italia ce ne sono tante, ma hanno imparato a nascondersi molto bene.

Luca Spinelli



Fonte: Punto Informatico
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Old 21-01-2009, 16:24   #2
c.m.g
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