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#1 |
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Senior Member
Iscritto dal: Apr 2002
Città: Versilia
Messaggi: 4991
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La nostra Via
in quanti conoscono la storia della propria via?
Via Montenapoleone... Via Leonardo da Vinci Via Carducci... è una curiosità che potete colmare?
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Tornerò indietro.
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#2 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Nov 2002
Città: Mission world: Napoles, Milan, Madrid, Paris, London, Now AMSTERDAM!!!!! yahoooo!!! Next stop: California, Tnx TNS-NIPO!!
Messaggi: 2150
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La libertá sopratutto di parola é un lusso che non ci si puo' permettere in italia, per la strada come su internet. |
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#3 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Oct 2005
Città: Palermo
Messaggi: 2579
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Poi esistono vie che hanno come riferimento indicazioni geografiche, allora le mettiamo in sezione Geografia ?
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Utente gran figlio di Jobs ed in via di ubuntizzazione Lippi, perchè non hai convocato loro ? |
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#5 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Apr 2002
Città: Versilia
Messaggi: 4991
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Che uno non conosca neppure la storia della propria via, è un peccato.
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Tornerò indietro.
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#6 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Aug 2001
Città: Pieve a Nievole (PT), Granducato di Toscana
Messaggi: 7794
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Quote:
L'infanzia Giacomo nacque a Recanati il 29 giugno 1798, dal conte Monaldo e dalla marchesa Adelaide Antici Mattei, che gli riservarono un'educazione rigida e fredda. Il padre era uomo debole, retrogrado, legato ad idee antiquate e a pregiudizi mentre la madre era dispotica, bigotta, fredda, preoccupata di ricostituire il patrimonio familiare, minato dalle sfortunate speculazioni del conte. In casa vigeva la rigorosa disciplina della religione e del risparmio. L'infanzia, trascorsa con i fratelli minori Carlo e Paolina, lasciò nel poeta un ricordo di poesia infantile (Ricordanze). Gli studi Leopardi iniziò gli studi con due precettori come da tradizione familiare; inoltre poteva usufruire della ricchissima biblioteca paterna (20,000 volumi). Inizialmente guidato da Don Sebastiano Sanchini, ben presto, s’immerse in letture varie ed inusuali. Il corpus delle opere così dette "puerili" (corpus pubblicato da Maria Corti in G.L. Entro dipinta Gabbia, scritti inediti, rari e editi 1808-1810) dimostrano la capacità di scrivere in un latino non sempre corretto ed elegante fin dall'età di nove-dieci anni, la padronanza dei metodi di versificazione italiana in voga nel settecento (metri barbari del Fantoni) ed una passione per le burle in versi, dirette al precettore ed ai fratelli. Tradusse in infanzia le Odi di Orazio, forse sotto consiglio del Vogel, erudito alsaziano il quale probabilmente gli fornì lo spunto per la composizone dello Zibaldone; in seguito tradusse, per la prima di tre volte, la Batracomiomachia Pseudo-Omerica, il I libro dell'Odissea, il II dell'Eneide. La malattia Tra i dodici ed i diciassette anni lo studio indefesso al quale lo spingevano sia l'ansia di sapere, sia il bisogno di evadere, almeno spiritualmente, dall'ambiente angusto del palazzo paterno, minò il suo fisico già indebolito dal rachitismo. La malattia gli negò anche i più semplici piaceri della giovinezza, ed il giovane si chiuse nell'angoscia che avvolgeva la sua anima meditando sulla triste condizione dei viventi. Sono di questi anni la Storia dell'astronomia (1813), il Saggio sopra gli errori popolari degli antichi (1815) e due tragedie, la Virtù indiana e il Pompeo in Egitto. L'amicizia con Pietro Giordani Nel 1817 Pietro Giordani,un classicista, giunse a casa Leopardi. Giacomo ne divenne amico e vide in tale conoscenza una speranza per l'avvenire, mentre sempre più gli pesava la permanenza a Recanati, tanto che nel 1819 tentò una fuga, sventata dal padre. Ciò ebbe come conseguenza un'accresciuta sorveglianza da parte dei familiari. Già prima di lasciare la dimora avita egli aveva provato una cocente delusione a causa dell'innamoramento per la cugina Geltrude Cassi, sentimento che il giovane L. affidò alle carte del Diario del primo amore da cui sarà estratta l'Elegia I che diverrà nei Canti il Primo amore. Il soggiorno a Roma Quando, nel 1822, riuscì a soggiornare brevemente nella capitale, presso lo zio, fu deluso dall'atmosfera della città e dalla corruzione della Chiesa. Rimase invece entusiasta della tomba di Torquato Tasso, al quale si sentiva accomunato dall'innata infelicità. A Leopardi Roma apparve squallida e modesta al confronto con l'immagine idealizzata che egli si era figurata fantasticando sulle "sudate carte" dei classici. Il male fisico, acuitosi, contribuì alla caduta delle residue illusioni, Virtù, Amore, Giustizia, Eroismo parvero al poeta vane parole. Altri soggiorni e conoscenze Nel 1824 l'editore Stella lo chiamò a Milano, affidandogli alcuni lavori, tra i quali una Crestomazia della prosa e della poesia italiane. Nel 1827, a Firenze, Leopardi conobbe il Manzoni, ma non nacque una reciproca simpatia; a Firenze strinse salde amicizie, ritrovò il Giordani, conobbe il Colletta e l'amico e sodale Antonio Ranieri a cui sarà legato fino all'ultimo istante di vita. Fino al 1828 il poeta visse tra Milano, Bologna, Firenze e Pisa. Durante quest'ultimo soggiorno, precisamente nel mese di aprile, compose "Il Risorgimento" e "A Silvia", inaugurando il periodo creativo detto dei Canti "pisano-recanatesi", chiamati anche "grandi idilli", all'interno del quale il poeta sperimenta la cosiddetta canzone libera o canzone leopardiana. Il ritorno a Recanati Il poeta, di salute malferma e affaticato dal lavoro, dovette rifiutare una cattedra a Bonn o a Berlino, offertagli dal ministro di Prussia a Roma e nel 1828, dovette lasciare anche il lavoro per lo Stella e tornare a Recanati. A Firenze dal 1830 al 1832 Il Colletta, nel 1830 gli offrì, grazie ad una sottoscrizione degli "amici di Toscana", l'opportunità di tornare a Firenze. La successiva stampa dei Canti permise al poeta di vivere lontano da Recanati fino al 1832. A Napoli: la morte In seguito, grazie ad un vitalizio dalla famiglia, si stabilì presso l'amico Antonio Ranieri, a Napoli, dove sperava di trarre giovamento dal clima; ma le sue condizioni di salute andarono via via peggiorando e a nulla servirono le cure del dottor Niccolò Mannella e del professor Prospero Postiglione. Morì durante l'epidemia di colera del 1837. Grazie ad Antonio Ranieri, che fece interessare della questione addirittura il Ministro di Polizia, le sue spoglie non furono gettate in una fossa comune -come le severe norme igieniche richiedevano- ma inumate nell'atrio della chiesa di San Vitale a Fuorigrotta. Nel 1939 la sua tomba, spostata al Parco Virgiliano, fu dichiarata monumento nazionale.
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Quel vizio che ti ucciderà non sarà fumare o bere, ma il qualcosa che ti porti dentro, cioè vivere - Twitter
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#7 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Aug 2002
Città: Trento
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non è che abbia una storia chissachè inimmaginabile, era la via dei campi |
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#8 |
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Senior Member
Iscritto dal: Jan 2003
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#9 | |
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Senior Member
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#10 |
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#11 |
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Via Lungobrembo, perché è lungo il Brembo
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#12 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Aug 2002
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In previsione dell'apertura di una nuova area di circolazione pubblica, il Servizio convoca la Commissione che formulerà la proposta di titolazione da sottoporre, mediante provvedimento deliberativo, all'approvazione della Giunta Comunale. divenuta esecutiva, la deliberazione viene trasmessa alla Prefettura, che, sentito i pareri della Soprintendenza per i beni Ambientali e Architettonici di zona, autorizza, ai sensi della Legge 23.6.1927 n. 1188, l'intitolazione delle nuove vie. Seguirà l'acquisto della targa e la sua collocazione da parte di Ditta appaltatrice del servizio . |
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#13 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Apr 2002
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#14 | |
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Iscritto dal: Aug 2002
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#15 | |
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Senior Member
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Via Aldo Moro http://it.wikipedia.org/wiki/Aldo_Moro
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#16 | |
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#17 |
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Bannato
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#18 | |
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Bannato
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#19 |
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Senior Member
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via giovanni bucco
BOTANICO |
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#20 |
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Via G.(Giuseppe) di Vittorio
Sindacalista e Comunista
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Adepto del "La polvere è vita" clan. Ultima modifica di ripsk : 16-10-2006 alle 19:23. |
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